Ciò che è bene per la sinistra è male per l’Italia. Ciò che è male per la sinistra è bene per l’Italia.

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Si devono intraprendere le guerre per la sola ragione di vivere senza disturbi in pace (Cicerone)

No alla deriva

No alla deriva
Diciamo NO alla deriva

31 ottobre 2025

Un SI' per l'Italia

Il Centro Destra l'ha combinata grossa: ha approvato (con il voto favorevole anche dei parlamentari di Calenda e l'ipocrita astensione di quelli di Renzi) la riforma Nordio che osa toccare, sfiorare sarebbe meglio dire, il Moloch del potere della magistratura.

Bene ha fatto la Meloni ha ricordare che in 30 anni, tutte le proposte di riforma della giustizia si sono scontrate contro il "no" dei magistrati che, evidentemente, ritengono che le cose vadano bene così, come sicuramente testimonierebbero Tortora e Stasi (e tanti altri) e come certificano i tempi occorrenti per arrivare a sentenza ed avere giustizia.

Per non parlare poi delle sentenze fondate non su prove o su certezze "al di là di ogni ragionevole dubbio", ma su teoremi fondati su indizi che, talvolta, definire labili è un atto di generosità.

Poichè la magistratura (sarebbe più corretto specificare sempre "una parte della" oppure "il sindacato dei magistrati", ma per snellezza diciamo "la magistratura", anche perchè chi si oppone ai colleghi militanti non fa proprio sentire la sua voce)  si è distinta nel ruolo di supplenza dell'opposizione ogni volta che al governo andava il Centro Destra, la sinistra è immediatamente scesa in trincea, indossando l'elmetto e vaticinando catastrofi immani (come quella preannunciata sullo spread, ereditato dal Governo Meloni a 220 punti ed oggi stabilmente inferiore ad 80).

E si andrà al referendum confermativo, per cui la parola finale l'avranno gli Elettori, Sovrani, ai quali si appella oggi una magistratura che ha sempre ignorato la volontà degli Elettori Sovrani, a cominciare dalle ripetute sentenze giustificatorie e di accoglienza per i clandestini e chi ce li porta e per continuare con tutti i cittadini, vittime di rapina, che hanno reagito e, invece di essere stati premiati, sono stati indagati da un magistrato "per atto dovuto".

La Riforma risolverà tutto questo ?

Certamente no, se andassimo a valutare i singoli provvedimenti contenuti, dalla separazione delle carriere, ai due csm, all'organo sovraordinato di disciplina, avremmo sempre tanto, tantissimo potere attribuito ai magistrati, se non altro perchè in ognuno di quegli organismi, la maggioranza resta composta da magistrati, che siano estratti a sorte e non eletti è solo un passo in avanti verso una maggiore indipendenza dalle correnti interne, non verso una maggiore apertura verso le esigenze dei cittadini.

Del resto il sistema di reclutamento resterebbe invariato, con il passettino in avanti per cui chi fa il concorso del giudice sarà sempre giudice e chi fa quello da pubblico ministero sarà sempre tale pur con un maggiore equilibrio con la difesa.

Personalmente ritengo molto più valido il sistema Statunitense, dove i giudici vengono nominati, con conferma a maggioranza qualificata dall'organo elettivo corrispondente, da Presidente e Governatori, mentre il procuratore viene eletto con mandati pluriennali rinnovabili, a suffragio universale e sceglie i propri collaboratori, cioè, per noi, i Sostituti.

Ma, per ora, sarebbe troppo rivoluzionario.

Ciononostante è notorio e non mi stancherò mai di ripeterlo, che il meglio è nemico del bene e i casi che si affollano nella nostra cronaca, fino a quello che sta emergendo con il caso di Garlasco, dimostrano che la Riforma s'ha da fare, anche se è solo un piccolo passo, anche se è solo un pallido spettro di quel che sarebbe necessario fare.

Perchè l'alternativa è il nulla, che è ciò cui aspirano e che propongono i cattocomunisti a braccetto con il sindacato delle toghe: non fare nulla, lasciare tutto come è.

La stessa politica che adottarono quando si opposero al nucleare instillando la paura negli Elettori (sfortunatamente i due referendum arrivarono a ridosso di due eventi negativi) e con il no così trionfante, l'Italia è diventata dipendente da ogni turbolenza energetica, quando eravamo i primi nello sviluppo della tecnologia nucleare e potevano essere, oggi, autosufficienti, con energia pulita, senza limiti e a basso costo.

Ma la sinistra non è nuova a dire dei "no" che si sono rivelati dannosissimi per l'Italia e gli Italiani, come non ricordare quello alla riforma delle pensioni di Berlusconi nel 1994 che ci avrebbe portato, dolcemente, gradualmente, a garantire la pensione, innalzando per gradi, ma progressivamente, l'età della pensione, senza la macelleria di Monti e della Fornero di cui oggi si è potuto solo limitare gli aspetti più sanguinosi.

Nel tempo della prossima campagna referendaria avremo modo di riprendere questi ed altri argomenti, che dimostrano, questi sì "oltre ogni ragionevole dubbio", quanto, per una volta, sia necessario un "SI'" per l'Italia che superi, con ottimismo, l'oscurantismo di tanti "no" del passato.

30 ottobre 2025

Le molte facce del partito unico che rema contro l'Italia

La notizia del giorno è l'ennesima invasione di campo della magistratura, questa volta contabile.

La mancata vidimazione del progetto del Ponte sullo Stretto è solo ideologica, perchè se si dovesse pretendere certezze su aspetti quali il costo finale, l'impatto ambientale, le sicurezze sismiche, non si dovrebbe mai approvare nulla, perchè c'è sempre la ipotesi di una scossa più forte, di un evento imprevisto che porti al rialzo del costo dei materiali.

Se si fossero seguiti i criteri applicati dalla magistratura contabile sul Ponte, saremmo ancora nelle grotte e non ci sarebbe consentito neppure di costruire una palafitta.

Quanto al costo del progetto, si tratta di 13 miliardi di cui è già indicata la copertura, ma fa specie che a sollevare obiezioni per 13 miliardi sia quella stessa magistratura contabile che, evidentemente, guardava da un'altra parte quando Conte mise centinaia di miliardi (quanti saranno lo sapremo solo alla fine) per il suo 110%.

Ogni atto della magistratura, ordinaria e contabile, ci dice che la riforma della giustizia, per quanto moderata e modesta sia, diventa ogni giorno più urgente.

29 ottobre 2025

E' una questione di principio

C'è un caso di cronaca nera, molto mediatico, relativo all'omicidio di una ragazza perpetrato dal suo ex fidanzato che non accettava la separazione e forse anche altro, comunque persona rivelatasi, col senno di poi, instabile e pericolosa.

Non ci sono mai stati dubbi sulla colpevolezza dell'imputato, che è stato infatti condannato all'ergastolo, cioè al "fine pena mai", la sanzione più grave e definitiva prevista dal nostro ordinamento.

Con una lettera evidentemente tendente ad una captatio benevolentiae, il condannato annuncia di rinunciare all'appello, accettando la pena dell'ergastolo per la gravità del suo crimine.

L'appello, invece, lo propongono i pubblici ministeri, non contenti della massima pena, perchè non sono state contemplate le aggravanti tra cui il cosiddetto "stalking", cioè l'atteggiamento persecutorio.

Qualora fossero state considerate quelle aggravanti, non ci sarebbe stata una pena superiore, perchè l'ergastolo è il massimo possibile.

Capisco che "è una questione di principio", cioè che con un sistema giudiziario imbalsamato e di parrucconi, un precedente diventa un qualcosa cui capziosi Azzeccagarbugli potrebbero appigliarsi in un caso futuro, ma i giudici ci stanno proprio per evitare le storture simili, dovendo dirigere i processi come un vigile dirige il traffico, cioè cercando di snellire e arrivare, il prima possibile, ad una sentenza che sia certa e al di sopra di ogni ragionevole dubbio.

Mi domando pertanto, con il conclamato intasamento dei tribunali e la lunghezza esasperante dei nostri procedimenti, con quale criterio si possa concepire un ricorso in appello da parte dei pubblici ministeri, dopo che l'imputato, rinunciandovi, aveva accettato di scontare l'ergastolo, cioè il massimo della pena.

Tempo, costi, dolore rinnovato per arrivare ad una condanna che non potrà, in Italia, mai essere superiore a quella già comminata e accettata dall'imputato.

E qualcuno pensa ancora di votare contro la riforma della giustizia ?

28 ottobre 2025

Consegnare il passato alla Storia

Quando l'interesse per un determinato argomento si unisce al culto della carta stampata, uno diventa un collezionista.

Nel mio piccolo ho qualche perla singola e una raccolta (quasi) completa, che forma sostanzialmente una storia della fantascienza, di tutto quello che ha pubblicato Ugo Malaguti (1945 - 2021) nella sua sessantennale carriera dedicata alla fantascienza, come Editor (e come Autore) anche con pesanti sacrifici personali.

Iniziò l'attività editoriale in proprio fondando la Libra Editrice nel 1967 e, dopo decenni di ricerche, mercatini e quindi siti internet specializzati, dei 228 volumi pubblicati dalla Libra nei suoi tre lustri (1967 - 1982) di vita, ne ho 227 e non dispero di reperire, prima o poi, anche quello mancante (e potrò togliere quel "quasi" iniziale).

Malaguti aveva una caratteristica, che poi si è sviluppata anche nelle sue successive creature editoriali, per cui gli editoriali e le prefazioni con i quali presentava il volume in uscita, non si limitavano ad illustrare il contenuto, l'autore o gli autori, ma spaziavano sulla cronaca, sull'attualità e negli anni Sessanta e Settanta la cronaca dava molti motivi per spunti polemici e disquisizioni accademiche.

Così quando riprendo in mano uno di quei volumi, per me molto preziosi, ben oltre il loro valore venale, mi rituffo in notizie, in eventi, in vicende del passato, che so già "come sono andate a finire" e rammento le passioni del momento e le incertezze che quegli eventi creavano.

E il naufragar m'è dolce in questo mare.

Perchè ricordare una vicenda , una serie di eventi, un fatto di cronaca che da contemporanei poteva sembrare avere una portata cosmica, è sempre piacevole sapendo "come è andata a finire".

E' la funzione della Storia, quella vera, non quella che viene piegata, anche dopo 80, 100 anni, alla propaganda di fazione.

Collocare un evento, che evidentemente è stato importante, nel suo contesto storico, è una operazione educativa, perchè ne consente lo studio al di fuori delle passioni che falsano, inevitabilmente, non solo ogni giudizio, ma soprattutto ogni insegnamento che possiamo trarre da quello specifico evento.

E' quindi sbagliato negare validità a ricorrenze che possono essere per noi urticanti per il loro significato, ma che, comunque, hanno un rilievo storico se non fondamentale, almeno rilevante per la nostra Nazione e per noi stessi.

Ed è con questo spirito che ritengo si debba continuare a ricordare il 28 ottobre, anniversario della Marcia su Roma, come una data che è necessariamente figlia del suo tempo e che va collocata nel 1922 e non nel 2025.

Da tutte queste date (28 ottobre, 4 novembre, 7 gennaio, 21 marzo, 21 e 25 aprile, 2 giugno) che ricordiamo, più o meno automaticamente, più o meno con trasporto, deriviamo tutti noi e la nostra società di oggi.

Sono le nostre Radici, piacciano o meno e per capire l'Italia e gli Italiani, per cercare di comprendere cosa sia meglio per la nostra Patria e il nostro Popolo, non possiamo ignorarle o liquidarle con gli slogan di fazione.

Perchè la Storia continua. 

27 ottobre 2025

Come si può essere contro la riforma della magistratura ?

Questa mattina, al giornale radio, hanno mandato in onda una dichiarazione del presidente dell'associazione sindacale dei magistrati, con la quale dichiarava di essere contrario alla riforma della magistratura perchè avrebbe peggiorato la qualità del servizio che, invece, andava promosso fornendo ai magistrati ulteriori risorse.

Nello stesso giornale radio si ricordava come la magistratura, tanto brava, buona ed efficiente, avesse impiegato 30 anni per decidere che Silvio Berlusconi non aveva nulla a che vedere con la mafia.

Sempre nei dieci minuti dello stesso giornale radio si dava atto che a Garlasco qualcosa non era andato per il verso giusto e si fa sempre più spazio il dubbio che un innocente potesse essere stato condannato per un omicidio di 18 anni fa.

Stesso giornale radio e veniamo a sapere che, dopo 45 anni, si riaprono le indagini per l'omicidio di Piersanti Mattarella.

Come ci si può, davanti a tanto scempio della Giustizia, opporre alla riforma della magistratura, con la separazione delle carriere ?

Sarà anche poco (e dal mio punto di vista è molto poco) ma almeno si fa qualcosa, perchè, tanto, peggio di come è messa la giustizia oggi, non si può.

26 ottobre 2025

Non mischiare sport e politica

Leggo che, in occasione delle prossime Olimpiadi di Milano-Cortina, la FIS ha deciso di escludere gli atleti russi e bielorussi senza neppure applicare l'ipocrita foglia di fico del CIO, facendoli gareggiare da apolidi, individualmente, sotto la bandiera a cinque cerchi.

Queste tracimazioni che sporcano lo sport (recentemente la Uefa si è salvata in corner evitando di escludere Israele dalle competizioni) sono una aberrazione.

Lo sport e prima ancora i giochi olimpici, nacquero proprio come momento di pace e di dialogo.

Fu il ping pong a riaprire, con Nixon, le porte della Cina al confronto con gli Stati Uniti.

Durante la Grande Guerra, tedeschi e inglesi celebrarono il primo Natale di guerra con una partita a calcio tra le trincee, momento ancora oggi ricordato con grande partecipazione.

Che oggi si voglia punire la politica di una nazione, escludendone gli atleti è una aberrazione che nulla ha a che spartire con lo sport.

Gli Americani hanno un detto "right or wrong is my Country" e credo che escludere degli atleti, ma anche impedire loro di gareggiare per e con i colori e la bandiera della propria patria rafforzi la volontà di quelle persone di sostenere la propria Nazione.

Almeno con me produrrebbe quell'effetto.

Più in generale, le sanzioni, da sempre, hanno prodotto l'effetto contrario, perchè tanto c'è sempre qualcuno che, per motivi più o meno nobili, non le applica e producono solo un irrigidimento da parte di chi le subisce.

L'Italia, con la scelta della FIS, ha perso un'occasione per porgere un ramoscello d'ulivo verso la Russia che avrebbe prodotto tanti utili una volta che la guerra sarà finita.

Perchè le guerre finiscono sempre, prima o poi e dopo si regoleranno i conti in sospeso, dividendo quelli che hanno cercato o creduto di maramaldeggiare, con quelli che hanno mantenuto un comportamento dignitoso e rispettoso di tutte le parti in conflitto.

25 ottobre 2025

Vorrei ma non posso

A me fa sorridere la mania di definire "volenterosi" un gruppo di nazioni che si riunisce, strologa su quel che dovrebbe farsi o non farsi, si ammanta dei colori della pace e poi conclude soffiando sul fuoco della guerra, purchè, però, la facciano altri in prima linea.

I volenterosi sono quelli del vorrei ma non posso, sono come il condomino, all'assemblea di condominio, che si siede nascosto agli altri e aizza i vicini ad alzare la voce contro l'amministratore.

L'unione europea si è coperta di ridicolo, oltre a quello di cui già da anni è ricoperta, con ben 19 pacchetti di sanzioni alla Russia, quando quel gran genio di Draghi fece intendere che con la sua trovata delle sanzioni la guerra fosse già vinta 

Parlano di pace, ma istigano alla guerra.

Il primo passo per creare i presupposti per un trattato di pace, non è sfornare pacchetti di sanzioni e irridere alle proposte di chi, sul campo, sta avanzando, ma revocare il mandato di cattura contro Putin e gli altri esponenti russi e, subito dopo, revocare tutte le sanzioni.

Allora si potrebbe dire: fermiamo tutto sulla linea del fronte attuale e mettiamoci a sedere intorno ad un tavolo.

Ma anche Putin sta mettendo del suo in modo incomprensibile, per far continuare la guerra.

La proposta del Presidente Trump di fermare le ostilità sulla attuale linea del fronte e iniziare vere trattative in cui, Trump lo ha più volte detto, l'Ucraina dovrà, obtorto collo, accettare delle cessioni territoriali, non è penalizzante per la Russia, purchè sia prodromica per una riapertura di ogni sviluppo commerciale, superando sanzioni e mandati di cattura.

In sostanza, è interesse reciproco concludere questa guerra che danneggia solo e soltanto le economie della vecchia europa, sia quella occidentale che la Russia.

A tutto vantaggio non solo degli Stati Uniti (che si fanno pagare dall'unione europea la massiccia produzione di armi da vendere all'Ucraina) ma soprattutto di quelle nazioni, da sempre ostili, per cultura, storia e tradizione, a noi Occidentali e che hanno nella Cina il principale interessato, al punto che, dalla "incrollabile alleanza" con la Russia, stanno allegramente passando ad applicare le sanzioni contro la Russia in relazione alle forniture di petrolio, avendoci probabilmente visto il proprio tornaconto politico ed economico.

Il tutto mentre i "volenterosi", con il favore delle telecamere, imbastiscono eterei discorsi sul sesso degli angeli e istigano Zelensky a continuare una guerra che non sanno come far finire.

24 ottobre 2025

La minaccia del ritorno della prima repubblica

I sistemi elettorali che si sono succeduti dal 1994, pur non avendo eliminato la frammentazione partitica, spesso personale, hanno costretto i partiti a coalizzarsi in due, massimo tre (ma il terzo è sempre stato marginale) grandi accorpamenti.

Oggi sentiamo parlare di Centro Destra e di Campo largo.

Il Centro Destra, come viene riconosciuto persino dai commentatori generalmente agit prop della sinistra, è sicuramente più coeso, le idee sono maggiormente condivise, anche se i capataz cattocomunisti cercano di proiettare l'idea di un Governo, il terzo finora per durata del dopo guerra, diviso.

Soprattutto gli Elettori del Centro Destra, quelli che non partecipano attivamente alla politica e quindi non hanno interessi specifici da sostenere se non quelli ideali, sono intercambiabili, come dimostrano gli spostamenti, tutti interni alla Coalizione, soprattutto tra Fratelli d'Italia e Lega.

Leggiamo oggi di una variegata serie di iniziative all'interno di quel contenitore che è il pd, accreditato di circa il 22% dei consensi e che è l'erede diretto del pci e della dc che di consensi ne ottenevano dal 65 al 70% ad ogni elezione.

E il pd ha preso il peggio di entrambi.

Il massimalismo anti italiano del pci, con la sua struttura dirigista e centralista e il sottile e sofisticato odio curiale tra gli "amici" della dc che si esprime nella frantumazione in correnti l'un contro l'altra armata.

Davanti ad un Governo che persegue una linea ben chiara, ancorchè con estrema prudenza e che consegue indiscutibili risultati positivi per l'Italia e gli Italiani, a sinistra non hanno saputo contrapporre altro che un massimalismo distruttivo, sposando le peggiori rivendicazioni, tutte contrarie all'Interesse Nazionale che deve essere, come ricorda sempre la Meloni, la Stella Polare per ogni politico.

All'avvicinarsi di nuove elezioni, si sente sempre più parlare di nuova legge elettorale e prende sempre più vigore la voce di chi vorrebbe "più proporzionale" o, addirittura, un ritorno al proporzionale tout court.

Molti lo richiedono per interesse, tutti quelli, ad esempio, che navigano nei sondaggi attorno o sotto la soglia di sbarramento del 3%.

Ma il loro interesse non è quello dell'Italia, come è dimostrato proprio dai risultati che un Governo che poggia su una maggioranza coesa e numericamente solida, sta portando a casa.

I sostenitori del proporzionale, nostalgici della prima repubblica, sono in realtà i sicari della Nazione, perchè l'ingovernabilità che ne deriverebbe, con i temporanei compromessi per rappattumare una maggioranza parlamentare soggetta agli spifferi di piccoli ras locali con smisurate ambizioni nazionali, vanificherebbe tutti gli sforzi ed i risultati che sono stati ottenuti grazie ad una stabilità che non è solo la conta dei giorni di governo, ma, soprattutto, è la forza che una Grande Nazione come l'Italia può esercitare anche nei consessi internazionali.

Lasciamo che il pd e i suoi alleati si dilettino nella riesumazione della prima repubblica e delle correnti della defunta dc, ma se si deve scrivere una nuova legge elettorale, si faccia un ulteriore passo verso un sistema maggioritario a turno unico che garantirebbe governi stabili e produttivi nell'interesse di tutti noi.


23 ottobre 2025

La leadership consolidata della Meloni


Giorgia Meloni dovrebbe dare più spesso soddisfazione ai cattocomunisti che, ogni giorno, più volte al giorno, le chiedono di "riferire in parlamento".

Ogni volta che si presenta, infatti, riesce a contrapporre i fatti del buon governo del Centro Destra, alle evanescenti parole delle opposizioni, tanto che queste ne escono sistematicamente asfaltate.

E' evidente la scuola in cui si è formata la Meloni, quella della militanza di base, in un partito cui aderire era, sin da quel singolo atto, una affermazione di personalità indipendente, di coraggio e di dignità.

La conoscenza dei vari dossier è un qualcosa che è stata sempre riconosciuta alla Meloni che si prepara, si documenta e poi parla, a differenza di chi crede ancora di esibirsi in una assemblea studentesca dove l'importante è infilare una parola dietro l'altra, a prescindere dal significato e dal contenuto, tanto poi nessuno si ricorda quello che si è detto e tutti vanno per la loro strada.

Ma la Meloni, quando parla, quando comunica, non si limita a stroncature micidiali verso gli oppositori, fornisce anche ai suoi Elettori indicazioni sul percorso intrapreso e sulla linea di condotta che il Governo che abbiamo votato intende perseguire.

Così, anche questa volta, c'è stata, sì,
la riaffermazione del sostegno a Kiev (cosa che a me non piace), ma ci sono state anche precise indicazioni di una posizione solida del nostro Governo su temi rilevanti come:

- nessun riconoscimento del fantomatico stato palestinese, finchè Hamas non abbandonerà il campo;

- nessun soldato Italiano sarà mandato in Ucraina;

- la gestione degli asset economici russi deve continuare, ma senza espropri;

- la revisione del percorso per la transizione verde;

- nessuna concessione al cambiamento delle regole dell'unione con l'abbandono del principio di unanimità.

Questo ultimo punto è particolarmente importante perchè ci dice che, dopo il "no" al mes (che oggi sappiamo avremmo pagato per salvare la Francia e Macron, ma anche per le banche tedesche), l'Italia mette sul tavolo un altro "no" di peso, quello dell'abbandono del principio di unanimità, che metterebbe a rischio molti interessi nazionali.

Ed è un "no" significativo perchè ricordo come Mattarella si sia più volte espresso per una evoluzione delle regole europee che portino a maggiore cessione di sovranità e all'adozione del principio di maggioranza.

E' vero che notizia la fanno gli scontri e le strinate che si prendono la Schlein e compagni quando cercano il dibattito con la Meloni, ma questi argomenti, meno urlati, meno sensazionalisti, che sicuramente fanno vendere meno copie ai giornali, rappresentano l'essenza di un Governo che agisce nell'interesse della Nazione e degli Italiani e non a sostegno di principi vuoti che, poi, si ritorcono contro di noi.

22 ottobre 2025

Più tagli alla spesa, meno tasse

I bilanci sono una gran brutta bestia da pelare e più si tratta di bilanci pieni di voci di spese già deliberate in passato e che si dovrebbe soltanto avere il coraggio di tagliare, togliendo peraltro qualcosa ai beneficiari di quelle spese, più è difficile.

Il ruolo più ingrato in uno stato, ma anche in una bocciofila è quello del tesoriere, perchè deve da un lato fare l'esattore delle quote dovute da ciascun socio/cittadino, dall'altro fornire la copertura finanziaria a tutte le spese che vengono programmate per realizzare programmi e far crescere la propria "creatura", con l'obbligo di dire, spesso e MALvolentieri, dei "no".

Solo chi ha partecipato, nel suo piccolo, all'amministrazione di qualcosa, che sia un ente pubblico o privato o una semplice società sportiva, può quindi comprendere, cercando di elevare all'ennesima potenza quel che lui già conosce, le difficoltà del Ministro dell'Economia di una grande nazione come l'Italia.

I risultati che abbiamo dopo tre anni di Governo Meloni stanno dando ragione a Giorgetti: spread stabilmente intorno agli 80 punti dai 220 ereditati da Conte e Draghi, rating in miglioramento con promozione in serie A, debito sotto controllo.

E' quindi con cautela che critico quei provvedimenti, di cui forse non si può fare a meno, che prevedono nuove tasse o, comunque, prelievi sotto qualsiasi forma.

L'aumento della cedolare sugli affitti e il prelievo contro le banche su tutti.

Forse, per far quadrare i conti, non se ne può fare a meno, ma dal punto di vista del principio di una sana economia liberale, sono parte del Male che da decenni corrompe il corpo della Nazione: le tasse.

Capisco che non si possa, da un giorno all'altro, azzerare tutti i rivoli di benefici, rottamazioni, agevolazioni, detrazioni, contributi e via discorrendo con ogni sinonimo di spesa, ma qualche taglio in più nelle spese che vedono beneficiari soggetti che dovrebbero invece competere nel Mercato, dovrebbe essere una priorità.

Giornali, cinematografari, ma anche le ong che si vantano tanto di essere "non governative", poi chiedono finanziamenti, sia pur indiretti, caricando sulle spalle dello stato quelle che dovrebbero essere loro liberalità come l'assistenza e l'accoglienza dei clandestini.

Se vogliamo, realmente, invertire la rotta assistenzialista, dirigista, statalista che ha corrotto l'Italia (e non solo ... per fortuna di concorrenza) dobbiamo avere il coraggio di cominciare a togliere qualcosa a chi ha avuto negli anni grazie a politiche fondamentalmente clientelari, di privilegio.

Prima di aumentare o introdurre una tassa, un prelievo, un contributo forzato, lo stato dovrebbe tagliare spese per rendere il proprio bilancio più snello, essenziale, restituendo nel contempo, riducendo (anche nel loro numero) le tasse e le imposte a tutta la cittadinanza, privati e aziende, perchè ciascuno possa spendere meglio, spendendo per quel che gli interessa e non essere costretto a vedere i suoi guadagni prendere la via di Roma perchè siano spesi in base alla capacità di pressione di questo o quel gruppo di interesse.