Matteo Salvini mi è sempre apparso come un uomo del Popolo.
A differenza di tanti che hanno paura a mostrare le loro passioni perchè, come mi disse un giorno un sindacalista che tifava la mia stessa squadra di pallacanestro ma non voleva renderlo pubblico, potrebbero alienare delle simpatie e dei voti (ma solo un imbecille sceglie di votare in base all'appartenenza di un candidato ad una tifoseria o ad un'altra), Salvini ha sempre manifestato la sua appartenenza al Milan.
E questo ha fatto, su ogni altro aspetto, incluse le vacanze chiassose al mare e le donne (peraltro sempre belle) con le quali si è accompagnato e si accompagna.
Non dubito quindi che anche quando ha sbagliato (entrando nel governo Draghi con i cattocomunisti e votando per la rielezione di Mattarella) perdendo milioni di voti a favore della Meloni, lo abbia fatto con l'onestà intellettuale di chi ha creduto di fare bene e del bene.
Ugualmente lo credo sinceramente e onestamente convinto di fare bene e del bene quando parla di tassare banche e società energetiche e di procedere con uno scostamento di bilancio di ben 20 miliardi.
Però torna a sbagliare, alienandosi la parte liberale del Centro Destra che, al contrario, vede nel debito, nella spesa pubblica e nelle tasse, il Male Assoluto della nostra Nazione (e di tutto l'Occidente).
Ed io sono d'accordo con i liberali.
Come non serve calmierare i prezzi (della benzina e del gasolio, se il Mercato dice altro), lezione nota sin dai tempi dell'Imperatore Diocleziano, la Politica dovrebbe cambiare strada, evitando le vecchie scelte di aumentare il debito e di aumentare le tasse per continuare ad elargire assistenzialismo improduttivo e per inseguire un contenimento dei prezzi che, quando va bene, è solo momentaneo salvo pagare il doppio o il triplo quando non è più sostenibile contrastare il Mercato.
Capisco che, incalzato sul fronte ideale e dei principi da Vannacci, contendendo lo stesso elettorato della Meloni che piace sempre di più per la sua padronanza del ruolo e dei temi e a rischio siluramento da parte dell'ala dei governatori leghisti che vedono assottigliarsi l'elettorato, Salvini sia preso da una frenesia di fare.
Ma, a voler fare a tutti i costi e fare presto, si rischia di non valutare le conseguenze del fare.
Spesso, invece di fare subito, è meglio ponderare la situazione ed agire non sull'onda delle polemiche e della necessità di avere spazio sui giornali per far vedere che si è in sella e in controllo della situazione, ma riflettere, parlarne con gli alleati e quindi decidere con la prudenza e la diligenza del buon padre di famiglia.
E' così che mi appare Giorgia Meloni ed è così che consiglierei a Matteo Salvini di agire, anche se mi rendo conto che ognuno ha il suo specifico carattere e che a volerlo comprimere, forse, si avrebbero più danni che benefici.
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