Ciò che è bene per la sinistra è male per l’Italia. Ciò che è male per la sinistra è bene per l’Italia.

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Si devono intraprendere le guerre per la sola ragione di vivere senza disturbi in pace (Cicerone)

No alla deriva

No alla deriva
Diciamo NO alla deriva

30 giugno 2008

E le tasse, Mr. Silvio ?

Concediamo pure che l’ici, anche se non per tutti, è stata tolta dalla prima casa di abitazione.
La cedolare secca al 10% sugli straordinari e premi aziendali è ininfluente, perché minima, soggetta ad un doppio tetto per usufruirne (meno di 30mila euro di reddito e fino ad un massimo di 3mila euro) e a termine (31/12/2008).
Quello che manca nella politica di governo è la riduzione delle tasse, quanto meno al livello ante Prodi.
Bastava abrogare le nuove aliquote e ripristinare quelle della riforma Berlusconi del 2005 per dare sollievo ai nostri portafogli.
Emblematico l'esempio della tassa sul carnet di assegni.
Il 30 aprile scorso entrò in vigore la nuova normativa Visco-Prodi, fondata sullo spionaggio fiscale, che portò il limite di trasferimento denaro con assegni liberi da 12500 euro a 4999 (5000 già imponeva il “non trasferibile”) più altre vessazioni improponibili in una società libera, quali, ad esempio, l’obbligo di inserire il codice fiscale ad ogni girata.
Oggi alcune di quelle norme sono state abolite.
Ripristinato il limite di 12500 euro (in realtà 12499,99 anche se avrebbero potuto inserire il limite dei 15000 mantenendo il rispetto delle norme europee che tanto piacciono loro)), abolito l’obbligo di inserire il codice fiscale, MA resta la tassa di 1,50 per ogni assegno libero che venisse richiesto.
In sostanza, un cittadino che volesse un carnet di assegni liberi, dovrebbe versare una tassa di 15 euro, ancor prima di utilizzarli.
Nel programma di Tremonti non vi è alcun richiamo alla riduzione delle tasse, almeno per il triennio 2009-2011.
Dov’è finito lo slogan “meno tasse per tutti” ?
Va bene la condivisibile battaglia per una Giustizia vera, sacrosanto diritto, ma non dimenticatevi delle tasse, che sono la vera mazzata che arriva in testa a tutti i cittadini.


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29 giugno 2008

La Lega tradisce anche il Nord

Dopo aver mietuto consensi per posizioni di grande determinazione sulla sicurezza, sul federalismo, sull’allentamento della morsa statale dai nostri portafogli e dalle nostre vite, sulla perdita di sovranità che deriverebbe dall’applicazione del trattato di Lisbona, la Lega sembra voler dissipare con poche, inconsulte, decisioni tutto il patrimonio elettorale così faticosamente conquistato.
Dopo il voltafaccia sull’europa, con Bossi che, il giorno dopo il brindisi per la vittoria del “no” irlandese ha dichiarato che la Lega avrebbe votato a favore del trattato, vanificando ogni aspirazione a sottoporlo a referendum tra il Popolo, ecco il voto a favore dell’accoglimento in Lombardia dell’immondizia campana.
Contravvenendo a tutto quel che si era, sin qui, sostenuto circa la necessità e l’obbligo che ognuno smaltisse la propria immondizia: uniquique suum.
Ben più seriamente il Governatore del Veneto, Galan, ha ribadito il “no” che già aveva pronunciato a Prodi.
L’aria di Roma sembra fare male alla Lega, anche se lo spirito, che conosce “la pancia” del suo elettorato, ancora emerge con i provvedimenti che speriamo possano vedere presto la luce, senza compromessi e senza modificazioni nel corso del dibattito parlamentare, quali l’introduzione del reato di ingresso clandestino e l’acquisizione delle impronte digitali ai rom.
Lo speriamo, ma temiamo che anche in questo caso, misteriose motivazioni facciano cambiare idea alla Lega, forse condizionata da qualche “scambio” con la futura riforma fiscale in senso federalista.
Resta il fatto che dei punti qualificanti della Lega, che rappresenta una autentica politica di destra anche per chi non l’ha votata, la situazione è questa:
- reato di ingresso clandestino: contenuto in un disegno di legge soggetto al percorso parlamentare, al dibattito, agli emendamenti;
- impronte digitali ai rom: anche questo un lungo percorso di approvazione, soggetto al fuoco di sbarramento delle anime belle che preferiscono evidentemente prolungare l’attuale stato di insicurezza;
- trattato di Lisbona: dal brindisi per il rifiuto irlandese e la richiesta di referendum anche da noi, al voto favorevole preannunciato da Bossi;
- rifiuti campani: dal “no” allo smaltimento nel Nord, al voto favorevole in Giunta Lombarda;
- moschee: non si vede ombra di una legge che imponga una moratoria nella loro costruzioni per collegarla alla reciprocità (una moschea qui, una Chiesa Cattolica in Arabia Saudita);
- giustizia: dalla Riforma Castelli, stravolta in soli due anni dalla sinistra, all’invito alla “moderazione” di Bossi verso Berlusconi per “non interrompere il dialogo con l’opposizione”.
Bossi: a che gioco stai giocando ?

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27 giugno 2008

Diritto di pistola = diritto di parola

La Corte Suprema degli Stati Uniti, bocciando una legge degli anni settanta di Washington, ha sentenziato che ogni cittadino Americano ha il diritto di portare armi da fuoco, nel rispetto del Secondo Emendamento della Costituzione (1791) : “Essendo necessaria alla sicurezza di uno Stato libero una ben ordinata milizia, il diritto dei cittadini di tenere e portare armi non potrà essere violato”.
E’ una forte risposta alle istanze proibizioniste che, a volte, si ascoltano anche da alcune voci stonate negli stessi Stati Uniti.
Tutti i candidati alle presidenziali, dal Repubblicano John Mc Cain al Democratico Obama, hanno applaudito la decisione, segno di una profonda coscienza del valore della libertà, che si estrinseca anche come diritto di portare armi da usare per proteggere persone e proprietà.
E’ una filosofia di base che nella vecchia e decaduta europa non ritroviamo.
Da noi vige il terrore, da parte di governi che sanno di amministrare male la cosa pubblica ed i sacrifici dei cittadini, che se il Popolo fosse armato, potrebbe anche ribellarsi ai soprusi.
La differenza sta tutta qui.
Negli Stati Uniti hanno una concezione della attività pubblica come “servizio” e sono intimamente convinti di fare bene, quindi non temono che concedere ai propri cittadini la libertà di portare armi possa ritorcersi contro di loro.
E’ una concezione che eleva al massimo livello la libertà personale.
Nella vecchia e decaduta europa di Maastricht, dell’euro, del trattato di Lisbona, c’è paura a concedere troppa liberta ai cittadini e si applicano le vecchie imposizione degli stati assoluti e totalitari, cominciando dalla proibizione di portare armi.
In questo blog abbiamo più volta affrontato la questione armi.
In sostanza possiamo riassumere che mentre noi chiediamo che la possibilità di portare armi sia un diritto innato che possa soggiacere a limitazioni in casi tassativamente elencati e nei confronti di soggetti criminali, in Italia abbiamo esattamente l’opposto.
Il divieto di portare armi è esteso a tutti e le eccezioni devono essere richieste, vagliate e filtrate, con buona pace della libertà individuale.

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26 giugno 2008

Impronte digitali: perchè no ?

Il ministro Maroni ha proposto l’obbligo di prelevare le impronte digitali ai rom, anche ai bambini.
Sono subito insorte le anime belle del buonismo, che hanno straparlato di razzismo, di discriminazione e persino di violenza sui bambini.
Un ex ministro di Prodi si è dichiarato disposto a mettersi in fila per farsi prelevare le impronte digitali: prego si accomodi, perché no ?
Queste animucce sante credono ancora a Babbo Natale.
Credono che i bambini rom, educati sin dalla nascita a cercare di ottenere il massimo con la carità, siano innocui come angioletti, mentre sono ripetuti i casi di aggressioni, anche di minorenni, soprattutto nei confronti dei cittadini anziani, di raggiri, di furti con destrezza anche negli appartamenti nei quali proprio i più piccoli riescono ad entrare con troppa facilità per essere considerati semplici “ragazzate”.
Altri, invece, puntano l’indice accusatore sul fatto che queste impronte siano prese solo ad una determinata categoria di persone.
E qui chiamano: razzismo e discriminazione.
Non sanno che il peggior razzismo, la discriminazione più violenta è quella di voler imporre una regola comune a situazioni differenti.
Costoro, infatti, chiederebbero che si prendessero le impronte a tutti i cittadini.
Peccato, però, che è là dove insiste la maggior percentuale di reati che si debba agire per tutelare i cittadini onesti che non devono essere scomodati o disturbati da una attività obbligatoria dello stato.
Perché poi spendere miliardi aggiuntivi per prendere le impronte anche a chi non delinquerà mai ?
Anzi, i rom onesti dovrebbero essere ben contenti che sia subito possibile escluderli da ogni responsabilità negli eventi criminosi, dovrebbero essere loro a chiedere di più, una banca del dna, che possa definire con assoluta sicurezza chi sia il responsabile di un crimine, escludendo evidentemente con altrettanta sicurezza chi è innocente.
Perché, no ?


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24 giugno 2008

I replicanti del solleone

Le vacanze estive, con i primi caldi “tosti”, vedono la più classica delle repliche estive.
Su Rai 1, l’Ispettore Derrick, ormai al suo cinquantesimo passaggio, sul canale della politica lo scontro tra Berlusconi e i giudici.
Come Derrick ha i suoi inossidabili aficionados, così Berlusconi ha i suoi sostenitori (uno in meno, questa volta, il sottoscritto, ma solo per l’infame campagna elettorale che ha attuato contro la Destra e optando per il “partito di centro, moderato e liberale”) e i giudici pure.
La maggior parte degli italiani guarda distratta e pensa: ancora !
I sondaggi, che sono specchio del sentimento profondo del Popolo, segnalano che i cittadini vogliono che Berlusconi governi senza lacci e laccioli.
Ma se dopo l’estate, la situazione non sarà migliore, se gli elettori non percepiranno un clima migliore (leggi: più soldi in tasca, più sicurezza per le strade, più benessere) cambieranno rapidamente idea.
Come è già accaduto in passato nel 2006, nel 1996, nel 2001.
Noi aspettiamo fiduciosi la nuova età dell’oro … nelle nostre tasche, però, non in quelle di burocrati e portaborse.
Per questo la diatriba tra Berlusconi e i giudici non interessa, perché se Berlusconi ci arricchirà, gli si perdonerà qualsiasi cosa, ma se fallirà, allora gli imputeranno anche quello che non ha mai fatto.
In autunno è preannunciata una “grande manifestazione” di piazza della sinistra: anche questa è una replica, esattamente come lo è la discesa in trincea della cgil con Epifani che ha virtualmente indossato l’elmetto, costringendo i suoi due compari di cisl e uil a fare altrettanto.
L’Italia intanto si divide e discute animatamente: sì, di chi deve essere il nuovo C.T. della Nazionale di calcio.
Veltroni o Berlusconi ?
Donadoni o Lippi ?
Siamo usciti dall’europeo – competizione che non è nelle nostre corde – e si discute un tecnico che ha fatto letteralmente miracoli con una squadra scarica dopo i mondiali.
In più si esalta una Spagna che ha attuato quella stessa politica liberista la cui pallida copia si sta tentando in Italia, suscitando, per l’appunto, l’arroccamento in trincea dei trinariciuti.
In pratica si persegue il sogno di sempre: vivere alla grande, senza stillare sudore per guadagnarselo.
Piacerebbe a tutti, ma non si può … più (una persona capirà questa battuta …).
Una settimana fa ci si lamentava delle piogge torrenziali, esondazioni e “quando arriva l’estate” ?
L’estate è arrivata puntualissima e adesso si sbuffa dal caldo ed è allarme rosso in 11 città: bambini, cardiopatici e anziani sono pregati di restare in casa (possibilmente con l’aria condizionata a manetta, alla faccia degli ecoambientalisti).
Anche in questa estate 2008, niente di nuovo sotto il sole … appunto !


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20 giugno 2008

Il referendum a seconda della convenienza

Leggo che il Tar ha bocciato, accogliendo il ricorso di una associazione dei consumatori, il progetto di ampliamento della base Americana di Vicenza.
Ancora una volta la magistratura cerca di ostacolare le decisioni di governo, con le solite arzigogolazioni giuridiche che chiunque riuscirebbe ad esprimere su qualsiasi argomento (siamo o non siamo la patria dei sofismi ?).
Il motivo di fondo è: la scelta non è stata sottoposta a referendum tra la popolazione.
Che bella una nazione in cui qualsiasi decisione viene sottoposta a referendum !
Peccato che ciò venga sostenuto a corrente alterna, a seconda delle convenienze e, quel che è sospetto, a seconda della impostazione ideologica.
Non mi risulta, infatti, che un qualsivoglia Tar sia intervenuto per bocciare l’apertura di discariche perché la popolazione non è stata chiamata ad esprimersi con un referendum
Le discariche le aprono con un decreto e le difendono con un esercito di professionisti addestrati alla guerra (neanche all’ordine pubblico !).
Ma, soprattutto, nessuno che abbia esclamato: come hanno ragione quelli che vogliono un referendum perché il Popolo si esprima sul trattato di Lisbona !
No, anzi, chi ha osato proporlo è stato additato al pubblico ludibrio come se avesse proposto uno stupro di massa.
Non uno straccio di Tar che, intervenendo contro le scelte governative una volta per una buona causa, dicesse: stop al trattato, prima sottoponetelo a referendum.
Ecco perché non è credibile il pronunciamento del Tar contro l’ampliamento della base vicentina delle truppe dei nostri Alleati.
Ecco perché abbiamo una magistratura che perde sempre più fiducia popolare.

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19 giugno 2008

La Lega ce l'ha moscio

Dopo aver votato con riserva in consiglio dei ministri, dopo aver brindato all’esito del referendum irlandese, dopo aver ruggito per chiedere il referendum popolare, la Lega, per bocca di Umberto Bossi, si accuccia all’ombra del trattato di Lisbona e si appresta a votarne l’approvazione .
Con una motivazione che peggiore non potrebbe essere: perché la Gran Bretagna lo ha approvato.
E’ evidente che la Lega ha fatto una repentina retromarcia su una questione fondamentale per la libertà, l’indipendenza dei popoli e la sovranità nazionale.
Molto probabile che ciò sia dovuto ad un … condizionamento (vogliamo chiamarlo così ?) che si riassume in: niente federalismo fiscale se rompete le uova nel paniere delle lobbies eurofile.
Probabilmente la Lega non ha riflettuto abbastanza e non è convinta della propria forza, nonostante i proclami da Pontida, visto che trasforma il ruggito in uno squittio degno del peggior doroteo.
L’europa e il suo trattato di Lisbona, è una pistola carica puntata contro la libertà dei singoli, la loro libertà di parola e di opinione.
Spiace dover rilevare che la Lega si adegua alla volontà della casta, dimostrando vieppiù che la parte migliore della politica italiana è rimasta esclusa dal parlamento.

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18 giugno 2008

Ora e sempre resistenza

Resistenza al cambiamento.
Resistenza a tagliare le spese.
Resistenza alle riforme.
Resistenza a dare più sicurezza ai cittadini.
Resistenza a rendere impermeabili i nostri confini.
Resistenza a realizzare le grandi opere.
Resistenza a dare al Popolo una Giustizia con la “G” maiuscola.
Resistenza a garantire la riservatezza delle comunicazioni dei cittadini.
Resistenza ad istituire un sistema meritocratico.
Resistenza a tagliare gli sprechi e gli enti inutili.
Resistenza a rinunciare ai privilegi di casta.
Adesso ho proprio capito a cosa si riferivano i resistenzialisti con il loro ululato di battaglia.
E lo vediamo anche in questi ultimi anni dell’Era Berlusconi, quando il Cavaliere avrebbe dovuto, dopo aver estorto voti non convinti con l’infame campagna elettorale del “voto utile” e la squallida esibizione finale della “supplica”, provvedere allo smantellamento delle strutture parassitarie e assistenzialiste di uno stato inefficiente e costoso.
Ma appena si toccano gli interessi di caste, castine e sottocaste, ecco che scatta la “resistenza”.
Così, dopo la trasformazione di provvedimenti urgenti in disegni di legge che avranno una tempestività da pachiderma e, soprattutto, usciranno dal parlamento diversi da come erano entrati, leggiamo che anche lo “stop” alla proliferazione delle province, la cancellazione delle Comunità Montane, l’abolizione delle province nelle aree metropolitane … “salta”.
Chi non salta Pantalone (che paga sempre) è.
Ora e sempre resistenza.

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16 giugno 2008

La tela di Di Pietro

Veltroni ci ha provato, non si può negare.
Non che io creda alla sincerità di Uolter, ma ci ha provato ad imprimere una caratteristica moderna alla sinistra, a traghettarla dalla trincea al parlamento.
Ha fallito.
Ha fallito non tanto per l’opposizione dei suoi che, da bravi comunisti, se lo scrive l’Unità legano l’asino dove vuole il padrone (del partito), ma per colpa di chi ha imbarcato nella sua coalizione sperando di compensare il ruolo della Lega sul versante centrista.
Di Pietro, come una novella Penelope, disfaceva quel che Veltroni annodava.
Dialogo sui provvedimenti della sicurezza ?
Di Pietro tuonava contro l’uso dei militari e costringeva Veltroni, per non farsi scavalcare a sinistra, ad adeguarsi.
Prestito ponte Alitalia per dare tempo alla ricerca delal famosa cordata italiana ?
Di Pietro ululava e costringeva Veltroni a mostrare la faccia feroce anche su questo tema.
Centrali nucleari ?
Di Pietro si improvvisava ingegnere e parlava di quarte e quinte generazioni, costringendo Veltroni ad immaginare un futuro … alternativo.
Ma, soprattutto, se Veltroni aveva in un certo senso “sdoganato” il Cavaliere, Di Pietro riprendeva i toni apocalittici degli antiberlusconiani in s.p.e., parlando con toni tribunizi alla pancia degli elettori di sinistra, che vedevano in lui, e non in Veltroni, l’antiBerlusconi.
Quello che a sinistra non capiscono è che blaterare di Rete 4. di leggi ad personam perché Berlusconi vuol fare approvare un provvedimento sacrosanto circa la sospensione dei processi nei confronti delle maggiori cariche politiche (considerata la politicizzazione della magistratura, dovrebbero sospendere i processi nei confronti di tutti i parlamentari, ripristinando la vecchia immunità !), con quello che, in realtà, è un vero attacco ad personam, porta come risultato il rafforzamento di Berlusconi e non la sua caduta.
Quello che, invece, le opposizioni, se fossero realmente tali, dovrebbero evidenziare è la contraddizione dell’azione di governo.
Se è così urgente dare una risposta alla percezione di sicurezza dei cittadini, perché rinviare in un disegno di legge l’introduzione del reato di ingresso clandestino ?
Se è così rilevante l’impiego di un esercito di professionisti della guerra (perché tali sono, oggi, i nostri militari, non più di leva) perché limitarsi a soli 2500 uomini che corrispondono appena a 25 unità per ognuna delle cento città capoluogo di provincia ?
Se è così iniqua, come è, l’Ici, perché limitarsi ad abolirla per una parte (e non tutti) gli immobili ?
Se si devono detassare gli straordinari, perché limitare tale beneficio negli importi e applicare una cedolare secca ?
Se le tasse ci ammazzano, perché non ripristinare, almeno, le aliquote come erano prima della modifica di Prodi e Visco ?
E, naturalmente, si potrebbe continuare in relazione ad altri provvedimenti, sulla sanità, il lavoro, la scuola, la giustizia.
La debolezza del governo Berlusconi si evidenzia dal ricorso ai disegni di legge, alla tattica del rinvio e la si maschera sollevando il solito polverone di attacchi ad personam che, al contrario, rendono simpatico persino colui che si è esibito nella più squallida campagna elettorale a base di “voto utile” e di “supplica” finale.
Al momento il governo, come tutti quelli che lo hanno preceduto, gode del vento in poppa, ma appena si dimostreranno delle patacche i provvedimenti assunti, allora crollerà, come è accaduto a Prodi dopo l’estate del 2006.
E’ quindi necessario insistere per rimarcare gli errori e le insufficienze di governo, non inseguire il Di Pietro nella sua battaglia personale contro Berlusconi.
E questa deve essere la differenza tra l’opposizione della sinistra e quella della Destra ai liberalcentrini il cui “partito di centro, moderato e liberale” si squaglierà comunque nel momento in cui Berlusconi raggiungerà la meritata pensione.

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14 giugno 2008

Solo la casta vuole l'europa

Il netto rifiuto del Popolo irlandese al trattato di Lisbona, si somma a quello dei Popoli francese e olandese che nel 2006 bocciarono senza appello la costituzione europea.
Prima del voto il premier francese Fillon disse che un no avrebbe sepolto il trattato.
Il presidente della commissione Barroso, invece, disse che se gli irlandesi avessero bocciato il trattato non esisteva un “piano b”.
Dopo il voto, nettamente contrario all’europa della casta, questa mostra il suo volto “democratico” con le intimazioni ad andare avanti con le ratifiche, nonostante sia tuttora vigente il principio di unanimità che, con la bocciatura di una sola nazione, si affossa ogni provvedimento, con le architetture legali per bypassare la volontà popolare, con il tipico atteggiamento comunista – espresso da Napolitano – di andare avanti escludendo chi si oppone.
La casta è preoccupata, perché l’europa è il suo strumento per perpetuare il proprio potere arrogante e repressivo delle libertà individuali.
Le direttive, i trattati, i regolamenti e le imposizioni di specifiche politiche alle nazioni, si traducono in altrettante normative interne che gravano – burocraticamente ed economicamente – sui singoli cittadini.
A ciò si aggiunga il tentativo di imporre, con la repressione delle idee e della possibilità di manifestarle, un pensiero unico, fatto di slogan, di liturgie, di concessioni alla deriva morale, sociale e politica di una nazione.
Il rifiuto di riconoscersi nelle radici Romane e Cristiane, le ossequiose genuflessioni verso lobbies variegate, il perpetuarsi delle celebrazioni di giornate ormai lontane negli anni e nella memoria, sono tutte espressioni della volontà della casta che governa i popoli europei di indebolire la determinazione dei popoli europei che, quando sono chiamati al voto, dimostrano di essere di gran lunga migliori di chi li governa.
E non è un caso che di 27 stati, mentre 26 (tra i quali l'Italia dove Berlusconi, Napolitano e Veltroni stanno con l'europa della casta ...) stanno approvando il trattato di Lisbona all’interno dei rispettivi “palazzi”, solo uno abbia chiamato il Popolo a decidere, e il Popolo ha detto un secco “no” alla casta.
Dal “no” irlandese che si aggiunge al “no” di francesi e olandesi, una speranza di libertà per i popoli europei.

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