Siamo all'ennesimo ballo di San Vito per l'aumento dei carburanti.
Quando c'era Draghi la benzina era schizzata stabilmente sopra i 2 euro nonostante la riduzione temporanea delle accise, ma nessuno osava sollecitare il Fenomeno.
Da quando al governo c'è la Meloni, il Mercato ha avuto varie oscillazioni e il petrolio e derivati ne hanno puntualmente registrato gli effetti in aumento e in calo.
Con l'unica differenza che quando il prezzo dei carburanti sale, una pletora di personaggi, associazioni, partiti cattocomunisti che non aspettano altro che un pretesto per dare segnali di vita, si agitano istericamente, ma quando poi rientra l'aumento perchè così il Mercato sentenzia, stanno zitti.
Il risultato è che, arrivando sempre e solamente gli ululati che si levano con gli aumenti, all'osservatore distratto sembra che ci sia un aumento continuo dei carburanti.
Ma se così fosse, saremmo ben oltre i tre euro e non sempre a cavallo dei due.
Purtroppo in questa epoca nella quale i "professionisti dell'informazione" si sono scoperti megafoni delle fazioni più estreme ed hanno rinunciato a fare informazione per fare solo propaganda, anche un governo equilibrato come quello della Meloni si trova sollecitato ad assumere provvedimenti che non dovrebbe prendere, come le riduzioni parziali, periodiche del prezzo dei carburanti, che svenano i nostri conti economici.
La strada maestra sarebbe quella di abolire le accise, tutte e per sempre, ma questo sconterebbe la necessità di intervenire tagliando molte spese e, per le dimensioni del taglio, si dovrebbero abolire i contributi a chi si occupa dei clandestini, al cinema, ai giornali e a tutte le iniziative che comportano un esborso che non trova alcun ritorno economico.
Poichè tale strada è impraticabile per le ragioni esposte sopra (non verrebbe data informazione corretta, ma fatta solo propaganda) non possiamo che affrontare gli aumenti in attesa della successiva riduzione.
Il tutto, infatti, non dipende da noi, dal nostro Governo, dall'Italia, in quanto figlia di una situazione internazionale che si è incancrenita.
Al massimo, al Governo, possiamo imputare il fatto di non contribuire, associandosi a Stati Uniti ed Israele, a far finire prima le guerre in atto, mettendo a disposizione, senza restrizioni, le nostre basi ed inviando sul teatro di guerra quello che possiamo inviare, magari solo per fronteggiare e cancellare, assieme ad altre nazioni interessate al regolare flusso del petrolio, la minaccia Houthy, lasciando liberi Stati Uniti ed Israele di occuparsi dell'Iran.
Ma una simile scelta, che, accelerando la fine delle ostilità, ridurrebbe il costo dei carburanti senza che ci si debba svenare (inutilmente) con la riduzione delle accise a carico del bilancio dello stato, troverebbe il sostegno di chi, oggi, ulula contro l'aumento dei prezzi del carburante ?
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