Ciò che è bene per la sinistra è male per l’Italia. Ciò che è male per la sinistra è bene per l’Italia.

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Si devono intraprendere le guerre per la sola ragione di vivere senza disturbi in pace (Cicerone)

No alla deriva

No alla deriva
Diciamo NO alla deriva

21 marzo 2025

Il re è nudo

Un certo Hans Christian Andersen, poeta danese dell'Ottocento, ha fama imperitura per le sue favole, una delle quali narra di un potentissimo re che amava vestirsi sontuosamente, ma era sempre insoddisfatti dei vestiti che gli confezionavano, finchè un sarto, che non sapeva più che pesci pigliare, lo mandò in giro nudo dicendo che gli aveva cucito sopra un vestito favoloso che solo gli sciocchi non vedevano.

Per non passare da sciocco il re manifestò entusiasmo e altrettanto fecero, per lo stesso motivo, i componenti della sua corte e tutti i sudditi timorosi di contraddirlo, finchè, passando tra la folla, una bambina innocente urlò la verità: il re è nudo e, dopo un primo momento di smarrimento, tutto il popolo si mise a ridere ed a ripetere quella che era l'unica e incontrovertibile verità, il re era nudo.

In tempi moderni, con molta meno poesia ma grande ironia, fu Paolo Villaggio a sbugiardare i corifei del conformismo e della piaggeria da "tengo famiglia", con la memorabile scena di Fantozzi, obbligato durante una partita di calcio della nazionale a partecipare alla proiezione di film "intellettuali", a commentare lapidariamente che la Corazzata Potemkin è una cagata pazzesca, ottenendo 92 minuti di applausi a scena aperta.

Passano i decenni ed arriviamo al 19 marzo, quando il Presidente del Consiglio Giorgia Meloni, citando alcune frasi tratte dal sopravvalutato Manifesto di Ventotene, dice che non le condivide e non condivide l'idea di europa che delineano.

La reazione isterica, al limite del t.s.o., dei cattocomunisti non riesce a nascondere i 92 minuti di applausi da parte di un Popolo che ama la proprietà privata, il risparmio privato, ama discutere e non tollera di essere come una mandria sorda, cieca ed ubbidiente, condotta da un manipolo di cortigiani che non osano dire che il re è nudo.

Un primo tabù è stato infranto, adesso mi aspetto che si riporti sulla Terra anche la stomachevole beatificazione della costituzione del 1948 e la inutile e divisiva propaganda antifascista.

 

20 marzo 2025

La Meloni manda al manicomio i cattocomunisti

Per mesi i cattocomunisti, ad ogni flatulenza, chiedevano che la Meloni riferisse in parlamento.

Quando la Meloni si è presentata, martedì e mercoledì, i cattocomunisti ne sono usciti con le ossa rotte e in pieno delirio (n)eurale.

Ieri ho pubblicato le integrali comunicazioni e repliche della Meloni al Senato, perchè le versioni dei "professionisti dell'informazione" non sono affidabili, spesso un taglia e cuci per finalizzare il tutto alle marchette ideologiche cui sono quotidianamente chiamati, quindi è opportuno, avendone l'opportunità, ascoltare direttamente la fonte.

Oggi mi permetto di pubblicare il collegamento al sito del Senato con il testo integrale del Manifesto di Ventotene perchè ognuno legga se le frasi citate dalla Meloni e che hanno aperto le porte all'isterica reazione dei cattocomunisti, siano vere o false.

E poichè sono tutte vere, ognuno deve rispondere se la "sua" europa possa essere compatibile con le affermazioni quali "La rivoluzione europea ... dovrà essere socialista" (e ricordo che fino al 1989, quando si parlava di socialismo si mascherava il comunismo, cioè il socialismo reale dell'Unione Sovietica) oppure "La proprietà privata deve essere abolita, limitata, corretta, estesa caso per caso, non dogmaticamente in linea di principio", che sono riassunte nello specchietto che pubblico e che è scansionato dalla copia odierna de La Verità.

Chiunque abbia l'onesta intellettuale di riconoscersi nella Civiltà Occidentale, nel modello di nazioni libere e democratiche che la Civiltà Occidentale ha implementato, non può che concordare con la Meloni nel respingere quella visione di europa, sovrapponibile al socialismo reale della defunta Unione Sovietica che non deve risorgere a Bruxelles.

La Meloni ha detto quel che tutti sappiamo e pensiamo e lo ha detto nel modo più semplice e concreto possibile: citando le parole stesse del Manifesto di Ventotene.

Ed è proprio questo che ha mandato al manicomio i cattocomunisti: l'impossibilità di replicare, perchè la Meloni ha ragione.

Per me ogni opinione è legittima, quindi ogni opinione, anche quelle cattocomuniste che sono quanto di più lontano dalle mie possa esistere, hanno diritto ad esistere, ad essere diffuse, conosciute, sostenute.

A condizione di reciprocità.

La Meloni non ha fatto altro che applicare questo semplice criterio per cui se viene organizzata una piazza cattocomunista per sbandierare il Manifesto di Ventotene, lei ha titolo e libertà per dare rappresentanza a tutti quelli che non condividono le idee di quel testo.

E infatti le reazioni che leggo su X sono di grande compattezza, anche da parte di coloro che, in tutti questi mesi, hanno criticato "da destra" la Meloni, accusandola di intelligenza con il nemico cattocomunista, ma adesso devono riconoscere che è stata capace di marcare la differenza, dimostrando che sa occupare quel ruolo molto meglio degli ultimi sei che l'hanno preceduta.

Ed anche chi la critica "da destra" perchè troppo morbida nel contrastare l'assolutismo europeista, perchè sostiene Zelensky, devono riconoscere che è di gran lunga meglio questo lento percorso di risanamento della nostra società con la Meloni che tornare a capofitto nell'inferno del politicamente corretto che avremmo con la Schlein o con chiunque dovesse ricoprire il ruolo che oggi è della Schlein e che fu di Draghi, Conte, Gentiloni, Renzi, Letta e Monti.

Ai cattocomunisti sono saltati i nervi perchè, davanti a delle argomentazioni fondate sul testo (che molti di loro non hanno neppure letto) non hanno la possibilità di replicare e, come sempre, quando uno è impossibilitato a rispondere perchè non ne ha le basi, reagisce rovesciando il tavolo della discussioni, si mette a frignare, sbatte i piedini per terra e i pugni sul banco del parlamento.

Anche ieri la Meloni ha dato piena rappresentanza a quella parte d'Italia che pur non venendo considerata dalla cappa intellettuale, politicamente corretta che si parla addosso sui giornali, in radio e televisione, è la spina dorsale produttiva della Nazione e chiede la Libertà di poter continuare ad esserlo, in Sicurezza.

19 marzo 2025

Meno male che Giorgia c'è



Uno dei privilegi (che compensano i tanti handicap dell'età) dell'essere pensionati è che si possono "spendere" tre ore per ascoltare per intero gli interventi che poi faranno le notizie filtrate dai presunti "professionisti dell'informazione".

Così ieri ho ascoltato sia la relazione di Draghi che le comunicazioni e replica della Meloni.

E oggi trovo sui giornali ben poco di quello che credevo di aver ascoltato.

E' la prova provata che spesso basiamo le nostre opinioni su un sentito dire che è solo la sintesi di quello che il commentatore di turno ha recepito o, peggio ancora, di quel che il propagandista con la penna rossa intende diffondere per creare una percezione della realtà funzionale alla propria ideologia.

La lunga e noiosa relazione di Draghi mi è apparsa come il discorso di un vecchio parruccone, quasi una liturgia dovuta e non sentita, ma, soprattutto, il contenuto sarebbe stato valutabile se fosse pervenuto da qualcuno che, dopo essere stato su Marte negli ultimi quaranta anni, fosse sceso sulla Terra per fornire le sue ricette.

Invece il lungo elenco di considerazioni che Draghi ha infilato nel suo intervento, proviene da un tizio che negli ultimi quaranta anni è stato sottosegretario al Tesoro, Governatore della Banca d'Italia, Presidente della BCE e Presidente del Consiglio dell'Italia.

Forse un mea culpa, un atteggiamento contrito con il quale chiedere scusa (ad esempio ai Greci, ad esempio a quanti, sotto il suo governo, sono stati sospesi senza stipendio dal lavoro) lo avrebbe reso più credibile e spendibile.

E oggi leggo sui quotidiani (non tutti per fortuna)  la santificazione di Draghi, con gente come Calenda che lo vorrebbe Dittatore dello stato libero di Bananas che è questa unione europea.

Dopo Draghi ho piacevolmente ascoltato la Meloni, poco più di un'ora tra comunicazioni e risposte (queste ultime molto più nelle sue corde).

Una boccata di aria pura dopo le due ore di Draghi.

Prendendo a prestito una canzoncina del 2008 e parafrasandola: meno male che Giorgia c'è.

A me è sembrato di ascoltare la voce del buon senso.

Ovviamente se avessi la possibilità di decidere in modo assoluto, avrei preferito ascoltare parole di gran lunga più dure contro le sinistre, non avrei rinnovato l'appoggio a Zelensky e non avrei citato Bergoglio e Mattarella che non rappresentano per me due modelli da seguire.

Però io non sono il presidente del consiglio di un governo di coalizione, in un'Italia divisa a metà, condizionata dalla diplomazia e dalla politica che è l'arte del possibile e quindi obbligata anche a smussare e ad andare oltre certe questioni per passare poi all'incasso su altre.

Ma, ugualmente, non ho trovato quel che ha detto la Meloni, ma solo delle costruzioni che prendevano spunto su una frase, in genere su quelle più polemiche, per poter poi costruirci una narrazione funzionale ai propri fini.

La Meloni ha articolato il suo intervento su vari temi, a cominciare da quelli economici, passando all'invasione dei clandestini (che purtroppo chiama anche lei "migranti") per poi finire all'Ucraina e alle spese per la difesa.

Ascoltando la Meloni, il buon senso che, assieme all'Interesse Nazionale, la guida (ad esempio nel ribadire che nessun militare Italiano andrà a morire in Ucraina !) non si può che apprezzarne l'equilibrio che tiene l'Italia lontana da una pericolosa avventura la cui partecipazione porterebbe solo danni e nessun utile.

Ma questo non emerge dai resoconti interessati dei presunti "professionisti dell'informazione".

Resta il fatto che, finalmente, abbiamo un Governo che non si limita a "stare dietro", come vorrebbe Prodi, a Germania e Francia.

E se ci fosse solo questo (ma c'è molto di più) avremmo già fatto un grande passo in avanti rispetto al passato, anche se i "professionisti dell'informazione" raccontano altro.


 

18 marzo 2025

Il prezzo della Libertà

Ho svolto l'obbligatorio, allora, servizio di leva, in Cavalleria, cioè sui carri armati, con il ruolo di capo carro Leopard.

Prima della destinazione definitiva in provincia di Udine, feci tre mesi di addestramento base a Caserta alla Scuola Truppe Corazzate, dove prendemmo conoscenza dei tre carri che allora (1979) erano in dotazione all'Esercito: M47, M60 (che già hanno nel nome l'anno di produzione) e il Leopard prodotto a fine anni Sessanta.

Rispetto ai primi due il Leopard aveva una serie di dotazioni che rendevano gli altri carri non solo superati, ma autentiche bare in un eventuale conflitto.

Altrettanto si poteva dire del Leopard rispetto ai modelli successivi, ma il nostro Esercito si è dotato solo di carri armati Ariete, di produzione nazionale di fine anni Ottanta: un carro di 40 anni fa !

Suppongo che quasi altrettanto sia per gli altri mezzi a nostra disposizione, aerei, navi, missili, batterie antiaeree.

Con un simile arsenale saremmo giusto in grado di contrastare una aggressione da parte di nazioni ancor meno armate, non certo di poter competere alla pari con una nazione che abbia fatto della propria difesa una priorità.

In aggiunta, nel 2005, fu sostanzialmente abolita la leva obbligatoria per passare a Forze Armate di professionisti.

Ben addestrati, certo, forse anche con dotazioni individuali di eccellenza, ma pochi.

Non a caso le missioni militari che hanno visto protagonisti i nostri militari sono essenzialmente quelle cosiddette di peace keeping, cioè di presidio di un territorio sul quale altri erano intervenuti in combattimento (a parte i bombardamenti aerei sulla Serbia del 1999, con D'Alema presidente del consiglio e Mattarella ministro della difesa)

Lo abbiamo potuto fare, perchè abbiamo delegato alla Nato ed agli Stati Uniti la nostra difesa, in cambio di una sorta di vassallaggio culturale (ma non solo) che ha portato, mutuando le varie devianze provenienti da oltre oceano, all'attuale stato di degrado della nostra Civiltà.

Il vento sta cambiando, lentamente, ma con una certa costanza, al punto che possiamo sperare che la nostra Civiltà, quella Occidentale, abbia gli anticorpi per risanarsi da sola.

Un aiutino (come stimolo) lo possono dare le minacce che arrivano dall'estero e, in primis, dalla Cina con la sua economia drogata dal dumping salariale e di controlli sulla qualità e salubrità dei prodotti e dall'Islam che, con la complicità delle ong, ci sta spedendo milioni di clandestini che provano (spesso riuscendoci) a scardinare le nostre fondamenta valoriali.

Contemporaneamente gli Stati Uniti, corrosi dalla stessa nostra crisi valoriale, cercano di ritrovarsi, facendo leva sulle loro tradizioni e chiedendo che le Nazioni della vecchia e decadente Europa ritrovino lo spirito dei secoli passati, che le avevano viste portare la nostra Civiltà in ogni parte del Mondo, per difendere se stesse, come possono e devono fare.

La questione del riarmo è tutta qui.

Senza seguire le sciocchezze della baronessa tedesca, noi dobbiamo investire in Sicurezza, ammodernando i nostri arsenali (e mantenendoli aggiornati nel tempo) e creando i presupposti per avere la possibilità di mobilitare, previo un addestramento obbligatorio di base, tutti i cittadini abili alle armi.

Per fare questo ci vogliono soldi da utilizzare e indirizzare verso le industrie nazionali (l'Ariete era un ottimo carro, quindi possiamo produrne altri, moderni) e per il ripristino del sistema di leva obbligatorio che avrebbe anche benefici effetti sui più giovani che imparerebbero così regole di convivenza, il rispetto della Gerarchia e dell'Autorità che, oggi, mi sembrano particolarmente deficitari.

Lo dobbiamo fare nel tempo, non dobbiamo fare tutto e subito, ma costantemente, senza fermate o marce indietro. 

Lo dobbiamo fare in Italia, per l'Italia, non delegare, ancora una volta, come vorrebbero i cattocomunisti che sono per l'esercito comune europeo, ad una entità straniera la nostra Sicurezza che è anche la nostra Libertà.


17 marzo 2025

Riarmo Nazionale

Questa mattina, ascoltando la radio, non ricordo se nella rassegna stampa o in un giornale radio, ho sentito l'espressione di cui al titolo: riarmo nazionale.

Mi è piaciuta, perchè riassume quel che penso della questione all'ordine del giorno sulla necessità di sviluppare una politica di difesa quanto più autonoma possibile.

Capita anche, una sorta di ciliegina sulla torta, che l'annotazione "nazionale", arrivi il giorno del 164° anniversario della proclamazione del Regno d'Italia, quando, nel 1861, la nostra Patria tornò ad essere in gran parte unificata.

"Riarmo Nazionale" è l'essenza di una politica doverosa che impone di essere armati ed addestrati per difendersi da aggressioni esterne e per difendere anche i nostri interesse all'estero senza delegare altri (dovremmo erigere un monumento agli Stati Uniti e al Regno Unito che, bombardando i terroristi islamici yemeniti Houthy, cercano di ripristinare, nell'interesse di tutti, la libertà di circolazione e di commercio nel Mar Rosso !).

"Riarmo Nazionale" unisce i punti della questione Sicurezza e Difesa, dando una risposta giusta perchè è esattamente l'opposto di quella propugnata dai cattocomunisti con la Schlein che dice no al riarmo e si alla difesa comune europea.

"Riarmo Nazionale" significa anche non utilizzare i nostri soldi per sostenere le aziende produttrici di armi straniere (tedesche e francesi), ma finanziare la produzione di armi con le fabbriche che abbiamo in Italia e che sanno produrre armi di qualità.

"Riarmo Nazionale", vuol dire costruire delle Forze Armate che siano qualitativamente e quantitativamente in grado di affrontare le emergenze di Sicurezza, di Difesa, di tutela dei Confini della Patria, all'interno di un quadro di alleanze necessario, anche se non sempre gli interessi nazionali coincidono.

"Riarmo Nazionale" significa anche che è il Governo Nazionale a decidere se e come utilizzare la forza militare, impiegando i nostri effettivi sul campo o solo fornendo gli strumenti a nazioni alleate ed amiche.

"Riarmo Nazionale", infine, richiede un solo intervento da parte dell'unione europea: azzerare ogni patto di stabilità e lasciare che il debito, la forma, gli importi, le modalità degli investimenti siano esclusivamente decisi dai governi nazionali che sanno benissimo quale sia l'interessa dei rispetti popoli e che, sicuramente, non è quello di salvare dalla bancarotta le banche e le industrie tedesche e francesi, commissionando armi che possiamo costruire molto meglio in casa con le nostre industrie e avendo come bonus un incremento della occupazione interna.

16 marzo 2025

Più petulanti che volenterosi

La grande confusione che aleggia nei "cervelli" (?) dei cattocomunisti, si è palesata ieri nel modo più evidente con la manifestazione a favore dell'europa a Roma e la riunione degli autoreferenziali "volenterosi" via internet.

La confusione è tale che nelle due riunioni, entrambe a sostegno dell'azione europea, ci sono quelli favorevoli al riarmo e quelli contrari, quelli favorevoli all'esercito europeo e quelli contrari, quelli favorevoli ad entrare in guerra contro la Russia e quelli contrari, quelli che credono a Zelensky e quelli che, se non credono a Putin, neppure ne ignorano la rilevanza mondiale.

E per fortuna che la Meloni c'è, a dare una rappresentanza a chi, come me, è favorevole al riarmo, perchè noi Occidentali non dobbiamo rinunciare al nostro ruolo di guida della Civiltà, ma per un riarmo che sia esclusivamente imbastito su base nazionale, con Forze Armate che rispondano solo ed esclusivamente al proprio governo e che possano, questo sì, operare congiuntamente in coordinamento con quelle alleate. 

Il tutto per la necessità, attuale, di difesa dei Confini Nazionali ripetutamente violati dai clandestini o di intervento (futuribile) all'estero a tutela degli Interessi Nazionali, economici, di circolazione, di commercio, che possono essere comuni anche ad altri stati, ma talvolta non lo sono (come il vantaggio che traggono Francia e Germania, Spagna e Grecia, se i clandestini fanno rotta verso l'Italia violandone i confini) non certo per mandare i nostri militari a farsi sparare addosso per difendere gli ucraini o i russi.

Da quel che riportano i giornali, la Meloni ha espresso la posizione più sensata, dichiarando che si deve agire di concerto con gli Stati Uniti (quindi non ronzare inutilmente creando solo disturbo all'azione diplomatica in atto) e gli alleati occidentali, ma essendo molto chiara sul fatto che non verranno inviati militari Italiani in Ucraina (aggiungerei: a meno che non sia concordemente richiesto da entrambe le parti in conflitto e che il costo del loro dispiegamento ricada sulle organizzazioni internazionali che ne darebbero la copertura politica e doverosamente anche quella economica).

Del resto, per ora, la Russia ha già detto che non vuole militari della Nato o europei e la riunione pervicacemente voluta da Starmer, che ha così fregato Macron come capofila dei petulanti, sembra solo utile a intralciare i colloqui di pace tra Washington e Mosca, istigando Zelensky a non essere disponibile se non a parole, con la falsa sicurezza della protezione europea che, però, equivale al fastidioso ronzio di una mosca che gira intorno a Putin e Trump.

I cattocomunisti che si sono ritrovati a Roma (sempre gli stessi che leggono Repubblica, la Stampa e il Corsera e che si guardano tutte le trasmissioni di propaganda manipolatrice che le varie emittenti trasmettono, affidate a "professioni dell'informazione" legati a doppio filo alla sinistra o alla "maggioranza Ursula") hanno ormai sostituito la costituzione italiana con il manifesto di Ventotene e l'antifascismo in caduta libera nell'interesse degli Italiani, con un europeismo d'accatto dal quale non emerge alcuna risposta chiara: sì o no al riarmo ? Sì o no all'invio di militari in Ucraina ? 

L'unico aspetto che emerge è il rifiuto di essere Italiani, perchè l'unico punto sul quale i cattocomunisti sono d'accordo è che dobbiamo rinunciare ad altra Sovranità Nazionale a favore di un'europa in cui comandano gli stranieri.

Ed è l'aspetto più ripugnante di tutta la confusione che hanno messo in campo i petulanti manifestanti di Roma e i congressisti convocati online da Londra.

15 marzo 2025

Dazi e Libero Mercato

Io sono per l'economia di Mercato, dove lo stato sia quel terzo garante, estraneo a qualsivoglia attività produttiva e di servizi, per poter equanimemente regolare contratti, condizioni e contenziosi.

Ed ho anche ripetutamente scritto che non credo nell'unione europea che vorrei tornasse semplicemente ad essere un mercato unico di libero scambio di merci e persone.

In linea teorica, quindi, sono contro i dazi.

Ma i dazi, così come concepiti dagli Stati Uniti (e anche dagli stati europei nei confronti della Cina, ad esempio) non sono una alterazione del Mercato, bensì un correttivo necessario per garantire condizioni paritarie alle merci.

Noi, in Occidente, abbiamo una legislazione di tutela dei lavoratori, di contratti sul salario, di controlli sulla salubrità degli ambienti di lavoro e sulla pericolosità dei prodotti.

Abbiamo inoltre inserito clausole e tasse particolarmente penalizzanti con la scusa della tutela dell'ambiente.

Tutto questo costa e se, da un lato, rende i nostri prodotti di qualità superiore (anche e soprattutto perchè le tecniche, la fantasia, la genialità, particolarmente di noi Italiani, porta ad un livello superiore i nostri prodotti) dall'altro li rende molto onerosi rispetto a quelli che apparentemente forniscono lo stesso utilizzo, ma vengono prodotti in fabbriche senza leggi di sicurezza, senza salari contrattuali, sfruttando i lavoratori, non avendo cura di usare materiale che non sia dannoso.

Ecco che il dazio diventa un riequilibratore per consentire che prodotti, spesso scadenti, ma a basso costo, vengano venduti con costi in linea a quelli che produciamo noi.

L'alternativa è la chiusura delle nostre aziende e la disoccupazione per i nostri lavoratori, a meno che non ci si adegui, invertendo la rotta del progresso e della civiltà, verso uno sfruttamento intensivo di chi lavora, eliminando ogni regola o controllo di sicurezza.

Lo stesso concetto di ripristino di un equilibrio è da applicarsi alle tasse applicate da alcuni stati, come ad esempio nell'ambito dell'unione europea, l'Iva, o le limitazioni alla produzione di specifiche tipologie di prodotti, come le automobili a combustione fossile.

Sono tutte alterazioni del Libero Mercato che, chi le subisce, risulta autorizzato ad assumere provvedimenti per riequilibrare la possibilità competitiva dei propri beni: i dazi.

Il problema, quindi, non è il dazio, ma l'avidità collettivistica dei governi che oltre a continue interferenze nella produzione di beni e servizi, alterano la concorrenza con imposizioni, regole e direttive indirizzate unicamente ad incrementare i propri bilanci da poter utilizzare in modo clientelare per soddisfare le proprie pulsioni ideologiche.

 

14 marzo 2025

In dubio pro reo

Sono un appassionato di gialli e polizieschi, ma di quelli partoriti dalla fantasia degli Autori, non "tratti da un fatto realmente accaduto" ed ancor meno mi appassionano i gialli in cronaca.

Il motivo principale è che non avendo alcuna fiducia nella magistratura, non credo alle conclusioni cui arriva.

Io sono rimasto al principio per cui un soggetto deve essere condannato "al di là di ogni ragionevole dubbio" (art. 533 codice di procedura penale).

E superare ogni "ragionevole dubbio", vuol dire trovare prove concrete o ricevere confessioni, non ipotizzare teoremi, arzigogolare su indizi per arrivare ad una condanna purchessia che, comprensibilmente, i parenti delle vittime pretendono a prescindere perchè è l'unica possibilità per alleviare (solo parzialmente) il dolore per la perdita e le sue modalità.

Non può esistere il "libero convincimento" del giudice.

Siamo purtroppo in una società in cui si cerca il colpevole anche quando è il Destino a provocare un incidente, un decesso, figuriamoci davanti ad un delitto che offre una copertura mediatica straordinaria e quindi grande visibilità agli inquirenti.

Così abbiamo casi per i quali non si giunge mai ad una fine.

Ultimo il caso del cosiddetto "giallo di Garlasco".

Da alcuni anni è in carcere una persona, che continua a proclamarsi innocente, condannata in terzo grado dopo due assoluzioni.

Già questo dovrebbe dimostrare che la condanna è arrivata con tanti ragionevoli dubbi, perchè diversamente si dovrebbe pensare che chi lo ha giudicato innocente nei primi due gradi sia un incompetente e, quindi, sarebbe opportuno rimuoverlo dal ruolo perchè sarebbe troppo pericoloso continuare a dargli il potere di interferire con la vita del prossimo.

Purtroppo la vicenda di Garlasco che oggi trova nuovo spazio sulle prime pagine, non è l'unica.

Sempre di questi giorni è una ripresa, con un nuovo processo deciso dalla cassazione, per l'omicidio di una ragazza, Serena Mollicone, avvenuto oltre venti anni fa, mentre è sempre aperto un "filone" per stragi del passato, sempre dai contorni oscuri tranne per quelli che hanno dato una risposta ideologica.

La "tragedia di Ustica" in questi giorni è ugualmente tornata in auge perchè la procura ha chiesto l'archiviazione dichiarandosi incapace di determinare cosa sia accaduto, ma, comprensibilmente, come si diceva, i parenti delle vittime non accettano che non vi sia nessun colpevole.

In compenso, quando un cittadino spara e neutralizza un colpevole certo, un rapinatore in opera o in fuga non dovrebbe fare differenza, l'inflessibilità della legge si scatena contro il cittadino che da vittima viene dipinto come un carnefice, pur avendo colpito qualcuno che è sicuramente colpevole di aver commesso o tentato di commettere un crimine.

E se c'è un dubbio, la nostra Civiltà, sin dai tempi dei Romani che delle norme di processo avevano fatto un sistema di garanzie perchè le pene colpivano duramente e si doveva avere la massima certezza di colpevolezza, prevede che si giudichi a favore dell'imputato: in dubio, pro reo.

Forse siamo arrivati all'epoca in cui andrebbe sottratto ai magistrati il potere di decidere sulla libertà e la vita delle persone, per ricorrere ad un computer, alimentato dalle leggi da applicare e dalle prove sul caso da giudicare, affidandosi alla asettica decisione di una intelligenza artificiale e non di un intelligenza umana che subisce si troppe influenze dal proprio carattere, dalle proprie convinzioni, dalla propria ideologia.



13 marzo 2025

Sì al riarmo, ma nessuna cessione di Sovranità militare

C'è da perdersi dietro alle riunioni, ai conciliaboli, alla retorica che improbabili feldmarescialli macinano quotidianamente.

Personalmente credo che uno stato non sia tale se non ha Forze Armate tali da contribuire alla difesa degli Interessi Nazionali, a proteggere i Confini ed a operare eventuali azioni di ritorsione nei confronti di aggressioni altrui.

Per avere quella capacità di risposta che rende uno stato tale, occorre avere armi sempre aggiornate, tecnologicamente al passo con i tempi e un personale con le stellette addestrato e competente, sotto il profilo qualitativo, ma anche in numero tale da poter opporre una resistenza adeguata in caso di un conflitto che si protragga a lungo nel tempo e che richieda un diffuso volume di fuoco.

Il personale è, da venti anni, volontario, quindi si tratta di professionisti ai quali deve essere affidata la gestione degli strumenti bellici più complessi e, in virtù del loro addestramento, le azioni che richiedono maggiore competenza e preparazione.

La quantità dovrebbe essere data da un ripristino del servizio di leva obbligatorio, in ossequio al principio per cui "La difesa della Patria è sacro dovere del cittadino. Il servizio militare è obbligatorio nei limiti e modi stabiliti dalla legge.", come leggiamo nell'art. 52 della costituzione.

Per avere armi tecnologicamente moderne ed efficaci e una forza numerica adatta al loro utilizzo combinando assieme professionisti e personale di leva, è necessario finanziare l'acquisto di armi sempre aggiornate e mantenere Forze Armate numericamente sufficienti.

Il tutto, costa, molto di più del misero 1,5% sul PIL che, a mala pena, fornisce di che pagare dignitosamente i nostri professionisti della difesa.

E' quindi giusta la rivendicazione del Presidente Trump che non vuole più che la difesa degli stati europei ricada sul bilancio americano e chiede che ogni stato porti al 5% del Pil la spesa militare.

Ne discende che per portare (ovviamente nel tempo, visto che, contrariamente alla propaganda europeista, non appare alcun pericolo russo all'orizzonte) al 5% il contributo di ogni nazione alle spese militari, senza intaccare le altre necessarie spese di natura civile, occorre liberare i bilanci nazionali dalla cappa imposta da Bruxelles.

In questo senso è stato giusto votare a favore del principio di un "riarmo" corposo, fondato su 650 miliardi di spese degli stati nazionali e 150 di prestiti da restituire.

Benissimo spendere per armi potenti e avanzate, ma ogni nazione deve mantenere il controllo sulle proprie Forze Armate, decidendo dove e come spendere quei soldi che, liberati dalla cappa di Bruxelles, devono diventare liquidi e disponibili per le libere scelte di ogni singolo governo.

L'Italia ha fabbriche di armi e una tecnologia (che spesso esportiamo) tale da poter utilizzare quei fondi per incentivare l'industria pesante, creando quindi non solo un esercito adeguato ai tempi, ma anche un volano per l'economia nazionale.

Ma la forza militare non può essere delegata ad una entità che non risponda, direttamente ed esclusivamente, al governo dello stato cui fa riferimento, quindi ai cittadini che lo hanno votato.

Poi possono essere organizzate alleanze, consorzi per la realizzazione di armi o acquisti cumulativi, ma le Forze Armate di uno stato devono essere poste sotto il comando esclusivo di quello stato.

Quindi è giusto dotarsi, senza limiti di bilancio, degli armamenti più moderni e tecnologicamente avanzati, ma non per porre il tutto sotto il comando di un qualche generale o politico straniero.

  

12 marzo 2025

La planetaria figura di palta dell'unione europea

Non so se la tregua ipotizzata a Doha troverà la sua realizzazione, mi sembra che tre anni di guerra, di morti, di bombardamenti, difficilmente possono essere archiviati a tarallucci e vino, con un partenopeo: chi ha dato, ha dato, chi ha avuto, ha avuto, dimentichiamoci del passato.

Resta il fatto che Trump, entrato in carica da meno di due mesi, il 20 gennaio 2025, ha prima imposto una tregua ad Israele ed ai terroristi palestinesi, mentre adesso potrebbe raggiungere analogo risultato tra russi ed ucraini.

Appare evidente che la pace bisogna perseguirla, ma, soprattutto, bisogna volerla, mentre Biden, che dalle informazioni che vengono centellinate in uscita dalla Casa Bianca sembra sia stato tenuto sotto tutela e fosse solo una sorta di avatar per decisioni assunte chissà dove e da chi, quella pace non ha ricercato, pur avendone i mezzi.

Sì, perchè i risultati ottenuti da Trump dimostrano che gli Stati Uniti hanno ancora gli strumenti per imporre la pace, in una riedizione di quella che fu la "Pax Romana" che per duecento anni, a cominciare da Augusto, garantì all'Impero Romano pace e prosperità.

Oggi come allora, la pace viene imposta dal contraente più forte che, finchè resterà tale, potrà agire nel bene (imponendo tregue e pace) o nel male (istigando alla guerra).

Gli altri sono comprimari necessari, importanti, ma devono sottostare alla volontà degli Stati Uniti, come è stato dimostrato dal tracollo dell'esercito ucraino dopo una sola settimana dalla sospensione degli aiuti militari e di informazioni da parte degli Stati Uniti, seguiti alla presunzione di Zelensky di trattare con Trump come, evidentemente, aveva fatto con Biden.

Una planetaria figura di palta (espressione edulcorata rispetto a quella che, suppongo, tutti quelli che leggono questa nota comprendono quale dovrebbe essere) è stata fatta da una unione europea che, mentre Trump, con decisione, marcia per imporre la Pax Americana, con la tregua in Medio Oriente e adesso, forse, quella in Ucraina, arzigogola in riunioni di capi di stato e di governo, ministri degli esteri, poi quelli della difesa, poi i capi delle Forze Armate, poi di nuovo una riunione virtuale dei capi di stato e di governo e via discorrendo tra chiacchiere vuote e proclami che rendono manifesta l'unione come il più classico gigante dai piedi d'argilla.

Con risultato più probabile di finire a fare i kapò di una tregua concordata e realizzata da altri, con il costoso e pericoloso dispiegamento di militari con la funzione di cuscinetto.

E mi sia consentito rimpiangere quell'Europa, formata da tanti stati, talvolta in guerra tra loro, ma lanciata alla conquista di tutto il mondo, senza tante chiacchiere, senza tante riunioni, perchè ogni nazione era in grado di mettere in campo un suo esercito per intervenire là dove vedeva il proprio Interesse Nazionale.

Quell'Europa, purtroppo, non c'è più e la somma di ventisette debolezze non fa una forza, come ha perfettamente denunciato il tedesco Manfred Weber, capo dei popolari europei (guarda un po' se devo elogiare un popolare, per giunta tedesco !) che ha sbugiardato la prosopopea dei Macron, degli Starmer, delle Von der Leyen, con poche parole: "Immaginate se Trump finalmente invitasse l’Europa a sedersi al tavolo dei negoziati, in Arabia Saudita. Chi la rappresenterebbe? La presidente della Commissione europea? Il presidente del Consiglio? L’Alta rappresentante? Merz? Macron? Chi parlerebbe a nome dell’Europa e su quale base, l’unanimità sarebbe una condizione necessaria per avere una voce? Questo dimostra chiaramente che siamo ridicoli".            

Prima di lui, ad onor del vero, il dito sulla piaga l'aveva messo Henry Kissinger, indimenticato consigliere per la sicurezza nazionale e poi segretario di stato con Nixon e Ford: "chi devo chiamare se voglio parlare con l’Europa?".

A dimostrazione che, passati più di cinquanta anni, siamo sempre allo stesso punto.            

Meglio soli, allora, che così male accompagnati.

Faremmo una figura migliore e otterremmo più risultati.