Ciò che è bene per la sinistra è male per l’Italia. Ciò che è male per la sinistra è bene per l’Italia.

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Si devono intraprendere le guerre per la sola ragione di vivere senza disturbi in pace (Cicerone)

No alla deriva

No alla deriva
Diciamo NO alla deriva

12 settembre 2006

La Destra del futuro è già nel presente


Si è da tempo aperto il dibattito sul futuro del Centro Destra e, ancora una volta, tutto sembra ruotare intorno a Silvio Berlusconi.
C'è chi ne auspica e invoca il ritorno a tempio pieno in campo per trascinare la Casa delle Libertà contro la sinistra e toglierle la possibilità di danneggiare troppo a lungo la nazione e c'è chi ne auspica il dissolvimento per creare un nuovo soggetto a prescindere da Berlusconi.
Non val la pena di soffermarsi su chi scimmiotta slogan del passato e afferma di "non voler morire berlusconiano".
La questione, a mio parere, è mal posta.
In primo luogo perché appare in tutta evidenza come se si riconoscesse una sconfitta che non c'è stata.
Ci si dimentica che nonostante tutto l'ambaradan messo in campo dalla sinistra, da Mastella a Caruso/Guadagno/Farini/D'Elia, l'appoggio della stampa, dei pennivendoli e dei guitti di professione firmaioli a sinistra. Nonostante l'apatia di Fini e Casini le elezioni sono finite come sono finite.
Ed io ho l'intima convinzione che la maggioranza degli Italiani abbia votato per il Centro Destra e che solo la furbesca esperienza dei professionisti dei seggi sia riuscita ad ottenere quei 24000 voti di margine.
A parte ciò, l'Italia è divisa al 50%, con la differenza che sul nostro versante la fronda è rappresentata da un unico partito di appena il 6% e neanche tutto compatto, mentre dall'altra parte c'è una policromia ed una cacofonia che raggiunge l'unità solo se e in quanto vi sono sufficienti poltrone e denari per sfamare tutti gli appetiti.
Insomma, non martelliamoci gli attributi senza ragione (se mai ve ne fosse una).
Ed è proprio lo sconfittismo, uguale a quello indotto psicologicamente dai sondaggi taroccati che vendevano una valanga rossa sull'Italia, poi limitatasi (semprechè - e intimamente non lo credo -siano dati reali) a soli 24000 voti, uno striminzito 0,1%, a creare i presupposti delle introspezioni di questi giorni.
Non sono necessari cambi di leadership o ripensamenti o scimmiottamenti delle analisi da lettino dello psicologo che appartengono al dna della sinistra non certo alla Destra.
Il Leader lo abbiamo,
è l'unico statista che ci sia in Italia,
ha 70 anni ottimamente portati,
può reggerne altri 10,
ha dimostrato le sue capacità professionali,
non è in politica per migliorare la sua posizione sociale ed economica, a differenza dei vari funzionarietti di partito, boiardi di stato e burocrati dell'euro.
E qui si deve marcare una prima, sostanziale, differenza tra l' "Uomo di Destra" e quello di sinistra.
Là dove questo trova la sua realizzazione nella massa, senza la quale è il nulla non avendo lo spirito per agire in proprio, per intraprendere, rischiare, l'Uomo di Destra, invece fa dell'individualismo la sua forza.
Gli stessi principi e valori che nel 1994 hanno portato alla costruzione, per la prima volta, di una alleanza che comprende tutte le anime della Destra sono, ancora oggi, validi e condivisibili.
E' il grande merito di Berlusconi: avere unito tutto, creando un blocco alternativo e contrapposto alla sinistra.
Un evento che, ad esempio in Francia, non sono riusciti a realizzare, perdurando l'anacronistico e suicida muro contro il Fronte Nazionale di Jean Marie Le Pen, che consegnerà l'Eliseo alla sinistra nel 2007.
Certo, persiste un atteggiamento di sudditanza nei confronti delle parole d'ordine (e d'odio) della sinistra: razzismo, fascismo, xenofobia, omofobia, ma nel tempo, proprio per il loro abuso senza fondamento, diverranno sempre più simili alla storiella di Babbo Natale.
Per parte nostra dobbiamo e possiamo accelerare questo trapasso, dalla liturgia alla concretezza, smettendola di fare l'esame del dna a chi è disposto a fare una battaglia politica, un percorso, assieme a noi.
Chiunque arrivi è bene accetto, purchè si batta con noi per realizzare un progetto o, anche solo una parte di esso.
Impariamo che la Destra è plurale, con tante anime, coniugando le quali si arriva alla vittoria.
Berlusconi lo ha capito e lo ha concretizzato: tocca a lui proseguire sulla strada intrapresa.
L'altra caratteristica dell'Uomo di Destra che dobbiamo recuperare e valorizzare è il senso della gerarchia.
Un Uomo solo al comando.
Una "repubblica presidenziale" con ampi poteri conferii al presidente.
E' l'unico modo con il quale si possa sviluppare un percorso virtuoso senza posizioni ondivaghe che disorientano l'elettore (e, trattandosi di elettore di Destra, lo disgusta: non siamo come quelli di sinistra che "non capiscono ma si adeguano", magari con qualche guittata piazzaiola degna dei peggiori processi, con autocritica, stalinisti).
Quindi:
un comando
una linea
un obiettivo.
E, in questo momento, l'obiettivo è accorciare la vita dell'esecutivo temporaneo di sinistra.
Come ?Attaccando.
Poche storie: non possiamo usare i guanti bianchi, con il richiamo al dialogo, quando il nemico ha passato 5 anni a spararci addosso, incurante dell'interesse nazionale e adesso è intenzionato a distruggere tutto quel che abbiamo costruito.
L'interesse nazionale impone che alla sinistra sia tolto il governo: punto.
No alla missione in Libano (tra l'altro con motivazioni ben diverse dalle nostre missioni in Iraq e Afghanistan dove siamo andati per distruggere il terrorismo, mentre in Libano faranno un muro che consentirà ai terroristi hetzbollah di riprendersi e riarmarsi).
No alla finanziaria.
No alla rivisitazione del conflitto di interessi.
No a tutto ciò che propone la sinistra.
Questa la tattica.
In un prossimo post esporrò la mia opinione su come, concretamente, tradurre in pratica quel tipo di scontro con la sinistra che è anche l'unico modo con il quale possiamo difendere le conquiste di cinque anni di Governo Berlusconi.

(1 - continua )

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11 settembre 2006

11 settembre:la Forza della Memoria



L' 11 settembre 2001 ero in ufficio quando sul monitor del computer apparve il primo lancio di agenzia su un aereo che aveva colpito una delle Twin Towers.
Poi le notizie si sono accavallate fino al bilancio finale: 2996 esseri umani assassinati da un attacco proditorio di terroristi musulmani.
E fu l'inizio della guerra contro il terrorismo.
Una guerra che dura tutt'oggi e che il Presidente George W. Bush, Capo della Mondo Civile, preconizzò, sin dall'inizio, lunga, dolorosa e difficile.
Le Forze della Civiltà hanno liberato Afghanistan e Iraq e ridotto al minimo le aggressioni sul nostro territorio, sventando numerosi attacchi e arrestando molti terroristi e loro fiancheggiatori, nonostante gli ostacoli frapposti dalle quinte colonne interne che fanno perno sulle scorie comuniste che tentano di vendicarsi in tal modo della bruciante disfatta subita con il crollo dell'Impero del Male (come sempre i comunisti stanno dalla parte sbagliata e lo riconosceranno solo fra una cinquantina d'anni, quando saranno nuovamente schierati dalla parte sbagliata della barricata).
Oggi cade il quinto anniversario dell'aggressione dei terroristi islamici alla nostra Civiltà, al nostro sistema di vita, alla nostra sicurezza, alla nostra Libertà.
Ricordiamo le vittime per non dimenticare chi è che usa la violenza con intenti di sopraffazione e ritrovare nel ricordo di quell'evento, quegli stimoli iniziali alla lotta contro il terrorismo, con il quale non si deve scendere a patti, per riaffermare la nostra aspirazione e diritto al Benessere, alla Sicurezza, alla Libertà.
Quegli stimoli che fecero partire i nostri soldati per l’Afghanistan e l’Iraq.
Quegli stimoli che ci fanno ritenere inaccettabile che uno stato canaglia come l’Iran possa impunemente dotarsi di armi nucleari nella complice pavidità di tanti governi occidentali che, invece di decidere un’azione coercitiva e sanzionatoria, tradiscono i morti dell’11 settembre concedendo al regime iraniano tempo su tempo, lasciando scadere ultimatum, dopo ultimatum.
L’11 settembre sia sempre ben presente nei nostri ricordi, perché in quelle Torri potevamo esserci anche noi.
Ricordare per prevenire altri 11 settembre: è la Forza della Memoria.

Questo blog aderisce all’iniziativa 2996: A Tribute ricordando David Otey Campbell


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10 settembre 2006

No al Libano: grazie, Silvio !


Ieri ho avuto il piacere di conoscere personalmente, ancorchè brevemente, Monica di passaggio da Bologna.
Tra le altre cose di cui abbiamo velocemente parlato mi aveva chiesto: pensi che Berlusconi vada a Gubbio ? E cosa dirà ?
Per ambedue le domande avevo una speranza: che Berlusconi andasse a Gubbio e che facesse un discorso in sintonia con i miei desideri ripetutamente esposti in questo blog.
Sono stato accontentato.
L'opposizione della Casa delle Libertà sarà durissima.
Si comincia con l'auspicato "no" alla missione di Prodi e D'alema in Libano.
Fermo restando l'afflato solidale nei confronti dei nostri soldati che sono gli stessi che hanno combattuto in Iraq e Afghanistan, il Libano non solo non è la nostra guerra, ma rappresenta anche una involuzione nell'impegno italiano nel mondo.
Invece di combattere i terroristi - nel Libano provvedendo al disarmo delle milizie di Hetzbollah - ci si "interpone" in modo "equovicinante", riducendo vittima (Israele) e carnefice (terroristi musulmani) allo stesso livello.
Per questo in Libano ci vanno "loro" e non "noi".
Le parole di Berlusconi sono quindi musica per le mie orecchie, perfettamente intonata ai miei personali sentimenti e, facendo un rapido giro nei blog del Centro Destra e leggendo quel che hanno scritto in questi mesi, anche di gran parte, se non l'intera, Italia di Centro Destra.
Ma non finisce qui.
Berlusconi ha posto le premesse per un rientro in grande stile che, penso e spero - ultimamente i miei auspici hanno sempre trovato nelle parole e negli atti di Berlusconi piena ricettività con l'unica eccezione del voto a favore dell'indulto - possa avvenire dopo il suo 70° compleanno e, quindi, corsi e ricorsi, più o meno in quella data simbolo per i ragazzi della mia generazione, che è sempre stata il 1° ottobre (per i più giovani: riapertura delle scuole dopo le vacanze estive).
La reazione isterica di Fassino e Prodi, spiazzati, la dice lunga sulla speranza che la sinistra aveva di coprire le sue pudenda con la foglia di fico del voto favorevole della Casa delle Libertà.
Con un Fassino che, superando di gran lunga il limite del ridicolo, accusa il Centro Destra di mancare di senso dello stato, lui che, con i suoi sodali di sinistra, per cinque anni, tra scioperi politici, manifestazioni di piazza, voti contrari alle missioni contro i terroristi e per liberare Afghanistan e Iraq, ostruzionismo alle riforme a cominciare dalla Bossi-Fini sull'immigrazione, ha fatto strame di ogni interesse nazionale e delle legittime aspirazioni degli Italiani a vivere nel Benessere, nella Sicurezza, nella Libertà.
Prodi, poi, è diventato la caricatura di se stesso quando ha annunciato la epocale missione di "guardie di frontiera" tra Libano e Siria: disarmate e senza uniforme.
Praticamente turisti alla mercè dei ben armati e aggressivi miliziani siriani.
Ma il terzo aspetto positivo è la reazione di un Casini spiazzato.
Ha riaffermato - non poteva fare altro dopo essersi esposto così tanto - che avrebbe votato contro, ma uno intelligente e scafato come Casini sa benissimo che una simile divaricazione fra il nucleo portante della CdL (Berlusconi-Fini-Bossi) e lui, renderebbe il suo partito il classico vaso di coccio tra due di ferro.
A meno che non abbia già in tasca un accordo che, per la sua transumanza, gli venga riconosciuta dalla sinistra qualche poltroncina di risulta, magari in Rai.
L'aspetto positivo è dato dalla chiarezza che, finalmente, si farà anche all'interno della CdL con l'autoesclusione dell'Udc (più probabilmente di parte di essa e sicuramente un parte trascurabile del suo elettorato) rendendo l'opposizione più dura e impermeabile alle sirene del "dialogo" con la sinistra.
Silvio Berlusconi è, ancora, il deus ex machina della politica italiana.
Smentendo le fosche previsioni anche di giornalisti di area come Feltri, lo ha dimostrato a Gubbio e le reazioni di Fini e Calderoli, mostrano agli Italiani un Centro Destra voglioso di "menare le mani": esattamente quel che chiediamo ai nostri rappresentanti eletti sin dal 10 aprile.


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08 settembre 2006

Dalla Calabria lo stimolo per lo sciopero fiscale


La Calabria fu la regione che diede a giugno la maggior percentuale di voti contrari (vado a memoria: l’82%) alla Riforma Costituzionale di stampo Federalista, alla Devolution.
Come ricorderete il principio informatore la Riforma era l’autonomia su una vasta gamma di materie e, anche, la responsabilizzazione degli amministratori locali in ordine alal gestione economica e di bilancio.
In parole povere: ogni regione avrebbe dovuto gestire un bilancio, senza aspettarsi regalie da uno stato che in tal modo non era più assistenzialista.
Chi poteva essere contro a tale, epocale, trasformazione, che avrebbe consentito un miglior utilizzo del denaro pubblico, cioè dei nostri soldi, chiudendo i rubinetti delle clientele e, quindi, favorendo una ulteriore riduzione delle tasse ?
Naturalmente chi, con le clientele, con l’uso, anche legittimo, per carità, del denaro pubblico, cioè di tutti noi, foraggiava iniziative in perdita o assunzioni senza necessità.
In questo ambito nota è la vicenda dei forestali.
Ma le vicende riportate nell’ultimo mese, ci danno anche un’altra chiave di lettura, ferma restando la presunzione di innocenza dei soggetti coinvolti.
Quale parte politica ha brandito il “no” alla Devolution, saldando strumentali motivazioni politiche con il clientelismo dello stato assistenzialista e improduttivo ?
La sinistra.
E nel giro di un mese ben due alti esponenti del PCI/PDS/DS : Franco Pacenza e Nicola Adamo, rispettivamente capogruppo e vicepresidente della regione Calabria, sono risultati indagati per fatti connessi all’uso di denaro pubblico.
Il primo, addirittura, era stato arrestato, poi scarcerato dai girotondi dei comunisti che, evidentemente, in questo caso (trattandosi di uno dei loro e non di Berlusconi o Previti) hanno rispolverato uno dei principi cardine del nostro ordinamento: la presunzione di innocenza.
Ma, a parte questa nota di carattere giudiziario, ciò che in questa sede preme sottolineare è la coincidenza di vicende connesse tra l’uso e la destinazione di denaro pubblico e la percentuale bulgara che la Calabria ha regalato agli oppositori di una riforma che avrebbe costretto ad un più oculato e meno clientelare uso dello stesso denaro pubblico.
Ed è clientelare, sia ben chiaro, ancorché legittimamente approvato e vidimato, ogniqualvolta si usano i nostri soldi non per finalità di interesse generale, opere pubbliche, infrastrutture, servizi, ma per “sistemare” qualcuno, al di là delle reali necessità, produttività e investimento, con l'idea di riceverne poi il voto.
E’ quindi abbastanza evidente quanto sia stato strumentale il “no” di certi settori politici ad una Riforma che avrebbe chiuso molti (non ho l’illusione di dire “tutti”) rubinetti dello spreco e dello sperpero clientelare.
Ma ogni volta che c’è qualcuno che, senza produrre alcunché, incassa denaro pubblico, c’è anche qualcuno che quel denaro lo perde e sono i cittadini che quel denaro lo versano nelle casse dello stato, prelevato dai loro guadagni e in percentuali progressive assolutamente inaccettabili.
Allora cosa devono dire questi cittadini che vedono i loro soldi utilizzati senza alcun ritorno per loro ?
La risposta, se la Casa delle Libertà vorrà darla, organizzando una protesta che tolga alimento alla spesa pubblica, c’è e si chiama sciopero fiscale.

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07 settembre 2006

La lezione messicana


Sono contento della vittoria assegnata a Calderon che sarà il nuovo presidente messicano (anche se il Messico conta quanto una media potenza regionale).
Ma qui voglio sottolineare la decisa opposizione del candidato sconfitto Obrador ad una proclamazione di cui contesta la legittimità.
Ha richiesto e in parte ottenuto (su un significativo campione del 9 % dei seggi) il riconteggio.
Ha subito chiamato i suoi sostenitori a presidiare la piazza.
Adesso sta meditando di farsi acclamare presidente dalla piazza.
E’ in progetto la costituzione di un “governo parallelo.
Si parla anche di nominare un commissario” sugli atti di governo del rivale.
E non è che l’inizio.
Quanto avrei voluto vedere analoghi fatti nell’opposizione della Casa delle Libertà ai risultati elettorali che hanno portato alla vittoria (?) della sinistra per soli 24000 schede e con tutti i dubbi che continuiamo ad avere !
Quanto avrei voluto che sin dall’11 aprile Berlusconi non si limitasse a non riconoscere la vittoria della sinistra, ma ci avesse chiamato in piazza !
Quanto avrei voluto che, oltre a non votarli, il Centro Destra avesse contestato, come aveva cominciato a fare il senatore Malan, con iniziative e gesti clamorosi e dirompenti, l’okkupazione comunista delle massime cariche dello stato, in spregio al 50% (e personalmente ritengo anche più) di Italiani che non li avevano votati !
Quanto vorrei che non votassero a favore, ma contro, la missione in Libano con Parisi che ventila addirittura l’ipotesi di sparare contro gli Israeliani ed esclude il disarmo coatto dei terroristi !
Quanto vorrei che si desse seguito allo sciopero fiscale e ad ogni comportamento positivo e virtuoso per abbattere il prodinotti.
C’è ancora tempo per tutto questo, per dare soddisfazione agli Italiani, difendendo le riforme di Berlusconi ed ostacolando, in ogni modo, la restaurazione cattocomunista.
Il Messico ci insegna cosa fare quando non si riconoscono i risultati elettorali subodorando (e nel nostro caso con intime convinzioni più volte espresse da Berlusconi) brogli.
FACCIAMOLO !

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06 settembre 2006

Vite parallele: Giulio Cesare e Silvio Berlusconi


La nuova aggressione che subisce Silvio Berlusconi, mi fa venire in mente l’ostinazione con la quale i “boni”, gli ottimati, cercarono, coinvolgendo anche Gneo Pompeo Magno, di liquidare un trionfante Caio Giulio Cesare, ponendogli ogni sorta di ostacolo a diventare console per la seconda volta ... con il risultato che tutti conosciamo.
E le varie leggi che il Senato Romano approvava per:
- impedire la candidatura in absentia
- imporre quindi la presentazione di persona a Roma, con conseguente decadenza dall’imperium
- imporgli la rinuncia alle sue legioni

sono incredibilmente simili ai tentativi messi in cantiere dalla sinistra contro il Premier (quello vero, temporaneamente non in carica) Silvio Berlusconi, per impedirgli di ritornare là, dove merita di stare, per sue capacità e nostro interesse: Palazzo Chigi.
Conflitto di interessi
Modifica della Riforma Gasparri sulle Telecomunicazioni
.
Tutti provvedimenti ad personam, finalizzati ad eliminare Silvio Berlusconi dalla scena politica, esattamente come i “boni” volevano eliminare Giulio Cesare.
E come gli ottimati erano intenzionati a perseguire Cesare giudizialmente imputandogli ogni nefandezza, così in Italia, ormai da 13 anni, si aprono (inutilmente) filoni di indagini contro Berlusconi.
Ma il paragone non finisce qui.
Cesare ha conquistato un impero, domando la Gallia, prima ancora la Spagna.
Berlusconi ha conquistato un impero finanziario, rischiando nello sfidare il monopolio Rai e vincendo.
Cesare ha passato lunghi anni, prima della impresa gallica, pieno di debiti.
Berlusconi, stando alle male lingue, prima di sfondare era ugualmente indebitato.
Cesare provava un grandissimo affetto per la madre Aurelia.
Berlusconi ne prova altrettanto per la madre Rosa.
Cesare soffriva la sua calvizie, che mascherava nelle occasioni pubbliche con il serto d’alloro della sua carica.
Berlusconi soffriva la sua calvizie che ha combattuto con un trapianto pienamente riuscito.
Berlusconi come Cesare.
Vite parallele.
La Storia ci insegna come finì la guerra tra Cesare e i meschini quaquaraqua degli ottimati.
E se qualche spiritoso cercherà di ricordare come morì Cesare, la risposta è facile: Cesare lasciò una impronta indelebile a Roma e nella Storia e dopo di lui Roma non era più la stessa, ma quell'Impero che durò altri 5 secoli.
Aspettiamo solo che Berlusconi decida di varcare il Rubicone, con le sue legioni ...

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05 settembre 2006

Pensioni:si salvi chi può


La sinistra, che durante il Governo Berlusconi si stracciava le vesti per la riforma delle pensioni di Maroni approvata e benedetta persino dall’europa, incerta sul da farsi, ma certa solo di dover sempre e comunque adulterare i provvedimenti dell’odiato Cavaliere Nero (anche quelli migliori !), medita un intervento sulle pensioni.
Per ora le pensioni di chi in pensione ci dovrebbe andare, poi, col tempo, chissà, magari anche sul quantum di chi in pensione già c’è.
Così assistiamo ad un balletto di cifre e di interventi con la nomenklatura sinistra che da letteralmente i numeri o, meglio, l’età pensionabile.
Con degli acuti come quello di D'alema che definisce "aberrante" andare in pensione a 57 anni: evidentemente il geniale skipper comunista ritiene più degno di biasimo un 57enne pensionato che non passeggiare amorevolmente sotto braccio, tra le macerie, ocn un terrorista hetzbollah.
E’ opportuno ricordare come la riforma Maroni, prendendo atto di una realtà: l’allungamento delle aspettative di vita e, quindi, il costo per mantenere più a lungo le persone a carico degli istituti pensionistici, abbia agito con un mix di incentivi a non andare in pensione (2005-2007) e un aumento della età per accedere al meritato riposo con decorrenza dal 1° gennaio 2008.
La ratio del provvedimento (applaudito dagli analisti e che ha anche il conforto delle proiezioni statistiche) è duplice:
- dare sollievo alle casse degli istituti di previdenza
- garantire una pensione decorosa oggi e per il futuro
.
E’ evidente persino a quelli di sinistra che non è possibile mantenere in pensione un numero di persone pari o superiore a quello della popolazione attiva, quindi bisognava agire sulla leva di una maggiore permanenza al lavoro, prestazioni rapportate ai contributi versati, favorendo la previdenza integrativa.
Così fu fatto dal Governo Berlusconi.
La furia iconoclasta della sinistra di distruggere tutto quel che Berlusconi ha costruito, ha portato al balletto odierno su età (ritorno ai 57, no 58, aumento a 62, incentivi e penalizzazioni a seconda che si vada prima o dopo) per giungere alla odierna notizia di stampa che ipotizza un decreto legge per bloccare i pensionamenti nel 2007 anche per chi avesse compiuto 57 anni di età e 35 di anzianità.
Come ciliegina sulla torta leggiamo anche la dichiarazione della Bonino (mancavano pure i radicali in questa kermesse estiva!) che dice “le donne? Assurdo che vadano in pensione prima”.
Il risultato di tutto questo pressappochismo della sinistra è una autentica macelleria sociale:
- forse non si andrà in pensione nel 2007
- forse donne e uomini andranno in pensione alla stessa età (ovviamente quella più alta)
- forse chi vorrà andare in pensione prima di un limite superiore a quello della Riforma Maroni del Governo Berlusconi, dovrà pagare una penale che gli decurterà il suo montante.
Forse: l'avverbio proprio della sinistra al governo.
E chissà quali altre brillanti idee estrapoleranno i geni della sinistra per punire i lavoratori e rendere i loro ultimi anni densi di preoccupazione.
Come ha giustamente detto il Ministro per l’Economia (quello competente, temporaneamente non in carica) Giulio Tremonti: gli uffici sono aperti, chi può chieda di andare in pensione ora.
SI SALVI CHI PUO’ !

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04 settembre 2006

Un Campione vero


Giacinto Facchetti è morto oggi all’età di 64 anni.
Anche per chi non è interista, Facchetti ha rappresentato il Campione, nello sport e nella vita, come pochi altri atleti hanno saputo essere.
La sua correttezza in campo era pari alla sua capacità da calciatore e quella correttezza l’ha anche trasportata nel suo modo di essere, nel “dopo”, sempre difficile per tutti i calciatori.
Sicuramente il mio amico Starsandbars, interista di fede inossidabile, avrebbe scritto ricordi ed espresso sentimento molto più profondi di quanto non possa riuscirci io.
Io mi limito a ricordare quel 1982, in partenza per la Spagna, quando Facchetti rinunciò al mondiale, lasciando campo libero a Gaetano Scirea.
Anche in quel gesto si poteva riconoscere il Campione.
Aveva valutato di non poter più essere utile come avrebbe voluto alla squadra ed ha passato la mano, sicuramente con grande sofferenza, ma anche dalla sua rinuncia è uscita una squadra compatta che ci portò il terzo mondiale.
Addio, Campione !

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Il bavaglio alla libertà di pensiero


Questo post è frutto di una riflessione indotta dall’amico e concittadino Stars&Stripesforever (da non confondersi con l’altro mio amico … Starsandbars/Vandeaitaliana ) che ha scritto sabato un bel post sulla vicenda della lesbica “stuprata” in Versilia.
Di passaggio S&S cita la recente sentenza della cassazione che condanna Vittorio Sgarbi per aver definito “politica” una azione giudiziaria.
Ma si potrebbe aggiungere anche la famigerata legge Mancino, che punisce “chi diffonde in qualsiasi modo idee fondate sulla superiorità o sull'odio razziale o etnico, ovvero incita a commettere o commette atti di discriminazione per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi”.
Ora, d’accordo sull’istigazione a delinquere e sul commettere reati, ma chi decide che sono “atti di discriminazione?
E’ qui che si vede, come per la sentenza contro Sgarbi e per il tambureggiante can can seguito alla violenza subita dalla lesbica, che la finalità è imporre un bavaglio alla libertà di pensiero, impedendo che si pronuncino frasi, si articolino pensieri, si propongano riflessioni che vadano contro il “politically correct”.
Ve l'immaginate una curva di calcio che urla, come massima possibilità, all'arbitro o al calciatore della squadra avversa "briccone!", "malandrino!" ?
Possibile che vi siano stupri su cui ricamarci sopra (contro la lesbica, ad esempio) ed altri per i quali si cerca persino di attenuarne l'impatto mediatico (quelli commessi dai musulmani contro le donne)?
Possibile che io non possa dire che un magistrato ha agito mosso da motivi politici ?
Eppure gli stessi magistrati che si inalberano se vengono accusati di aver sposato una ideologia, sono gli stessi che sono ripetutamente scesi in campo a gamba tesa contro Berlusconi e il suo Governo, criticando la Riforma Castelli, votata dall’organo legislativo a ciò preposto.
Sono gli stessi magistrati che giudicano un medico nelle sue scelte tecnico-professionali.
Sono gli stessi magistrati che giudicano l’ingegnere o il geometra in caso di dissesti o crolli.
Sono gli stessi magistrati che giudicano un imprenditore che scala un’azienda.
Insomma loro possono giudicare, criticare, valutare tutto e tutti, ma guai se si applica il principio di reciprocità.
Così si arriva al punto che almeno mezza Italia non crede nella giustizia e nella magistratura.
La magistratura, scendendo in campo, ha perso la sua imparzialità e chiunque dovesse mai essere convenuto per un qualsiasi fatto, avrebbe ora fondato motivo per ricusarla chiedendo di essere giudicato da suoi simili e non da una categoria estranea, esattamente come capita ai magistrati che sono giudicati da altri magistrati.
E' la fine della giustizia, perché è la fine della libertà di opinione.
Le troppe leggi che limitano il mio diritto soggettivo ed assoluto ad esprimere liberamente il mio pensiero, mettono tante pietre tombali sulla libertà tout court.
La mania di voler imporre al prossimo cosa dire e come dirlo, sa tanto di lavaggio del cervello, di ossessione massificante.
Capisco perseguire chi offende, chi usa turpiloquio, chi incita alla violenza ed a commettere reati.
Ma a me sembra che non sia più così.
Basti vedere le assoluzioni di chi aveva offeso il Premiertemporaneamente non in caricaSilvio Berlusconi (e credo che se i medesimi insulti fossero rivolti a Prodi o qualcun altro della nomenklatura sinistra, il "reo" subirebbe una pesante condanna) di chi devasta le città, occupa abusivamente stabili altrui, di chi non paga le dovute tariffe, di chi raccoglie fondi e arruola kamikaze per il terrorismo islamico.
Perché tutto questo ?
Perché i comunisti non hanno la libertà nel loro dna.
C’è poco da fare.
Gira e rigira si arriva sempre ad una questione di cultura.
La cultura della libertà non appartiene alla sinistra che, appena si installa sulle comode poltrone governative, agisce per conculcare la libertà dei singoli a favore di non ben precisati obiettivi superiori.
Più tasse, più divieti, più imposizioni: è la sinistra, bambole !
Spetta a noi, cittadini liberi nella mente, per cultura, prima ancora che per legge, respingere l’attacco degli statalisti, dei massificatori da grande fratello orwelliano, che, oggi come ieri, allignano nella sinistra e manifestano la loro violenza repressiva brandendo il “politically correct” (e le iniziative repressive dellalibertà di pensiero) come i musulmani brandiscono il corano.

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01 settembre 2006

La mediocrità per nulla aurea della sinistra


Quando Orazio, se ricordo bene, coniò l'espressione “aurea mediocritas” sicuramente non aveva davanti a se un panorama come quello politico italiano uscito dalle elezioni del 9 e 10 aprile scorsi..
Magari in quel contesto poteva andare bene collocarsi in una posizione che non fosse né in cima, né in fondo.
Purtroppo per noi Italiani la scelta suicida di affidare l’amministrazione dello stato ad un gruppo di funzionarietti di partito, boiardi di stato e burocrati finanziari, sta dissipando in pochi mesi il patrimonio acquisito da cinque anni di buon governo che, sfortunatamente, ha lasciato loro un discreto margine di manovra che si evidenzia con la crescita del PIL e le cospicue entrate tributarie del primo semestre.
Situazione ben differente dai 40000 miliardi di “buco rosso” lasciato in eredità a Berlusconi dal trio Prodi-D’alema-Amato, oggi disgraziatamente di nuovo con le mani nelle nostre tasche pel tramite di Visco.
Se guardiamo ai provvedimenti assunti e a quelli preannunciati, vediamo il trionfo della gretta mediocrità di chi è ora – temporaneamente come precisa sempre il mio amico Starsandbars oggi felicemente a New York – al governo dell’Italia, contro quel 50% (e probabilmente in realtà anche più) di Italiani che hanno votato per la Casa delle Libertà.
Una chiara volontà di “distinguersi”, di fare esattamente il contrario di quel che era stato fatto, nell’interesse degli Italiani e dell’Italia, dal Governo Berlusconi.
Una compagine governativa che è la più pesante numericamente della storia.
Un provvedimento millantato (e qualche liberale c’è pure cascato) come “liberalizzazione” ma che in realtà porta alla sovietizzazione dei rapporti tra privati ed allo spionaggio fiscale.
Un’avventura militare inutile, costosa, senza fine.
Il rinvio e/o l’adulterazione di riforme importanti come quella della scuola e della giustizia
L’aggressione ai risparmi degli Italiani.
L’aggressione alla libera iniziativa imprenditoriale.
L’aggressione al Presidente Berlusconi con l’annosa baggianata del “conflitto di interessi”.
L’assalto alla Rai, nuovamente vista come una riserva per amici e sodali
Una reazione da piccoli, meschini, pigmei che cercano, senza riuscirci, con il numero, di mettersi all’altezza di un gigante.
E di conserva le lobbies che hanno contribuito ad eleggere questi qua, che alzano la testa, riducendo gli spazi di libertà degli Italiani.
In tutto questo vedo con piacere come tanti bloggers di Centro Destra contestano la scarsa incisività della opposizione, a cominciare dall’assenso preannunciato (ma si fa ancora in tempo a dire di “no”) alla scampagnata in Libano, per proseguire con le indecenti tentazioni all’inciucio formato Grosse Koalition, per arrivare al silenziatore sui controlli dei verbali degli scrutini e sulle manifestazioni, come lo sciopero fiscale, da intraprendere contro la sinistra.
Allora invito tutti quelli che vorrebbero una CdL più incisiva e decisa, fino al punto di scendere nelle piazze, a scrivere … non genericamente ai partiti, ma ad un singolo parlamentare, che è anche giornalista e che ha manifestato in questi giorni, ripetutamente, analoghi sentimenti.
Facile, facile, perché la sua mail è riportata quasi quotidianamente in calce ai suoi articoli ne Il Giornale : p.guzzanti@mclink.it
Intanto proviamo, in tal modo, a far sapere il nostro “no” ai compromessi con una sinistra dalla quale siamo e vogliamo restare distinti e distanti, ed alla quale ci unisce solo una cittadinanza scritta nella carta di identità, ma che non ha più alcun valore fondante condiviso per restare comune.

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