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17 ottobre 2025

Il prelievo sulle banche

Nel momento in cui il Governo ripropone una manovra che include un esproprio finanziario nei confronti delle banche, torno a parlarne nella vaga speranza che qualcuno cominci a pensare che le tasse, tutte le tasse, contro chiunque, sono il Male, necessario solo se limitate negli importi, nel numero, nella macchinosità e unicamente finalizzate a far funzionare la macchina essenziale dello stato.

Così, pur condividendo la ormai acclarata prudenza della Meloni, anche in campo finanziario, che ci ha permesso una stabilità sconosciuta all'Italia da molto tempo, forse addirittura dal 1962 quando i socialisti nella maggioranza di governo, poi, dal 1964, direttamente al governo, cominciarono a distruggere la nostra economia, sana fino al loro arrivo, esprimo la mia totale contrarietà a qualsiasi tipologia di prelievo ulteriore, rispetto alle regolari imposte sul reddito delle persone giuridiche, contro le banche (e le assicurazioni e qualunque altro soggetto ci si possa inventare).

L'extra prelievo sarà un danno prima di tutto per chi ha investito nelle azioni bancarie, che già oggi stanno appesantendo un mercato azionario già di suo in flessione a causa della crisi delle banche regionali statunitensi.

Se fossi un trader, in questo momento rischierei di veder bloccate tutte le mie operazioni che verrebbero eseguite, sul portafoglio bancario, in perdita, mentre da cassettista vedrei la diminuzione del valore virtuale del mio patrimonio, per il solo effetto del calo delle quotazioni.

Da azionista, cassettista, dovrei mettere in conto una riduzione del dividendo che deve premiare il rischio che mi sono assunto (io, non quelli che beneficeranno per prelievo sulle banche !) nell'investire in quella determinata azienda, di quel determinato settore.

Da dipendente saprei che la quota variabile della mia retribuzione, fondata essenzialmente sul sistema premiante, subirebbe una decurtazione perchè il prelievo straordinario ridurrebbe il montante disponibile per tale attività.

Da cliente dovrei attendermi qualche ricarico su spese, commissioni e anche sui tassi.

E' la solita conclusione di ogni tassazione: lo stato si appropria di denaro sottraendolo alla disponibilità di chi ne avrebbe diritto perchè legittimamente guadagnato, per distribuirlo a chi, spesso, nulla ha rischiato perchè quel denaro venisse guadagnato.

Il miglior uso del mio denaro è quello che decido io, non quello che decide lo stato per me.

Se poi guardiamo a qualche bilancio, statale o locale, vediamo centinaia di milioni, che sommati diventano miliardi, anche cinque miliardi come il prelievo straordinario sulle banche, dispersi in agevolazioni, premiazioni, incentivazioni, contributi, rottamazioni, scorte, sovvenzioni e tutto l'armamentario di uno stato assistenzialista che non dovrebbe più aver ragione di esistere.

Spiace che sia il Governo Meloni a continuare in questa pessima politica fiscale.

Spiace che, almeno, quei cinque miliardi non vengano utilizzati per abolire provvedimenti fiscali odiosi come il capital gain, la tassa trimestrale sui depositi, la tassa sugli acquisti di determinate azioni e riducendo l'imposta fissa, oggi, grazie a Renzi salita al 26%, riportandola al ben più umano limite del 12,50%, come per i titoli di stato, anche per garantire una doverosa par condicio tra le offerte finanziarie pubbliche e quelle private.

28 luglio 2011

Cos'hanno in comune industriali, sindacati e banchieri ?

E' stato dato grande rilievo all' "appello" lanciato congiuntamente dai vertici industriali, sindacali (tranne la Uil di Angeletti che si è chiamata fuori: la fotografia è d'archivio e al posto di Angeletti immaginate ci sia il presidente di Abi e Mps Mussari) e dei banchieri per una "discontinuità" nella politica economica del Governo.
Cos'hanno in comune Marcegaglia e Camusso, Mussari e Bonanni ?
L'interesse all'intervento della "mano pubblica", cioè l'uso dei fondi del tesoro, derivante dalle nostre tasse, per gli interessi delle categorie che rappresentano.
Rottamazioni, agevolazioni fiscali, posti da statali sicuri e tranquilli, sono stati i gettoni pagati da sempre dalla sinistra alla "pace sociale".
In sostanza, noi contribuenti pagavamo tasse salatissime e questi soldi, invece di essere trasformati in servizi o utilizzati per ridurre lo stratosferico debito pubblico lasciatoci in eredità dalla prima repubblica della Dc e del pci, venivano utilizzati per favorire le rottamazioni di auto, frigoriferi, elettrodomestici vari.
Oppure venivano utilizati per consentire agevolazioni fiscali nelle acquisizioni bancarie.
O, anche, ad aumentare numero e stipendi di un personale pubblico tanto meno efficiente, quanto più privilegiato (ricordiamoci, ad esempio, le migliaia di dipendenti Olivetti dichiarati in esubero da De Benedetti e quindi piazzati nella pubblica amministrazione ... a spese nostre).
Nulla di nuovo, quindi, sotto il sole.
Marcegaglia cerca disperatamente di evitare di passare alla storia come colei sotto la cui presidenza si frantumò la Confindustria con l'uscita della Fiat e allora cerca di ottenere vantaggi per la categoria.
I sindacati cercano di difendere il cuore del loro potere (i dipendenti pubblici: un esercito di quattro milioni e mezzo di persone).
I banchieri cercano nuove strade per continuare a presentare bilanci da sogno e quindi percepire emolumenti milionari (in euro).
La loro discontinuità deriva solo dal fatto che, per quanto poco, timidamente e male, il Governo Berlusconi ha cominciato a tagliare dove c'era spreco di risorse pubbliche e questo ha toccato direttamente chi ne traeva vantaggio.
La loro discontinuità è, in realtà, un ritorno all'assistenzialismo di stato, pagato dalle tasse dei cittadini, per perpetuare una situazione di privilegio.
E in questo si trovano perfettamente d'accordo, del resto mi sembra che siano anche tutti orientati a sinistra.
Della Camusso non c'è dubbio: la cgil infila sempre una critica al Governo anche quando parla del sesso degli angeli.
I banchieri sono stati ripetutatamente e diligentemente in fila per votare alle primarie del pci/pds/ds/pd sin dal 2006 (come riportarono i quotidiani).
Marcegaglia ... non ha fatto nulla di così eclatante, ma il quotidiano della Confindustria non è certo amico del Governo Berlusconi.
Discontinuità ?
Meglio di no, troppo onerosa (per noi contribuenti).

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18 giugno 2010

Tassa sulle banche: una boiata pazzesca !

I governi europei sembra abbiano trovato un accordo per appioppare una tassa sulle banche.
Come in una vignetta di Forattini di tanti anni fa (credo sia del 1992) in cui si vedeva Craxi che guardava Amato (disegnato come un topo) uscire da una cassaforte con bracciate di banconote e che gli diceva: io i soldi vado a prenderli dove ci sono, così la vecchia e stanca europa, invece di procedere con decisione sulla strada indicata anche dalla manovra del Governo Italiano dei tagli al pubblico, cerca di rimpinguare le casse cui attingere con una nuova tassa.
E’ una scelta sbagliata e solo demagogica.
Infatti suscita gli entusiasmi di chi, dimostrando una accentuata miopia, pensa che con quella tassa siano puniti tutti coloro che, in qualche modo, lui crede abbiano provocato la crisi finanziaria o, più meschinamente, pensa lo abbiano personalmente danneggiato magari rifiutandogli un fido o applicando un tasso superiore a quello del vicino.
Se qualcuno crede che “le banche”, questo Moloch senza volto e senza identità, pagheranno qualcosa, si tolga ogni illusione.
Che la tassa sia applicata sul risultato netto, su quello lordo, sul patrimonio, sulla raccolta, gli impieghi o quant’altro, le contromisure saranno rapide ed efficaci e andranno sostanzialmente in tre direzioni.
La prima relativa ad una attenta imputazione delle voci di bilancio, magari aumentando gli accantonamenti se sarà utile allo scopo o svalutando/rivalutando (a seconda della opportunità) il patrimonio, per neutralizzare in tutto o in parte gli effetti della tassa, riducendo quello che, comunque, dovranno pagare agli stati.
In secondo luogo applicando nuove commissioni (o simili) e aumentando quelle in essere in modo da scaricare sui clienti parte del costo della tassa europea che, così, sarà pagata dai semplici cittadini che, magari, alla notizia della decisione europea hanno entusiasticamente applaudito.
In terzo luogo riducendo i costi del personale, cioè bloccando o limitando gli aumenti contrattuali attesi in Italia con la scadenza del contratto il prossimo 31 dicembre provocando, quindi, un maggior interesse dei dipendenti a quella parte variabile di salario che è rappresentata dai sistemi incentivanti e che deriva sostanzialmente dai risultati della vendita ai prodotti.
Così, anche in questo caso, il costo finale della tassa europea sarà pagata dai clienti delle banche.
Ma a parte questo arido e noioso conteggio da ragionieri su chi in realtà pagherà la tassa europea sulle banche, c’è un motivo di gran lunga più rilevante per essere contrari alla decisione di ieri ed è proprio il principio malsano della introduzione di una nuova tassa, invece di ridurre ed eliminare quelle esistenti.
Aumentare o introdurre nuove tasse è una aberrazione perchè abbiamo abbondantemente visto l’uso che il pubblico fa dei soldi che sottrae ai contribuenti e non ha alcuna importanza se questi sono semplici privati, lavoratori dipendenti, autonomi, professionisti, pensionati oppure industrie, commercianti, artigiani o banche.
Consentire che il pubblico continui a disporre di troppo denaro, significa perpetuare una situazione in cui il contribuente è sottoposto ad una condizione servile, dovendo acconsentire che, con il denaro che lui guadagna, altri decidano come e dove spenderlo.
La strada maestra è la riduzione della spesa pubblica che vada a braccetto con la riduzione delle tasse e la fornitura di servizi a prezzi di costo che siano pagati da chi ne usufruisce e non dalla totalità dei cittadini.
La strada maestra è la manovra Tremonti, con un budget fisso (e progressivamente ridotto) per tutti gli enti pubblici (dalla magistratura alle regioni, dai comuni alle scuole, al catasto, ai ministeri, alla sanità) all’interno del quale decidere le spese e rapportarvi i costi.
Il buon amministratore riuscirà a fornire i servizi essenziali senza sforare.
Il cattivo amministratore non sarà capace di farlo e, meritatamente, sarà cacciato a calci nel fondo schiena e senza alcuna buonuscita anzi venendo chiamato a rispondere personalmente dei “buchi” provocati dalla sua imperizia.
Nel contempo ognuno di noi vedrà progressivamente aumentata la sua capacità economica grazie ad una progressiva riduzione delle tasse.
Aumentando la capacità economica, aumenterà anche la capacità di spesa diventando un volano per l’economica, giacchè ognuno di noi preferisce, di gran lunga, spendere in base ad una propria decisione per quel che interessa, piuttosto che vedersi sottratti denari dalle tasse per vederli volar via verso indistinti lidi e sconosciute tasche.
Ecco perchè la tassa sulle banche decisa, unanimemente, dai governi europei è una autentica bestialità o, come Villaggio fece dire a Fantozzi (in un rigurgito di dignità all’ennesima proiezione del noiosissimo “La corazzata Potemkim”): una boiata pazzesca !


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