Ciò che è bene per la sinistra è male per l’Italia. Ciò che è male per la sinistra è bene per l’Italia.

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Si devono intraprendere le guerre per la sola ragione di vivere senza disturbi in pace (Cicerone)

No alla deriva

No alla deriva
Diciamo NO alla deriva

07 giugno 2007

Più che l'onor potè la poltrona


Il dibattito al senato sull’ignobile rimozione del Generale Speciale da Comandante della Guardia di Finanza non ha sortito l’esito che, senza tante finzioni, la maggioranza del Popolo Italiano auspicava: il pensionamento di Prodi e dei suoi sodali.
Al senato la maggioranza nata per mano dei verbali degli scrutini elettorali pieni di ombre e sospetti anche per i voti delle circoscrizioni estere è risicata e sarebbe bastato un recupero di onorevole dignità da parte di un pugno di parlamentari della sinistra per scrivere la parola fine ad una legislatura balorda e forse non legittimata dal reale voto degli Italiani.
Ma soprattutto sarebbe stato sufficiente che quel pugno di senatori si fosse messo una mano sulla coscienza e si fosse posto la domanda se mantenere in vita Prodi e i suoi accoliti fosse nell’interesse nazionale e non solo nell’interesse privato di chi occupa poltrone e sgabelli di varie dimensioni.
Così non è stato.
Più dell’onor potè la poltrona, la conservazione della poltrona, dello strapuntino qualsiasi che sono riusciti ad accaparrarsi.
Così in senato si è consumata una delle pagine più vergognose della recente storia nazionale, con la sinistra che salva Visco e condanna il Generale Speciale.
A questo punto non si può che sollecitare nuovamente i capi della Casa delle Libertà perchè provvedano a rendere più incisiva la loro opposizione, dando corso anche a ciò che finora hanno escluso per “senso di responsabilità”, perchè tale sentimento ha (e non da ora) una unica priorità: cacciare Prodi e i suoi complici, restituendo l’Italia agli Italiani e agli Italiani i soldi sottratti con le tasse di Visco.
In che modo si raggiungerà tale risultato non ha importanza, qualunque modo va bene.
Che sia una ripetuta serie di
manifestazioni di piazza,
un ostruzionismo portato alle estreme conseguenze in parlamento o
scioperi fiscali o di altra natura, o
anche tutto questo assieme
,
tutto diventa legittimo davanti alla palese ingiustizia consumata ieri in senato da una maggioranza che forse non è mai stata tale, ma che sicuramente oggi non lo è.
Qui non si dubita di Berlusconi, Bossi, ma si chiede che e anche Fini e Casini facciano la loro parte, rompano ogni indugio, cessino ogni melina e capeggino la rivoluzione dei pacifici, oggi tremendamente incazzati per lo scempio che la sinistra sta facendo in ogni settore della vita civile.
Dalle tasse all’immigrazione,
dalle opere pubbliche alla giustizia,
dai costi della politica che la Riforma Costituzionale della Casa delle Libertà avrebbe ridotto e la sinistra ha contribuito a bocciare all’ordine pubblico,
dall’atlantismo alla identità nazionale,
dai valori morali al federalismo
,
la Casa delle Libertà ha solo l’imbarazzo della scelta per chiamare il Popolo a reagire e a riprendere nelle proprie mani il futuro.
La sinistra ha fallito, come sempre, come ovunque.
Rimandarla a casa è più che una legittima aspirazione popolare: è un obbligo morale per ogni buon cittadino.

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06 giugno 2007

Meglio morti che rossi


Nei primi anni ottanta l’Impero del Male sembrava potersi pappare tutto il mondo.
Gli Stati Uniti uscivano faticosamente dalla crisi del dopo Vietnam e da una presidenza disastrosa, quella di Jimmy Carter, forse il peggior presidente che abbiano mai avuto, e si affidavano al “cow boy” Ronald Reagan.
Molti preconizzavano una imminente guerra.
Reagan non si fece intimidire o intimorire e, abbandonando la politica passiva del suo predecessore, rilanciò la politica Americana nel mondo, puntando sulla Libertà: come sistema economico e per i Popoli.
Gli euromissili, i Pershing e i Cruise installati anche in Italia in quegli anni, suscitavano paure e manifestazioni di chi ululava “meglio rossi che morti” con il suo contraltare "meglio morti che rossi" gridato da chi era consapevole sulla dignità e l'onorabilità di combattere per la Libertà..
E in occasione del colpo di stato in Polonia, Reagan e Thatcher furono i promotori di “Let Poland Be Poland”, una manifestazione televisiva nella quale i principali leaders del mondo libero esprimevano la loro solidarietà al popolo polacco.
Il comunismo crollò, senza combattere.
Ma c’era anche un altro aspetto della politica di quegli anni che oggi ritorna prepotentemente alla ribalta: lo scudo spaziale.
Fu ridicolizzato.
Si parlò di un attore di serie “b” che credeva ancora di recitare.
Si spesero colonne di giornali per dimostrare che era impossibile.
Eppure un primo sistema antimissili fu realizzato, i “patriots”, in occasione della prima guerra del Golfo, salvarono le città israeliane dagli attacchi missilistici iracheni.
Oggi un sistema di difesa verrà installato in due nazioni dell’ex blocco sovietico: Polonia e Repubblica Ceca.
La cosa non garba a Vladimir Putin che, abbandonato lo straccio rosso, è pur sempre il capo di una grande nazione con (legittime) ambizioni che risalgono a ben prima dell’Impero del Male, essendo l’espansionismo russo una caratteristica che storicamente si registra sin dallo Zar Pietro il Grande.
Putin fa la voce grossa e l’impressione è che la debole e vecchia europa se la faccia sotto.
Come negli anni ottanta si sono riattivate le manifestazioni contro un sistema meramente difensivo che estende a gran parte dell’europa la difesa antimissili sperimentata negli Stati Uniti.
La riunione del G8, che già sta portando scontri in Germania con i soliti no global in prima fila, vedrà confrontarsi Bush e Putin, due presidenti in scadenza di mandato.
L’Americano consapevole delle responsabilità mondiali che gravano sul suo Paese, il Russo che ambirebbe a lasciare la sua nazione nuovamente assisa al ruolo di superpotenza.
Sono due ambizioni che possono benissimo convivere e integrarsi.
La proposta di Putin di collaborare perché il sistema antimissile sia esteso alla Russia è condivisibile, con alcune clausole che inibiscano di esportare ai paesi musulmani tali sistemi e, magari, ottenendo contropartite politiche e di impegno contro il comune nemico rappresentato dal terrorismo islamico e dai rigurgiti comunisti guidati dalla Cina.
Personalmente non vedo confliggere l’interesse Americano e quello russo, anzi credo che agli Stati Uniti converrebbe poter contare su un partner che forte come potrebbe essere una Russia integrata nella catena di comando mondiale, piuttosto che buttarla tra le braccia degli stati canaglia o della Cina.
Vediamo come la vecchia e debole europa stia sempre più abdicando ai suoi doveri morali, stia perdendo forza e convinzione nella affermazione di quei principi che resero grandi le singole nazioni del continente, esportando una civiltà e aiutando, con il Colonialismo, tanti popoli ad uscire dai sistemi tribali primitivi in cui si stavano avvitando senza speranza.
Intellettualmente vecchia, politicamente debole, edonista e senza valori morali, questa è l’immagine che proietta di se l’europa.
Mentre vivace e forte appare la giovane europa dell’est alla quale potrebbe ben aggiungersi una Russia accontentata nelle sue ambizioni politiche.

Ovvio che Bush non potrà piegarsi ai diktat, ma la realpolitik vuole che si consumi il matrimonio tra la più grande democrazia del mondo e la giovane democrazia russa.

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05 giugno 2007

Speciale for President


Non conosco il Generale Roberto Speciale se non per la vicenda di questi giorni che lo contrappone al gabelliere Visco, ma l'immagine che proietta è sicuramente positiva.
Uno che rifiuta di sottostare al baratto orchestrato da Prodi e, in tal modo, rinuncia ad un posto sicuro da “eccellenza” alla Corte dei Conti, per “scendere in campo” e dare battaglia al TAR contro la sua destituzione, merita plauso e considerazione.
Plauso perché non è da tutti rinunciare ad una nicchia privilegiata e ben remunerata, affrontando l’incertezza di una causa (e tutti quelli che operano nel diritto sanno che “habent sua sidera lites” anche quelle che appaiono più scontate).
Considerazione perché la grinta mostrata dal Generale Roberto Speciale consente di dire che al di fuori della politica ci sono valenti personalità che meriterebbero di essere valutate anche per un incarico politico.
Si parla tanto di politica da rifondare perché non ha più la fiducia dei cittadini e non suscita neppure entusiasmi, ma, a ben guardare, il problema coinvolge pesantemente i “professionisti” della politica, quanti sono emersi dalle fumose stanze dei partiti – i funzionari – e quanti devono la loro posizione alle nomine partitiche (boiardi di stato come Prodi o burocrati delle banche centrali come Padoa Schioppa).
Ancora oggi, a 13 anni dalla sua discesa in campo, il Presidente Silvio Berlusconi suscita gli stessi entusiasmi di allora (e forse più) come si può ben vedere da ogni manifestazione cui partecipa, anche quando non è organizzata da Forza Italia.
Allo stesso modo una “signora nessuno” come Michela Vittoria Brambilla, che certo non può essere considerata un frutto partitico, è riuscita a catalizzare simpatie e odi per il successo che sta ottenendo con i suoi Circoli della Libertà.
Forse è il sapore di novità e non di muffa che promana da chi, prima della politica, si è conquistato una posizione lavorando e crescendo grazie al proprio ingegno e capacità, a rendere maggiormente attraente il personaggio, rispetto ai paludati parrucconi usciti dalle Frattocchie o dalle Dorotee, dalla Banca d’Italia o dall’Iri.
Credo che la riconquista della politica (e della passione politica) da parte del Popolo, passi attraverso personaggi come il Presidente Berlusconi o Michela Vittoria Brambilla.
Ma passi anche attraverso l’impegno – che è sacrificio – di tanti professionisti, lavoratori autonomi, dipendenti, che volessero dedicare un’ora al giorno del loro tempo alla cosa pubblica, per sottrarla alle camarille di partito, ormai sclerotizzate e autoreferenziali.
Così potrebbe essere, se manterrà la linea del rigore che sta ora interpretando al meglio, il destino del Generale Roberto Speciale, per il quale questa vicenda può rappresentare una prova nella quale, per dirla con il Sommo Poeta “si parrà la (s)ua nobilitate”.
Un test, migliore di tante chiacchiere su chi potrebbe essere un personaggio che, avendo dato prova del suo valore, potrà egregiamente proporsi come il nuovo Berlusconi quando l’originale – fra una decina di anni - deciderà di passare la mano.
E credo che se anche dal contributo del Generale Speciale verrà accorciata la vita a Prodi e ai suoi sodali, molti cittadini gliene saranno grati al punto da non disdegnare un presidente … Speciale.

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Intanto per e mail un amico mi ha indicato il link di una onorevole iniziativa: una petizione online a sostegno del Generale Speciale, perchè venga revocato il decreto di rimozione.

Per chi fosse interessato, ecco il link

04 giugno 2007

E le stelle(tte) stanno a guardare ?


“Emergenza democratica” hanno detto all’unisono i leaders dei partiti del Centro Destra.
“Una porcata” l’ha definita Gianfranco Fini.
Hanno perfettamente ragione.
Prodi somiglia ad un misto tra Allende e Bokassa, per la deriva marxista del regime e il suo totalitarismo, con i suoi sodali pronti a fare quadrato per difendere l’indifendibile, calpestando non solo la logica e la ragione, ma persino il più elementare senso di giustizia.
Non ci sono tante alternative.
Se il Generale Speciale ha ragione nel denunciare le pressioni del viceministro Visco per silurare quattro alti ufficiali della Guardia di Finanza che indagavano sul caso Unipol, allora la rimessione “temporanea” della delega sulla GdF è troppo poco, soprattutto se accompagnata dal “promoveatur ut amoveatur” del Generale.
Così come se ha ragione Visco, la collocazione del Generale Speciale nella Corte dei Conti sarebbe un premio e non una punizione.
Comunque la si guardi, Prodi e i suoi accoliti non hanno saputo fare giustizia.
Il Presidente Berlusconi si è chiesto cosa sarebbe accaduto se, al posto di Visco, ci fosse stato un ministro della Casa delle Libertà e al posto dell’Unipol, Fininvest.
Si è dato la risposta giusta: moti di piazza.
E la dimostrazione la si ricava quando, per molto, molto, molto, ma molto meno, per una frase inopportuna pronunciata in conversazioni non ufficiali in relazione a tutti i “rompicoglioni” che chiedono scorte anche come status symbol e sfruttata, trasformata e manipolata, come un epiteto rivolto a Marco Biagi assassinato dalle brigate rosse, il Ministro dell’Interno Claudio Scaloja dovette rassegnare le dimissioni.
Per una frase Scaloja si dimise, per le pressioni illegittime atte a rimuovere quattro alti ufficiali che indagavano sui compagni dell’Unipol, Visco subisce solo una remissione “temporanea” della delega sulla Guardia di Finanza e il Generale Comandante che denuncia l’episodio viene rimosso e collocato alla Corte dei Conti.
Abbiamo la misura del regime che si è instaurato in Italia, con il presidente della repubblica, di parte, da buon comunista, che se ne lava pilatescamente le mani.
Hanno ragione i leaders della Casa delle Libertà a denunciare l’ “emergenza democratica” e mi aspetto che facciano seguire alle parole i fatti per difendere la nostra residua libertà,
chiamando la piazza a manifestare,
praticando un durissimo ostruzionismo in parlamento
e rifiutando ogni collaborazione finchè questo governo sulla cui legittimità pende ancora il lentissimo riconteggio delle schede elettorali del 9 e 10 aprile 2006.
Ma non basta ancora.
Il Centro Destra deve capeggiare la rivolta dei cittadini contro i provvedimenti della sinistra, indicando come, dove operare quella disobbedienza civile che se fatta da un singlo cittadino non avrebbe altri effetti che la reazione del regime contro quel cittadino, mentre se orchestrata da partiti che rappresentano la maggioranza assoluta dei cittadini potrebbe affossare ogni velleità della sinistra.
E le stelle(tte) stanno a guardare ?

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01 giugno 2007

Il lavoro sia al servizio dell'Uomo

Nel momento in cui la sinistra bastonata alle elezioni si aggrappa disperatamente alle poltrone conquistate per (colpo di) mano dei verbali degli scrutini elettorali pieni di ombre e sospetti anche per i voti delle circoscrizioni estere , è necessario che a Destra ci si sensibilizzi sulla questione sociale, tuttora irrisolta.
Se è vero che è il sistema basato sul libero mercato a dare più opportunità di crescita, è altrettanto vero che il lavoro, la produttività, non deve essere un fine, ma solo un mezzo per la crescita della persona.
Equilibrio difficile da raggiungere tra le esigenze della produzione e esigenze umane, ma necessariamente obiettivo cui tendere, anche, ove le circostanze lo richiedessero, con interventi legislativi, correttivi delle storture e degli eccessi.
Così se da un lato è opportuno rafforzare le leggi che regolano il diritto di sciopero introducendo anche, per la validità della sua proclamazione, la votazione referendaria da parte della categoria interessata ed escludendo lo sciopero “politico”, dall’altro è necessario rafforzare – semplificandole – le normative sulla sicurezza e la tutela dei singoli lavoratori dagli eccessi di “produttivismo” indotti nei manager dagli incentivi legati ai risultati ottenuti peraltro facendo lavorare … gli altri.
Il lavoro non può far dimenticare i tempi di vita.
Fu una conquista l’affermazione del riparto della giornata in tre “blocchi” uguali: riposo, tempo libero, lavoro.
Purtroppo economisti il cui unico compito sembra quello di produrre grafici e statistiche, hanno spostato l’equilibrio dal guadagno come effetto dei ricavi meno le spese, ad una miriade di altri indicatori che devono essere sistematicamente allineati e incrementati, indipendentemente dal guadagno reale.
Un modo per complicare la vita, deprofessionalizzare molte attività sempre più basate su “numeretti” e non su quell’ intuitus personae che è stato alal base di grandi crescite e invenzioni, un modo per controllare, comprimere, massificare.
In questa situazione non emerge il migliore, emerge solo il burocrate.
E l’europa ne è un esempio lampante, con i suoi vincoli e le sue imposizioni.
Non ho nulla contro chi guadagna tanto e aumenta in progressione geometrica il suo guadagno, mentre io, magari, lo vedo aumentare in progressione aritmetica.
Ma non posso accettare che per ottenere quei guadagni ben al di sopra di ogni reale necessità personale e famigliare, si pretendano prestazioni lavorative che vadano oltre le 8 ore giornaliere.
Non sono tra quelli che ritengono sia un obbligo lavorare fino ad otto ore e non oltre: se uno vuole deve poter liberamente andare ben oltre, ma non devono essere penalizzati o contrastati quelli che si fermano alle otto ore.
Il lavoro non deve diventare una ossessione paranoica che rappresenti l’alfa e l’omega dell’esistenza di una persona, ma deve essere una parte della vita di ciascuno.
E’ il punto di equilibrio tra un capitalismo estremo e crudele che calpesta l’Uomo e un socialismo ignorante che cancella la speranza per il futuro.
La sinistra ha dimostrato di essere troppo ideologicamente massimalista nelle sue componenti radicali e troppo burocraticizzata in quelle “moderate” per poter raggiungere quel punto di equilibrio.
Basti pensare da un lato alla inconsulta richiesta di abbassare il limite di età per la pensione, ignorando completamente i costi e la durata della vita media e, nel contempo, gli appoggi sostanziali forniti a manager bancari “amici” perché possano irizzare l’economia italiana.
La Destra deve quindi valorizzare la propria componente sociale perché bilanci quella liberista e consenta di realizzare un sintesi utile per il progresso della nazione che non può e non deve essere solo economico, ma anche – direi: in primo luogo – "umanista" e morale.


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31 maggio 2007

Alitalia come Telecom


E così, con l’uscita di scena della terza cordata, a contendersi Alitalia ne sono rimaste due: una appoggiata da Intesa Sanpaolo e una che fa riferimento a Unicredit.
Bazoli/Passera da una parte e Profumo dall’altra.
Tutti e tre rigorosamente e disciplinatamente in coda il 14 ottobre 2005 per votare la miss della sinistra.
Come per Telecom i silenzi, le dichiarazioni, le leve del potere politico usate legittimamente ma miratamene, hanno di fatto costretto i competitors indipendenti a gettare la spugna.
Del resto quando un governo si appresta a mettere ai voti provvedimenti finalizzati unicamente a danneggiare l’impresa del Presidente Berlusconi, incuranti delle conseguenze su occupazione e possibilità di stare sul mercato –senza aiuti di stato – da parte di una delle principali aziende italiane; quando viceversa un governo, sempre di sinistra, ha aiutato con rottamazioni e agevolazioni un’altra grande azienda italiana in cambio della stampa favorevole da parte dei giornali dipendenti da tale proprietà, non è possibile sbagliare.
Se Telecom o Alitalia fossero state messe liberamente sul mercato e acquistate da aziende che non avevano amicizie politiche a sinistra, avrebbero subito ogni sorta di ritorsione.
Presumibilmente avrebbero avuto ripetute ispezioni ai libri contabili, avrebbero subito leggi che le danneggiavano e avrebbero visto revocati da subito tutti i benefit e i contributi che nel tempo erano stati concessi.
Quindi una sinistra che è nettamente minoritaria nel paese, si appresta a ingoiare due succulenti bocconi economici e noi ci dobbiamo attendere di essere chiamati ad ulteriori sacrifici per consentire l’erogazione di nuovi contributi a fondo perduto ai due giganti malati.
Dobbiamo nei fatti dire basta e abbiamo uno strumento molto semplice q nello stesso tempo molto efficace: il boicottaggio.
Chi ha abbonamenti telefonici con Telecom Italia passi ad altra compagnia.
Chi deve viaggiare in aereo, scelga una qualsiasi compagnia tranne Alitalia.
Personalmente ritengo che le due banche di sinistra, per quanto si siano ingrandite, non sono cieche e la partecipazione all’acquisto di Telecom o Alitalia verrebbe dismessa se si dimostrasse passiva.
Le due banche di sinistra sono dirette da manager che non sono i proprietari delle aziende.
Se vogliono continuare a godere delle ricche prebende e stock option che accumulano ogni anno, devono presentare bilanci con numeri sempre in costante crescita.
Numeri che verrebbero compromessi da una onerosa partecipazione in aziende decotte.
Basterebbe una “spintarella” e quelle aziende decotte diventerebbero una voragine anche per i conti bancari, al punto da costringere gli amici di Prodi a liberarsene, vanificando tutta la strategia di acquisizione (con soldi altrui e senza rischi) messa in atto dalla sinistra.
Ognuno di noi può portare il suo contributo al fallimento della strategia di Prodi e della sinistra.

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30 maggio 2007

Ma prendeteveli a Bruxelles !


O a Strasburgo, purchè non restino in Italia.
Le agenzie, ieri mattina, battono una inquietante notizia: l’ex imam di Varese (e altri due) pur assolto dalla magistratura (italiana ... ) dall’accusa di terrorismo internazionale, stava per essere espulso e rispedito a casa sua.
Purtroppo un intervento della corte europea ha imposto alla sinistra di tenersi in Italia il soggetto.
Se è vero che non c’è mai fine al peggio, qui stiamo però toccando veramente il fondo.
Che l’Italia, con questa europa dei burocrati, non possa più espellere dal proprio territorio soggetti che, indipendentemente dalle sentenze, ritiene poco raccomandabili, mi pare una violazione della nostra sovranità e indipendenza cui solo un coglione rinuncerebbe dopo tutti i sacrifici che i nostri Avi hanno fatto per ottenerle.
Dopo l’euro (e i guai che ha portato), Schengen, adesso l’europa vorrebbe imporci pure di ospitare quei pochi che persino la sinistra non vorrebbe in casa.
Così, per i giudici di Strasburgo, non possiamo far prendere “camèl, barchèt” a degli ospiti indesiderati perché tornino a casa.
Però da Bruxelles non arriva nessun aiuto per proteggere le nostre coste dagli sbarchi degli illegali.
Magari li dobbiamo mantenere, trovare loro un alloggio, nutrirli, il tutto per consentire loro di astrologare contro questo infame Occidente, da conquistare e convertire forzosamente all’islam.
Dovremmo anche consentire loro di occupare – pressoché gratuitamente – spazi pubblici perché costruiscano le loro moschee, naturalmente il tutto senza alcuna reciprocità nei loro paesi di origine, dove chi osasse fare propaganda religiosa (cristiana o magari pagana) verrebbe arrestato e buttato fuori (quando gli va fatta bene) senza processi e senza corti di garanzia svoranazionali.
Paesi dove è vietato costruire chiese, oratori, esibire i simboli della nostra fede religiosa.
Questa europa non è la mia patria.
Questa europa è debole e vile (lo si è visto anche dopo la vicenda delle vignette su Maometto o il discorso di Ratisbona di Benedetto XVI).
Questa europa è perdente e servile.
Questa europa è vecchia ed inutile.
Questa europa è sempre più eurabia e sempre meno Occidente.
Fino a quando tollereremo, senza reagire, di non essere più padroni a casa nostra ?

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29 maggio 2007

Vincere fa sempre bene


Le elezioni amministrative stanno per essere archiviate con la solita coda di dichiarazioni e di esibizioni matematiche tese a dimostrare che “abbiamo vinto noi”.
I risultati sono sotto gli occhi di tutti: la sinistra è stata bastonata.
Il Nord, le regioni produttive e spremute dalla politica da gabellieri di Prodi e dei suoi sodali, si sono finalmente ribellati e hanno dato vittorie sonanti al Centro Destra.
Ma Prodi se ne andrà ?
Finirà di danneggiare l’Italia ?
No.
Resterà, lui e i suoi compari, attaccato su quella poltrona che il Popolo vuole gli sia sfilata da sotto il flaccido fondoschiena.
La sinistra sa benissimo che una crisi di governo sarebbe per lei senza ritorno.
La delusione nelle file dei suoi stessi elettori è così forte che rischierebbe di essere spazzata via come la sinistra francese nel 2002.
Per questo archiviamo la vittoria, salutiamo il ritorno al Centro Destra di Verona, ma non illudiamoci che si possa cambiare registro.
Dovremo ancora sopportare le vessazioni di Prodi e dei suoi accoliti, dovremo assistere all’occupazione di televisione, scalate societarie dei soliti “amici”, disegni di legge ideologici e dannosi.
Due le strade per abbreviare questa agonia (non necessariamente una esclude l'altra ...).
Una ribellione di piazza, condotta con intelligenza dai nostri leaders, che ci indichino obiettivi e metodi, a cominciare dallo sciopero fiscale.
Oppure la presa di coscienza di qualche senatore al momento schierato con la sinistra.
Tre, quattro senatori che si mettessero una mano sulla coscienza e, prendendo atto dello scempio che Prodi e i suoi complici fanno dell’Italia, decidessero di non poter più essere correi di tutto ciò e si schierassero con il Centro Destra, facendo venir meno la labile maggioranza nata nella notte degli scrutini ed emersa da verbali pieni di ombre e sospetti anche per i voti delle circoscrizioni estere.
Tre, quattro senatori che si comportassero come il “figliol prodigo” e che, per tale presa di coscienza potranno essere ampiamente perdonati per il loro errore.
Il tutto, naturalmente, senza trascurare di riproporre i temi ormai consolidati del Centro Destra:
- riforme
- immigrazione
- sicurezza
- riduzione delle tasse
- giustizia giusta
- modernizzazione delle infrastrutture
- atlantismo
- solidarietà vs. asssistenzialismo
- federalismo
.
Ma avremo modo di tornare sopra la progettualità del Centro Destra, per intanto assaporiamo il dolce sapore della vittoria.

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28 maggio 2007

I rifiuti e il rifiuto della politica


Da alcuni giorni è ripresa sulla stampa e la televisione la litania sulla “emergenza rifiuti” in Campania.
Sembra che tra i capi popolo ci siano anche due “preti”: Vitaliano della Sala (che ha persino ospitato nel suo sito lo squallido programmino a luci rosse della BBC su cui ha perfettamente scritto Nessie) e Alex Zanotelli i cui nomi mi rifiuto (siamo in argomento) di farli precedere da un “don” o un “padre”.
Demagogia pura, se si considera che i principali responsabili di questo stato di cose sono oggi al governo in Italia (da ben un anno), lo sono stati tra il 1995 e il 2001 e che dal 1993 Napoli è amministrata dalla sinistra, in particolare Bassolino è stato sindaco di Napoli dal 1993 al 2000, quando ha traslocato per fare il presidente della Regione Campania (tuttora in carica per la disgrazia degli amici campani), il ministro e il commissario all’emergenza rifiuti.
E non credo che sia un caso se il nostro amico Pizzino abbia iniziato la sua attività di blogger con uno spazio (ancora attivo) emblematicamente intitolato “Antibassolino – Il re della monnezza” .
Cittadini infuriati che operano blocchi stradali, che si incatenano ai cancelli delle aree per lo smaltimento dei rifiuti (e vengono beffati facendo entrare i camion per lo scarico dell’immondezza da un ingresso secondario), sindaci che si appellano all’onu e altri che minacciano la guerra civile, proclamando “la guerra è appena iniziata” con toni da novelli Masaniello.
E nel frattempo si discute sul fatto che la politica sia distante dai cittadini e ci sia un rifiuto della base nei confronti dei vertici (ma l’impressione è che sia un problema tutto di sinistra, le cui “gesta” governative hanno fatto ricredere persino chi è stato così stolto da votarla, nonostante gli fosse stato ampiamente detto cosa sarebbe accaduto).
E salta fuori il pupillo di un noto industriale torinese defunto che, dall’alto delle sue quattro o cinque presidenze (ho perso il conto) si permette di bacchettare i politici, facendo di ogni erba un fascio, come se fosse sceso sulla Terra da Marte appena oggi.
E questo stesso signore sembra fare il verso al più accreditato funzionario della nomenklatura sinistra (figuriamoci il livello degli altri !) che, scoprendo la disaffezione del popolo verso la sinistra, afferma che bisogna fare la riforma costituzionale, dare più poteri agli enti locali, creare più sicurezza, snellire i costi della politica.
Ma dov’erano nel giugno del 2006 quando si votava per il referendum confermativo della Riforma Costituzionale del Centro Destra ?
In tale riforma c’era:
- la Devolution, cioè la ripartizione dei poteri tra stato ed enti locali, con precisi ambiti di autonomia e competenze delle regioni;
- il Premierato forte, con maggiori poteri di indirizzo e di decisione da parte del Premier;
- la riduzione dei parlamentari con indubbi benefici sui costi della politica;
- la ripartizione di competenze tra il senato e la camera dei deputati, con indubbi benefici per i tempi di approvazione dei provvedimenti.
Come è possibile dar credito alle parole che oggi quei due signori pronunciano, quando furono in prima fila per bocciare la suddetta riforma ?
Allora l’ “emergenza rifiuti” non è solo quella, materiale, che sta ammorbando in senso letterale l’aria in Campania, ma è anche quella di pensionare o, meglio, mandare una buona volta a lavorare quanti pontificano dall’alto delle loro remunerate posizioni di privilegio, dopo aver agito per impedire che si realizzasse esattamente quel che ora indicano come panacea per i mali italiani.

E non mi sento di escludere che in questo modo si possa avviare a soluzione definitiva anche il problema dei rifiuti materiali.

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25 maggio 2007

John Wayne, come un eroe omerico



Il 26 maggio di cento anni fa, a Winniset, una cittadina dell’agricolo Iowa, nasceva Marion Mitchell Morrison, passato alla storia del cinema con il nome di John Wayne e il soprannome di Duke.
Per quelli della mia generazione John Wayne fu l’eroe buono per antomasia, il modello cui ispirarsi, cui tendere.
La filmografia di John Wayne è piena di opere che rimangono scolpite nella nostra memoria e che, ancora oggi, è bello rivedere.
Dal 1933 con Ombre rosse fino al 1976, solo tre anni prima della morte, con Il Pistolero, John Wayne ha rappresentato un genere di eroe senza tempo, come gli eroi omerici.
L’epopea della conquista del West vista attraverso i film di John Wayne ha portato molti di noi ad amare gli Stati Uniti e a vederli come un traguardo cui portare la nostra Italia che, peraltro, non ha nulla da invidiare quanto a glorie storiche.
Solo che non abbiamo saputo, se non durante il Ventennio, valorizzarle, al punto che, oggi, i colossal sulla Storia di Roma, che appartiene alla nostra Gente, vengono girati negli Stati Uniti.
John Wayne, però, non fu solo un attore che ha saputo interpretare una parte che vorremmo tutti saper interpretare nella vita, ma fu anche un Americano.
Politicamente schierato con la Destra, interpretò e diresse nel 1968 uno dei film più contestati e al tempo stesso amati: Berretti Verdi.
Contestato da chi si opponeva alla guerra contro i terroristi vietcong armati dal comunismo internazionale, amato da chi vedeva, giustamente come poi avemmo modo di capire con la caduta del muro e del comunismo, nella guerra del Vietnam una operazione necessaria per fermare l’imperialismo comunista.
Al punto che, narra la leggenda, Gianfranco Fini si iscrisse all’MSI perchè gli fu impedito di entrare al cinema per vedere Berretti Verdi.
John Wayne, quindi, è stato nella vita, coerente con “l’uomo tranquillo” ma forte, generoso, tutto d’un pezzo dei suoi film.
A maggior ragione nel momento della malattia che lo condusse anzitempo, a soli 72 anni, alla morte, quando riusciva a scherzarci sopra, mostrando quanto fosse “tornato in forma”, visto che “ballava” nella cintura dei pantaloni.
In occasione dei cento anni dalla nascita di John Wayne mi piace avere l’opportunità di rendergli omaggio, un modo per ringraziarlo dei sentimenti che in me suscitavano – e suscitano ancora – i suoi film.
John Wayne, figura di eroe immortale, come quelli di Omero.

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