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30 dicembre 2021

Un Follett senza cuore nè ispirazione

Dopo quasi due settimane ho terminato la lettura delle settecento pagine dell'ultimo romanzo di Ken Follett, "Per niente al mondo".

Dire che sia una delusione sarebbe eccessivo perchè la trama tiene viva la narrazione, soprattutto nella incertezza sul finale che lo scrittore ha scelto, fra i tanti possibili, ma certamente non è all'altezza del ciclo di Kingsbridge, forse l'apice della sua vena di scrittore.

Dopo le prime settanta pagine in cui l'Italia veniva perculata essendo citata ripetutamente come punto di approdo dei clandestini, la vicenda prende corpo con le personali vicissitudini, non direttamente intersecantesi, dei protagonisti.

Un esercizio intellettuale più che un romanzo fondato sull'ispirazione e scritto con il cuore.

Banalità come la presidentessa degli Stati Uniti (molto somigliante alla Clinton) che deve prendere decisioni forti e gli uomini che la circondano spesso rappresentati in modo caricaturale (e almeno un paio ricordano l'immagine che di Trump propagandano le veline di sinistra).

Del resto da un socialista, impegnato a favore dell'Unione del Male (ma non ha lasciato il Regno Unito !) e dell'ecoambientalismo, non ci si può attendere una obiettiva e veritiera rappresentazione del mondo politico.

Sicuramente meglio la trama a mezzo tra lo spionaggio e la fantapolitica che, però, manca di quell'ingrediente essenziale per trasformare un romanzo leggibile in un capolavoro da ricordare: l'ispirazione.

Elemento costituente il ciclo di Kingsbridge, con il quale si è rappresentato il progresso e la faticosa marcia verso l'oggi e che manca totalmente in questo ultimo romanzo che procede esclusivamente grazie ad un impegno intellettuale che mi ricorda tanto l'Umberto Eco dei suoi romanzi, a cominciare dal famoso "Il nome della rosa", puro esercizio intellettuale, freddo e senza anima.

Se mi fosse chiesto un consiglio, direi di leggere Follett nei quattro romanzi del ciclo di Kingsbridge, in ordine di pubblicazione perchè i richiami ai precedenti aiutano a comprendere meglio la trama, ma lasciando perdere questo ultimo romanzo che non aggiunge nulla nè all'Autore, nè a noi stessi.

Per passare il tempo ci sono tanti romanzi ugualmente piacevoli e interessanti nella trama, scritti in modo essenziale e con qualche idea innovativa nell'ambientazione e nella caratterizzazione dei personaggi.

Un consiglio per Follett invece sarebbe quello di abbandonare la scrittura di propaganda politica, per cercare di recuperare la visione storica e l'ispirazione per raccontarci le vicende che hanno contribuito a costruire la nostra Civiltà.

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