Ciò che è bene per la sinistra è male per l’Italia. Ciò che è male per la sinistra è bene per l’Italia.

Web blacknights1.blogspot.com
penadimorte.blogspot.com svulazen.blogspot.com
Si devono intraprendere le guerre per la sola ragione di vivere senza disturbi in pace (Cicerone)

No alla deriva

No alla deriva
Diciamo NO alla deriva

29 ottobre 2009

Offensiva immigrazionista

I giudici condannano al silenzio il Prosindaco di Treviso, Giancarlo Gentilini , per presunte espressioni “razziste”, mentre la parte sinistra della Chiesa Cattolica si spende (e purtroppo spende anche il buon nome della Chiesa) per sostenere una presunta utilità dell’immigrazione .
Illegali in un barcone rifiutano l’aiuto dei maltesi perché pretendono di essere trasportati in Italia: purtroppo vengono accontentati, rovinando il traguardo di zero sbarchi che avevamo appena tagliato.
E’ evidente che è ripresa con forza una campagna tendente a promuovere l’invasione degli immigrati, purtroppo anche con i nostri soldi.
Un altro motivo, infatti, per non pagare il canone rai è dato da alcune trasmissioni radiofoniche.
Poco prima del gr delle sei del mattino vi è una trasmissione che ha ampiamente tracimato dal suo compito di fornire istruzioni agli immigrati che vogliono essere assimilati.
Vengono infatti intervistati solo e soltanto coloro che operano per favorire la permanenza degli immigrati e, naturalmente, snocciolano cifre e sentimenti contrastanti con quelle reali e di gran parte della popolazione italiana che, pure, paga il canone.
Immediatamente dopo il gr delle sei, abbiamo la famigerata trasmissione “Istruzioni per l’uso”, dove sin troppo spesso trovano spazio le posizione “buoniste” e di sinistra, con il classico “politicamente corretto” del “poverini e pensare che ci sono anche dei cattivoni che vorrebbero obbligare i medici a denunciare i clandestini”.
I “cattivoni” siamo noi che paghiamo il canone perché vengano prodotte trasmissioni contrarie ai nostri sentimenti e, soprattutto, ai nostri interessi.
Alla domenica alle 7,30 c’è il notiziario evangelico con un pistolotto in cui, abitualmente, si attacca il Papa e Berlusconi.
Ultimamente da quel pulpito viene la più netta condanna di ogni politica di controllo dell’immigrazione.
Con la banale scusa del “siamo tutti fratelli” e con gli sproloqui sulla utilità dell’immigrazione, gli evangelici riescono a farmi rivalutare ogni domenica la Chiesa Cattolica: ma perché non se li pigliano a casa loro o, meglio ancora, non li mandano nelle loro case madri ?
Intanto, anche per tale trasmissione, Pantalone paga.
E per finire questo breve excursus, sempre domenica, dopo le nove, abbiamo “I nuovi italiani” che non sarebbero i nostri figli, da crescere ed educare come bravi cittadini, insegnando loro le nostre sane tradizioni, la storia della nostra Patria e i nostri costumi, no.
Sarebbero gli immigrati cui, i soliti “cattivoni”, cercano di impedire il raggiungimento del traguardo della cittadinanza.
Come se bastasse un tratto di penna, un atto burocratico, l’acquisto della cittadinanza, per far diventare qualcuno di nazionalità italiana.
E noi paghiamo anche quella trasmissione.
Berlusconi, giustamente, sta cercando di eliminare l’Irap.
Continuo a raccomandargli di non dimenticarsi dell’Ici residuale, del bollo auto e soprattutto del canone televisivo, una delle tasse più odiose che, con simili trasmissioni portatrici insane di immigrazionismo e di “politicamente corretto”, diventa ogni giorno più ripugnante.

Entra ne

28 ottobre 2009

LXXXVII

Il 28 ottobre 1922 è la data che storicamente indica l’inizio del Ventennio Fascista e in cui, in quegli anni si celebrava, la Marcia su Roma.
Di tale evento ho già scritto e non farei altro che ripetermi, visto che, a quasi 53 anni, su vicende come quelle rappresentate dalla Marcia su Roma non ho avuto alcun ripensamento e, anzi, le discussioni – anche aspre – sia in gioventù che oggi, mi hanno sempre più convinto della fondatezza della mia prospettiva.
Il 28 ottobre, quindi, come data simbolo per una parte (piccola o grande dipende dal momento storico politico) della nostra Nazione.
Ed è innegabile (basti vedere le code al Cimitero di Predappio) che vi è, ancora oggi, 66 anni dopo la caduta del Fascismo e 64 dopo la sconfitta ad opera della Armate Anglo Americane nella seconda guerra mondiale, chi ritiene che tale data rappresenti la vera Festività Nazionale.
Credo che ognuno sia libero di celebrare le date che crede e come crede, evitando di imporre la propria visione ideologica sul prossimo.
Del resto qualunque data indicassimo come “Festa”, purchè non si lavori, vedrebbe l’entusiasta adesione dei cittadini.
Ma un Popolo senza Radici e senza la cultura della propria Storia è un Popolo destinato a non avere futuro.
Per questo il 28 ottobre merita di essere ricordato alla pari di altre date simboliche appartenenti ad altri contesti e, anche, ad altre parti politiche.
Certo, una Festa Nazionale ha una caratura di ben altro livello che non quella di ricorrenza di parte ed è per questa ragione che, nell’Italia di oggi, né il 28 ottobre, né il 25 aprile potranno mai essere riconosciuti come tali, anche se, a seconda delle contingenze politiche, potranno essere giorno di vacanza (“vacatio”) dal lavoro e di chiusura delle scuole e degli uffici pubblici.
Noi di Destra, la consapevolezza del significato del 25 aprile l’abbiamo maturata, anche se mai potrà essere considerata da qualcuno di noi, che esprima in buona fede e sinceramente il suo pensiero e i suoi sentimenti, una data festiva o da celebrare.
Quando anche a sinistra – dove notoriamente sono molto più lenti ad elaborare ciò che è giusto e ciò che è sbagliato – faranno altrettanto con il 28 ottobre, si potrà pensare ad entrambe le date come ricorrenze simboliche di eventi importanti per la Storia Patria, riservando ad altra data, più unificante, la qualifica di Festa Nazionale.
Perché una Nazione può avere una sola Festa Nazionale.


Entra ne

26 ottobre 2009

Io sto con Gentilini

Leggo che il tribunale di Venezia ha condannato il due volte Sindaco ed ora Prosindaco di Treviso, Giancarlo Gentilini, a tre anni di inibizione dal tenere comizi.
Nel nome del “politicamente corretto”, sulla base di una ridicola accusa di “razzismo” si sopprime la Libertà di Parola, la Libertà di Pensiero e la Libertà di diffonderlo.
La condanna dello Sceriffo è solo il prologo di quel che ci aspetta se il “trattato” di Lisbona dovesse essere ratificato con l’ultima firma mancante, quella di Vaclav Klaus, il coraggioso Presidente Ceco che sta sollevando ogni cavillo per impedire una simile disfatta per gli Uomini Liberi d’europa.
La nostra Libertà, tanto faticosamente conquistata nei secoli, la nostra Indipendenza, la nostra Civiltà, la nostra Sovranità (e per “nostra” intendo di tutti i Popoli dell’europa delle Patrie) è in grave pericolo per le decisioni prese da una ristretta oligarchia di burocrati con l’euro al posto dell’anima (e anche del cervello).
Miopi signori che non vedono oltre la colonna dell’ “avere” e con la loro miopia compromettono il futuro di tutti i Popoli d’europa.
L’accettazione dell’ingresso di milioni di diseredati ha una valenza economica, potendo rappresentare un calmiere alle richieste sindacali e una preponderanza dell’offerta di mano d’opera sulla domanda e consentendo quindi di produrre di più a costi minori, mettendo in competizione al ribasso chi deve prestare la sua opera per la produzione.
Ma questo arido calcolo che pretenderebbe di opporsi ai bassi costi della produzione orientale, non tiene conto del disastroso prezzo che si paga in termini di coesione sociale.
L’ingresso di milioni di persone estranee alla nostra Storia, alla nostra Cultura, alle nostre – pur diverse – Lingue, alla nostre Radici Romane e Cristiane che si traducono in Tradizione religiosa (Cristiana) e Tradizione giuridica (Romana), ai nostri Costumi, dissesta completamente lo scheletro dell’europa, che con le sue tante Patrie ha dominato il Mondo, senza poter competere realmente con colossi come Cina e India che possono unire produttività a basso costo e coesione etnica e culturale.
Una illusoria competitività produttiva con Cina e India distruggendo l’anima delle Patrie dell’europa, apre al crollo della nostra Civiltà.
Purtroppo, nel perseguire con avidità la strada della produttività, gli oligarchi sono riusciti a lanciare parole d’ordine ammantate da apparentemente nobili intendimenti e che vanno sotto il nome di “politicamente corretto”.
La condanna del Prosindaco di Treviso Giancarlo Gentilini è una sirena di allarme per tutti coloro che, volendo rimanere Liberi di agire, pensare e parlare, non possono accettare che superstizioni, pregiudizi, tabù limitino il diritto alla espressione delle idee con l’imposizione di vocaboli e di espressioni “politicamente corrette”.
Per questo un Uomo Libero non può che solidarizzare con Gentilini.

Entra ne

25 ottobre 2009

La sinistra da Sircana a Marrazzo

Due anni fa fu il caso del portavoce di Prodi, Sircana, “pescato” in un conciliabolo con un trans.
Oggi è Marrazzo che lascia la poltrona di presidente della regione Lazio ammettendo una sua “debolezza privata”, ancora una volta con un trans.
In mezzo un signore che si veste da donna (l’ex parlamentare Guadagno) e un altro presidente di regione (Vendola, Puglia) che ostenta con il suo orecchino la dichiarata omosessualità.
E poi, ancora, un coordinatore di sezione del pci/pds/ds/pd in carcere perché sospettato di essere lo stupratore dei garage a Roma e un giovane dirigente di Vignola dello stesso partito con il sangue alla bocca che gli fa dire “possibile che nessuno riesca a piantare una pallottola in testa a Berlusconi” ?
E per fortuna che “la mente più lucida” della sinistra voleva “un paese normale” !
Non c’è che dire, a sinistra stanno raccogliendo quel che hanno seminato.
E’ evidente che, di fatto, sanno dove ficcarsi la loro autoproclamata “superiorità” (morale e intellettuale).
Mi sembra che le vicende elencate, soprattutto quelle a sfondo sessuale, rivalutino – e alla grande ! – l’ “Uomo di Destra”, incarnato dalle avventure galanti del nostro Premier, con “normalissime”, giovani, avvenenti ragazze, rappresentando, per fortuna lui non gli altri, l’Italiano medio che ha sì delle “debolezze private” che però si estrinsecano, naturalmente, nel tradire la moglie con una ragazza più giovane e carina e non con persone del proprio sesso.
A scanso di equivoci sarà però opportuno che quando il pdl e il Centro Destra compileranno le liste per le prossime elezioni, obblighino i candidati a dichiarare la loro preferenza sessuale, così che noi elettori si possa scegliere anche in base ad una comune concezione del diritto naturale e della normalità propria dell’ “Italiano medio”: un uomo fa sesso con una donna e una donna fa sesso con un uomo, senza altre, strane, combinazioni.
In Germania l’unico merito che attribuisco al leader della Fpd è di aver dichiarato onestamente la sua omosessualità.
Per tale motivo io non lo avrei votato e non avrei votato neppure la Cdu/Csu che si proponeva di allearsi con lui e vorrei avere questa possibilità anche in Italia per non correre il rischio di ritrovarmi un personaggio, eletto anche con il mio voto, di cui, solo dopo, si scoprono le preferenze.
Perché se è vero che ognuno, purchè non danneggi il prossimo, in privato può fare ciò che vuole, è anche vero che, come si trova scritto oggi in un articolo de Il Giornale, per un uomo pubblico “la gnocca è una attenuante, il ragioniere una aggravante”.
Non vedo quindi alcuna compatibilità con la società ideale cui aspiro e un governante che non rispecchi la mia concezione di normalità sessuale che rientra tra quei Valori morali superiori a qualsiasi considerazione politica od economica.
E sono contento, oggi più che mai, di non essere un tedesco.

Entra ne

23 ottobre 2009

Un uomo solo al comando

Ci risiamo.
Nel momento in cui la sinistra soffre e non riesce ad esprimersi se non con gli insulti e le truculenti minacce di morte contro il Premier che non sono solo espressione di pochi mentecatti del web, ma rappresentano il sentimento diffuso e nascosto tra gli elettori di sinistra;
quando la sinistra non riesce a individuare leader migliore di uno che ha le sopracciglia di Breznev e la calvizie aureolata di Lenin e, così, rappresenta anche visivamente il vecchio che riemerge e gli si contrappone, senza speranza, un tizio dai calzini turchini,
ecco che il Centro Destra tenta di disperdere il capitale di fiducia e sostegno che ha accumulato, dividendosi pro o contro quel ministro, quella iniziativa, quella politica.
E’ il turno di Tremonti ad essere sotto tiro.
Il ministro ha indubbiamente un carattere spigoloso, ma ha i suoi meriti nell’aver tenuto ben saldo il timone della nostra economica nell’anno peggiore della globalizzazione.
Ricordiamoci che al suo posto Visco (o chi per lui) avrebbe avuto una sola risposta: tasse.
Ma anche Tremonti deve rinunciare al suo atteggiamento da professorino saccente e adattarsi ad essere uno dei “pares”, perché l’unico che tra loro è “primus” è Silvio Berlusconi.
Un uomo solo al comando.
Certo, la definizione coniata per Fausto Coppi si riferiva ad altro, ma può ben essere mutuata in politica per dire che, come una volta in Casa Savoia, “si regna uno alla volta”.
Il Premier votato dagli Italiani è Berlusconi e Berlusconi ha ottenuto voti anche da chi non voterebbe mai il pdl.
Quindi pochi individualismi (male congenito, peraltro, dell’Uomo di Destra a differenza della massificazione cui aspira il suo omologo di sinistra), obbedire alla linea che indica il Premier e … pedalare.
Questo vale anche in economia.
L’abolizione dell’Irap e del bollo auto è nel programma di governo, così come la riduzione delle tasse e, aggiungerei, anche l’abolizione del canone televisivo.
Tutte imposizioni odiose (irap, canone rai, bollo auto) o eccessive (tasse e imposte).
Berlusconi lo sa e ha comunicato i suoi voleri (che sono poi quelli degli elettori).
Tremonti deve eseguire.
Tagliando dove ci sono elargizioni a pioggia (vedi fus), limitando i trasferimenti alle regioni che sperperano in viaggi e iniziative ludiche, tagliando in genere le spese superflue, di immagine e non produttive.
E i ministri devono accettare i tagli ai loro dicasteri senza starnazzare come galline spennate.
Questo è ciò che il Premier, che ben conosce il sentimento popolare, vuole.
E questo è ciò che vogliamo anche noi elettori: meno tasse e più soldi da spendere nella nostra autonomia decisionale.
E smettetela di discutere di dimissioni o di fare gli offesi se non volete riconsegnare ai gabellieri la cassa dello stato e, quindi, aprire le nostre tasche all’invasione delle loro avide manone.
Non ve lo perdoneremmo.

Entra ne

22 ottobre 2009

Finalmente si ricomincia a parlare di ridurre le tasse

Questa mattina una indiscrezione ne Il Giornale, circa un “pensiero tentatore” del Premier di ridurre le aliquote a due: 23 e 33 per cento.
Sempre troppo alte, ma sarebbe comunque un passo avanti rispetto alle attuali.
Poi leggo i lanci di agenzia circa l’intenzione di ridurre l’ “imposta rapina” (tecnicamente: IRAP) gradualmente negli anni per poi abolirla definitivamente.
Raccomanderei di non limitarsi all’Irap, perché ci sono altre due tasse odiose agli italiani:
- il canone rai
- il bollo auto
.
Se poi il tutto si sposasse con una organica rivoluzione fiscale che riducesse sensibilmente le imposte sul reddito delle persone fisiche in modo da poter avere più soldi in tasca da spendere per ciò che aggrada a noi e non da vederli volare nelle tasche altrui per volontà di leggi sostenute dalle varie lobbies, allora Berlusconi si assicurerebbe il vitalizio a Palazzo Chigi.
Ma, direbbe qualcuno, ridurre le tasse significherebbe ridurre le entrate e, quindi, fare esplodere il debito pubblico.
Certo, se non si prendessero le misure necessarie e virtuose di drastici tagli alla spesa improduttiva.
Porre fine ai trasferimenti di denaro pubblico alla rai.
Soppressione del Fus (fondo unico per lo spettacolo: quello che con i nostri soldi finanzia film che non vedono neppure i parenti dei registi).
Soppressione di ogni contribuzioni ad associazioni private tutte chiacchiere e distintivo “politicamente corretto”
.
Ma, soprattutto, privatizzazione della rai che consentirebbe di incassare cospicue somme di denaro che permetterebbero al meccanismo virtuoso della libertà di mercato, alimentata dalle tasse basse e dai soldi in più che ognuno di noi avrebbe in tasca da spendere, di mettersi in moto e dare forza alla ripresa dei consumi e, quindi, di coprire, con i maggiori redditi delle aziende e dei privati e quindi con un maggiore introito complessivo, quel che si incassa di meno con la riduzione delle imposte.
Forza, Silvio, getta i dadi sul tavolo, non essere prudente, ma sii coraggioso e abbatti il moloch dello stato gabelliere !

Entra ne

21 ottobre 2009

Flessibile, fisso o … Ferrarelle ?

Tremonti ha tessuto l’elogio del posto fisso e si sono scatenate le polemiche.
Tremonti ha detto delle ovvietà, ma sembra che nella politica italiana, sempre alla ricerca di un motivo per darsele di santa ragione, anche la più banale delle considerazioni non viene compresa.
In uno stato dove la “dietrologia” è sport nazionale, tutti a domandarsi cosa c’è “dietro” questa ultima uscita del Ministro per l’Economia.
Naturalmente la tesi più gettonata è che “dietro” ci sia la lotta per la successione a Berlusconi (che con tutti gli auguri di morte che riceve dai “democratici” e “civili” supporters della sinistra, probabilmente prolungherà la sua vita fino a seppellirci tutti, così che il suo successore non è ancora nato).
Ma Tremonti ha semplicemente espresso quel che tutti pensiamo.
L’Italia è una nazione con una alta densità abitativa e come non c’è posto per gli immigrati, così non ci sono opportunità per zingarate lavorative, quando uno spostamento non solo comporta la un lavoro, ma anche una casa e una cerchia di amicizie.
In Italia non ci sono le vaste prateria dell'America o i deserti dove far sorgere una città che prosperi con il gioco d'azzardo.
La flessibilità, intesa come frenetico cambio di lavoro non è nelle nostre abitudini che, invece, si manifestano e consentono a ciascuno di noi di esprimersi al meglio, quando alle spalle c’è stabilità tanto economica, quanto sociale che affettiva.
Per cui quella di Tremonti è una ovvietà.
Ma come poter realizzare questa aspirazione giusta e legittima senza compromettere la produttività ?
Sì, perché posto fisso non deve essere sinonimo di lavativi e pelandroni.
Qui entrano in gioco nuove leggi e maggiori controlli, come quelli posti in atto dal Ministro Brunetta nel pubblico impiego che è il fulcro del posto fisso visto in modo negativo.
Ma si deve tornare a parlare anche di libertà di licenziamento da parte degli imprenditori, naturalmente all’interno di un quadro normativo che penalizzi gli abusi e di una serie di ammortizzatori sociali che consentano di tutelare realmente il reddito di chi viene licenziato fino a che non possa trovarne un altro (ma se lo rifiuta perché ha pretese diverse, allora non può più continuare a ricevere aiuti statali).
Lo stato non deve intervenire nell’economia, per cui i rapporti tra le parti devono restare privati, ma può e deve fornire quella rete di garanzia per chi, senza sua colpa, perde il lavoro.
E’ necessario eliminare ogni pastoia burocratica per l’apertura di una impresa e di una attività liberale, per consentire a chiunque di tentare la via del lavoro autonomo o della libera professione.
Chi opta, invece, per il posto fisso, deve adattarsi a ricevere un reddito di gran lunga inferiore a quello potenziale di chi rischia in proprio come imprenditore.
In un sistema di libero mercato, come è quello che auspico, lo stato è benevolo terzo verso i suoi cittadini, interviene per dirimere le controversie da posizione autenticamente super partes e regola preventivamente i rapporti tra le parti con poche e chiare leggi, lasciando piena libertà all’interno di un quadro di riferimento generale.
Lo stato non impone di assumere o di tenere in vita aziende decotte sostenendole con i soldi di tutti, perché semmai interviene per sostenere il reddito di chi ha perso il lavoro.
Lo stato non impone a nessuno di farsi assumere in un posto fisso, ma chi lo fa non deve pensare che lo stipendio più basso possa giustificare scarso impegno.
Sono tutte ovvietà, come quelle di Tremonti.
Dov’è il problema ?

Entra ne

20 ottobre 2009

Bocciatura Lodo Alfano: come in una barzelletta

In realtà non ho ancora letto le motivazioni che la corte costituzionale ha posto a base della sua pronuncia contro il Lodo Alfano e non so se perderò del tempo per interpretare le oltre cinquanta pagine che si sono rese necessarie a giustificare tale decisione.
Mi basta quanto ho ascoltato stamattina al Gr1: il Lodo Alfano è stato bocciato perché la costituzione non prevede la tutela per le quattro più “alte” cariche dello stato.
E mi è venuta in mente quella barzelletta in cui si chiedeva quale fosse la differenza tra l’anarchia, il comunismo e la democrazia.
In un regime anarchico tutto è permesso anche quello che è espressamente vietato.
Sotto il comunismo tutto è vietato anche quello che è espressamente consentito.
In democrazia è consentito tutto ciò che non è espressamente vietato.
E nella costituzione non è vietato consentire al Presidente del Consiglio di occuparsi dei problemi di tutti, differendo i processi contro di lui che potrebbero essere artatamente promossi solo per intralciarlo.
E non parlatemi dell’art. 3, visto che un principio fondamentale che si impara al primo anno di università vuole che a situazioni differenti sia giusto dare soluzione differente.
Che non sia il caso di “rilanciare” e oltre a proporre, come fece in passato la Lega, l’elezione popolare dei pubblici ministeri, ci si debba orientare anche verso l’elezione popolare dei giudici costituzionali ?

Entra ne

19 ottobre 2009

E io chiedo l'ora di religione Pagana

E perché no ?
E’ la vera religione italica, una religione autoctona, mentre anche il cristianesimo è un prodotto di importazione (e non venitemi a dire che no, anche il paganesimo è di derivazione greca, perché divinità come i Lari e come Giano sono prettamente latine e italiche).
E’ la autentica religione dei nostri Avi, gli Antichi più Antichi.
E’ la religione che ha consentito a Roma di diventare Caput Mundi.
E’ la religione dell’integrazione, perché un posto nel suo Olimpo non lo ha mai negato a nessuna divinità dei popoli sottomessi.
E’ religione umana, perché gli Dei di Roma hanno le passioni, gli amori e gli odi di qualsiasi uomo mortale.
In fondo, se proprio si deve fare spazio all’insegnamento di una religione alternativa a quella cattolica, perché favorire una religione così estranea come è quella islamica e rinunciare a coltivare la religione dell’altra grande Radice da cui è nata la nostra Civiltà ?
Le stesse festività cristiane sono la versione riveduta e corretta di precedenti festività Pagane.
Il Natale con i Saturnali che culminavano con la Festa al Dio Mitra (Dio del Sole nella Roma più antica).
Ferragosto prende il nome stesso da un periodo di festeggiamenti in onore dell’Imperatore Augusto (feriae Augusti).
L’americana Halloween e i nostri Ognissanti e Commemorazione dei Defunti traggono ugualmente origine dai riti della fine del raccolto (fine ottobre) che anticamente segnava la fine dell’anno e il rinnovamento con l’inizio del nuovo (per i Romani erano le celebrazione della Dea Pomona).
S, Valentino (14 febbraio) si sovrappone alla festa della fertilità: i Lupercali.
Il 29 giugno è giornata festiva a Roma perché si celebrano i santi Pietro e Paolo, ma la stessa data era a Roma quella in cui veniva celebrata un’altra famosa coppia: Romolo e Remo.
Finora sono andato a memoria, ma credo che approfondendo il tema scopriremmo che tutte le feste cristiane abbiano una origine pagana, ad eccezione, ovviamente, di Pasqua che, però, non è una originalità del cristianesimo, bensì una importazione, rivista e corretta, dall’ebraismo.
Mi sembra abbastanza evidente, quindi, che chi propone l’ora di religione islamica nelle nostra scuole abbia completamente perso di vista chi siamo, da dove veniamo e, soprattutto, non conosca le nostre Radici che sono Romane e Cristiane.
E chi non ha radici è destinato a non avere futuro.

Entra ne

18 ottobre 2009

Abolire il canone, privatizzare la rai

Lo ha scritto ieri anche Feltri: quando cercano di metterlo in un angolo, Berlusconi reagisce da uomo e li colpisce al loro ventre molle.
E’ stato così anche in questi giorni.
Se speravano di averlo abbattuto con le sentenze emesse da un giudice così imparziale da brindare nel 2006 alla sconfitta (dubbia
) elettorale di Berlusconi o da una corte costituzionale per due terzi nominata o eletta da persone od organismi schierati contro di lui, hanno dovuto ricredersi.
Così, consegnati altri appartamenti ai terremotati in Abruzzo, Berlusconi è volato a Sofia ed ha sostanzialmente avallato la campagna contro il pagamento del canone televisivo lanciata dai quotidiani Il Giornale e Libero.
Bene !
E’ il Leader che vogliamo nel Centro Destra, nessun compromesso e avanti con il rullo compressore delle leggi a maggioranza.
Se è vero che abbiamo un deficit in aumento, come tutti gli stati del mondo che stanno affrontando la crisi economica globale, è altrettanto vero che ne dobbiamo uscire anche riducendo le spese.
Come in ogni famiglia.
E come in ogni famiglia si devono anche vendere alcuni “gioielli”, che magari tali non sono ma sono solo apparenza, costosa.
Se, poi, in questa manovra si riesce anche a dare una grandissima soddisfazione agli italiani che, da anni, vedono il canone televisivo come il fumo negli occhi, allora sarebbe la perfezione amministrativa.
Così Berlusconi ha fatto un altro passo verso quelle decisioni che gli consentirebbero di legare a se gran parte dell’elettorato.
Da Sofia è partita la prima bordata: con simili trasmissioni, la rai dovrà registrare l’aumento del mancato pagamento del canone.
Forza, Silvio, ormai i tempi sono maturi per un bel decreto legge che
abolisca il canone Rai,
revochi tutti i trasferimenti di denaro dallo stato alla rai e
metta in vendita, al miglior offerente, le tre reti televisive
.
Vediamo se un privato, anche di sinistra, avrà lo stesso coraggio e capacità imprenditoriale di Berlusconi, per comprarle – tra l’altro dotate di un notevole “avviamento” a differenza delle reti che Berlusconi ha creato dal nulla – e per pagare chi ci lavora.
E se qualcuno di costoro dovesse perdere il posto, non potrà fare altro che prendersela con se stesso, le sue scelte ideologiche e provare a nutrire la sua famiglia con l’odio profuso in troppe trasmissioni.
Mi piacerebbe proprio vedere chi si azzarderebbe a chiamare i cittadini in piazza per protestare contro l’abolizione del canone televisivo, credo sarebbero solo una minima percentuale anche degli elettori della sinistra a rispondere alla chiamata, pena la riproposizione – e, se qualcuno dovesse lamentarsi per l’abolizione del canone, senza possibilità di sollevare obiezioni - di quella definizione che durante la campagna elettorale del 2006 Berlusconi indirizzò nei confronti di chi vota contro il proprio interesse.
Con un Berlusconi così, l’unica speranza per la sinistra non resta veramente che l’accorato appello del giovane dirigente del pci/pds/ds/pd di Savignano sul Panaro “Ma santo cielo, possibile che nessuno sia in grado di ficcare una pallottola in testa a Berlusconi!’’, prontamente accolto, come abbiamo letto nei quotidiani di ieri e oggi, dalle brigate rosse, per ora a livello di minaccia.
A proposito.
E’ comprensibile che abbiano accostato a Berlusconi anche delle minacce contro il leader leghista Umberto Bossi, ma possibile che siano persino più ottusi di quanto non li reputiamo, visto che hanno aggiunto anche Fini senza accorgersi che costui sta giocando una partita tutta sua, oggettivamente per la sinistra e contro Berlusconi ?

Entra ne