Ciò che è bene per la sinistra è male per l’Italia. Ciò che è male per la sinistra è bene per l’Italia.

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18 aprile 2024

Applausi per Giorgia Meloni

Giorgia Meloni appartiene ad una generazione che non è la mia: 21 anni di differenza rendono le esperienze formative, politiche, di due persone completamente differenti.

Mi sento certamente più affine ai nostalgici ricordi di Marcello Veneziani, che ultimamente affiorano sempre più spesso nei suoi articoli, non ultimo l'editoriale di ieri ne La Verità, "dedicato" a Gianfranco Fini ed al processo per l'appartamento di Monte Carlo che dovrebbe avere oggi la sua sentenza.

Non sono neppure particolarmente incline ad unirmi al coro delle piaggerie verso le donne, solo perchè sono donne.

Ma Giorgia Meloni Primo Ministro comincio ad apprezzarla e stimarla oltre il senso di appartenenza politica e oltre le differenze che possono emergere, come sulla guerra in Ucraina, che probabilmente scontano anche il fatto che io, senza alcuna responsabilità, sono seduto in poltrona a discettare di teorie, mentre lei deve salvaguardare l'Interesse Nazionale ed i rapporti tra gli stati, dovendo dare delle risposte concrete che hanno conseguenze sulle persone.

Per questo apprezzo la risposta, secca, che ha rivolto ad un ministro del governo spagnolo che berciava la litania dell'attacco al "diritto" all'aborto perchè in Italia è passata una norma che, proprio in applicazione della legge sull'aborto italiana, nei consultori, ad affiancare le donne che vogliono iniziare il percorso abortivo, ci saranno anche esperti di Pro Vita.

Senza mezzi termini la Meloni ha definito "ignorante" il ministro spagnolo: con piena ragione.

E mi ha ricordato Giorgio (nomen omen ?) Almirante che in una Tribuna Politica degli anni settanta, definì "ignorante" il suo antagonista (non ricordo chi fosse, ma sicuramente non era un comunista perchè i comunisti, con la scusa che non volevano parlare con un "fascista", scappavano sistematicamente dal confronto televisivo che, allora, aveva tempi certi e moderato super partes, quindi ognuno poteva parlare senza interruzioni e completando il suo ragionamento) richiamando l'etimologia latina della parola, cioè ignorare l'argomento di cui si parla.

E il ministro spagnolo ignora la legge italiana che prevede proprio uno specifico percorso di assistenza per le donne, perchè, lungi dall'essere un "diritto", l'aborto è, nei casi previsti dalla legge non una festa, ma  una triste e dolorosa necessità.

Ma non è solo il farsi rispettare (come peraltro faceva Margareth Thatcher negli anni ottanta) rispondendo a tono e bacchettando i ministri stranieri che interferiscono sui fatti italiani, è anche un modo di presentarsi che riafferma l'indipendenza della nostra visione culturale.

Così, a differenza della Bonino, della Boldrini, della Mogherini, tutte riprese a colloquio con i capi degli stati islamici indossando rigorosamente il copricato da suore, la Meloni viene ripresa a parlare con i capi degli stati islamici meditarranei, ultimo quello tunisino, a capo scoperto.

Applausi quindi per Giorgia Meloni che, giorno dopo giorno, dimostra di essere un degno Presidente del Consiglio per l'Italia, confrontandosi con i rappresentanti delle altre nazioni senza sudditanza e senza piaggeria.

13 aprile 2024

Gli ultimi danni della maggioranza Ursula

In sequenza il parlamento europeo, ormai scaduto e con una composizione che non rispecchia i sentimenti dei Popoli europei, ha approvato due raccomandazioni con la cosiddetta maggioranza Ursula.

Nella prima si approva un cosiddetto "piano migranti" che riguarda invece quelli che più correttamente devono chiamarsi CLANDESTINI, cioè persone che, senza averne il permesso, cercano di entrare illegittimamente e illegalmente in uno stato diverso dal loro.

Parte del provvedimento (quello che riguarda un maggiore controllo delle frontiere esterne) è positivo, ma l'intelaiatura rimane inquinata dalle teorie dell'accoglienza e dallo scarico del problema sugli stati di primo approdo che, per la posizione geografica di ponte sul Mediterraneo, vede l'Italia in prima linea.

E' il buonismo cattocomunista che ha rovinato le nazioni del nord Europa, ormai invase da stranieri che hanno fatto perdere non solo le caratteristiche etniche, culturali, umane, ma anche il benessere diffuso che aveva fatto di quelle nazioni un modello da perseguire ed oggi sono solo l'avanguardia del dissolvimento della nostra Civiltà.

Invece di difendere i confini, vengono processati quelli che cercano di impedire gli sbarchi e si chiede lo scioglimento dei partiti, come l'Afd tedesco, che chiedono di invertire la rotta rimandando a casa anche i clandestini legalizzati ex post.

Non ci sarà mai una soluzione se si continuerà a parlare di accoglienza e di distribuzione, perchè cambia poco se migliaia di clandestini si stabilizzino in Italia o siano mantenuti in Ungheria o in Germania o in qualunque altro lembo, anche il più sperduto, dell'Europa.

Cambierebbe la situazione se si decidesse di RESPINGERE i clandestini, fermandoli sulle coste di partenza, dove valutarne la qualità, la quantità, la convenienza e l'opportunità a concedere ad alcuni di loro, quelli maggiormente propensi ad integrarsi, accettando i nostri usi e costumi e senza pretendere di riprodurre da noi i loro, un accesso limitato ai tempi di una attività lavorativa.

Se quella dei clandestini è una questione oltremodo concreta, come possiamo vedere tutti noi passeggiando per le strade delle nostre città trasformate spesso in un ricettacolo di questuanti e assistiti a nostre spese, l'altra raccomandazione riguarda la sfera dei Valori.

Al seguito della follia di Macron in una Francia artefice prima della propia deriva, il parlamento europeo, con il voto addirittura di alcuni popolari, raccomanda di inserire nella carta dei diritti fondamentali, l'aborto.

Una pratica che, al massimo, può essere considerata, in casi circoscritti e limitati, una dolorosa necessità, ma mai potrà essere considerato un diritto il negare la possibilità di vivere, sopprimendo un bambino non ancora venuto alla luce, innocente, ancora indifeso e inerme nel grembo della madre.

Una raccomandazione che grida vendetta anche perchè vorrebbe imporre l'obbligo a procedere all'aborto, escludendo la possibilità per i medici di rifiutarsi di praticarlo con l'obiezione di coscienza.

In pratica non solo una licenza di sopprimere, ma anche un obbligo di eseguire la condanna a morte.

In ultimo non un provvedimento del parlamento, ma la conclusione di un iter che ha comunque visto il parlamento europeo in prima fila per devastare le nostre vite: la decisione sulle cosiddette case green.

A tale follia verde, le parole più sensate sono quelle del nostro Ministro dell'Economia Giorgetti: chi paga ?

Perchè a me potrebbe anche andare benissimo che si eseguano tutti i lavori necessari a trasformare il mio appartamento in un edificio ad emissioni zero, perchè non mi importa nulla come viene prodotta l'energia che mi riscalda in inverno, rinfresca in estate, fa funzionare tutti i miei elettrodomestici, ma non ho intenzione di sborsare neppure un centesimo, nè direttamente per pagare le ditte incaricate dei lavori, nè indirettamente con le mie tasse.

Se i lavori fossero pagati con una tassa di scopo a carico di tutti coloro (parlamentari, candidati, firmatari di liste, elettori, firmatari del 2 per mille) che sostengono i partiti favorevoli alla transizione verde, nessun problema. 

Ma non con i miei soldi.

Ci resta una speranza.

Che il 9 giugno sia eletta al parlamento europeo una maggioranza profondamente diversa da quella Ursula, che possa archiviare la stagione delle follie.

Perchè ciò accada occorre votare con la testa per quei partiti che hanno dimostrato nel corso degli ultimi cinque anni di seguire una linea affine ai nostri interessi, agli interessi reali, complessivi, dei Popoli e delle Nazioni europee. 


09 marzo 2024

L'aborto non è e non sarà mai un diritto

Il degrado di una società e la decadenza di una civiltà hanno molteplici segnali.

Nell'antica Roma, ma anche in imperi lontani come quello Azteca o quello cinese, la fine di una lunga storia era sempre accompagnata dalla decadenza dei costumi imperniata nei molteplici aspetti delle perversioni sessuali.

Nel nostro Occidente, culla della Civiltà che maggiormente ha contribuito a costruire il Benessere odierno, a tali indici si accompagna un inusuale desiderio di morte.

Dall'eutanasia, sotto varie forme, spesso pudicamente indicata come "fine vita", all'aborto che neppure consente ad una vita di svilupparsi, di "provarci", di dimostrarci quanto possa valere, senza neppure prendere in considerazione la volontà della vittima designata come, almeno apparentemente, accade con l'eutanasia.

La Francia dei lumi, quella nata dopo la barbarie della Rivoluzione Francese, ha inserito nella carta costituzionale il "diritto" all'aborto.

Neanche fosse un "diritto", come quello alla Libertà di Pensiero, alla Libertà di Opinione, alla Libertà di manifestazione e di diffusione di una Idea.

Comunque non stupisce che la patria della ghigliottina sia la prima nazione ad applaudire al "diritto" alla soppressione di un feto umano.

Fa rabbrividire invece il tentativo di voler imporre una simile scelta anche al prossimo, attraverso quella sentina di vizi e di follie che è l'unione europea.

Ma per quanto possano scrivere fogli e fogli affermando che l'aborto è un "diritto", tale non sarà mai, perchè confligge con l'unico Diritto assoluto che è il Diritto alla Vita.

Al massimo l'aborto può essere considerato una dolorosa necessità in casi ben circoscritti: la impossibilità di salvare la vita della donna e del feto contemporaneamente e le conseguenze di uno stupro.

In ambedue i casi non c'è nessuna festa, nessuna gioia, nessun diritto, ma solo sofferenza per una scelta dolorosa tendente solo e semplicemente ad evitare sofferenze e dolori maggiori.

E credo che le persone di buon senso non possano che condividere l'affermazione che l'unico diritto assoluto sia quello alla Vita che è sempre contrapposto alla Morte e che tale diritto debba essere garantito e tutelato in primo luogo a chi non può difenderlo in proprio.

Perchè, come diceva il Presidente Reagan, l'aborto è sostenuto solo da persone che sono già nate, che già hanno incassato il loro diritto alla vita, ma vorrebbero privare altri di tale beneficio.

26 giugno 2022

Le sentenze vanno applicate, non commentate ...

I cattocomunisti ce l'hanno menata per anni, quando i magistrati ideologizzati a sinistra, sentenziano sulle più disparate materie, criminalizzando esponenti di Destra, lasciando liberi con speciose motivazioni basate sulla "loro cultura" clandestini e zingari o imponendo modifiche forzate al nostro ordinamento con interpretazioni che trovavano il loro fondamento solo sulla sinistra ideologia, non avendo i numeri, popolari e parlamentari, per realizzare leggi in materia.

E che dire sul presunto assalto dei sostenitori di Trump al Congresso e sulle sclerotiche dichiarazioni della sinistra mondiale ?

Ebbene oggi, con le biliose reazioni alla sentenza della Corte Suprema degli Stati Uniti, anche i più ciechi devono avvedersi dell'enorme ipocrisia che è dietro ogni affermazione di uno di sinistra (uno qualsiasi, sono tutti uguali, loro sì che "uno vale l'altro").

Isteria collettiva veicolata da stampa, radio e televisioni schierate a senso unico e che danno la parola solo ad una campana, quella di sinistra.

Così la sentenza non solo viene commentata e criticata, ma si cerca anche di disapplicarla con interventi legislativi promossi da un presidente che si dice "cattolico" e che sembra diventato l'alfiere della morte.

E il Senato locale di uno stato viene assalito perchè si appresta, come in un'altra ventina di stati, la sentenza, legiferando in modo restrittivo sull'aborto.

Io non mi meraviglio, sono gli stessi che, dietro il paravento del black lives matter, devastano città, distruggono proprietà pubbliche e private, pretendono di essere mantenuti senza produrre e l'impunità per i loro atti criminali.

E sono quelli che trovano tristi emuli in Italia, che si inginocchiano, difendono le peggiori derive, si fanno testimonial di un futuro di miseria, povertà e terrore.

Abbiamo quotidianamente esempi del perchè la sinistra è da rifiutare in blocco, in ogni sua manifestazione, in ogni suo singolo adepto, rifiutando anche ogni percorso, seppur breve e circoscritto, in comune.

Diventa sempre più difficile tollerare che la Lega resti al governo con Draghi e Letta, i valletti italiani di quella sinistra globalista che sta devastando la Civiltà Occidentale. 

25 giugno 2022

C'è un giudice (anzi, sei) almeno a Washington

In due giorni la Corte Suprema degli Stati Uniti ha emesso due sentenze che demoliscono due icone della arrogante e snob sinistra mondiale.

Mentre la corte costituzionale italiana presieduta dal quasi novantenne Amato (quello che trent'anni fa si intrufolò nottetempo nei nostri conti correnti per sottrarci il sei per mille dei nostri risparmi) emette sentenze o dichiarazioni a raffica a favore delle istanze più distruttive per la nostra Società, contribuendo a demolire i pilastri di un Civiltà avviata alla dissoluzione (eutanasia mascherata da "suicidio assistito", doppio cognome, costituzionalità dell'invio di armi all'Ucraina, costituzionalità dell'obbligo vaccinale e relative sanzioni ...) negli Stati Uniti, da sempre avanguardia di ogni cambiamento che, fino ad oggi, si era concretizzato in tante picconate ai Valori della Tradizione, si sono uditi due squilli di tromba di rinascita civile.

E' stata infatti dichiarata incostituzionale una legge dello stato di New York (governato dalla sinistra) che voleva imporre limiti alla vendita di armi.

La Corte Suprema ha invece confermato la piena validità del Secondo Emendamento che garantisce ad ogni cittadino la libertà di difendersi e, quindi, di comprare e portare armi.

Portano le armi gli uomini liberi, mentre sono gli schiavi o i sudditi quelli ai quali uno stato invasivo impedisce di girare armati.

Ma ben più rumore ha fatto la sentenza, già anticipata ma resa nota solo ieri, con la quale, dopo cinquanta anni, viene fatto decadere il principio per cui una legislazione sull'aborto veniva imposta in tutti gli stati, a prescindere dalla volontà legislativa locale.

Contrariamente alla canea che è sorta in tutto il mondo (occidentale, si intende) veicolata dai soliti servizietti di stampa, radio e televisione che danno la parola solo ad una parte, la sentenza non vieta e non rende di nuovo l'aborto un reato.

Ma, nel pieno e più profondo spirito federale, demanda la sua determinazione alle specifiche leggi dei singoli stati che quindi, in base alla sensibilità ed alla coscienza dei cittadini di quello stato, ne regoleranno la pratica o la vieteranno.

L'aborto non è un diritto, non è una conquista, non è un momento di festa e di gioia, ma, soprattutto, non è un valore, al massimo può essere considerato una dolorosa necessità in determinati, circoscritti casi a tutela della salute della donna e da valutarsi singolarmente, di volta in volta, con ogni cura e attenzione.

E come diceva il Presidente Reagan: “L'aborto viene sostenuto solo da persone già nate”.

Una prevaricazione contro chi non si può difendere, ancora più crudele di quella che commetterebbe uno già in pensione (facciamo l'ipotesi che la Fornero ...) che legiferasse per aumentare l'età pensionabile.

27 settembre 2012

Festeggiano l'aborto e condannano le opinioni

Leggo che è stata istituita una giornata per celebrare l'aborto.
Naturalmente le menti che l'hanno ideata non la chiamano così, ma con una perifrasi "politicamente corretta", ma sempre aborto è.
Penso che vi siano singoli, isolati, unici casi in cui sia presa in considerazione la possibilità di praticare un aborto (essenzialmente quando è in grave pericolo di vita la madre), ma anche allora non è qualcosa da celebrare, ma una tragedia.
L'aborto non è neppure un diritto civile o umano, perchè, anzi, colpisce un essere indifeso i cui diritti vengono lesi definitivamente.
Come diceva Reagan: a favore dell'aborto ci sono solo persone già nate.
E proprio sull'aborto è stata costruita la condanna al Direttore del Giornale Alessandro Sallusti, confermata dalla cassazione, che rende la nostra una giustizia piccola piccola e sempre più inaffidabile.
Per fortuna leggo ancora di chi si indigna non solo per Monti e la Fornero, ma anche per queste vicende e la nostra speranza di risorgere è proprio nella resistenza di questi ambienti, considerati "reazionari" dalla sinistra devastatrice, ma che in realtà sono restauratori di una società forte, sana, pulita.


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29 agosto 2012

L'europa, l'aborto e la fecondazione assistita

La corte europea (di dove, se no ?) per i "diritti dell'uomo" ha sentenziato che la legge 40 sulla fecondazione assistita è, in parte, incoerente con la legislazione nazionale che prevede l'aborto terapeutico.
E' giusto.
Eliminiamo l'incoerenza.
Cancelliamo l'aborto, abroghiamo la legge 194/78 e il nostro sistema legislativo tornerà coerente.


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01 dicembre 2011

Il "suicidio assistito" non è accettabile

Le modalità con le quali un notabile comunista, fondatore del Manifesto, come Lucio Magri si è dato la morte, hanno riacceso il dibattito sull’eutanasia.
In realtà, anche sotto il profilo puramente lessicale, “eutanasia” e “suicidio assistito” richiamano due differenti fattispecie.
Nel primo caso è un terzo che diventa parte attiva per sopprimere la vita di qualcuno, non somministrandogli farmaci o spegnendo le macchine che lo aiutavano a vivere.
Nel secondo è la medesima persona che provvede, in un ambiente protetto, a sopprimere la sua stessa vita.
La sostanza, il significato etico, la radice filosofica, però è uguale e, personalmente, la considero ugualmente riprovevole, indice di un crollo morale in cui la Vita viene ridotta a bene disponibile, in una logica materialistica che priva l’Uomo dell’anima.
La Vita è un bene, filosoficamente e moralmente non disponibile, non possono essere favoriti in alcun modo suicidio ed eutanasia che segnano la fine definitiva e senza appello di ogni speranza (di guarigione, di miglioramento, di futuro, di tutto).
Alcuni osservano che gli stessi che sono favorevoli all’eutanasia sono contrari alla pena di morte e poi favorevoli all’aborto, evidenziando una presunta contraddizione che, a pensarci bene, non c’è, perché chi è contrario alla pena di morte non tutela la vita degli innocenti, anzi li mette in pericolo potenziale, ma solo di  criminali condannati, mentre con l’aborto e l’eutanasia si sopprimono soggetti innocenti.
C’è una logica similare in tutte e tre le questioni.
E non è un caso, per la medesima ragione, che chi è contrario all’aborto e favorevole alla pena di morte, sia anche contrario all’eutanasia.
Anche qui c’è la tutela degli innocenti, ma soprattutto l’ispirazione ad una concezione morale che io considero superiore, ma che è comunque diametralmente opposta, come principio fondamentale.
Il comportamento tenuto da Magri ha dunque riaperto le discussioni se sia opportuno consentire in Italia quel che è permesso in Svizzera o Inghilterra.
Ho ascoltato Vittorio Feltri, con il quale solitamente sono d’accordo, il quale, pur non condividendola, difendeva la scelta di togliersi la vita e tuonava contro chi volesse impedire a qualcuno di suicidarsi.
Ma nessuno vuole o può impedire per legge il suicidio (anche perché è difficile poi punire qualcuno che ci riesca e sotto certi aspetti punitivi verso chi non ci riuscisse si rasenterebbe il ridicolo).
Naturalmente se un suicida danneggia persone o proprietà altrui deve pagare se sopravvive o devono pagare gli eredi se riesce nel suo intento (mi viene in mente quello che si butta sotto il treno).
Il problema qui è diverso: si richiede, sotto varie denominazioni, di fare una legge perché alcuni osservino, senza intervenire, anzi agevolino l’intento suicida.
Qui non si tratta di impedire a qualcuno di suicidarsi, ma a terzi di parteciparvi attivamente o passivamente.
E questo lo stato non può consentirlo.
Se, poi, uno vuole suicidarsi può sempre farlo con gli strumenti tradizionali che sono anche stati celebrati da poeti e scrittori che hanno lasciato ai posteri la testimonianza nobilmente suicida di grandi uomini (uno per tutti: Seneca) perché tutti coloro che si danno la morte con una spada, una pistola, un coltello, hanno un che di eroico, una tragica, feroce, grandezza con la quale mandano in dissolvenza il bene più prezioso di un Uomo: la propria Vita.
Ma darsi la morte nella stanza asettica di una clinica privata, sotto gli occhi di medici e infermieri immobili fa venir meno anche l’unico aspetto nobile, dignitoso e onorevole del suicidio.

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08 aprile 2010

Unicuique suum


Questa mattina, come al solito, ascoltavo in radio la trasmissione “Istruzioni per l’uso” (tanto per svegliarmi con una scarica di adrenalina ...) della Falcetti (di cui ho già scritto in passato) ed ho rilevato l’ennesimo intervento, senza contradditori, di un certo Trefiletti, che sarebbe il segretario di una associazione consumatori di derivazione cgil, a me ben noto per i suoi monologhi contro Berlusconi e il Centro Destra.
Questa mattina tuonava contro la decisione del Governo di abolire le agevolazioni postali per l’invio della stampa delle onlus (e anche delle associazioni dei consumatori).
A me sembra una decisione più che giusta ed opportuna.
I servizi vanno pagati per i loro costi, sennò li dobbiamo pagare tutti noi, quindi che siano quelli che contribuiscono a quelle organizzazioni a pagarsi la propaganda.
Senza considerare che, forse, adesso avremo la buca della posta meno intasata da tutte le richieste di denaro e contributi e, auspicabilmente, i soldi che doniamo in beneficenza verranno meglio utilizzati per gli scopi sociali e non per stampare e spedire opuscoli che finiscono immancabilmente tra i rifiuti.

Proseguendo nella giornata leggo i quotidiani del mattino e viene dato risalto, dopo il fatto accaduto in provincia di Vicenza, ad analogo episodio nel bresciano: genitori morosi (per lo più – 80% - extracomunitari) ai quali viene intimato di pagare le rette mensa dei figli, sennò non vi si provvederà più.
I buonisti in s.p.e., gli stessi che sfruttano ignobilmente i sentimenti di pietà e tenerezza che ispirano i bambini per imporre la presenza dei figli degli illegali negli asili nido, vengono presi dal ballo di S. Vito e strillano e strepitano al razzismo.
Ma quale razzismo peggiore è quello di caricare sulle spalle degli Italiani che pagano le rette, anche le quote degli extracomunitari che non le pagano ?
Perchè mai dovremmo provvedere, dopo che si pagano altissime tasse, anche a ulteriori esborsi per mantenere chi non paga ?
E chi ci dice che chi non paga è indigente e non semplicemente un “furbo” ?
Anche qui: i servizi vanno pagati.
Da tutti.
E chi non paga non può usufruirne.
Se uno è indigente chieda al comune che dovrà però fare i necessari accertamenti e, come accade negli Stati Uniti per chi viene mantenuto dal pubblico agli studi, dovrà provvedere a recuperare in futuro le somme spese oggi per l’educazione e il mantenimento degli indigenti.

Il trittico termina con la famigerata “pillola del giorno dopo” che, neanche dirlo, viene entusiasticamente diffusa nelle regioni rosse.
La prima pillola al di fuori della sperimentazione viene quindi concessa in Puglia.
La signora che ne ha fatto (legittimamente) uso, leggo che intima, in una dichiarazione ripresa da Il Resto del Carlino online, alla Chiesa e agli Uomini di tacere.
Io non taccio.
A parte la considerazione che la partecipazione dell’Uomo al concepimento rappresenta un apporto del 50% all’evento, che mi attribuisce analogo e proporzionale diritto a partecipare alle scelte (anche se la famigerata 194 concederebbe l’ultima parola alla donna: non sono d’accordo !), a parte il fatto che esistono i mezzi per “prevenire” una maternità indesiderata, è bene riaffermare che l’aborto non può essere considerato un “diritto” , nè, tantomeno, una “conquista”.
Può essere, in casi limitati, una dolorosa necessità.
Ed è inalienabile il diritto dell’Uomo a partecipare alle decisioni con pari dignità e “peso” della Donna, così come è inalienabile diritto di ogni Maschio esprimere la sua opinione in materia, diritto che appartiene anche alle associazioni politiche e religiose, ivi inclusa la Chiesa Cattolica.
Non riusciranno ad imporci il bavaglio !


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06 gennaio 2008

Ragionevole la moratoria contro l'aborto

Una iniziativa del solito marpione Giuliano Ferrara, ha riaperto la discussione sulla legge 194/1978, quella che consentì l’interruzione della gravidanza, depenalizzandola e rendendola lecita in alcuni, limitati, casi, in cambio dello “zuccherino” concesso ai cattolici di una serie di norme – per lo più disapplicate – sull’informativa e sui consultori.
La legge fu poi confermata con larga maggioranza in un referendum svoltosi nel 1981.
Mi ricordo che nella campagna referendaria del 1974, quando si trattò di scegliere se confermare o abrogare la legge sul divorzio, venne anche fuori la questione aborto e, per tranquillizzare molti, davanti all’accusa che il divorzio era solo il primo passo verso una legislazione contraria alla comune morale cattolica, si negava la volontà di procedere con ulteriori leggi, come quella dell’aborto.
Nel 1978, in pieno regime consociativo, una debolissima Democrazia Cristiana, cedette su tutto il fronte e non fece nulla per impedire l’approvazione della legge abortista, in ciò “coadiuvata” da un papa vecchio e debole (Paolo VI) che infatti sarebbe morto 3 mesi dopo l’approvazione della legge, da un clima politico mondiale che sembrava preannunciare la vittoria totale del comunismo (presidente degli Stati Uniti il pessimo Jimmy Carter, democratico) e da una politica interna inquinata dal compromesso storico, dalla crescita delle brigate rosse (la legge fu approvata quando era appena stato trovato il cadavere di Aldo Moro) e dalla pusillanimità di molte strutture cattoliche, anche ecclesiastiche.
Nel 1981 i referendum sull’aborto, in realtà, furono due.
Uno radicale per ampliare la portata della legge e la possibilità di abortire, che fu bocciato con quasi il 90% dei voti contrari ed uno proposto dal Movimento per la Vita che si proponeva di restringere le possibilità di aborto e che fu bocciato con il 68% dei voti contro il 32% di sostenitori.
All’epoca votai “no” – cioè contrario alle modifiche – in entrambi i casi.
Per la cronaca nel 1974, referendum sul divorzio, non avevo la possibilità di votare, ma avrei votato “sì”, cioè favorevole all’abrogazione della norma divorzista.
Naturalmente le mie scelte – reali e virtuali – dell’epoca erano (e lo sono ancora oggi) influenzate dal quadro politico generale.
A 17 anni (1974) non ero più – come non lo sono ora - un cattolico praticante, ma ero, come sono sempre stato, visceralmente anticomunista.
L’MSI, unico partito assieme alla Dc che in ambedue le circostanze sostenne la battaglia per il “sì”, aveva una forte componente laica che, valutata anche la presenza di alcune tendenze neopagane, sarebbe stata orientata a sostenere la legge divorzista e successivamente abortista.
Ma Giorgio Almirante, lungimirante Leader della Destra, portò il partito a sostenere le ragioni del “no al divorzio”, pur essendo lui stesso un separato, sia per tutta una serie di motivazioni “tecniche” che non mancano mai, ma soprattutto – dal mio punto di vista – in base ad un ragionamento politico.
Sostenere la battaglia divorzista sarebbe stato un assist alla sinistra, un aiuto a legittimarla come forza di governo e avrebbe aperto le porte ad una possibilità di ingresso del PCI in una inedita formazione governativa che andava dal PLI (che già mostrava i sintomi del virus zanoniano) al PCI stesso ed alle frange estreme (Psiup, Lotta Continua, radicali).
Almirante aveva ragione.
Dopo la vittoria nel referendum del 1974, il PCI ottenne successi nelle amministrative del 1975, conquistando regioni, province e comuni come mai prima e le cui conseguenze stiamo pagando ancora oggi.
Napoli e Roma caddero nelle mani comuniste e grave è la responsabilità di alcuni ambienti liberali (forse oggi si chiamerebbero libertari …) in tali situazioni.
Non a caso Zanone – nel 1976 segretario di un irriconoscibile Pli - negli anni successivi alla fine della prima repubblica si schierò a sinistra diventando anche sindaco di Torino ed ora è senatore del pci/pds/ds/pd.
Nel 1981 la situazione era diversa.
Ronald Reagan aveva fortunatamente sostituito Carter e, a livello interno, la spallata comunista era stata, bene o male, assorbita dal muro di gomma della Dc, mentre in Vaticano sedeva un Pontefice straniero, dopo credo 400 anni, proveniente dalla martoriata Polonia, martire del comunismo.
Ma, soprattutto, il voto “politico” sui referendum di quell’anno era garantito dai temi “forti” quali ergastolo, porto d’armi e ordine pubblico, sui quali l’estrema sinistra cercava di ottenere consensi per disarmare Polizia e cittadini, per ridurre le pene ai delinquenti e per impedire l’uso di quegli strumenti – quali, ad esempio, il “fermo di polizia” – utili alla guerra contro il terrorismo.
Non a caso in questi referendum e nel referendum sull’aborto promosso dai radicali, la maggioranza degli italiani contrari alle proposte referendarie fu “bulgara”, mentre, ugualmente non a caso, la percentuale dei favorevoli alla proposta del referendum promosso dal Movimento per la Vita fu inferiore a quella dei favorevoli all’abrogazione del divorzio di 7 anni prima.
Sono personalmente convinto che se quel referendum fosse stato “unico”, senza la compagnia degli altri quesiti, la percentuale dei “si” sarebbe aumentata … almeno si sarebbe aggiunto anche il mio.
Evidente, quindi, la mia posizione che fa prevalere considerazioni di carattere politico a considerazioni di altro genere.
A me appare evidente che l’aborto sia un “uccidere” e che moralmente sia esecrabile.
Credo anche che, sempre moralmente, possa essere accettato il sacrificio di un essere umano se necessario per salvarne almeno un altro.
La legge 194, applicata rigorosamente, avrebbe potuto garantire che l’aborto sarebbe stato praticato solo in casi circoscritti nei quali la salute e la vita della madre fossero stati in pericolo.
Poiché non si può chiedere alle donne di essere tutte come Maria Goretti (che infatti è santa) anche in un concepimento derivante da una violenza dovrebbe poter essere consentito abortire legalmente.
Naturalmente applicando le norme "di contorno" della legge in modo che si possa illustrare le alternative possibili alla scelta di sopprimere una innocente vita umana.
Oggi, grazie ad uno che a quei tempi era un talebano dell’estremismo di sinistra, si concretizza la possibilità di una modifica della 194 in senso restrittivo, per dare maggiore tutela al nascituro.
La situazione generale è mutata.
Il femminismo, ancorché esistano ancora alcune sue vestali, è tramontato come è tramontata la stagione del “sessantotto” (di cui parleremo, sempre in chiave di ricordi personali, perché “io c’ero” e non ho mai portato l’eskimo !) che fece da humus per la diffusione di idee balzane sulla legislazione le cui conseguenze, però, stiamo pagando ancora oggi.
Allora non è peregrina l’idea di ripensare alla 194, per dare una compiuta attuazione alle sue norme, per impedire abusi che spesso motivano con passaggi della legge la semplice volontà, priva di reali motivazioni anche “tecniche” di non partorire.
E a questo proposito devo dire che quello che a me, degli abortisti e soprattutto delle femministe, ha sempre dato fastidio e alimentato ostilità nei loro confronti, è la pretesa che l’ultima parola spetti alla donna, con esclusione sostanziale del marito.
E’ ciò che ritrovo anche in alcuni commenti di questi giorni, che pongono in evidenza come sia la donna a doversi “gestire” la maternità come libera scelta.
Eh no !
La libera scelta deve essere “prima” del rapporto.
Se una non vuole la maternità deve provvedere e deve imporre al partner di provvedere a dotarsi di quegli strumenti ed assumere quelle sostanze che impediscono di ritrovarsi con una gravidanza indesiderata.
Se, però, la gravidanza si manifesta la scelta deve essere in regime di par condicio, con il parere del padre uguale a quello della madre e, in caso di dissenso, a prevalere deve essere la speranza che è sempre accesa da una nuova vita, perché lo stato deve garantire, in mancanza di motivi gravi, la vita del concepito che non può avere altra difesa se non quella della legge.
E qui sta la necessità di avere una legge che regoli l’eventualità di ricorrere all’aborto, ma che sia scritta avendo in mente l’interesse alla salvaguardia della vita umana, che sia quella della madre alla pari di quella del figlio, concepito con l’intervento necessario e irrinunciabile del padre, al quale spetta uguale voce in capitolo.
Ma la situazione è diversa anche nel quadro politico.
Se è vero che, con una facile battuta, si potrebbe dire che “se avessimo avuto l’aborto quando nacquero, oggi non avremmo i Prodi, i D’alema, i Veltroni” (magari ne avremmo altri ... peggiori è difficile, comunque …) è anche vero che come nel 1974 la vittoria nel referendum sul divorzio fece da volano per una fortissima avanzata comunista, così oggi una affermazione delle tesi favorevoli alla Vita potrebbe agevolare un cambiamento di mentalità, di prospettive e anche di sistema politico di cui beneficerebbero le forze del Centro Destra.
E’ quindi con la naturale diffidenza che provo vista l’origine (Giuliano Ferrara) della proposta, ma con la convinzione che possa essere utile, che personalmente auspico la revisione della 194, soprattutto dopo aver letto degli urlati “niet” opposti dalle erinni governative, tristi epigoni di un paleofemminismo da archiviare con la sua epoca.

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