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Si devono intraprendere le guerre per la sola ragione di vivere senza disturbi in pace (Cicerone)

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18 marzo 2023

Aspirano all'olocausto nucleare

La corte di giustizia (?) internazionale dell'Aia, cui non aderiscono Russia e Stati Uniti, ha spiccato un mandato di cattura contro, nientepopodimeno che, Vladimir Putin, il Presidente della Federazione Russa.

Replicando quanto accaduto con il presidente serbo Milosevic che morì misteriosamente in carcere durante il processo a suo carico e mentre si apprestava a salire sul banco dei testimoni, Giuliano Amato, quello che nottetempo nel 1992 strisciò dentro i nostri conti correnti per sottrarci il 6 per mille dei nostri risparmi, auspica una soluzione al problema, offrendo a Putin un caffè alla Sindona.

Non sia mai che Putin, qualora fosse catturato, cominci a parlare ed a rivelare accordi, patti, colloqui e trattative.

Se si persegue una soluzione pacifica del conflitto spiccando mandati di cattura verso i capi di stato nemici, allora possiamo essere certi che la guerra, con tutte le sue turbolenze e conseguenze anche economiche, anche per noi, si protrarrà oltre ogni ragionevole limite.

A meno che Putin, ormai "condannato" dalla Nato, non decida di farla finita usando le armi nucleari a sua disposizione.

Sperando quindi che la Nato non reagisca a sua volta innescando un olocausto nucleare.

Se Putin aveva a mio modo di vedere ragione nel dare protezione ai russi di Crimea e del Donbass perseguitati dagli ucraini e da Zelensky e se ha fatto male i suoi conti pensando di poter terminare in pochi mesi una guerra contro l'Ucraina finanziata e armata dalla Nato, l'Occidente a guida Biden si sta progressivamente mettendo dalla parte del torto, costretto com'è ad alzare continuamente l'asticella dello scontro.

Ormai si sono persi i conti delle sanzioni disposte contro la Russia, dei capitali impiegati per armare e finanziare l'Ucraina, dello sforzo di spionaggio per indicare agli ucraini quando e dove colpire, dei costi immensi della crisi energetica, della carenza di gas e petrolio.

Per non parlare del costo politico enorme per aver regalato la Russia alla Cina, esattamente come fecero Inghilterra e Francia nel 1936 che, con le sanzioni contro di noi per aver conquistato l'Etiopia, cioè per aver fatto quello che loro avevano già fatto con tutto il resto dell'Africa e dell'Asia, spinsero l'Italia di Mussolini tra le mortali braccia della Germania di Hitler.

Ma la Storia probabilmente non è conosciuta da Biden e dai suoi accoliti, probabilmente più propensi a contare i dollari che a conoscere, per evitarli, gli errori del passato.

Siamo costretti a sperare che Putin perda la guerra o perda il potere, perchè non possiamo "tifare" per quelli contro i quali si è schierato ufficialmente il nostro governo, a prescindere dalle ragioni dell'una o dell'altra parte.

Ciò non toglie che mi auguro che si fermino, tutti, prima di salire quell'ultimo gradino che ci porterebbe all'olocausto nucleare, realizzando forzatamente quella riduzione di popolazione, soprattutto europea, bianca, occidentale, come è nelle visioni dei sostenitori del grande reseat.

06 luglio 2022

In ginocchio da te

Draghi è un fan di Gianni Morandi, del Gianni Morandi di annata, di quegli anni Sessanta in cui cantava "In ginocchio da te".

Così, dopo aver interpretato il ruolo del cavaliere impavido che difendeva la pulzella di Bruxelles dal "dittatore" Erdogan, eccolo precipitarsi con la crema del governo da Erdogan, non più dittatore, non più massacratore di curdi, non più tiranno all'interno e sessista ovunque.

Lo schifo che, quotidianamente, ispira Draghi è inenarrabile, non serve neppure commentare, perchè lo sputtanamento se lo autoinfligge.

Adesso aspettiamo che vada in ginocchio anche da Putin, considerando che ci hanno affibbiato l'adozione del Donbass per la ricostruzione.

Un territorio che, prima di poter sviluppare ogni ricostruzione con i relativi affari, dovrebbe essere recuperato dall'Ucraina (e i Russi staranno a guardare ?).

A meno che Draghi non si prepari all'ennesimo salto trasformista, recandosi in ginocchio da Putin dopo averlo già fatto con Erdogan.

Tanto, ormai, la sua credibilità è pari a quella di Mario Monti e, assieme, non fanno la temperatura sulla superficie esterna di Plutone.

05 novembre 2008

America addio. Forza Putin

Il suicidio è compiuto.
Grazie ad una scelta inaspettatamente masochista, inquinata dal “politicamente corretto” di una canea mediatica tutta schierata a senso unico, gli Stati Uniti abdicano alla leadership dell’Occidente che fino ad oggi (e fino alle ore 12 di Washington del 20 gennaio 2009) detenevano (deterranno) in modo indiscusso.
Gli americani hanno eletto il loro Odoacre e “ucciso” il loro Oreste decretando la fine del loro imperium.
Il risultato di queste elezioni impedisce ora di volgersi a Washington per avere risposte, in linea con i Valori della nostra Tradizione, alle sfide che vengono lanciate alla nostra Civiltà.
L’elezione di un elemento le cui radici sono ben lontane da quella Civiltà e quella Cultura che ha nella Romanità e nella Cristianità le sue fonti e nell’Europa la sua culla, mi inducono a rivolgere altrove la mia attenzione per continuare una battaglia che rispetti una Tradizione, rigettata dal voto americano.
Il pericolo davanti al quale siamo ora posti è che da Washington arrivino input distruttivi per la nostra Civiltà, visto che il nuovo presidente discende da un padre africano e da una madre ultra liberal che abbandonò persino il suo paese di cui ne disconosceva, con la politica, l’intima essenza e c’è da domandarsi con preoccupazione quanto i suoi genitori saranno presenti – inquietanti ombre – nelle sue scelte.
Ugualmente della moglie si conoscono, prima di essere candidata a diventare first lady, giudizi fortemente negativi verso gli Stati Uniti, disprezzando quindi quella nazione – ma soprattutto le sue radici e origini - di cui suo marito sarà purtroppo presidente.
Lo stesso neo eletto ha manifestato tendenze inequivocabilmente socialiste, con frequentazioni ambigue quando non pericolose e sospetti di simpatie musulmane.
Ci sono tutti gli ingredienti per fare una miscela esplosiva che potrebbe distruggere l’Occidente e il benessere di tutti noi, soprattutto con un presidente ambizioso, inesperto, obbligato a dimostrare di essere e di esserci, più di qualsiasi altro suo predecessore e, nel contempo, rappresentante di una tradizione che non è quella che ha fatto grandi gli Stati Uniti.
Tutti coloro che hanno a cuore le sorti di quella Civiltà che si è snodata da Roma a Washington, passando per il glorioso periodo imperiale Britannico e la stagione del Colonialismo europeo (quando l’europa era l’Europa) devono ora guardare oltre questa sconfitta, facendo quadrato attorno all’ultimo baluardo di una Civiltà affine, quella Russa, che, anche se solo di recente, ha riscoperto il valore della Tradizione.
Gli Americani hanno preferito scegliere il candidato amato dai loro nemici e rifiutare quello che avrebbe rinnovato la fiducia dei loro amici e meritano di non avere più amici, perché quelli di sempre guarderanno altrove e, come sempre avviene, i vecchi nemici resteranno tali, pronti a bruciare la loro bandiera.
Putin non è la scelta migliore e non sarebbe la prima scelta.
Per ora è l’unica scelta che ci è rimasta.

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08 giugno 2007

L'emergenza non è il clima


Il G8 tedesco si è chiuso nel segno di George W. Bush che ha dimostrato di essere tutt’altro che quell’ “anatra zoppa” che i commentatori “liberal” delle due sponde dell’Atlantico millantavano che fosse.
Ha accontentato la vecchia e debole europa con una dichiarazione di principio, non vincolante sulle emissioni dei gas c.d. “inquinanti”, ma non è arretrato di un millimetro dal considerare inutile, come inutile è, il trattato di Kyoto.
L’emergenza, infatti, non è il clima, che solo gli ecoambientalisti con pesanti interessi nel business del settore stanno propagandando come tale.
L’emergenza è quella di sempre: il terrorismo islamico e comunista.
Con il corollario della necessità di indirizzare i paesi più poveri sulla via di uno sviluppo, applicando l’unico modello vincente: quello Occidentale basato sulla Libertà.
I due aspetti sono legati tra loro.
Il comunismo ha impedito, con la favola del “tutti uguali”, che i paesi del terzo mondo, usciti troppo frettolosamente dalla guida Occidentale dell’epoca coloniale, potessero svolgere le loro esperienze e far sedimentare una coscienza civile e produttiva.
L’islam che, a differenza del Cristianesimo, si è posto sin dalla fondazione obiettivi di conversione forzata e con l’uso di strumenti militari, irrigidendosi in riti e conservando costumi che, in breve, lo hanno consegnato sempre più al passato, impedendo lo svilluppo civile dei popoli lui assoggettati.
Questi due grandi movimenti politici e religiosi, sommati, hanno trovato terreno fertile nell’ignoranza e nella povertà di popolazioni appena uscite, grazie al Colonialismo, dai primitivi costumi tribali da età della pietra e hanno impedito loro di accedere all’unico modello di sviluppo vincente, arrivandovi solo di recente, in ritardo cosmico e con un gap improbabile da recuperare nel breve.
Questo comporterebbe uno sforzo da parte delle nazioni evolute per innalzare il livello di conoscenza di quelle in via di sviluppo, sennonché abbiamo ancora da affrontare un nemico pronto, come abbiamo visto l’11 settembre 2001, a colpirci appena abbassiamo la guardia o mostriamo segni che loro interpretano di debolezza.
Queste sono le vere priorità che vorrei venissero affrontate dai 7 Grandi (l’ottavo partecipante, tutt’altro che “grande”, questa volta era Prodi …) invece di lasciarsi coinvolgere dalle sòle ecoambientaliste.
Il problema, la sfida che la Civiltà, quindi le nazioni che ne sono la massima espressione e i Capi di queste nazioni, si trova a dover affrontare è rispondere ad un semplice (nella sua formulazione) quesito:
come coniugare l’esigenza di proseguire, senza fermate o arretramenti, nel cammino del progresso e, al tempo stesso, spingervi anche le nazioni sottosviluppate, senza scoprire il fianco ai rigurgiti comunisti e al terrorismo islamico.
A questa domanda l’onu è del tutto incapace di rispondere, le organizzazioni mondiali hanno una visione solo di parte, per il proprio interesse, e un G8 diviso non ha saputo dare risposta.
E in tutta questa confusione, sembra che l’unico ad aver le idee chiare sia George W. Bush, Presidente degli Stati Uniti e Leader del Mondo Libero, che ha anche saputo offrire un cammino comune alla Russia di Putin, senza piegarsi alle minacce, ma comprendendo che la più grande democrazia del mondo e la più giovane democrazia europea, devono e possono rispondere alle sfide del futuro agendo assieme.
Tocca a Putin, tocca ai russi ora dimostrarsi all’altezza di una sfida che vede irrimediabilmente esclusa la vecchia e debole europa.

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