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No alla deriva

No alla deriva
Diciamo NO alla deriva

21 aprile 2020

Divisi e incompatibili

La sinistra che non vince con un regolare voto, ha preso l'andazzo di imporre la sua presenza manu militari.
Così nel 2011 si rese complice del colpo di mano orchestrato da Francia e Germania e adesso continua a governare con i cinque stelle e la benedizione delle consorterie affaristiche e finanziarie dell'unione sovietica europea, in spregio ad una lunga serie di elezioni locali e di sondaggi impietosi nei suoi confronti.
Però non basta.
Ci sono due partiti che si oppongono, che danno voce alla maggioranza degli Italiani, che, pur avendo mancato al loro ruolo (richiestissimo) di opposizione dura e pura, restano comunque un riferimento per chi è contro l'invasione immigrazionista, la cessione della nostra residua Sovranità agli stranieri, l'imposizione di tasse e patrimoniali e il rinfocolare delle divisioni tra gli Italiani, esercizio in cui i bella ciao eccellono (praticamente non sanno fare altro).
Vengono allora scatenati contro di loro i vari tentacoli del potere, dalla magistratura che insegue Salvini cercando di rendergli lo stesso servizio che ha reso a Berlusconi e che cerca il bis di "mani pulite" ai i politici governativi che, peggio degli sciacalli, chiedono il commissariamento delle due migliori sanità italiane che, guarda caso, sono anche delle due regioni che da sempre sono amministrate dal Centro Destra (e con maggioranze nette) e che capeggiano la fronda al governo immobilista di Conte e dei suoi compari cattocomunisti.
All'inizio dell'epidemia causata dal virus cinese, furono proprio Lombardia e Veneto con Fontana e Zaia a chiedere con maggior forza controlli e quarantene, irrisi e offesi da chi, invece sollecitava ad abbracciare cinesi, mangiare involtini primavera, cenare con la moglie e amici al ristorante, prendere l'aperitivo sui Navigli.
Tardivamente il governo comprese la necessità di controllare gli spostamenti e, come tutti i neofiti che approcciano una materia a loro sconosciuta, ha ecceduto con un blocco pressochè totale da mandare in crisi l'economia nazionale e la soppressione della libertà individuale.
Adesso Veneto e Lombardia chiedono di ripartire ed è il governo che, dopo aver costituito quindici commissioni con 450 fenomeni che dovranno dire cosa fare, ora è immobile, incapace di decidere.
Lombardia, Veneto, Friuli Venezia Giulia, Liguria e Piemonte dovrebbero agire e riaprire, in base alle proprie necessità e valutazioni a prescindere dall'attendismo del governo.

Cosa farebbe Conte ?
Manderebbe l'esercito ad arrestare Zaia e Fontana scatenando una rivolta come quella Catalana ?














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