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24 luglio 2026

Vannacci sempre più attrattivo

A dar retta ai sondaggi (che comunque prenderei con cautela, perchè le domande vengono sempre poste in modo da forzare una risposta) il partito di Vannacci sarebbe a pochi decimali da Forza Italia dopo aver superato in scioltezza Lega e Avs.

Il punto è che i sondaggi, pur talvolta presentando delle opzioni alternative tipo Centro Destra con Vannacci, senza Vannacci ma con Calenda, senza Vannacci e senza Calenda, non sono in grado di determinare le scelte di elettori come il sottoscritto.

Per il semplice fatto che, anch'io, in questo momento non saprei chi votare perchè mi mancano alcuni elementi.

Tendenzialmente confermerei il voto a Fratelli d'Italia perchè sono soddisfatto dell'azione di questo governo nonostante la lentezza operativa di certi provvedimenti e le scelte di politica estera che non condivido (sostegno all'Ucraina, integrazione nell'unione europea, assunzione di distanza da Trump e da Netanyahu nell'azione di pulizia in Iran).

Però non sono in possesso, come non lo è nessuno, di due elementi essenziali per decidere: con quale legge elettorale di voterà e come saranno formate le coalizioni.

Poichè sia l'attuale legge elettorale che quella che si profila all'orizzonte approvata dalla camera, privilegiano le coalizioni, è indubbio che la prima scelta sia di campo per il Centro Destra.

A meno che, in un impeto di arroganza, gli attuali partiti di governo non decidano di escludere Futuro Nazionale come in passato veniva escluso l'Msi di Almirante.

In questo caso, a prescindere da ogni altra considerazione darei il mio voto a Futuro Nazionale.

Diversa l'ipotesi se fosse Vannacci a pretendere di dettare le condizioni per entrare in Coalizione e quindi ne restasse fuori perchè non credo che la Meloni abbia il carattere per accettare condizioni in odor di "ricatto" e, allora, confermerei il mio voto a Fratelli d'Italia.

Quindi si entra nell'ipotesi, a me più gradita, di una coalizione di Centro Destra con Vannacci e rigorosamente senza Calenda.

Allora darei il mio voto a Fratelli d'Italia, auspicando la continuità di questo governo.

Certo è che, se ci si potesse fidare della sinistra (cosa che escludo al 100%) sarebbe bello avere una legge proporzionale, con uno sbarramento alto (almeno il 5%) in modo da poter scegliere il partito che, comunque, è maggiormente rappresentativo delle proprie idee, senza alchemiche considerazioni su legge elettorale e coalizioni.

Ovviamente ci dovrebbe essere il vincolo di mandato (cambiando la costituzione del 1948, obsoleta anche su questo) e la perdita automatica del seggio per quei parlamentari che, in corso di legislatura, dovessero uscire dal partito per il quale sono stati eletti.

Ma qui si entra nel mondo dei sogni.

27 luglio 2024

Gli aruspici del terzo millennio

L'Uomo ha sempre aspirato a conoscere il futuro.

Nell'Antichità c'erano appositi sacerdoti cresciuti e istruiti per "leggere" il volo degli uccelli e le viscere degli animali.

Gli Oracoli erano venerati come divinità e coperti di doni.

Venne poi l'epoca dei maghi e della lettura attraverso improbabili palle di vetro e altri fantasiosi e innominabili sistemi.

Una caratteristica comune era l'indecifrabilità ricercata dei loro responsi.

Celebre la frase della Sibilla Cumana che, a chi partiva per la guerra e chiedeva se sarebbe sopravvissuto, rispondeva scrivendo su foglie di palma la risposta, una parola per foglia.

Di scuola quindi il suo responso: ibis redibis non morieris in bello, cioè andrai tornerai non morirai in guerra che, però, inserendo la punteggiatura, assumeva significati opposti (andrai, tornerai, non morirai in guerra oppure andrai, tornerai non, morirai in guerra), così che la Sibilla poteva dire sempre di aver predetto il futuro.

Analogamente uno Stregone quale fu Nostradamus, probabilmente più che predire il futuro, si dilettava di esercizi linguistici per scrivere le sue centurie, divise in quartine, in modo tale che un interprete del futuro, a conoscenza di quel che è già accaduto, potesse adattarle, ex post, agli eventi.

E la letteratura è prodiga di figure ascetiche e drammatiche di chi "conosce" il futuro, dal cieco Tiresia incontrato sia da Ulisse che da Dante alla sfortunatissima Cassandra condannata dagli Dei a prevedere esattamente il futuro ma senza essere mai creduta.

Anche la moderna letteratura aspira a trovare il modo per la conoscenza del futuro, uno fra tutti il romanzo Minority Report, di Philip K. Dick, poi ridotto per il cinema con Tom Cruise.

E oggi, nel terzo millennio abbiamo svariati veggenti, in molti settori.

Ascoltati e venerati sono soprattutto i profeti dei sondaggi, di ogni genere, da quello della cioccolata preferita a quello sul gradimento dei partiti e dei politici.

Deve essere veramente un settore lucroso se, ogni giorno, veniamo "informati" da sondaggi che fanno entrare in fibrillazione per uno 0,1% di differenza, in forza del quale si chiedono dimissioni ed elezioni.

Ci sono programmi che campano sui sondaggi e invece di fornire una informazione reale, porgendo agli ascoltatori solo notizie, senza inutili commenti e opinioni personali tendenti solo a fare propaganda di parte, chiamano un gruppo di "esperti" ad accapigliarsi su un risultato ipotetico, il più delle volte smentito dalla realtà.

Come accadde nel 2016 quando tutti i sondaggi davano per vincente la moglie di Clinton e alla Casa Bianca finì invece (con mia grande soddisfazione) Donald Trump.

Le elezioni americane sono una miniera per gli esperti del nulla che costruiscono dibattiti virtuali su qualcosa di inesistente.

Ma la cosa più sconcertante è che anche in Italia si dibatte sui sondaggi per le elezioni americane, contrapponendo quelli favorevoli o contrari ai candidati, come se fosse necessario convincere anche gli Italiani che uno sia meglio dell'altro.

Anche se noi non votiamo.

E poi le "analisi" dei sondaggi, lo spiegone che alcuni sondaggisti, che forse credono veramente di ricoprire una funzione utile alla società, forniscono dei loro stessi sondaggi e che non hanno nulla da invidiare quanto a comprensibilità e chiarezza, alle foglie di palma della Sibilla Cumana o alle centurie di Nostradamus.

Ma nel terzo millennio è tutto fondato, come è stato bene impresso nelle nostre menti all'epoca del covid, sulla scienzahhh.

Quindi tutti coloro che vi si oppongono, andranno messi all'indice, magari dopo un sondaggio per sapere quale pena meritano di subire.

28 marzo 2024

L'ordalia dei sondaggi

Fino al 9 giugno assisteremo ad un nuovo tipo di ordalia, quella dei sondaggi.

Evidentemente il settore è lucrativo, visto che ci sono almeno una decina di istituti che si contendono le prime pagine dei giornali, comunicando quello che leggono nella loro palla di vetro.

Una volta c'era la celeberrima Gallup negli Stati Uniti e la Doxa in Italia, nulla di più.

E avevano una loro aura di sacralità e serietà.

Poi è arrivata l'invasione, con sondaggi su tutto e tutti, ogni mese, ogni settimana, quotidiani, visto che sono talmente tanti che vengono diffusi, sgranati dalle varie agenzie, ogni giorno.

Ed i sondaggi sono di due tipi.

C'è quello che intende accalappiare gli elettori mentalmente più deboli, quelli pronti ad accorrere in soccorso del presunto vincitore o di chi promette più reddito di cittadinanza, più superbunus, il tutto, manco a dire, "graduidamende".

E c'è il sondaggio che mette le mani avanti, preparando i sostenitori della propria linea politica ad una sconfitta che, però, grazie ai sondaggi, non sarà riconosciuta come tale.

A questo secondo filone appartengono i sondaggi che danno Fratelli d'Italia in crescita, al 28, 29, addirittura 30 per cento.

Poi, nelle urne, accadrà che il partito della Meloni prenda il 27% e allora tutti a gridare che ha preso una batosta e che deve dimettersi, dimenticando che sarebbe sempre più del 26% del 2022.

Ma serve solo a rincuorare i propri tifosi, lasciando loro la percezione che, dopo aver per mesi annunciato che la Meloni avrebbe preso il 30%, con il 27% le sia stata inferto un colpo.

E quei tifosi sono pronti a crederci.

Il bello è che i titoli dei quotidiani lanciano i sondaggi con paroloni come "clamoroso", "batosta", "tracollo", per un pugno decimi di punto in più o in meno, ampiamente all'interno di un margine di errore.

Io non so quale tendenza vi sia in Italia, perchè ognuno di noi è influenzato dagli ambienti che frequenta e, certamente uno che vive la realtà del lavoro pubblico, avrà una percezione orientata verso i cattocomunisti, diversamente da uno che vive la realtà del lavoro professionale libero, autonomo, artigiano, agricolo.

E' una sciocchezza poi proibire la diffusione dei sondaggi negli ultimi quindici giorni di campagna elettorale, perchè stimolano ancora di più e in peggio, la vanità dei "ben informati", delle corse clandestine e di tutte quelle amenità che vorrebbero comunicare qualcosa di proibito, ma che avrebbe, ancor più dei sondaggi ufficiali, una totale inaffidabilità non essendoci alcun responsabile ufficiale dei dati proposti.

Di questi tempi si fa tanto parlare di informazione professionale, quella dei quotidiani e delle radio e televisioni, da contrapporre alle presunte bufale della Rete.

Ma a me sembra che propinare, con titoli da evento storico, i sondaggi, non sia giornalisticamente professionale, ma solo la versione contemporanea degli aruspici romani.  


20 giugno 2023

Sondaggi oppio della politica in chiacchiere

Ho già affrontato il tema di quanto siano ingannevoli i sondaggi che, quotidianamente, in modo stucchevole, vengono sfornati e rilanciati con titoli strillati, evidenziando l'aumento o la perdita di uno sero virgola per questo o quel partito.

I giornali e le trasmissioni radio televisive (teledivisive, più che altro) poichè gli argomenti non vengono approfonditi in modo intellettualmente corretto, ma fanno ascolti solo per i decibel e le litigate che presentano, hanno bisogno come il pane di sondaggi per "aprire un dibattito".

Tralasciando che gli unici numeri che contano sono quelli dei voti reali.

Abbiamo in pratica spostato sui sondaggi (che vengono diffusi non solo sulla politica ma anche per le questioni più disparate, dal sesso allo sport, dal cibo allo spettacolo) il desiderio di conoscere il futuro che i nostri Antenati, più compostamente, chiedevano agli oracoli, alla Pizia di Delfi piuttosto che alla Sibilla cumana.

Ma gli oracoli erano ingannevoli nelle loro interpretazioni che venivano lasciate agli stessi postulanti.

Celeberrimo l'oracolo della Sibilla, che abbiamo studiato nelle ore di Latino, che al soldato in procinto di partire per la guerra che le chiedeva se sarebbe morto in battaglia, rispose:

"ibis ... redibis ... non ... morieris ... in ... bello".

Andrai ... ritornerai ... non ... morirai ... in ... guerra.

Peccato che ogni parola fosse scritta su una foglia e senza interpunzione, per cui la frase poteva essere interpretata "andrai, ritornerai, non morirai in guerra", ma anche "andrai, ritornerai non, morirai in guerra".

Analogamente i sondaggi, che legano sempre più l'asino a dove vuole il padrone (cioè il committente) possono essere addomesticati in base alla formulazione delle domande, ma anche in base agli eventi esterni che caratterizzano le vicende politiche.

Ad ogni elezione del segretario cattocomunista, i sondaggi indicano recuperi di voti per quel partito e i militanti subito a fare la ola, salvo poi restare muti per una settimana o più nei vari social, una volta letti i risultati delle elezioni del 25 settembre.

Forza Italia, dopo la morte di Berlusconi vede aumentare le intenzioni di voto, ma l'impatto emotivo evaporerà nel tempo, come evaporò nel 1984 per la morte di Berlinguer che consenti al partito comunista, per la prima e unica volta, di superare la dc nelle elezioni europee, salvo poi ritornare alle precedenti (o anche inferiori) percentuali alle politiche del 1987, quando l'effetto commozione era ormai svanito.

E' sbagliato quindi basarsi sui sondaggi momentanei, seguendo le mode e la pulsione momentanea registrata dai sondaggi.

Il politico di razza punta invece a costruire, consolidare e aggregare nel tempo, mostrando una linea coerente che non sia una banderuola che si gira dove tira il vento.

Forse è per questo che, quando viene ritirata la rete e si contano i voti reali nelle urne, la Meloni vince, la Schlein perde. 

17 gennaio 2023

La malattia del sondaggismo

Nel 1994, quando Berlusconi scese in campo salvando l'Italia dalla deriva marxista della "gioiosa macchina da guerra" dei comunisti di Ochetto (forse già pds, ma tanto, pci, pds, ds o pd la sostanza non cambia: comunisti erano e comunisti restano, anche se trasformati in cattocomunisti) i Soloni del giornalismo italiano (gli stessi che continuano a voler impartire lezioni) sostennero che il Cav aveva vinto perchè aveva studiato a tavolino, tramite i sondaggi, la "pancia" degli Elettori.

Vero è che Berlusconi aveva studiato, con sondaggi e indagini, l'opinione degli Italiani ma, lungi dall'essere un elemento negativo come veniva presentato, era solo il segnale di un non politico che, avutone abbastanza dei politici autoreferenziali, cercava di trovare una strada per dare vera rappresentanza al Popolo Sovrano.

Nel tempo in molti hanno scoperto la miniera d'oro dei sondaggi, per lanciare un prodotto, un candidato, per dare forza ad una propria richiesta e si sono costituite numerose società di sondaggio, inflazionando il mercato ma, soprattutto, prestandosi, anche nelle formulazioni delle domande, ad andare incontro ai desiderata dei committenti.

L'affidabilità dei sondaggi è stata quindi compromessa, anche se, di fondo, sulle domande più semplici (tipo: quale partito voteresti se ci fossero le elezioni oggi) le percentuali di risposte sono quelle e solo gli algoritmi che le elaborano e i campioni di indagine, possono provocare piccoli (statisticamente) spostamenti.

Siamo arrivati ad una stagione dove, già la settimana dopo il voto, vengono sfornati sondaggi quotidiani, a volte anche più di uno al giorno perchè ogni trasmissione politica vuole il suo sondaggio, per dirci di ipotetici spostamenti dell'elettorato.

Da quando il Governo Meloni ha iniziato a mettere mano, dando un'impronta di Destra alla sua azione, i problemi lasciati dagli undici anni devastanti, da Monti a Draghi, passando per Letta, Renzi, Gentiloni e Conte2, gli istituti di sondaggi, con il fiato dei conduttori cattocomunisti, stanno cercando di far percepire un calo di consenso per la Meloni, veicolati da titoli dei quotidiani cattocomunisti che poi, a leggere l'esito del sondaggio, sono mere estremizzazioni e, il più delle volte, oniriche speranze dell'articolista obbligato a fare la sua marchetta ideologica.

Una percezione che, però, non riescono a far crescere tra l'elettorato, nonostante la campagna di falsità che è stata posta in atto, in ultimo, sulle accise, tema che tocca direttamente le tasche degli Italiani.

Ma se anche i sondaggi dovessero segnalare un calo di consensi per provvedimenti assunti, la Meloni e tutto il Centro Destra non dovrebbero deflettere dalla loro linea se è nel solco del programma per il quale sono stati votati.

Ovvio che le situazioni contingenti creano particolari tensioni ed è altrettanto ovvio che le resistenze, gli ostacoli, l'esistenza di una Unione del Male con la quale si è obbligati a convivere (anche il Regno Unito, che pure ne è felicemente uscito, è obbligato a tenerne conto) sono altrettanti ostacoli alla realizzazione del programma, ma quel che conta è avviare una inversione di rotta su temi quali i clandestini e le tasse, l'invadenza dello stato e la libertà di scelta degli Individui.

Lo tsunami di sondaggi che ogni giorno cala su di noi, hanno come scopo principale, non quello di aiutare il Governo per comprendere i bisogni e i desideri del Popolo, ma quello di indurre il Governo a cambiare rotta, inseguendo il consenso (presunto) e non la linearità di comportamento.

La Meloni non mi sembra propensa a cambiare la sua rotta per inseguire le volatili urgenze proiettate dai conduttori cattocomunisti e, quindi, fa bene a proseguire per la sua strada, con la prudenza che ha già dimostrato, ma la fermezza nel tendere agli obiettivi contenuti nel programma di Centro Destra.

E fa bene ad ascoltare tutti, come faceva Reagan, perchè da chiunque può arrivare una idea, una proposta, uno spunto utile, ma a trarre solo lei la sintesi e prendere la relativa decisione.

Non possono essere i sondaggi quotidiani, più o meno indirizzati, a dare le linea al Governo, anche se e quando sembreranno negativi per la Coalizione di Centro Destra.

01 maggio 2011

Sondaggi: un segnale per Berlusconi




Da alcuni anni un sito ufficiale raccoglie tutti i sondaggi che abbiano caratteristiche tali da apparire fondati.
Non vado spesso a consultarlo, ma poiché ho visto links e letto dichiarazioni su affermazioni o fallimenti elettorali, ho dato una rapida occhiata all'ultimo (29 aprile) sondaggio sulle intenzioni di voto degli Italiani e poi su quelle di Bologna (rimando il commento al blog Svulazen dove parlo delle elezioni anticipate per il sindaco) Milano, Napoli e Torino.
A livello nazionale parrebbe esservi parità tra la sinistra e il Centro Destra, con il 42,5% a testa.
Il terzo polo è un evidente fallimento che, poi, è il fallimento dei finioti visto che il 13% di cui è accreditato appartiene per il 7% a Casini e solo per un 4,3% a Fini (il resto è di Rutelli e Lombardo).
Mi domando però come sia possibile che in Italia vi siano ben il 55,5% di persone disponibili a votare per i professionisti della politica, funzionari di partito senza arte né parte che hanno già avuto modo di dissestare la nazione durante la prima repubblica e continuano a farlo ostacolando dal 1994 le riforme di Berlusconi.
E mi rispondo che il numero di indecisi (indicato nel 25% degli intervistati) appare bassino visto che altri sondaggi, riportati dai quotidiani, lo avvicinano al 40%.
Sono convinto che la maggior parte degli indecisi siano di Centro Destra, ma non siano indecisi “chi” votare, bensì “se” votare.
Come mai così tanti indecisi ?
Credo che noi elettori di Centro Destra, rimasti stabili nel sostegno a Berlusconi e, anzi, rafforzatici in tale impostazione ad ogni aggressione mediatica e giudiziaria (non c'è Ruby che tenga, penso nessuno di noi attribuisca credibilità alle accuse verso il Premier, qualunque possano tirar fuori, anzi più sono grosse, più aumenta il nostro appoggio al Cavaliere), non gli perdoniamo però la debolezza con la quale sta gestendo due delle principali questioni che ci stanno più a cuore: immigrazione (con il corollario della guerra in Libia) e tasse.
Per dirla papale papale: noi vogliamo che Berlusconi e il NOSTRO Governo caccino gli immigrati, respingano i loro barconi, non spendano neanche una lira bucata per la loro accoglienza.
Se ci tengono così tanto, che tirino fuori i soldi quelli di sinistra e i “cattolici adulti”, ma se li portino e li tengano nelle loro proprietà.
E ancora: vogliamo la riduzione delle aliquote e non ci interessa se questa comporterà nuovi tagli alle spese, perchè di spese improduttive per il Popolo (come quelle per il fus o i finanziamenti ai giornali) ve ne sono a sufficienza per pareggiare una sensibile riduzione delle imposte dirette (quelle indirette, invece, devono essere corrispondenti al costo del servizio, perchè ognuno paghi il giusto di quello di cui usufruisce).
Senza considerare che se privatizzassero la Rai risparmierebbero in trasferimenti, potrebbero abolire il canone tv e incasserebbero un bel po' di quattrini.
E poi ancora : il nucleare, perchè mai non dare battaglia ?
Perchè mai non caricare la bolletta energetica su chi è contrario al nucleare, a cominciare dai vari Celentano e Grillo che di soldi da spendere ne hanno sicuramente tanti ?
E l'acqua ?
Ma diciamolo che il referendum non è contro la privatizzazione delle falde, bensì contro la privatizzazione degli impianti … già, perchè adesso, gestiti dal pubblico, funzionano bene !
Caro Presidente, mi consenta di darLe un consiglio: si dia una mossa, sennò perde per l'astensione dei Suoi stessi elettori.
E veniamo alle città.
Rimandando Bologna al blog Svulazen , devo dire che a Milano la situazione vede la Moratti (che non sarebbe comunque il candidato migliore che il Centro Destra avrebbe potuto presentare, talmente è moderata e non in sintonia con la “pancia” dell'elettorato) ad un soffio dalla maggioranza assoluta nonostante il candidato del terzo polo che le sottrae voti, pochi ma sufficienti a farle rischiare il ballottaggio.
A Torino non si capisce perchè la sinistra continui ad ottenere la maggioranza assoluta, visto che la città, durante tutti i lunghi anni di dominio amministrativo, ha perso posti di lavoro e di comando.
Ma la situazione più allucinante è Napoli, dove il candidato del Centro Destra (peraltro fatto oggetto di un paio di aggressioni negli ultimi giorni) è sì in testa, ma i due candidati della sinistra, sommati, superano il 40%.
Se i napoletani decideranno di continuare con sindaci della stessa parte politica di Bassolino e Iervolino, non vengano mai più a chiederci un aiuto per i loro rifiuti: si arrangino con i sindaci che hanno eletto !

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12 marzo 2008

Danno già i numeri

Nella lotta per il primato, Berlusconi e Veltroni si esibiscono nella sceneggiata dei sondaggi.
Ognuno fornisce i numeri più comodi alla propria tesi.
E Veltroni riecheggia il Rutelli del 2001, quando il suo predecessore e candidato successore a sindaco di Roma, dopo una vittoria con sorpasso all’ultima curva della Ferrari, proclamava che la sua coalizione era già in corsia di sorpasso che sarebbe avvenuto ben prima dell’ultima curva.
Sappiamo tutti come andò a finire: una vittoria schiacciante del Centro Destra.
Oggi la storia si ripete, con Veltroni che vagheggia sondaggi che lo danno già alla pari con Berlusconi il quale replica dicendo che invece lui mantiene dieci punti di vantaggio.
Ma un dato viene sistematicamente confermato da tutti i sondaggi: la crescita costante de La Destra/Fiamma Tricolore.
Che sia mezzo punto o un punto, ormai dall’1% scarso di inizio campagna elettorale un mese fa, il partito di Santanchè e Storace è oltre il 2% anche per i sondaggi più penalizzanti, quando non supera il 4% per il sondaggio di Crespi.
La verità la sapremo solo il 15 aprile, nel frattempo è interessante sottolineare come sembra avviarsi alla sconfitta il perverso disegno di azzerare i partiti identitari, per far confluire l’elettorato in due anonimi raggruppamenti dove si trova tutto e il suo contrario.
Quando in precedenti post scrivevo di partiti senza anima, sottolineavo come la mancanza di spinta ideale, di grandi principi, di valori motivanti, rendevano quei partiti esattamente come erano stati definiti dal nostro candidato Premier Daniela Santanchè: due supermercati che offrivano la stessa merce in diversa confezione.
Singolare che gli unici sprazzi di vitalità nella campagna elettorale del pdl siano arrivati da due iniziative del “vecchio” Berlusconi: stracciare il programma di Veltroni e candidare Ciarrapico.
Quel che sta emergendo ad un mese dal voto è che gli Italiani, ancorché preoccupati dalla grave crisi economica che li coinvolge, vogliono sentire da chi dovrà governarli un progetto che non può essere che basato su dei valori.
La crescita de La Destra/Fiamma Tricolore significa proprio questo.
Ci avevano promesso serenità nel 2006 e ci hanno mazzolato con le tasse.
Adesso tutti formulano la stessa ricetta per uscire dalla crisi e noi Italiani sappiamo benissimo che quella è una strada obbligata: meno tasse per avere più soldi, ma anche riduzione delle spese pubbliche e dell’assistenzialismo di stato che, poi, si riduce in un maggior obbligo lavorativo e produttivo, per tutti.
Ma se il pallottoliere dice questo, almeno diteci dove ci proponete di arrivare con questi rinnovati sacrifici.
Diteci quale tipo di società volete che i nostri sacrifici dovranno realizzare.
In questo mancano i due supermercati e per questo nel mezzo della strada per le elezioni segnano il passo.
Veltroni e Berlusconi possono continuare a dare i numeri, ma è necessario anche aspirare alle stelle, per questo l'elettorato comincia a prendere in considerazione sempre maggiore il voto ai partiti identitari, perchè se la strada del bilancio è obbligata, quella per le stelle ha bisogno di Valori e di Ideali.

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26 febbraio 2008

E S P percezioni extra sondaggi

I partiti sono impegnati nella compilazione delle liste, la difficile quadratura tra “fiori all’occhiello” (che poi spesso tali non sono anche perché si tratta talvolta di presenzialisti che una volta si candidano con Forza Italia ed un’altra con il pci/pds/ds/pd dimostrando, come minimo, una pericolosa oscillazione) e portatori di voti, che spesso appartengono alla categoria degli “impresentabili necessari”.
A livello mediatico impazzano i sondaggi ed in una società sin troppo condizionata dai numeri (la famosa società senz’anima di chi antepone l’economia alla persona) ricerca di andare oltre quei numeri, facendo la media (matematica, suppongo) di cinque o più di quei sondaggi.
Personalmente presto poca fede ai rilevamenti delle varie società, anche perché io stesso, a volte interpellato, ho fornito – per puro divertimento – risposte fuorvianti e/o totalmente inventate.
Ho sempre avuto più fiducia nella “percezione” derivante dai contatti con amici e soprattutto colleghi (che non ci si sceglie …) e da quanto ascolto da loro.
Ne scrivevo ieri nel gruppo di discussione del Castello/Triares per due sorprese che ho avuto proprio in giornata.
E da tali sorprese ho tratto, al 26 febbraio, la percezione che l’Udc sia sottovalutata e la mossa di Casini di correre da solo, in questo momento, sta pagando.
Da qui, forse, la insistenza con la quale Berlusconi e il PdL stanno cercando di far passare il messaggio che il voto a Casini è voto a Veltroni.
Il bello è che Casini, proprio oggi, giudica favorevolmente quelle larghe intese che sono un po’ il tema non tanto misterioso delle elezioni, visto che tutti i commentatori le danno per scontate (e sperticandosi di lodi per una simile genialata che dovrebbe risolvere i problemi dell’Italia).
Ed è interessante vedere “chi” è a favore delle larghe intese.
In genere sono quelli che hanno paura di perdere, quelli che hanno passato una intera vita da funzionari di partito e per i quali l’obiettivo non è il “fare”, ma l’ “avere”.
E’ comprensibile, quindi, che chi vive di sovvenzioni o, comunque, in genere di “pubblico”, veda di buon occhio una soluzione alla tedesca, dove la torta viene equamente spartita tra i due maggiori commensali che contano di fregare l’altro alla prima occasione utile (a loro).
E’ comprensibile che, a fronte del rischio di perdere tutto, siano indotti a preferire la spartizione.
Ma non è solo Casini a turbare i sonni degli inciucisti.
Oggi ho avuto la piacevole sorpresa di leggere lo scritto del signor Filippo Facci sul Giornale: un malriuscito tentativo di criticare in modo ironico Daniela Santanchè.
Anche lei – e la Destra/Fiamma Tricolore – vengono particolarmente “curati” dai tedofori del neocompromesso storico.
Diversamente da Casini, citato per nome da Berlusconi, La Destra/Fiamma Tricolore e il suo candidato Premier Daniela Santanchè subiscono l’ostracismo dei mezzi di comunicazione, che dedicano più spazio a non candidati (come i radicali) che ad una lista che rappresenta una parte importante della nazione.
La percezione attuale è che, pur se meno di Casini anche perchè hanno meno "favori" mediatici del Leader neodemocristiano, La Destra/Fiamma Tricolore susciti simpatia e interesse – che ovviamente spero si trasformi in voto, anche se al momento non mi sembra conseguito lo scopo ... ma la campagna elettorale è lunga – come, invece, non accade per i socialisti, che continuano a portarsi dietro una ben triste nomea derivante dagli anni craxiani e neppure per Mastella (pur se è stato merito suo se siamo arrivati al voto).
Mi sembra abbastanza evidente che, anche a livello di percezione extra sondaggi, i due pachidermi senz’anima raccolgano ampi consensi, magari non tutti sinceri o disinteressati, ma sicuramente tali da raggiungere un buon 70% al quale aggiungere la Lega, alleata del PdL, in crescita di consensi e di rating e destinata ad intercettare chi non condivide la politica dell’inciucio ma, al contempo, teme che votare per un partito identitario possa favorire la parte avversa.
Vedremo il 14 aprile sera se ha pagato il richiamo, così anticipato, al voto per i due grandi partiti o se, nel prosieguo della campagna elettorale, gli elettori capiranno che tra un voto che porta alle larghe intese e un voto identitario, è meglio quest’ultimo perché il voto del cuore è sempre un voto utile .

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19 febbraio 2008

Il gioco dei sondaggi

A dieci giorni dalla chiusura delle presentazioni di liste, simboli e coalizioni, impazza il gioco dei sondaggi.
Sembra di essere in agosto, prima dell'inizio del Campionato di calcio, quando tutte le squadre dichiarano propositi bellicosi, illudendo se stessi e i propri sostenitori.
A ben guardare, se facessimo la somma di tutte le percentuali che si attribuiscono i vari partiti, arriveremmo almeno ad un totale del 200%.
Poi il voto ridimensiona le ambizioni e distrugge i sogni di gloria.
Fu così per Ochetto nel 1994, per Berlusconi nel 1996, per Prodi nel 2006 (nel 2001 non ci fu storia).
Adesso il Presidente Berlusconi parte da grande favorito, anche se ci ha messo del suo per rilanciare il nemico comunista, ora non più nemico ma possibile alleato nel dopo elezioni.
I sondaggi comparati attribuiscono comunque al PdL/Lega una maggioranza relativa che assomiglia molto a quella della dc pretangentopoli (dal 37 al 43%) mentre il pci/pds/ds/pd di Veltroni e Prodi accreditato di una percentuale dal 29 al 34% supera la quotazione del vecchio pci (27-30% con una performance unica al 34% alle europee del 1984, svoltesi sotto l'effetto sentimentale della morte di Berlinguer).
Molto dietro gli altri, tutti sotto il 10%.
Sia la sinistra radicale che gli spezzoni democristiani che la Destra/Fiamma Tricolore della Santanchè e di Storace.
Alla disperata ricerca di un accasamento socialisti e radicali che a stento raggiungono il 2% nei sondaggi più favorevoli.
Alla luce di tali dati la maggioranza assoluta alla camera per PdL/Lega sembra garantita ... come sembrava garantita una vittoria a valanga di Prodi nel 2006.
Al senato la situazione è diversa a causa del premio su base regionale.
Qui i partiti identitari potranno giocare un ruolo importante a favore dell'uno o dell'altro e per conservare una presenza simbolica, ma qualificante che potrebbe essere una testa di ponte per il futuro.
C'è poi l'incognita dei votanti.
Nel 2006 si arrivò ad una percentuale di oltre l'83%, superiore di due punti a quella del 2001.
Un punto in percentuale di elettori equivale a circa 500000 elettori e l'1% di votanti a circa 450000 voti, cifre significative per il raggiungimento di un ipotetico quorum per essere rappresentanti in parlamento.
Le prime indicazioni dicono che la partecipazione sarà più scarsa, vuoi perchè a sinistra sono delusi dai risultati (?) di Prodi, ma non vogliono votare Centro Destra, vuoi perchè gli stessi elettori di Centro Destra sono sconcertati dalle scelte di rottura effettuate da Berlusconi.
In questo quadro è più probabile un recupero di Veltroni che di Berlusconi costretto dalle sue stesse scelte a giocare in difesa.
Assisteremo (e parteciperemo: troppo divertente leggere nella palla di vetro del futuro !) ad una quantità industriale di sondaggi, fino al momento in cui la "par condicio" metterà il silenziatore ai dati che, almeno, un certo controllo hanno, per lasciare spazio alle confidenza dell'amico del cognato del sondaggista che, immancabilmente, danno il partito del cuore del confidente in vertiginosa ascesa.
E questo fino allo spoglio quando i giochi saranno fatti, per i prossimi cinque anni (o meno ... ).

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