Ciò che è bene per la sinistra è male per l’Italia. Ciò che è male per la sinistra è bene per l’Italia.

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Si devono intraprendere le guerre per la sola ragione di vivere senza disturbi in pace (Cicerone)

No alla deriva

No alla deriva
Diciamo NO alla deriva

29 gennaio 2009

Quando Confindustria dà i numeri

Il governo ha aperto una trattativa con Fiat per gli aiuti al settore auto e il profumo di soldi che emana da tale incontro sta scatenando gli appetiti di altri valenti, italici imprenditori: non sia mai che ci si astenga dal partecipare al ricco banchetto degli aiuti di stato.
Così dopo i sessantamila posti a rischio minacciati dall’Amministratore Delegato di Fiat, ecco che, per non essere da meno, la presidentessa di Confindustria rilancia i posti a rischio: trecentomila.
Chi offre di più ?
Naturalmente i sindacati non stanno a guardare e strepitano perché i milioni (ben 300 !) messi a disposizione dal governo sono ritenuti “pochi”.
Così, dopo gli aiuti (per ora solo sotto forma di garanzia) alle banche (che peraltro sembrano essere l’industria più solida in Italia e anche messe meglio delle consorelle straniere), le social card, gli interventi sui mutui, l’aumento degli ammortizzatori sociali (tutto, naturalmente, tacciato di “insufficienza” da chi continua a chiedere “di più” ma nulla aveva fatto quando era al governo, eppure l’affare dei mutui subprime scoppiò proprio regnante Prodi e la sinistra) ecco che si richiede al governo di tirar fuori altri soldi.
Per salvare i posti a rischio denunciati da Marchionne e Marcegaglia, direbbero alcuni, più che altro per salvare le ricche prebende di amministratori che, se oggi sono costretti a richiedere aiuti di stato, vuol dire che negli anni di vacche grasse non hanno saputo mettere da parte nulla per i periodi di vacche magre, preoccupandosi solo di due stakeholders: loro stessi in quanto manager e gli azionisti che li hanno preposti a quell’incarico.
Così quello che si da con una mano ai cittadini sotto forma di aiuti, rimborsi, ammortizzatori, lo si toglie doppiamente con l’altra obbligandoli a cambiare macchina (se non vogliono andare a piedi o pagare un bollo maggiorato) e gravando il bilancio dello stato di nuovi capitoli di spesa.
E’ infatti vergognoso che per un pugno di euro (duemila circa si legge sulla stampa) di “incentivo” alla rottamazione dei cosiddetti veicoli “inquinanti” euro zero, uno e due, si obblighino quelli che non hanno quindici o venti mila euro da spendere per un’auto nuova a circolare a piedi o pagare più tasse di circolazione.
Il tutto con operazioni contabili che hanno un unico comun denominatore: il prelievo dalle nostre tasche.

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28 gennaio 2009

Scontri a Torino

Ieri Piazza Castello a Torino è stata epicentro di un tentativo di assalto di un gruppo di immigrati africani supportati da no global dei centri sociali contro la Prefettura.
Respinti dalla Polizia sono, scrivono le cronache, rientrati negli edifici che occupavano già in precedenza.
Mi sembra sia stata data poca copertura a questo evento, gravissimo, che vede protagonisti non degli immigrati appena giunti in Italia, bensì un gruppo di persone che pretenderebbe di ottenere un visto di permanenza quale “profugo”, ma già dimostra come intenderebbe ringraziare dell’ospitalità:
- occupando abusivamente edifici
- scatenando scontri di piazza
.
Prima che sia troppo tardi, prima che si organizzino anche grazie al supporto dell’estrema sinistra, è opportuno che venga dimessa ogni ipotesi di concedere asilo, per qualsiasi motivo, a costoro e siano immediatamente cacciati dall’Italia, liberando e restituendo alla piena disponibilità dei legittimi proprietari gli edifici che occupano.
E’ evidente che sull’ordine e la sicurezza si gioca gran parte del futuro politico del “partito di centro, moderato e liberale” e della Lega.
Se non daranno, in tempi brevi, quei segnali, forti, richiesti dagli italiani per garantire sicurezza e ordine, rischiano non solo di perdere le prossime elezioni, ma anche di innescare quelle reazioni – già viste a Guidonia –da parte di una cittadinanza esasperata e che non si sente tutelata dallo stato.

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27 gennaio 2009

Niente aiuti alla Fiat

Siamo alle solite.
Spirano uragani di crisi e la Fiat cerca di correre al riparo del denaro pubblico, fedele al motto di casa Agnelli: privatizzare gli utili e socializzare le perdite.
Se la sinistra quando è stata al governo ha elargito miliardi – senza ritorno – sotto forma di incentivi alla rottamazione delle “vecchie” auto, oggi, con un governo meno disponibile ad accollarsi oneri, la Fiat lancia la minaccia: sessantamila posti di lavoro in pericolo se lo stato non aiuta la Fiat.
Mi auguro che Berlusconi, al momento ben supportato dalla Lega, neghi ogni aiuto di stato alla Fiat, anche mascherato sotto forma di incentivi alla rottamazione che si trasformerebbero in nuovi debiti per i cittadini che, in possesso di un’automobile funzionante, si vedrebbero costretti a cambiarla non tanto per gli incentivi, quanto per i draconiani divieti di circolazione che, abitualmente, accompagnano tali iniziative.
In sostanza, per “convincere” i più riottosi a separarsi da un mezzo che funziona bene, gli si impedisce, ope legis, di circolare.
Noi italiani ci siamo comprati la Fiat, nel corso degli anni, più e più volte.
Ci siamo svenati, tra casse integrazioni ordinarie e speciali, incentivi e ammortizzatori sociali di vario genere, per darle ossigeno quando l’aveva finito.
Adesso, basta.
Basta inventarsi nuovi ostacoli alla circolazione.
Basta inventarsi le vetture “ecologiche” per costringerci a cambiare il parco macchine.
Basta concedere agevolazioni alla Fiat per consentirle di vendere i suoi modelli.
Si applichino, si comincino ad applicare le regole alle quali si obbligano a sottostare i piccoli imprenditori che sono, loro sì, la spina dorsale della nostra economia reale, perché producono bene concreti e, quando le cose vanno male, pagano di tasca loro, come dimostrano i fallimenti in forte crescita in tutta Italia.
Fallimenti che sono strettamente connessi ad una economia liberale, perché, come diceva il Premier Britannico Margareth Thatcher, solo da molti fallimenti possono nascere molte nuove imprese produttive.
Il governo Berlusconi ha già, inopinatamente, gravato sui contribuenti con la decisione di “salvare” Alitalia, invece di lasciarla fallire e far nascere nuove compagnie.
Non faccia altrettanto con Fiat, non ceda alla minaccia dei licenziamenti e se proprio deve intervenire acquisisca il controllo di Fiat – che, ripeto, noi italiani abbiamo già abbondantemente pagato ! – per poi rivenderla al miglior offerente senza però restituirla agli attuali proprietari quando l’economia tornerà a crescere.

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26 gennaio 2009

Stupri. Problema sociale non solo italiano

Scrivere delle violenze alle donne è seguire la corrente indotta dalla comunicazione, ma in questo caso è opportuno parlarne, anche per stonare dal coro.
Veltroni e tutta la sinistra si sono coperti di ridicolo criticando Berlusconi per una battuta che a mala pena ispira un sorriso.
Berlusconi è incline alle battute, nell’incontro con Fiorello quest’ultimo ha dichiarato che il Premier gli ha raccontato 165 barzellette e non vi rinuncia.
Secondo me fa bene, lo capisco essendo io stesso uno che non rinuncia alla battuta, in qualunque circostanza e quando ti arriva sulla punta della lingua si fa molta fatica a trattenersi e non sempre è una battuta efficace o strapparisate.
Ma ognuno ha il carattere che si ritrova.
Berlusconi ottimista, scherzoso e di successo, Veltroni e la sinistra lugubri, tristi e perdenti.
Ma la questione degli stupri non si risolve con una battuta o con uno sciopero.
Si può ridurne la portata con la messa in sicurezza degli immigrati, primi responsabili dell’allarme sociale derivante dalla criminalità e dalle violenze sulle donne, magari proprio usando i militari per dare la caccia e catturare tutti gli illegali e rispedirli a casa loro senza ulteriori ritardi.
Si può ridurne la portata, ma solo in prospettiva, recuperando quei valori che si sono persi nel relativismo e nel nichilismo che fa del piacere immediato la sua religione.
Ma non illudiamoci che si possa eliminare il fenomeno che non è solo italiano, ma di tutta la società occidentale dove la violenza è diventata un modo per manifestare la propria presenza e dove il virtuale si confonde con il reale.
Le statistiche delle violenze sulle donne anche nel nord europa –considerato, con una sudditanza provinciale, una sorta di paradiso evoluto – è sostanzialmente simile alle nostre, ma lì hanno anche una percentuale di suicidi ben al di sopra della nostra.
Negli Stati Uniti sono frequenti gli omicidi in college e campus universitari, fenomeno che, qui da noi, ancora non esiste.
Pochi giorni fa un ventenne forse ispirato dall’ultimo film su Batman, con la faccia dipinta da Joker, ha ucciso due bambini e un’assistente in Belgio.
Ecco che la battuta di Berlusconi ha un senso che non è quello dell’impotenza o del fatalismo, bensì è la consapevolezza che, oggi, mancano quei Valori di base che consentono ad alcuni, più deboli, più ignoranti, più influenzabili dai messaggi da cui siamo bombardati, di discernere il Bene dal Male e che, quindi, non è possibile aspettarsi risultati immediati, ma solo rendere più difficile le azioni criminali.
E’ anche da dire che il modello di donna che viene pubblicizzato e diffuso dai mass media, non aiuta ad inculcare quel rispetto che, una volta, portava a dire che “una donna non si picchia neanche con un fiore” , come non aiutano gli atteggiamenti da bulle indossati come corazze da sempre più adolescenti.
E’ compito della società – e di chi la governa – non solo cercare di arginare il fenomeno, ma anche di invertire la rotta, nella consapevolezza che come si è impiegato un lungo tempo per giungere a questo livello, ignorando e ridicolizzando i richiami a costumi più morigerati, ne impiegheremo ancor di più a risalire la china.
E tanto più saranno propagandate le idee di disfacimento di ogni tessuto morale della nazione, quanto più tempo impiegheremo nel risollevarci.
Nel frattempo a pagare saranno, come sempre, i più deboli.

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25 gennaio 2009

Un Papa come Leader in questi anni bui

Il Sommo Pontefice Benedetto XVI ha deciso di revocare la scomunica comminata da Giovanni Paolo II nel 1988 alla Comunità di San Pio X, più conosciuta come la Comunità Tradizionalista del defunto Monsignor Lefebvre.
Un gesto che è nel solco tracciato dal motu proprio che ha riammesso la Messa “in latino” e che, anche se viene negato, pone un’altra pietra sul Concilio Vaticano II e i suoi devastanti effetti.
E’ ovvio che una tale decisione non potesse piacere ai “progressisti” di ogni risma, ma stupisce che alfiere della contestazione ad una decisione prettamente teologica ed ecclesiale del Papa sia la comunità ebraica italiana.
Come se a tale comunità dovesse essere concesso un diritto di veto su ciò che si può o non si può fare o dire in tema di religione.
Noto che vi sono delle oscillazioni nei comportamenti e nelle comunicazioni della Chiesa Cattolica.
Se da un lato una certa stampa e alcune associazioni si sono schierate decisamente dalla parte di chi vorrebbe aprire le porte dell’Italia ad una immigrazione selvaggia, con tutte le conseguenze in termini di scontri sociali e di forte ridimensionamento del diffuso benessere che abbiamo, dall’altra le posizioni ufficiali che promanano direttamente dal Pontefice indicano un recupero dei Valori Tradizionali di una Chiesa che, negli anni scorsi, è stata sin troppo prona nei confronti dei propri “antagonisti” di altre religioni , ma anche del più sfrenato laicismo.
Ecco che vediamo, con piacere, la Chiesa affermare il diritto alla vita e difendere la memoria di passati pontefici, sin troppo ingiustamente accusati in base ai concetti “politicamente corretti” oggi di moda.
Così come vediamo con piacere il riaffermare che la società è fondata sulla famiglia, composta da un uomo e da una donna, negando ogni pregio ad altre composizioni che famiglia non sono.
E’ sin troppo evidente che la società occidentale è giunta ad un punto di svolta e nei prossimi anni si deciderà se avrà imboccato la strada in discesa di una rapida decadenza che è prima di tutto morale, o se, invece, avrà puntato deciso verso un altro traguardo di montagna, in salita ma, proprio per questo, importante per lo sviluppo dell’Umanità.
Sono anni difficili, anni bui, dove l’Occidente ha perso un importante punto di riferimento che era nella Casa Bianca del Presidente George W. Bush ma, forse, ha ritrovato il suo centro a Roma, con un Pontefice la cui leadership cresce ogni giorno, nonostante gli ostacoli che si frappongono, anche all’interno della sua stessa Chiesa.

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24 gennaio 2009

Uomini e donne, sesso e potere

Nessie è intervenuta sulle recenti aggressioni poste in atto contro le donne, post che ho commentato in modo che ritenevo pertinente e senza calcare la mano.
Ciononostante ho subito le simpatiche reprimende tanto di Nessie quanto di Elly .
Ora, so perfettamente che l’argomento è uno di quelli “sensibili” per tutte le donne e che ad affrontarlo rischio di irritare amiche reali e virtuali, pur tuttavia non credo che sia un bene l’ipocrita appiattirsi sui luoghi comuni e anche se le mie possono apparire idee retrò (ma da uno orgogliosamente reazionario non potete aspettarvi altro !), pur tuttavia essendo le mie idee ritengo giusto esporle e un diritto farlo liberamente (almeno finchè i “politicamente corretti” non imporranno – con la minaccia della galera - il pensiero unico anche in questo campo).
Nessie sostiene che abbiamo aperto le porte dell’Italia all’annientamento della nostra gente e prende ad esempio le violenze sulle donne che al 40% sono opera di stranieri (dato apparso questa mattina ne Il Resto del Carlino) che, pure, non sono altro che meno del 5% della popolazione residente in Italia.
Nel mio commento aggiungevo che questi stranieri arrivavano in Italia senza essere abituati ai costumi, liberi, delle donne italiane.
Nessie ed Elly, nel rivendicare il diritto a vestirsi e comportarsi come vogliono, ricordano come alcune vittime non fossero particolarmente provocanti o attraenti.
Ora, il discorso che voglio oggi iniziare è più ampio e parte dal concetto di “parità” che nessuno rifiuta.
Ma “parità” non significa uguaglianza.
Ed questo il primo errore compiuto dalle femministe: credere che per essere “pari”, si debbano comportare come gli uomini e fare le stesse cose che fanno gli uomini, usare il medesimo linguaggio, svolgere gli stessi compiti.
Ma l’Uomo e la Donna sono stati creati diversi, con funzioni diverse, con caratteristiche differenti.
Una partita di tennis, ad esempio, tra due donne è generalmente di una noia mortale, mentre analogo incontro tra due uomini è generalmente interessante.
Viceversa una esibizione di pattinaggio artistico di una donna è altamente gradevole (anche se ha i denti da roditore come la Kostner), mentre vedere un uomo volteggiare come una libellula (sic!) fa alquanto pena (o peggio).
E’ giusto che una donna possa vestirsi come vuole, ma è naturale che chi non ha l’abitudine a vedere certi costumi si senta stimolato nei suoi istinti animali.
Questo non ne giustifica le azioni, ma condanna chi ha ammesso l’immigrazione selvaggia, perché queste persone se arrivano in poche unità, possono essere controllate, educate e integrate.
Se arrivano in massa, fanno gruppo e mantengono le loro abitudini d’origine, senza maturare civilmente.
Ma qui andiamo a parlare d’altro.
Per tornare al tema del post, uomini e donne non sono uguali, ma hanno gli stessi diritti e responsabilità.
I risultati migliori si hanno quando ognuno dei due svolge le attività che gli sono congeniali, dando così il massimo contributo allo sviluppo ed al progresso dell’Umanità.
Anche caratterialmente uomini e donne sono diversi (naturalmente sempre per categorie generali, le eccezioni esistono in ogni dove).
Mi ricordo che negli anni settanta, all’apice degli scontri politici tra destra e sinistra, mentre le ragazze erano fortemente divise, nel vestire, negli interessi, nelle compagnie, noi ragazzi pur arrivando anche a qualche scaramuccia fisica quando si parlava di politica a scuola, poi ci ritrovavamo tutti assieme quando si trattava di fare squadra (a calcio o in qualche sport) o quando si organizzava una serata o una visione comune, ad esempio, di un mondiale di calcio.
E nel mondo del lavoro se c’è una donna “capo” potete anche ascoltare commenti al vetriolo di altre donne, a livelli che noi uomini neanche ci verrebbero in mente, quand’anche ritenessimo del tutto inadatta la persona di sesso femminile in quel ruolo.
Per non parlare poi del malinteso senso della “libertà” nel vestire, che spesso, soprattutto d’estate, scade nella sciatteria, inammissibile in noi uomini (ho visto colleghe con le infradito in ufficio, mentre – per fortuna – non mi è mai capitato altrettanto per i colleghi).
Ma anche gli atteggiamenti delle più giovani dovrebbero far pensare quanto danno abbia portato l’errato concetto di “parità”.
Vedo, per strada, bambine ipertruccate, che fumano, con quelle espressioni che vediamo al cinema o in televisione nelle attrici che interpretano (è bene sottolineare: interpretano) parti di “donne perdute” o sin troppo “vissute” .
Per finire questo primo post sul tema, vorrei puntare l’indice, tornando alla questione delle violenze, alle dichiarazioni che certi personaggi rilasciano con troppa leggerezza.
Stamattina per radio (Gr1 delle ore 8) ho ascoltato Dacia Maraini, che negava la responsabilità degli immigrati e, senza citare alcun dato, affermava che il maggior numero di violenze erano in ambito domestico.
Il Resto del Carlino di oggi porta le statistiche del 40% (con il 5% di popolazione) di violenze fatte da immigrati e una riduzione delle violenze domestiche, smentendo l’ideologica affermazione della scrittrice.
Se sommiamo il malinteso concetto di “parità”, retaggio del veterofemminismo anni settanta, con la chiusura totale alla realtà in omaggio ai pregiudizi ideologici del “politicamente corretto”, ecco che siamo ancora molto lontani dal poter risolvere il problema delle violenze sulle donne.

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23 gennaio 2009

Giustizia: non è questione di procedure

E’ stata votata al senato la riforma sul federalismo fiscale: alleluia !
Ma c’è un’altra riforma altrettanto importante che segna il passo: quella della giustizia.
Si sta discutendo troppo.
Troppi tecnicismi, troppa procedura per un problema che ha il suo nodo nelle persone, cioè in chi questa giustizia deve amministrare.
Le scelte ideologiche di una certa magistratura hanno fatto perdere credibilità ad una istituzione che dovrebbe rappresentare un soggetto terzo e riconosciuto universalmente come tale per poter rendere credibili le sentenze che emette.
Troppe, invece, sono state le invasioni di campo, le “interpretazioni” in base alla personale ideologia politica del magistrato e troppi i magistrati passati dalle aule di giustizia a quelle del parlamento o delle giunte locali.
Come può un cittadino sentirsi garantito quando a doverlo giudicare ci sono magistrati “militanti” ?
Mi riferisco soprattutto alla situazione attuale, dove un paio di leggi italiane e una recentissima direttiva europea, vorrebbero anche uniformare il pensiero, punendo le idee difformi da quelle considerate “politicamente corrette”.
La giustizia, per tornare ad essere tale agli occhi dei cittadini, deve recuperare in chi la amministra una terzietà rispetto alle parti in causa.
E deve anche essere rappresentata da personale che ispiri fiducia e sia espressione di competenza ed esperienza.
Dubito che ciò possa accadere con magistrati giovanissimi la cui unica esperienza di vita e di lavoro deriva dall’aver superato un concorso e, per solo tale fatto, vengono messi a giudicare padri di famiglia che hanno decine di anni di lavoro e di esperienza sulle spalle.
La prima riforma deve quindi riguardare il personale giudicante e quello inquirente.
Il primo deve essere scelto tra professionisti del diritto, avvocati, giuristi, di chiara fama ed esperienza.
Il secondo deve rispondere delle esigenze della comunità che a lui fa riferimento, quindi deve esserne l’espressione e goderne la fiducia, come solo una elezione diretta dei pubblici ministeri può consentire.
Poi, certo, ci sono anche le riforme procedurali.
Come quella, giustissima, di inibire alla accusa l’appello in caso di assoluzione dell’imputato in primo grado.
E riforme strutturali.
Come la costruzione di nuove carceri o l’espulsione immediata, senza passare “dal via”, degli immigrati che delinquono, svuotando così le carceri, ma non liberando i criminali, bensì liberando gli spazi.
O anche la abolizione della carcerazione preventiva per i cittadini italiani, che spesso appare uno strumento per estorcere confessioni là dove i magistrati non hanno prove.
Ma, prima di tutto, se vogliamo tornare ad avere fiducia nella giustizia, dobbiamo avere magistrati che ispirino loro stessi fiducia per la loro indipendenza, autonomia, preparazione ed esperienza.
Magistrati che rappresentino la società e siano riconosciuti dai cittadini come terzi super partes in grado di giudicare con obiettività, applicando la legge e non interpretandola in base ai propri teoremi ideologici, senza velleità di sostituirsi al legislatore.

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22 gennaio 2009

Con Villari Berlusconi si dimostra recidivo

Allora non fu un inciampo casuale !
Se qualcuno aveva un dubbio circa l’atteggiamento che Berlusconi e il suo “partito di centro, moderato e liberale” aveva assunto contro la Destra dopo averne sfruttato i voti per far cadere Prodi e la presenza per costringere Fini alla resa e all’adesione alla “comica finale” quale spalla del protagonista, con la vicenda della commissione di vigilanza Rai ora non può più accampare la scusa dell'ignoranza.
Ancora una volta assistiamo ad un comportamento ingeneroso nei confronti di una persona che si era messa in gioco per sbloccare un impasse istituzionale ed eliminare la irritante candidatura di Orlando del partito di Di Pietro a presidente della commissione.
Berlusconi e il suo partito avrebbero dovuto sostenere Villari, lasciando a lui la decisione se e quando dimettersi.
Questo avrebbero dovuto fare per riconoscenza, prima ancora che per regolarità istituzionale.
Hanno invece preferito privilegiare i futuri inciuci con il pci/pds/ds/pd e aiutare il (politicamente) moribondo Veltroni con una flebo caritatevole, facendo dimettere i propri rappresentanti in commissione e usando – impropriamente – i presidenti delle camere per sbarazzarsi di una presenza divenuta ingombrante.
Hanno così sgombrato il campo alla presidenza Zavoli (l’ennesimo socialista che questo nuovo Berlusconi gratifica) e aperto la strada alle tanto bramate nomine in Rai.
Da questa vicenda traiamo almeno due insegnamenti.
1) Berlusconi, che una volta sosteneva i propri amici anche quando rischiava di compromettere la sua immagine (veggasi Previti e Dell’Utri) e che per tale motivo piaceva ancora di più e acquistava credibilità, oggi non è più credibile quando promette “riconoscenza”.
2) Se la Rai non esistesse, cioè se venisse privatizzata integralmente, questi squallidi spettacoli non andrebbero più in onda
.



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21 gennaio 2009

Berlusconi e Kaka

Alcuni giorni fa, quando sembrava che il calciatore brasiliano fosse ormai proprietà del Manchester City, ho seguito un servizio su Sky Tg24 in cui noi spettatori venivamo informati del “perché” Berlusconi aveva ceduto Kaka.
Ecco che, con quel giornalismo che sarebbe da “inchiesta” se non fosse che espone dati arcinoti e allora diventa solo giornalismo da dietrologia spicciola, venivamo informati che lo sceicco (o l’emiro) il cui figlio (o fratello, la cosa mi è del tutto indifferente ed è irrilevante) è proprietario del Manchester City, è anche azionista di Mediaset.
Direttamente per azioni proprie e indirettamente in quanto azionista della Barclays Bank.
Il tono del servizio era ammiccante ed insinuante: Berlusconi vende Kaka al City perché di proprietà di un suo azionista.
Ci mancava che, anche su questo, arrivasse qualcuno a ricordare istericamente l’ennesimo “conflitto di interessi”.
Questa volta, però, non c’è voluto molto per smascherare l’inconsistenza dei teoremi antiberlusconiani: Kaka resta al Milan.
Alcuni quotidiani si sono profusi in peana verso i due protagonisti della vicenda, elogiando (oggi ne Il Resto del Carlino) Berlusconi e Kaka che hanno rinunciato ad un guadagno per “amor di bandiera”.
Non ho ascoltato analoghe osservazioni da Sky Tg 24 che, evidentemente, ha cercato di portare un nuovo attacco all’immagine del Premier, a dimostrazione che quel che affermano a sinistra circa il dominio dell’etere di Berlusconi è totalmente privo di fondamento.
Come sono privi di fondamento gli attacchi personali che gli vengono portati.
Per quanto mi riguarda io Kaka l’avrei venduto: con quei soldi avrei costruito una squadra sicuramente più competitiva, tanto il Milan di campioni ne ha, per l’appunto, da vendere.

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20 gennaio 2009

Tributo al Presidente Bush

Il 20 gennaio 2009 è terminata la Presidenza di George Walker Bush, 43° Presidente degli Stati Uniti.
Due mandati presidenziali (il massimo consentito dalla costituzione americana) nei quali gli Stati Uniti hanno decisamente preso l'iniziativa, ribaltando la precedente fase involutiva che aveva lasciato l'iniziativa ai nemici della libertà.
Qui il link ai post scritti per ringraziare il Presidente Bush per averci consentito, per otto anni, di essere orgogliosi di essere Occidentali e sicuri con la sua leadership.

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