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07 novembre 2007

Il fallimento del veltronismo

L’impatto con la realtà è sempre stato traumatico per chi vive in una nuvoletta di utopia e crede alle panzane che gli vengono propinate sulla pace e la fratellanza tra i popoli.
Negli anni settanta furono gli hippies a tentare la strada della fuga dalla realtà, con i loro fiori nei cannoni e con lo sballo totale indotto dalle droghe.
Ma poi qualcuno ha dovuto mettersi le mani in tasca per curarli, dar loro un tetto, una minestra calda e chi non si è adattato è morto di stenti.
I figli di quegli hippies hanno poi orientato le loro attenzioni verso l’ambiente, la pace, le “o.n.g.”, i “medici senza frontiere” e le situazioni di “emergency”.
Ognuna di queste iniziative ha, a modo suo e con sistemi diversi, drenato risorse dalle tasche dei cittadini a quelle delle organizzazioni che, come è naturale, non campano d’aria e non mantengono la loro burocrazia con i ringraziamenti.
La globalizzazione, oltre alla libera circolazione di merci e idee, di denaro e imprese, ha anche portato una libera circolazione di persone.
Purtroppo a senso unico.
Dal mondo sottosviluppato, dal mondo povero a quello ricco, quello Occidentale.
E’ la grande sfida che ora ci troviamo ad affrontare, ma è anche il più grande pericolo assieme ai rigurgiti comunisti e al fondamentalismo musulmano, una bomba umana tremenda, che dobbiamo disinnescare.
Ormai non ci sono “nuove frontiere” intese come nuovi territori disabitati dove queste masse possono defluire, per cui la convivenza tra abitanti e immigrati diventa più difficile che in passato, proprio per la quantità del fenomeno immigratorio.
La sinistra, incosciente come può esserlo chi vuole la distruzione del sistema occidentale, ha fatto del “buonismo” un totem, dell’accoglienza un comandamento, dal lassismo una politica di governo.
Avanguardia di questo atteggiamento il segretario del politburo del partito presunto democratico, Veltroni, che da anni si esercita in funamboliche contorsioni verbali per esaltare la politica delle porte aperte.
Ma le porte aperte non si tengono più neanche in campagna, neanche nei paesini di montagna, perchè non si può sapere chi ci sia “là fuori”.
Un governo, che ha la responsabilità di tutelare la sicurezza di sessanta milioni di cittadini, deve porre dei vincoli all’immigrazione e, se le maglie risultano troppo larghe, restringerle e procedere ad una bonifica nei confronti di chi, nel frattempo, è riuscito ad insinuarsi.
E’ quello che gli Italiani si sarebbero aspettati non oggi, ma da anni.
L’unica risposta che andasse in tal senso è stata la legge Bossi – Fini che, però, è stata, da subito, ideologicamente osteggiata dalla sinistra e azzoppata da una magistratura che sembra esercitare la parodia quella famosa battuta sulla legge che si applica ai nemici e si interpreta per gli amici.
Ciononostante, grazie anche ad altri provvedimenti come gli accordi con i paesi che si affacciano sul mediterraneo e la diffusione dei poliziotti di quartiere, si era registrata una sufficiente vivibilità.
L’arrivo della sinistra al governo, grazie ad uno scrutinio che grida ancora “verificatemi”, ha rimosso anche questo ultimo ostacolo al dilagare dell’illegalità e dell’insicurezza.
Uno dei primi provvedimenti nel 2006 fu quello di superare il decreto flussi emesso dal Governo Berlusconi (e che già autorizzava l’ingresso in Italia di ben 170.000 immigrati) aprendo le porte ad altri 350.000 illegali.
L’insicurezza e l’illegalità che viviamo oggi è diretta conseguenza di questo veltronismo che vede nell’immigrato “una risorsa” e non un corpo estraneo che può integrarsi solo nel tempo e a seguito di precise condizioni politiche e ambientali.
Finchè il veltronismo danneggiava le popolazioni di quelle ricche regioni del Nord (principalmente Veneto e Lombardia) che hanno votato in grande maggioranza per il Centro Destra, nessuno a sinistra se ne è preoccupato, così come il disinteresse regnava sovrano per i problemi che colpiscono le regioni di sbarco degli immigrati clandestini.
La reazione si è avuto quando un unico evento che ha colpito l’immaginazione popolare – lo stupro e la brutale uccisione della signora Reggiani – ha toccato Roma, mostrando che il re (Veltroni) è nudo, perchè nulla ha fatto, e come lui il suo predecessore Rutelli, per la Capitale, preferendo le luci del varietà alla sostanza della buona amministrazione.
La sinistra è corsa ai ripari per difenderne l’immagine, ma già la determinazione a colpire la criminalità si è affievolita con l’aumentare delle richieste della sinistra estrema, che è e resta una sinistra antisistema.
Non possiamo sapere come si modificherà il tanto decantato decreto “espulsioni”, ma le premesse, con la ricerca spasmodica di un compromesso tra Amato e Ferrero, le parole d’ordine lanciate da Ferrero ed altri sinistri contro Fini per le richieste che non uno di Destra, ma semplicemente uno di buon senso avrebbe fatto, inducono a pensare che la solita montagna partorirà il solito topolino.
E se non ci saranno le espulsioni nei confronti di chi sopravvive in Italia senza un lavoro, se non ci saranno i respingimenti di chi vuole arrivare senza avere idea di come sopravvivere, allora la parola torna a chi ha la sovranità su questa terra: al Popolo Italiano.
E visto che ancora non siamo arrivati al famosi 30 mesi necessari ai parlamentari per accedere al diritto di pensione e, quindi, non ci chiameranno alle urne, la sovranità popolare non potrà che manifestarsi con la legittima difesa.
Inutile girarci attorno.
Se vogliamo evitare di essere le vittime sacrificali del veltronismo dobbiamo reagire, con forza, per arrivare là dove questo governo di sinistra non vuole giungere: bonificare le nostre città dalle presenze ingombranti e pericolose.

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05 novembre 2007

Sicurezza e legalità concetti estranei alla sinistra

L’amico Ares si era ieri appellato al Presidente Berlusconi perchè non cadesse nella trappola della sinistra di votare il decreto cosiddetto “sicurezza” e condivido ogni parola del suo post, ivi incluse le condizioni che, se tutte accolte, potrebbero trasformare il “no” in un “sì”.
Appello, a quanto pare, accolto da tutto il Centro Destra.
Credo sia necessaria, da parte di quella vasta area che sono i blog di Centro Destra, una costante e continua mobilitazione (anche dopo le decisioni odierne assunte dalla CdL) per impedire che si lanci una ciambella di salvataggio a Prodi e su un tema, quello della sicurezza e della legalità, cui la sinistra è congenitamente estranea.
La sinistra, sin dalla sua “infanzia” si è caratterizzata come una fazione politica piazzaiola e fondamentalmente violenta.
A causa delle violenze socialiste del dopo guerra (1919-1922) ha preso avvio la reazione che è culminata nel Fascismo.
La piazza è sempre stata coccolata e istigata dalla sinistra, dall’ottocento per arrivare sino al Governo Berlusconi.
E anche quando sono al governo, come in questo periodo, la sinistra estrema mobilita la piazza contro i provvedimenti che il suo stesso governo emana.
Credo che abbiamo ancora tutti negli occhi e nei ricordi il “68” con le violente occupazioni delle scuole e delle università, l’autunno caldo del 1969 con la trimurti “Lama-Storti-Vanni”, i mefitici anni settanta dove le aggressioni a tutti coloro che non appartenevano alla sinistra erano all’ordine del giorno, con numerosi omicidi nei confronti di avversari (o presunti tali) politici, Poliziotti e Carabinieri; le brigate rosse che “non sono mica rosse” per poi essere “compagni che sbagliano”; le manifestazione di piazza contro gli euromissili che dovevano proteggerci dall’unione sovietica ripetute nel 2003 a supporto del dittatore iracheno Saddam Hussein.
Per limitarci infine a citare il G8 di Genova dove una marmaglia violenta ha stuprato una città intera.
Ma non solo.
Quando non agita la piazza, la sinistra si preoccupa di disarmare le Forze dell’Ordine o materialmente (una campagna fortunatamente non riuscita degli anni settanta) o operativamente (divieti, controlli, processi, contestazioni, campagne di stampa).
E quando c’è una legge che può invertire la crescita dell’invasione extracomunitaria, ecco che accorrono a smontarla opinabili interpretazioni togate, limitandone gli effetti, in attesa che un dubbio, minimo margine di voti ribalti il governo e consenta alla sinistra di assumere provvedimenti demagogici rimuovendo gli ostacoli all'invasione.
E solo quando in gioco c’è la credibilità del segretario del politburo, quello sul quale sono appuntate le residue speranze di conservare le poltrone, oltre che di un vicepremier per le responsabilità, gravissime, che questi hanno avuto e hanno come sindaci da 16 anni della Capitale, ecco che si inventano il decreto legge su un provvedimento che appena dieci giorni prima avevano rinviato e che poi avevano presentato sotto forma di disegno di legge.
No, la sinistra non ha le carte in regola, non ha titolo per parlare di sicurezza e di legalità, perchè la sua storia è la negazione della sicurezza e della legalità.
Non vi è quindi alcuna ragione politica che possa consigliare il Centro Destra ad accorrere in aiuto della sinistra, soprattutto sostituendo i propri voti a quelli dell’estrema sinistra.
Perchè il Centro Destra dovrebbe salvare la faccia di Veltroni e Rutelli ?
Per un provvedimento che i futuri atti di una sinistra condizionata dalla sua estrema verrebbe vanificato da nuove immissioni di immigrati ?
No, grazie.
La sinistra vuole governare e si assuma per intero le sue responsabilità di governo e se una parte di essa fa mancare voti determinanti, Prodi se ne vada !
E si torni a votare, perchè la sicurezza e la legalità partono da un governo che abbia titolo per farne la propria bandiera e questo può accadere solo e soltanto con il Centro Destra.
E, aggiungo, nel Centro Destra la si smetta di essere intimoriti dalle parole d’ordine che la sinistra lancia, sempre più istericamente: razzista, xenofobo ...
La si smetta di non aver fiducia nel Popolo, perchè è in queste circostanze che il nostro Popolo sa dare il meglio di se stesso.
Si armino i cittadini (tanto, come si è visto a Guidonia, le leggi proibizioniste non servono a nulla, anzi), si autorizzino le ronde cittadine con poteri equiparati a quelli di polizia per aiutare le Forze dell’Ordine a ripulire le nostre città.
Aggiungo anche: la si smetta di accogliere chiunque, tanto che nelle trasmissioni per gli immigrati ci si compiace (ci si compiace !!!) che è più facile entrare in Italia che altrove: per forza arrivano qui da noi da ogni parte del mondo !
Smettiamola di concedere spazi, denari, permessi per erigere moschee, che diventano immediatamente luoghi di incontri incontrollabili.
Si agisca con determinazione.
La sinistra non lo farebbe mai perchè sicurezza e legalità sono concetti a lei estranei.
Il Centro Destra può farlo: basta volerlo, cominciando a rifiutare inciuci con la sinistra, tanto oggi quanto domani.

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02 novembre 2007

Una moratoria che fa piangere

72 nazioni hanno sottoscritto una proposta da mettere ai voti dell’assemblea dell’onu per chiedere una moratoria sulle esecuzioni capitali.
In Italia la notizia è stata accolta con gridolini di giubilo e dal pianto di un ministro di sinistra, la radicale Bonino (dicono per la gioia, ma vorremmo sperare da un rigurgito di coscienza che l’’abbia fatta pensare: ma cosa ho combinato ?).
Ben altri pianti (e il primo che registriamo è quello dei famigliari della signora Giovanna Reggiani, barbaramente aggredita, picchiata, violentata e uccisa da uno straniero a Roma due giorni fa), purtroppo, ha provocato e continuerà a provocare la politica lassista e proiettata unicamente a tutelare Caino adottata dalla sinistra, tanto che la concomitanza tra la presentazione della moratoria all’onu e l’insicurezza e illegalità galoppante in Italia, porta ad accostare i due eventi perchè comunicano al Popolo quale sia il concetto di “sicurezza” e di “legalità” che ha la sinistra.
E la barbarie di Roma non è che uno dei tanti episodi di violenza, omicidio, stupro, che vedono gli stranieri (ma non solo, anche se percentualmente sono in netta maggioranza) violentare la nostra terra e i cittadini onesti.
La violenza di Roma ha frantumato la fragile immagine di una capitale dell’effimero, che illumina il Colosseo per sostenere la moratoria contro la pena di morte (che toglie definitivamente dalla circolazione criminali efferati), che è piena di luminarie per un inutile festival del cinema, monumento alla vacuità veltroniana, ma non è in grado di gestire una stazione del trasporto di superficie e neppure di illuminare una pubblica via.
Solo per tale motivo Prodi ha scritto, sotto evidente dettatura di un Veltroni in grave difficoltà, un decreto che dovrebbe espellere gli stranieri criminali.
Ma bene ha fatto Gianfranco Fini, ricordandosi di quando era di Destra, perchè sicurezza e legalità sono di Destra, a dire che il decreto lo avrebbe votato solo se avesse previsto l’espulsione anche degli stranieri privi di lavoro, come misura preventiva a tutela dei cittadini onesti.
E oggi dobbiamo anche leggere che il capo della comunità Rom dichiara che l’Italia è la “terra promessa” perchè si è ormai sparsa la voce che qui si delinque e non si paga dazio.
In una situazione così compromesso da neanche due anni di governo (?) della sinistra, ecco che brindano ad una iniziativa che mette ancor più a repentaglio la sicurezza dei cittadini, soprattutto in quelle nazioni, come l’Italia, dove un terzo dell’area governativa rifugge da ogni politica che tenda a ripristinare un minimo di legalità e vivibilità.
I proibizionisti, quelli che vorrebbero inibire una giusta punizione nei confronti dei criminali più efferati, contrabbandano la loro vocazione lassista e perdonista (veggasi tutte le leggi che hanno favorito scarcerazioni, riduzioni della pena, sofismi per invalidare prove, persecuzioni contro le Forze dell’Ordine anzichè perseguire i criminali) per un atteggiamento umanitario dal quale, caso strano !, a beneficiarne sono sempre e soltanto i delinquenti, mentre ad esserne danneggiati sono sempre soltanto i cittadini onesti.
Ed è ridicolo che i proibizionisti si vantino di andare contro l’opinione della maggioranza dei cittadini (che vorrebbe pene severe e applicate) di cui conoscono benissimo il favore verso la pena di morte (veggasi anche il sondaggio in corso nel Quotidiano Net ) , magari subito dopo aver contestato alla classe politica la distanza dal sentimento del Popolo.
Perchè la loro pervicace volontà di ammannirci costantemente pistolotti contro la pena di morte, quando sanno che in maggioranza siamo ad essa favorevoli, cos’è se non un’arrogante, elitaria posizione contraria alla volontà del Popolo ?
Almeno avessero il buon senso di distinguere tra la pena capitale comminata da una democrazia, al termine di un processo regolare e con tutte le garanzie di difesa concesse all’imputato, dalle esecuzioni sommarie che i paesi comunisti (Cina, Corea del Nord, Cuba, Birmania) e quelli islamici (Arabia Saudita, Iran) praticano.
Ma no, anzi è ben più facile attaccarsi alle (poche) esecuzioni che avvengono negli Stati Uniti che non alle centinaia che sono eseguite in quei paesi, troppo vicini alla loro ideologia.
Perchè anche la moratoria contro la pena di morte è strumento per indebolire le difese della società civile dell’Occidente che già deve far fronte all’attacco portato alla sua forza morale da nichilisti e oppositori di sempre della democrazia e della libertà.
Allora è giunto il momento che, davanti agli obbrobri come quello di Roma, sia il Popolo, il singolo citatdino a ribellarsi, a dire basta, a respingere l’esiziale “buonismo” ideologico di chi continua a lanciare messaggi di permissivismo nei confronti dei criminali.
Se non siamo più sicuri nelle nostre case, nelle nostre strade, dobbiamo pensare a come difenderci, utilizzando il principio della legittima difesa.
Ne torneremo necessariamente a parlare ma, nel frattempo, è opportuno rilanciare anche il principio delle pene proporzionate ai delitti commessi.
Non si possono reclamare dieci anni di reclusione per una eventuale frode fiscale e poi comminare la stessa pena per un omicidio.
La moratoria contro la pena di morte va contrastata.
Qui noi lo abbiamo iniziato a fare con il blog Non si abbia timore di punire Caino.
Adesso continueremo proponendo un blog roll per l’adesione di tutti coloro che hanno a cuore il nostro futuro, la nostra libertà, la nostra sicurezza.
Non è più il tempo di stare a guardare sperando di non essere colpiti dalla violenza criminale, prima o poi rischiamo di rimanerne vittime (dirette o indirette) anche noi.
Pena certa, ma anche pena proporzionata al crimine commesso: deterrenza, punizione, eliminazione del delinquente efferato per impedire che possa reiterare il crimine.
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30 ottobre 2007

Tu chiamala se vuoi "sicurezza"

Il consiglio dei ministri prodiani avrebbe approvato il pacco sulla sicurezza.
Vediamo l'evento attraverso i lanci dell’Ansa.
Nunzio vobis gaudium magnum:
CdM: via libera pacchetto sicurezza (ore 12,29)
Le grida manzoniane:
Dal Cdm via libera al pacchetto sicurezza (ore 13,19)
Ma necessita subito una precisazione:
Sicurezza: Amato, niente sceriffi (ore 13,32)
Mastella, col cuore in mano, si rivolge al Centro Destra:
Sicurezza: Mastella, appello a CdL (ore 13,41)
La sinistra radicale però puntualizza:
Sicurezza: Ferrero, punti dissenso (ore 14,37)
E così ricomincia la presa in giro degli Italiani.
Annuncio, ridimensionamento, distinguo.
Mentre a Roma discutono, Sagunto è espugnata.
Che Prodi sia inadatto al compito di governare l’Italia lo hanno compreso anche i suoi alleati che, ormai, vanno per la loro strada.
Dini non ingoia più rospi:
Governo, Dini critica impostazione (ore 12,20)
Mentre in consiglio dei ministri si discuteva del pacco sulla sicurezza, in commissione alla Camera la sinistra obbligava ad una votazione per il pacco alle Forze dell’Ordine.
Per fortuna anche qualcuno eletto a sinistra possiede una coscienza, quindi:
G8: bocciato mandato al relatore (ore 14,45)
E mentre Prodi minaccia gli Italiani
Governo: Prodi, resto fino al 2011 (ore 15,27)
C’è chi pensa a come conservare la poltrona anche oltre ogni ragionevole limite
Di Pietro, riorganizzare il governo (ore 16,01)
E il suo acerrimo alleato, Mastella, gioca a tutto campo:
Mastella: G8, nostra posizione nota (ore 17,23).
Troppo facile criticare quella che si sta delineando sempre più come una “incompetentopoli” di proporzioni mai viste.
Una corte dei miracoli che ha, come unico miracolo, quello di restare in sella grazie alla paura di un ritorno alle urne.
Quando cercano di contrabbandare un mestierante della politica come Veltroni che non mi risulta abbia mai svolto altra attività oltre alla politica in cui entrò in fasce, come “l’uomo nuovo” della politica italiana, quale fiducia e credibilità possono sperare di ottenere con le loro sortite estemporanee sulla sicurezza ?
La sinistra è la dimostrazione tangibile che è impossibile trasformarsi da sobillatori della piazza e delle pulsioni più estreme in tutori dell’ordine e della legalità.
Legalità e sicurezza sono parole di Destra, perché appartengono, assieme a Legge, Odine, Gerarchia, Libertà, al dna della Destra.
La sinistra non vi ha nulla a che spartire, per dirla con Di Pietro: la sinistra, con la sicurezza, non c’azzecca.

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23 ottobre 2007

La giustizia che non c'è

A scoppio ritardato – “dopo la puzza” si diceva quando ero adolescente di chi arrivava a capire le cose sistematicamente in ritardo – il temporaneo ministro degli interni, Giuliano Amato (quello, per intenderci, del 6 per mille sottratto nottetempo dai conti degli italiani ) presenta un “pacchetto sicurezza” che, stando alle anticipazioni dei media, propone pene draconiane (persino il carcere !!!) per chi ... abusa del clacson !!!
Spero che una simile baggianata sia solo una invenzione giornalistica e non corrisponda, in nessun paragrafo, al testo che sarà licenziato dal consiglio dei ministri che, presumibilmente, si troverà ad affrontare una brutta gatta da pelare: la “lite tra i comari” Mastella e Di Pietro.
Ma torniamo al nostro argomento: la sicurezza.
Sì, certo, ci sono anche inasprimenti che vanno nella direzione di tentare di ripristinare una legalità che, negli ultimi due anni, si è persa di vista, ma che senso ha chiudere la stalla dopo che i buoi – con l’indulto – sono scappati ?
E cosa pensare di un esecutivo che sembra procedere come un ubriaco (e cadrebbe sotto la mannaia delle sue stesse nuove norme) dal momento che prima mette in libertà i “piccoli” delinquenti e poi inasprisce le pene per quei reati ?
E quale cultura giuridica mostrano gli estensori del provvedimento, se equiparano il ladro di polli, l’ubriaco al volante, lo scippatore ai reati di mafia e terrorismo ?
Ma, soprattutto, perchè dobbiamo sempre intervenire dopo e mai che si provveda prima nonostante le ripetute avvisaglie ?
Va bene l’espulsione degli stranieri dopo che hanno commesso un reato, ma è da anni che l’allarme sociale sull’immigrazione è lanciato dalle persone più responsabili (ricordiamoci il discorso del Cardinale Biffi nel settembre 2000 ).
Per non parlare dello stravolgimento che la sinistra ha fatto, senza passare dal parlamento, della Bossi-Fini, unica legge che in tutti questi anni avesse impostato una inversione di tendenza.
E un ministro che invita gli immigrati a manifestare in piazza come si può conciliare con una seria politica di sicurezza ?
E la proposta di ridurre i tempi per la concessione della cittadinanza ?
E il proliferare della costruzione di moschee ?
Le statistiche dicono che il 40% dei detenuti è extracomunitario.
Senza preoccuparsi di costruire nuove carceri (che pure è opportuno realizzare) basterebbe l’espulsione immediata di tutti gli stranieri che fossero condannati in primo grado per rendere le galere attualmente disponibili sufficienti per la criminalità autoctona.
Solo così si può garantire la sicurezza dei cittadini, non riempiendo le carceri di automobilisti con la mano pesante sul clacson.
Ma per fare ciò occorre un Governo, non una corte dei miracoli, in perenne lite interna, che naviga a vista e senza un progetto per l’Italia del futuro.
Per realizzare una autentica politica di sicurezza occorre tornare al voto e rimandare la sinistra all’opposizione, adesso, non fra un anno.


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16 aprile 2007

Mi sono rotto le palle

E non credo di essere il solo.
Dopo la rivolta cinese a Milano che ha scoperchiato il vaso di Pandora dell’illegalità di quella comunità, mi aspettavo una forte reazione di mass media e partiti.
Invece, a parte il sindaco Moratti che giustamente rifiuta “zone franche”, ho assistito a interpretazioni sociologiche, arrivate al punto da dar spazio al predicozzo dei comunisti di Pechino.
Già, proprio quelli che usano il pugno di ferro contro tutti coloro che violano, anche con il pensiero, i dettami del partito (unico) comunista.
Poi sono apparse scritte, logiche e naturali, contro la presenza cinese a Milano.
Subito sono insorti i professionisti in servizio permanente effettivo dell’indignazioni politicamente corretta e a senso unico: razzisti ! xenofobi !
Ma quale razzismo !
Quale xenofobia !
Quelle scritte rappresentano lo stato d’animo – che io ho rappresentato nel titolo – di gran parte della popolazione italiana davanti ad atteggiamenti di buonista tolleranza che maschera solo pusillanimità e decadenza.
Sono scritte – ripeto: logiche e naturale – che dovrebbero suonare come un campanello d’allarme.
La misura è ormai colma: o lo stato interviene (anche rimbeccando duramente i diktat di Pechino) oppure i cittadini, che non si sentono più tutelati, non tarderanno a difendersi da soli.
E il fenomeno delle “ronde” è sintomatico che si è imboccata – per l’assenza della repressione statuale – quella strada.
Le scritte contro i cinesi sono “razziste” e “xenofobe”, mentre quelle che minacciano e augurano la morte al Papa o a Monsignor Bagnasco sono “ragazzate”.
Ma vi rendete conto di dove siamo finiti ?
Mi sono rotto le palle di non poter chiamare “negro” un “negro” o “frocio” un “frocio”.
Mi sono rotto le palle di dover misurare le parole quando si parla di drogati, di omosessuali, di islamici, di cinesi.
Mi sono rotto le palle di dover concedere tutto allo sviluppo della religione musulmana e di veder compresso il diritto dei cattolici ad essere e manifestarsi tali.
Mi sono rotto le palle di vedere zingari appostati in permanenza davanti al cimitero quando vado a rendere omaggio ai miei.
Mi sono rotto le palle di vedere algerini e marocchini subentrare ai parchimetri, come un orologio, alle 20 chiedendo una tassa illegale per parcheggiare là dove, a quell’ora, si smette di pagare la tassa, già esosa, imposta dal comune.
Mi sono rotto le palle di veder perseguito chi si difende sparando e abbattendo un rapinatore, mentre viene concessa la massima tutela e garanzia a scippatori, rapinatori, assassini.
Mi sono rotto le palle di vedere il centro storico della mia città trasformato ogni sera in una zona off limits per la presenza di una fauna che definire umana sarebbe troppo e che vive di espedienti, piccoli scippi e furti, costantemente ubriaca o drogata.
Mi sono rotto le palle dell’accattonaggio ai semafori.
Mi sono rotto le palle dei “gay pride” o dei “rave party” che limitano il mio diritto a vivere la mia città.
Mi sono rotto le palle di veder ritardata di due ore la partenza dei treni perché, con delicatezza !!!, devono essere scaricati dai posti nei vagoni occupanti abusivi, senza biglietto che pretendono di essere trasportati gratis alle loro manifestazioni.
Mi sono rotto le palle di vedere massacrato dalle tasse il mio stipendio per pagare clientele e iniziative contrabbandate come “sociali” ma che servono solo ad alimentare il fancazzismo.
Mi sono rotto le palle.
E non credo di essere il solo.

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