Ciò che è bene per la sinistra è male per l’Italia. Ciò che è male per la sinistra è bene per l’Italia.

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Si devono intraprendere le guerre per la sola ragione di vivere senza disturbi in pace (Cicerone)

No alla deriva

No alla deriva
Diciamo NO alla deriva

09 marzo 2006

Abolire la consulta islamica

Con tutte le vicende che attirano i riflettori nella politica italiana, è notizia delle pagine interne l'esito della seconda riunione della consulta islamica voluta (purtroppo) dal ministro degli interni del Governo Berlusconi.

Come era facilmente prevedibile, ad offrire una mano, rischiamo di dover mollare tutto il braccio e anche più.

La pretesa di ottenere scuole da imam e un' ora di lezione sull'islam dimostra come l'arrendevolezza non paghi nei confronti di chi ha adottato la stessa politica di Arafat a Camp David: ogni volta che viene offerto qualcosa, si rilancia chiedendo di più.

Credo che la misura sia ormai colma e che sia necessario lanciare un segnale forte per fermare una deriva che porta a concedere ad una religione, che è ben poco rappresentativa della realtà nazionale e, soprattutto, è avulsa dal nostro contesto storico e tradizionale, spazi che non le competono e, per di più, a spese di tutti.

La consulta islamica si sta dimostrando quello che non poteva che essere: uno strumento di propaganda, di canalizzazione di continue richieste e di trasferimento di risorse a senso unico, senza avere nulla in cambio.

Il 9 e 10 aprile, oltre a scegliere il miglior governo per i prossimi cinque anni (e non può che essere la riconferma di Berlusconi) abbiamo anche l'opportunità di dare un forte segnale di "stop" alla politica dell'arrendevolezza verso l'islam, interno ed esterno, riequilibrando le forze all'interno della Casa delle Libertà, rafforzando quei partiti della Coalizione di Centro Destra che si sono distinti per aver saputo affrontare con coraggio e determinazione il problema islamico.

Ed ogni riferimento alla t shirt di Roberto Calderoli è precisamente voluto.

08 marzo 2006

Les jeux sont faits

Un parto lungo un mese ed ecco che le liste per le elezioni sono state compilate.

Sulla stampa leggiamo di esclusioni eccellenti, di ridimensionamenti, di diritti di tribuna, ma la realtà è una formulazione di liste legate al leader del partito che, in questo modo, si assume piena responsabilità in caso di sconfitta e tutti i meriti in caso di vittoria.

La riforma elettorale è anche questo: una forte personalizzazione della politica, una leadership che prevale sulle ripartizioni correntizie, con seggi attribuiti in virtù di una scelta individuale del “capo” che sceglie chi, a suo insindacabile giudizio, può meglio supportare la sua politica.

A ben vedere questo modo di fare le liste è prodromico a quel passo in avanti che qui si auspica: una maggiore stabilità ed una più forte capacità di indirizzo da parte del Premier, con la scelta e la revoca dei ministri e con una pattuglia parlamentare più affidabile perché più fedele.

E se vogliamo “guardare dentro” a questo modo di fare le liste, vediamo che, ancora una volta, è la Casa delle Libertà ad interpretare meglio la riforma e la sua proiezione futura, con i principali partiti della Coalizione che candidano, in modo diffuso sul territorio nazionale, a capolista i propri leaders nazionali:

Silvio Berlusconi per Forza Italia

Gianfranco Fini per Alleanza Nazionale

Umberto Bossi per la Lega Nord

Pierferdinando Casini per l’Udc

Alessandra Mussolini per Alternativa Sociale

identificando quindi, senza alcun dubbio, la lista con il leader.

E nell’epoca in cui sui sondaggi si costruiscono i programmi e si preparano le campagne elettorali, non poteva mancare anche la loro influenza sulla composizione delle liste, soprattutto là dove si parla di “diritto di tribuna”, cioè di concedere un posto a candidati di altre formazioni, troppo piccole per riuscire a superare gli sbarramenti imposti, ma anche significative per gli uomini o per la rappresentanza ideale che portano.

Ecco che se Bobo Craxi ha trovato ospitalità nei DS, non propriamente amichevoli verso suo padre, la sorella Stefania Craxi ha coerentemente scelto Forza Italia.

E se Pannella ha cannibalizzato i socialisti di Boselli, Forza Italia ha concesso una rappresentanza simbolica, ma significativa a quei radicali che sono rimasti nella CdL, che, a parte qualche esagitato che si trova sempre, hanno ragionevolmente e compostamente compreso la realtà e si apprestano a portare il loro contributo alla causa comune, avendo garantito, grazie a Forza Italia, il “diritto di tribuna”.

Chiusa quindi la composizione delle liste, si apre la parte finale della campagna elettorale che ci porterà al voto del 9 e 10 aprile.

07 marzo 2006

La piccola Waterloo dei cow gays


C’è ancora qualcuno che non si lascia travolgere dalla tavola inclinata della depravazione e così un film, che ha violato la sacralità del Western, è entrato papa nel conclave degli oscar, uscendone cardinale e ridimensionato.

Non posso che esprimere soddisfazione per non aver imbrattato il Western e i suoi Valori più veri che non appartengono certo alla sfera omosessuale, ma parlano di Onore, di Forza, di Coraggio, di Amicizia … sana e senza sottintesi.

Quello che a me interessa è rilevare come il cinema, con la pretesa dei cineasti di “lanciare messaggi”, stia stravolgendo il senso dello spettacolo, del bello che conosciamo sin da quando, bambini, i nostri genitori ci accompagnavano a vedere storie fantastiche e affascinanti, che parlavano di bene e non ravanavano tra le miserie umane.

E mi piace qui citare un bell’articolo pubblicato ne Il Domenicale uscito sabato 25 febbraio che riprende questo tema, riferito essenzialmente al Western, con un titolo emblematico: Voglia di eroi nel tempo dei miti mediocri dove l’archetipo dell’eroe, inossidabile e tuttora amato – come dimostrano i suoi titoli in testa alle classifiche dvd - è John Wayne e dove i “miti mediocri” sono quelli che “lanciano messaggi”, purtroppo per loro e per noi, negativi o che, incuranti dei passaggi storici, rileggono gli eventi – ad esempio l’epoca del senatore Joseph McCarthy - con occhiali dalle lenti rosse.

La messe di oscar che nelle previsioni doveva raccogliere il film di Ang Lee, si è trasformata in una piccola Waterloo, soprattutto perché è venuto meno il premio più ambito: l’oscar per il miglior film.

Che sia il segnale che la misura ormai è colma e si possa sperare di tornare a vedere film … politicamente scorretti ?

06 marzo 2006

Azioni forti

Se il Manifesto Per l’Occidente del Presidente del Senato Marcello Pera ci fornisce Valori forti sui quali poggiare le nostre idee, non dobbiamo vanificare con atteggiamenti umili e sottomessi questa ritrovata consapevolezza della nostra legittimità storica e morale che poggia sul nostro passato e, attraverso il presente, guarda ad un futuro di ulteriori progressi..

Un cammelliere che abbaia dal deserto, un venditore di tappeti che minaccia fatwe, non sono motivi sufficienti per rinunciare alle nostre libertà, al nostro diritto/dovere di manifestare liberamente il nostro pensiero.

E’ una questione di dignità.

Quella dignità che manca a chi si mette prono a scusarsi per l’epopea coloniale che, pur nelle sue diverse forme tra le varie esperienze, ha apportato più benefici che danni ai popoli civilizzati.

Ed è la stessa dignità che manca a chi esclude a priori il diritto di rappresaglia nell’ambito delle relazioni con stati aggressivi e violenti.

E’ di azioni forti che abbiamo bisogno per evitare che i Valori forti restino solo un esercizio retorico sulla carta.

Questo significa non precludersi alcuna opzione nell’esercizio della nostra politica.

Non saremo mai noi i primi ad usare la forza, ma dobbiamo smetterla di guardare senza reagire alla violenza perpetrata contro di noi.

Devastare e invadere una legazione diplomatica è un atto di violenza che richiede un indennizzo, politico ed economico.

Minacciare azioni violente sul nostro territorio o contro obiettivi italiani (e, nel quadro di una sempre maggiore identità occidentale, di un qualsiasi paese dell’Occidente) deve trovare una risposta energica e determinata che non lasci dubbi sul tipo di reazione che susciterebbe se la minaccia fosse portata a compimento.

Ospitare nel nostro territorio torme di individui che aspettano l’imbeccata dai loro imam, significa abbassare il livello di sicurezza e dell’ordine pubblico e trasferire Carabinieri che hanno forse (e sottolineo forse) un po’ ecceduto nell’uso legittimo della forza per mettere in condizioni di non nuocere un illegale, è un pessimo segnale che viene dato sia a questi immigrati, che all’intera cittadinanza.

Accogliere in Italia chiunque, senza una valutazione sulla sua capacità e, soprattutto, volontà di integrarsi è un errore che rischiamo di pagare salato negli anni a venire.

Per la nostra sicurezza, per il nostro futuro, per il rispetto che dobbiamo ai nostri Padri e alle nostre Radici Romano-Cristiane, non possiamo continuare ad utilizzare solo l’arma della persuasione e della diplomazia nei confronti di chi interpreta tale impostazione solo come sintomo di debolezza.

I nostri Valori forti a nulla valgono se non sono accompagnati e testimoniati da azioni forti, come quelle intraprese dal Presidente Bush con la liberazione dell’Afghanistan e dell’Iraq.

Per aspera, ad astra.

05 marzo 2006

Il volto violento e liberticida della sinistra



Ieri a Padova i no global, funzionali e integrati nella sinistra dove presentano loro candidati come Francesco Caruso, hanno nuovamente mostrato il loro volto violento e liberticida, cercando di impedire all'europarlamentare leghista Borghezio (già da loro aggredito alcune settimane fa) di partecipare ad un dibattito sull'immigrazione.

Le immagini trasmesse dai telegiornali parlano chiaro e mostrano un branco di invasati dare alle fiamme beni, aggredire Polizia e Carabinieri, lanciare sassi, distruggere proprietà private.

Non ci meravigliamo di simili atteggiamenti, perchè ben conosciamo che nelle loro vene il tasso di democraticità è pari alla temperatura esterna di Plutone.

E non ci meravigliamo neppure del fatto che la sinistra imbarchi candidature estremiste e di riferiemnto per simili figuri, perchè se una differenza vediamo tra chi vuole impedire, con la violenza di piazza, un libero dibattito sull'immigrazione e chi vuole imbavagliare il Premier brandendo la par condicio come altri brandiscono il corano, quella differenza sta solo nel fatto che i secondi sono più subdoli e infidi.


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04 marzo 2006

Dalla Libia con furore

Il capo dei beduini libici, Gheddafi, sta cercando di cavalcare l’onda emotiva antioccidentale per recuperare immagine tra i suoi cammellieri, immagine che si era appannata dopo l’acquiescenza mostrata – si sa, la paura fa novanta – dopo la liberazione dell’Iraq.

Con un post arguto, Mthrandir ci ha illustrato una delle ragioni basilari dell’atteggiamento ridicolmente, ma pericolosamente, obsoleto dei musulmani: il ritardo “di calendario” di circa 600 anni.

Ma limitandoci al comportamento di Gheddafi, possiamo individuare anche ulteriori ragioni.

L’ignavia dei governanti italiani che, per 30 anni, lo hanno vezzeggiato anche quando lanciava i suoi scalcinati missili contro il nostro territorio e lasciando agli Americani l’onere (e l’onore) di una degna rappresaglia (come il bombardamento dei caccia USA, azione che avrebbe dovuto e potuto essere compito nostro).

Gheddafi pretende dei risarcimenti ?

Per cosa ?


Per aver portato la Civiltà in Libia ?

Per aver effettuato le prime rilevazioni e trivellazioni creando i presupporti di quella che sarebbe stata la ricchezza libica ?

Per aver portato in Libia banchi di scuola, ospedali e infrastrutture, come ci rinfacciavano ironicamente gli Inglesi: “gli Italiani sbarcano banchi di scuola e cannoni, resteranno solo i banchi di scuola” ?

Per aver cacciato, dalla sera alla mattina, depredandoli dei loro beni, migliaia di Italiani che in Libia avevano lavorato creando ricchezza per quella nazione ?

Per aver lasciato saccheggiare il nostro consolato a Bengasi ?

Anche ad una prima, semplice, occhiata siamo noi Italiani ad essere creditori dei libici e di molti miliardi di euro.

Smettiamola quindi di aver timore delle minacce di Gheddafi e reagiamo come si confà ad un paese civile e forte: tutelando gli interessi e i diritti italiani in tutte le sedi e senza escludere alcuna opzione, neppure quella militare che, poi, è l’unica, come hanno dimostrato Bush e prima di lui Reagan, che faccia ragionare il cammelliere di Tripoli.

E’ ora di dire basta ad atteggiamenti rinunciatari ed a sensi di colpa per colpe inesistenti, perché non colpe, ma meriti derivano dalla nostra Storia di civilizzazione in Libia e, più in generale, in Africa.


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03 marzo 2006

Valori forti

Una settimana dopo, il manifesto Per l'Occidente del Presidente del Senato Marcello Pera è quasi arrivato a 6000 adesioni.

Scorrendo la lista si trovano nomi di illustri sconosciuti.

Sono la spina dorsale di un'Italia che non si rassegna alla suddita "accoglienza" di immigrati portatori di lacerazioni del nostro tessuto sociale e che non si rassegnano al nichilismo relativista di chi ha in se tutti i germi della dissoluzione, morale prima ancora che politica.

Le spontanee adesioni ricevute via mail dal Manifesto di Pera, dimostrano l'esigenza di ascoltare e leggere parole forti, Valori e idee forti.

E' l'aspirazione di chi ne ha abbastanza dei dolenti piagnoni che ci raccontano di un'Italia che va male, di un Occidente che depreda il terzo mondo, di un Occidente destinato a soccombere.

Il Manifesto di Pera, come prima la Trilogia della Fallaci, ci ha restituito la consapevolezza della nostra gloriosa storia, del nostro presente comunque positivo e di quanto noi possiamo ancora avere e dare nel futuro.

Il mondo non potrà progredire senza un Occidente forte e determinato nel diffondere i suoi Valori, che poi sono quelli che affondano nelle radici romano-cristiane che sono la base del miglior modello di sviluppo che sia mai apparso sulla terra, dando di più al maggior numero di persone rispetto a qualsiasi altro sistema del passato e del presente.

Dobbiamo esserne consapevoli ed essere orgogliosi di quello che l'Occidente, che NOI OCCIDENTALI abbiamo saputo realizzare.

E da questa consapevolezza non può che derivare la spinta a riprendere con forza il cammino del progresso e della espansione della Civiltà che è tutt'uno con la diffusione della Libertà.

I Valori forti che sono contenuti nel Manifesto di Pera ci dicono una cosa fondamentale: è ora di smetterla di fare i piagnoni, di autopunirsi per colpe inesistenti, di limitare l'espressione della propria identità, per dare un nuovo impulso allo sviluppo, che tale non è se non parte da quello che è l'Occidente.

02 marzo 2006

Mani grondanti sangue

Il successo di una persona si può facilmente desumere dalle reazioni degli avversari.

Le reazioni isteriche della sinistra al discorso di Silvio Berlusconi al Congresso degli Stati Uniti, chiariscono la portata del successo del Premier in terra d’America.

Ogni funzionarietto dell’unione sinistra ha sentito il bisogno di dire la sua (si sa, Berlusconi fa notizia e qualche insulto al suo indirizzo consente sempre visibilità).

Così abbiamo ascoltato un carosello di dichiarazioni, tra l’altro neppure coordinate, in cui Mastella non crede al giuramento chiesto dal Padre di Berlusconi in un cimitero Americano, mentre Fassino punta l’indice contro alcuni alleati del Premier (dimenticandosi di essere stato il primo a “sdoganarli” in occasione delle regionali nel Lazio e facendo finta di non ricordare di essere alleato con i comunisti – eredi del regime più sanguinoso che la Storia ricordi – e di essere lui stesso un comunista per nascita politica).

Mentre Prodi, che in mattinata era protezionista, accusa Berlusconi di essere antieuropeista … accusa ? Se lo fosse, sarebbe un ulteriore merito !

Ridicola la reazione di chi starnazza brandendo la par condicio e contestando la diretta televisiva di un evento che, in Italia, ha solo 3 precedenti per i Presidenti del Consiglio italiani e soli 98 in oltre duecento anni di storia degli Stati Uniti, per tutti i capi di stato e di governo del mondo.

In pratica, secondo i sacerdoti della par condicio, agli Italiani doveva essere vietato ascoltare il Premier che parlava al Congresso Americano, ricevendone un tributo d’onore per lui ma anche e soprattutto per tutti noi, per la nostra Patria.

Proibire: questa la parola d’ordina della sinistra, a dimostrazione di quanto poco abbiano compreso e assimilato dei Valori di Libertà e Democrazia.

Ma il commento che merita la medaglia d'oro per la faccia di tolla, è quella del segretario dei comunisti italiani, Oliviero Diliberto, fedele ascaro di Prodi che, infatti, si è vergognosamente rifiutato di commentare la dichiarazione del suo prezioso alleato coprendosi lui stesso della medesima infamia ed estendendola a tutta la coalizione di sinistra.

Ma cos'ha detto Diliberto ?

Ha affermato che Bush e Berlusconi hanno stretto reciprocamente mani grondanti sangue.

E parla di mani grondanti sangue lui che da ministro della giustizia, mise la parola fine alla vicenda del Cermis, pur di portarsi a casa Silvia Baraldini che stava scontando una pena detentiva negli Stati Uniti per reati connessi al terrorismo (a proposito: doveva essere in fin di vita, lo scambio era ammantato da “motivi umanitari”, ma sono passati 8 anni e la Baraldini è ancora tra noi … e anche Diliberto).

Ma, soprattutto, parla di mani grondanti sangue lui che è uno degli epigoni italiani di una ideologia, di cui mantiene la ditta nel nome del suo partito: comunismo, che è responsabile di cento milioni di morti, più di ogni altro sistema politico o ideologico sia mai stato realizzato sulla terra.

Diliberto farebbe meglio ad usare la sua retorica parlandosi allo specchio e facendo atto di contrizione per la sua non pentita adesione al comunismo e i suoi alleati della sinistra non sono certo meglio di lui se non prendono le distanze da una simile dichiarazione.

01 marzo 2006

Comunisti e radicali zavorra d'Italia

Un paese normale trova arricchimento dall’alternanza nel governo e nell’opposizione.

Un paese normale ha una opposizione che propone questioni sensate cercando di entrare in sintonia con il sentimento comune del popolo.

Un paese normale può avere anche elementi antisistema, distruttivi e disgreganti; in sostanza può avere o un forte partito comunista o un movimento radicale (liberal) che trova sin troppo spazio mediatico, ma un paese normale non ha sia gli uni che gli altri contemporaneamente come dobbiamo sorbettarci in Italia !

Purtroppo l’Italia vive questa situazione anomala: il più grande partito comunista dell’Occidente che, sia pur frazionato in almeno tre tronconi principali, grazie ai cattocomunisti può aspirare a conquistare il governo del paese e nel 1996-2001 ci riuscì, piazzando un suo esponente per ben due anni persino a Palazzo Chigi.

E un partito radicale la cui esistenza si snoda tra provocazioni e tentativi di demolire tradizioni, costumi e morali che sono il collante della nostra società.

Gli uni e gli altri tedofori di un cupio dissolvi che trova la compiacente copertura di televisioni e giornali ossequiosi a quei “poteri forti” che si rinnovano per cooptazione e si fanno tranquilli le loro operazioni finanziarie mentre al “popolino” vengono rifilati argomenti di nessun interesse generale come le unioni tra omosessuali.

Non sembra un caso che comunisti e radicali abbiano trovato casa comune nella coalizione di sinistra, a dimostrazione della comune tendenza ad essere la zavorra d’Italia.

Quanto sarebbe migliore l’Italia senza quella zavorra !

Quanto sarebbe più coeso un paese che non deve affrontare l’ostacolo di un massimalismo comunista e di un massimalismo radicale !


Quello è il paese normale cui dobbiamo aspirare con la costruzione di una Grande Destra dei Valori e del Fare, contrapposta ad una sinistra tutta ideologia e capricci.

28 febbraio 2006

Quos vult perdere, Iupiter dementat prius

Lo so, l'avevo già fatta questa citazione virgiliana riferita agli dei che, amando più Enea di Turno, fecero impazzire quest'ultimo per far giganteggiare il loro prediletto, ma in che altro modo si potrebbe meglio definire la decisione dell'unione eurabica di finanziare i palestinesi di Hamas con la bellezza di 120 milioni di euro ?

Da secoli, quando sale al potere un governo non gradito alla comunità internazionale, lo strumento principe e iniziale di pressione sono le sanzioni, cioè il blocco del commercio di beni.

Altro non faceva Cesare quando bloccava le città nemiche, così si faceva nel medio evo e così fece l'Inghilterra contro Napoleone e Lincoln contro gli Stati Confederati.

Per arrivare al nostro secolo con le sanzioni contro l'Italia Fascista dopo la conquista dell'Impero, contro la Repubblica del Sud Africa, contro il regime di Saddam dopo l'invasione del Kuwait.

Così poteva legittimamente essere fatto contro un governo palestinese affidato ad una organizzazione terroristica: Hamas.

Invece no.

L'unione eurabica concede gentilmente un finanziamento per pagare gli stipendi e le bollette della luce, in pratica dando ossigeno ad un governo che, nonostante questa regalia, rifiuta ogni condizione, incassa e neppure ringrazia, neppure si ammorbidisce, dimostrando quel che qui si è sempre sostenuto: i musulmani apprezzano la forza e disprezzano la debolezza.

E il finanziamento europeo è sintomo di estrema debolezza.

Con tutti i miliardi che gli stati petroliferi musulmani incassano, proprio l'europa deve finanziare Hamas ?

Sembrano proprio voler realizzare la profezia di Marx, sbagliata nei rapporti tra capitalismo e comunismo, ma che troverebbe la sua pratica attuazione oggi: il mondo civile che fornisce al barbaro aggressore la corda per impiccarlo.

Ma quanti europei saranno contenti di sapere che i loro soldi finiscono nelle tasche dei terroristi di Hamas (come prima, del resto, arricchivano il precursore dei terroristi Arafat) ?

Sarà il caso di diffondere ampiamente la notizia di come la commisisone europea usa i fondi comuni.

L'europa non perde un treno quando si tratta di dimostrarsi non all'altezza della tradizione delle singole nazioni che la compongono: meglio separati e uniti solo nell'Alleanza Atlantica che in una simile unione.