31 gennaio 2026
02 luglio 2022
L'Italia del Fenomeno Draghi vola all'8% ... di inflazione
Spiace dover ritornare su un tema che ho sollevato più volte, ma continuano i record negativi di Draghi il Fenomeno.
Sono ormai 18 mesi che è al governo e nessuno riesce a trovare un solo evento positivo che sia, anche solo indirettamente, avvenuto per l'azione di Draghi.
L'ho sempre considerato sopravvalutato, ma anch'io mi sono fatto inizialmente irretire dalla propaganda che lo dipingeva come il Genio redivivo.
Invece, nulla.
Anzi, magari fosse il nulla, almeno ci sarebbe una sorta di neutralità, a mezzo tra il Bene e il Male, purtroppo ogni cosa che tocca si trasforma nel Male ed ogni volta che apre bocca fa danni.
Era stato elevato al soglio di Palazzo Chigi per debellare il virus e rilanciare l'economia italiana.
Il virus è sempre presente, sembra persino rialzare la testa, ma nel contempo abbiamo avuto l'obbligo vaccinale (sostenuto dagli stessi talebani e con lo stesso fanatismo con il quale sostengono il diritto delle donne alla gestione del loro corpo, hanno preteso il diritto dello stato alla gestione del nostro corpo per il vaccino) che ha portato ad un provvedimento mai visto di esclusione dal lavoro e dallo stipendio degli ultra cinquantenni che non hanno voluto inocularsi.
I divieti, le proibizioni, le limitazioni alla libertà individuale si sono accentuate, anzichè calare rispetto all'epoca dei dpcm di Conte, riuscendo persino nell'impresa di farci rimpiangere l'Azzeccargarbugli pugliese.
Ma quella è "sanità" e Draghi un economista, allora uno penserebbe: chissà che risultati in economia !
La borsa è in caduta libera, con perdite di miliardi di capitalizzazione.
L'Italia ha un debito crescente ormai a 2800 miliardi di euro pari al 150% (in crescita) del PIL e, come se non bastasse, Draghi si è buttato a pesce sui prestiti europei, anche quelli da restituire e onerosi sia per i tassi da riconoscere che per le condizioni da rispettare, invece di incassare, in una partita di giro, i finanziamenti a fondo perduto, da non restituire e che sono sostanzialmente i soldi che noi, contribuenti netti, versiamo all'Unione del Male.
Fino all'inflazione che nei diciotto mesi di Draghi è risalita fino all'attuale 8%, come nel 1986, ben trentasei anni fa, in piena prima repubblica, con Craxi, Andreotti, Forlani, la Dc, il PCI e l'MSI di Almirante.
Purtroppo non c'è più neanche Almirante.
Come ciliegina sulla torta, Draghi ci sta portando in guerra contro la Russia, mettendo in pericolo le forniture di gas, petrolio e materie prime, costringendoci a sacrifici e con la faccia di tolla di chiedercene sempre di nuovi, come quello di ridurre la portata del condizionatore in una estate torrida.
Un errore, prendere di petto la Russia, insultando Putin, che un Andreotti non avrebbe MAI commesso, tutelando in tal modo l'interesse Nazionale di cui a Draghi sembra non importare nulla.
Naturalmente non parliamo dell'invasione di clandestini che le ong allegramente ci scaricano quotidianamente grazie alla totale inettitudine del ministro degli interni.
Ma il campanello di allarme sulle capacità di Draghi avrebbero tutti dovuto sentirlo quando, nella formazione del governo dei "migliori", ha voluto la Lamorgese, Speranza, Di Maio, Guerini, ma anche "tecnici" sopravvalutati come Cingolani, Franco e Giovannini.
Poi, certo, siccità e guerra non sono colpa sua, ma è proprio nelle difficoltà che si vede se uno ha la stoffa del Leader o solo quella dell'impiegato.
E Draghi, la stoffa del Leader proprio non l'ha.
17 gennaio 2022
Draghi: la mediocrità al potere
Nei giorni scorsi tutti noi abbiamo cominciato a fare i conti con le rincarate bollette di luce e gas, che stanno galoppando verso i massimi, trascinandosi dietro quella brutta bestia che è l'inflazione.
Sui giornali leggiamo di aziende che chiudono, rischiano la chiusura, spostano le produzioni negli orari notturni e festivi per lucrare un minimo sui costi inferiori dell'energia.
Un bene come il libro, è pesantemente soggetto a questi aumenti che hanno rincarato la carta e la stampa di quasi otto volte, costringendo alla chiusura o alla sospensione dell'attività le case editrici più piccole e deboli e molte altre a rivedere tempi e modi delle uscite.
Le stesse compagnie fornitrici di energia hanno problemi, tanto che alcune, che erano entrate nel mercato proponendo contratti scontati ed a prezzo fisso, non sono in grado di reggere, chiudono e i loro contratti sono stati assunti da compagnie più robuste, riducendo quindi i vantaggi per i consumatori derivanti dalla libera concorrenza.
E siamo solo all'inizio.
Il problema dell'energia e dell'inflazione conseguente (l'aumento dei costi dell'energia portano ad aumenti ovunque, dalla tazzina del caffè alla consegna delle merci ed al turismo stesso) dovrebbe essere il primo da affrontare per un governo che volesse fare l'interesse dei propri cittadini.
Noi, invece, abbiamo un presidente del consiglio mediocre e sopravvalutato, che ha ormai disperso la credibilità di cui era immeritatamente circondato, che si è mostrato inadeguato al ruolo, persino in campo economico dove tutti credevano che avrebbe "giocato in casa".
Le avvisaglie degli aumenti delle bollette ci sono da ormai sei mesi e andavano affrontati con provvedimenti immediati ed incisivi, come la revoca di tutte le sovrattasse per pagare questo o quel prurito ecologista e l'abolizione dell'IVA, per imputare ai consumatori il solo costo effettivo dell'energia (già altissimo) maggiorato del giusto guadagno della società fornitrice.
Invece Draghi e Franco si sono incartati nel voler salvaguardare le agevolazioni concesse a fotovoltaico e altre amenità del genere e quindi si sono impiccati alla politica dell'Unione del Male, contraendo debiti in cambio di un piano che li sperpererebbe per inseguire una improbabile "energia verde", ignorando l'invito a ripensare alle centrali nucleari, le uniche che ci potranno fornire energia pulita e infinite.
Draghi, invece, guarda solo al Quirinale, sperando di sfilarsi dalle sabbie mobili in cui è infilato credendo, lui per primo, di essere quel fenomeno che, alla prova dei fatti, come già accadde a Mario Monti, non è, non è mai stato e non sarà mai.
Uno così non merita di restare a Palazzo Chigi e, soprattutto, non merita di salvare la faccia, trasferendosi al Quirinale.
Mi auguro che Salvini e la Meloni non mollino il punto e giochino bene le carte che hanno in mano.
04 settembre 2007
L'insostenibile leggerezza delle buste paga
In un anno, le retribuzioni sono aumentate dell’1,8% … al lordo delle tasse.
Questo significa che a fronte di una inflazione statistica di circa il 2% il reale aumento delle retribuzioni è stato inferiore all’1% (e anche meno se consideriamo i balzelli vari che esulano dal computo di quel 43% che è il peso fiscale della sinistra, che è riuscita ad aumentarlo di ben 3 punti rispetto al 40% - ancora alto – cui era peraltro riuscito a ridurlo il Governo Berlusconi di Centro Destra).
Poi si dice che non si arriva a fine mese ?
Per forza.
Da un lato Prodi e i suoi sodali si appropriano di quei pochi aumenti che si riescono a spuntare, dall’altra il peso fiscale fa sì che quegli aumenti non riescano neppure a coprire una inflazione peraltro bassa.
Sarebbe poi facilissimo fare demagogia ricordando che gli aumenti disposti dalla banca centrale europea hanno incrementato di circa il 25% in un anno gli oneri derivanti da prestiti e mutui a tasso variabile, quindi ben oltre l’inflazione e anche di più rispetto all’incremento (lordo) delle retribuzioni, contribuendo quindi all’indebitamento e all’impoverimento delle famiglie italiane.
E’ evidente che il giochino dei gabellieri non può durare (anzi,meraviglia che di “fucili” ne abbia solo parlato Bossi !) come non può continuare il costante inganno della sinistra che, cercando di confondere le menti semplici, parla a più voci, con alcuni che persino sgomitano per apparire i paladini di una riduzione delle tasse che avrebbero potuto evitare … semplicemente non aumentandole con la finanziaria 2007.
Non sono credibili Veltroni e Rutelli e D’alema e Mastella e Di Pietro, quando chiedono riduzioni delle tasse e, poi, difendono il loro orticello (che possono essere i fondi per Roma capitale, per la cultura o per il ministero di cui sono temporaneamente a capo).
Non sono credibili perché la possibilità per evitare di giungere a questo punto l’avevano avuta e l’hanno ignorata.
E’ la sinistra che, anche quando fa la Destra, non è affidabile, perché sconta un peccato originale derivante dalle sue radici ideologiche marxiste.
Perché, poi, dobbiamo dar credito ad un clone (mal riuscito) quando possiamo rivolgerci all’originale, la Casa delle Libertà ?
Le nostre buste paga piangono, perché molti lavoratori dipendenti il 9 e 10 aprile 2006 hanno sconsideratamente votato a sinistra.
Mi auguro che, almeno, siano proprio loro a piangere più di tutti.
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