Ogni volta che c'è uno sciopero dei giornalisti, vedo, per la strada, facce più sorridenti o, almeno, più rilassate.
Me lo spiego con il fatto che, costretti a cercare di calamitare quanti più lettori/ascoltatori/spettatori possibile, i giornalisti hanno dimenticato la loro funzione essenziale: fornire la notizia pura e semplice, senza caricarla di spiegazioni (che poi sono solo le loro personali ed opinabili opinioni) nè di oscure visioni e presagi millenaristici.
La necessità di "fare audience" spinge a caricare ogni notizia di significati reconditi o apocalittici.
Del resto tutto ciò che uno deve sapere lo viene a sapere da una capillare rete di utenti che, se scoppia una caldaia a Palermo o muore un ex rettore a Bologna, vanno subito ad informarne il colto e l'inclita senza particolari commenti, cioè svolgendo il ruolo abbandonato dai giornalisti.
Se, poi, andiamo nel merito della vertenza, dalla lettura che il mezzo busto "autorizzato dalla redazione" dà del comunicato di sciopero, mi fa capire che i giornalisti vorrebbero essere pagati dagli editori e il quantum non è mai abbastanza, però non vogliono sottostare alla linea che gli editori vorrebbero dal giornale che loro pagano e dai giornalisti che loro stipendiano, rivendicando autonomia e indipendenza "della professione".
Ma non è così che può funzionare.
E come per qualunque attività, se il prodotto attira, vende e si guadagna, ma se il prodotto non piace a quelli cui è destinato, si lavora in perdita e il destino è la chiusura, perchè non deve essere lo stato, cioè tutti noi, a pagare l'incapacità di fornire un prodotto che sia attrattivo.
In fondo ai giornalisti si richiede solo di raccogliere le notizie e fornircele così come sono.
Ad interpretarle, in base alle nostre idee, conoscenze ed esperienze, ci pensiamo da soli.
Grazie.
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