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01 ottobre 2025

Liberi di scegliere

Due elezioni regionali sono passate e ve ne saranno altre cinque in un mese circa.

Leggo molti commenti, ma non in ordine all'interessante (per noi elettori) rapporto di forza tra Fratelli d'Italia e Lega che, mi sembra ormai chiaro, si rivolgono al medesimo elettorato, con marginali differenziazioni nelle parti più identitarie.

Se guardiamo lo sviluppo, nazionale e locale, del consenso elettorale nel Centro Destra, vediamo che una percentuale tra il 35% e il 40% rappresenta ormai quell'elettorato che vota esplicitamente, continuativamente e convintamente a Destra, scegliendo Lega o Fratelli d'Italia.

Quella percentuale potrebbe incrementarsi di un paio di punti in percentuale se non si disperdessero forze (e anche validi militanti) in liste monotematiche, malpanciste o "non è abbastanza".

Quello che è interessante rilevare è che l'elettore di Destra non ha, in linea generale, una preferenza pregiudiziale verso uno dei due partiti di riferimento.

La Lega nel 2018 e 2019 ottenne un grande consenso per le politiche di Salvini e per come le realizzava da Ministro dell'Interno, consenso non scalfito dalla rottura con Conte, ma devastato dalle scelte di entrare nel governo Draghi con i cattocomunisti e quindi di votare la rielezione di Mattarella, due circostanze fortemente sgradite alla base elettorale che, infatti, ha premiato, senza far perdere un solo voto al Centro Destra, Fratelli d'Italia.

Un voto premiante che è stato quindi confermato a seguito della caratura mostrata da Giorgia Meloni nella guida del Governo e nel suo approccio alla politica estremamente professionale, nonostante alcune, specifiche scelte che per una parte, anche consistente, dell'elettorato non sono condivise.

Ma l'azione complessiva di governo rispetta quello che è l'impegno assunto e la tendenza è a procedere con una politica che segna un cambio di rotta, magari molto più lento di quanto tanti di noi gradirebbero, rispetto agli undici anni precedenti da Monti a Draghi.

Questo si rispecchia nella ulteriore crescita di Fratelli d'Italia e nella impossibilità della Lega di ritornare a percentuali a doppia cifra.

Ma questo non deve essere un motivo di problemi per il Centro Destra, anche se è comprensibile che nella Lega ci sia qualcuno che rimpiange i tempi d'oro del 2018 2019.

La Lega si è stabilizzata su una percentuale di voti superiore alla media di quella che otteneva al tempo del primo Centro Destra e quei consensi sembrano fidelizzati, nonostante la forte attrattiva di Fratelli d'Italia e in proprio della Meloni.

Al contrario questa possibilità per gli elettori di Destra di scegliere tra due opzioni ugualmente attrattive, è uno stimolo ai rispettivi leaders per evitare quelle fughe in avanti che i consiglieri fraudolenti "professionisti dell'informazione", cercano di istigare, come già fecero, purtroppo con successo, con Fini e, nelle due occasioni ricordate, con Salvini.

Se la Meloni non farà errori non tanto in certe scelte soprattutto di politica estera, quanto nel rinunciare ad essere alternativa ad ogni schieramento o proposta dei cattocomunisti, allora Fratelli d'Italia resterà il partito di riferimento della Coalizione.

Se invece la Meloni dovesse, inopinatamente, scegliere qualche inciucio con i cattocomunisti, allora noi elettori avremo l'opzione alternativa, la Lega, da utilizzare senza favorire i cattocomunisti, disperdendoci in inutili e marginali liste di protesta o nell'astensione.



08 agosto 2024

Le due destre della Meloni e di Salvini

Fratelli d'Italia e Lega, da quando c'è Salvini che pure arriva da esperienze adolescenziali di estrema sinistra, rappresentano due destre, a volta sovrapponibili, altre complementari, altre volte ancora interscambiabili.

E' un bene per noi Elettori che possiamo scegliere, sapendo comunque di non buttare via il voto con l'astensionismo o il voto a liste monotematiche che durano una sola stagione e neppure di metterlo nel congelatore in attesa di tempi migliori.

Le regole non scritte della opportunità politica dicono che quando ci sono due partiti che sostengono Valori, Principi, Progetti similari, sia meglio dare forza a chi ha maggiori possibilità di incidere e di essere forza di aggregazione per trasformare quei Valori, Principi, Progetti in legge.

Ma c'è anche un altro modo per scegliere quale destra si predilige, sempre nella consapevolezza di non sprecare il proprio voto.

Le due destre di Salvini e della Meloni hanno caratteristiche comuni, ma origini e qualche venatura differente, un po' per i ruoli attualmente ricoperti dai due leaders, un po' per la storia dei due partiti.

La destra rappresentata da Fratelli d'Italia affonda le sue radici in Alleanza Nazionale e prima ancora nel Movimento Sociale Italiano.

Non ho dubbi sul fatto che se si potesse chiederglielo, Almirante indicherebbe nella Meloni la sua erede e in FdI la sua eredità.

E' una storia nobile, quella di Fratelli d'Italia, fatta di comunità, di battaglie politiche da minoranza, di coerenza.

Il personale politico di Fratelli d'Italia non è improvvisato, ma arriva da una lunga militanza di base, cominciata spesso, come nel caso della Meloni, dai banchi di scuola.

Ma anche la Lega ha una lunga storia di militanza di base, di banchetti per le strade, nelle piazze, su temi, però, in partenza diversi, ma ugualmente presenti nel sentimento profondo dell'Elettore di destra.

La riprova della intercambiabilità è data dal passaggio, praticamente senza eccezioni, del voto da uno all'altro partito quando uno (la Lega) ebbe uno sbandamento entrando nel governo Draghi assieme ai cattocomunisti e poi votò per la rielezione di Mattarella, che stiamo pagando ancora e pagheremo fino al 2029.

La Lega accarezza meglio il sentimento popolare su alcuni temi, come l'immigrazione, l'autonomia locale, l'appartenenza all'unione europea, di quanto non faccia FdI, ma molto è conseguenza del differente ruolo della Meloni che deve interloquire (probabilmente malvolentieri) con la Von der Leyen, Macron, Scholz) rispetto a Salvini che ha maggiore libertà e quindi può non andare per il sottile nel parlare di quei soggetti.

Se molti Elettori di destra auspicherebbero un partito unico, è bene ricordare come la somma di due partiti ha sempre dato un risultato inferiore alla sommatoria dei voti di quando erano separati.

Lo ha dimostrato il Psi con le sue ripetute scissioni e riunificazioni con il Psdi, lo hanno dimostrato i cosiddetti "laici" quando hanno tentato le liste uniche alle europee tra Pli, Pri e poi anche i radicali, ma la dimostrazione più eclatante è quella della Dc e del Pci che, divisi, al massimo del loro splendore, arrivavano al 70% e adesso, uniti nel Pd, festeggiano il raggiungimento (interamente a scapito del loro alleato Conte) del 24%.

Andrei quindi cauto a vagheggiare un nuovo Pdl o un Partito della Nazione, così come un partito, un terzo partito, di destra che faccia della "purezza" la sua battaglia iniziale.

Teniamoci queste due versioni di una destra vincente, di governo che, se rinforzata dal rientro di chi si è smarrito tra astensionismo e listini di tanta buona volontà e pochi voti, potrà dare e fare di più.

Per la nostra maggior soddisfazione e per uno scorno ancora maggiore di tutti i cattocomunisti.

 

13 maggio 2024

Fratelli d'Italia o Lega, tertium non datur

Dopo la sconfitta elettorale del 25 settembre 2022, assistiamo al tentativo di rovesciarne il verdetto da parte di tutta la variegata armata cattocomunista.

Come sempre, mettono in campo tutto quello che è a loro disposizione.

Il sindacato, la parte di magistratura militante e ideologizzata, la stampa allineata, il Vaticano e molte curie locali, il Quirinale ed i suoi sgambetti sotterranei uniti ad una logorrea infinita che porta Mattarella a dichiarare una e anche più volte al giorno su qualsivoglia argomento (grande nostalgia per la sobrietà dei telegrammi di Saragat solo in caso di decessi e di successi sportivi !), nani e ballerine che hanno trasformato molti programmi radio televisivi in festival dell'Unità.

E poi, ancora, le proposte più disparate e disperate per cercare di accalappiare quei boccaloni che ancora non si domandano come mai, avendo i cattocomunisti governato per quasi 11 anni consecutivi, scoprono solo adesso cosa si dovrebbe fare.

E non si domandano neppure perchè, dopo undici anni di governo, dopo averci lasciato con mille miliardi di debito in più rispetto al momento in cui rovesciarono il Governo Berlusconi, parlino ancora delle stesse cose.

Naturalmente il "no" è la facile via della distruzione.

No al premierato, no all'autonomia differenziata, no al ponte sullo stretto, no alla riforma della giustizia, no alla separazione delle carriere dei magistrati, no alla riduzione delle tasse, no alla libertà di utilizzare il contante.

L'unico sì che sanno dire è alla sottomissione.

Sì alla sottomissione verso il black lives matter, sì alla sottomissione verso le ong, sì alla sottomissione verso l'unione europea, sì alla sottmissione alla cancellazione della cultura, sì alla sottomissione alle politiche lgbt e gender, sì alla sottomissione al woke.

In questo quadro sarebbe criminale disperdersi alla ricerca del più puro e duro così come isolarsi in una sdegnosa e suicida astensione.

Si potrebbe fare un elenco di quello che, grazie all'attuale Governo, ci siamo evitati, a cominciare dal ddl Zan, dal Mes, per arrivare allo stop allo spreco di denaro pubblico con il reddito di cittadinanza e il superbonus.

Entro il 2027 dovremmo rientrare di cento miliardi di debito, il solo superbonus ha aumentato il nostro debito, fino ad ora, di ben 220 miliardi.

Ognuno di noi, anch'io, ha delle sue personali priorità che vorrebbe veder affrontate e risolte dal Governo e ci si adombra se queste non vengono affrontate, non vengono affrontate come vorremmo o, addirittura, vedono una soluzione contraria a quella che auspicheremmo (veggasi, per me, lo sbilanciamento verso l'Ucraina), ma è naturale che si abbiano queste differenze.

Se pensiamo quanto invece di male ne avremmo da un governo cattocomunista con la Schlein, Conte, Renzi, Calenda, la Bonino, Fratoianni, Bonelli (perchè per governare devono mettersi tutti assieme !) allora si capisce che votare Fratelli d'Italia o Lega non sarebbe solo una scelta di ripiego, come diceva Montanelli nel 1976 quando invitava a votare dc "turandosi il naso e tappandosi la bocca", ma una scelta positiva e propositiva, per cambiare questa aria mefitica che il politicamente corretto sparge sull'Italia e nel mondo.

E per cambiare non possiamo rivolgerci al nulla, a chi sostiene battaglie monotematiche, a chi non ha neppure la forza di andare oltre la sterile protesta.

In politica, quando si trovano ad operare più partiti e movimenti nell'ambito della stessa area, è opportuno unire le forze, non disperderle, soprattutto quando si combatte contro una forza che può contare su molteplici fonti di sostegno e di propaganda.

E il miglior modo per unire le forze è sostenere il partito della nostra area che risulti il più organizzato, il più forte, quindi il più attrattivo, rinunciando, al momento e nel nome di un interesse superiore, a qualche specificità identitaria, per favorire l'affermazione della nostra area nei confronti di quella avversa.

Il sistema elettorale vigente ci dice che, per le elezioni europee, la miglior scelta, produtiva di risultati e che non disperderebbe il nostro voto, è tra Fratelli d'Italia e la Lega.

Ogni altra scelta, favorirebbe la parte avversa, anche se non lo vogliamo, anche se facessimo quella scelta per opporci con maggior determinazione alla parte avversa.

Finchè esisterà democrazia, l'area di appartenza potrà prevalere, valutando il sistema elettorale di volta in volta vigente, facendo convergere il nostro sostegno sul partito più strutturato, più forte, più aggregante.


28 aprile 2024

Un voto ben speso

Solo due giorni fa il Ministro e segretario della Lega Salvini ha annunciato la candidatura del Generale Vannacci e, subito, è iniziata la canea cattocomunista, pronta a fare, gratis, la campagna elettorale per il Generale.

Il pd ha immediatamente diffuso una immagine con la faccia del Generale coperta in parte dalla scritta "ignoralo" che riproduco perchè l'invito ad ignorarlo rappresenta un forte impulso a votarlo.

Vengono estrapolate frasi da un contesto ben più articolato che sono i suoi due saggi e le sue interviste, ma i cattocomunisti non si rendono conto che citare il Generale Vannacci per le sue frasi sulla Identità Italiana, sull'aborto, sugli omosessuali, sulla Russia, sull'Europa, sulle classi differenziali, sui clandestini, significa far sapere agli Italiani che c'è una persona che, in questo momento, dice tutto quello che molti di noi pensano, ma sono costretti, pro bono pacis, per quieto vivere, a tacere.

Poi, certo, parleremo nel segreto dell'urna.

Non mi meraviglio che anche l'altra chiesa, quella di Bergoglio, si allinei alla chiesa rossa del pd, criticando il Generale: ormai il Vaticano è funzionale alle politiche immmigrazioniste, woke, lgbt e black lives matter, quindi non sposta più nulla, visto che gli stessi che applaudono Bergoglio, sono sempre quelli che applaudono la Schlein o Conte, Fazio o Scurati e tutti quelli che cercano un momento di notorietà pubblicando fotografie capovolte dei Leaders del Centro Destra.

E non mi spaventa che a criticare la sola candidatura del Generale Vannaci, ululando come assatanati, con la pretesa di farlo tacere quando esprime liberamente le sue Idee (che sono anche le mie e quelle di milioni di Italiani) siano gli stessi che non hanno fatto una piega per la candidatura di una signora in prigione in Ungheria con accuse gravissime e che, a quanto si legge, porta il fardello di quattro precedenti condanne.

E' talmente evidente che la canea rossa scatenata contro il Generale Vannacci non fa altro che spingere molti a votare per lui che, non potendo credere che i pubblicitari del pci/pds/ds/pd siano così rincitrulliti, mi viene il sospetto che l'obiettivo sia un altro: togliere voti a Fratelli d'Italia e alla Meloni per poter poi dire che gli Italiani hanno bocciato personalmente il Presidente del Consiglio ed il suo Governo.

Fratelli d'Italia sta giocando malissimo la "partita Vannacci", praticamente affidata all'astio verso il Generale di Crosetto e sono curioso di ascoltare l'intervento della Meloni oggi, alle 12.

Non credo parlerà del Generale Vannacci, ma volerà alto su proposte, progetti, sul "fare", ma è da vedere se il suo "fare" possa essere, come credo, molto vicino a quanto sostiene il Generale.

Certamente con la differenza formale nella parole pronunciate per la posizione che occupano rispettivamente: uno, il Generale, è un candidato emergente, l'altra, il Presidente, deve convivere e trattare quotidianamente con controparti spesso molto lontane dalle sue (e nostre) Idee.

Personalmente credo che il Generale Vannacci sarebbe stato un candidato più da Fratelli d'Italia che da Lega e, ancora di più, un ottimo candidato unitario del Centro Destra in un collegio uninominale.

I voti al Generale Vannacci, quindi, arriveranno da molti ambienti di Destra e alcuni, pochi o tanti, da chi, avendo purtroppo un solo voto, dovrà decidere se darlo a Fratelli d'Italia oppure sostenere il Generale Vannacci votando però Lega.

Per questo credo che la valutazione di chi vince e di chi perde, dovrà essere fatta non tanto sul singolo voto dei partiti, quando su aggregazioni per Ideali, Valori e Base elettorale.

A maggior ragione con la presenza del Generale Vannacci nelle liste della Lega, i due elettorati, di Fratelli d'Italia e della Lega sono sovrapponibili e intercambiabili.

Piccole cose, piccole o grandi candidature, a livello generale e locale, possono indurre, anche all'ultimo momento, un Elettore del Centro Destra a spostare il suo voto dalla Lega a Fratelli d'Italia o viceversa.

Per questo sarebbe opportuno fare una valutazione tra l'aspettativa e la realtà, sommando le percentuali dei due partiti, prima e dopo il voto.

Alle politiche del 25 settembre 2022, Fratelli d'Italia ebbe quasi il 26% e la Lega più dell'8%, in totale più del 34%.

I sondaggi in corso attribuiscono ai due partiti una percentuale complessiva tra il 34% e il 36%, proprio con un andamento che rispecchia quanto scritto in precedenza: il limite più alto della forbice per Fratelli d'Italia corrisponde a quello più basso della Lega e viceversa.

Se la candidatura del Generale Vannacci dovesse comportare una discesa di Fratelli d'Italia di uno o due punti, ma fosse compensata da una analoga ascesa della Lega, allora si vedrebbe confermata l'ampia fiducia al Governo in carica da parte dell'elettorato e, sotto un altro profilo, la forza della figura del Generale Vannacci che non dipenderebbe dai voti della Lega.

Certo, l'ideale sarebbe un successo tanto per la lista di Fratelli d'Italia quanto per quella della Lega con il Generale Vannacci ma, purtroppo, non possiamo dividere in due il nostro voto.

01 maggio 2022

Le elezioni dietro l'angolo

Fratelli d'Italia è il partito per il quale avrei votato se ci fossero state le elezioni oggi.

Domani non lo so, troppi sono i cambiamenti e le svolte che tutti i partiti compiono e troppe sono le incognite su come si comporrà la politica italiana nel prossimo futuro e sulla legge elettorale, tutti elementi necessari per poter decidere di esprimere un voto consapevole.

Avrei oggi votato FdI perchè, complessivamente, è il partito che sostiene il maggior numero di proposte che condivido, anche se non condivido affatto la presa di distanza dalla Le Pen e da Orban e, soprattutto, il sostegno alla guerra di Draghi e Mattarella (perchè è la LORO guerra, non certo quella del Popolo Italiano !) contro la Russia, che tanti danni provoca a noi Italiani.

Fratelli d'Italia è accreditato di un corposo 21-22% dai sondaggi che lo stimano in maggioranza quale primo partito d'Italia nelle intenzioni di voto degli Italiani.

Fratelli d'Italia gode della rendita di posizione di non essersi inquinato entrando nel governo Draghi come ha fatto una Lega in caduta libera nei sondaggi.

Fratelli d'Italia ha organizzato, per questo fine settimana, una conferenza nella quale è stato illustrato un progetto per l'Italia, dando corpo al sue essere partito guida di una eventuale coalizione di Centro Destra.

Come sempre condivisibile l'articolo di Marcello Veneziani oggi su La Verità che ha dedicato due pagine all'evento, uno dei primi che si svolgono in era post virus cinese e, auspicabilmente, non l'ultimo.

Apprezzerei molto una iniziativa di coalizione per degli stati generali ai quali chiamare iscritti ed elettori su base provinciale o regionale, che non ha nulla a che vedere con lo scimmiottamento delle primarie americane e, tanto meno, con la loro versione cattocomunista italiana.

I resoconti della conferenza sono leggibili ne La Verità, ma a me piace sottolineare un aspetto che non mi sembra sia stato colto (e magari non era neppure nelle intenzioni della Meloni).

Con questa conferenza organizzativa, con le proposte fatte, con il progetto di società e di Italia che ne esce, Fratelli d'Italia non solo prepara una base di utile discussione all'interno della Coalizione di Centro Destra, ma lancia un messaggio molto chiaro, che Veneziani interpreta come una sorta di "far finta" che siamo in un sistema non più bipolare, ma bipartitico.

Fratelli d'Italia ci dice (almeno questa è la mia interpretazione) che è sì disponibile a confrontarsi con gli altri partiti della Coalizione, ma che se questo confronto dovesse fallire perchè quei partiti continuano a sentirsi legati alla fedeltà a Draghi e compagni, allora tutto è pronto per un partito che raccolga gli elettori del Centro Destra, un grande contenitore dove potrebbero confluire quanti, con il mal di pancia, per disciplina di partito, continuano, nella Lega e in Forza Italia, a sostenere Draghi.

E, mi sembra di capire, questo contenitore, se dovesse emergere, potrebbe anche darsi un nome che eviti di dare l'impressione di una annessione a Fratelli d'Italia di pezzi della Lega e di Forza Italia, ma di una unione tra pari.

Unione tra pari e simili che non significa pensarla allo stesso modo su tutto, ma che porti, sui principali temi, quali le tasse, l'immigrazione, l'Unione del Male, la Sicurezza e il Primato degli Italiani, a condurre una battaglia forte, determinata e popolare.

11 aprile 2022

La lezione francese

Non scommetterei una lira sulla vittoria della Le Pen, ma per due settimane mi piacerà sognare.

Da Italiano guardo il risultato francese e penso che se da noi ci fossero quei numeri, la Destra vincerebbe.

Vincerebbe perchè non abbiamo il doppio turno che consente al presunto comunista duro e puro, Melanchon, dopo aver tamponato le perdite a sinistra e preso per i fondelli milioni di elettori che lo hanno votato, di precipitarsi a mangiare nella greppia del padrone e dire di non votare Le Pen, quindi di votare Macron, visto che al ballottaggio se non è uno è l'altro.

Ma vincerebbe soprattutto perchè i leaders delle frazioni di Destra (Zemmour e Dupont-Aignan) hanno invitato a votare per la Le Pen, come è giusto che sia perchè anche se abbiamo differenti priorità e ci consideriamo tutti più puri del nostro vicino, al dunque è necessario che i piccoli si adeguino e portino il loro contributo per rendere ancora più forte chi, nella medesima area, può tentare di battere l'avversario ben più distante.

Ecco, in Italia abbiamo un sistema elettorale che non garantisce la governabilità, ma evita le furbizie alla Melanchon.

Purtroppo abbiamo, al contrario, una pletora di piccoli leaders (alcuni anche convincenti, altri che stanno crescendo), con i loro movimenti da zero virgola, che si ritengono così puri da non volersi piegare alla logica della coalizione.

Se aspettiamo che arrivi un deus ex machina che rappresenti perfettamente le nostre idee e le nostre priorità e in tale attesa ci ritiriamo sdegnosamente sull'Aventino, vuol dire che vogliamo far restare al potere chi c'è.

Non possiamo pretendere che il partito di riferimento corrisponda in tutto alle nostre idee e se non è così, allora lo si abbandona.

Melanchon ha criticato Macron, ha riunito la diaspora della sinistra e, offrendola a Macron dietro la foglia di fico di non votare Le Pen, andrà a mangiare nella stessa greppia di Macron.

Noi siamo meglio.

Possiamo mantenere le nostre idee, le nostre priorità, ma accettando un cammino comune con altri che hanno un diverso ordine di priorità.

Nascono mille movimenti che traggono linfa da un medesimo terreno ideale e tutti quei rivoli di energia e di partecipazione finirebbero con l'essere dispersi se, al dunque, cioè nel momento elettorale, non venissero fatti confluire sul soggetto che l'esperienza pratica ha dimostrato essere quello più forte di tutto il panorama.

Fuor di metafora, chi alle prossime elezioni presenterà la propria lista da zero virgola o si ritirerà sdegnosamente nell'astensionismo invece di votare o partecipare in coalizione con Fratelli d'Italia, consentirà ai Draghi, ai Letta, alle Boldrini di turno di continuare a governare.

Si prenda esempio da Zemmour e da Dupont.Aignan: si confluisca sul candidato (lista) più forte che possa rappresentare una più vasta area ideale.

Il discorso, fino a poco tempo fa, poteva valere per la Lega che ha però disperso il suo primato con le scelte scellerate di partecipare e restare nel governo Draghi.

E, quindi, da qui al voto potrebbe non essere più Fratelli d'Italia il punto di riferimento, ma essere di nuovo la Lega o (improbabile) un soggetto differente che sparigli il gioco come fece Forza Italia nel 1994.

So che molti fanno le punte alla Meloni perchè è entrata nell'ambito Aspen con i conservatori, perchè ha rinnegato Putin, perchè non avrebbe fatto abbastanza contro la dittatura sanitaria.

Non cito l'aumento delle spese militari perchè le condivido in toto, visto che un'Italia Indipendente e Sovrana non può prescindere da Forza Armate pronte a difendere, armi n pugno, gli Interessi Nazionali (e in questo l'Ucraina insegna).

Ma è più importante se la Meloni sdegnasse il rapporto con i conservatori inglesi o americani, o se avesse fatto inutili manifestazioni di piazza contro il green pass, o invece raggiungere una maggioranza che archivi, tanto per citare, ius soli, ddl zan, revisione degli estimi del catasto ?

Senza contare che anche sulla politica sanitaria non ci sarebbe la stessa dittatura imposta da Conte, Draghi e Speranza e in politica estera faremmo molto meno da tappetino all'Unione del Male e allo sveglione di Washington.

So che molti, sensibili a singole questioni che non sono state trattate come avrebbero voluto dalla Meloni, saranno ostili al mio ragionamento, ma la realtà è quella che ho descritto.

Apertissimo a valutare alternative, purchè siano concretamente rappresentative della realtà e non ipotesi fondate solo sulle personali speranze.