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10 giugno 2026

Dictator: un Uomo solo al comando (e così si ottengono risultati)

Sto terminando di rileggere la trilogia che Colleen McCoullogh scrisse nei primi anni Novanta su Roma nel periodo intercorrente tra la fine dei Gracchi e l'inizio di Cesare.

Il terzo volume occupa almeno una metà della narrazione ad illustrarci quello che fece Lucio Cornelio Silla, morto Caio Mario e debellate le varie rivolte dei Cinna e dei Carbone, per restituire dignitas ed efficienza a Roma.

Sono romanzi, scritti e tradotti anche molto bene, per cui tutta la narrazione, dai dialoghi ai caratteri dei personaggi, risentono delle personali simpatie dell'autrice, ma l'inquadramento storico è ben delineato.

Dopo i Gracchi, dopo Caio Mario, i poteri sempre più accentuati delle varie magistrature e, soprattutto, delle varie assemblee, avevano fermato la spinta propulsiva di Roma, insanguinata dalle faide tra le fazioni.

Di ritorno dalle guerre nelle provincie, Lucio Cornelio Silla pone fine alle lotte intestine e, con una serie di leggi fatte approvare al senato cui conferisce il massimo potere decisionale, ristabilisce l'ordine a Roma e le restituisce quella spinta propulsiva che avrebbe poi portato al più grande Impero dell'antichità.

Silla, spesso trascurato e dipinto negativamente nei libri di testo scolastico sui quali ho studiato, fu sicuramente un individuo privatamente dissoluto, pervertito, crudele (non più, peraltro, della media dei tempi) e anche il sentimento dell'autrice nei suoi confronti è ambivalente e non si capisce bene se lo stimi o lo condanni, perchè a fronte delle sue depravazioni private, lo dipinge come un grande stratega, abile diplomatico e governante di qualità, ristabilendo le finanze di Roma e dotandola di leggi moderne, pur nel rispetto del mos maiorum.

Per fare tutto ciò, però, ebbe bisogno di pieni poteri che si prese con autorevolezza fino a quando, dopo soli tre anni di potere assoluti, nel 79 a.Ch.n., ritenne concluso il suo mandato di Dictator, per morire l'anno successivo da civile.

La sua eredità, ripristinate tutte le cariche elettive e riordinata la suddivisione dei poteri con una maggiore auctoritas concessa al Senato, si sviluppò in seguito fino all'apice di Ottaviano Augusto e dell'Impero.

A tutto questo mi ha fatto pensare l'ennesima inchiesta della magistratura finalizzata a bloccare le azioni di governo.

Chi non vuole che l'Italia torni ad essere forte e ricca, dice no a tutto.

No al nucleare, no alla riforma della magistratura, no alla Tav, no ad una legge elettorale che garantisca stabilità ed eviti governi nati da congiure di palazzo, no al presidenzialismo anche nella forma edulcorata del premierato, no a Trump, no a liquidare il regime degli ayatollah e recidere le loro metastasi terroriste, no al rimpatrio dei clandestini e no, anche, al Ponte sullo Stretto.

Roma divenne Roma Caput Mundi perchè aveva saputo prevedere le resistenze di chi dice no a tutto (non si chiamavano così, ma i cattocomunisti c'erano anche allora) ed aveva previsto di poter attribuire il potere ad un Dictator, un Uomo solo al comando, che sbloccasse tutto quel che i parrucconi dell'epoca, non dissimili da quelli di oggi, fermavano, timorosi di perdere la loro briciola di potere.

08 agosto 2011

E’ l’ora del “Dictator”

Roma fu un esempio di democrazia unita ad un potente ed esteso impero che diffuse civiltà in tutto il mondo allora conosciuto.
Le Legioni aprivano la strada e poi alle barbare popolazioni venivano portate leggi, conoscenze, stabilità, ordine.
Il ruolo di Roma nell’Antichità fu tale da essere paragonato a quello degli Stati Uniti negli anni successivi alla seconda guerra mondiale.
Ma anche Roma dovette, nel suo percorso nella Storia, affrontare sconfitte e problemi molto gravi.
I Romani, che avevano un evoluto sistema elettorale, con le Magistrature che svolgevano compiti ben determinati, avevano previsto la possibilità di trovarsi in situazioni critiche, tanto da aver necessità di rivolgersi ad un comando unico, temporaneo, con la sospensione delle Magistrature ordinarie.
Il soggetto che temporaneamente assumeva tutti i poteri fu chiamato “Dictator” e il più celebre fu Quinto Fabio Massimo, soprannominato “Il Temporeggiatore” che, chiamato a salvare la Repubblica dopo che i consoli “normali” avevano subito ripetute sconfitte per mano di Annibale arrivato a minacciare Roma stessa, riuscì, da Dictator ad imbrigliare il cartaginese e da lì cominciò la fine della città fenicia.
Se proprio non vogliamo considerare i pronipoti di Annibale provenienti dal nord Africa come invasori che minacciano la stabilità e l’ordine nelle nostre città (come è accaduto nelle banlieu francesi o come sta accadendo nel quartiere londinese di Tottenham) , dobbiamo però affrontare una crisi finanziaria che coinvolge tutte le nazioni del mondo e che richiede decisioni rapide, concrete e determinazione.
Mi domando quindi quale rapidità, quale concretezza, quale determinazione possa uscire da un Governo costretto non solo a mediare all’interno della propria coalizione, ma anche a ricercare il non ostruzionismo delle opposizioni, a tener conto dei “rilievi” di Napolitano, a prefigurare le sentenze della corte costituzionale, ad evitare i referendum demagogici e, come se non bastasse, ad acquisire parere e consenso di sindacati, associazioni di imprenditori, di consumatori, professionali.
Una ricerca del consenso, del compromesso che ci ha condotto sull'orlo del baratro, perchè il nostro debito pubblico è frutto del consociativismo della prima repubblica.
Una discussione continua in cui ognuno presenta il conto a tutela dei propri interessi corporativi, costringendo il Governo a riscrivere continuamente i provvedimenti, vanificandone l’efficacia a causa dei tempi necessari alla loro operatività non compatibili con quelli dei Mercati finanziari.
Il problema lo abbiamo in Italia per l’eccesso di assemblearismo da cui siamo infettati, perchè ognuno vuole dire la sua sempre e su tutto, ma lo hanno anche negli Stati Uniti, come è emerso con ogni evidenza durante la disputa tra la presidenza e il senato a maggioranza democratica e la camera bassa a maggioranza repubblicana.
Troppe chiacchiere vanificano gli sforzi e i costi di un risanamento e anche in questo caso potremmo ben prendere esempio dai nostri Antenati che, nei momenti di grave pericolo, nominavano un “Dictator” che assumesse i poteri e le funzioni di tutte le Magistrature.
Credo che anche in Italia sia giunta l’ora di un “Dictator” che, per i prossimi due anni (ma potrebbe anche essere sufficiente un anno solo) decida senza dove mediare, cercare maggioranze in parlamento, difendersi dalla magistratura, formulare compromessi tra le richieste corporative spesso tra loro in contrasto.
Abbiamo insomma bisogno di una persona che gestisca l’Italia come si gestiscono le aziende che, per l’appunto, hanno una assemblea annuale, ma poi delegano i poteri ai propri manager ordinati secondo una ben precisa gerarchia dove al vertice c’è uno e uno solo che, pur ascoltando i pareri di tutti, alla fine decide la strada da imboccare.

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