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No alla deriva

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03 gennaio 2008

Obiettivo Casa Bianca

Inizia ufficialmente oggi, con i caucuses in Iowa, la “corsa” alla Casa Bianca, una delle competizioni politiche di maggior impatto mediatico, più coinvolgenti e sicuramente la più importante della Terra.
In realtà la corsa è iniziata da mesi, con le prime candidature, i dibattiti, i sondaggi, ma oggi c’è la primissima prova del voto, quella che può affossare un candidato dato per vincente o innalzare un outsider semisconosciuto.
Inutile cercare di “azzeccare” la previsione, influenzati come siamo dalle letture dei commentatori professionisti (che raramente indovinano !) e, soprattutto, dalla nostra personale passione.
Vediamo nel prosieguo come sarà e chi arriverà, dopo l’ultima Convention, quella Repubblicana di inizio settembre, a contendersi la posta in palio: la leadership del Mondo Civilizzato, Libero e Occidentale e probabilmente sarà sufficiente un solo mese per conoscere il nome dei due (o tre ?) candidati di novembre, visto che il 5 febbraio voteranno le primarie in ben 22 stati dell’Unione, tra i quali California e New York.
Assieme alla cara amica Lontana ed altri appassionati abbiamo aperto (per quanto nessuno di noi possa votare) un blog a favore di Fred Thompson che riteniamo il vero Conservatore, erede del Presidente George W. Bush, anche se i sondaggi non lo indicano tra i favoriti.
Non cambia la nostra scelta, ma ci sono almeno altri due Repubblicani che personalmente apprezzo: John McCain e Mike Huckabee, mentre ho crescenti perplessità su Rudolph Giuliani.
Vedremo.
Mi piace qui, nel momento in cui tutto è ancora incerto e tutti sono ancora potenziali presidenti, ricordare le passate campagne, viste attraverso gli occhi di uno che filoamericano lo è sempre stato, sin dalla culla.
E mi sarebbe piaciuto affermare che la “mia” prima campagna presidenziale risale al 1964, quando Lyndon Johnson battè Barry Goldwater.
Ma ero ancora troppo giovane e l’unica eco che ricordo fu quella del nome di Johnson, successore del presidente ucciso a Dallas ed in funzione e relazione di tale evento.
Invece ricordo abbastanza bene la campagna del 1968.
Quando in campo repubblicano si affrontavano Richard Nixon, Nelson Rockfeller e Ronald Reagan, con Nixon, già vice di Ike, nettamente in testa in ogni primaria.
In campo democratico Johnson tentò la rielezione e ottenne il maggior numero di delegati, superando Eugene McCarthy che aveva ereditato anche i voti del defunto Robert Kennedy.
Ma Johnson rinunciò a favore del suo vice Humphrey, poi sconfitto da Nixon a novembre, anche grazie ai voti ottenuti dal terzo incomodo di allora, il Governatore dell’Alabama George Wallace.
Poi il 1972, quando contro Nixon si presentò il candidato forse più estremista nella storia degli Stati Uniti, George McGovern che, meritatamente, prese un bagno solenne e, con lui, tutti i sessantottardi e pacifinti dell’epoca.
Il 1976 fu sotto il segno delle noccioline, quando Jimmy “who?” Carter ottenne prima la nomination democratica e poi, sul filo di lana, riuscì a prevalere sul Presidente uscente Gerald Ford che, a metà mandato, aveva sostituito il dimissionario Richard Nixon.
Carter fu forse il peggior presidente che gli Stati Uniti abbiano mai avuto in tutta la loro storia.
Una tragedia per l’America e per il mondo libero avere un leader così debole ed inetto sotto la cui presidenza, infatti, i comunisti giunsero alla loro massima espansione nel mondo e, anche in Italia, ci fu l’epoca delle brigate rosse e del compromesso storico.
Da un pessimo presidente, al 1980 con il più grande presidente del XX secolo: Ronald Reagan, l’attore di “serie B” già Governatore della California, che ereditò lo spirito della Frontiera e gli ideali di Barry Goldwater e, contro tutte le previsioni degli “esperti”, prima ottenne la nomination repubblicana contro il pur qualificato Geroge Bush (padre dell’attuale presidente e successore di Reagan stesso), poi riuscì a unificare i Repubblicani offrendo allo sconfitto Bush la vicepresidenza, quindi stroncò le velleità del debole Carter di ottenere una improbabile rielezione.
Reagan ottenne poi una vittoria a valanga quattro anni dopo , 1984, contro il vice di Carter, Walter Mondale, al quale non servì la mossa mediatica di scegliere una donna, Geraldine Ferraro, come vice.
Nel 1988 il vice di Reagan, George Bush vince la nomination e le elezioni contro il democratico Dukakis, incolore, inodore, insapore.
Inaspettatamente George Bush, vincitore della prima guerra del Golfo, perde la rielezione nel 1992 contro l’ex Governatore dell’Arkansas Bill Clinton, più noto come tombeur de femmes che come politico.
Clinton, emerso da una durissima selezione senza esclusione di colpi, tra gli aspiranti democratici, riuscì ad interpretare la volontà di cambiamento dopo 12 anni di amministrazione repubblicana, direi un pericolo che i Repubblicano devono affrontare anche questa volta.
Clinton fu poi rieletto “in carrozza” nel 1996 contro Bob Dole, onesto senatore repubblicano, ma che non era in grado di suscitare quelle passioni che smuovono le masse elettorali.
Siamo alle ultime due competizioni, 2000 e 2004, che hanno visto prevalere (per nostra fortuna !) George W. Bush, prima contro il neoecoambientalista Al Gore, quindi contro il liberal snob John Kerry, quest’ultimo uscito a sorpresa dopo le prime votazioni primarie democratiche.
Adesso aspettiamo i candidati del 2008 tra i quali verrà eletto il Leader dell’Occidente perché, come scrisse Henry Kissinger, il Presidente degli Stati Uniti ha 5 cappelli:
quello di capo dello stato
quello di capo dell’esecutivo
quello di capo delle Forze Armate
quello di capo del suo partito
e quello, più pesante di tutti, di Capo dell’Occidente
.
Ed è la ragione per cui l’elezione del Presidente degli Stati Uniti è più importante di qualsiasi altro evento elettorale nel mondo, perché un buon Capo dell’Occidente, come sono stati Ronald Reagan e George W. Bush, garantisce anche la nostra libertà e il nostro benessere, mentre un pessimo presidente, come fu Jimmy Carter, mette a rischio anche la nostra stabilità.
Inutile ribadire che qui si è, per un candidato Repubblicano e più è conservatore, meglio è, perché rappresenta un ideale di progetto politico che si condivide in gran parte.
E adesso aspettiamo i primi risultati.

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11 commenti:

Anonimo ha detto...

Huckabee ha un programma ottimo, soprattutto in fatto di tasse. Da riportare subito in Italia il motto "Il deficit c'è non perchè sci sono poche tasse, ma perchè lo stato spende troppo". Anche nella sanità fa alcune osservazioni intelligenti sulla prevenzione "Spendiamo 30000 $ per amputare un piede ad un diabetico e non 200 $ per fornirgli scarpe che gli permettano di salvarlo".
Poi sulla difesa della libertà individuale dalla tirannia dello stato è un mito.

Anonimo ha detto...

Ho un solo grande unico dispiacere...
Non poter partecipare!!!!

Anonimo ha detto...

hackabee è il miglior candidato, il più conservatore di tutti, ha buone idee e sa parlare alla gente.
peccato per il budget risicato, ma ha già dimostrato in iowa che i soldi non sono la priorità in politica (e questa può essere un'arma in più per il buon pastore di hope)!

GO MIKE!

Anonimo ha detto...

Anch'io faccio il tifo per i repubblicani,speriamo bene...
ciao
Sarc.

Van der Blogger ha detto...

Intanto auguri di buon 2008.

Condivido in pieno l'importanza che dai alle elezioni americane, anche se purtroppo, sono colpevolmente ignorante su quanto succede oltreoceano, magari provo a chiedere a delle amiche che aria tira li, visto che sono appena tornate dall'Ohio...

Massimo ha detto...

Meglio un repubblicano della Clinton o di Obama, anche se quel repubblicano dovesse essere Giuliani che ritengo, assieme al libertario Paul, il peggiore del lotto :-)
Vacanze finite, si ricomincia anche in Italia per conseguire un obiettivo molto più prosaico: sopravvivere, riuscendo ad abbattere Prodi.
Rimbocchiamoci le maniche :-D
(comunque continuerò a seguire, per i motivi esposti, la campagna presidenziale Americana).

Emanuel ha detto...

Davvero interessante, Massimo, la rassegna storica sulle primarie Usa. Personalmente vorrei un Presidente attento alle istanze etiche e meno muscolare di Bush in politica estera. Temo che Giuliani e McCain non corrispondano a questo identikit, Huckabee potrebbe, su Thompson e e Romney sono più ignorante.
Huckabee infatti afferma che nel quadro odierno dobbiamo essere una fenice usare il basotne e la carota; è favorevole al dialogo con l'Iran, che mi sembra una scelta ragionevole se vogliamo evitare una nuova guerra che aprirebbe un terzo fronte (dopo Iraq e Afghanistan). Thompson e Romney cosa pensano sulla questione? Grazie ciao
Emanuel

Anonimo ha detto...

Probabilmente anche i candidati statunitensi seguiranno le tue cronache!

Massimo ha detto...

Emanuel, io invece sono proprio a favore di un candidato "muscolare" alla George W Bush :-)
Se i candidati alla Casa Bianca seguissero i miei commenti (non cronache ...) avremmo già un unico candidato tra Mc Cain, Thompson e Huckabee ... ;.D

Anonimo ha detto...

Invece io tifo per Paul.
Anzi, non capisco perché lo ritieni, insieme a Giuliani, il peggiore del lotto.
Giuliani non piace neanche a me.
Paul che invece è libertario mi piace molto.
Le sue idee sulla abolizione della banca centrale e l'enorme detassazione da fare, mi stimolano tantissimo.
Il suo comportamento in sede congressuale (dove si è opposto ad ogni aumento di tassazione, perfino premiare con medaglie d'oro personaggi importanti americani, adducendo il motivo che le medaglie sarebbero state pagate dai cittadini, e proponendo invece di premiarli autotassando tutti i parlamentari), lo rende convincente.

Penso che il tuo scetticismo su Paul sia dovuto all'atteggiamento isolazionista in politica estera.
E concordo che una politica isolazionista degli stati uniti potrebbe arrecare gravi danni a noi, in quanto potremmo essere invasi pure da Cipro o Malta.
Però il presidente degli Usa deve fare gli interessi del popolo americano e non del popolo italiano o dell'Europa.
E, sinceramente, il popolo americano adesso ha enormi problemi interni da risolvere e non può permettersi di buttare soldi per civilizzare Iraq e Afghanistan. Il popolo americano ha bisogno di tornare economicamente florido, produttivo e soprattutto libero.
Noi, una volta invasi dai ciprioti e i turchi, forse cominceremo ad apprezzare le libertà perdute e ragioneremo sui nostri errori...

Massimo ha detto...

L'isolazionismo non si addice al Capo del Mondo Occidentale :-)