Con un nesso di causalità che solo uno sciocco potrebbe negare, dopo le giuste esternazioni di monsignor Bagnasco sulla deriva morale che discenderebbe dall’approvazione delle unioni omosessuali, a Genova, città di cui il prelato è vescovo, sono apparse scritte minacciose nei suoi confronti, al punto da richiedere una riflessione su una protezione da accordargli da parte della prefettura.
Una riflessione che ci informa quanto siano prese sul serio, e quale grado di pericolosità abbiano, quelle scritte che, evidentemente, non sono opera di un singolo mentecatto, mentalmente disturbato.
Abbiamo già avuto modo di concordare con le parole del neo Presidente della Cei per la concretezza con la quale ha affrontato il problema che deriva dalla fuga in avanti (verso l’abisso) di chi propone le unioni omosessuali.
Ma è opportuno adesso vedere quali reazioni suscita la semplice proposizione di idee non collimanti con gli esagitati sostenitori di siffatta proposta.
Le minacce che colpiscono il vescovo di Genova rappresentano una grave intimidazione, pari a quelle promosse dai fondamentalisti islamici contro chi ha ironizzato su Maometto o chi scrive per informare sui loro costumi e religione (ricordo qui la Santanchè per un libro sul velo o in passato la fatwa contro Salman Rushdie per i suoi versetti satanici).
Al punto che c’è da temere che qualche squilibrato trasformi in atto concreto la campagna d’odio scatenata contro chi “si permette” di contrapporre alla deriva il richiamo ad una visione morale della società.
E non mancano esempi (il regista Van Gogh, Don Santoro) e non dimentichiamoci di quanto la Chiesa ha pagato per il solo fatto di esprimere delle idee, nell’America Latina (tanto da regimi militari, quanto da quelli comunisti), negli anni dell’occupazione comunista nell’est europeo, nella Cina comunista, nella penisola indocinese.
Vediamo oggi come si propaghi, là dove la sinistra è al potere, una legislazione repressiva della libertà di opinione.
In Italia il ddl Mastella che vorrebbe sopprimere la libertà di sostenere idee non conformi a quella del “grande fratello” politicamente corretto.
In Brasile dove è legge la proibizione di criticare gli omosessuali.
In sostanza, noi dobbiamo sopportare la pubblicità insistente di chi sostiene la normalità dell’omosessualità (un autentico ossimoro), ma costoro non accettano che noi si possa sostenere il contrario.
Ci sono locali per omosessuali, ma è vietato che ci siano locali per gli eterosessuali (se ce ne fosse uno, il gestore verrebbe sicuramente processato in base a qualche menata su un presunto “razzismo”).
Mi viene in mente la famosa barzelletta dei tre vecchietti al parco.
Il primo, osservando i costumi di oggi, che ricorda: “una volta gli omosessuali erano perseguitati”.
Il secondo, che prosegue: “poi furono tollerati”.
Il terzo, con un sospiro: “adesso sono elogiati”.
Tutti e tre, all’unisono: “scappiamo, prima che lo rendano obbligatorio” !
Ecco, non vorrei che, a forza di tentare impedire la libera espressione di chi si oppone alle unioni omosessuali, si arrivi, con minacce e repressioni, se non a rendere l’omosessualità obbligatoria, almeno a richiedere un “giuramento” di “correttezza politica”.
Anche per questo scenario futuribile, dobbiamo scendere con sempre più convinzione e decisione in campo, a fianco della Cei, per impedire l’approvazione di leggi diseducative e che spalancano la porta ad ogni tipo di devianza.
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Una riflessione che ci informa quanto siano prese sul serio, e quale grado di pericolosità abbiano, quelle scritte che, evidentemente, non sono opera di un singolo mentecatto, mentalmente disturbato.
Abbiamo già avuto modo di concordare con le parole del neo Presidente della Cei per la concretezza con la quale ha affrontato il problema che deriva dalla fuga in avanti (verso l’abisso) di chi propone le unioni omosessuali.
Ma è opportuno adesso vedere quali reazioni suscita la semplice proposizione di idee non collimanti con gli esagitati sostenitori di siffatta proposta.
Le minacce che colpiscono il vescovo di Genova rappresentano una grave intimidazione, pari a quelle promosse dai fondamentalisti islamici contro chi ha ironizzato su Maometto o chi scrive per informare sui loro costumi e religione (ricordo qui la Santanchè per un libro sul velo o in passato la fatwa contro Salman Rushdie per i suoi versetti satanici).
Al punto che c’è da temere che qualche squilibrato trasformi in atto concreto la campagna d’odio scatenata contro chi “si permette” di contrapporre alla deriva il richiamo ad una visione morale della società.
E non mancano esempi (il regista Van Gogh, Don Santoro) e non dimentichiamoci di quanto la Chiesa ha pagato per il solo fatto di esprimere delle idee, nell’America Latina (tanto da regimi militari, quanto da quelli comunisti), negli anni dell’occupazione comunista nell’est europeo, nella Cina comunista, nella penisola indocinese.
Vediamo oggi come si propaghi, là dove la sinistra è al potere, una legislazione repressiva della libertà di opinione.
In Italia il ddl Mastella che vorrebbe sopprimere la libertà di sostenere idee non conformi a quella del “grande fratello” politicamente corretto.
In Brasile dove è legge la proibizione di criticare gli omosessuali.
In sostanza, noi dobbiamo sopportare la pubblicità insistente di chi sostiene la normalità dell’omosessualità (un autentico ossimoro), ma costoro non accettano che noi si possa sostenere il contrario.
Ci sono locali per omosessuali, ma è vietato che ci siano locali per gli eterosessuali (se ce ne fosse uno, il gestore verrebbe sicuramente processato in base a qualche menata su un presunto “razzismo”).
Mi viene in mente la famosa barzelletta dei tre vecchietti al parco.
Il primo, osservando i costumi di oggi, che ricorda: “una volta gli omosessuali erano perseguitati”.
Il secondo, che prosegue: “poi furono tollerati”.
Il terzo, con un sospiro: “adesso sono elogiati”.
Tutti e tre, all’unisono: “scappiamo, prima che lo rendano obbligatorio” !
Ecco, non vorrei che, a forza di tentare impedire la libera espressione di chi si oppone alle unioni omosessuali, si arrivi, con minacce e repressioni, se non a rendere l’omosessualità obbligatoria, almeno a richiedere un “giuramento” di “correttezza politica”.
Anche per questo scenario futuribile, dobbiamo scendere con sempre più convinzione e decisione in campo, a fianco della Cei, per impedire l’approvazione di leggi diseducative e che spalancano la porta ad ogni tipo di devianza.
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