Ciò che è bene per la sinistra è male per l’Italia. Ciò che è male per la sinistra è bene per l’Italia.

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Si devono intraprendere le guerre per la sola ragione di vivere senza disturbi in pace (Cicerone)

No alla deriva

No alla deriva
Diciamo NO alla deriva

21 maggio 2025

La fascia Tricolore

Ha suscitato forti polemiche il gesto teatrale della neo eletta sindaco di Merano, della SVP e sostenuta dalla sinistra a cominciare dal Pd, che si è tolta infastidita la fascia Tricolore con la quale l'aveva cinta il sindaco uscente.

Il suo rifiuto (poi ha corretto il tiro dicendosi orgogliosa di essere Italiana, che avrebbe indossato la fascia e che era solo un "agguato" della Destra !!!) ha scatenato le legittime reazioni di chi lo ha interpretato come un gesto offensivo verso l'intera comunità nazionale.

Personalmente ritengo spregevole il gesto di rifiuto della fascia Tricolore, così come ritengo altamente spregevoli i latrati con i quali i portavoce dei vari partiti dell'opposizione di sinistra (che infatti hanno sostenuto quel soggetto) si schierano contro l'Italia e i nostri Interessi Nazionali, sostenendo le posizioni dei tedeschi, dei francesi, degli inglesi, pur di non sostenere la brillante azione in politica estera del nostro Governo e del Presidente Meloni.

Ritengo anche inqualificabile il silenzio in merito di un solitamente ciarliero Mattarella.

Detto ciò, per precisare quanto mi stia a cuore il Tricolore, penso anche che sia legittimo per un cittadino di lingua tedesca, non "sentirsi" Italiano e, anzi, non gradire di cingersi con il Tricolore che, per loro, rappresenta solo una occupazione avvenuta al termine di una guerra che noi abbiamo vinto e loro (al solito) persa.

Penso che se io venissi eletto sindaco di Bologna e volessero cingermi con una fascia di colore blu e 12 (o 27, non conosco bene quella bandiera che non è la mia) stelle, in un futuro distopico dove l'unione europea fosse anche una realtà politica, reagirei allo stesso modo.

Però uno deve essere coerente e se non vuole essere Italiano, non può neanche volere tutti i benefici che derivano dall'essere Italiano.

A cominciare dai corposi trasferimenti in denaro che, in seguito agli accordi con l'Austria, sin dal dopoguerra hanno arricchito l'Alto Adige e che continuano tuttora, rendendo quella provincia di regione a statuto speciale equiparata ad una regione, l'unica del Nord Italia che riceve da Roma più di quanto versi nel bilancio dello stato.

E questo perchè, dobbiamo riconoscerlo, in Alto Adige i nostri soldi li hanno messi a frutto, soprattutto in campo turistico, dando vita ad ingenti introiti.

Nessuna volontà di trattenere con forza gli altoatesini in Italia.

Pienamente disponibile ad accettare un referendum che sancisca il distacco dell'Alto Adige dall'Italia e la sua annessione all'Austria.

Ma sono certo che gli altoatesini sappiano far di conto e, anche solo per interesse economico, preferiscano continuare a dipendere da Roma che essere guidati da Vienna.

E allora, se vogliono restare con noi, devono rispettare leggi, costumi e simboli della Nazione Italiana e il presidente della repubblica dovrebbe esserci soprattutto per ricordare questo aspetto fondamentale della convivenza civile.

20 maggio 2025

L'inutilità dannosa della boria anglo francese

Inglesi e francesi hanno un glorioso e nobile passato da potenze mondiali e hanno contribuito alla civilizzazione del Mondo, con la presenza coloniale in tutti i continenti.

Sono stati, assieme agli spagnoli, i maggiori artefici del progresso di popolazioni rimaste all'età della pietra, portandole, con un balzo che, in pochi anni, ha superato secoli e anche millenni, nella modernità.

Ma, come tutti gli Imperi, anche i loro si sono sgretolati.

Prima e con maggiore rapidità quello francese evidentemente costruito in modo più approssimativo, con maggiore resistenza, anche nell'eredità lasciata, quello inglese, con il Commonwealth e, soprattutto, con la consapevolezza di aver passato il testimone ad uno stato che, non solo nella lingua principale e ufficiale, discende direttamente dalla Union Jack, cioè gli Stati Uniti d'America.

Purtroppo un malriposto orgoglio, condiziona i governanti anglo francesi nelle loro scelte, effettuate come se ancora avessero il dominio dei mari e delle terre conquistate.

Inglesi e francesi, prima di fare ulteriori danni, dovrebbero mettersi in testa che sono ormai rientrati nel gruppo e devono comportarsi con la discrezione e la diplomazia dell'Italia, posizionandosi, come piacerebbe dire a Prodi, "dietro" gli Stati Uniti.

E' dalla crisi di Suez del 1956 che si è capito quanto sia tramontato il Mondo in cui Londra e Parigi potevano dettare le loro condizioni.

Allora furono Stati Uniti e Unione Sovietica a costringere al ritiro gli anglo francesi.

Ma, evidentemente, a Londra e Parigi non hanno capito l'antifona così, nonostante i danni provocati dalla loro improvvida azione di aggressione contro la Libia di Gheddafi nel 2011 (in ciò istigati da Obama) che portò Berlusconi, sotto ricatto internazionale, a rompere l'intelligente trattato e unirsi all'aggressione, senza peraltro riuscire ad evitare il colpo di mano del novembre 2011 e ponendo le basi per l'invasione dei clandestini che ancora oggi non riusciamo a fermare anche per colpa di una parte di italiani che remano contro l'Italia, continuano a ronzare attorno alle questioni internazionali che sarebbero da trattare con una moral suasion più che con le minacce.

Lo vediamo con l'operazione militare speciale della Russia in Ucraina, dove Londra e Parigi sono i più esagitati bellicisti, ma sono trattenuti dalla presidenza Trump perchè non sono sicuri che, alla reazione russa, potrebbero contare sulla protezione americana.

E ieri lo abbiamo visto sulla crisi tra Israele e i terroristi di Hamas.

Regno Unito, Francia e Canada, ignorando l'inutilità, anzi l'effetto boomerang delle sanzioni contro la Russia, si sono messi a minacciare sanzioni contro Israele, l'aggredito !, se non smette di dare la caccia ai terroristi che cercano riparo usando i civili come scudi umani.

Ci sono troppe comparse che credono di essere attori protagonisti e questo comporta una cacofonia di voci che, lungi dal favorire, allontana ogni prospettiva di pace, perchè tutti, pur di mettere il proprio cappello su una eventuale soluzione, dicono la loro, polemizzano con il vicino, lo sgambettano se vedono che acquisisce una sua autonoma rilevanza e, alla fine dei conti, prolungano guerre e morti.

E, ancora una volta, mi domando cosa ci stiamo a fare in una alleanza con simili soggetti.

Non sarebbe sufficiente, per i nostri interessi, una solida alleanza a 360 gradi con gli Stati Uniti, per poi stipulare trattati bilaterali, di volta in volta, con tutti gli altri ?

19 maggio 2025

Macron è solo un Renzi che ce l'ha fatta

Continuo a domandarmi che ci stiamo a fare nell'unione europea se la principale occupazione del presidente francese è quella di provare a tagliare le gambe a chiunque emerga, per quelle capacità che lui non ha, come leader di riferimento dell'unione.

Come sta facendo contro la Meloni, incurante delle figuracce che colleziona (quando nega che sia sul tavolo un impegno militare nello stesso momento in cui il ministro della difesa inglese dice che hanno alcuni piani alternativi che non vuole rivelare), delle marce indietro cui è costretto e delle faticose telefonate in ginocchio a Trump con il viva voce, dopo essere stato allontanato dal colloquio con Zelensky.

Anche una (blanda) unione come è quella europea, costruita dai burocrati, avrebbe necessità di una base comune di Valori, Tradizioni e, soprattutto, Interessi che non ci sono.

L'atteggiamento spocchioso e arrogante di Macron respinge l'idea di una comunione di intenti e di interessi e la partecipazione dell'Italia, come ha ricordato Prodi, si è finora risolta con noi che stiamo "dietro" a Germania e Francia.

Inaccettabile.

Meglio che ognuno riprenda la propria strada e, soprattutto, la piena Sovranità, anche monetaria, per fare tutti quegli accordi funzionali all'interesse della propria Nazione, con chiunque e senza dover fare compromessi con altri 26 stati.

  

18 maggio 2025

Cultura e Merito

Dopo la preziosa aggiunta, al nome del ministero, del "Merito" che giustamente fa bella coppia con "Istruzione", il medesimo concetto, con la stessa parola deve essere applicato anche a "Cultura", al cui ministero competente andrebbe ugualmente aggiunto "e del Merito".

Da alcuni giorni La Verità sta pubblicando elenchi lunghi una pagina di prodotti cinematografici realizzati con un contributo dello Stato, cioè con soldi nostri, che si sono rivelati superiori, anche di molto, rispetto agli incassi ottenuti al botteghino.

In parole povere abbiamo pagato per produrre qualcosa che ci fa così schifo, da non andarlo neppure a vedere in sala (dove avremmo, tra l'altro, dovuto pagarlo una seconda volta).

Quasi SETTECENTOMILIONI delle nostre tasse sono assegnati alla produzione e diffusione di film che non piacciono e che resteranno per sempre negli archivi delle cineteche, senza utilità o ritorno alcuno.

Stiamo mantenendo in piedi, con i nostri soldi, società tecnicamente fallite che non hanno utili dalla loro attività.

Nel Libero Mercato, gli attori (sotto ogni accezione del termine) di quelle società dovrebbero cambiare mestiere.

Invece li paghiamo e anche tanto e li incensiamo con comparsate retribuite anche nella televisione di stato (le private facciano quello che vogliono, non ci costano nulla).

Ho letto che gli incassi al botteghino del cinema italiano ammontano a circa seicento milioni, cioè un po' meno dei contributi statali.

Ma questo significa che con seicento milioni, si possono ugualmente produrre film che, almeno, vengono visti dal pubblico e senza alcun onere dello stato, cioè senza dover sperperare i nostri soldi.

Nelle aziende in cui gli incassi non superano le spese, le prime riduzioni sono fatte sul costo del lavoro, ivi inclusa la retribuzione dei dipendenti.

Qui invece sembra che i compensi degli attori siano intoccabili, mentre dovrebbero essere parametrati ai risultati del botteghino.

Di recente la questione è stata affrontata, con la consueta profondità, da Marcello Veneziani con un editoriale ne La Verità, il cui titolo racchiude l'essenza di ogni discorso sui finanziamenti al cinema "E se il cinema camminasse sulle sue gambe?".

Avremmo settecento milioni di euro all'anno da poter destinare a questioni più utili o, magari, da utilizzare per ridurre l'enorme debito accumulato anche con regalie come quelle dei contributi per i cinematografari.

17 maggio 2025

La peggior sinistra di sempre


Non sono mai stato un estimatore della sinistra, al contrario, da quando ho memoria, sono sempre stato sulla barricata opposta.

Non ho mai avuto neppure stima per comunisti, socialisti, democristiani di sinistra, elenco che si allunga in pratica a tutto l'infame arco costituzionale degli anni Settanta, considerato che sotto il cappello del pci/pds/ds/pd si sono, alla fine, accucciati anche tutti i democristiani (persino Casini che nel 1994 sembrava avesse trovato un cuor di leone schierandosi con Berlusconi!), liberali (vedere alla voce Zanone), repubblicani e socialdemocratici.

Però c'era un rispetto dovuto alla mia personale convinzione che i comunisti, ma anche molti di quelli che successivamente si sono inginocchiati alla falce e martello, fossero in buona fede e, almeno a parole, sostenessero principi di equità e giustizia sociale sul piano teorico pienamente condivisibili, anche se l'esperienza pratica degli stati socialisti avrebbe dovuto, sin da allora, far comprendere il tragico errore in cui nuotavano.

Ma oggi ... non posso in alcun modo accreditare buona fede alle mistificazioni, alle infami azioni contro l'Italia, contro il nostro Governo, contro noi Italiani che vengono poste in essere per impedire che la volontà popolare si trasformi in quotidianità.

Non accredito buona fede, ad esempio, ai latrati per l'assenza della Meloni al tavolo dei disagiati che istigano Zelensky a continuare la guerra.

Non è buona fede berciare su quella assenza e tacere che la socialista Spagna di Sanchez non era presente, come il Portogallo, la Grecia e tutti gli stati scandinavi.

La Meloni è stata chiara: non ci vado perchè abbiamo detto "no" all'invio dei soldati Italiani in Ucraina.

Macron ha tentato di dire che non si è parlato di truppe in Ucraina (smentito da un ministro inglese che invece ha accennato ad iniziative e progetti di cui non parla per non dare vantaggi a Putin), ma così facendo ha dimostrato che l'assenza non è una esclusione da parte loro, bensì una autonoma, legittima, giustissima scelta di politica estera del nostro Governo che, in tal modo, rappresenta la maggioranza di noi Italiani che NON vogliamo entrare in guerra, NON vogliamo che anche uno solo dei nostri ragazzi possa morire per Kiev.

Se la sinistra vuole inviare soldati in Ucraina, per continuare a restare, come vorrebbe Prodi, "dietro" a Germania e Francia, ha una strada libera: si arruolino come volontari e vadano a combattere nella legione straniera che Zelensky ha istituito sin dal 2022.

Perchè non trasformano i loro latrati in azioni concrete e non partono per il fronte ?

16 maggio 2025

I dilettanti dell'informazione

Da due giorni ascolto e leggo i commenti sulla riapertura delle trattative tra Russia e Ucraina ad Istanbul.

Riepiloghiamo.

Zelensky, istigato da quattro disagiati che hanno passato a casa sua lo scorso fine settimana, continua a latrare come il tipo della barzelletta che, dopo aver tamponato un'auto, scende, gli urla contro e quando da quella macchina scende un gigante che lo gonfia di botte, ai suoi amici, dice: avete visto quante gliene ho dette ?

La Russia, dopo il rifiuto dell'Ucraina di cogliere l'occasione delle celebrazioni per la fine della seconda guerra mondiale per una tregua di tre giorni, propone di riprendere i colloqui, senza condizioni, a Istanbul.

L'Ucraina, istigata come sopra, prima pretende una tregua immediata di trenta giorni poi, con la moral suasion di Trump, acconsente ma pone come condizione la presenza di Putin e quindi Zelensky parte ugualmente per la Turchia.

E per giorni la stampa ci ricama sopra.

Ma da quando una trattativa inizia con l'incontro dei due presidenti, senza uno straccio di base ?

L'unico precedente simile che io ricordi fu quello di Sadat che, dopo la guerra del Kippur del 1973, volò in Israele per poi sottoscrivere un accordo di pace a Camp David, ma anche quel volo fu preceduto da innumerevoli contatti da parte dei "negri" o "sherpa", funzionari delle parti, con la mediazione americana, incaricati di predisporre un accordo accettabile dalle parti per evitare il fallimento dell'incontro.

Zelensky, con i suoi quattro istigatori, invece avrebbe voluto un incontro immediato con Putin, senza alcuna base predisposta e cosa avrebbe risolto ?

Sarebbe finita esattamente come Zelensky, da dilettante e improvvisatore quale è, finì la sua visita alla Casa Bianca.

Ma gli organi di stampa hanno creato l'evento che non c'è, non c'era, non ci doveva essere e adesso parlano di vertice "fallito", quando per fare un vertice occorre che ci siano le due parti d'accordo, mentre qui è stato solo un fuoco di fila di dichiarazioni a senso unico.

Zelensky (e i suoi quattro sodali) ha ormai stancato.

Vuole la pace o no ?

Se continua ad atteggiarsi da vincitore, da colui che impone condizioni, allora non resta che lasciarlo al suo destino, tanto le guerre finiscono sempre.

O con un accordo di pace, o con una delle parti che vince e impone le sue condizioni al perdente.

15 maggio 2025

Cattocomunisti: professione anti Italiani


I cattocomunisti continuano a chiedere, oltre alle quotidiane dimissioni dei ministri, che la Meloni "riferisca in parlamento".

Ne escono male, come ieri al premier time (una inutile baggianata con la pretesa di scimmiottare altre esperienze che non ci appartengono)  dove la Meloni ha infilzato la Schlein, Conte e tutta la corte dei miracoli cattocomunista.

Simili iniziative non servono a nulla, non rappresentano alcunchè di utile, non costruiscono altro che barriere.

Sono solo una vetrina nella quale nessuno ha mai l'ultima parola e vengono utilizzate per pagliacciate, come quella di Conte di alzarsi in piedi per Gaza (e sono felicissimo che il "mio" Governo sia rimasto a sedere!), di puro esibizionismo.

Hanno la stessa funzione delle trasmissioni televisive dei "professionisti dell'informazione", urlate, senza costrutto, finalizzate a non far capire nulla agli Elettori, ma solo all'esibizione di chi ha la battuta più pronta.

Una volta gli interventi del Presidente del Consiglio erano rari e mirati (e non parliamo di quelli del Presidente della repubblica, la cui autorevolezza è inversamente proporzionale alla quantità di parole e di messaggi che rilascia).

Le Tribune Politiche e quelle Elettorali affrontavano temi concreti, con rispetto dell'interlocutore e un moderatore che era realmente tale.

La Schlein, Conte e tutta la corte cattocomunista riescono solo a mettere in evidenza che il loro modo di fare politica è malato come la loro forma di democrazia.

Quando non sono in grado neppure di riconoscere il valore di un'azione di governo che porta beneficio a tutti gli Italiani, persino ai loro elettori e questo mi disturba molto !, vuol dire che non hanno alcuna conoscenza di quel che significa quella parola di cui tanto si riempiono la bocca: democrazia.

14 maggio 2025

Quanto è ancora affidabile Forza Italia ?

Ascoltando la radio e leggendo i quotidiani, rilevo una certa tendenza a rimarcare le distinzioni tra Forza Italia e Noi Moderati da una parte e Fratelli d'Italia con la Lega dall'altra.

E' vero che i "professionisti dell'informazione" sono specializzati nel seminare zizzania o, almeno, provarci, nel Centro Destra ingigantendo quelle differenze che sono naturali tra partiti differenti, ignorando e coprendo pudicamente le ben maggiori divisioni (spesso inconciliabili: pensiamo solo al voto nei referendum sul lavoro) nel campo più o meno largo cattocomunista, ma su Forza Italia aleggia anche l'ombra pesante dei figli di Berlusconi che mi sembra abbiano preso una brutta piega politica.

Le ultime dichiarazioni di Marina Berlusconi sono da respingere al mittente, così come il modo, fazioso e sbilanciato, con il quale persino in Studio Aperto vengono presentate le notizie politiche, con il pastone di ieri praticamente monopolizzato dai sostenitori dei referendum, quasi a tirare la volata al quorum.

Forza Italia, inoltre, pur non dando ad oggi alcun segnale, neppure sui referendum, di distinzione, aderisce a quel partito popolare che, come la dc in passato, chiede (e purtroppo prende) i voti dall'elettorato di destra dicendo cose di destra e poi si piega agli accordi con i socialisti, come nel parlamento europeo e come in Germania.

L'ambiguità di Forza Italia, che, sia pur solo nelle interpretazioni dei "professionisti dell'informazione", sembra ripercorrere le stesse strade imboccate da Fini contro Berlusconi, almeno in questa che corrisponderebbe ad una fase iniziale, indebolisce un Governo che è riuscito a sganciare l'Italia dal treno di Germania e Francia, per assumere una posizione autonoma, indipendente, sovrana, almeno nella politica estera.

Un'Italia che, per la sua importanza, per i numeri in economia, in popolazione, in produzione, è uno dei tre grandi stati dell'unione e potrebbe, DOVREBBE !, proporsi come catalizzatore di tutti quegli stati minori, a cominciare dall'Ungheria e dalla Repubblica Ceca, con i quali costituire un sindacato di blocco contro le derive della Von der Leyen, della Kallas, dei Macron, dei Merz, dei Sanchez, dei Tusk, della Ribero, della Lagarde e dei loro sodali.

Mi auguro che la mia sia solo una impressione che, volutamente, la manipolazione dei "professionisti dell'informazione" ha proiettato, ma conto sul fatto che la Meloni e Salvini non siano gli ultimi arrivati e, soprattutto, che gli elettori di Forza Italia non si facciano menare per il naso e scelgano un vero partito di Centro Destra sin dalle prossime elezioni.

Così, tanto per stare sul sicuro e senza alcuna animosità verso Tajani, Gasparri, la Bernini che probabilmente non meritano la nostra fiducia, almeno per quello che hanno dimostrato sino ad oggi.

 

13 maggio 2025

I loggionisti della politica

Ogni giorno, i "professionisti dell'informazione", a cominciare dalle rassegne stampa faziose del mattino (e con alcuni conduttori sono ben più che faziose), rilanciano le quotidiane urla belluine dei loggionisti della politica, assiepati sulla parte sinistra dell'emiciclo.

Ci fosse un provvedimento, uno solo, una dichiarazione, una sola, una iniziativa, una sola, che non provochino un coro animalesco che si riassume nella gara a chi la spara più violenta ed offensiva verso gli esponenti del Centro Destra.

La Schlein, Renzi, Calenda, Conte, strepitano come se loro fossero vergini da ogni responsabilità, ma per ben undici anni al governo ci sono stati loro e se non hanno risolto i problemi (al contrario ne hanno aggiunti altri), non hanno svelato i misteri del passato, non hanno sanato i conti pubblici (al contrario li hanno scassati ancora di più), non sono credibili quando si oppongono ad una azione di governo che, con il poco che hanno lasciato loro, sta ricostruendo il nostro tessuto economico e sociale.

Ma il settore in cui si esibiscono al loro meglio è la politica estera.

Se la Meloni è presente, unica delle grandi nazioni europee, al giuramento del nuovo Presidente degli Stati Uniti, la criticano e la criticano se invece non si presenta di persona ad una inutile trasferta di massa a Kiev (e pensate cosa avrebbero detto se ci fosse stata la Meloni nel tavolo in cui è stato ripreso quell'oggetto bianco che Macron ha subito nascosto in mano).

Dal mio punto di vista la Meloni sbaglia nel continuare a ribadire il suo sostegno a Zelensky, anche se da qualche tempo non è più un sostegno ad personam, ma alla nazione ucraina, ma, almeno, la nostra politica estera è autonoma e non procede, come piacerebbe ad un vecchio parruccone della sinistra, "dietro a Germania e Francia".

Del resto la frenesia mostrata dai quattro nani che si sono recati a Kiev è vuota di significato.

Avevano posto come conditio sine qua non per intavolare i negoziati, l'immediata tregua senza condizioni a partire da lunedì 12 e, siamo a martedì 13, non solo la Russia li ha ignorati, ma persino Zelensky, seguendo intelligentemente le indicazioni di Trump, ha detto che andrà ad Istanbul anche senza tregua.

Quel è stato dunque il risultato del fine settimana a Kiev ?

Uno zero assoluto, esaltato solo dai nostrani "professionisti dell'informazione" che, con lo spread che scende, l'inflazione contenuta, l'economia che regge, non hanno altra scelta per boicottare il Governo Meloni, che dar conto degli strepiti dei loggionisti della politica.

12 maggio 2025

Convinta astensione ai referendum

Il primo referendum abrogativo fu nel 1974, dopo quattro anni di difficile parto della relativa legge, con il quale si proponeva di abolire la legge sul divorzio.

Grande partecipazione e vinsero i divorzisti 60 a 40.

In seguito, soprattutto per colpa dei radicali, lo strumento di democrazia diretta fu svilito, abusato, reso un'arma di disturbo per chi non aveva altro scopo che creare scandalo per farsi pubblicità.

Pessima la concessione, complice la corte costituzionale, di poter mettere ad abrogazione solo parti delle leggi per poter ribaltare la volontà del legislatore.

In alcune occasioni sono stati sottoposti al voto una decina di quesiti.

Giusto e ovvio che gli Elettori abbiano mandato a spendere gli organizzatori e i quesiti referendari.

C'è però una legge che lo regola e, a differenza del referendum confermativo delle modifiche costituzionali, è previsto un quorum di partecipanti al voto, la metà degli aventi diritto più uno, perchè il referendum abbia validità.

E' quindi esplicitamente previsto che il Popolo decida di non andare a votare, esprimendosi così sulla natura del referendum e bocciandone la richiesta.

Ed è altrettanto ovvio che questa è una carta in più a favore di chi si oppone alla abolizione della legge (o parte di essa) sottoposta a referendum.

A differenza delle politiche e delle amministrative, io posso quindi manifestare la mia volontà non andando alle urne e incidendo sul risultato.

Alle politiche e alle amministrative, se non vado alle urne decidono per me quelli che ci vanno, nel referendum il mio non voto è importante per costruire una maggioranza.

Quindi non votare non solo è legittimo, ma è una valida opzione da considerare da parte di chi non condivide il quesito referendario.

Poi sarebbe da fare il discorso su una nuova legge.

Aumentare le firme per richiedere il referendum, limitare gli argomenti che possano essere sottoposti a referendum, contemplare l'abolizione di tutta una legge e non solo di parti di essa, chiedere una cauzione agli organizzatori che lo stato incasserebbe in caso di partecipazione inferiore ad una data percentuale (magari quel 50% più uno di adesso) ma abolire il quorum per la validità della consultazione.

Se ne è parlato tanto in passato, ma non se ne è fatto mai nulla, perchè ?

Perchè anche quelli che oggi si stracciano le vesti contro chi invita all'astensione, in passato hanno avuto il loro interesse alla attuale formulazione della legge che, pertanto, è immutata da cinquanta anni.

Quindi asteniamoci in massa e bocciamo l'abuso di uno strumento nato bene e cresciuto male.