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29 luglio 2026

Ilva: vediamo se l'Alitalia ha insegnato qualcosa

Lo scrivo subito (oltre ad averlo già fatto in passato: 17 NOV 2019 , 9 GEN 202420 FEB 20244 DIC 2025  ): neanche un centesimo PUBBLICO per l'Ilva !

Se un imprenditore PRIVATO pensa di riuscire a guadagnare mettendoci del suo, si accomodi, ma dalle esauste casse dello stato non deve uscire neanche un centesimo per seguire le paturnie ambientaliste, quelle giudiziarie e quelle sindacali.

Con un decreto, arrivato proprio mentre il Governo stava concludendo la vendita dell'Ilva ad una società indiana, ponendo termine a decenni di sprofondo rosso e di dissanguamento delle casse pubbliche, la corte di appello di Milano ha sparigliato tutti i progetti, rendendo ancora più onerosa l'impresa di chi dovesse acquisire l'Ilva.

La vicenda è nota e si può riassumere in una fabbrica che era una delle maggiori acciaierie d'europa e che, con vari passaggi di proprietà, sembrava aver trovato una nuova vita con la famiglia Riva che, però ne è stata espropriata.

Il punto del contendere sarebbe l'inquinamento prodotto dalle lavorazioni, che avrebbe causato malattie e morti tra i tarantini, soprattutto in un quartiere e che richiederebbe una profonda trasformazione dell'impianto, con costi altissimi, presumibilmente irrecuperabili se non (forse) in un lasso di tempo superiore a qualsiasi ragionevole piano industriale.

Si sono quindi scontrate opposte esigenze, quelle degli ambientalisti che pretendono la purificazione dell'aria e quelle dei sindacati che pretendono la piena occupazione.

E così sono arrivati i magistrati che, incuranti dei costi, hanno detto che bisogna, in novanta giorni, mettere tutto a norma, sennò si chiude.

La cifra stimata per mettere a norma l'Ilva è di una decina di miliardi ... stimata, poi nella realtà, come sempre, sarebbe di gran lunga superiore.

Ma siamo sicuri che poi non ci sarebbero altre paturnie da inseguire ?

In passato abbiamo visto come lo stato si sia indebitato in modo irreversibile e la base dell'indebitamento di oggi è nato tutto dal centrosinistra iniziato nel 1962, con i socialisti in maggioranza e quindi direttamente al governo e con il consociativismo con i comunisti che ha portato a spendere per accontentare le loro pretese, facendo saltare l'equilibrio dei conti pubblici.

Non siamo più riusciti a recuperare.

Emblematico il caso dell'Alitalia, che tutti ricorderanno, la Compagnia aerea di Bandiera, un piccolo gioiello (io stesso nei primi anni Ottanta ho comprato azioni Alitalia, anzi furono le prime azioni che avessi mai comprato e ne ho guadagnato) rovinato da una ambiziosa politica socialista e di remunerazione delle varie categorie che vi hanno lavorato.

Ostinatamente sono stati buttati nella Compagnia miliardi su miliardi, è stata tentata la privatizzazione, fallita per le inesorabili leggi di Mercato che bastonano chi crede di poterle ignorare e lo stato è sempre intervenuto per rifinanziare e tutelare i posti di lavoro, fino all'ingloriosa fine in bocca ai tedeschi.

Analogamente possiamo ricordare i miliardi a fondo perduto buttati nella Fiat, con la conseguenza di socializzare le perdite e privatizzare i profitti.

Quelle esperienze (e non posso mancare di ricordare le "privatizzazioni" di Prodi, tra i costi a seguito di ricavi mancati) dovrebbero aver insegnato a non intervenire, a non buttare sul tavolo della roulette Ilva i soldi degli Italiani.

Una azienda, qualsiasi azienda, anche l'Ilva deve avere la capacità di competere sul Mercato con le proprie forze, per la qualità dei propri prodotti e per la compatibilità degli esercizi finanziari.

Se, poi, intervengono fattori esterni che alterano l'equilibrio delle forze, con le pretese ieri degli ambientalisti, oggi del magistrati, domani dei sindacati, allora è meglio lasciare che siano costoro a gestire l'azienda.

Sempreché ci riescano.

Ma assolutamente senza che un centesimo di denaro pubblico, degli Italiani, venga bruciato in quegli altiforni. 

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