Ciò che è bene per la sinistra è male per l’Italia. Ciò che è male per la sinistra è bene per l’Italia.

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04 maggio 2026

Il trappolone

I consiglieri fraudolenti di oggi sono i commentatori nei giornali e in radiotelevisione.

Esprimono le loro personalissime congetture, probabilmente per giustificare la loro altrimenti inutile presenza, spesso prive di verifica e nella massa delle parole, sperano che le loro previsioni siano presto dimenticate, così da poterne fare altre, anche in contrasto con le prime.

C'è, però, una linea comune a tutti, cercare di proiettare la percezione che i partiti del Centro Destra e il Governo siano allo sbando.

In oltre tre anni, l'unica sconfitta della Meloni è stata al referendum sulla giustizia, un atto autolesionistico degli Italiani che prima rinnovano la fiducia ai magistrati e poi continueranno a pagare gli errori giudiziari al posto dei magistrati che nel frattempo faranno carriera, come probabilmente accadrà anche con la vicenda di Garlasco.

Eppure quella unica sconfitta in tre anni è il trampolino di lancio di "professionisti dell'informazione" con la bava alla bocca che hanno trovato il consiglio fraudolente del secolo: andare ad elezioni anticipate.

Nell'editoriale di Belpietro di oggi si riporta che Travaglio ipotizza il voto anticipato, scongiurandolo perchè la sinistra non sarebbe pronta e Belpietro, invece di indagare sulle motivazioni che inducono uno come Travaglio a fare un apparente favore alla Meloni, sembra dargli ragione.

Il periodico di Sky tg24, invece rilancia l'ipotesi di elezioni, che sarebbero sul tavolo per sbloccare un presunto stallo nell'azione di governo.

A leggere costoro, verrebbe da dire, beh, se la sinistra non è pronta alle elezioni, andiamoci subito.

E qui scatta il trappolone.

Se la Meloni si dimettesse, il pallino sarebbe nelle mani di Mattarella, il vero capo dell'opposizione al Governo di Centro Destra, che già in passato fece in modo che non si andasse al voto con auspici favorevoli al Centro Destra (allora a cascarci con entrambi i piedi fu Salvini).

Ma anche se si andasse al voto (e se Mattarella sciogliesse le camere vorrebbe dire che è convinto che la sinistra vincerebbe) cosa importa all'elettorato di sinistra chi è il capo della coalizione, quale sia il programma, quali i candidati ?

L'elettorato di sinistra, al contrario di noi di Destra, è di bocca molto buona e basta propinargli quattro bellaciao, un paio di slogan a favore della Palestina e un centinaio di bandiere americane e israeliane da bruciare, si sente in paradiso.

La mancetta arriverebbe poi, con un simil reddito di cittadinanza, così che chi produce ricominci a mantenere chi si limita a consumare risorse, stravaccato su un divano.

Il resto non interessa, come abbiamo visto al referendum.

Quindi la Meloni farebbe malissimo a seguire i consigli fraudolenti di chi le vuole male e, anzi, farebbe male anche a chiamare alle urne prima della naturale scadenza delle camere solo per tornare a votare in primavera.

La legislatura dura quindi cinque anni che decorrono dalla prima riunione delle camere che, in questa legislatura, si è avuta il 13 ottobre 2022, con scadenza pertanto il 12 ottobre 2027.

In base all'art. 61 della costituzione del 1948, poi, le elezioni devono essere convocate contestualmente o subito dopo la fine della legislatura, tra i quarantacinque e i settanta giorni, quindi tra il 27 novembre e il 22 dicembre 2027.

Questo significa che la Meloni ha ancora un anno e mezzo, cioè un terzo della legislatura !, per recuperare la forma migliore, procedere con qualche intervento che caratterizzi il Governo come esecutivo di Destra e quindi rivincere le elezioni.

Se la Meloni deve fare degli sbagli, molto meglio se li fa seguendo un suo disegno e non perchè attratta dalle sirene fraudolente di una stampa ostile.

13 dicembre 2010

I giorni del giudizio

Finalmente ci siamo.
Oggi il Premier voluto dal Popolo in regolari elezioni, Silvio Berlusconi, ha esposto in parlamento quello che ha fatto, quello che si propone ancora di fare, come e con chi farlo.
Domani le camere voteranno sulla fiducia.
Un sistema politico rispettabile non avrebbe dovuto mettere in scena questo spettacolo, perchè l'ampia maggioranza del 2008 era per Berlusconi, per quello che si proponeva di fare, per l'indirizzo generale del suo percorso politico.
Il Popolo aveva detto chiaramente che per raggiungere gli obiettivi tipici di ogni stato: benessere, sicurezza, prosperità, progresso, libertà, Berlusconi era il Premier adatto.
Per tale motivo la maggioranza era numericamente solida.
Poi sono emerse le paturnie di Fini.
Che siano frutto del suo sacco o indotte da quella “sovrastruttura” di poteri forti interessata a indebolire l'Italia e spingerla nuovamente tra le nazioni di secondo piano, è sostanzialmente, in questa sede, ininfluente.
Fini ha fornito ad una opposizione debole e priva di prospettive l'opportunità di rialzare la testa.
E questo indipendentemente dall'esito del voto di domani.
Hanno un bel da indignarsi a sinistra per quei parlamentari che, eletti con loro, voteranno la fiducia, quando un ben nutrito gruppo di transfughi ha fatto venire meno, con una congiura di palazzo, la maggioranza voluta dal Popolo con libere e regolari elezioni !
Per quell'accozzaglia arcobaleno che spera nella sfiducia non conta ciò che Berlusconi ha realizzato, conta solo liquidare il Premier, fregandosene altamente del parere del Popolo che da Sovrano, quale dovrebbe essere, diventa “bue” come vorrebbe che fosse.
A me, invece, interessa ciò che Berlusconi ha fatto, la strada che, con i suoi alleati, in primis della Lega, ha imboccato e, quindi, l'indirizzo che con Berlusconi ha preso l'Italia.
Mi interessa che sia finita l'epoca degli espropri fiscali e che si sia imboccata la strada, almeno a livello di principio, della forte riduzione delle imposte dirette e del far pagare i servizi a chi ne usufruisce e non a tutti indistintamente.
Mi interessa che si sia cominciato a tagliare la spesa pubblica, nell'utopia, ma che deve essere il traguardo cui ambire, che lo stato spenda solo per la diplomazia, la giustizia, le Forze Armate e le Forze dell'Ordine, diventando quindi terzo, imparziale normatore ed eventualmente sussidiario, in tutte le altre situazioni.
Mi interessa che sia finito l'esproprio delle risorse del Nord per destinarle, improduttivamente, ad un sud che in 150 anni si è comportato come una idrovora con troppe falle.
Mi interessa che si sia cominciato a mettere mano alla eliminazione dei benefici per categorie privilegiate e spesso improduttive.
Mi interessa che lo stato non legittimi comportamenti moralmente discutibili (eufemismo ecumenico) quali l'eutanasia, la manipolazione genetica, il riconoscimento giuridico di famiglie che non siano fondate sull'unione di un uomo con una donna.
Mi interessa che lo stato tuteli l'Identità Nazionale, fermando l'arrivo di stranieri e l'improbabile loro concessione di cittadinanza e voto che devastano il nostro essere, già faticoso, “una d'arme, di lingua, d'altare, di memorie, di sangue e di cor”, disfacendo il tessuto sociale, economico, culturale, civile della nazione.
Mi interessa che la scuola e l'università formino le classi dirigenti e professionali del domani e non siano solo diplomifici utili solo a creare l'aspettativa di lavori ben remunerati a spese della collettività e lasciando vuoti posti utili che, invece, con una severa selezione, troverebbero la loro occupazione da parte di personale italiano senza rivolgersi agli stranieri.
Naturalmente mi interessa anche che si rivoluzioni il nostro sistema giudiziario per accantonare l'ideologia e tornare ad avere una Giustizia con la “G” maiuscola, credibile e affidabile, come ora non è.
E mi interessano anche altre cose, in questo momento in secondo piano, per fare dell'Italia quella nazione che, per la fantasia e la capacità del suo Popolo, possa primeggiare nel mondo.
Non mi interessa, quindi, chi si propone di realizzare tale progetto, che si chiami Berlusconi o Pippo, lo voterei comunque.
La strada è lunga e, come in ogni cammino, ci saranno delle soste, ma l'importante è che non la si cambi.
Berlusconi è stato il motore per imboccare la strada virtuosa indicata ed è ancora il principale catalizzatore delle forze del cambiamento.
Gli altri, tutti gli altri, ci riporterebbero agli anni settanta, dove crebbero solo tasse, disordini, debiti.

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08 dicembre 2010

Fini funambolo delle parole

La lettura dei giornali e l'ascolto dei giornali radio di questa mattina, forniscono ulteriori elementi di sfiducia nei confronti di Gianfranco Fini, come se non ve ne fossero già a sufficienza per seppellirlo sotto il disprezzo generale degli elettori del Centro Destra.
In una delle troppe trasmissioni di propaganda prodotte da Rai3 con i soldi di tutti, Fini ha preteso, ancora una volta, le dimissioni di Berlusconi rifiutando, peraltro, di dare le sue, promesse una volta che fosse stato appurato, come pare sia stato appurato, che il famoso appartamento di Montecarlo fosse finito in proprietà del “cognatino” Tulliani.
Non pago, Fini ha preteso di rappresentare un “nuovo” Centro Destra che, a suo dire, dovrebbe ricomporsi una volta eliminata l'ingombrante (per lui) presenza di Berlusconi.
Ora Fini, come al solito, ha giocato con le parole, ma non ha spiegato, perchè non può, come intende conciliare le idee che sta propugnando da circa sette anni (cittadinanza e voto agli immigrati, mantenimento della spesa statalista e dei finanziamenti pubblici improduttivi, eutanasia, manipolazione genetica, unione omosessuale, etc.) e che sono la fotocopia delle proposte della sinistra, con il definirsi di Centro Destra, quando tutti gli elettori del Centro Destra votano in quella area proprio – sia pur con qualche eccezione che non inficia la regola generale - per impedire la cittadinanza e il voto agli immigrati, la perpetuazione dei finanziamenti improduttivi, l'eutanasia, la manipolazione genetica, l'elevazione a dignità di legge dei capricci omosessuali.
Come può proporsi Fini per la “ricomposizione” del Centro Destra solo basandosi sulla eliminazione di Berlusconi ?
E come può un elettore di Centro Destra fidarsi, credere ancora alle parole di un Fini ?
A confronto del funambolismo parolaio di Fini cresce a dismisura anche la statura di Casini che, almeno, ha fatto nel 2008 la sua battaglia solitaria ed è l'unico ad essere titolato dal richiedere le dimissioni di Berlusconi per poi aprire una nuova stagione.
Senza Fini, però.
Perchè non mi dispiacerebbe se Casini restituisse a Fini, con gli interessi, lo scherzetto che questi gli fece a gennaio 2008 quando, dopo aver definito il Pdl “comica finale”, invece di aggregarsi a lui, corse a candidarsi nelle liste di Berlusconi, rendendosi disponibile a fare il comico di spalla.
Leggo e ascolto che ci sarebbe stato un incontro tra il Premier e Bocchino, pronube il solito Gianni Letta, la cui attività da pontiere si rivela sempre più dannosa per la credibilità del Centro Destra, per una possibile intesa.
Voglio sperare che il Pdl non arretri di un millimetro dalla linea chiaramente indicata: o fiducia o voto.
E, una volta al voto, lasciando Fini al suo destino.
Perchè deve essere chiaro che non sarebbe accettabile votare una coalizione nella quale si concordassero i posti in parlamento con chi ha già dato prova di essere inaffidabile.
Personalmente non potrei, in coscienza, votare per una coalizione che ripresentasse gli stessi parlamentari che si sono sfilati dal Pdl per seguire Fini e, piuttosto, tanto peggio, tanto meglio, potrei anche votare Di Pietro (ma più probabilmente sceglierei una lista di Destra estranea ad una coalizione cui partecipassero i finioti, per “mettere in frigorifero” il mio voto).

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07 dicembre 2010

Pinocchierie per Fini e battute da osteria per Casini

Il nuovo quadrumvirato (Fini-Casini-Montezemolo-Rutelli = FiCaMoRu) posto davanti alla forza della ragione e alla dignità con la quale Berlusconi sostiene il suo diritto a governare per invistitura popolare e contro le congiure di palazzo, sente vacillare il terreno sotto i piedi.
Fini, nel suo tour propagandistico, a domanda specifica ha affermato che non ci sarà ribaltone.
Ha ragione nell’usare il futuro perchè lui il ribaltone lo ha già compiuto.
Ha infatti, in soli sette anni, ribaltato le idee che sosteneva da 35 anni.
Come ha giustamente sottolineato il Premier Berlusconi, Fini:
- è passato da Mussolini “il più grande statista”, al Fascismo “male assoluto”;
- è passato dalla legge Bossi – Fini al voto e cittadinanza per gli immigrati;
- è passato dal presidenzialismo e uninominale, al parlamentarismo proporzionale
.
Aggiungo che Fini è la stessa persona che è passata dal Pdl “comica finale” del novembre 2007, all’essere cofondatore del medesimo Pdl per poi ribaltare se stesso ancora una volta e andarsene fondando un nuovo partito.
Qualche segnale di allarme, però, deve essere suonato nella testa di Fini, se continua a giurare di essere ancora di Destra, non si sa bene con quale credibilità verso chi lo ascolta, visto che tutte, ma proprio tutte, le posizioni espresse lo indicano ormai organico alla sinistra.
- Fini vorrebbe pensionare Berlusconi, come prova la sinistra da 17 anni;
- Fini vorrebbe concedere cittadinanza e voto agli immigrati, come sostiene la sinistra da sempre;
- Fini vuole tassare i risparmi e le case, come la sinistra, per mantenere alta la spesa pubblica clientelare;
- Fini vuole una legge sull’eutanasia, come la sinistra;
- Fini vuole elevare a dignità di legge i capricci degli omosessuali, come la sinistra;
- Fini, come la sinistra, vuole rivedere in senso proporzionale, quindi eliminando la stabilità governativa e favorendo i piccoli partiti che così potrebbero ricattare i grandi, la legge elettorale (e questo è un altro ribaltone su stesso, visto che era sostenitore di un referendum per l’ uninominale all’inglese);
- Fini vuole rivedere in senso permissivo, come la sinistra, la legge che pure aveva sottoscritto sulla fecondazione assistita
.
Credo che vi siano argomenti a sufficienza per demolire, quando si aprirà la campagna elettorale, la pretesa del signor Fini di appartenere al Centro Destra: basta mettere a confronto le sue posizioni e le sue dichiarazioni rilasciate nel tempo.
E con lui tutti coloro che ne seguiranno le orme.
E tale sarà la campagna elettorale che ci accingiamo a vivere.
Ma anche il normalmente tranquillo e sorridente Casini, molto sensibile agli umori generali, deve aver captato segnali non rassicuranti se si è messo a fare battute da osteria come il definire il premier “catacombale”.
E’ abbastanza risibile che il capo di un partito accreditato del 6% chieda a quello di un partito al 30% di farsi da parte.
E’ segno di debolezza chiedere, ad una persona ancora nel pieno della sua energia e con un ambizioso progetto politico, di farsi volontariamente da parte, designando un successore, senza un preventivo voto popolare (non di palazzo !) di sfiducia.
Ed è sintomatico che, a fronte delle smentite di Fini circa alleanze con i comunisti, uno dei suoi bracci armati, Granata, dichiari di prendere in considerazione una alleanza con il pci/pds/ds/pd.
Lo sforzo che stanno producendo i nuovi quadrumviri, con Rutelli e Montezemolo più defilati, è evidente: eliminare Berlusconi senza passare dal voto, che temono più di ogni loro incoerenza politica ed ideale.
Sperano che, eliminato il Premier, loro potranno atteggiarsi a kings maker, come nella prima repubblica, per poi approfittare della transizione per accalappiare i voti del Pdl.
Ma gli elettori non sono cani e neppure si bevono gli articoli di Unità e Repubblica o la propaganda televisiva (con i soldi di tutti) dei Santoro, Floris (a proposito: ho letto che stasera a Ballarò ci saranno Fini, Bocchino, Enrico Letta e Rotondi. Tre di sinistra e solo uno in rappresentanza del governo. Bella par condicio !) & Co.
E ormai l’impegno d’onore è tale per cui, qualunque cosa accada, mai e poi mai si voterebbe una alleanza, con un candidato del FiCaMoRu (Fini, Casini, Montezemolo, Rutelli).

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25 novembre 2010

Solo due strade: voto o autodeterminazione del Nord

Stiamo assistendo ad una commedia che rischia di sfociare in tragedia per tutti tranne i soliti parassiti assistiti dallo stato.
La propaganda della sinistra vorrebbe proiettare l’immagine di un fallimento del Centro Destra che non c’è.
Non è fallito il progetto del Centro Destra perchè solo una banda di trasformisti, privi anche della residuale dignità di dimettersi, ha fatto venire meno la solida maggioranza che il Popolo aveva concesso a Berlusconi.
Non è un fallimento del Centro Destra perchè i provvedimenti sono stati assunti, le riforme attuate o proposte, gli impegni rispettati.
La stessa vicenda della Riforma Gelmini è emblematica: c’è un progetto serio, che restituirebbe dignità alle università, ma presupporrebbe docenti che si impegnino in aula e studenti che studino per poi restituire i prestiti ricevuti.
Come negli Stati Uniti.
Gli assistiti cronici preferiscono berciare nelle piazze contro i tagli e per borse di studio e non prestiti d’onore.
Ma chi pagherebbe ?
Pagheremmo tutti noi
.
Perchè l’alternativa ai tagli e a far pagare i servizi, al prezzo di costo, a chi ne fruisce è aumentare – e di molto ! – le tasse per tutti, costringendoci a pagare anche quello che non usiamo e, spesso, costringendoci a rinunciare a quel che vorremmo.
Vediamo come una politica di piccolo cabotaggio che sa solo chiedere a Berlusconi di farsi da parte ma non per andare al voto, bensì per alchimie sulla legge elettorale, fomenti anche la violenza di piazza che dovrebbe vedere un governo solido reprimere con decisione chi violenta la libertà di circolazione altrui.
E che dire del principino della Fiat che vorrebbe “fare qualcosa per l’Italia” ?
Tacere e guardare la televisione davanti al caminetto sarebbe già un grande aiuto per tutti.
E nani e ballerine che si arricchiscono con i nostri soldi, con la televisione pubblica, per poi offendere chi le tasse le paga ?
Tutti quelli che “propongono” iniziative e riforme, non pensano a dove reperire il denaro.
Invece di ringraziare Berlusconi e Tremonti perchè abbiamo una economica ancora solida e non nuotiamo nella m**** come i “pigs” pretendono esborsi che possono realizzarsi solo e solamente con nuove tasse.
L’alternativa ai tagli, qui lo si ripeterà all’infinito, sono solo imposte e gabelle che depaupererebbero tutti per mantenere i soliti parassiti assistiti.
Abbiamo una sola strada legittima per porre fine a tutte le sconcezze che quel gruppo di trasformisti ha innestato:votare.
Oppure la secessione del Nord fondata sull'autodeterminazione dei Popoli.

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14 novembre 2010

All'ultimo sangue

Sarà vero ?
Al ritorno da Seul Berlusconi sembra più combattivo che mai e certe sue dichiarazioni contro ogni ipotesi ribaltonista sono perfettamente in linea con il mio sentimento.
Il problema è che già altre volte la prima reazione fu energica e poi, probabilmente per colpa dei pontieri e di Gianni Letta in particolare, Berlusconi si è mostrato troppo tollerante e acquiescente nei confronti di chi lo aveva tradito, dando così spazio ai Fini di turno che cercano di seppellirlo e creando i presupposti per dover decuplicare gli sforzi per riportare le cose al loro ordine naturale, voluto dal Popolo Sovrano.
Adesso la scusa per traccheggiare ed evitare lo scontro finale è la finanziaria, la legge di stabilità.
Sarebbe un problema se non ci fosse alcuna legge finanziaria ?
Forse per chi si aspetta erogazioni, come l'editoria che spara ad alzo zero contro il Premier, ma poi pretende anche i finanziamenti pubblici perchè, sulle loro gambe, molti quotidiani non reggono, come è per l'una volta glorioso Secolo d'Italia, ormai ridotto a brutta copia dei giornaletti di sinistra nel suo ruolo di velina dei finioti.
O come potrebbe essere per nani e ballerine che con le loro comparsate, a spese di tutti noi, e con film che nessuno andrà mai a vedere sbarcano il lunario facendo una vita di tutti agi e lustrini, alla faccia di noi che paghiamo con il frutto del nostro lavoro.
Ogni progetto politico ha bisogno di stabilità.
Si poteva pensare che con le elezioni del 2008 ci sarebbe stata tale stabilità, ma ci ha pensato Fini con i suoi adepti a ribaltare e stracciare la volontà popolare schierandosi contro Berlusconi.
Posto che i finioti non hanno intenzione di compiere l'unico atto di onestà morale, politica e intellettuale che potrebbe caratterizzarli in positivo, dimettersi per lasciare il posto a chi rispetta la volontà popolare, l'unica alternativa resta il voto.
Ma non è detto che debba essere un voto per ambedue i rami del parlamento.
In senato, infatti, la maggioranza voluta dal Popolo non sembra in pericolo e, pertanto, sarebbe un controsenso chiedere un voto anche per il senato, dove non c'è ribaltone.
Un voto solo per la camera, invece, sanerebbe il vulnus aperto dall'abbandono dei deputati eletti "per Berlusconi presidente" e dalla loro uscita dal Centro Destra.
L'idea è logica:
- la maggioranza popolare è venuta meno per il trasformismo di alcuni parlamentari, ma questi sono determinanti solo alla camera, non al senato;
- al senato la maggioranza voluta dal Popolo è ancora tale;
- si chieda al Popolo se condivide o meno il comportamento dei trasformisti della camera o se conferma la maggioranza del 2008
.
Immagino che però Napolitano non vorrà fare un torto al suo partito e cercherà, in ogni modo, anche contro l'evidenza manifesta del tradimento della volontà popolare da parte di deputati della maggioranza alla camera, di mettere in piedi un governicchio, una ammucchiata che veda assieme tutti i nani antiberlusconiani.
Toccherà quindi a Berlusconi e Bossi dare battaglia, senza quartiere, per impedire che si compia il misfatto e sia invece il Popolo Sovrano a decidere se il tradimento deve essere premiato o meno.
La prima questione morale in Italia è dare certezza che la volontà del Popolo sia rispettata.
Nel 2008 il Popolo ha voluto Berlusconi Premier per 5 anni e una congiura di palazzo rischia di ribaltare tale volontà, in assoluto spregio a tutti i principi morali e ai valori di una qualsiasi democrazia.
Si vada dunque all'Armageddon elettorale, dove non si faranno prigionieri e dove mi aspetto una battaglia all'ultimo sangue perchè sia messa la parola fine, una buona volta, al ribaltonismo e al trasformismo di una classe di professionisti della politica, che andrebbe solo mandata al macero.

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23 agosto 2010

Parrucconi da tastiera

Leggere la rassegna stampa dei “principali” quotidiani italiani e una sintesi di quel che pubblicano i più rinomati quotidiani internazionali, è un dovere, spesso noioso, che però offre spunti interessanti.
Avevo pensato di stigmatizzare il comportamento del Corsera che venerdì, con Claudio Magris, è salito in cattedra per deplorare il turpiloquio in politica ed ha saputo citare solo Stracquadanio e Santanchè, guarda caso entrambi del Centro Destra, colpito da evidente amnesia nei confronti, ad esempio, di D’alema e Bersani con i loro insulti ed espressioni volgari (pur ripresi da telecamere “amiche”) nei confronti di Sallusti e del Ministro Gelmini.
Ma Il Giornale ha già provveduto e denunciare l’ipocrisia di cui grondava quell’editoriale, affidando il compito alla penna di Giancarlo Perna.
Così, oggi, leggo e rimango, come sempre, perplesso davanti agli editoriali e ai commenti che trovo sulla stampa più citata (Sole 24 ore, Corsera, Stampa ...) .
Articoli imbalsamati, quasi più della Bindi davanti alle telecamere, che sembrano preoccuparsi solo degli aspetti formali, del sesso degli angeli, quando i turchi sono alle porte.
Parole vuote, banali, astratte.
Formalismi da accademia, avulsi da quella che è la realtà dell’Italia
.
Naturalmente il tutto è finalizzato a sostenere gli interessi di quei poteri forti che sono i proprietari dei quotidiani e che temono il voto popolare tanto quanto lo temono a sinistra, nonostante le roboanti dichiarazioni di Bindi e Franceschini.
Perchè è evidente che se non avessero paura del voto non starebbero a frignare per “rispettare” Napolitano (da che pulpito: come hanno trattato i presidenti Segni, Leone e Cossiga i loro neanche tanto lontani padri del pci/pds/ds/pd ?) e le sue “prerogative”.
Il punto, invece, non è se l’articolo 88 della costituzione conceda o meno al presidente della repubblica anche di stravolgere il volere del Popolo per mettere al governo chi ha perso le elezioni.
Qui non si tratta, come negli anni della prima repubblica o durante i governi della sinistra, di sostituire uno con un altro della stessa pasta (quale differenza mai esiste tra Prodi, D’alema e Amato o Rutelli, Veltroni e Bersani ?), ma di sostituire il Premier votato dagli Italiani con uno che non appartiene neppure ad un partito uscito vittorioso dalle elezioni.
E’ evidente che ove il salto di campo dei finioti dovesse far venire meno la grande maggioranza che Berlusconi aveva conquistato nel 2008 si dovrà andare a votare, “senza passare dal via”, cioè senza la melassa delle consultazioni, degli incarichi esplorativi, dei passaggi televisivi e di tutti gli ammennicoli vari di cui trasuda l’inutile liturgia pseudo costituzionale.
E il voto dovrà stabilire, una volta per tutte, in quale Italia vogliamo vivere e dando soluzione univoca, senza compromessi e coerente a:
tasse
immigrazione
giustizia
federalismo
sicurezza
moralità dei costumi
grandi opere
lavoro
istruzione.
Ecco i temi che interessano gli Italiani perchè le risposte che darà la politica potrà rendere migliore o peggiore la qualità della vita di ciascuno di noi e dei nostri figli.
Da sinistra, invece, si sente solo parlare di nuova legge elettorale, di “prerogative” di Napolitano e la stampa schierata dai poteri forti dà fiato ai parrucconi da tastiera con i loro sofismi da Azzeccagarbugli unicamente per prendere tempo e cercare di organizzare una derelitta opposizione che non ha alcuna speranza contro Berlusconi.
E non perchè sia Berlusconi, ma perchè affronta i temi che interessano veramente il Popolo, proponendo quelle soluzioni che sono “nella pancia” del Popolo.
Chiunque fornisse quelle risposte, sarebbe ugualmente votato, con buona pace di teoremi giudiziari e rancorosi funzionari di partito sopravvissuti alla prima repubblica.



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18 agosto 2010

Se Napolitano getta la maschera

Probabilmente siamo giunti all’Armageddon finale nella guerra politica contro Berlusconi e, vani tutti gli altri tentativi, l’armata Brancaleone (chiedendo scusa a Brancaleone che era personaggio cinematografico comico ma ... serio) formata dalla inedita alleanza di comunisti e capitalisti schiera l’ultimo asso italiano (dopo rimane solo “l’aiuto fraterno” esterno sul quale certi personaggi sono ben ferrati) : la presidenza della repubblica.
Già da un comunista c’era da aspettarsi poco o nulla di buono e mai l’ho considerato il “mio”presidente.
Già la sua elezione deriva da un parlamento sulla cui formazione,ancora oggi, sussistono ragionevoli dubbi che si sarebbero potuti dissolvere solo con quel riconteggio negato allora al Centro Destra così come il Tar lo ha concesso, oggi, alla sinistra in Piemonte.
Già il suo silenzio durante tutti i pettegolezzi del 2009 contro Berlusconi, contrapposto al rapido intervento a difesa di Fini, ci dice da che parte era e resta.
Già il rilasciare una intervista al quotidiano, faziosamente schierato, del suo partito per annunciare che non ci avrebbe concesso il voto era una scelta di parte.
Ma la iattanza con la quale il Napolitano – che per molto meno obbedì al suo partito contro Cossiga (che oggi “omaggia” ...) allora Presidente – ha reagito sfidando il Centro Destra a metterlo in stato di accusa è il sigillo finale sul fatto che non esiste (e dopo Cossiga mai è esistito) un presidente di garanzia per tutti ma, come con Scalfaro e Ciampi, il Quirinale è schierato da una parte, tanto da far rimpiangere la monarchia, fosse anche rappresentata da un ipotetico Vittorio Emanuele IV.
Mi piacerebbe che il Centro Destra raccogliesse la sfida e proponesse in parlamento la messa in stato di accusa di Napolitano, indipendentemente dall’ovvio risultato finale che si avrebbe, visto che il giudizio spetterebbe ad una corte costituzionale, benchè “allargata”, ma con una composizione ampiamente ostile al Centro Destra (come in tutti gli organismi che NON passano attraverso una elezione popolare e questo la dice lunga sulle ragioni per cui i “poteri forti” alleati con la sinistra sono così ostili al voto: preoccupazione per il loro potere, non per l’economia nazionale !) .
Più concretamente spero che Berlusconi sappia giocare allo stesso gioco con il quale si dilettano i funzionari della politica, per poterli gabbare tutti con qualche mossa a sorpresa che ritorca loro contro i loro stessi disegni.
I risultati positivi di questo Governo sono sotto gli occhi di tutti: sul piano economico, sull’immigrazione, sulla sicurezza.
Sarebbe da stolti rinunciarvi senza passare dal giudizio del Popolo cui appartiene quella Sovranità sancita dal primo articolo della costituzione.

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13 agosto 2010

Soccorso rosso

Nel giorno in cui Il Giornale sembrerebbe riuscire a provare che Fini avrebbe mentito sulla sua conoscenza circa l’uso della casa di Montecarlo da parte del “cognato” , arriva il soccorso rosso sotto forma di intervista che Napolitano rilascia al quotidiano del suo partito.
In sostanza, in mezzo alla solita alluvione di parole, Napolitano dice che non scioglierà il parlamento per andare a nuove elezioni (che spazzerebbero via i finioti e rafforzerebbero Berlusconi e la Lega) per una presunta “responsabilità” nei confronti della economia nazionale.
A parte l’anomalia di un presidente della repubblica che rilascia interviste al quotidiano del suo partito, Napolitano dovrebbe però spiegare se è più responsabile andare a votare a fine ottobre, con soli due mesi di incertezze, per poi avere un governo solido e nel pieno della sua operatività, oppure se prolungare l’agonia della legislatura, con un sostanziale blocco causato dal venir meno della solida maggioranza voluta dagli Elettori per il passaggio ad una opposizione occulta di parlamentari eletti nel Pdl, con il conseguente tradimento del mandato elettorale.
A me sembra più responsabile fare chiarezza, dando al governo la forza per governare e non agire da politicanti per scavare la fossa a Berlusconi lasciandolo in balia dei parlamentari finioti e degli umori – che riteniamo non siano dei migliori – di un presidente della camera sfiduciato da chi lo ha eletto.
A ruota di Napolitano, possiamo leggere le esternazioni di Montezemolo che “ordina” a Berlusconi, Bossi e Fini di mettersi d’accordo e chiede, pure lui, che non si vada al voto.
Ma come mai tutti questi fior di democratici hanno così paura del voto popolare ?
La verità, che ormai possono negare solo gli sciocchi o quelli che della guerra a Berlusconi fanno la loro unica ragione di vita, è che Berlusconi, libero come è da ogni preoccupazione professionale od economica, governa avendo come riferimento il Bene dell’Italia e degli Italiani.
Ma il Bene comune contrasta con gli interessi ideologici dei comunisti (ex, neo, post, vetero, o comunque si chiamino: la matrice resta sempre quella perché il lupo perde il pelo ma non il vizio) e quelli economici delle consorterie finanziarie che, infatti, gli fanno una guerra spietata e non vedono l’ora di bloccarlo (come accade con l’operazione gestita da Fini che ha sottratto a Berlusconi la maggioranza concessagli dagli elettori) e di rimuoverlo per mettere nuovamente le loro rapaci mani dalle dita adunche nelle nostre tasche, spartendosi la cassa pubblica.
La sinistra, con Bersani e Bindi ha già annunciato le nuove tasse, di “scopo” per gli eventi come il terremoto dell’Aquila e “sulle rendite immobiliari e finanziarie” (cioè il ripristino dell’Ici sulla prima casa e l’aumento delle tasse sui risparmi) per il resto.
Dove poi finiranno quei soldi non lo sapremo mai.
Finchè ci saranno i Napolitano ed i Montezemolo, la politica italiana non riuscirà mai ad elevarsi dal suo nanismo e noi Popolo Sovrano possiamo solo sperare che non facciano troppi danni e che ci sia sempre un Berlusconi da votare perchè ne contenga gli influssi negativi .

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05 agosto 2010

Sui principi non ci si astiene

Devo dire che comincio ad apprezzare il Ministro Alfano.
Non sarà un fulmine di guerra e sul provvedimento contro i pettegolezzi si è fatto abbindolare dalla Buongiorno facendo uscire un pessimo testo – persino peggiorativo delle norme vigenti - che, giustamente, Berlusconi non ha mandato al voto, ma ha le idee chiare su cosa bisogna fare e, anche,sui Valori da tutelare.
Ne abbiamo avuto una riprova ieri, al termine del dibattito sulla mozione di sfiducia al suo Sottosegretario Caliendo, quando ha inchiodato gli astensionisti alla loro meschinità: sui principi non ci si astiene.
E ieri era in gioco un principio: la presunzione di innocenza contro il giacobinismo modello “Terrore” alla Saint Just.
Astenersi ha significato dichiarare al mondo che non si è interessati ai Principi ed ai Valori, bensì solo al proprio “particulare” e, nella occasione, l’interesse di fazione voleva che si rendesse pubblica la mancanza di maggioranza di Berlusconi alla camera bassa, dopo la fuoriuscita dei finioti.
E proprio da questo fatto mi aspetto che Berlusconi sia conseguente nel rispetto di quei Principi e Valori che accomunano la quasi totalità degli elettori di Centro Destra, ben più uniti dei loro veri o presunti leaders e indipendentemente da quelle che potranno essere le conseguenze.
Alla camera bassa la scelta di Fini di costituire un gruppo autonomo sottraendo 34 parlamentari al mandato elettorale (i sofismi sul tipo “fedeli al mandato” – tipo “la guerra continua” di badogliana memoria – con tanti “se” e tanti “ma” li lascio a chi ama simili masturbazioni mentali) impedisce al Governo di avere una maggioranza come voluta dal Popolo.
Poichè, però, al Senato i finioti non sono riusciti a fare il bis e resiste una maggioranza, sia pur risicata, per il Centro Destra non è neppure possibile una vagheggiata “maggioranza alternativa”.
Se Berlusconi e/o Bossi si adeguassero ad un “governo di transizione”, speranza di tutti coloro che hanno paura delle urne, sanno che perderebbero tutto, venendo abbandonati dai loro elettori (in primis dal sottoscritto che non accetterebbe mai un inciucio e neppure una “non sfiducia” di andreottiana memoria con i comunisti).
Quindi, ricapitolando: non c’è maggioranza del Centro Destra alla camera bassa, non c’è maggioranza dell’ammucchiata al senato, il parlamento è bloccato.
L’unica soluzione rispettosa dei Principi e dei Valori delle democrazie liberali – che rifiutano le congiure di Palazzo e gli inciuci tra i poteri forti – è chiamare al voto il Popolo, perchè decida da chi vuole essere governato.
Si voti, dunque, al più presto, sciogliendo subito le camere (o solo la camera bassa) senza tanti minuetti istituzionali, tipici dell’epoca dei parrucconi (consultazioni, mandati esplorativi, incarichi, governi balneari etc.).
Quali prospettive ?
Se sul Centro Destra l’asse Berlusconi-Bossi farà da polo di attrazione di altri movimenti minori come quello di Storace e, auspicabilmente, per tutta la Destra Radicale cui, questa volta, sarà sicuramente riconosciuta la dignità del simbolo, dall’altra parte saranno in gravi ambasce sia i finioti che il pci/pds/ds/pd.
Sanno che per battere Berlusconi e Bossi dovrebbero mettersi tutti assieme: da Grillo a Casini, da Bersani a Fini, da Rutelli a Pannella, a Di Pietro, Vendola, Diliberto e tutte le frattaglie della sinistra no global che considera Carlo Giuliani (il lanciatore di estintori contro i Carabinieri, defunto nel luglio 2001 a Genova) un “eroe” (sic !).
Magari con la cooptazione di un nome di garanzia per i “poteri forti” economici che potrebbe essere quello di Montezemolo.
Già, perchè a molti che si esaltano per le performance di Fini e dei suoi sfugge (o forse no ... ) che contro Berlusconi quindi a favore della ammucchiata che lo vorrebbe pensionare, ci sono tutti i privilegiati e i beneficiati che vivono (bene) grazie ai nostri soldi.
Ci sono grandi industriali costantemente agevolati da sgravi, rottamazioni, casse integrazioni, pensionamenti anticipati a carico dell’Inps;
ci sono i grandi carrozzoni come Rai, Ferrovie, Posta che, pur formalmente privatizzati, sono in perdita e le loro perdite vengono ripianate dallo stato (cioè da noi) in cambio di una disponibilità ad assunzioni “per raccomandazioni”;
ci sono quattro milioni e mezzo di dipendenti pubblici la cui produttività ed efficienza è sotto gli occhi di tutti (basta aver bisogno di un servizio pubblico qualsiasi ...) ma che fruiscono di stipendi cresciuti più dei privati e di una assoluta tutela del posto, divenendo così il principale centro di costo per i nostri massacrati conti pubblici;
ci sono i magistrati che “interpretano” le leggi (ed ultimamente anche il voto popolare ...) in base alle proprie convinzioni, anche in palese contraddizione con il dato reale e, quando proprio non riescono a fare ciò, rinviano le leggi che non piacciono alla corte costituzionale che provvede a cancellarle, in tutto o in parte, anche se sono provvedimenti ampiamente e notoriamente graditi al Popolo Sovrano, come le leggi contro l’immigrazione;
ci sono i potentati stranieri che non gradiscono il protagonismo e l’attivismo dell’Italia di Berlusconi, pensando a noi solo come una colonia;
ci sono, purtroppo, tanti Italiani del Sud che preferiscono continuare a ricevere l’elemosina dal Nord invece di assumere nelle proprie mani il proprio destino;
ci sono la stragrande maggioranza di giornali e media, di proprietà dei “poteri forti” economici (industriali e finanziari) che, alla faccia dell’indipendenza della informazione, legano l’asino dove vogliono i padroni;
ci sono i sindacati che rappresentano quanto di più ottocentesco esista e sono ormai diventati (con i Caf, i Patronati e le varie associazioni collaterali) un nuovo business che trascende la semplice tutela dei lavoratori.
Per tutto ciò la prossima campagna elettorale sarà molto difficile e presumo che se alla camera bassa il Centro Destra riuscirà ad ottenere una adeguata maggioranza assoluta, al senato, per colpa di Ciampi che volle il collegio regionale e non quello nazionale, ci potrebbe essere una situazione di equilibrio o di vantaggio per la sinistra.
Allora i nodi verrebbero al pettine e, fermo restando che sarebbero da rifiutare, come sempre, accordi con la sinistra, le scelte sarebbero tra una serie ripetute di elezioni finchè non ci sarà una maggioranza omogenea in ambedue i rami del parlamento, oppure un blitz (non concordato, però, quindi moltoimprobabile) per cambiare la legge elettorale del senato introducendo il collegio nazionale.
L’alternativa sarebbe la secessione del Nord che chiuda, dopo 150 anni, l’esperienza unitaria lasciando che le “tribù” del Nord, del Centro e del Sud vadano ognuna per la sua strada, assumendosi ognuno per la propria parte gli onere e conservando nell’ambito del proprio territorio gli onori.
Ma, a questo punto, l’importante è non cedere, per nessun motivo, alla via più facile del compromesso con la sinistra, rinunciando a Principi e Valori propri del Centro Destra.
Costi quel che costi, perchè sui Principi non ci si astiene e chi non è pronto a morire per le sue Idee o non vale nulla lui, o non valgono nulla le sue idee.

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04 agosto 2010

Al voto !

La mozione di sfiducia al Sottosegretario Caliendo è stata respinta con 299 voti contrari, 229 favorevoli e 75 astenuti.
Poichè la somma di favorevoli alla sfiducia (cioè la sinistra) e degli astenuti (Casini, Rutelli, Fini e Lombardo) è superiore (304 a 299) ai deputati fedeli al Governo, è necessario che, preso atto della transumanza dei finioti, si sciolgano le camere o, almeno, quella dei deputati e si torni a consegnare le chiavi del potere al Popolo.
Vedremo se gli antiberlusconiani riusciranno a concretizzare l'ammucchiata che, per vincere contro il tandem Berlusconi-Bossi, dovrà mettere assieme una coalizione da Grillo a Casini, da Di Pietro a Lombardo, da Bersani a Rutelli, Vendola, Diliberto e tutte le frattaglie no global (e magari con "l'avvento" di Montezemolo).
Al voto !

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18 novembre 2009

Al voto !

Mi dispiace che Berlusconi abbia smentito l’ipotesi di elezioni anticipate, dichiarando – peraltro – cose reali circa l’ampia maggioranza a sua disposizione.
Il punto è che in quella ampia maggioranza è ricompresa una pattuglia di parlamentari, irriconoscenti, che pur essendo stati eletti grazie a Berlusconi, inseguono il sogno di dirigere il partito verso approdi contrari alla volontà dell’elettorato di Centro Destra.
Passi quando il dissidio si manifesta su questioni “di coscienza”, anche se ho forti perplessità a considerare “coscienza” quella di chi vorrebbe sopprimere una vita innocente (e attenzione – qualora passasse tale linea – a pronunciare la espressione popolare “vorrei morire”: vi prenderebbero in parola !).
Ma quando i finioti firmano, con i comunisti, una proposta di legge che dimezza i tempi per l’acquisizione della cittadinanza, partecipando quindi attivamente allo smantellamento della nostra società e alla deriva cui ci spinge da anni la sinistra, l’unica risposta non può che essere la loro esclusione dalla maggioranza.
Purtroppo sono tanti, circa una quarantina, e se anche rimarrebbe un margine di una ventina di voti, sarebbero troppo pochi per garantire quella stabilità necessaria all’azione di governo.
Quindi non se ne esce.
O Berlusconi accetta, per generosità, quieto vivere, nella convinzione di poter comunque agire per il bene della Nazione, di essere continuamente condizionato dai finioti, oppure si decide a tagliare con Fini, andando ad elezione ed escludendo dalle liste i vari Bocchino, Granata Buongiorno, Della Vedova che fanno più danno che utile al Centro Destra e, soprattutto, non ne rappresentano l’elettorato con le loro fughe verso sinistra sui vari temi del sociale, civile, politico, morale.
E’ ora di varcare il Rubicone e chiamare gli Italiani alla scelta tra un Governo Berlusconi coeso e forte nel perseguire la realizzazione di una società realmente identitaria e conforme al desiderio dell’elettorato di Centro Destra sui vari temi qualificanti (immigrazione, ordine, giustizia, sicurezza, tasse, scuola etc.) o un’ammucchiata che va da Fini a Bertinotti, da Di Pietro a Rutelli, da Casini a Bersani, senza un progetto comune, senza un programma di sviluppo, senza un leader vero, ma con un solo, unico comun denominatore: l’antiberlusconismo.
E mi sembra che l’antiberlusconismo non sia sufficiente per governare l’Italia e creare benessere per i cittadini italiani.

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18 giugno 2007

Aria irrespirabile e arie irresponsabili


Dopo aver strillato in consiglio dei ministri contro una battuta del Presidente Berlusconi (tra l’altro imprecisa, perché non di “regicidio” si dovrebbe parlare ma di “rimozione di un usurpatore” visti i dubbi sul voto del 2006) Prodi ha cercato di scimmiottare Umberto Bossi con una navigata sul fiume Po (a proposito: ma i suoi sodali verdi, non strillavano sull’emergenza siccità che non consentiva di navigare il Grande Fiume ?).
Naturalmente è stato fischiato, come ormai gli accade (con pieno merito) ovunque vada.
Ma la boria del temporaneo presidente del consiglio è tale che ha sibilato un “in Italia c’è un’aria irrespirabile”.
Naturalmente tutti in un primo momento hanno pensato si riferisse ai miasmi provenienti da Napoli, dove quindici anni di giunte guidate dai suoi sodali Bassolino e Iervolino, hanno ridotto la città e la Campania tutta ad un immenso immondezzaio.
Poi, qualcuno si è assunto l’onere di tradurre i borbottii e i gorgoglii tipici della loquela del temporaneo e si è compreso che voleva essere un attacco al Centro Destra che non lo lascia rapinare con le tasse i cittadini, o legiferare per soffocare la libertà individuale per trasformare l'Italia in una gigantesca coop (rossa), come vorrebbe.
Naturalmente il temporaneo si è totalmente dimenticato delle offese con le quali i suoi accoliti hanno costellato il cammino dei 5 anni di Berlusconi Presidente (epoca che, oggi, appare come una età dell’oro per la maggioranza degli Italiani !) e che sono stati ben raccolti in almeno due saggi “politicamente scorretti” (perché veritieri): “Inchiostro rosso” di Massimo Pandolfi e “Berlusconi ti odio” di Luca d’Alessandro.
Il temporaneo, per molto meno, anzi per nulla, ha sentito la necessita di convocare un consiglio di ministri nel quale discutere della frase sul “regicidio”.
Probabilmente perché, nonostante le irresponsabili arie da statista, il temporaneo non è in grado di amministrare, con la sua maggioranza, neppure un condomino, visto che ogni nodo viene rinviato a successivi appuntamenti, come quello della Tav (che rischia di fare la fine della Metropolitana di Bologna: aveva i finanziamenti, il progetto e una data di inizio. La sinistra ha voluto cambiare il progetto – troppo marchiato “Guazzaloca” – ha perso i finanziamenti e si è rinviata la data di inizio alle calende greche) che verrà fatta.
Con quale percorso, però, non si sa.
Quando neppure.
E, a questo punto, non v’è certezza neppure con quali soldi.
Ma concludiamo con una osservazione, nell’antivigilia dell’incontro del Presidente Berlusconi, accompagnato da Bossi e Fini, con Napolitano.
Se il temporaneo lamenta l’aria irrespirabile che non gli consente di governare, vuol dire che questo parlamento non è in grado di votare quelle riforme, quei provvedimenti che sono necessari per una grande nazione come l’Italia.
E se il parlamento non è in grado di legiferare, è un dovere di chi ne ha il potere, scioglierlo, per restituire ai cittadini l’opportunità di scegliere da chi essere governato (e i sondaggi dicono senza incertezze che, anche con questa legge elettorale, se si votasse oggi il Centro Destra avrebbe una comoda maggioranza in ambedue i rami del parlamento.
Non sciogliere le camere è lasciar galleggiare (e sappiamo tutti qual è la sostanza che meglio galleggia …) il temporaneo, significa assumersi la responsabilità di fermare lo sviluppo della nazione, responsabilità che i predicozzi quasi quotidiani del Quirinale, non sminuiscono affatto, anzi accrescono, perché proprio al Quirinale c’è il potere per sbloccare le energie vive della nazione.
Chiamando gli Italiani alle urne anche per cancellare i dubbi delle elezioni del 9 e 10 aprile 2006.


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