Ciò che è bene per la sinistra è male per l’Italia. Ciò che è male per la sinistra è bene per l’Italia.

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Si devono intraprendere le guerre per la sola ragione di vivere senza disturbi in pace (Cicerone)

No alla deriva

No alla deriva
Diciamo NO alla deriva

30 novembre 2008

Non è conflitto di interessi

Nei provvedimenti assunti dal governo Berlusconi per fronteggiare la crisi finanziaria, è presente il raddoppio dell’Iva sugli abbonamenti alle televisioni a pagamento.
La televisione che più ne risentirà è la piattaforma di Sky con i suoi quasi cinque milioni di abbonati.
Credo si tratti di una cifra intorno ai 5/6 euro pro capite, nulla che possa mandare in fallimento un bilancio familiare.
Ma la sinistra è sembrata assatanata e, come in preda alle convulsione di un deja vu che si sperava archiviato, ha ululato al “conflitto di interessi”.
Secondo i comunisti e loro associati il provvedimento sarebbe un indebito favoreggiamento alle televisioni di Berlusconi.
Non riesco ad immaginare quale guadagno possa avere Berlusconi per questo provvedimento e non credo che Sky avrà disdette superiori a quelle normalmente ricevute (che spesso sono solo relative ad un canale tematico che non interesse più che all’intero pacchetto), per cui è evidente il carattere strumentale delle nuove scalmane della sinistra, probabilmente più rivolte a coprire la lotta intestina ed il regolamento di conti tra le componenti interne del pci/pds/ds/pd che non a proporre una seria analisi del provvedimento.
Perché se fossero seriamente interessati alla questione, avrebbero sposato l’impostazione di Sky che in tutte le edizioni di ieri ha evidenziato come si tratti di un aumento delle tasse, limitato agli abbonati alle televisioni a pagamento, ma è un aumento della tassazione.
E’, cioè, un qualcosa che Berlusconi aveva promesso che non avrebbe mai fatto.
Questa è la critica giusta da indirizzare al provvedimento: crea un pericolo, pericoloso, precedente, aumentando una tassazione, per la prima volta in sei anni di governo Berlusconi.
Per questo motivo credo debba essere esercitata una “moral suasion” (è di moda …) nei confronti del governo perché riveda il provvedimento e confermi le sue promesse elettorali di non aumentare le tasse e non inventarne di nuove (sennò non vedrei alcuna differenza tra Tremonti e Visco).
E’ evidente che se a sinistra insisteranno nell’agitare l’inesistente “conflitto di interessi”, il governo non potrà fare altro che mantenere l’aumento della tassazione, ma se si sposterà il tiro dalla becera propaganda antiberlusconiana alla concreta impostazione ideale che vuole abbassare le tasse e non aumentarle, a prescindere dai soggetti tassati, allora il governo non potrà che riconoscere come un simile provvedimento sia una violazione degli impegni assunti con gli elettori e con tutti gli Italiani.

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28 novembre 2008

Un altro tassello contro la libertà individuale

ANSA, ore 15,17:
“
FINO A TRE ANNI DI CARCERE PER XENOFOBIA, VARATA LEGGE UE - BRUXELLES - I ministri della Giustizia dell'Ue hanno dato oggi il via libera finale alla decisione quadro sul razzismo e la xenofobia, con la quale si introducono sanzioni fino a tre anni di carcere per chi incita pubblicamente alla violenza o all'odio. "Il razzismo e la xenofobia non hanno posto in Europa", ha commentato il commissario Ue alla giustizia, sicurezza e libertà Jacques Barrot, che ha accolto molto positivamente l'introduzione di "sanzioni severe ed efficaci contro il razzismo e la xenofobia, che sono una violazione diretta dei principi di libertà, democrazia e rispetto dei diritti umani e libertà fondamentali sui quali è fondata l'Ue". I ventisette avranno ora due anni di tempo per recepire nella loro legislazione questa norma europea che prevede, si legge in una nota della Commissione Ue, il carcere da uno a tre anni per chi incita pubblicamente all'odio razziale e alla xenofobia anche attraverso la diffusione di testi scritti, foto o altro materiale diretto contro un gruppo o una persona individuata per la sua razza, colore, religione, origine nazionale o etnica. Analoghe sanzioni saranno applicate a coloro che pubblicamente tollerano, negano e minimizzano in maniera grossolana crimini di genocidio, contro l'umanità e di guerra. Con la decisione di oggi si chiude un iter cominciato nel novembre 2001, quando la Commissione Ue presentò la sua proposta."
Cosa significa “incitare pubblicamente alla violenza o all’odio” ?
Cosa vuol dire “incitare pubblicamente all’odio razziale e alla xenofobia anche attraverso la diffusione di testi scritti,foto o altro materiale diretto contro un gruppo o una persona individuata per la sua razza, colore, religione, origine nazionale o etnica” ?
Si potranno ancora raccontare le barzellette sui negri o pubblicare le vignette sui musulmani ?
E se no, saranno vietate anche quelle sui Carabinieri e sul Papa ?
Oppure queste saranno concesse e, per un contorto ragionamento, quelle vietate ?
Ma, soprattutto, come potremo essere sicuri che i magistrati non “interpreteranno” le norme in base alle proprie convinzioni ideologiche e politiche, perseguitando chi non la pensa come loro ?
E’ proprio necessario imporre questi continui limiti alla libertà di esprimere le proprie idee ?
O forse sono le idee di chi impone questi limiti ad essere così deboli da aver bisogno di sanzioni penali per affermarsi ?
In ogni caso nessuno potrà mai sindacare ciò che ognuno di noi potrà pensare.
Almeno nel pensiero siamo tutti liberissimi e tali resteremo.

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27 novembre 2008

Sempre incontentabili,tristi,gabellieri e pessimisti.Insomma,di sinistra

Lo spunto per questo post mi è stato gentilmente offerto da Veltroni e Bersani (funzionari del pci/pds/ds/pd), Epifani e Bonanni (sindacalisti confederali), Landi e Trefiletti ( associazioni consumatori), che ringrazio per darmi ogni giorno la dimostrazione che è una grazia degli Dei non essere di sinistra.
Siamo in crisi.
Crisi finanziaria, crisi internazionale.
Persino la Cina comunista (che, come al solito, nasconde la vera portata di ciò che succede in casa) è costretta ad assumere provvedimenti drastici per sostenere la sua finanza.
In tempi di crisi ci rimettono tutti, il tenore di vita si abbassa, è necessario tagliare sulle spese.
I media (all’80% controllati dalla sinistra) sembra provino un piacere perverso ad imbottirci di notizie negative, inducendo tutti al pessimismo.
Certo è che se ci si chiude nel proprio microcosmo ripetendo a se stessi e al mondo “quanto sono sfigato!” non se ne esce.
Per uscirne bisogna vedere il bicchiere mezzo pieno e non mezzo vuoto.
Bisogna avere fiducia nelle proprie capacità, nel fatto che “domani è un altro giorno” (quanti dovrebbero imparare dalla mitica Rossella !) e, soprattutto, nel futuro della Umanità che ha attraversato altre crisi, anche più gravi, ma le ha sempre superate per poi prodursi nel raggiungimento di nuovi risultati.
Aiutati che il ciel ti aiuta, dice un proverbio popolare e per aiutarsi è necessario anche affrontare le questioni con realismo, ma senza adottare gli atteggiamenti bartaliani del “è tutto sbagliato, è tutto da rifare”.
E se da un lato il governo Berlusconi (che non ho votato e non voterò finchè sarà imperniato su un “partito di centro, moderato e liberale”) si ingegna con provvedimenti che cercano un delicato equilibrio tra obbligati risparmi (tagli) e riforme della pubblica amministrazione, della scuola, della giustizia, vediamo che da sinistra pretendono, sempre per ricorrere ad un altro proverbio della saggezza popolare, la botte piena e la moglie ubriaca.
Vogliono ridurre le tasse: detassare le tredicesime è l’inno di battaglia della sinistra, la stessa che nelle sue due disastrose esperienze di governo (1996-2001 e 2006-2008) ha solo saputo aumentare quelle esistenti ed inventarne di nuove.
Ma vogliono anche che siano aboliti i “tagli” alla spesa pubblica, anzi pretenderebbero che lo stato (cioè noi poveri contribuenti) provveda ad aumentare stanziamenti per questo e quello.
Non dicono dove prendere i soldi: ma tutti gli elettori sanno benissimo che li prenderebbero dalle nostre tasche, come hanno sempre fatto.
E si lamentano, sempre e comunque.
Non va bene neppure la “social card”, cioè quel piccolo contributo mensile che aiuta i più bisognosi (soprattutto anziani) ad affrontare le spese di base della propria esistenza: bollette, alimentari.
La chiamano, con disprezzo, “carità”.
Non vedo proprio cosa ci sia di male a fare della “carità” che ha già insito nel termine il concetto di “amore”.
Ma alla sinistra non piace.
No alla “carità”, perché le pensioni vanno aumentate.
Perfettamente d’accordo.
Ai nostri vecchi dobbiamo garantire una vita dignitosa e confortevole.
Dovrebbero essere in prima battuta le famiglie a provvedere, poi, se non ci sono le famiglie o dove non arrivano le famiglie, lo stato, secondo un concetto di solidarietà e di riconoscenza per tutto ciò che i nostri padri e nonni hanno fatto per noi e per la nostra comunità.
Ma dobbiamo anche rapportarci a quelle che sono le nostre reali possibilità e, quindi, meglio i 40 euro al mese per chi ha veramente bisogno di integrare il minimo vitale che il nulla che la sinistra ha profuso quando era al governo.
Una sinistra che, del resto, si oppone all’aumento dell’età pensionabile che garantirebbe maggior respiro alle casse dell’Inps e, quindi, la possibilità di erogazioni maggiori e più sicure.
Da un lato la sinistra vuole pensioni più alte, dall’altro vuole mandarci in pensione tutti ancora nel pieno della nostra forza lavorativa.
Ma l’apoteosi la raggiunge solo e soltanto “lui”, Veltroni, l’uomo più buono della terra sinistra.
Ripete il solito ritornello in tutte le conferenze stampa e non si accorge, in tal modo, di fare il più classico degli autogol, dimostrando che la sua parte politica sa solo e soltanto appioppare tasse.
Veltroni dice che gli italiani ormai non arrivano alla fine della seconda settimana: caspita !
Tutti andati a lezione di digiuno da Pannella (non a caso alleato e inglobato nelle liste elettorali di Veltroni) ?
Ma Veltroni aggiunge che il governo avrebbe sperperato soldi.
Per l’Alitalia (qui vedremo a bocce ferme quanto ci costerà la pervicacia di non volerla far fallire) e, udite, udite, per l’Ici.
Ecco il Veltroni, il sinistro che conosciamo da sempre !
L’abolizione (solo parziale, ricordiamocelo, solo limitata ad alcune abitazioni di prima casa e non estesa alle seconde case !) dell’ICI è stato uno “sperpero”.
Abolire una tassa odiosa, una patrimoniale che colpisce un bene solo e soltanto perché è di tua proprietà, dopo che su quel bene hai già pagato Iva, l’acquisto, le infrastrutture e paghi le utenze, abolire (solo parzialmente, ricordiamocelo !) una simile nefandezza fiscale è considerato da Veltroni “uno sperpero”.
Evidentemente Veltroni vuole ripristinare l’Ici, esattamente come i governi sostenuti da Veltroni nel 1996-2001 e nel 2006-2008, hano solo e soltanto saputo aumentare le tasse o inventarne di nuove.
Così emerge la sinistra di sempre: incontentabile, triste, pessimista, gabelliera.
E nel confronto Berlusconi giganteggia sempre più …

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24 novembre 2008

Con quali soldi ?

In questi giorni di crisi è tutto un susseguirsi di proposte e di annunci su miliardi di euro stanziati/stanziandi per aiutare l’economia in crisi.
Negli Stati Uniti l’annuncio di quello “… e abbronzato”, che purtroppo gli americani hanno voluto al posto del Presidente Bush, per duemilionicinqucentomila posti di lavoro in più in due anni (al gennaio 2011) è stato salutato da estasiati “ohhhh” da parte dei suoi cortigiani italiani, per lo più gli stessi che coprirono di insulti Berlusconi quando, più modestamente, puntò a creare un milione di posti in cinque anni.
La cgil e il pci/pds/ds/pd propongono la detassazione delle tredicesime (costo stimato 4/5 miliardi).
I pendolari reclamano treni nuovi di zecca e non il riutilizzo sulle loro linee di quelli dismessi dalle lunghe tratte.
Le associazioni umanitarie pretendono che siano gratuitamente curati anche gli illegali.
A scuola vogliono: scuole nuove, strumenti didattici moderni, insegnanti di sostegno per gli immigrati, aumenti di stipendio per il personale.
L’elenco potrebbe continuare praticamente elencando le richieste che ogni settore ha da formulare, sempre nel nome della efficienza, della produttività, del rispetto della persona umana e via discorrendo.
Intendiamoci: ognuna di queste rivendicazioni ha un suo valore, non sono, in linea teorica, delle proposte campate in aria.
Ma c’è un minimo comun denominatore che non viene considerato: il costo.
Ognuna di queste proposte implica un costo, molto alto, che, genericamente, viene accollato “allo stato”, cioè a tutti noi, come se lo stato trovasse i soldi sugli alberi e non, invece, massacrandoci di tasse.
Ora, anch’io vorrei tante cose, ma inevitabilmente mi scontro con un problema di capienza nel mio personale budget.
Non vedo perché lo stato dovrebbe fare eccezione e spendere a prescindere da quel che ha in tasca.
Si criticano spesso gli amministratori di condominio e, talvolta, quando si vuol denigrare le capacità di qualcuno si dice che “non arriverebbe neppure a fare l’amministratore di condominio”, ma tanti che, intervistati da stampa e televisione, dicono con sicumera “bisogna fare questo e quello”, dovrebbero fare un corso accelerato per amministratori di condominio e, forse, capirebbero che le loro proposte sono scritte nel libro dei sogni, perché la realtà è ben altra.
E’ una realtà che ci dice che ogni settore, del pubblico (ma anche del privato) deve ricominciare ad essere gestito con criteri di economicità e che, come minimo, a tot di spese deve corrispondere una entrata di uguale importo.
E questo senza andare a ravanare nelle tasche degli italiani, perché i soldi meglio spesi, sono quelli che, in autonomia, spendiamo per conto nostro.

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23 novembre 2008

E’ nato il partito della Santanchè

Ieri a Roma Daniela Santanchè ha costituito formalmente il Movimento per l’Italia , composto essenzialmente da quella parte di aderenti a La Destra che non hanno condiviso le prospettive indicate da Storace.
Non tutti quelli che sono usciti da La Destra hanno aderito al nuovo movimento.
Ad esempio Stefano Morselli, ex parlamentare bolognese, ha formato un suo movimento denominato Destra Federale .
Questi movimenti si vanno ad aggiungere alla già citata La Destra, alla Fiamma Tricolore , a Forza Nuova e ad altri movimenti minori che nascono, muoiono e sopravvivono con pochi militanti, fortemente identitari, senza riuscire ad avere un concreto impatto sulla politica italiana.
Come si vede, un’area che – sommando i voti de La Destra/Fiamma Tricolore e Forza Nuova – ha ottenuto 1.200.000 voti e meno del 3%, si divide in ben cinque raggruppamenti “maggiori” “l’un contro l’altro armati” … o quasi.
E’ esattamente il contrario di ciò di cui ha bisogno la Destra Italiana.
Il voltafaccia di Berlusconi del gennaio 2008 rende impossibile una confluenza nel “partito moderato, di centro e liberale”, sia per la sfiducia che ispira l’atteggiamento di Berlusconi, confermata dal suo accorrere alla corte dell’abbronzato naturale che andrà purtroppo a sostituire il Presidente Bush, sia dalla presenza di elementi che con la Destra Italiana, i suoi Valori, i suoi Ideali, la sua Morale, nulla hanno a che spartire.
E mi riferisco essenzialmente alla pletora di radicali e socialisti che hanno occupato i posti di rilievo del “partito di centro, moderato e liberale”.
Ancora, tale raggruppamento non è affidabile per la presenza di Gianfranco Fini in una posizione preminente, contenuto dalla sola presenza di Berlusconi.
Un Fini che dal 2003 ha intrapreso una marcia che lo porta ad essere “pappa e ciccia” con D’alema (assieme al quale ha anche organizzato convegni) ma, soprattutto, lo induce a dichiarazioni estranee alla Cultura della Destra, come l’insistenza con la quale vorrebbe concedere il voto agli immigrati attraverso un percorso accelerato di acquisizione della cittadinanza.
Tutto questo per dire che ho letto ed ascoltato con attenzione le parole della Santanchè, sulle cui posizioni fondamentalmente mi ritrovo, ad eccezione della proposta politica di confluenza a marzo nel pdl.
Continuo a ritenere che tale scelta sia maturata nella Santanchè a seguito degli attacchi rivoltile dalla parte estremista del partito di Storace, ma anche sotto questa ottica è una scelta che non condivido e che ritengo sbagliata.
La Destra Italiana (intesa nel complesso delle sue cinque formazioni “maggiori” citate e tutti i movimenti “minori”) è naturale alleata del partito di Berlusconi, perché è da escludere ogni collusione con centri sociali o con la sinistra, sia strategica che tattica, anche se è possibile, come ai tempi dell’MSI, dare singoli, non concordati voti uguali a quelli della sinistra.
Ma essere naturali alleati non significa annullare la propria Identità, rinunciando a simboli e caratterizzazioni, per annegare nel mare magnum di un partito che, dopo Berlusconi, avrà difficoltà a restare unito.
La Destra deve fare la Destra, sostenendo con forza quei Valori che la caratterizzano come alternativa alla deriva liberalsocialista: Vita, Solidarietà, Ordine (che è anche mentale), Legge, Sicurezza, Gerarchia, Autorità, non necessariamente in questo ordine, cercando al proprio interno una sintesi tra le varie posizioni “economiche” e di politica estera.
Ma per fare la Destra, la Destra deve esistere, essere presente, organizzata, non partecipare al teatrino della politica per conseguire uno strapuntino per grazia ricevuta.
In questo momento l’unico movimento che fa parlare della Destra è Forza Nuova, con iniziative anche sconcertanti, ma di sicura eco mediatica.
Non basta.
Forza Nuova, lo abbiamo visto l’aprile scorso, ha lo 0,3% dei voti, per bene che le vada non arriverà all’1%, insufficiente per rappresentare la Destra in Italia.
C’è bisogno che Romagnoli e Morselli, Santanchè e Storace e Fiore, si chiudano in conclave e si accordino, eventualmente anche per una federazione (come primo passo) individuando obiettivi, iniziative e presenze comuni.
L’alternativa è un frazionamento che disperderà voti, energie, risorse, ma, soprattutto, Ideali e Speranze.

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21 novembre 2008

Viva il linguaggio politicamente scorretto

Una volta si diceva: parla come mangi.
Altra espressione della saggezza popolare ignorata dalla vulgata “democratica”.
Per radio stamattina mi ha colpito l’espressione – che ritrovo nella home page del Corriere della Sera – “sbarcati a Lampedusa in due giorni 1200 migranti”.
Ohibò, mi sono detto: migranti … ma saranno regolari o illegali ?
Fino anche a soli pochi mesi fa ci dicevano: sbarcati 1200 clandestini.
E sapevamo che li avremmo dovuti rimpatriare a forza (almeno nelle buone intenzioni della Bossi Fini).
Adesso i clandestini sono scomparsi (forse come l’immondizia a Napoli …) ed al loro posto sono apparsi i “migranti”, vocabolo tanto rassicurante, quanto volutamente equivoco.
Il migrante non si sa bene se rientri in quelle quote di accesso (che sarebbe opportuno sospendere per un paio d’anni) o se è il solito clandestino che sbarca sulla nostra terra senza essere invitato.
Ovvia la seconda …
Ma l’uso studiato di quel termine cerca di inculcare nell’ascoltatore o nel lettore superficiale meno allarme del termine “clandestino” o “illegale”.
Anche con la ricerca delle parole più insinuanti ed ingannevoli si rovina una nazione.
Allora cerchiamo di riappropriarci dei termini sgraditi alle verginelle politicamente corrette, ma proprio per questo più chiari nel far comprendere di cosa si tratta.
Parliamo di clandestini, di illegali e, Presidente Berlusconi, non parli di “classi ponte” quasi a volersi giustificare motivando la loro realizzazione per aiutare gli immigrati ad inserirsi imparando meglio l’italiano.
Dica classi differenziate, per impedire che la presenza di immigrati che non sanno l’italiano si trasformi in un freno, in un ostacolo all’apprendimento dei nostri figli.

(Nella fotografia: quando AN era Destra)

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20 novembre 2008

Un monumento per Villari

Il presidente della commissione di vigilanza sulla Rai meriterebbe un monumento.
La sua disponibilità a “sacrificarsi” per occupare quella ambita poltrona ha messo a nudo l’inconsistenza della dirigenza del pci/pds/ds/pd che, nella migliore tradizione stalinista, non sembra trovare altra soluzione che espellere il reprobo dal partito (come fecero con il gruppo del Manifesto) ed assentarsi dai lavori della commissione, lasciando campo libero alla maggioranza.
Maggioranza che, dal canto suo, non si mostra particolarmente brillante se il suo vicepresidente dei deputati ha avuto bisogno del pizzino di un parlamentare comunista per replicare ad un dipietrista.
Ma, tant’è, la vicenda Villari consente di inasprire lo scontro tra le parti, evitando lo zucchero e il miele dell’accordo su un nome, quello di Sergio Zavoli, che proprio perché piace a tutti, a me non piace affatto.
Zavoli è un vecchio socialista e mi sembra che tra quelli al governo (Brunetta, Sacconi) e quelli sparsi nei vari ruoli (Cicchetto) di socialisti ce ne siano anche troppi: ben venga un “vecchio”, sano democristiano.
Ma Villari ha soprattutto messo a nudo quanto ci sia di vero nelle dure parole rivolte da Gasparri a Veltroni, che si barcamena nella speranza di “fare il Berlusconi”, sbattendo poi il muso con la dura realtà di essere solo un segretario di partito.
Bravo Villari !
Più Villari, più vivacità al nostro quadro politico, oggi troppo statico nella sua guerra di trincea.


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19 novembre 2008

Più selezione a scuola, meno immigrazione

L’equazione può sembrare ardita, ma è pertinente.
La scuola di massa post sessantottina (poi, in realtà, è post 77 ma accettiamo pure convenzionalmente la data 1968 in quanto da lì ebbe inizio il crollo della nostra istituzione scolastica) ha provocato con
le promozioni collettive,
la sufficienza e poi il 28 “politico”,
l’abolizione della disciplina portata dal voto determinante di condotta,
l’accesso a qualsiasi facoltà universitaria indipendentemente dal titolo superiore conseguito
,
ad una legittima aspettativa per milioni di diplomati e laureati che, ovviamente, con quel pezzo di carta in mano pretendono un ruolo lavorativo che sia adeguato al titolo.
In sostanza quei lavori che, come nel monologo di Menenio Agrippa, apparivano “umili” ma erano comunque fondamentali al funzionamento del “corpo” della nazione, sono stati abbandonati, per aspirare ad una scrivania, anche senza le poltrone fantozziani “in pelle umana” o senza l’acquario in cui nuotano i dipendenti.
Ma quei lavori, qualcuno doveva svolgerli.
Da lì l’altra grande iattura per la nostra nazione: l’immigrazione sempre più selvaggia e sempre più massiccia.
Una immigrazione che rischia di stravolgere per sempre il tessuto sociale delle nostre città, modificando sensibilmente i nostri usi, le nostre tradizioni, i nostri costumi.
Le avvisaglie ci sono tutte.
Il “politicamente corretto” spinto all’estremo con la censura su parole ed espressioni che erano parte della nostra cultura (una per esempio fra tutte: “negro” anche se ancora il suo uso non è sanzionato penalmente, viene spesso rilevato come vocabolo “scorretto”).
Ma poi anche la censura operata sulle canzoni e gli addobbi di Natale perché potrebbero “turbare” i non cristiani.
Sul cibo che viene distribuito dalle mense scolastiche e che spesso vede estromessi i prodotti del maiale, privando così i nostri ragazzi di una delle carni più varie, saporita e nutriente che ci possa essere e questo solo per andare incontro alle esigenze dei figli di immigrati musulmani, mentre dovrebbero essere loro ad adeguarsi alle esigenze ed alle tradizioni – anche culinarie – della nostra terra.
Proprio perché è nostra questa terra e non loro
.
Per finire alla soppressione in certe scuole, delle celebrazioni per la Vittoria del 1918, con la scusa che si tratta di una vicenda storica non pertinente ai figli degli immigrati e, ricordandola, li farebbe sentire estranei.
Scommetto però che quelle stesse maestre il 25 aprile si prodigheranno in mirabolanti storie sulla “resistenza”, anche se, pure di quelle vicende (spesso inventate o ricicciate), i figli dei marocchini o dei senegalesi (e non solo) non possono fregarsene di meno.
La scuola di massa, nel suo livellamento, ha quindi prodotto l’eliminazione della selezione che consentiva ai capaci e meritevoli di andare avanti e di puntare alla guida della nazione avendone i numeri e in quanto avevano quei numeri e non in funzione delle amicizie e degli appoggi e, dall’altra parte, ha privato la nazione stessa di chi, non eccellendo nelle arti umanistiche o scientifiche, veniva opportunamente indirizzato a quei lavori importanti ma più manuali che intellettuali.
Certamente non è la sola causa (aggiungiamo pure – vista la grande necessità di “badanti” – la trasformazione della vecchia famiglia nella nuova, con tante donne che hanno perso molto della loro femminilità, per primeggiare e competere con gli uomini) ma fondamentalmente la politica scolastica del “todos caballeros” ha nuociuto grandemente sia alla qualità di diplomati e laureati, che alla richiesta di personale per quei lavori che i nostri non volevano più svolgere.
E’ quindi da domandarsi se, oltre a quanto già indicato nella Riforma Gelmini, non si debba fare un ulteriore e più ficcante passo in avanti, recuperando una selezione orientante, non emarginante, finalizzata anche a ridurre il fabbisogno di manodopera che, oggi, viene coperto con gli immigrati.
E se non sia il caso di sfruttare l’occasione che la crisi attuale ci offre per rallentare e, quindi, bloccare i flussi immigratori per ripristinare un indirizzo che parta dalla scuola e orienti verso il mondo del lavoro chi non ha le capacità per proseguire con profitto negli studi.

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18 novembre 2008

La vogliamo privatizzare questa rai ?

L’indecoroso teatrino che si è svolto (e continua nelle repliche) sulla rai riporta in primo piano un tema che sembra accantonato: la privatizzazione della rai.
La Legge Gasparri ventilava l’ipotesi di cessione di una rete pubblica, ma non basterebbe comunque per porre fine all’assalto degli scherani di parte (dell’una e dell’altra) ai posti di amministrazione e alla creazione delle più composite cordate che ledono, naturalmente, una indipendenza dei giornalisti che, umanamente, non può esistere.
Allora, signori del “partito di centro moderato e liberale” ma, soprattutto, della Lega: volete chiudere con il passato della lottizzazione e privatizzare la rai, tutta ?
Pensiamo ai vantaggi.
1) Basta con i minuetti sull’elezione del presidente “di garanzia”
2) Basta con il tener bloccata l’azione politica nel braccio di ferro sulle nomine rai;
3) Basta con l’offrire a Pannella l’occasione di ripetere la sua noiosa manfrina dello sciopero della fame e della sete su questo tema
4) Basta con il solleticare le (legittime) ambizioni di carriera dei giornalisti inducendoli a fare i megafoni di questa o quella parte politica
5) Basta con il conflitto di interessi.
Ma, soprattutto, ne verrebbe un beneficio per le nostre martoriate tasche, perché:
a) dalla vendita della rai lo stato conseguirebbe un bel mucchio di quattrini che potrebbero servire a finanziare la riduzione delle tasse (per tutti !);
b) con la vendita della rai verrebbe meno la ragione di estorcere un canone che, addirittura, qualcuno propone di aumentare (e che un parlamentare del “partito di centro, moderato e liberale” invece di abolire propone di far pagare all’interno della bolletta della luce, con una inversione dell’onere della prova sul possesso del televisore attualmente sullo stato).
E la Lega che dice ?
Io mi ricordo che anni fa la Lega sosteneva l’abolizione del canone: quale miglior modo per togliere quest’altra odiosa tassa, che il privatizzare la rai, chiudendo, una volte per tutte, con i balletti sulla commissione di vigilanza, il consiglio di amministrazione e le presunte censure dei programmi ?
Quando mai si potrebbero cogliere così tanti piccioni con una sola fava: la vendita al miglior offerente, anche in forma di “spezzatino”, di tutta la rai ?

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17 novembre 2008

Scioperi bianchi e scioperi rossi

La vicenda Alitalia continua e continua anche l’indignazione a comando contro i lavoratori della compagnia che stanno lottando, senza paraocchi ideologici, per il loro lavoro, per un lavoro ben retribuito nel quadro di regole certe.
In pratica i sindacati autonomi e le associazioni professionali di piloti e assistenti di volo, assolvono al ruolo che è loro demandato dal loro essere rappresentanti di quei lavoratori.
E questo infastidisce perchè turba e disturba la casta dei manovratori.
Turba e disturba la triplice sindacale che vede messa a nudo la propria limitata rappresentatività.
Turba e disturba la classe politica (di maggioranza e opposizione) perché ostacola il dispiegarsi da un lato della mitologia del “salvatore della compagnia italiana”, dall’altro il guadagno degli imprenditori propri amici.
Turba e disturba quel gruppo di potere raccolto attorno ai “capitani coraggiosi” che vede messo in pericolo un affarone succoso, visto che i debiti di Alitalia sono accollati ai cittadini e a loro rimarrebbe solo la parte sana.
Così, veniamo bombardati da una quotidiana dose di informazione subliminale che tende a creare una diffusa ostilità nei confronti dei lavoratori.
Viene denunciata la “irresponsabilità” di chi non firma (ma c’è un obbligo a firmare ? O, piuttosto, non si vuole dare corso a quelli che sono i principi di un libero mercato che comprende anche la libertà di accettare o meno le proposte aziendali ?).
Viene tirata nuovamente fuori la bufala degli “scioperi bianchi” che altro non sono che l’applicazione delle normative che la dirigenza aziendale ha dato e la cui inosservanza potrebbe anche essere causa di responsabilità e giusta causa di licenziamento.
Si minacciano (e si attuano) precettazioni (alla faccia del tanto conclamato diritto di sciopero che, per altre e meno pertinenti vicende, viene tirato in ballo ogni due per tre) e, naturalmente, si muovono le procure.
In Italia abbiamo, finalmente, i nuovi untori da crocifiggere per tutto ciò che va male: i lavoratori di Alitalia che non accettano il diktat della Cai.
Ma sarà un loro diritto utilizzare gli strumenti della democrazia e della libertà sindacale per manifestare la loro idea e per cercare di ottenere condizioni migliori ?
Io credo di sì.
Non solo ne hanno il diritto, ma la loro è una battaglia di libertà che dovrebbe interessare tutti i lavoratori italiani, perché se passa il principio per cui si possono, impunemente, scorporare aziende, accollare i debiti al pubblico e consegnare la “polpa” a cordate di imprenditori che fiutano l’affare, con contestuale libertà di scegliersi i dipendenti che vogliono, mandando alla rottamazione gli altri, il tutto sotto l’ombrello dei confederali che firmano non sulla base della valutazioni di categoria, ma in base ad un non ben precisato quadro di riferimento politico-istituzionale, allora domani tutto questo potrebbe accadere ovunque e non ci sarà nessuno che sosterrà le buone ragioni dei lavoratori.
Non ci sarà nessuno perché quella che stanno combattendo oggi i sindacati autonomi di categoria e le associazioni professionali di Alitalia è una battaglia per la sopravvivenza di tutto il sindacalismo autonomo italiano, quel sindacalismo che, scevro dei paraocchi ideologici, non risponde e non è condizionato da legami con i partiti e con la politica, ma guarda esclusivamente alle questioni di categoria e aziendali, lasciando la politica fuori dai luoghi di lavoro, perché la politica è interesse generale da affrontare nelle sedi a ciò preposte e per la quale votiamo, praticamente ogni anno, per esprimere chi deve rappresentare le nostre idee.
Spiace vedere come un governo apparentemente di Centro Destra, presieduto da Berlusconi contro il quale i confederali (ugl inclusa) hanno promosso una decina di scioperi generali nei suoi quasi sette anni complessivi di governo, non veda e non colga l’opportunità che si presenta con la vicenda Alitalia per rimuovere, una volta per tutte, l’ipoteca confederale dalla gestione della cosa pubblica economica ma, anzi, offra una sponda ai confederali contro gli autonomi, riconoscendone una rappresentatività anche là dove tale rappresentatività è smentita dai fatti.
Una simile occasione non sarebbe stata lasciata cadere dalla Thatcher e da Reagan che, infatti, con i minatori e con i controllori di volo non la mancarono.
E questo ci induce a dubitare del futuro e per il futuro del “partito di centro, moderato e liberale” voluto dal nuovo Berlusconi, oltre a ricordare con nostalgia il Berlusconi del 2001-2006.

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