Ciò che è bene per la sinistra è male per l’Italia. Ciò che è male per la sinistra è bene per l’Italia.

Web blacknights1.blogspot.com
penadimorte.blogspot.com svulazen.blogspot.com
Si devono intraprendere le guerre per la sola ragione di vivere senza disturbi in pace (Cicerone)

No alla deriva

No alla deriva
Diciamo NO alla deriva
Visualizzazione post con etichetta giustizia. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta giustizia. Mostra tutti i post

31 agosto 2026

Adesso non si può nemmeno reagire a una rapina ?

In questi giorni due notizie mi hanno indignato.

Un cittadino, a Torino, che ha inseguito due rapinatori che gli avevano scippato con violenza la catenina d'oro che aveva al collo, è stato posto agli arresti domiciliari dopo due giorni di arresti, sotto l'accusa di "tentato omicidio".

Aveva inseguito i rapinatori con la macchina e li aveva investiti, non avendo altri mezzi, essendo in inferiorità numerica, per renderli inoffensivi.

Ma il massimo della vergogna ricade su chi indaga una VITTIMA che ha reagito e la cui reazione è fatta anche, sia pur inconsapevolmente, nell'interesse comune, perchè un criminale in galera è un criminale che, per qualche tempo (purtroppo molto poco), non offende più gli altri cittadini.

Cosa doveva fare ?

Abbozzare e lasciar scappare i due delinquenti che mai, nessuna indagine di polizia, se mai fosse stata fatta, avrebbe individuato, recuperando la refurtiva ?

Ci dicano come possiamo difenderci, per impedire di essere derubati e, nel contempo, per evitare di finire indagati !

Oppure diano a tutti noi una scorta, esattamente come ne godono quelli che, al riparo di essa, giudicano chi si difende e reagisce alle aggressioni.

A Venezia, invece, un borseggiatore è morto di infarto "sul lavoro", cioè mentre stava scappando dopo aver scippato due anziani turisti.

Qui la vergogna (almeno finchè qualcuno non darà seguito alle loro pretese) è tutta dei parenti del ladro che richiedono indagini, l'individuazione di un colpevole e, ca va sans dire, un risarcimento.

Sono letteralmente allibito da una simile faccia tosta e, ancor di più, dalla normalità con la quale i "professionisti dell'informazione" porgono la notizia, quando andrebbe rimarcata una indignazione a sostegno delle vittime, a Torino come a Venezia, di rapine.

Già il concetto stesso di legittima difesa, come è applicata, pende a favore dei criminali, poi si indagano Poliziotti e Carabinieri se intervengono con modalità appena più coercitive di un richiamo verbale (sempre inascoltato) al punto che prima o poi, per evitare rogne, si volteranno da un'altra parte e interverranno a babbo morto, il tutto a danno, enorme, dei cittadini onesti che neanche, a questo punto, possono reagire pena la loro trasformazione da vittime in indagati.

Ma cosa dobbiamo fare per difendere noi stessi e le nostre proprietà senza rischiare la beffa di essere indagati, dopo il danno di essere stati vittima di un atto criminoso ?

15 giugno 2025

Ci risiamo con "è un atto dovuto"

Un Carabiniere è stato ucciso da un malvivente armato fino ai denti, durante un inseguimento dopo aver sventato una rapina.

Il giorno dei funerali, alla presenza di Mattarella, Piantedosi e Crosetto, un magistrato ha iscritto nel registro degli indagati i Poliziotti che hanno catturato uno dei due malviventi, abbattendo l'altro che aveva fatto resistenza.

Il tutto viene giustificato con il solito ritornello: "è un atto dovuto".

Qui la discrezionalità, l'interpretazione dei magistrati non viene in aiuto ?

Discrezionalità e interpretazione che sarebbero l'elemento umano che dovrebbe rendere ogni atto più coerente ad un principio concreto e non teorico della Giustizia.

In questo caso (e in tanti altri prima e che sicuramente arriveranno dopo) non è così e l'elemento umano che dovrebbe rendere superiore la presenza di una persona fisica nell'amministrare la Giustizia, diviene un elemento di profonda ingiustizia.

Il Governo ha provato a raddrizzare la barca della Giustizia con il ddl Sicurezza, approvato dopo le ridicole sceneggiate della sinistra, ma evidentemente non basta.

Ho molti dubbi che, finchè sarà lasciata discrezionalità ai magistrati, ci possa essere vera Giustizia.

Allora tanto vale affidarsi alla intelligenza artificiale che, in pochi secondi, può esaminare tutte le leggi, le sentenze, la giurisprudenza, la dottrina e quindi esprimere un giudizio che non verrebbe inquinato dai personali orientamenti di un magistrato.

In fondo anche nel calcio hanno messo il var che limita la discrezionalità dell'arbitro, non sarebbe il caso di applicare le moderne tecnologie anche al Pianeta Giustizia ?

I giudizi sarebbero più rapidi, niente arretrati perchè l'intelligenza artificiale lavora h24 e, soprattutto, avremmo sentenze non inquinate dall'ideologia.

22 dicembre 2024

Non si abbassi la guardia dopo Palermo

La sentenza di Palermo ha dato modo al Centro Destra, soprattutto agli Elettori più attivi del Centro Destra che frequentano i social come X, di manifestare il proprio entusiasmo attraverso la solidarietà a Salvini.

Il rischio, però, è che si perda di vista la necessità di procedere comunque con una profonda revisione della magistratura in Italia, molto più della riforma Nordio che, alla fine, porterebbe solo alla separazione (necessaria e doverosa da anni) tra inquirente e giudicante.

Mi domando perchè non si prenda in esame il modello americano, dove tale separazione è tale da non consentire dubbio alcuno sui ruoli ricoperti e dove l'accusa, pur potendo disporre degli strumenti pubblici, è sullo stesso piano della difesa.

Un'accusa che è rappresentata da un procuratore eletto dai cittadini e soggetto a termini di scadenza temporale del mandato e che, quindi, se vuole continuare a svolgere quel lavoro, deve rispondere dei risultati agli Elettori.

E un giudice che non si improvvisa competente in forza di un concorso pubblico, ma viene scelto tra giuristi, avvocati, professori di diritto, di esperienza e notorietà.

Nonostante l'assoluzione di Salvini (che non sarebbe neppure dovuto andare a processo !) il Governo non deve abbassare la guardia, rilanciando la riforma del pianeta giustizia nel suo complesso e in modo di gran lunga più invasivo di quanto non sia rappresentato dalla riforma Nordio da considerare solo un primo, timido, passo.

La riprova possiamo averla subito, spedendo in Albania un altro carico di clandestini: vediamo se le toghe rosse si sono scolorite o se continueranno a voler fare politica senza presentarsi al voto degli Elettori.





 

12 dicembre 2024

Giornata per le Vittime della malagiustizia

Nel 1983, il 17 giugno, venne clamorosamente e rumorosamente arrestato Enzo Tortora, giornalista, volto noto della Rai, conduttore, pacato ed elegante, di tante trasmissioni di cui ricordo per tutte la Domenica Sportiva e Portobello.

Io avevo 26 anni, laureato da poco, da pochissimo entrato nel mondo del lavoro e nella mia illusione giovanile credevo ancora che i magistrati agissero in modo razionale e non per ideologie, su prove e non su teoremi.

All'epoca mi dissi che se erano arrivati ad arrestare un personaggio come Tortora, allora le prove dovevano essere a prova di bomba.

Tortora si fece un periodo comunque troppo lungo in carcere (anche un giorno, per chi è innocente e, estenderei, per chi non è condannato con sentenza definitiva, è troppo !) e poi fu assolto.

Fu l'inizio della caduta di ogni credibilità della magistratura e del passaggio dalla fiducia nella Giustizia alla consapevolezza della inaffidabilità della giustizia.

Oggi viene proposto di istituire una giornata in memoria delle Vittime della malagiustizia, individuando il giorno dell'arresto di Enzo Tortora come data simbolo. 

Con le speciose motivazioni che si possono leggere nella stampa, vi si oppongono i partiti di sinistra, cattocomunisti, verdi, estrema sinistra, grillini e anche l'associazione nazionale dei magistrati, con il pretesto, leggo ne Il Tempo, "del pericolo di un sentimento di sfiducia degli italiani nei confronti dei giudici". 

Il presidente dell'Anm stia sereno, perchè la sfiducia degli Italiani i magistrati militanti se la sono ampiamente guadagnata da soli, coinvolgendo anche i loro colleghi che operano con impegno e dedizione e la cui unica colpa è di non essersi opposti e opporsi alle toghe militanti, con le loro sentenze ideologiche che non sembra siano cessate come vediamo per gli ostacoli che vengono posti nella realizzazione della volontà popolare che ha dato mandato al Governo di respingere i clandestini.

Ripugnante poi il comportamento dei cattocomunisti, sempre pronti a giustificare i "compagni che sbagliano", sempre pronti ad inanellare una giornata dedicata a questo o a quello, ma che nascondono la testa sotto la sabbia quando si parla di malagiustizia, salvo poi strillare come vergini violate quando capita a loro.

Il problema della giustizia in Italia continua ad essere uno dei più rilevanti e resterà un problema finchè la Politica tollererà le invasioni di campo dei magistrati militanti, mostrandosi succube di chi indossa una toga dopo un semplice concorso pubblico.

22 giugno 2024

Quel che indigna di più

Motivi per indignarsi ve ne sono tanti, ognuno di noi ha le sue priorità, sulle cose da fare e anche su ciò che suscita indignazione.

Solo sui giornali degli ultimi giorni gli spunti di indignazione non mancano.

A me non fa indignare l'ottusità apparente, la malafede effettiva, dei cattocomunisti che sbraitano contro l'autonomia differenziata e il premierato, riforme che consentirebbero all'Italia di fare grandi passi in avanti verso una efficientamento della politica.

I cattocomunisti fanno opposizione e solleticano i riflessi pavloviani del loro residuale elettorato, che non capisce ma si adegua a ciò che leggono sui loro giornali e ascoltano nelle loro trasmissioni di propaganda.

A me non fa indignare granchè l'europa dei parrucconi che briga per confermare i propri associati al vertice, isolando l'Italia che, fortunatamente, ha oggi un Governo con la "G" maiuscola, dopo undici anni di cavalieri serventi dell'organizzazione sovranazionale più nociva che ci sia nel continente.

In fondo cercano di difendere, come gli ultimi giapponesi, i loro sempre più ridotti territori di caccia e, a dire tutta la verità, la maggioranza nel parlamento europeo, sulla carta, ce l'hanno ancora.

Infine non mi indigno più di tanto davanti ai ricatti delle suddetta europa che cerca di imporre al Governo Italiano l'accettazione del mes e fa balenare l'ipotesi di una candidatura, in carico all'Italia, di un personaggio sconfitto persino da Renzi nel suo stesso partito e poi licenziato dagli elettori alle politiche del 2022, come Enrico "stai sereno" Letta.

Ho fiducia che la Meloni, come già fece la Thatcher, non cederà di un millimetro se non in cambio di un succulento ristoro per l'Italia.

A me fanno indignare, e tanto, coloro che dovrebbero svolgere una funzione, una missione, nell'interesse del Popolo Italiano e, invece, agiscono sempre in base all'ideologia personale, danneggiando il Benessere e la Sicurezza di tutti noi.

Mi fanno indignare quelli che indagano, processano e condannano i cittadini che difendono se stessi, la loro famiglia, le loro proprietà, sparando a ladri e rapinatori.

Non dovrebbero essere nè indagati, nè processati, nè, tanto meno, condannati, al contrario andrebbero premiati.

Mi fanno indignare quelli che invece mandano liberi, in spregio ad una apposita legge che è chiarissima, i traghettatori di clandestini e dissequestrano le loro navi che torneranno ad utilizzare per scaricarci altri clandestini.

E mi indignano coloro che, interferendo nella politica estera che spetta al Governo, bloccano la consegna di motovedette ad un paese terzo che le utilizzerebbe per aiutarci a bloccare i flussi dei clandestini.

Mi indignano e tanto !

03 ottobre 2023

I magistrati non siano competenti sugli atti della politica

La vicenda del magistrato catanese che, dopo essersi distinta per una serie di interventi sui social contro il Ministro Salvini e a favore dell'accoglienza dei clandestini, è stata chiamata a giudicare sul ricorso di alcuni clandestini appena sbarcati e ospitati nel centro di identificazione secondo le nuove norme di legge, apre inquietanti risvolti sulla legittimità di simili giudizi.

Un magistrato, come chiunque altro, ha le sue idee, le sue esperienze, i suoi trascorsi e quello che lui è oggi è inevitabilmente la risultante di ciò che è stato nel passato ed i suoi giudizi ne sono quindi influenzati.

Non esiste un arbitro imparziale quando si tratta di giudicare una scelta politica, etica, morale, perchè ognuno di noi risponde con le proprie convinzioni.

Non esiste un arbitro imparziale neppure quando si dovrebbe giudicare un furto, una rapina, uno stupro, un omicidio, perchè ciascuno di noi, quindi anche un magistrato, comminerebbe una pena più o meno lieve a secondo delle proprie convizioni in merito alle cause profonde che possono aver provocato quel comportamento che, tutti, consideriamo contrario ai canoni della convivenza civile.

Ma se per un furto, una rapina, uno stupro, un omicidio, è possibile togliere discrezionalità ai magistrati imponendo una casistica che preveda una pena specifica alla quale non sia possibile derogare, per gli interventi contro ministri, contro leggi dello stato che concretizzano una scelta politica (non solo verso i clandestini ma, ad esempio, per come considerare la legittima difesa) allora è impossibile, con l'attuale impostazione del sistema giustizia, impedire ad un magistrato di giudicare non secondo giustizia, ma secondo la sua ideologia.

E questo è un male, perchè è una ingerenza di un potere, quello giudiziario, in facoltà proprie ed esclusive di quelli legislativo ed esecutivo.

L'unica soluzione è esplicitare che un magistrato mai potrà mettere in discussione e disapplicare una legge dello stato e mai potrà perseguire un ministro o un parlamentare per gli atti compiuti nell'esercizio delle sue funzioni.

Perchè l'unico giudice per la legittima difesa, come per eventuali limitazioni della libertà di un clandestino o il suo respingimento anche con la forza, dovrà essere solo e soltanto il Corpo Elettorale che, se soddisfatto di come i parlamentari ed i ministri hanno agito, allora li tornerà a votare, diversamente sceglierà altri partiti ed altri rappresentanti.

Ma non sia mai un magistrato a fare opposizione alla volontà della Maggioranza sancita con una legge o con la fiducia espressa ad un governo o ad un ministro.

Schierandosi a favore di una parte politica un magistrato, perderebbe, come è accaduto negli ultimi 30 anni, credibilità lui e la farebbe perdere alla sua categoria ed alla sua istituzione.

Dovrebbe e potrebbe essere la prima e più importante riforma della giustizia.

10 settembre 2023

Così si incentiva a guardare da un'altra parte

Credo che tutti abbiano letto di quell'immigrato clandestino (senza documenti) punito (pestato) da alcuni cittadini di un quartiere di Roma per aver tentato di scippare una vecchietta indifesa.

Quel clandestino è stato catturato e portato davanti ad un giudice che lo ha subito rilasciato, intimandogli di non mettere più piede a Roma.

Il clandestino ha ringraziato e, probabilmente avvicinato e istigato da qualche avvocato di sinistra, ha dichiarato che avrebbe denunciato gli "aggressori", mentre la Polizia, che evidentemente non aveva nulla di meglio da fare, si è attivata per identificare i cittadini che hanno difeso la anziana vittima.

Quando il Generale Vannacci titola il suo saggio "Il mondo al contrario", dimostra di conoscere perfettamente come quesa Italia sia pervasa da una esiziale corrente deviante che vorrebbe perseguitare chi difende le vittime e lascia andare indisturbati i carnefici.

Non è certo la maggioranza degli Italiani che, sono convinto, applaudono al senso civico di quei cittadini che hanno preso le difese della vecchietta e hanno punito l'aggressore nella consapevolezza che non sarebbe mai stato punito dalla magistratura.

E' però una rumorosa minoranza che viene agevolata nel diffondere le sue mefitiche opinioni da una stampa allineata a sinistra, che magari addita al pubblico ludibrio i cittadini che non sono intervenuti nonostante le grida di una ragazza aggredita, ma ugualmente puntano l'indice accusatore contro chi interviene a difendere una vecchietta da un tentativo di scippo.

Ma se chi interviene, come chi difende la sua famiglia e la sua proprietà sparando ai rapinatori, diventa oggetto di processo giudiziario più degli scippatori e dei rapinatori che, tra l'altro, trovano avvocati compiacenti per pretendere pure un risarcimento perchè il loro atto delinquenzale non è riuscito, perchè dovremmo preoccuparci se qualcuno viene aggredito per strada davanti ai nostri occhi ?

Non è meglio guardare da un'altra parte e proseguire per la nostra strada, sperando di non diventare la vittima successiva ?

15 luglio 2023

Giustizia e clandestini

I quotidiani stanno perdendo copie ad ogni rilevazione delle vendite.

Tra i motivi, oltre all'overdose di opinionisti inutili e verbosi che spuntano da ogni anfratto in televisione, radio e internet e la perdita di credibilità che affligge i giornalisti come i magistrati per il loro comune estremismo ideologico, c'è la velocità con la quale si diffondono le notizie.

Una volta era il quotidiano ad informarci su cosa avveniva non solo nel mondo, ma anche nella via accanto.

Oggi non è più così.

Radio e telegiornali a ciclo continuo e internet con le notifiche aperte ci informano dell'ultima flatulenza da Pechino, come pure della chiusura della strada di casa per lo scoppio di una tubazione dell'acquedotto.

Allora i quotidiani non servono più ad informare, ma solo a commentare, ad approfondire in modo che dovrebbe essere più culturalmente appropriato della marchetta propagandistica cui ormai si sono piegati i giornali megafono dei potentati affaristici e finanziari.

Come fa La Verità, una delle poche eccezioni nella carta stampata e, se ho spesso citato articoli e autori, nel numero di oggi ci sono ben due significativi interventi.

Il primo è l'editoriale di Maurizio Belpietro che stigmatizza, partendo dalla minaccia di un ladro di denunciare per violazione della privacy la vittima di un suo furto che ha diffuso le immagini della videocamere di sorveglianza, quanta poca giustizia ci sia in Italia.

Come per le case occupate abusivamente che non riescono a restituire con la necessaria immediatezza, al proprietario per le lungaggini ed i cavilli giuridici, con il risultato di anziani e deboli impauriti nel fare una vacanza o nel farsi ricoverare per il timore di trovare la propria casa nelle mani di delinquenti.

Belpietro conclude, con mia grande soddisfazione, proponendo di adottare il sistema di reclutamento dei pubblici ministeri che hanno negli Stati Uniti: l'elezione popolare a tempo.

E' il pm infatti che esercita l'azione penale in base alle priorità che lui stesso si dà e che non sono soggette al giudizio degli elettori, anche se le sue sono scelte ed interventi essenzialmente politici.

Con l'elezione popolare, se il pm esercita la sua azione penale in senso utile alla popolazione verrà rieletto, diversamente mandato a casa.

E' qualcosa che sostengo da tempo: pubblici ministeri elettivi e giudici nominati dalle assemblee elettive di competenza.

Basta con il reclutamento tramite un concorso pubblico che porta ad un ruolo importante chi non ha esperienza e lo rende pure inamovibile.

Ovviamente è solo parte della soluzione, ma tornerebbe utile anche contro i clandestini, visto che ripetutamente i magistrati, con il caso eclatante del processo contro Salvini per aver cercato di fermare gli sbarchi, non sembra agiscano nel rispetto del sentimento popolare o dell'Interesse Nazionale.

Se venissero eletti, con la rielezione a rischio nel caso non agissero secondo i desiderata del Popolo, allora forse avremmo più espulsioni, più respingimenti e forse meno arrivi.

Arrivi che vengono evidenziati, sempre ne La Verità di oggi, in una bellissima intervista di Francesco Borgonovo a Marco Tarchi che, tra le tante altre considerazioni interessanti, "avvisa" la Meloni sul fatto che si gioca molti elettori sul problema dei clandestini.

Tarchi giustamente dice che se non si fermano gli arrivi, la Meloni perderà elettori, aggiungo io: a favore della Lega, non certo dei cattocomunisti immigrazionisti.

Poco male, diremmo in tanti, visto che il passaggio interno di voti nel Centro Destra è a saldo invariato ed è esercitato da molti di noi a seconda delle contingenze (ricordo lo spostamento massiccio di elettori dalla Lega a FdI nel momento in cui Salvini entrò al governo con Draghi e i cattocomunisti).

Ma la Meloni si è proposta per una politica di legislatura e la questione dei clandestini non può aspettare.

Il Presidente del Consiglio lo sa benissimo ed infatti non perde occasione per cercare di creare una alleanza europea che supporti le esigenze non solo italiane, ma di tutti i paesi esposti all'invasione dei clandestini come Spagna e Grecia, Malta e Cipro.

Non a caso anche domani sarà a Tunisi per coinvolgere quel paese di transito perchè blocchi le partenze.

La Meloni sta cercando di fare adesso quello che Monti, Letta, Renzi, Gentiloni, Conte2 e Draghi non hanno fatto in undici anni, ma più tempo si è perso e meno tempo ha la Meloni per bloccare l'invasione.

Soprattutto se non riesce a mettere a regime neppure l'espulsione con rimpatrio coatto di quanti sbarcano illegalmente, istigati a cavillare con i tribunali per ritardare l'espulsione o, addirittura, ottenere una sorta di diritto a restare (a spese nostre).

Allora ci vuole un termine: le elezioni europee del giugno 2024.

Se a quella data ci sarà una nuova maggioranza in Europa e una nuova commissione, allora questa dovrà procedere celermente a bloccare gli arrivi, diversamente l'Italia dovrà fare da sola, con la propria Marina Militare, a qualunque costo.

Perchè, come ha spiegato Tarchi, l'aspettativa degli elettori del Centro Destra è proprio quella di bloccare gli arrivi, con qualunque mezzo ed a qualunque costo.

08 luglio 2023

Tre indizi fanno una prova

L'inconcludenza della opposizione cattocomunista al Governo Meloni, puntualmente registrata da sondaggi che continuano a sorridere al Centro Destra, ha fatto muovere sulla scacchiera della politica l'artiglieria pesante.

Inutili anche i pistolotti di Mattarella e gli sgambetti della commissione di Bruxelles per contenere l'affermazione delle idee del Centro Destra, ecco l'azione di una parte della magistratura e, come direbbe Sherlock Holmes, tre indizi fanno una prova: Santanchè, Delmastro, Larussa.

Non entro nel merito delle questioni, una diversa dall'altra, così come erano una diversa dall'altra le accuse mosse in trenta anni contro Silvio Berlusconi, perchè la valenza è esclusivamente politica.

Si ripete un copione già visto e replicato alla nausea e come in ogni estate che si rispetti escono in televisione le repliche del tenente Colombo, ecco che in politica escono le indagini contro i politici scomodi.

E non è che il prototipo sia stato Berlusconi, perchè il Cav fu solo quello che ebbe più attacchi di tutti gli altri, ma possiamo risalire indietro, ad Andreotti, a Leone, a Rumor, fino a Piccioni negli anni cinquanta.

Non credo che qualunque inchiesta esca dalle procure, rilanciata dai megafoni cattocomunisti in radio, televisione e stampa, possa far cambiare opinione a chi vota Centro Destra.

Il voto per il Centro Destra è un voto per una visione, un progetto di società, necessariamente antitetica a quella dei cattocomunisti e di cui i magistrati militanti si fanno paladini e quando da una parte c'è la Meloni che sta costruendo più lavoro e più Nazione, mentre dall'altro c'è la Schlein che chiede più tasse, più immigrati e più privilegi per gli omosessuali, non c'è indagine o avviso di garanzia che possa far cambiare voto.

Il problema è l'inaffidabilità crescente della giustizia in Italia, la perdita continua di credibilità e di fiducia che noi semplici cittadini possiamo avere.

Come, infatti, possiamo avere fiducia in un giudizio imparziale, se il rischio è che, anche per una banale controversia condominiale, io possa essere giudicato da un militante di sinistra con il quale, magari, scambio epiteti su Twitter ?

E' evidente che non basta una riforma dell'informazione di garanzia o delle facoltà di procedere ad incriminazioni coatte, ma è necessario rinnovare tutto il personale di giustizia, procedendo ad un reclutamento su basi completamente diverse e non tramite un concorso pubblico che chiunque, con una semplice laurea in giurisprudenza e senza alcuna esperienza, potrebbe affrontare e superare. 

E saremmo solo all'inizio del percorso.



16 giugno 2023

L'accelerazione liberale nel nome del Cavaliere

Non so se il Consiglio dei Ministri di ieri fosse stato già programmato o se il licenziamento del disegno di legge Nordio, il primo che affronta una vera riforma della giustizia (in attesa di poter scrivere Giustizia con la "G" maiuscola) sia stato calendarizzato in omaggio a Silvio Berlusconi, certo è che con tale provvedimento il Governo imprime una forte accelerazione verso un'Italia più libera e giusta.

E nessuno può negare che tutto ciò avvenga nel nome del Cavaliere.

Fondamentalmente sono tre (forse quattro) gli snodi affrontati da questo primo provvedimento e tutti ci restituiranno una giustiza più rispettosa dell'individuo e meno inquisitoria.

Il primo è l'abolizione dell'abuso di ufficio che è stato utilizzato per incombere sugli atti e le azioni di sindaci e amministratori, con il risultato di bloccare opere pubbliche e private per il timore di ritrovarsi impelagati, magari per un cavillo, in processi che rovinano una vita intera.

Sicuramente non sarà l'unico reato che dovrà essere, come minimo, rivisto, per dare nuovo impulso ai lavori necessari per migliorare la qualità della vita nelle nostre città, ma intanto, dopo tante parole, si inizia a fare qualcosa di concreto.

Così come è finalmente qualcosa di concreto la forte limitazione che, se approvato il ddl, sarà imposta alla diffusione delle intercettazioni telefoniche, spesso lasciate filtrare unicamente per danneggiare la reputazione di persone che si vogliono distruggere, ma senza alcuna attinenza con il reato che si vorrebbe perseguire.

Mi ricordo, nell'anno dei "furbetti del quartierino", la diffusione, totalmente priva di collegamento, ma solo voyeuristica, degli sms tra una coppia di cui lui indagato, ma lei totalmente estranea.

Terzo punto rilevante, per i reati meno gravi, l'impossibilità per il pubblico ministero di impugnare una sentenza di assoluzione.

Questo sgraverebbe i tribuunali di molto lavoro, accelerando i tempi della "giustizia", ma, soprattutto, impedirebbe di mantenere sopra la testa di un indagato la spada di Damocle di anni e anni di udienze, processi, ricorsi, restituendolo ad una piena vita civile.

Sembra poi esserci un quarto punto, che commento con il beneficio di inventario perchè non ne ho letto il testo, che vorrebbe rivedere la carcerazione preventiva, cominciando con il farla disporre non da un giudice monocratico, bensì da un collegio di tre giudici, al fine di garantire massimo scrupolo nell'applicare una misura di restrizione della libertà individuale PRIMA che venga emessa una sentenza.

Altro principio liberale di grande importanza è infatti quello cosiddetto " di innocenza" per cui uno è innocente finchè non è dichiarato colpevole e quindi nessuno deve essere privato della libertà se non a seguito di una sentenza passata in giudicato.

Anche se personalmente ritengo che sia molto difficile rimettere in carreggiata la giustizia italiana, per la quale occorrebbe non una riforma, bensì una rivoluzione che passi dalla sostituzione di tutto il personale che la amministra e del sistema di reclutamento, non posso che applaudire alla scelta della Meloni e di Salvini di licenziare un primo atto per migliorare la giustizia, nel primo consiglio dei ministri dell'Era del dopo Cavaliere.



18 aprile 2023

L'Italia vista dagli Stati Uniti

Film e telefilm, per la loro diffusione e la penetrazione anche inconscia che provocano delle tesi esposte, sono un veicolo di informazioni, spesso errate e di prospettive disastrose.

Da film e telefilm gli Americani hanno preso confidenza con presidenti donne e negri, con blitz militari, con l'uso spregiudicato dei computer e della finanza, fino ad arrivare all'odierna deriva "di genere", cancellazione della cultura e woke.

Così è sempre interessante guardare lo spettacolo, sempre filtrando i messaggi che arrivano e per uno come me, cui piacciono praticamente solo tre tipologie di spettacolo (western, fantascienza e polizieschi), è garantita una offerta ampia e soddisfacente.

Ciò non toglie che a volte, oltre al congenito e sempre presente infantilismo degli Americani, ci siano delle informazioni su come noi europei e Italiani siamo visti nel Nuovo Mondo.

Al sabato vengono trasmessi due telefilm su Rai2, FBI e FBI INTERNATIONAL.

Il secondo, spin off del primo, è alla seconda stagione e tratta delle attività di una squadra di agenti dell'FBI di stanza a Budapest che, con l'Europol, interviene quando sono coinvolti cittadini americani per dare loro assistenza e protezione.

Non so se esista tale squadra e, se esistesse, non mi scandalizzerebbe perchè ritengo doveroso che una nazione dia assistenza ai propri cittadini ovunque nel mondo.

La squadra agisce in tutta Europa e le polizie locali, dalla Grecia alla Spagna, dalla Romania alla Francia alla Germania e all'Olanda, non ne escono affatto bene.

Sabato scorso l'episodio era, per la prima volta, ambientato in Italia, a Milano.

Mi sono rimaste impresse le caratterizzazioni del Commissario di Polizia, che alla fine viene rivalutato perchè prende il coraggio a due mani e agisce anche contravvenendo alle indicazione del pubblico ministero e la figura della PM, praticamente demolita nel telefilm.

All'interno della vicenda vengono chiaramente fatte affermazioni per nulla lusinghiere verso il nostro sistema giudiziario (definito barocco e inquisitorio) e della legge (che se ben ricordo fu imposta negli anni settanta) in base alla quale la direzione delle indagini è affidata al magistrato e non alla Polizia.

Una visione del nostro sistema giudiziario e investigativo che lascia poco spazio all'immaginazione di un rapporto paritario e di una considerazione appena sufficiente e che si salva unicamente dando al commissario Italiano la opportunità di comportarsi "all'americana" agendo per il fine ultimo della giustizia e non applicando i dettami di leggi e regolamenti che rappresentano solo vincoli e ostacoli al perseguimento della giustizia stessa.

Purtroppo sono d'accordo con gli sceneggiatori del telefilm.

17 febbraio 2022

La corte di Amato muove qualcosa, ma solo un pochino

Dopo due giorni, la corte costituzionale di Amato ha partorito cinque topolini vivi e tre morti.

In sostanza, come prevedibile vista la "veneranda" età dei giudici costituzionali, si è sostanzialmente difeso lo status quo.

Non sempre difendere lo status quo è però sbagliato.

E' ovvio che per uno come me, contrario, non per motivi religiosi, ma di Civiltà, a divorzio, aborto, omosessualità, la bocciatura dei due referendum su eutanasia e droga, due dei tre topolini nati morti, non può che rappresentare una positiva conservazione dello status quo.

Diversa invece la mia opinione sul terzo topolino nato morto, che avrebbe introdotto la responsabilità personale dei magistrati per gli errori commessi.

Avevamo già avuto un referendum del genere, approvato dagli Italiani con maggioranza bulgara, ma disatteso da un parlamento succube dei magistrati che legiferò accollando allo stato, cioè a tutti noi che paghiamo le tasse, i risarcimenti per gli errori dei magistrati, senza contemplare alcuna punizione con la scusa che la sanzione sarebbe stata comminata dal consiglio superiore della magistratura (csm) in occasione del processo di carriera.

Questo referendum, voleva abolire la tutela di cui godono i magistrati e non altri lavoratori, come ad esempio i medici che pagano fior di premi alle assicurazioni per garantirsi rimborsi in caso di cause in cui fossero convenuti per errori commessi nell'esercizio della loro professione.

I magistrati, così, continueranno ad essere immuni da ogni reale sanzione e così il terzo topolino nato morto era anche il più importante dei sei sulla giustizia e la corte di Amato ha sostanzialmente "graziato" i magistrati.

I cinque topolini partoriti vivi dalla corte di Amato, tutti relativi alla giustizia, sono da dividere in due categorie: due referendum che possono incidere in meglio sulla vita dei cittadini e tre di natura tecnica che riguardano il csm.

I due rilevanti riguardano la richiesta di abolizione della legge Severino approvata dal governo Monti (e già questo sarebbe sufficiente per spronarci a votare favorevolmente all'abolizione) e la modifica, in meglio, dei termini per la custodia cautelare, cioè quello strumento ignobile, da dittatura ottocentesca, che consente di tenere in prigione degli innocenti, anche per presunti reati minori oltre che per delitti contro la persona e la proprietà altrui, tali perchè non ancora condannati con sentenza passata in giudicato.

Sono questioni marginali, ma non tanto, soprattutto, se passassero, consentirebbero di affrancare un pochino la politica e la gestione amministrativa delle nostre città, dalle paturnie giudiziarie, allontanando di qualche centimetro l'invasione di campo delle toghe sulla politica.

Gli altri tre referendum riguardano il sistema elettorale del csm, l'organismo di autodisciplina delle toghe, che, a mio parere, più che riformato andrebbe abolito, non ritenendo giusto che una categoria di dipendenti pubblici possa essere autoamministrata da propri simili.

Allora sarebbe giusto costituire tanti consigli superiori delle professioni, ad esempio non mi dispiacerebbe un consiglio superiore dei pensionati, abilitato a decidere sui pensionati d'Italia.

Ma l'Italia continua ad essere il paese degli Azzeccagarbugli e non è un caso che a presiedere per i prossimi otto mesi la corte costituzionale ci sia Amato, detto il Dott. Sottile di Craxi.

Posto che, come ho ripetutamente scritto, per ristabilire la Giustizia in Italia non serve una riforma, ma occorrerebbe una Rivoluzione, con tanto di ruspa sull'intero pacchetto esistente, ha ragione La Verità di oggi, per cui "piuttosto è sempre meglio di niente".

Cinque SI', dunque, per allentare la morsa della magistratura sulla nostra società e renderci tutti più liberi, cioè migliori.


13 febbraio 2022

Non si ristabilisce la Giustizia con pannicelli caldi

Anche i Draghi partoriscono topolini.

Dopo aver messo un ex presidente della corte costituzionale al ministero della giustizia, passato un anno dalla pienezza dei poteri, viene rilasciata una pseudo riforma della giustizia sulla quale neppure gli stessi artefici credono, tanto che viene annunciato preventivamente che non verrà posta la questione di fiducia per approvarla.

Ciò significa che il testo approvato (all'unanimità !?!?! Ma come fanno quelli di Forza Italia ad essere d'accordo sulla giustizia con il pci/pds/ds/pd ?!?!?) dal consiglio dei ministri verrà stravolto dagli emendamenti parlamentari e non cambierà nulla.

Dopo la vicenda Palamara si è notata l'assenza di Mattarella, presidente del csm, mentre Draghi e la Cartabia non sono andati oltre ad una complicazione del sistema elettorale del csm ed a marginali divieti che probabilmente verranno eliminati in parlamento.

A parte la mia abituale considerazione per cui se si volesse veramente ripristinare un sistema giudiziario efficiente e giusto, sarebbe prima necessario passare con la ruspa sopra l'attuale di cui non terrei nulla, la vicenda Palamara ha evidenziato un fatto eclatante: i magistrati sono uomini con le loro passioni, le loro ambizioni e, soprattutto, la loro ideologia, alla quale piegano ogni norma.

Perchè siamo tutti capaci di interpretare qualsiasi norma a sostegno delle nostre tesi.

Tranne le norme brevi e chiare.

Ad esempio il divieto per i magistrati di indagare e assumere provvedimenti giudiziari nei confronti degli eletti dal Popolo, finchè questi ricoprono le loro cariche.

Che siano ministeriali, parlamentari, di sindaci o di consiglieri regionali o comunali.

Ogni intervento di un magistrato, infatti, altererebbe il mandato popolare che è superiore a qualsiasi esigenza di indagine.

Io eleggo un rappresentante ed ho il diritto a che quel rappresentante porti a termine il suo mandato di rappresentanza senza alcuna limitazione.

Ma questo, senza una ruspa preventiva su tutto il sistema barocco che hanno messo in piedi negli anni, non accadrà mai.

E Draghi non fa altro che confermarsi un mediocre sopravvalutato, incapace, con una maggioranza del 95% dei parlamentari, anche di ripristinare fiducia e credibilità nella giustizia.

09 febbraio 2022

Giustizia: non servono riforme gattopardesche

Non è passata neppure una settimana dal pistolotto di Mattarella a camere riunite, con la sua intemerata sui problemi della giustizia, che vediamo quanto sia tenuta in considerazione.

Un tribunale, sia pur su ricorso di tre iscritti, ha emesso una ordinanza (se ho capito bene: inaudita altera parte, cioè senza aver ascoltato le ragioni della parte convenuta) con la quale si dichiara decaduto Conte da presidente del movimento cinque stelle.

Un altro magistrato, su ricorso di un ospedale bolognese, ha sottratto, limitatamente alla operazione in programma, la potestà parentale ai genitori che si opponevano non ad un intervento necessario al figlio, ma ad una trasfusione di sangue senza aver prima contezza della provenienza di tale sangue, richiedendo sangue da donatori non vaccinati (e si erano resi disponibili ben in 44).

Non so se sia più grave l'intromissione della magistratura nella gestione di un partito, influenzando quindi la politica in modo surrettizio e senza sottoporsi al giudizio degli elettori, l'unico che conti realmente, perchè l'unica volontà che conti è quella popolare, oppure l'intromissione nella Famiglia, imponendo la trasfusione di sangue proveniente da chiunque, contribuendo ad accreditare la aberrante teoria per cui i figli appartengano allo stato.

Forse è più grave che cittadini singoli o per conto di un ospedale ritengano di poter ricorrere alla magistratura (che, peraltro, interviene invece di archiviare) per far alterare le scelte legittime che sono state assunte all'interno di un partito (quando non si condividono idee di partiti, sindacati e associazioni, ci si dimette e si cambia o se ne costituisce uno proprio) e per limitare la possibilità dei genitori di educare e curare i figli in base ai propri insindacabili criteri.

E' la decadenza di una società quando ci si deve rivolgere ad un magistrato per ogni minima questione che non si ha il coraggio, la coerenza, la forza di risolvere in proprio.

I magistrati dovrebbero rifiutarsi di procedere su simili ricorsi, così come dovrebbero archiviare (e forse lo fanno, perchè dopo gli annunci non se ne sente più parlare se non in casi residuali) le miriadi di querele che vengono annunciate ad ogni piè sospinto, se appena qualcuno guarda storto qualcun altro o lo sbertuccia in un pubblico cinguettio.

Una vera riforma della giustizia si avrà quando sarà stato imposto ai magistrati un ben chiaro il perimetro di intervento e quella non sarebbe una riforma, ma una autentica, salutare Rivoluzione.

21 marzo 2021

La ruspa sul pianeta giustizia

Nonostante le rivelazioni contenute nelle conversazioni di Palamara, i magistrati militanti continuano imperterriti nella loro azione.

A Palermo la procura ha richiesto il rinvio a giudizio contro Matteo Salvini, allora ministro dell'Interno, che ha rallentato, nel suo mandato, l'arrivo di clandestini, obbligando anche l'unione sovietica europea a farsi carico di parte degli illegali.

In un paese dove vigesse la Giustizia, quella con la "G" maiuscola, Salvini non sarebbe neppure stato indagato e, forse, sarebbe stato ringraziato e premiato anche se, personalmente, ritengo ancora troppo debole il contrasto dell'immigrazione che si limita a bloccare le navi ong per ottenere una redistribuzione in Europa.

Per me nessuno di quei clandestini dovrebbe mettere piede in Italia o in una qualsivoglia nazione europea.

Se ci sono dei problemi in Africa, in Asia, nel Sud America, se ne faccia carico l'onu, sennò che cosa ci sta a fare ?

Si limita a drenare il nostro denaro da spartirsi tra i vari burocrati attraverso commissioni e comitati inutili ?

Si rimbocchino le maniche e vadano in Africa, Asia, Sud America, a loro spese, per sistemare le cose, ma non scarichino su di noi costi e oneri per problemi che non ci riguardano.

In Italia, invece, la politica si è fatta piccola davanti alla magistratura e ne subisce ogni prepotenza.

Ma è la politica che ci potrebbe salvare dalla magistratura militante, intervenendo come una ruspa sul sistema, l'ordinamento e il reclutamento del personale.

Ne sarà capace ?

19 marzo 2021

Dov'è la giustizia ?

Ascoltando il tg4 ieri sera, mi sono inaspettatamente trovato d'accordo con un comunista, il direttore del Riformista, Piero Sansonetti che si presenta in video con in primo piano un boccale con tanto di stella rossa.

L'argomento che vede una simile inedita concordanza è la giustizia che non c'è.

Lo spunto le due sentenze che hanno mandato assolti i presidenti dell'Eni Scarone e De Scalzi da una annosa indagine su presunte tangenti pagate alla Nigeria e l'assoluzione perchè il fatto non sussiste di diciotto imputati per presunte "spese pazze" alla regione Liguria, tra i quali l'ex vice ministro leghista del governo Conte 1, Edoardo Rixi, che fu costretto a dimettersi dallo strepitio dei cinque stelle, mettendo così un piccolo mattoncino alla caduta di quel governo.

Sansonetti ha, con grande foga, denunciato il comportamento della magistratura, dicendo, senza ipocrisie, che se la politica non tornerà ad affrontare il problema della magistratura, non se ne uscirà mai e mai potremo avere giustizia.

Non posso che concordare, ma dopo aver letto il Sistema di Palamara nell'intervista di Sallusti, dubito che sia sufficiente un ritorno della politica, ma occorre radere al suolo l'intera struttura, cambiare tutto il personale e il sistema di reclutamento.

Le due sentenze (che possiamo chiamare Eni e Rixi) hanno confermato che un cittadino Italiano non può avere alcuna fiducia nel sistema giustizia, perchè anche una assoluzione, dopo il linciaggio mediatico, non restituirà il tempo perduto, non avendo ancora i magistrati il potere di portare indietro le lancette del tempo.

28 febbraio 2021

Palamara mostra la nudità della magistratura italiana


Non ho acquistato subito il libro nel quale Alessandro Sallusti, direttore de Il Giornale, ha riportato una lunghissima intervista con Luca Palamare che, per oltre dieci anni, fu il dominus della magistratura italiana.

Un po' perchè alle mie idee sulla giustizia in Italia, ben note a chi mi legge, non pensavo potesse aggiungere molto, un po' perchè non mi piacciono i libri intervista.

Poi, vedendo che in libreria era sempre al primo posto (venerdì lo era ancora)  e leggendo nel contempo pochissime recensioni, anzi sembrandomi attivata quella congiura del silenzio per impedire che fosse diffuso, l'ho comprato e l'ho letto non come un noioso saggio, bensì voracemente come un lungo racconto dell'orrore del quale, però, manca (ancora) il lieto fine.

Sì, Palamara non aggiunge nulla alla mia disistima del sistema giudiziario italiano, ma rivela, con date, nomi (tantissimi nomi !) fatti, episodi e documenti quanto sia caduta in basso la giustizia italiana e quanto sia inaffidabile in ogni sua manifestazione.

Il sistema è un libro da leggere, che tutti dovrebbero leggere, che fino a dieci giorni fa aveva venduto ben 250mila copie e che è ancora in testa in molte classifiche di vendita nelle librerie.

Eppure la copertura mediatica è scarsissima ma, soprattutto, non ho letto nè di smentite, nè di querele da parte delle decine di personaggi citati nel libro.

Silenzio assoluto.

Un silenzio che parla più di mille comunicati e che mi convince sempre più che la giustizia italiana non ha bisogno di riforme, ma di una rivoluzione, con il pensionamento di tutti i suoi operatori e la ricostruzione ex novo su differenti basi, come la nomina dei giudici tra avvocati, giuristi, docenti di diritto di chiara fama e l'elezione popolare del procuratore che, a sua volta, potrà scegliere i suoi sostituti e tutti a tempo, con elezioni periodiche.

Una rivoluzione, insomma, che scardini l'impianto descritto da Palamara e che nessuna riforma potrebbe realizzare.

Leggetelo, leggetelo tutti.

31 luglio 2020

I cattocomunisti sempre contro gli Italiani.

Nello stesso giorno in cui appare la notizia che Soros e Rockfeller hanno denunciato l'Italia con la finalità di imporci tutti i clandestini presenti in Libia (un governo serio metterebbe fuori legge le associazioni che fanno riferimento a quei due e in galera i loro rappresentanti in Italia per attentato contro l'integrità,la sicurezzae l'economia nazionale) i cattocomunisti votano per un secondo processo a Salvini che è un processo agli Italiani che approvano quanto fatto da Salvini come ministro degli Interni.
È evidente che, in linea con la confessione di Giannini, eseguono gli ordini delle consorterie mondiali che si sono sentite minacciate da Salvini, certamente non fanno gli interessi degli Italiani, massacrati dalla dittatura sanitaria e minacciati dai continui sbarchi di clandestini.
La colpa di Salvini è aver dimostrato che si possono fermare gli sbarchi dei clandestini e bloccare le ong globaliste.
Mentre ancora oggi ascoltiamo da Conte e dai suoi ministri e sostenitori, discorsi con l'uso del futuro (faremo ... interverremo ... provvederemo ... apriremo) Salvini può dire: ho fatto, ho bloccato, ho ridotto gli arrivi di clandestini.
Vorrei che Salvini, diversamente da tutti i politici indagati, dichiarasse di ricusare i giudici perché, dopo Palamara, Franco e tanti altri casi, NON ha fiducia nella magistratura.
Ma, soprattutto, perché l'unico giudice naturale legittimato a decidere sui suoi atti politici è il Popolo, che si è chiaramente espresso alle elezioni europee del 2019 approvando la sua politica e conferendogli il 34% dei consensi.
In ogni caso, mantenendo la mia parola, per manifestare concreta solidarietà, mi iscriverò alla Lega, invitando a fare altrettanto tutti coloro che condividono la necessità di bloccare gli sbarchi, con le buone o con le cattive, anche se, come me, potrebbero essere tradizionalmente più inclini verso altri partiti e movimenti dell'area di Destra.
È il momento di stringerci tutti attorno ad una bandiera, ad un solo simbolo per combattere contro questo governo.
Avremo modo in futuro di marcare le nostre peculiarità quando sarà sventato il pericolo globalista.
Oggi, dopo il voto del senato, quella bandiera attorno alla quale raccogliersi è Salvini.


29 luglio 2020

Affidabilità e credibilità vanno meritate

La magistratura dopo Palamara, Franco, Vignali (e molteplici altri casi che non possono essere considerati eccezioni) avrebbe necessità di ricostruirsi una credibilità ed una affidabilità che oggi, agli occhi di milioni di Italiani produttivi e senzienti, non ha.
Ma può riuscirci se perseguita un ministro degli Interni che fermava gli arrivi dei clandestini e guarda da un'altra parte davanti a migliaia di clandestini che adesso, con un altroministro, sciamano in Italia, alcuni anche portatori del virus cinese?
Quale credibilità e affidabilità può mai recuperare se indaga il Governatore della Lombardia che ha ottenuto, nel pieno della crisi sanitaria, camici senza alcun esborso, mentre ignora i 14 milioni spesi dalla regione Lazio per NON ricevere delle mascherine?
E quale credibilità può avere se mette in piazza il fatto che Fontana ha un conto legittimamente scudato in Svizzera e che avrebbe dovuto essere coperto dal diritto alla riservatezza?
Perché scudare un conto, pagando quando previsto dalla legge per l'emersione dei patrimoni all'estero, è doverosamente una notizia riservata in quanto non è affatto sinonimo di reato.