Ciò che è bene per la sinistra è male per l’Italia. Ciò che è male per la sinistra è bene per l’Italia.

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Si devono intraprendere le guerre per la sola ragione di vivere senza disturbi in pace (Cicerone)

No alla deriva

No alla deriva
Diciamo NO alla deriva

12 ottobre 2011

La patrimoniale sarebbe un furto

Mentre la lunga lista di aspiranti salvatori della patria freme d' orgasmo speranzoso per la battuta di arresto della Maggioranza alla camera, senza pensare che, a parti invertite, se questa variegata opposizione fosse al governo, con quei voti, sarebbe stata ugualmente battuta, viene portato un pesante attacco alla proprietà degli Italiani.
La corte dei conti ha avvertito che manca la copertura per la necessaria riforma fiscale e gli ipotizzati tagli alle agevolazioni sarebbero socialmente insostenibili.
Cosa propongono quindi i magistrati-ragionieri ?
La patrimoniale e, da quanto si capisce, neanche tanto “leggera”, ma a livello delle folli proposte degli Amato, delle Marcegaglia e dei Profumo.
Cos’altro infatti significa “tassare i beni reali e personalise non colpire la proprietà ?
E’ l’applicazione delle peggiori teorie economiche marxiste per le quali la proprietà sarebbe un furto, realizzando quindi il peggiore dei furti ai danni dei cittadini: la patrimoniale.
Tassare i “beni reali e personali” significa innanzitutto tassare case e terreni, i beni immobili.
Ma un bene immobile non porta alcun reddito se non meramente teorico, tranne quando lo si concede in locazione ad un terzo dal quale incassare un corrispettivo che, infatti, viene tassato.
Esattamente come i nostri risparmi che, in linea capitale, non producono guadagni ad eccezione degli interessi riconosciuti dagli emittenti che, per l’appunto, sono regolarmente tassati.
Allora la patrimoniale sui “beni reali e personali” si traduce in un impoverimento secco, in un sottrarre, senza alcun corrispettivo, arbitrariamente ai cittadini qualcosa che è di loro esclusiva proprietà.
La patrimoniale è un attacco alla Proprietà Privata che, come noto, è tutto uno con la Libertà individuale, perché senza Proprietà Privata non esiste (o è fortementelimitata) la Libertà per l’Individuo.
La patrimoniale, come quindi viene disegnata dai saccenti delle finanze e dell’industria o dai magistrati-ragionieri della corte dei conti, è uno strumento utile a sopprimere o limitare la Libertà individuale.
La patrimoniale è il grimaldello attraverso il quale, impoverendo i singoli cittadini, ci vogliono rendere schiavi di un sistema che elargendo (poco) e sanzionando (troppo), travalica ogni senso dello stato per trasformarsi in tiranno senza volto, cioè il peggiore dei tiranni, perché composto da una molteplicità di tentacoli.
Finchè Berlusconi sarà in sella, pur con tutte le difficoltà (crescenti) che gli vengono frapposte, avremo una speranza di salvarci da quella tirannia.
Se Berlusconi dovesse cadere – e giustamente, per far uscire allo scoperto eventuali congiurati, pretende il voto di fiducia parlamentare dopo l’episodio di ieri - allora si aprirebbero le porte a devastazioni di tipo
morale (eutanasia, unioni omosessuali, manipolazione genetica, liberalizzazione della droga),
sociale (voto e cittadinanza per gli immigrati) ed
economico (patrimoniale, ici, riduzione del tenore di vita, espropri)
perché i suoi nemici, per reggere, dovrebbero accontentare tutte le varie lobbies che li hanno aiutati nel ribaltone, spesso in contrasto tra loro e l’unica scelta sarebbe quella di saccheggiare le risorse morali e finanziarie dell’intera nazione e dei singoli cittadini.

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11 ottobre 2011

Uomini e topi

Una immagine che abbiamo imparato a conoscere è la fuga dei topi dalla barca che affonda o, comunque, è in pericolo.
A livello metaforico tale immagine è diventata la classica espressione nei confronti di chi, doppiamente infame, tradisce e tradisce abbandonando chi è in difficoltà.
Oggi ne Il Giornale  era pubblicato un azzeccato articolo in cui si denuncia il comportamento dei comunisti ai quali “piace Giuda”, cioè il traditore.
Se guardiamo alla storia recente, infatti, vediamo come sul finire del 1994 avessero portato in palmo di mano Bossi e la Lega (“costola della sinistra”) unicamente per aver tolto la fiducia a Berlusconi, ma che oggi sono disprezzati per essersi dimostrati i migliori alleati del Premier.
All’inizio del 2005 poi votarono Dini come presidente del consiglio dopo averlo dileggiato quando era ministro del tesoro di Berlusconi e tornato a sbeffeggiare quando è tornato dal Cavaliere.
E che dire di Mastelladue volte nella polvere, due volte sull’altar” nei suoi andirivieni tra sinistra e Centro Destra ?
Casini, nonostante la sua ambiguità dorotea, ebbe la sua dose di attacchi quando scelse Berlusconi, salvo poi essere rivalutato prima da presidente della camera come frondista nel Centro Destra ed oggi corteggiato come neanche lo era Raquel Welch ai tempi d’oro.
Ed a proposito di presidenti delle camere, Berlusconi non è stato particolarmente fortunato, dovendo contare le "pugnalate" inferte dalla Pivetti, da Scognamiglio, da Casini ed oggi da Fini forse il più emblematico della categoria, avendo cambiato in dieci anni tutte le sue idee: da Mussolini passato da “il più grande statista del secolo” al “Fascismo male assoluto” ed è lo stesso che non avrebbe mai mandato sua figlia da un maestro omosessuale e adesso vorrebbe che il capriccio del “matrimonio” omosessuale fosse elevato a dignità di legge.
Non c’è che dire: fulgido esempio di coerenza e affidabilità.
Naturalmente sono tutti personaggi che, a seconda dei momenti, sono o sono stati coperti di lodi dalla sinistra e dai giornali che a quell’area politica tirano la volata.
Naturalmente nel momento in cui il loro pendolarismo li dovesse riportare alla corte di Berlusconi riprenderebbero le contumelie e le aggressioni verbali, mentre se il loro comportamento non dovesse sortire gli effetti sperati, finirebbero nella palude dei parlamentari, buoni solo ad alzare la mano per votare (veggasi il caso di Follini, ormai ignorato da tutti avendo dimostrato di contare solo per se stesso).
Sembra che oggi siamo nuovamente alla vigilia di fughe, trattenute non credo da quella lealtà che ben pochi in politica dimostrano di avere, bensì dal timore di un fiasco che si aggiungerebbe a quelli di chi li ha preceduti.
Sì, perché Berlusconi è come un gatto, con sette vite, che risorge quando viene dato per spacciato e pronto ad azzannare i topi che fuggono dalla sua barca.
Per ora, quindi, assistiamo a mal di pancia espressi con vaghe costruzioni, cene carbonare, documenti segreti, presumibilmente contatti con l’opposizione fatti di conti sui parlamentari disponibili al ribaltone per evitare di ripetere il fallimento del tentato colpo di mano del 14 dicembre 2010.
Neppure la sottana dei vescovi sembra essere ancora un riparo sufficiente per i malpancisti che, guarda che strano !, appartengono tutti all’area cattolica ( anche se non tutti gli appartenenti a quell'area sono - per fortuna ! - malpancisti, anzi !) già tempestivi transfughi dalla moribonda Dc di Martinazzoli nel 1994 (a proposito: anche i principali contestatori di Bersani - a parte Veltroni che è comunista ma anche anticomunista - nel pci/pds/ds/pd appartengono all’area cattolica, da Fioroni a Renzi …).
Sarà un caso ma a parte i pochi che hanno seguito Fini (e l’unico di cui continuo a meravigliarmi è il triestino Menia che spero torni a casa presto: gli altri possono restare dove sono) gli uomini della Destra appaiono i più leali e affidabili.
L’ambiente politico è, quindi, quanto di più vicino ad una barca, dove si possono riconoscere gli Uomini veri per i quali Riconoscenza e Lealtà sono Valori da scrivere con la maiuscola, dai topi” che hanno, come unica Stella Polare, il loro personale interesse e tornaconto, ma neppure riescono a capire che restando uniti si superano le difficoltà, mentre abbandonando gli amici si ottiene solo il (meritato) disprezzo di chi viene tradito e di chi beneficia del tradimento.
Probabilmente se i democristiani fossero rimasti uniti ed alleati nel pentapartito, il loro partito sarebbe ancora vivo …

P.S. Non ha nulla a che fare con il post (o forse sì …) ma leggo che la corte dei conti avrebbe “suggerito” di tassare i beni “reali e personali” dei cittadini invece di chiudere i rubinetti della spesa pubblica. Poi dicono che le toghe rosse non esistono: ma una simile aberrazione contro la proprietà privata da quale mente può essere partorita se non da una comunista ?
Nel contempo altri magistrati ci hanno detto che ad uccidere la ragazzina di Avetrana, dopo NON essere stato lo zio Michele, NON sono state neppure la zia e la cugina.
Una giustizia perfetta !


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10 ottobre 2011

Tagliare le avide mani stataliste

L’amica Nessie  con un chiarissimo intervento  , ha denunciato una infame tentazione che circolerebbe negli ambienti dei saccenti dell’economia: un’ipoteca forzosa sulle case degli Italiani per garantire nuovi prestiti.
Durante il fine settimana avevo letto tale sconcezza che avevo riposto tra le boutade, le amenità di gente senza cervello.
Non credo che una iniziativa così immonda possa vedere la luce, perché qualificherebbe (e certamente non in termini positivi) il livello morale, intellettuale e giuridico di chi la sostenesse.
Ciononostante è bene prevenire ogni tentazione con una adeguata informativa “di sbarramento” e quindi accolgo l’invito di Nessie  a non limitarmi a linkare il suo post.
La balzana idea di una ipoteca ai danni delle proprietà immobiliari degli Italiani deriva presumibilmente da quello che è il dato economico a noi più favorevole: il nostro scarso indebitamento privato, assolutamente marginale rispetto a quello di Stati Uniti, Gran Bretagna e delle altre grandi nazioni nostre competitrici.
Evidentemente qualcuno vuole mettere le sue avide mani su tale ricchezza e non ha trovato di meglio che pensare ad una ipoteca a garanzia di un prestito per toglierci quello che, spesso con grande sacrifici e rinunce, abbiamo ottenuto.
Giuridicamente è una “boiata pazzesca” visto che in Italia le ipoteche sono di tre tipi:
volontarie (e credo che nessuno mai acconsentirebbe, neppure i coatti del'antiberlusconismo) ,
giudiziali (e se uno non ha debiti, non vi è alcun titolo per l’iscrizione)
legali (che seguono un determinato evento, in genere a garanzia di pagamenti dovuti allo stato – successioni, tasse – ma se uno non ha debiti neppure verso lo stato questo non ha titolo per iscrivere ipoteca in automatismo).
Certo, con un tratto di penna una maggioranza di somari potrebbe imporre qualsiasi legge, ma una aberrazione del genere legittimerebbe qualunque tipo di reazione e credo che si possano criticare i nostri parlamentari nel modo più duro, ma somari non sono.
Del resto perché ipotecare i beni privati quando l’Italia ha un patrimonio (immobiliare e mobiliare) valutato pari al debito pubblico esistente?
Il problema è un altro.
Se non si chiudono i rubinetti della spesa, i soldi che verranno rappattumati con i tipici metodi da gabellieri, saranno racimolati invano.
Piaccia o non piaccia quella è l’unica vera azione che potrà rendere produttivi i sacrifici cui saremo sottoposti.
Chiudere i rubinetti della spesa aumentando l’età pensionabile a 65 anni da subito, per tutti e abolendo il sistema retributivo per applicare integralmente il contributivo.
Privatizzare sanità, scuola e tutto ciò che vede lo stato non in posizione da terzo garante ma di concorrente attivo.
Vendere le partecipazioni dello stato e, in primis, vendere e privatizzare integralmente la Rai (benefici: un congruo incasso e l’abolizione dell’odioso canone).
Vendere gli immobili dello stato fino all’abbattimento di almeno il 50% del debito pubblico.
Obbligo di pareggio di bilancio e cessazione di ogni sperpero clientelare, fondando anche tale azione su un federalismo pieno.
Se proprio vogliono, si ipotechino le case dei politici e dei funzionari pubblici, a garanzia dei loro errori.


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09 ottobre 2011

Per la tregua vale solo un passo indietro reciproco

Confesso che ero incerto, in assenza di notizie che ispirassero un commento, se parlare di politica o di quell’enorme spreco schedatorio che è un censimento tanto inutile quanto costoso (seicento milioni di euro).
Poi ho letto di Napolitano, che continua nella politica comunista di appropriarsi indebitamente di Valori e Uomini del Centro Destra, richiamare Einaudi dopo Pella (ma lui, il Napolitano, in quegli anni da che parte stava ? Nel pci o no ?) e Casini elogiare gli anni del pci e, allora, rimando ad un secondo tempo un commento sul censimento.
La sinistra, incapace di creare un’alternativa politica e progettuale, dopo aver sperato nei magistrati, nei pettegolezzi della stampa di fazione, nei poteri forti esterni vogliosi di impossessarsi di beni italiani e nei poteri forti interni rappresentati da industriali a secco di rottamazione e pieni di immotivata autostima, torna, nonostante le delusioni patite con Casini prima e con Fini (sempre più basse e meschine le sue esternazioni !) poi, a puntare sul tradimento degli uomini eletti per e grazie a Berlusconi per ribaltare con un complotto di palazzo il volere del Popolo espresso nelle elezioni del 2008.
Se non è Tremonti che sia Piasanu o il precedentemente massacrato Sacajola o il meridionalista Miccichè o l’ondivago Baccini, purchè si rappattumi una maggioranza in grado di eliminare il sempre più (da loro) odiato Cavaliere.
All’opposizione blaterano di “tregua”, ma poi pongono una condizione pregiudiziale inaccettabile: il passo indietro di Berlusconi.
Ma se una tregua potrebbe rivelarsi utile all’Italia, il “passo indietro” dovrebbe essere fatto da entrambe le parti.
Quindi pensionamento per Berlusconi ma anche per Fini, Casini, Bersani, D’alema, Veltroni, Napolitano, Bindi, Finocchiaro, Franceschini, Vendola, Di Pietro e via con tutta la nomenklatura di chi ha avuto parte attiva a questi anni di scontri.
Solo così sarebbe accettabile il “passo indietro” di Berlusconi.
Una reciprocità che quei signori, privi di alternativa al fare politica (tutti assieme probabilmente avranno fatto, si e no, un paio di anni di lavoro, Di Pietro a parte che, almeno, ha lavorato qualche tempo come poliziotto e magistrato) sicuramente rifiuteranno.
Allora che Berlusconi non molli volontariamente la poltrona.
Che escano allo scoperto, assumendosene la responsabilità, quelli che gli vogliono fare le scarpe per consegnare l’Italia alla sinistra di cui Bersani, in un trafiletto quasi oscurato dalle altre notizie, propone il programma: cittadinanza e voto agli immigrati, elevazione a dignità di legge del capriccio matrimoniale degli omosessuali.
Mi auguro, come già scrissi in precedenza, che Berlusconi non accontenti i funzionari di partito e i cospiratori del Pdl, piuttosto mi piacerebbe che morisse, politicamente parlando, come Custer a Little Big Horne, facendo anche strage di molti nemici.
E i nemici subirebbero, da una resistenza ad oltranza che sarebbe supportata immagino da un buon numero di parlamentari, numerose perdite, visto che non hanno uno straccio di programma condiviso e dovrebbero limitarsi a vivere alla giornata.
Vorrei infatti vedere come l’ipotizzato partito della chiesa potrebbe approvare le norme a favore degli omosessuali, o la sinistra votare per elevare l’età pensionabile.
Ma anche la legge elettorale, l’unico punto che sembrerebbe essere all’ordine del giorno per un governo di transizione prima del voto, non mi sembra possa trovare una adesione maggioritaria, visto che si contrappongono, all’interno di una simile coalizione Brancaleone (con tutto il rispetto per il personaggio cinematografico ben più nobile e coerente della nomenklatura di opposizione a Berlusconi), quelli che vorrebbero tornare al maggioritario del 1994 e 2001, con quelli che vorrebbero tornare al proporzionale puro o quasi.
Alla fine della storia, l’unico provvedimento che li metterebbe d’accordo sarebbe un consistente aumento delle tasse, tanto per accontentare l’europa, senza andare a toccare i capitoli della spesa pubblica e, quindi, farci ritrovare al punto di partenza, ma ben più poveri, fra un anno.
E allora per Berlusconi vale ancor più la pena di non concedere nulla ai suoi (e nostri) nemici, perché un loro eventuale successo durerebbe lo spazio di un paio di anni,come il Prodi del 2006, tante sono le divisione, finchè gli Italiani non si dovessero accorgere che a sinistra sanno solo e soltanto mettere le mani in tasca ai cittadini per sottrarci quello che guadagniamo e sperperarlo in iniziative di carattere ideologico che, tra l’altro, devastano il tessuto sociale, etnico, economico e morale della nazione, come ci ricordano i punti menzionati che Bersani vuole inserire nel suo programma elettorale.


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07 ottobre 2011

Bavaglio o civiltà giuridica ?

Il nuovo tentativo di porre un freno ai pettegolezzi derivanti dall’eccesso di intercettazioni disposte a spese di tutti e prevalentemente prive di alcun pregio giuridico, ha nuovamente scatenato i coatti dell’antiberlusconismo con le loro mistificazioni e propaganda sul presunto “bavaglio”.
Costoro non sanno distinguere la censura (e probabilmente meriterebbero di sottostare per qualche anno ad una vera censura di tipo comunista … ma lo meriterebbero loro, non noi !) dalla correttezza e non distinguono il pettegolezzo dalla notizia.
Una indagine, di per sé, non è indice di colpevolezza, visto che io potrei scrivere che Tizio ha violentato la figlia di otto anni e il malcapitato sarebbe sottoposto ad indagine anche se innocente.
Trasformare una indagine, ma anche una semplice imputazione, in un continuo dileggio sulla stampa, in televisione, nella discussione politica è semplicemente un’attività barbara, indegna di una nazione civile e culla dei principi giuridici che hanno cresciuto l’Occidente e reso la sua Civiltà superiore a qualsiasi altra.
L’interesse personale che è nascosto dietro a simili oscenità muove e strumentalizza ciò che, fino a sentenza passata in giudicato, dovrebbe restare riservato agli addetti ai lavori.
L’incapacità a mantenere i segreti, a resistere alla tentazione per denaro, per un quarto d’ora di celebrità, per una agevolazione di carriera, trasforma uomini in bestie applicando il motto hobbesiano “homo homini lupus”.
E’ vergognoso ed infamante per una nazione civile che si debba sperare di vedere approvata una legge che sanzioni tali barbari comportamenti per veder garantito un diritto naturale alla riservatezza, ma è ancora peggio vedere la strumentalizzazione faziosa, la manipolazione mediatica che viene fatta di tale necessità.
L’aspetto più inquietante e ripugnante è che quelli che berciano strologando di “bavaglio” contro una legge che tutela gli innocenti (perché tali sono tutti quelli non ancora condannati con sentenza definitiva passata in giudicato) e gli estranei ad ogni indagine, capitati solo per caso in una intercettazione, sono magari gli stessi che sostengono leggi o disegni di leggi repressivi della libertà di opinione e della sua manifestazione, soprattutto di pensieri non conformi alla vulgata istituzionale.
Quelle sì autentiche leggi bavaglio perché vogliono impedire l’espressione di una semplice idea, di un pensiero, di una opinione e la loro diffusione attraverso il democraticissimo sistema della stampa e della parola.
La mancanza di cultura giuridica, anzi di cultura tout court, che deriva da simili comportamenti non farebbe certo ben sperare sul futuro della nostra Civiltà ove gli abusi conclamati non venissero finalmente sanzionati, riportando anche le attività investigative nel loro alveo istituzionale, tutelate dalla opportuna riservatezza a garanzia degli innocenti e degli estranei alle vicende di cui si discute.
Ben venga dunque una legge che, finalmente !, sanzioni la diffusione dei pettegolezzi estrapolati dalle ben poco nobili attività di origliare dietro una porta o di sbirciare dal buco di una serratura.

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06 ottobre 2011

Partito Nazionale Federalista

Leggo che Silvio Berlusconi pensa di cambiare il nome al Pdl.
Credo sia una scelta opportuna per evitare contestazioni e sofismi giuridici da parte del “cofondatore” Gianfranco Fini trasmigrato su altre sponde e che si è palesato come “affondatore” di partiti.
Leggo che Berlusconi si dice aperto ai contributi di tutti: ecco il mio.
Vorrei un partito che unisse tutte le anime della Destra (Centro Destra) Italiana:
liberale
cattolica
federalista
fascista
sociale
nazionalista.
E non sarebbe una contraddizione, perché la Destra (il Centro Destra) nella sua unità rappresenta la risultante di forze che tendono ad un unico scopo, pur puntando su priorità differenti.
Non vi è alcuna contraddizione, ad esempio, tra federalismo e nazionalismo, perché le autonomie, il decentramento e anche la devoluzione, responsabilizzando tutta una nazione per lo sviluppo del territorio e dei servizi che su di esso insistono, rafforzano la coesione nazionale necessaria nei momenti di emergenza e consentono a tutti di produrre per uno scopo comune, evitando che siano soli alcuni a produrre ed altri a incassare e consumare lasciandosi trascinare dai primi ed alimentando comprensibili e condivisibili reazioni ostili.
Ugualmente non vi è contraddizione tra l’essere liberali e sociali, perché con una economia liberale si liberano energie e inventiva che si trasformano in iniziative economiche produttive che, a loro volta, consentono di avere più disponibilità per una politica solidaristica che non è certo assistenzialista.
Un partito, quindi, che si basi su quei valori già in pratica tradotti da questo Governo Berlusconi che:
non ha autorizzato la manipolazione genetica;
non ha fatto una legge che legittimi l’eutanasia;
non ha elevato a dignità di legge i capricci degli omosessuali
non ha liberalizzato la droga erroneamente definita “leggera”
non ha concesso cittadinanza e voto agli immigrati
non ha ampliato le possibilità di aborto
non ha ridotto i tempi per facilitare il divorzio.
Su questi Valori da tradurre in positivo (non più solo politica difensiva) un programma di riforme che, imprescindibilmente, deve comprendere
la riduzione delle tasse,
l’abbattimento della spesa pubblica,

il completamento del federalismo non solo fiscale,
la riforma della giustizia e
la semplificazione istituzionale e costituzionale
.
Resta il nome, ultima scelta.
E se fosse chiamato Partito Nazionale Federalista ?

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05 ottobre 2011

Vogliono il cambiamento? Martino al posto di Tremonti

Il ministro dell’economia Tremonti, a margine del solito, infruttuoso incontro sul debito greco, ha apparentemente elogiato la tenuta dei conti italiani ed ha attribuito la migliore quotazione dei titoli di stato spagnoli rispetto a quelli italiani con la convocazione delle elezioni anticipate.
La sua esternazione è stata interpretata, nonostante la sua immediata precisazione in contrario, come l’ennesimo siluro a Berlusconi, in ossequio agli ordini dei poteri forti internazionali che continuano a portare attacchi contro l’Italia, ultimo da parte dell’agenzia di rating Moody’s.
In sostanza la tesi di Tremonti è che il fatto stesso che si prospetti un cambiamento viene ad essere recepito positivamente come in una squadra di calcio, quando si cambia allenatore, risulta quasi sempre salutare la sferzata della novità.
A parte il fatto che in Spagna i sondaggi indicherebbero il Centro Destra come ampiamente in testa, mentre in Italia in caso di elezioni oggi vincerebbe il partito delle tasse, del debito pubblico e dell’assistenzialismo clientelare, la “speranza” del cambiamento poi non si traduce in concreto beneficio.
E ne sa qualcosa la Grecia che votò in massa la sinistra di Papandreu ed ora è tecnicamente fallita e, tardivamente, il Popolo nei sondaggi ha fatto marcare un sorpasso del Centro Destra contro la sinistra.
In Italia dobbiamo assolutamente evitare di azioni inconsulte consegnando l’Italia alla sinistra che già litiga, da opposizione minoritaria, al proprio interno facendo mancare i voti per l’elezione di un giudice costituzionale della loro stessa parte e con alcuni che pretenderebbero le dimissioni del segretario del pci/pds/ds/pd.
Figuriamoci cosa combinerebbero se riagguantassero il potere: per accontentare tutti ci massacrerebbero di tasse, spenderebbero a favore delle varie lobbies (dai nani e ballerine ai giornali, dagli industriali bisognosi di rottamazioni ai dipendenti pubblici, dagli enti locali spendaccioni ai trasferimenti di risorse al sud) rendendo inutile ogni sacrificio.
Berlusconi, Bossi, il Centro Destra, la Lega, il Pdl, devono solo guadagnare tempo.
La crisi finirà, perché tutte le crisi finiscono.
Siamo coinvolti in una situazione che prescinde dall’azione del Governo italiano e di nostro dobbiamo solo ridurre il debito pubblico, andando a toccare, sempre più pesantemente, le rendite di posizione essenzialmente concentrate nella pubblica amministrazione e vendendo, ma non svendendo, il nostro patrimonio.
L’insistenza con la quale la sinistra chiede il “passo indietro” di Berlusconi deriva dal timore che la crisi internazionale rientri con Berlusconi Premier, spuntando le sue armi polemiche.
Anche la recente sentenza assolutoria per Knox e Sollecito dimostra come la giustizia italiana abbia bisogno di subire un intervento più con la sciabola che con il bisturi, smontando indirettamente i teoremi contro il Cavaliere.
La percezione di un elettorato in maggioranza contrario alle tasse e alla sinistra e che adesso, stante l’offensiva mediatico giudiziaria, si rifugia nell’astensionismo cambierà con il cambiare delle prospettive internazionali.
Berlusconi, quindi, deve resistere a Palazzo Chigi, senza ascoltare le sirene di una fuga in avanti elettorale, suonate da consiglieri fraudolenti, nè le accattivanti prospettive di godersi gli ultimi anni della sua vita ai Caraibi.
Nel 2013 si faranno i conti e si vedrà come e con chi il Centro Destra si dovrà proporre per impedire la disgrazia di un governo della sinistra, cioè del partito delle tasse e della spesa pubblica.
Nel frattempo molta attenzione per l’economia, cercando per quanto possibile davanti alle resistenze corporative, di ridurre le spese pubbliche e anche le tasse, vendendo le proprietà pubbliche e le partecipazioni, ma anche depositando, come già si è fatto, ed accelerando l’iter parlamentare della riforma costituzionale e di quella della giustizia.
La sferzata tipo “cambio dell’allenatore” benefica per la percezione globale ?
Se proprio vogliamo, si sostituisca l’ormai inaffidabile e socialisteggiante Giulio Tremonti con il leale e liberale Antonio Martino.


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04 ottobre 2011

Knox e Sollecito:assolti per non aver commesso il fatto

A Perugia ai primi di novembre 2007, fu atrocemente assassinata una giovane studentessa inglese.
Ieri la corte di assise di appello di Perugia ha assolto "per non aver commesso il fatto" Amanda Knox, studentessa americana e compagna di appartamento della vittima e Raffaele Sollecito, studente (ora laureato in ingegneria) pugliese e fidanzato dell'americana.
In primo grado i due erano stati condannati all'ergastolo e la pena dell'ergastolo era stata richiesta a conferma dalla procura.
Già la semplice esposizione dei fatti farebbe dire ad un marziano che scendesse oggi sulla Terra: ma come, prima l'ergastolo e adesso non hanno commesso il fatto e tutto sulla base degli stessi indizi ?
Ecco il punto: indizi, non prove.
Vaghe tracce, smentite da una perizia terza, di dna, ipotesi di morbose serate tra studenti, teoremi costruiti su fondamenta esili.
Pubblicando questo intervento anche nel blog dedicato principalmente alla pena di morte  è evidente che ritengo che il delitto di Perugia sarebbe meritevole, per la sua efferatezza, sadismo, inutilità, della pena di morte, ove contemplata dal nostro ordinamento.
Comminata, però, a chi risultasse veramente colpevole, secondo la formula statunitense, "al di là di ogni ragionevole dubbio".
Io mi ricordo all'inizio degli anni novanta un atroce delitto ai primi di gennaio a Bologna, in cui furono trucidati tre carabinieri.
La procura indagò alcuni cittadini immigrati dal sud considerati "mafiosi".
Si scoprì poi che gli autori della strage erano stati i banditi della "uno bianca".
Ma il processo contro i primi indiziati continuò fino alla ovvia assoluzione.
Ecco, a Perugia si è ripetuta la stessa storia, con l'aggravante che il vero colpevole non è ancora stato scoperto, a meno di credere tale il solo Rudy Ghedè condannato a sedici anni con il rito abbreviato.
Sedici anni per quel che avrebbe commesso sono troppo pochi, anche perchè sarà fuori dopo meno di dieci.
Ma il punto resta sempre quello: è veramente colpevole ?
Visto l'esito dell'appello contro Knox e Sollecito i dubbi sul modo di condurre le indagini sono forti.
E qui veniamo ad una seconda considerazione in ordine alla sentenza di Perugia.
Ma che razza di giustizia abbiamo che condanna, sulla base di labili indizi all'ergastolo ed i cui procuratori insistono, per convinzione personale non suffragata da prove, per il massimo della pena ?
E, sempre per convinzione personale, che razza di giustizia abbiamo o possiamo aspirare ad ottenere quando chi assolve non propone neppure un minimo dubbio.
Certezze assolute che confliggono in modo assoluto con l'amministrazione della giustizia e agevola le critiche dall'estero per i nostri ritardi sanzionati anche con multe (a carico della collettività, ma andrebbero poste a carico dei magistrati) e con risarcimenti, anche quelli accollati al pubblico bilancio.
Knox e Sollecito, dopo quattro anni di carcere, ora che sono stati dichiarati del tutto innocenti, senza alcun dubbio, avrebbero ben diritto ad un congruo risarcimento milionario (in euro) nei confronti di chi ha sottratto loro quattro anni di vita, per di più a venti anni !
La sfiducia che qui ho sempre manifestato verso la giustizia italiana viene così prepotentemente confermata e, questa volta, nessuno può imputare il mio atteggiamento allo schieramento politico cui appartengo.
Anzi, la stessa battaglia di Berlusconi assume contorni più netti e sicuramente più popolari perchè le sue ragioni sono comprovate da processi estranei alla politica.
Se si trattasse solo di questo processo, si potrebbe anche dire: eccezione che conferma la regola.
Ma quale giudizio si può dare quando è un continuo di incertezze, processi indiziari, teoremi arditi e, alla fine dei conti, di convinzioni personali.
La lista è lunga, a memoria: piazza Fontana, stazione di Bologna, Olgiata, Simonetta Cesaroni, fino ai recentissimi casi di Anna Maria Franzoni, Salvatore Parolisi, la ragazzina di Avetrana ....
Non sono le convinzioni personali che ci si aspetta da un magistrato, ma buon senso e applicazione della legge.
Soprattutto ci si aspetta che, nell'incertezza, si applichi il sano, vecchio principio "in dubio pro reo" perchè è nella nostra cultura giuridica e civile ritenere che sia meglio un colpevole "fuori" di un innocente "dentro".
E troppi sono quelli incarcerati prima ancora di aver subito una condanna definitiva.
Com'è che diceva Bartali ?
E' tutto da rifare.

Pubblicato in Blacknights eNon si abbia timore di punire Caino

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03 ottobre 2011

La legge elettorale non è un problema

La sinistra, appiattita sull’antiberlusconismo coatto, strilla in continuazione denunciando l’azione della Maggioranza su temi (intercettazioni, riforma giustizia, separazione delle carriere dei magistrati, ricondurre i magistrati nel loro alveo naturale senza invasioni di campo in politica) a suo dire, di non interesse per la nazione.
A me sembra che sia invece il referendum sulla legge elettorale a corrispondere a tale inutilità, anzi dannosità.
Le intercettazioni e la mala giustizia sono un danno per l’Italia (multata ripetutamente per gli errori e i ritardi) e per gli Italiani che non hanno un soggetto terzo cui affidarsi con fiducia per risolvere contrasti ed avere giustizia.
Ma la legge elettorale, per quanto determinante nella formazione e composizione del parlamento, è poco significativa per l’Italia e gli Italiani.
Tanto più che la legge attuale è una buona legge che, rispettando caratteristiche naturali del nostro Popolo, garantisce alcuni paletti che salterebbero con il referendum.
1 – Governabilità
Il premio di maggioranza concesso alla coalizione che ottiene anche un solo voto in più di un’altra, è una buona garanzia contro i governi semestrali tipici della prima repubblica che tanto danno, soprattutto per le spese clientelari disposte pur di restare a galla, ci hanno provocato e che oggi dobbiamo pagare.
Certo, si dovrebbe garantire il Premier contro i ribaltoni, vincolando gli eletti al mandato degli elettori e, quindi, facendoli decadere ove cambiassero partito per saltare il fosso tra maggioranza e opposizione.
Certo, ancora, bisognerebbe superare il veto allora apposto da Ciampi ed estendere il premio di maggioranza anche al senato e a livello nazionale.
2 – Coalizione
L’Italiano è per natura individualista.
Due italiani che si incontrano formano due partiti.
Ma tre italiani che si incontrano danno vita, pur restando ognuno della propria idea, ad una coalizione.
Così la legge elettorale vigente consente la governabilità grazie al premio di maggioranza, ma anche la massima libertà di associazione che si trasforma nel salvaguardare le identità ideali grazie al sistema della coalizione cui viene attribuito il premio.
3 – Preferenze
La sinistra ha mosso una gran caciara sulle preferenze, brandendole come lo strumento per far decidere agli elettori chi eleggere.
Ma chi mette in lista i candidati ?
La nomenklatura dei partiti.
Negli anni settanta – ottanta mi ricordo il caso di parlamentari eletti con valanghe di voti, sempre a rischio di esclusione dalle liste successive perché invisi alla burocrazia di partito (penso ad esempio ai democristiani De Carolis e Rossi di Montelera) oppure catapultati in circoscrizioni ostili.
E che dire del sistema delle preferenze per controllare l’espressione del voto ?
Soprattutto in zone infestate dalla criminalità organizzata coloro che più berciano di antimafia, con le preferenze aiuterebbero la mafia a controllare i voti come accadeva una volta quando bastava cambiare la combinazione dei voti per verificare se chi aveva promesso, manteneva e quanto “contava” in quella determinata zona.
Certo, sarebbe bello poter eleggere per scelta diretta, ma questo può accadere solo se si dividesse l’Italia in tante piccole circoscrizioni, dove chiunque potesse candidarsi senza tante pastoie burocratiche (comitati per i finanziamenti, raccolta di firme, termini di presentazione, di ricorsi etc.).
Alla fine della storia, chi vuole il referendum tenta di restituire alle nomenklature dei partiti il controllo sugli eletti, per evitare il ripetersi di un “fenomeno Berlusconi”, esattamente come con la costituzione del 1948 si tolse al governo e al suo presidente ogni potere per evitare il ripetersi del ”fenomeno Mussolini, regalandoci, facendo così prevalere la paura sul buon senso: ingovernabilità, governi della durata di sei mesi, debito a 1900 miliardi di euro che corrispondono all’incirca a 3.800.000 di miliardi di lire.
Sono certo che tutto questo i coatti dell’antiberlusconismo che sono accorsi a firmare non solo non l’hanno valutato, ma rifiuterebbero anche di considerarlo, essendo così schiumanti verso il loro obiettivo che è unicamente quello di eliminare il Premier, indipendentemente dalle nefaste conseguenze.
Ma noi che sappiamo ragionare, dobbiamo farlo anche per loro e opporci al ritorno al passato, operando semmai per il miglioramento di una legge già buona che consente governabilità, pluralismo e segretezza del voto.
Ma vi sono altri interventi, in campo economico e sulla giustizia, che hanno la precedenza, come giustamente osserva il Premier.


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02 ottobre 2011

La strana coppia

Mentre anche lo scarpaio fiorentino Della Valle si iscrive alla lunga lista dei pretendenti alla successione di Berlusconi cercando, pur se in modo molto ruspante, di ripercorrerne le orme (nel calcio come nel messaggio pubblicitario prodromico alla “discesa in campo”) si profila una strana coppia al comando delle operazioni antiberlusconiane: Giorgio Napolitano ed Emma Marcegaglia.
Vecchio comunista lui, sostenitore della invasione sovietica in Ungheria, pessimo ministro degli interni tanto da essere sostituito – per volontà dei suoi stessi compagni – dalla Iervolino (ed è tutto un programma !), meridionale, alla senile, tardiva e non credibile scoperta del Tricolore e della Patria.
Figlia non più giovanissima di un magnate industriale lei che, dopo aver trascorso praticamente tutta l'esistenza negli uffici del sindacato degli imprenditori, tanto da meritarsi l'inclusione ad honorem nella schiera dei funzionari di partito e di sindacato, è in cerca di una nuova collocazione per quando scadrà il mandato da presidente della confindustria.
Ambedue protesi ad eliminare dal gioco Silvio Berlusconi cui, con ogni evidenza, i poteri forti internazionali hanno ormai dichiarato guerra totale con l'obiettivo di mettere in ginocchio l'Italia e riportare, tramite un governo “amico”, questa nazione nel circuito degli affari lucrosi per loro, ma dannosi per gli Italiani.
Ecco che mentre Napolitano attacca la Lega dimostrando una paura manifesta del Popolo, per attaccarsi ai formalismi ed evitare un democraticissimo voto sulla secessione delle regione (o di singole regioni) del Nord, Marcegaglia partorisce un topolino di programma dopo aver passato un mese a strombazzare ai quattro venti l'annuncio delle proposte delle associazioni datoriali.
Le banalità di Napolitano (non a caso enunciate a Napoli) ci dicono che:
- i comunisti cambiano nome, ma non la mentalità (veggasi il Napolitano che nel 1956 elogiava l'intervento sovietico che reprimeva l'anelito di libertà dell'Ungheria e il Napolitano che minacciosamente proclama l'inesistenza della Padania e ricorda come altri movimenti secessionisti furono colpiti dalla repressione e dalla galera per i loro capi);
- i comunisti non hanno ancora capito che una legge, per quanto “costituzionale” è solo una legge, il Popolo è invece la fonte assoluta della legittimità di uno stato e rifiutarsi di chiamarlo a votare sulla base di sofismi giuridici dimostra solo una mentalità da politburo;
- i comunisti sono il partito delle tasse per uno stato spendaccione e assistenzialista, che toglie a chi produce, per elargire, con finalità elettorali a chi si limita a spendere;
- i comunisti hanno ben capito che per vincere devono agire sulla legge elettorale che trasformi artificiosamente una minoranza in una maggioranza.
Il topolino partorito da Marcegaglia, invece, è stato bruciato dal Ministro Brunetta quando ha detto che è in gran parte condivisibile, tanto che il Governo ne ha già realizzati alcuni punti.
Marcegaglia, dopo tanti annunci, ha proposto cinque striminziti punti, ben al di sotto del programma suggerito dal proprio quotidiano Sole 24 ore.
La patrimoniale e la solita liturgia sulla lotta contro l'evasione rappresentano il contentino alla sinistra, tanto che il pci/pds/ds/pd ha già aperto alla discussione.
Liberalizzazioni, privatizzazioni, vendita degli immobili dello stato, rinnovamente del mercato del lavoro, riduzione della burocrazia amministrativa, sono tutti progetti già contemplati dal Governo.
Con la cautela (doverosa) di non svendere i beni dello stato sotto costo, aspetto non secondario che sembrerebbe invece non essere preso in considerazione nel compitino confindustriale.
La riforma fiscale con meno tasse sui lavoratori e sulle imprese è l'essenza stessa dell'impegno politico di Berlusconi che, pure, aveva iniziato a ridurre le aliquote (2003 e 2005) salvo poi Prodi e Visco aumentarle con la controriforma del 2006.
Il capitolo pensioni, poi, rappresenta la ciliegina dell'insipido compitino di Marcegaglia.
Per lei tutto si riduce a mandare in pensione a 65 dal 2012 le donne anche nel privato e iniziare sempre da tale data ad adeguare l'età alla aspettativa di vita.
Con quale maggioranza di proporrebbe di realizzare tale riforma ?
La Lega ha già detto di no (sennò sarebbe già legge perchè è nelle corde del Pdl) e la sinistra vi si oppone strenuamente, perchè se non lo facesse il pci/pds/ds/pd scomparirebbe per far crescere a dismisura chi ancora si proclama comunista e non ha neppure il buon gusto di cambiare almeno il nome visto che la testa risulta impossibile modificarla in meglio.
Così si forma una strana coppia (il vecchio comunista e la capitalista di seconda generazione) che traina una opposizione senza idee e senza leaders all'assalto del Palazzo d'Inverno.
Ancora una volta si dimostra che l'alternativa a Berlusconi è peggio di quello che abbiamo.
E non potranno certo essere le firme raccolte per l'ennesimo referendum (da fissare a giugno 2012 e vedere se riesce a fare il quorum senza una Fukushima che ne spiani la strada) che vorrebbe riportare l'Italia indietro di venti anni a far cambiare l'unica strategia possibile che è quella del sostegno a questo Berlusconi che c'è, per evitare di perdere tempo ad inseguire farfalle e ritornare ad un passato da compromesso storico che ha saputo solo regalaci 1900 miliardi di euro di debito pubblico.

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