Ciò che è bene per la sinistra è male per l’Italia. Ciò che è male per la sinistra è bene per l’Italia.

Web blacknights1.blogspot.com
penadimorte.blogspot.com svulazen.blogspot.com
Si devono intraprendere le guerre per la sola ragione di vivere senza disturbi in pace (Cicerone)

No alla deriva

No alla deriva
Diciamo NO alla deriva
Visualizzazione post con etichetta CEI. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta CEI. Mostra tutti i post

11 maggio 2010

Una demagogica captatio benevolentiae non salverà la Cei

Nel pieno degli attacchi che, essenzialmente dagli ambienti di sinistra e radicali, laicisti ed atei, partono quotidianamente contro la Chiesa e le sue Gerarchie, la Cei sembra piegarsi al vento e tentare una demagogica captatio benevolentiae verso quegli stessi ambienti ostili.
Facendo ciò, però, irrita e rende diffidenti nei suoi confronti tutti coloro che, fino ad oggi non hanno ritenuto di unire la propria voce al coro di critiche, che spesso arrivano all’insulto, contro la Chiesa.
Non posso sapere cosa muova i dirigenti della Cei ad avventurarsi fuori dal proprio “core business” che è la religione e la morale ad essa collegata, certo è che, senza acquisire consensi tra la popolazione ostile, così facendo ne perde tra quella potenzialmente alleata.
Mi riferisco alle ultime esternazioni della Cei (o di singoli prelati) che hanno posto l’accento su due aspetti ai quali sono molto sensibile (e come me credo anche molti Italiani veri): le tasse e l’immigrazione.
La Cei, dopo un lungo sproloquio sulla sussidiarietà e sulla necessità di non abbandonare gli Italiani in difficoltà, farcito di critiche curiali (o al curaro ?) contro il federalismo fiscale, si sono lanciati nella più comunista delle proposte di politica economica: la tassazione delle rendite finanziarie.
Esattamente come il segretario di Rifondazione Comunista e tutta la sinistra estrema ed extraparlamentare, la Cei vorrebbe una tassa contro quelle che loro chiamano “rendite” ma che, in realtà sono sudati risparmi, salvati a fatica dalla rapacità statale e dalle centinaia di gabelle che uno stato fiscalmente oppressore già scarica sul cittadino per poi fornire servizi scadenti e un mero assistenzialismo fine a se stesso, senza progettualità e senza prospettive, come la vicenda della Grecia insegna.
Non contenti i preti della Cei si sono accodati ad un altro esponente che, negli ultimi sette anni, ha ripetutamente deluso se non tradito le aspettative e il voto degli Italiani veri: Gianfranco Fini.
Quasi in una sorta di soccorso rosso (porpora) all’ “alta carica istituzionale” ricoperta per grazia e volontà di Berlusconi, la Cei chiede cittadinanza e, quindi, voto, per i figli degli immigrati.
Una proposta che provoca ripulsa totale in me e, sono convinto, in gran parte se non tutto l’elettorato di Centro Destra che, oltre ad essere maggioritario in Italia, è anche quello, fino ad ora, meglio disposto verso la Chiesa e probabilmente anche quello all’interno del quale la Chiesa ottiene la firma per il suo 8 per mille.
Allora bisogna essere chiari.
Sono convinto che le posizioni della Cei hanno nella base dei cattolici lo stesso seguito che ha Fini nel Centro Destra: a livello della temperatura sulla superficie di Plutone.
Ma per rendere evidente che la dirigenza Cei è isolata dalla sua base, tutti i prelati che non ne condividono le esternazioni devono prendere una chiara posizione e informarci sui reali indirizzi della Chiesa.
Diversamente, neppure un grande Pontefice come Benedetto XVI potrà salvare la Chiesa da abbandoni sempre maggiori e da un isolamento dal quale, presumibilmente, non potrebbe riprendersi mai più, lasciando spazio ad altre forme religiose, più funzionali e rispettose dei sentimenti del Popolo e della Civiltà Tradizionale.


Entra ne

15 gennaio 2009

I vescovi dell'Apocalisse

La stampa ha dato risalto ad una notizia presentandola come una dura critica “dei vescovi” al governo italiano in merito alla gestione del problema degli immigrati.
A parte il fatto che le esternazioni sono di Famiglia Cristiana e dell’ufficio della Cei sugli immigrati, a parte il fatto che ho molti dubbi che tali esternazioni siano condivise da molti vescovi italiani che ben conoscono non solo la realtà della nazione, ma anche il sentimento della base cattolica, è pur vero che la dichiarazione di un “ministero” della Cei deve essere colto, fino a smentita, come la posizione dei vescovi.
Una posizione legittima, perché la Cei ha il diritto di intervenire sulle vicende italiane, su tutte: non solo immigrazione, ma anche aborto, eutanasia, omosessualità e via discorrendo.
Quindi il primo aspetto è: se a sinistra riconoscono legittimità e portano ad esempio l’esternazione ecclesiastica sull’immigrazione, altrettanto sono obbligati a fare con le altre dichiarazioni, pur non condividendone e legittimamente criticandone il contenuto.
Esattamente come mi accingo a fare in merito all’immigrazione.
Se i vescovi ritengono che le leggi italiani siano troppo repressive (?) dell’immigrazione, fanno bene a criticarle.
E noi facciamo bene a criticare i vescovi ed a chiedere invece un inasprimento di quelle stesse leggi.
Perché in Italia non c’è posto per tutti quelli che vogliono venire, a meno di dare per scontato un fortissimo abbassamento della qualità della vita, del nostro benessere e della nostra sicurezza.
La tassa sul permesso di soggiorno, così come il far pagare le cure sanitarie, è un atto dovuto per evitare che noi italiani si stia sempre a metterci le mani in tasca, trasformando l’Italia in un Bengodi per gli immigrati cui spettano tutti i diritti e nessun dovere.
Non si capisce perché gente come Pezzotta dichiarasse di amare le tasse e oggi si opponga alle tasse sugli immigrati.
Forse che le tasse sono belle solo se appioppate agli italiani ?
Ma, soprattutto, dobbiamo avere la consapevolezza che il fenomeno immigratorio non è una risorsa, perché porta noi italiani a cullarci nell’illusioni che saranno loro a fare i lavori che noi non vogliamo più fare, indebolendo la nostra capacità di far fronte alle difficoltà, ma soprattutto porta ad una profonda alterazione del tessuto sociale, economico, etnico, religioso della nazione che, di questo passo, non sarà più la nazione italiana, ma un ibrido, come sta per accadere in Francia, senza radici e, quindi, senza storia e senza futuro.
Le tasse sull’immigrazione oltre ad essere un corretto strumento per far pagare agli immigrati i costi che finora ci siamo accollati noi per il loro rimpatrio e per le loro cure, è anche un deterrente per mandare un forte segnale a chi ancora vorrebbe venire ad affollare un panorama già sin troppo affollato.
Deterrente al quale deve necessariamente essere aggiunta una politica più repressiva alla fonte, non solo per rimpatriare chi arriva, ma per impedire che arrivino immigrati non selezionati.
I vescovi guardano da un profilo umanitario.
Ma è solo un aspetto parziale di quel che deve essere un governo di una nazione, dove, in primo luogo, devono essere tutelati gli interessi degli italiani.
I vescovi spingono per una politica dell’accoglienza.
Ma rischiano di perdere i consensi della loro base (che in gran parte sarebbe pronta ad organizzarsi per rimandare gli illegali a casa loro e per impedire lo scempio delle nostre piazze con le “preghiere” islamiche) senza acquisire alcun reale beneficio in termini di conversione da parte di questi immigrati.
I vescovi, che pretenderebbero che lo stato, cioè i contribuenti italiani, si svenasse per pagare contributi alle casalinghe (magari spesso donne straniere immigrate e arrivate in Italia per il “ricongiungimento”) o pagasse i servizi a cinque stelle per gli extracomunitari, sarebbero più credibili se, invece di dire a noi: pagate!, mettessero mano al portafogli e vendessero i beni della Chiesa per organizzare, privatisticamente, quelle assistenze che vorrebbero accollare a noi.
Mi ricordo un film di una quarantina di anni fa, protagonista Anthony Quinn: L’uomo venuto dal Cremlino.
La trama è di fantapolitica.
Un vescovo russo, perseguitato dal regime, viene liberato e quindi eletto papa.
Scoppia una crisi internazionale e, per impedire uno scontro, il papa (Kiril I si era nominato Quinn nel film) mette a disposizione le ricchezze accumulate dalla chiesa nei secoli.
Ecco.
Se i vescovi condividono l’esternazione del loro ministro per gli immigrati agiscano come Quinn nel film citato.
Si spoglino di tutte (ma proprio tutte !) le loro ricchezze e paghino di tasca loro le iniziative che vorrebbero far pagare a noi.

Naturalmente a noi rimane il diritto di accettare e concedere la cittadinanza avendo ben presente il primario interesse di chi italiano lo è già, da generazioni.

Entra ne

02 aprile 2007

Con la CEI contro perversioni e degrado

Da agnostico dico: era ora !
Era ora che la Chiesa si svegliasse e usasse anche immagini forti per scuotere il torpore della società italiana e indicare con chiarezza il pericolo di percorrere un piano inclinato che porterebbe alla dissoluzione della nostra civiltà.
E’ assurdo che a sinistra stiano zitti contro le intimazioni a dirigere la politica estera da parte di uno Strada qualunque e si straccino le vesti per le opinioni – legittime e ampiamente rappresentative dell’opinione pubblica – espresse dalla CEI.
Mentre Strada cerca di imporre diktat a Prodi e D’alema, la CEI non cerca di imporre un bel nulla, ma esprime solo una posizione culturale.
Liberi gli italiani di seguirne le indicazioni o di precipitarsi nel baratro delle pratiche “particolari” e dei capricci sessuali.
Ma libera la Chiesa di indicare la strada virtuosa per la salvezza di tutti, credenti e non credenti.
E, da agnostico, non parlo di salvezza dell’anima (questo è un problema che riguarda i praticanti o chi tale si ritiene anche se magari, pur di occupare una poltrona, sta assieme a chi propone iniziative disgreganti), ma di salvezza della Civiltà.
Una Civiltà che non può che fondarsi sulla capacità di elargire il più ai più, ma anche difendersi dagli attacchi di chi questa Civiltà vorrebbe distruggere per sostituirla con la propria concezione di società, fondata sull’oppressione e la mancanza di libertà.
Quello che abbiamo – e che è tantissimo rispetto a quello che hanno avuto i nostri Padri – non è un regalo piovuto dal cielo, ma è frutto di una conquista, giorno dopo giorno, che è costata fatiche, dolori e sofferenze.
Abbiamo un dovere morale nel salvaguardare e incrementare quel che abbiamo.
E non ci salviamo di sicuro se pensiamo di elevare al rango di legge capricci come le unioni tra omosessuali.
Bene ha poi fatto mons. Bagnasco a ricordare come i provvedimenti che vengono proposti sulle unioni omosessuali possano essere la chiave per aprire la porta del baratro morale.
Credo che a volte occorra guardarsi indietro e vedere come si sono svolte le cose alcuni anni fa.
Nel 1970 viene approvata la legge italiana sul divorzio.
Nel 1974 si svolge il referendum abrogativo e mentre i sostenitori dell’abrogazione sostenevano che il divorzio sarebbe stato il primo passo verso aborto ed altro, i difensori della legge sul divorzio negavano che ciò sarebbe accaduto.
Quattro anni dopo fu introdotta la legislazione sull’aborto e oggi si parla di unioni omosessuali ed eutanasia.
Siamo tutti liberi di scegliere, ma le organizzazioni sociali, come la Chiesa, hanno non solo il diritto ma il dovere di esprimere il loro indirizzo e i loro suggerimenti.
Una Chiesa battagliera sulle questioni morali è un aiuto per tutti, ma soprattutto per la nostra società, per la sopravvivenza e il rafforzamento della Civiltà contro perversioni e degrado.

Entra ne