Ciò che è bene per la sinistra è male per l’Italia. Ciò che è male per la sinistra è bene per l’Italia.

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Si devono intraprendere le guerre per la sola ragione di vivere senza disturbi in pace (Cicerone)

No alla deriva

No alla deriva
Diciamo NO alla deriva

04 maggio 2009

Mario Sossi si candida con Forza Nuova

Sfogliando il sito di Forza Nuova trovo una notizia sulla quale temo sia stato steso il solito velo di silenzio: Mario Sossi è candidato per Forza Nuova nella circoscrizione Nord Ovest (Lombardia, Piemonte, Liguria, Valle d’Aosta) alle prossime europee.
Mario Sossi: chi era costui ?
Ho l’impressione che molti giovani che si affannano nella politica odierna credendosene profondi conoscitori, non abbiano memoria di Mario Sossi, protagonista di una vicenda sviluppatasi quando – forse – molti di loro non erano neppure nati.
Nella primavera del 1974 Mario Sossi lavorava come sostituto procuratore a Genova.
Era impegnato nelle indagini sulle prime manifestazioni violente della sinistra, quando le brigate rosse erano ancora “presunte”.
Fu rapito.
Celebre la fotografia, diffusa dai terroristi stessi, in cui appariva con alle spalle il drappo brigatista e con il volto tumefatto.
Penso che a digitare il nome di Mario Sossi in un qualsiasi motore di ricerca possiate trovare la fotografia di cui parlo e anche qualche racconto sulla vicenda.
Poiché però ho poca fiducia nelle storie raccontate da altri, preferisco ricordare Mario Sossi con parole mie e richiamando alla memoria i miei ricordi e le mie sensazioni di allora.
Mi aiuta anche il libro che il magistrato scrisse e che fu pubblicato cinque anni dopo dalla casa editrice messa in piedi da Il Giornale nuovo di un’altra vittima delle brigate rosse, Indro Montanelli (prima di rimanere vittima della sua antipatia verso Berlusconi …) e di cui riproduco la copertina.
Un gruppo terrorista delle brigate rosse, dunque, rapì Mario Sossi e lo tenne segregato per 35 giorni.
Come accadde successivamente per Aldo Moro, i terroristi tentarono di ricattare lo stato e si dice che la liberazione del magistrato avvenne a seguito della “promessa” di scarcerare alcuni compagni di lotta cresciuti in un circolo denominato “22 ottobre” artefici di un omicidio, rapine e attentati e che furono condannati grazie alle indagini ed all’opera dello stesso Sossi.
I rapimenti, le aggressioni con relativa “gambizzazione”, erano all’ordine del giorno in quegli anni, ma quello di Sossi rappresentò una manifestazione di forza dei terroristi rossi, sia per il bersaglio, che per la durata del sequestro.
Anche allora l’Italia, anche quella che doveva dirigerci, si spaccò tra chi voleva trattare e chi rifiutava ogni dialogo con i banditi.
La liberazione di Sossi fu accompagnata da polemiche, da sospetti, dalla solita dietrologia che si spreca in queste vicende.
Ancora allora ci fu chi continuò a definire “presunte” le brigate rosse (tale “cautela” fu messa da parte solo con il rapimento di Moro).
Ci fu anche chi cercò di infangare la figura di Mario Sossi, parlando di suoi presunti cedimenti ai terroristi e confondendo una naturale attività tesa a salvaguardare la propria vita con la rinuncia a tutto ciò in cui credeva.
E Sossi dimostrò il suo temperamento quando andò a testimoniare contro i suoi rapitori, senza timori e con parole che, da sole, furono il più completo atto di accusa non solo contro i sequestratori, ma anche contro tutto il movimento terrorista e chi, continuando ad usare il termine “presunte” riferito alle brigate rosse, lo aveva sottovalutato e oggettivamente aiutato a crescere e rafforzarsi.
Merita di essere ricordato, con un doveroso omaggio, anche il superiore gerarchico di Sossi, il procuratore di Genova Francesco Coco.
Mi ricordo che venne più volte intervistato e, dopo la liberazione di Sossi, fu colui che impedì il rilascio dei compagni di battaglia dei terroristi.
Questo suo coraggio fu pagato da lui e dagli agenti addetti alla sua scorta due anni dopo, quando fu assassinato, in un nuovo e più feroce “salto di qualità” che i banditi con la bandiera rossa avevano fatto e che sarebbe culminato, dopo altri due anni, con il rapimento e l’uccisione di Moro e della sua scorta.
Credo che la vicenda di Mario Sossi sia difficilmente dimenticabile da chi, come me, all’epoca aveva 18 anni, come tutti gli eventi che caratterizzarono quegli anni, che ci passarono intorno e ci appassionarono, travolgendo la nostra adolescenza e trasformando la gran parte di noi in uomini con le loro idee ben definite.
La memoria di quegli anni è, in me, ancora molto viva e Mario Sossi rappresentò e rappresenta un modello di comportamento e sono contento che sia candidato nella lista che sono orientato a votare per le europee.
Mario Sossi, continuò la sua azione in magistratura fino alla pensione.
Oggi si candida con Forza Nuova, per un seggio che non riuscirà mai ad ottenere e, ancora una volta, diventa il simbolo, un esempio di dirittura morale nei confronti di quei tanti piccoli uomini pronti a rinunciare alle proprie idee sull’altare di un seggio parlamentare o di uno strapuntino locale.
Mi dispiace solo che sia candidato nel Nord Ovest, mentre io sono un elettore della circoscrizione Nord Est.

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03 maggio 2009

Chi sarà la Carlà di Silvio ?

La decisione della signora Berlusconi di annunciare, urbi et orbi, che avrebbe chiesto il divorzio (ma in modo discreto, senza fanfare, solo qualche intervista e un comunicato all'Ansa …) da fatto privato diventa un evento politico, visto che nell’epoca della comunicazione il divorzio di un “potente” è il primo titolo di giornali e telegiornali.
E’ stato così un anno fa con Sarkozy, sarà così oggi con Berlusconi.
Non credo ne verrà un danno al premier, anzi è più probabile un nuovo, ulteriore impulso alla sua popolarità, così che, con grande scorno del rimpiazzo ferrarese di Veltroni, Berlusconi continuerà a dormire serenamente.
Coccolato, anche, da giovani odalische, una delle quali potrà aspirare, un giorno, ad assurgere al ruolo di “moglie” (e l'Italia presentarsi con una first lady "da urlo" che ci sarà invidiata ovunque ...).
Ma probabilmente, dopo l’esperienza con la Lario, Berlusconi starà attento.
Non posso sapere, ovviamente, se vi sia un accordo matrimoniale oppure se assisteremo ad una soap opera degna del miglior “Dallas”.
La signora Berlusconi, se fosse coerente con il suo nobile afflato moralista, dovrebbe rinunciare a qualsiasi bene di proprietà del marito, per accontentarsi di una modica cifra mensile con la quale sbarcare il lunario (sicuramente superiore ai cachet cui, prima di incontrare Berlusconi, poteva aspirare vista la scarsa nomea che si era fatta da attrice).
Dubito, però, che così sarà.
Probabilmente non avremo né Dallas, né la “gran rinuncia” (ai beni berlusconiani) della Lario, bensì una sostanziosa buonuscita che Berlusconi sarà felicissimo di pagare per potersi poi dedicare alla “sua” Carlà (ha solo l’imbarazzo della scelta).
Il rimpiazzo ferrarese di Veltroni prenderà l’ennesima topica, segnando un nuovo autogol, criticando Berlusconi qualunque decisione prenda.
Fini e Casini, questa volta, dovranno tacere, visti i loro precedenti.
Ascolteremo le erinni del femminismo nostrano, digrignare i denti ed eleggere Veronica quale loro modello.
Magari ci sarà pure qualcuno che proporrà di sostituire il rimpiazzo ferrarese di Veltroni con la moglie prossima separata del premier.
Le donne (quelle che amiamo, non le femministe !) si divideranno tra una solidarietà sessista verso la Lario (sarà in genere a sinistra che si manifesterà questa tendenza ...) e il “cuore di mamma” (e magari anche di “amante”) che porterà molte di loro a provare tenerezza per il Silvio solo e abbandonato.
Noi uomini avremo un altro motivo per invidiare il premier: dopo i soldi e il potere, pure le donne, praticamente tutto ciò che un uomo possa desiderare.
Così anche noi ci divideremo tra chi trasforma una normale invidia in apprezzamento e sano spirito di emulazione e chi, invece, si abbruttisce in preda all’odio e sogna mille modi per distruggere Berlusconi e, non potendolo fare, si consola sprizzando tanto veleno, quanta bile (anche questa categoria ritengo sarà prevalente se non totalizzante sul versante sinistro della italica politica).
Così Berlusconi riuscirà a focalizzare su se stesso le luci della ribalta, facendo sì che siano messi in ombra i suoi gravi errori politici commessi dal gennaio 2008 in poi: aver imbarcato nel pdl i radicalfiniani ed escluso Conservatori e la Destra; aver sperperato denaro pubblico per regalare l’Alitalia ad una cordata di imprenditori di sinistra invece di lasciarla fallire; non aver sostenuto la Lega nella sua battaglia per un decreto sicurezza che mirasse realmente a creare sicurezza; aver dato il via libera ad una nuova stagione di interventismo statalista nell’economia; in ultimo l'avallo al 25 aprile.
Sì, perché gli attacchi che Berlusconi subisce per le sue vicende private non possono che spingere ad apprezzarlo, a solidarizzare con lui fino al punto di domandarsi se non sia il caso di sostenerlo anche con un voto ... forse !


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01 maggio 2009

USA=Unione Socialista d'America

La pesante interferenza del governo federale nella vicenda che ha visto la Fiat acquisire una quota di Chrysler è solo l’ultima “perla” inanellata da quello “giovane, bello (?) e abbronzato” eletto dagli americani il 4 novembre scorso.
La politica interventista (con quali fondi?) del governo Usa sembra ricalcare, all’ennesima potenza, la politica dirigista dell'Unione Sovietica i cui risultati non sono certo rimpianti dalla popolazione russa.
Gli Usa di questo presidente stanno seguendo la medesima strada.
Elargizioni miliardarie, con il pretesto di “rilanciare” l’economia, in una situazione già di pesante deficit.
La (immotivata) sudditanza psicologica nei confronti di una politica devastante impostata da un presidente negro (votato probabilmente solo perché tale e a seguito di un altrettanto immotivato “complesso di colpa” di molti americani) sta rapidamente collocando gli Usa tra quei paesi che, nel mondo, stanno ricevendo letali dosi di socialismo.
Come i salvataggi di aziende decotte che, in un sistema di libero mercato, avrebbero avuto una sola conclusione: il fallimento.
Ci si dimentica che il fallimento, istituto liberale per eccellenza, è il “grande spazzino” dell’economia.
Che senso ha mantenere in vita aziende decotte, quando il loro fallimento aprirebbe la strada a nuove iniziative imprenditoriali, prive delle ingessature del passato, che porterebbero maggior dinamismo e, quindi, in prospettiva un incremento dell’occupazione, della produzione e dei guadagni ?
Ci si dimentica che uno stato non deve entrare in competizione, alterando pesantemente la libera concorrenza, nel mercato privato, mentre invece deve garantire quella rete di tutele per chi, momentaneamente, perde il posto di lavoro.
In Italia abbiamo già sperimentato lo stato imprenditore: è stato un fallimento (come del resto in qualsiasi materia si veda lo stato interferire nel privato).
La stessa Fiat è ben lungi dal poter essere considerata una azienda privata, visto che tra cassa integrazione, rottamazioni, agevolazioni e quant’altro noi italiani ce la siamo comprata innumerevoli volte ed i dividendi non dovrebbero essere assegnati a chi formalmente ne è azionista, bensì ripartiti tra i cittadini italiani che l’hanno foraggiata, subendo il principio della “socializzazione delle perdite e privatizzazione degli utili”.
Gli Usa che dovessero perseverare in questa politica interventista nell’economia, invece di organizzare le regole all’interno delle quali lasciar operare il mercato, cesserebbero di essere un riferimento e un modello non solo economico, ma anche politico, per diventare un pachiderma socialista, di cui non abbiamo alcun bisogno.

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30 aprile 2009

Italia federale: solo una foglia di fico

Così il tanto agognato federalismo fiscale è legge.
Con il voto favorevole dell’ “indomito” Di Pietro, l’astensione del pci/pds/ds/pd e il voto contrario della piccola udc.
La Lega esulta, anche se non capisco per cosa, visto che a fronte del federalismo fiscale, vi sono norme che caricano ulteriori oneri sul bilancio pubblico, quali le disposizioni per “Roma capitale” e l’impegno a non ridurre i finanziamenti a quelle regioni che, per effetto dell’attribuzione in sede locale di alcuni tributi, vedrebbero decurtato il loro avere.
Allora quale federalismo sarà mai ?
Giusto una foglia di fico che consentirà alla Lega di suonare la grancassa in questo ultimo mese di campagna elettorale per le europee, cercando di far dimenticare le ben più gravi defaillance sul trattato di Lisbona, le ronde, l‘obbligo di denuncia dei clandestini, la loro mancata detenzione prima dell’espulsione per impedire che sciamino per l’Italia, i provvedimenti sulla sicurezza interna depotenziati dalla sinistra e dai radicalfiniani del pdl.
Per non parlare dell’ultimo schiaffo subito da Berlusconi quando ha annunciato il voto “sì” a quel referendum che, invece, meriterebbe di essere seppellito da una valanga di astensioni.
Ma Berlusconi va capito: quando mai potrà capitare di vedersi consegnare il governo eterno grazie alla campagna elettorale della sua opposizione ?
Sì, perché se vinceranno i “sì”, non è vero che sarà abrogata la legge elettorale Calderoli, è vero invece che sarà solo modificata e alle prossime elezioni il premio di maggioranza andrà solo ed esclusivamente al partito – e non più alla coalizione – di maggioranza relativa.
In questa situazione, è l’eternità al governo di Berlusconi e del pdl “partito di centro,moderato e liberale”, almeno finchè sarà guidato dal viveur di Arcore.
E tutto ciò sarà ottenuto grazie al “sì” dei vari Pannella, Di Pietro, Veltroni e il suo rimpiazzo ferrarese
La Lega cosa può presentare ai suoi elettori dopo un anno di chiacchiere e di governo ?
Solo una striminzita legge sul federalismo fiscale.
Un po’ poco per sperare in quella avanzata che avrebbe pesantemente condizionato (in positivo) le future azioni del governo.
Soprattutto, perché gli elettori dovrebbero votare per un partito che si proclama “legge e ordine” e poi, alla prova dei fatti, pur di incassare la miseranda legge sul federalismo fiscale, lascia correre ogni depotenziamento delle pur valide proposte sulla sicurezza interna ?

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29 aprile 2009

Dobbiamo rimpiangere Lady Andreotti

La considerazione del titolo deriva, ovviamente, dalla acida reazione che la moglie di Berlusconi ha avuto alle notizie di stampa circa la candidatura di giovani e avvenenti donne nelle liste del partito del marito.
E allora, diciamolo: gran donna la Signora Andreotti, di cui non ricordiamo il nome e neppure il volto.
Erano i tempi della prima repubblica, quando le donne, mogli, madri e figlie dei politici avevano la dignità e il senso di responsabilità di restare in disparte.
Erano i tempi della prima repubblica quando il pubblico era totalmente distinto dal privato e non aveva rilievo chi era sposato con chi.
Veronica Lario (credo, tra l’altro, che questo non sia il suo vero nome, ma, del resto, non sono un esperto di pettegolezzi) non è nuova ad entrare a gamba tesa contro il marito.
E mi stupisce la tolleranza che Silvio Berlusconi sta dimostrando, anche questa volta, nei confronti degli eccessi della consorte la cui reazione sopra le righe indica, probabilmente, una presa d’atto sulla sua giovinezza ormai sfiorita che non accetta che il marito abbia ancora energie e carisma per attrarre giovani donne.
Vada al premier la solidarietà di chi scrive e, se può consolarlo, si narra che anche Socrate non avesse vita facile con sua moglie, Santippe

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27 aprile 2009

La Lega farà sboom

Le europee del 7 giugno potevano essere la definitiva consacrazione del partito di Bossi, invece rischiano di segnarne il declino.
Il voto a favore del trattato di Lisbona e i continui cedimenti al buonismo accattone della sinistra e dei radicalfiniani del pdl hanno mostrato una Lega più di chiacchiere che di lotta e tanto di poltrona governativa più che di governo.
Sono finite nel dimenticatoio le iniziative contro la costruzione delle moschee, per la rivalutazione delle Tradizioni italiche, per le ronde, la castrazione degli stupratori, l’ampliamento delle possibilità di rendere legittima (cioè senza persecuzioni) la difesa che i cittadini onesti adottano contro i criminali.
Ma, soprattutto, i fatti stanno travolgendo la “linea del Piave” della Lega sulle espulsioni dei clandestini, la loro messa in sicurezza perché non possano sciamare per l’Italia e siano denunciati da chiunque li identifichi, come obbligo civico e morale che dovrebbe permeare ogni singolo cittadino senza aver bisogno di una norma che lo sancisca.
La debolezza della Lega è la debolezza che sta mostrando Maroni nel gestire la questione Lampedusa e un decreto sicurezza che è stato trasformato, dalle imboscate radicalfiniane, in un buffetto sulla guancia dei clandestini.
Siamo al punto che persino un nulla come Malta può, impunemente, dileggiare la politica di sicurezza (?) adottata in Italia.
Ciò che è più grave è che sembra non vi sia reazione alcuna, anzi, nel nome di una presunta “unità”, anche la Lega si stia accucciando all’ombra del “politicamente corretto”.
C’è ancora tempo perché la Lega compia un qualche gesto eclatante che le consenta di recuperare quella credibilità persa in questi mesi di continui compromessi e cedimenti, ma le elezioni europee rischiano di segnare una inversione di rotta, portando anche questo partito nel più monotono galleggiare di andreottiana memoria.
E ancora una volta si sente la mancanza di una Destra unita (Forza Nuova, Fiamma Tricolore, La Destra e tutti gli altri movimenti di Area), che sappia catalizzare l’amore per la nostra Patria e l’odio di chi vorrebbe devastarla lasciando campo libero ad ogni deriva morale e ad ogni invasione degli illegali.

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26 aprile 2009

Nostalgia dell'avvenire

E così anche per il 2009 si archivia la stanca liturgia resistenzialista che vive, esclusivamente, grazie alla forza della propaganda e della comunicazione giornalistica.
La maggior parte degli italiani non è interessata alle faziose rivisitazioni della Storia a fini di propaganda, talmente ripetute che, ad una certa età, c’è qualche vecchio comunista, ahinoi assurto ad importanti cariche istituzionali, che ne parla come se fossero realmente accadute.
Piaccia o non piaccia, i “partigiani” furono ininfluenti per la sorte della guerra.
Anche in questa circostanza Berlusconi si è mostrato ben al di sopra degli altri teatranti della politica, richiamando furbescamente la eventualità di riconoscimenti anche ai Combattenti della Repubblica Sociale Italiana e scatenando la abituale canea rossa.
Anche se ha toppato nel definire "parte sbagliata" a priori la R.S.I., quando è, invece, "parte perdente", divenuta "sbagliata", come sempre accade a chi perde una guerra e a seguito di una sconfitta causata esclusivamente dalle Armate Anglo Americane.
Ma quella è la distinzione tra il "giusto" e "sbagliato" che deriva dalla Storia, mentre resta libero il giudizio personale di ognuno, in base alla propria esperienza, sensibilità e libertà.
E non sono mancate le urla isteriche contro gli esponenti del Centro Destra che si sono prestati a partecipare ad una ricorrenza che interessa ed a cui partecipa solo la popolazione di sinistra.
A dimostrazione, per chi si sforza, dopo un passato onorevole, di far passare la propria, poco dignitosa, transumanza tra le file dei resistenzialisti in s.p.e., che l’unica pacificazione intesa dai comunisti e loro accoliti è solo quella dell’acquiescenza e genuflessione alla loro versione di una storia riveduta e corretta.
Ma è nostro compito conservare la memoria del passato e agire perché possa realizzarsi quel progetto di società in continuo divenire e progresso, che è il compito di ogni generazione.
L’Italia, come tutto l’Occidente, è in pericolo e lo è non più da una ideologia che è stata sconfitta ma da una deriva morale che rischia di far rapidamente regredire la nostra pur avanzata Civiltà.
L’aver raggiunto un livello di benessere e di opulenza mai prima conseguito da nessuna civiltà, ci ha indotto a distogliere la vigile attenzione da quei germi che la Storia ci ha ripetutamente segnalato come ciò che ha corroso e condotto alla fine tante civiltà prima della nostra.
Lassismo nei costumi, perdita dei valori, relativismo, nichilismo, materialismo, sono tutti Cavalieri del Male che stanno inquinando l’Italia e l’Occidente.
Si devono fare leggi per poter non solo curare, ma anche solo nutrire i malati ed impedire che siano privati dell’alimentazione.
Si trasforma quella che può essere una dolorosa necessità, in un “diritto” e persino una “conquista”.
E mentre si reclama allegramente il "diritto" a sopprimere vite innocenti, ci si oppone, in tutti i modi, a che altre vite innocenti siano salvate dai criminali, consentendo a questi di poter reiterare i loro crimini invece di mettere, definitivamente, fine al pericolo che rappresentano per la società.
Si ipotizzano leggi che concedano privilegi ad unioni innaturali.
Si ironizza sugli atti di eroismo e, invece, si intitola un’aula parlamentare ad uno che lanciava estintori contro i Carabinieri.
C’è, quindi, un grande spazio per la Destra, una Destra che sappia riprendere un cammino unitario, dietro un solo Leader, con un solo Simbolo.
Fino a quel momento abbiamo una ampia possibilità di scelta tra le "offerte" che il "mercato" propone a chi è di Destra e non intende confondersi con i nuovi resistenzialisti che rivisitano la Storia e con i radicali, con i "libertari" che propugnano una società devastata nelle fondamenta tradizionali.
Forza Nuova, Fiamma Tricolore, La Destra sono solo le tre principali "famiglie" cui guardare in attesa della loro riunificazione che ci consentirà di salvaguardare dalle contaminazioni il nostro voto e con esso la nostra dignità.
Perchè abbiamo ancora tanta nostalgia dell’avvenire.

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22 aprile 2009

Il 25 aprile non sarà mai una data unificante

Con buona pace di Berlusconi e, soprattutto, dei suoi cattivi consiglieri che lo hanno indotto ad annunciare che si unirà al coro nella liturgia celebrante la sconfitta di 64 anni fa, il 25 aprile non sarà mai una ricorrenza che unisce.
Motivi di carattere etico, storico e politico suffragano tale affermazione e stupisce che i consiglieri di Berlusconi li abbiano bellamente ignorati, consentendo alla sinistra di ironizzare, soprattutto ricordando che per 14 anni Berlusconi ha passato il 25 aprile, come tanti di noi, in altre faccende affaccendato e non come celebrante del rito, ormai più vecchio che antico e poco accettato comunque.
Certo, oggi, Berlusconi può fare quello che vuole.
La sua popolarità è ai massimi livelli, gli elettori hanno fiducia in lui e la “politica del fare” sta dando i suoi frutti.
Il problema sarà grave per il “partito di centro, moderato e liberale” quando Berlusconi non ci sarà più ed è per tale momento che dobbiamo conservare ed unire la Destra, anche ricordando quei motivi etici, politici e storici che rendono il 25 aprile una data che divide oggi, come ieri, come domani.
1) Non è una festa. Sarebbe come a dire che noi bolognesi dovremmo festeggiare non il 7 giugno (anniversario della vittoria dell’ultimo scudetto), bensì il 16 maggio, anniversario della prima retrocessione in serie “b” o, per restare in tema bellico, anziché celebrare il 4 novembre, l’Italia Liberale avesse deciso di festeggiare il 27 luglio, la prima sconfitta di Custoza (1848).
2) Non unisce. Come non potrà mai unire la celebrazione di una sconfitta che ha visto alcuni italiani combattere contro altri italiani, ambedue al seguito di eserciti stranieri.
3) Non fu una vittoria. L’Italia fu sconfitta nel 1945. Lo dimostrano le condizioni imposte dai vincitori, i debiti di guerra, la perdita di terre italiane.
4) L’apporto degli italiani alla guerra fu insignificante. Senza le Forze AngloAmericane non vi sarebbe stata alcuna “resistenza” (che infatti cominciò solo all’indomani dell’8 settembre) e il “contributo” alla vittoria Alleata fu totalmente privo di consistenza.
5) E’ solo una propaganda di parte. Il 25 aprile cominciò ad essere celebrato con lo sfarzo che oggi conosciamo solo a metà degli anni sessanta quando il pci pensò di poter attuare una marcia di avvicinamento al potere e tentò di acquisire benemerenze inventandosi una “resistenza” che all’atto pratico, storicamente, non esistette.
6) Non rappresenta Valori. La retorica invalsa in questi anni è imbottita di frasi imponenti costruite attorno ai “valori della resistenza”, ma quali valori ? La Libertà, quella vera, è arrivata grazie alle baionette Anglo Americane. Gran parte dei resistenzialisti guardavano al totalitarismo comunista come regime da importare in Italia. Gli omicidi compiuti nel “triangolo della morte”, lo stesso assassinio del Duce e di Claretta Petacci stanno a testimoniare il “valore” e i “valori” dei resistenzialisti.
7) E’ una mistificazione storica. Si tenta di riscrivere la Storia, facendo credere alle giovani generazioni che contro l’Armata tedesca e le forze regolari della R.S.I., dei “partigiani” abbiano combattuto e “restituito la libertà” all’Italia, ignorando che senza gli AngloAmericani non sarebbe esistita e neppure iniziata alcuna “resistenza”.
8) Perpetua il clima da guerra civile. Contrariamente alle dichiarazioni pubbliche, celebrare con queste modalità – come se fosse una vittoria – la sconfitta del 1945 perpetua le divisioni tra italiani invece di aiutare a superarle.
9) Attribuisce dignità ai comunisti. Queste celebrazioni sono sempre state il fulcro di ogni campagna di propaganda del pci e dei partiti suoi eredi. Accettare l’impostazione del 25 aprile come “festa”, significa attribuire dignità a chi voleva trasformare l’Italia in un gigantesco gulag al servizio di Stalin.
Nove fondati motivi per riportare il 25 aprile alla sua reale dimensione di ricorrenza di una sconfitta in cui limitarsi a ricordare tutti i morti della seconda guerra mondiale.
I Valori per cui battersi sono altri e non stupisce vedere che proprio i più accaniti resistenzialisti sono anche in prima fila per abbattere quei Valori: dalla politica della Vita a quella della Famiglia fondata sull’unione di un Uomo con una Donna, dalla Libertà di pensiero a quella di diffondere liberamente le proprie idee, dalla Libertà di mercato alla Libertà di gestire il proprio denaro senza invadenze dello stato.
Berlusconi sbaglia, dopo 14 anni, a prestarsi a simili celebrazioni.
Sbaglia anche se la sua motivazione potrebbe avere un pregio, perché se è vero che non è opportuno lasciare spazio al “nemico”, è altrettanto vero che era così anche nei passati 14 anni.
Berlusconi sbaglia perché, ancora una volta, come è accaduto per le politiche del 2008, allontana chi sarebbe stato un suo leale sostenitore, perdendone sempre più il consenso, senza peraltro acquisire nulla sull’altro versante, dove trova e troverà solo persone ostili che resteranno tali anche dopo la sua partecipazione ai riti del 25 aprile.

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21 aprile 2009

I cori da stadio non sono razzismo

L’ossessione antirazzista, che ha, di suo, volgarizzato il significato del termine, ha trovato un nuovo “bersaglio grosso” per celebrare la propria retorica liturgia: i cori dei tifosi delle squadre di calcio.
Sin dal tempo degli anfiteatri romani, dagli spalti e dalle gradinate, il Popolo ha sempre manifestato con espressioni colorite, spesso non utilizzate nella vita civile di tutti i giorni.
Una volta era di moda “l’arbitro cornuto”, poi “c’è un filo d’erba ...” che immancabilmente faceva combaciare una rima “significativa” al nome del giocatore, della squadra o della città avversa.
Da sempre vengono prese come bersaglio caratteristiche fisiche del “nemico” del momento.
Viene ad essere ridicolizzata una particolare gestualità o una accentuata inflessione dialettale.
E' razzismo tutto questo ?
No di certo
.
E’ un modo di interpretare il tifo sportivo, un modo sanguigno e sgradevole per il bersaglio, ma l’obiettivo è proprio quello di “dare una mano” alla propria squadra creando tensione e nervosismo nell’avversario “beccato”, al punto che possa sbagliare anche conclusioni facili.
La reazione nei confronti di simili cori non può che essere l’organizzazione da parte dei tifosi avversari di analoghi cori che accolgano, al prossimo campionato, i giocatori della Juventus con uno sfottò accentuato dall’ennesimo scudetto cucito sulle maglie della grande avversaria ( e chi scrive ha in antipatia entrambe le squadre e non può essere accusato di “partigianeria” in proposito da alcuno).
Il vero razzismo lo si alimenta invece dando spazio alla retorica, confondendo il rettangolo di gioco con la vita reale.
Il vero razzismo lo si alimenta con iniziative, come quella di Ginevra, dove un gruppo di staterelli, spesso retti da piccoli tiranni sanguinari, si permettono si applaudire uno di loro che offende la realtà, lo stato che lo ospita e la verità di una situazione, rappresentando il mondo come esiste solo nelle fantasie perverse di chi vorrebbe trasformarlo in una gigantesca moschea.
Lasciamo stare il calcio e lasciamo che i tifosi si sfoghino con le parole, come è sempre stato e cerchiamo di essere tutti più concreti: i veri problemi sono altri.

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19 aprile 2009

Il vecchio resiste e il nuovo barcolla

La vicenda del terremoto in Abruzzo, del referendum elettorale, delle nomine rai pur non essendo novità nella cronaca e nella politica italiana, in questo aprile 2009 demarcano con grande nettezza lo spartiacque tra il vecchio modo di interpretare e fare politica e un “nuovo” modello che ha un solo, barcollante interprete, spesso isolato (e mal consigliato) anche dai suoi collaboratori: Silvio Berlusconi.
Vediamo infatti che il rimpiazzo di Veltroni, nel disperato tentativo di limitare le perdite di consenso, non si fa scrupolo di ingaggiare una polemica strumentale ogni giorno.
Il referendum elettorale come momento di spreco.
Uno spreco, però, voluto da chi il referendum ha promosso, non certo dal governo.
E se il referendum fosse sentito dal Popolo, non avrebbe bisogno di ricorrere al traino di altre elezioni, di genere completamente diverso, in un indigesto pastone di mele e pere.
Ma il vice di Veltroni si aggancia a qualsiasi tema pur di avere spazio nei notiziari, interpretando la parte del combattente contro Berlusconi.
Ed ecco che davanti ad una logica dichiarazione del premier (le indagini sui crolli non ostacolino la ricostruzione) insorge ritenendola un “insulto”.
Mi piacerebbe conoscere l’opinione degli sfollati: preferirebbero avere un tetto sulla testa o vedere i magistrati che indagano per anni sulle responsabilità tra perizie e controperizie ?
Comunque adesso sappiamo perchè si sono tenuti nelle baracche, in passato, migliaia di italiani colpiti da analoghi eventi naturali: prima le indagini, poi la ricostruzione, se questa è una mentalità pratica …
Terzo attacco del segretario a termine del pci/pds/ds/pd sulle nomine rai.
Con una finta ingenuità che ispirerebbe ben altre reazioni, critica i contatti tra la maggioranza parlamentare e i dirigenti rai.
Ma dov’è vissuto fino ad ora ?
Finchè la rai sarà pubblica le nomine spetteranno – logicamente – alla maggioranza con una lottizzazione che rispecchia i rapporti di forza parlamentari.
Perché, invece di scandalizzarsi ipocritamente per questo rito obbligato dalla natura pubblica della rai, non presenta un disegno di legge per la privatizzazione totale della rai ?
A supporto di un partito così dissestato arriva anche il “soccorso rosso” di Napolitano che, in ogni senso, rappresenta al meglio il vecchio che resiste.
Sua è, in ultimo, l’ennesima lettera per “rivendicare” le sue prerogative nell’esame dei decreti leggi e loro successive conversioni.
E’ evidente che il vecchio modo di far politica qui si tramuta in un ossessivo rispetto delle forme, anche quando queste, nel 2009 !, andrebbero a scapito della sostanza.
Nella crisi economica come nel post terremoto, il Popolo non è interessato ai formalismi, ma alla concreta attività per migliorare le condizioni di vita di tutti.
Mi sembra che Berlusconi lo abbia, quanto meno, intuito anche se altrettanto non si può dire dei suoi collaboratori e consiglieri che stanno ripercorrendo le vecchie strade già battute delle chiacchiere e della retorica.
E purtroppo combattere da solo stanca anche i guerrieri più indomiti.
Vediamo così che anche Berlusconi sembra cedere alle sirene di chi gli suggerisce di partecipare, per la prima volta in 15 anni, alle liturgie per una guerra che l’Italia ha perso 64 anni fa.
Il vecchio così resiste, mentre il nuovo non sembra godere di buona salute.


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