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23 aprile 2026

Ci sono tagli ai finanziamenti che fanno bene

Il Governo ha tagliato sui fondi destinati alle iniziative e associazioni dei partigiani.

Ha fatto bene in linea di principio, male nel quantum perchè ha tagliato solo il 15% dei fondi, mentre sarebbe stato meglio azzerare ogni contributo pagato con i soldi di tutti, per lasciare che quegli enti si finanziassero solo tramite i contributi volontari di chi li sostiene.

E' lo stesso principio per i cinematografari, i cantanti assoldati da comuni e istituzioni varie, i giornali, le radio (a cominciare da quella radicale).

Un flusso enorme di denaro, disperso in migliaia di rivoli, che mantengono i privilegi di pochi interessati ad uno specifico tema, a spese di tutti.

Perchè la sommatoria di tutto quel denaro, la sommatoria di tutte le spese ideologiche che, negli anni, sono state accollate al bilancio dello stato, cioè di tutti i cittadini, è incalcolabile, ma sarebbe sicuramente sufficiente per, ad esempio, eliminare definitivamente tutte le accise dai carburanti.

E che si tratti di spese ideologiche lo testimonia la giunta regionale della rossa Emilia Romagna che, dopo aver tuonato contro il miserrimo taglio del 15% dei finanziamenti alle associazioni di derivazione partigiana, per bocca del suo presidente De Pascale ha dichiarato che provvederà a coprire i finanziamenti mancanti.

La stessa giunta che, appena insediata, ha aumentato i ticket sanitari, facendo pagare di più cure e medicine e strilla perchè il Governo non aumenta i trasferimenti in regione, è la stessa giunta che sperpera denaro per manifestazioni ideologiche come le celebrazioni della resistenza.

Forse il Governo dovrebbe pensare anche a ridurre i trasferimenti all'Emilia Romagna, visto che De Pascale trova così facilmente soldi da spendere per le sue visioni ideologiche. 

10 novembre 2025

Redistribuzione delle ricchezze

Landini e la Schlein hanno rispolverato, dopo la patrimoniale, anche il mantra della "redistribuzione delle ricchezze", per contestare la riduzione dell'Irpef sui redditi da 28 a 50mila euro, considerati ricchi (!) e, quindi, da punire rendendoli poveri.

Il magazzino del socialcomunismo, ma anche di certo cattolicesimo sociale, "adulto" secondo Prodi, è pieno di simili rottami ideologici che guardano indietro di almeno due secoli.

Punire qualcuno perchè, con il suo lavoro, riesce a vivere dignitosamente o perchè può concedersi del superfluo (che è poi quello che dà qualità al piacere, proprio perchè è superfluo, un di più) è la tipica mentalità da suddito che prova piacere ad assistere alla ghigliottina di chi gli è stato sempre superiore.

Landini e la Schlein sarebbero più credibili se, invece di volerci tutti livellati verso il basso, cercassero di elevare quelli che hanno di meno, senza nulla togliere a chi ha di più, perchè la crescita deve essere fondata sulla produttività, sul lavoro, sulla creazione di ricchezza e non sulla rapina nei confronti di chi produce, lavora e crea ricchezze.

L'assistenzialismo che propongono Landini e la Schlein porta inevitabilmente al collasso di una società dove vengono penalizzati quelli che lavorano e beneficiati quelli che, per motivi vari, non creano ricchezze.

La solidarietà nei confronti di chi ha subito eventi sfortunati è ben diversa dall'assistenzialismo generalizzato che propongono Landini e la Schlein con la loro volontà di mettere le mani in tasca a chi produce.

18 ottobre 2025

L'Italia della Meloni promossa in serie A

La notizia del giorno non è, come vorrebbero farci credere i "professionisti dell'informazione", la bomba che ha fatto esplodere due automobili di un conduttore televisivo e neppure l'acclarata crassa ignoranza del segretario della cgil che tra congiuntivi che neanche Fantozzi e l'incapacità di usare i  vocaboli appropriati, rappresenta una Croce Rossa contro la quale sparare sarebbe maramaldeggiare.

No, la notizia, la vera notizia che interessa tutti gli Italiani, anche quelli che non la conoscono, è la promozione che una agenzia di rating (la DBRS Morningstar) ha certificato dell'Italia, passandola dalla tripla B alla A.

Tale promozione segue analoghe prese di posizioni, in termini di innalzamento del rating o di miglioramento delle previsioni (outlook), delle altre grandi agenzie di rating che tanto male ci hanno fatto in passato.

Conan Doyle faceva dire alla sua creatura Sherlock Holmes che una coincidenza è solo una coincidenza, due coincidenze sono un indizio e tre coincidenze sono una prova.

E le coincidenze stanno diventando tante, se ci aggiungiamo anche la stabilizzazione dello spread intorno agli 80 punti e vedremo che effetto farà sulla imminente, nuova emissione (dal 20 al 24 ottobre) dei BTP  Valore settennali.

Capisco che il passo lento del Governo Meloni nell'affrontare le questioni che più stanno a cuore al suo elettorato, possa renderci impazienti, ma la scelta si sta rivelando quella giusta.

Un passo lento, ma inesorabile che ricorda quello degli Alpini, in marcia verso un obiettivo mentre consolidano il terreno nel frattempo conquistato.

E se nel 2026 potremo vedere ulteriormente ridotto l'impatto fiscale sulle nostre finanze, lo si deve anche a questa prudenza che consente al Governo di consolidare, passo dopo passo, i miglioramenti conseguiti.

Certo, ci sono sempre delle questioni che individualmente non piacciono (e ribadisco quel che ho scritto ieri sul prelievo contro banche e assicurazioni) ma il quadro complessivo si fa, di giorno in giorno, più roseo, nonostante i disperati tentativi delle opposizioni e delle loro emanazioni di ogni genere, prendendo a pretesto ieri Gaza, oggi il sempiterno antifascismo, domani la flatulenza di un pinco palla qualunque, perchè ogni alibi è buono per criticare un governo che fa quello che i suoi predecessori non sono stati in grado di realizzare.

Le agenzie di rating arrivano sempre dopo, ma proprio perchè arrivano dopo la loro certificazione ha un valore di stabilità di un giudizio formulato sulla base di un andamento e non di un momentaneo picco positivo (o negativo).

Resta il fatto che la promozione in serie A con il Governo Meloni rappresenta un beneficio per l'Italia e, singolarmente, per tutti gli Italiani, anche per coloro che credono di non esserne coinvolti.  

15 settembre 2025

Il Monte dei Paschi specchio dell'Italia che rinasce

Ho sentito che, presi dalla disperazione, i cattocomunisti fanno dire, mandando allo sbaraglio, al duo Bonelli e Fratoianni che la Meloni parla di Charlie Kirk per nascondere la crisi economica.

Il ridicolo, di cui probabilmente non si rendono conto, li copre quando fanno dichiarazioni sull'economia all'indomani del declassamento della Francia, della parità raggiunta dallo spread italiano con quello francese, dalla prospettiva positiva delle agenzie di rating per l'Italia in virtù della stabilità politica che Germania e Francia non hanno.

Ma quelle improvvide dichiarazioni, che sono semplicemente squallide speranze di fallimento alla faccia del loro ruolo di parlamentari nazionali, arrivano anche dopo che non solo i rating, non solo lo spread, non solo l'andamento della borsa, non solo la tendenza dell'occupazione, danno ragione al Governo, ma anche situazioni che sembravano incancrenite, causate da una intromissione politica della sinistra nella gestione economica, stanno volgendo al meglio.

Il caso della Banca Monte dei Paschi di Siena è emblematico di come l'Italia abbia le capacità, se ben guidata, di ribaltare un andamento negativo.

Ricordate quando Renzi, capo del governo, invitava a comprare azioni del BMPS ?

Chi lo ha fatto ha perso denaro, perchè le quotazioni sono drasticamente calate, mandando in fumo investimenti privati e i miliardi che lo stato ha immesso nella banca per salvare non tanto i depositi e i posti di lavoro, quanto la identità politica di una banca da sempre considerata funzionale al pci/pds/ds/pd.

E' però stato sufficiente che cambiasse il governo e non ci fossero più i cattocomunisti, che la BMPS ha recuperato solidità, facendo la banca, ed ha potuto capeggiare la riscossa della finanza italiana conquistando la maggioranza di Mediobanca, con la prospettiva di liberare anche le Assicurazioni Generali dall'ipoteca di una Francia in profonda crisi e arretramento.

Questo si aggiunge a varie altre iniziative di acquisizione di aziende estere, soprattutto tedesche, da parte di imprenditori italiani, come è stato per l'emittente tedesca Prosiebensat da parte di Mediaset (MFE).

Comprensibile che chi era uso "stare dietro" a Germania e Francia, non si capaciti di come il Governo Meloni sia riuscito, grazie alla stabilità politica frutto della oculata scelta di voto di noi Italiani, a creare le basi per una generale rinascita della nostra economia e finanza.

E produca dichiarazioni come quella di Bonelli e Fratoianni nel tentativo di svicolare dall'argomento concreto sollevato dalla Meloni in ordine all'assassinio di Charlie Kirk.

24 luglio 2025

L'Italia della Meloni ha una economia in salute

Nonostante sia in pensione da ormai più di cinque anni, sono sempre restio ad affrontare tematiche che erano, in tutto o in parte, attinenti alla mia attività professionale.

Non parlerò quindi della corbelleria, votata all'unanimità su proposta, purtroppo, della Lega, che crea l'obbligo in capo alle banche di aprire un conto corrente a chiunque ne faccia richiesta e inibisce il recesso unilaterale per i rapporti attivi, ma di quello che passa sotto il nome di "risiko bancario".

Le prime, consistenti, fusioni, sotto varia forma, risalgono all'aggregazione che nel 1998 vide il Banco Ambrosiano Veneto e Cariplo unirsi per poi inglobare e rivendere in tutto o in parte altre aziende, fino ad arrivare all'attuale prima banca italiana, Intesa Sanpaolo.

Prima ancora, ricordo di piccole acquisizioni di banche locali spesso dal nome evocativo (una per tutte: Gatto e Porpora) il più delle volte su impulso di Banca d'Italia per evitare che una difficoltà finanziaria si riversasse sui clienti dell'Istituto con la perdita dei loro depositi.

Ma anche dopo il 1998 l'intervento della Banca d'Italia è stato spesso determinante per una aggregazione, sempre come azione con finalità difensive di sistema.

Del resto erano gli anni in cui il sistema bancario era attraversato da una profonda ristrutturazione, tale da indurre le parti ad istituire, senza alcun costo per lo stato !, un "fondo esuberi" (solidale) quale ammortizzatore per le necessarie uscite di personale, per un verso considerato "esubero contabile", ma anche, in prospettiva, superiore alle necessità che si andavano prospettando con la progressiva e poi galoppante introduzione della digitalizzazione.

Mi basta pensare al fatto che quando iniziai l'attività professionale si scriveva con una macchina da scrivere, spesso neanche elettrica e le copie venivano predisposte con carta a carbone e veline, ma quando andai in pensione eravamo già nell'era del lavoro da casa tramite collegamento internet.

Come sempre, il quadro che ho delineato è approssimativo e generico, solo finalizzato a fornire una infarinatura sui precedenti di una situazione che, oggi, vede una operazione, considerata ostile dalla "preda", in pieno sviluppo (l'Opa Mps su Mediobanca) in cui, per la prima volta, vedo una aggressiva campagna pubblicitaria della "preda" con annunci ripetuti per sollecitare gli azionisti a non conferire le loro azioni.

Contemporaneamente abbiamo avuto il successo dell'operazione Bper su Popolare Sondrio e la rinuncia di Unicredit alla sua Opa su BPM.

Gli azionisti, ovviamente, decideranno seguendo il loro interesse, a me invece piace rimarcare come queste attività denotino un momento di particolare salute del nostro sistema bancario, essenziale per sostenere ogni tipo di imprenditoria economica e i consumi delle famiglie.

Siamo passati, in una trentina di anni, da fusioni di carattere difensivo, a fusioni finalizzate ad aumentare la ricchezza, all'espansione delle attività e del perimetro degli Istituti Bancari.

E questo segnale di salute delle banche rispecchia lo stato di salute dell'economia italiana, certificato persino dalle ostili agenzie di rating, due giorni fa dal Fondo Monetario Internazionale, dal famigerato spread caro a Monti che si avvia a consolidarsi sempre più frequentemente sotto i 90 punti.

C'è un unico punto dolente, che è eredità non tanto degli ultimi undici anni precedenti il settembre 2022 (che pure hanno aumentato il debito pubblico di quasi 1200 miliardi !), quanto delle scellerate politiche della prima repubblica, con nazionalizzazioni, poi privatizzazioni in svendita, elargizioni di assistenzialismo, assunzioni nel pubblico, ipertrofia statalista, ampliamento di ogni intervento pubblico con relativi costi ripetuti negli anni e ormai divenuti "diritto acquisito" dai beneficiari.

Fermare l'aumento del debito è impossibile senza togliere provvedimenti spesso clientelari (come il reddito di cittadinanza), soprattutto se si moltiplicano le richieste di intervento e di contribuzioni a carico dello stato per questo e quello.

Ma fermare e quindi invertire il processo di aumento del debito è necessario se vogliamo completare il risanamento della nostra economia, facendo pagare i beni ed i servizi a chi ne usufruisce e non scaricandone il costo sull'intera collettività.


07 aprile 2025

Perde chi vende

Anche questa mattina i giornali online e i giornali radio hanno come prima notizia il "crollo" delle borse, imputato a dazi, peraltro non ancora pienamente in vigore.

E' quindi evidente che si tratta di una psicosi, di un passa parola in negativo.

Mi ricordo che nel 1992, alla vigilia della rapina perpetrata dal governo Amato con il sei per mille sottratto ai nostri conti correnti, un conoscente mi disse che fonti sicure gli avevano assicurato che sarebbero stati colpiti i titoli di stato.

Lui si fidò così ciecamente della "fonte sicura" che vendette tutti i suoi titoli di stato per mettere il ricavato in conto corrente e fu colpito pesantemente dalla tassa di Amato.

Le borse calano perchè possessori di azioni stanno vendendo, ma se titoli fanno prezzi in calo, vuol dire che chi vende trova un compratore che, a differenza del primo, ha visto una opportunità di guadagno comprando al ribasso titoli che, ancora con le assemblee appena iniziate, comunicano risultati di bilancio cospicui e, quindi, distribuzioni di dividendi sostanziosi.

Chi vende perde adesso, subito, subendo una minusvalenza (anche se taluni titoli erano talmente cresciuti che, ancora adesso, fanno segnare un guadagno significativo rispetto al prezzo di acquisto) e rinunciando ai dividendi.

Capisco se qualcuno (sbagliando) ha investito tutti i suoi risparmi in una unica direzione e senza conservare un margine di liquidità, capisco di meno chi non avesse necessità di rendere liquidi gli investimenti e potrebbe invece attendere, guardarsi intorno e, semmai, valutare acquisti mirati.

Una opportunità, appunto.

Diverso l'approccio di uno speculatore che, però, per giustificare i rischi che assume, deve anche puntare a guadagni immediati e importanti, cosa che uno può fare solo se ha la disponibilità di somme cospicue da poter utilizzare.

Il fatto che il calo delle borse sia pressochè uniforme è rassicurante, perchè vuol dire che non ci sono problemi sui fondamentali di una economia, ma solo una questione che può essere risolta tramite una trattativa che consenta di rimuovere quelle cause, cioè la legislazione che impone quei vincoli che hanno innescato la reazione di Trump. 

16 ottobre 2024

Meglio i piccoli passi della Meloni o la terapia d'urto alla Milei ?

I giornali cartacei e quelli radio televisivi sono imbottiti di commenti sulla manovra di bilancio che il Consiglio dei Ministri ha approvato ieri.

Considerando il mostruoso debito ereditato dai predecessori, maturato soprattutto negli undici anni di governi da Monti a Draghi (debito aumentato da meno di 1700 miliardi a più di 2800 miliardi) questo terzo bilancio predisposto dal Governo Meloni riesce, ancora una volta, a contemperare l'impostazione ideale di una riduzione della pressione fiscale con le compatibilità imposte dalla commissione europea e il doveroso rientro dal debito.

Le misure si possono leggere non tanto sui giornali (che mettono sempre subdolamente in primo piano quei provvedimenti che servono al "professionista dell'informazione" di turno per sostenere le sue opinioni) quanto sul sito del Mef o sui siti istituzionali che riportano il provvedimento senza censure, omissioni o manipolazioni.

Qui, però, voglio porre una questione differente.

La Meloni, come già con la questione dell'immigrazione clandestina, ha adottato una politica dei piccoli passi.

Moderate modifiche, leggere sterzate verso la giusta strada della maggiore libertà individuale, aggiustamenti che consentono di avere progressivamente qualche euro in più.

In una Argentina ben più in crisi di noi, il Presidente Milei ha invece impugnato la mannaia più che una sciabola e cominciato a tagliare le incrostazioni di stampo socialista che si erano negli anni sovrapposte, favorendo parassitismo e oneri per lo stato.

I primi dati indicano che l'Argentina ha abbattuto l'inflazione, stia rientrando dal suo debito, ma i sacrifici che vengono richiesti cominciano a provocare qualche ... "malumore" tra i cittadini.

Da noi i tempi di rientro sembrano lunghissimi, alcuni provvedimenti sono assunti con le mani di velluto (come la riduzione dei bonus edilizi e la cancellazione di elargizioni, finanziamenti e contributi a enti, attività, giornali) invece di intervenire con decisione.

La Meloni, in effetti, si trova a dover navigare in un mare in cui quelli fino ad oggi privilegiati e gratificati dalla cornucopia dello stato, hanno la possibilità di far suonare le trombe tramite i loro giornali.

Basti vedere la faccia tosta con la quale la ex Fiat, oggi Stellantis, per bocca del suo amministratore delegato Tavares ha prima preteso che il Governo erogasse incentivi per la produzione di auto e poi, alle reazioni negative, abbia minacciato di licenziare, creando quindi un clima di tensioni sociali.

La manovra di ieri sembrerebbe spuntare molte delle frecce avvelenate che gli oppositori avrebbero potuto lanciare, anche se i cattocomunisti hanno una faccia di bronzo per cui non avranno problemi a chiedere alla Meloni di fare tutto quello che loro, in undici anni di governo, non solo non hanno fatto, ma hanno contribuito a danneggiare.

Apparentemente, quindi, sembrerebbe che i piccoli passi della Meloni possano portare frutti migliori e più duraturi della terapia d'urto di Milei, con minori tensioni sociali.

Con la differenza che mentre Milei non deve rispondere a nessuno, se non al suo elettorato, mentre la Meloni ha il cappio dell'europa al collo e le politiche che vorrebbe l'europa sono esattamente all'opposto delle aspettative dell'elettorato Italiano e non solo di quello di Centro Destra.

Ed è proprio la permanenza nell'unione europea il grande limite per ogni governo Italiano e Nazionale in genere.

Se solo si tornasse ad una Europa dei Popoli e delle Nazioni, senza pretese irrealizzabili di trasformarsi in stato unitario e avendo solo cura di essere un grande mercato comune in cui gli stati aderenti possano trasferire persone, merci, prodotti senza alcun dazio, ne potremmo guadagnare tutti, in Benessere, Sicurezza, Identità e Indipendenza Nazionale.


18 settembre 2024

Più risorse !

La pensione è una occasione per acquisire una spolveratina di conoscenza su ambienti che non si conoscono, non si sono mai frequentati, spesso visti come ostili, privilegiati o altro (e peggio).

La finestra è quella della radio e, fatta la tara sulle balle propagandistiche di uno strumento che è, ancora oggi, nonostante un Governo di Centro Destra, inquinato da una folta presenza di cattocomunisti, mi piace ascoltare le trasmissioni come sottofondo alle varie attività che posso fare quando sono in casa.

Restando collegati su radio uno della Rai, possiamo ascoltare di tutto, farci una cultura da Rischiatutto su ogni argomento.

A cominciare dalle cinque del mattino quando con una demenziale (in senso positivo) trasmissione, un paio di ... non so se siano disk jockey o addirittura giornalisti (ho il sospetto che l'esercito di "esperti" musicali della radio sia qualificato tutto come "giornalisti"), aprono la giornata con musica e sciocchezze che strappano un sorriso o notizie strane tipo quelle della Settimana Enigmistica "non tutti sanno che".

Poi la marchetta cattocomunista di Radio anch'io con il solito schieramento tre (cattocomunisti, compreso il conduttore) contro uno, quindi un paio di trasmissioni più equilibrate (come quella della Chirico, che leggo e ho cominciato ad apprezzare anche su X), per arrivare alla trasmissione più interessante, Sportello Italia, appena mezzora, dalle 12,25 circa al giornale radio delle 13.

Per quanto condotta da giornalisti della Rai, che hanno sempre una retrogusto di indirizzo politico sinistrorso, fornisce una panoramica su questioni economiche all'ordine del giorno, con appuntamenti fissi quotidiani, piccole finestre sulle pensioni, l'energia, i diritti dei consumatori, l'educazione finanziaria ed altri, che rende sempre interessante la pur breve esplorazione di un problema.

C'è però, in tutte le trasmissioni di presunta "informazione" e "approfondimento", una costante, anzi due.

La presenza di un nugolo di "esperti" che ci raccontano la rava e la fava di come ci si dovrebbe comportare, di cosa dovrebbe fare il Governo, la commissione europea, il singolo cittadino, tutti per il nostro bene, tutti che, ognuno per il suo settore di "competenza", chiedono immancabilmente "più risorse".

Ecco il mantra salvifico che mette al riparo gli "esperti", "dotti e sapienti", dalla più semplice delle osservazioni: ma se è così facile, perchè non lo si è mai fatto.

Perchè occorrono "più risorse".

Naturalmente le "risorse" le deve procurare lo stato, cioè noi cittadini, con le nostre tasse, perchè non c'è altro modo per lo stato per avere soldi da spendere.

A sentire gli "esperti", però, occorrono "più risorse", per la sanità, per la scuola, per gli stipendi pubblici, per le opere di messa in sicurezza del territorio, per la transizione verde, per il parco macchine, per le abitazioni ... ed è un elenco infinito che comprende anche incentivi e aiutini all'esportazione, alla produzione, compensazioni quando uno non vende abbastanza, ristori quando una calamità naturale provoca dei danni.

Eppure il bilancio dello stato non è uno striminzito foglietto da conto economico di un condominio di cinque unità.

Si parla di un bilancio di spesa annua vicina al miliardo, di un debito pubblico mostruoso a 2940 miliardi (in crescita, anche se l'ultimo dato segnalava una riduzione di uno striminzito miliardino).

Non è che lo stato risparmi e ci risparmi tasse, gabelle, balzelli che, una volta messi, è difficilissimo togliere perchè servono a pagare questa e quella mancetta a questa e quella categoria.

E non uno degli "esperti" che affronti il problema del dove trovare i soldi che servono alla spesa da lui patrocinata.

Tranne i sindacalisti (esperti in chiacchiere) che hanno sempre la risposta pronta: i soldi ci sono basta prenderli dall'evasione fiscale.

E' un ritornello che sento da quando ho iniziato ad interessarmi di politica: l'evasione fiscale.

Poi c'è la subordinata, sempre sponsorizzata dai sindacalisti della Trimurti: la patrimoniale sui ricchi.

E chi sono i ricchi ?

Quelli che hanno un patrimonio di oltre 500 milioni di euro.

Sembra tanto, ma provate a guardare il valore di mercato delle abitazione di proprietà (e l'85% degli Italiani ha l'abitazione di proprietà) e vedrete che si fa presto a superare i 500 milioni di euro.

E comunque, una volta imposta la patrimoniale, quando hanno bisogno di dare un contentino a questa o quella categoria, si fa presto a far scendere il limite da 500 a 450, a 300, o a 100.

Ma siamo proprio certi che la soluzione dei nostri problemi sia l'aumento della spesa e dell'invasività dello stato e non, invece, l'aumento della responsabilizzazione di ogni singolo cittadino che si paghi quello di cui ha necessità o che vuole per semplice piacere, in cambio di una cospicua riduzione delle tasse che ci metta più soldi in tasca da spendere, responsabilmente, senza scialacquare "tanto paga Pantalone", per ciò di cui abbiamo realmente bisogno e ci interessa veramente ?



20 giugno 2024

Ridurre il debito pubblico

Chi mi conosce sa che sono totalmente contrario a questa unione europea.

Per me avremmo dovuto fermarci alla costituzione di un mercato unico europeo per far liberamente circolare, senza dazi interni nè dogane, i cittadini degli stati appartenenti allo spazio comune, merci e capitali.

La mia eterna speranza è quindi che accada qualcosa che faccia implodere questa unione per ritornare alle politiche bi e multilaterali gestite in proprio da ogni stato nazionale.

Ciononostante sono d'accordo con la richiesta della commissione europea di rientrare dai debiti nazionali.

Lo sarei a prescindere dall'appartenenza all'unione, anzi credo sarebbe sintomo di grande visione politica e progettuale se un governo nazionale, senza che gli fosse imposto da una entità sovranazionale alla quale non possiamo riconoscere alcuna autorità, provvedesse in merito.

Innanzitutto, come per tutte le famiglie, non si deve spendere più di quello che si guadagna.

Quindi uno stato non deve spendere più di quanto incassa con le imposte che devono essere ridotte ai minimi termini per consentire ai cittadini di sostenere ogni spesa che riguardi la loro vita, senza dover pagare quelle altrui.

Più soldi in tasca ai cittadini, meno sperperi di stato,perchè quando si sa che paga una vaga entità chiamato stato, non si è attenti alla spesa che si sostiene (veggasi esempio eclatante del superbonus di Conte offerto "graduidamende" e messo a bilancio passivo dello stato).

Poi si deve rientrare dal debito accumulato negli anni.

Non con nuove tasse che, anzi, dovranno essere ridotte, ma con tagli draconiani alla spesa, a cominciare dalle spese a fondo perduto per finanziare gli enti che si occupano dei clandestini,

Se sono enti di "beneficenza", i fondi devono essere frutto delle volontaria elargizione di chi condivide le finalità dell'associazione, non fondo prelevati forzosamente con le tasse dalle tasche di tutti i cittadini.

Sono convinto che, applicando un simile criterio, dei quasi mille miliardi di spese all'anno sarà possibile ottenere significativi risparmi che aumenterebbero esponenzialmente se si procedesse, con la ovvia gradualità, ad una progressiva privatizzazione dei tre settori più onerosi: sanità istruzione e pubblico impiego.

Poi ognuno potrà pagarsi il suo e, mi correggo, una sola tassa vorrei vedere aggiunta: l'imu sui beni ecclesistici.

Zuppi e Parolin si lamentano, come una Schlein o un Conte qualunque, dell'autonomia differenziata.

Bene, i fondi per le realtà locali si trovano (e abbondantemente!) facendo pagare al vaticano e alle curie locali quel che finora non hanno mai pagato.


09 febbraio 2024

Sussidi e tasse eco ideologiche uccidono anche le economie più sane

La protesta dei trattori sta avendo il merito anche di portare all'attenzione di alcuni il controsenso delle tasse ecoideologiche dell'Europa, da compensare con i sussidi e le agevolazioni cui sono costretti i governi nazionali.

In sostanza la commissione europea, nella sua versione da invasati ambientalisti, tassa un presunto inquinamento di co2 da parte di chi produce, obbliga all'uso di carburanti di una certa natura (sempre più costosi), impone la non coltivazione di vaste aree, consente l'importazione di prodotti extra comunitari realizzati con carburanti inquinanti, con sistemi di lavoro medievali (in molte nazioni i lavoratori sono poco più e a volte anche meno degli antichi servi della gleba) per tenere artificiosamente bassi salari, senza adeguati controlli sanitari e, nello stesso momento, i governi nazionali sono costretti ad imporre tasse a tutti i cittadini o a ridurre le spese da altri capitoli del bilancio statale, unicamente per compensare (solo in parte) i mancati guadagni e i maggiori costi dei produttori dei bene perseguitati dalle direttive europee.

E' esattamente il quadro di una economia che andrà rapidamente in malora, trascinando con sè tutta una civiltà e questo accade perchè si è abbandonata la via virtuosa del Mercato che detta le sue regole e, a volerle "martellare" per imporre una visione ideologica, si perde, sempre.

Il Mercato cosa ci dice ?

Che chi produce lo fa in base ad una sua idea, ispirazione, ma anche in funzione delle esigenze e delle scelte che vengono fatta da chi quel prodotto compra.

Se un prodotto è buono, con un prezzo appropriato, i cittadini lo acquisteranno.

E, mentre quel prodotto avrà sempre più diffusione, altri prodotti similari, con costi maggiori verranno esclusi dalla liste degli acquisti.

Ma se una organizzazione sovranazionale come la ue o uno stato, per dirottare gli acquisti verso un prodotto che da solo non sfonda, impone una tassazione maggiore sugli altri prodotti e/o agevolazioni, a spese di tutti, per quei prodotti che vuole spingere, avremo aziende che non produrranno più il prodotto migliore e cittadini condizionati ad acquistare, con maggiori oneri, un prodotto che non è loro gradito.

Avremo così una contrazione degli acquisti perchè nessuno compra prodotti di cui non si fida, tranne quel pugno di invasati che vogliono imporre le loro paturnie al prossimo.

Questo è quello che sta accadendo con l'imposizione di tassazioni verdi sui cosiddetti prodotti presunti inquinanti e con le agevolazioni, a valere sulle tasse pagate da tutti, volte a favorire i prodotti che appartengono al business ecologista.

Salvo poi elargire ulteriori sussidi a compensazione di quanto i produttori "inquinanti" perdono o spendono per adeguarsi ai voleri di quel pugno di invasati.

Ripristinare il Mercato, le sue leggi, significherebbe restituire slancio ad una economia asfittica, con benefici per tutti.


06 gennaio 2024

Dall'Istat buone notizie per l'Italia

In contemporanea con la conferenza stampa del Presidente del Consiglio Giorgia Meloni, sono usciti gli ultimi dati dell'Istat che certificano i progressi compiuti nel 2023.

Maggiore capacità di risparmio e spesa degli Italiani, minore incidenza delle tasse dello 0,2%, inflazione a picco, occupazione ai massimi livelli, piccola contrazione persino del debito pubblico, oltre al dato della Borsa già consolidato per essere stata, quella di Milano, la borsa con il maggior guadagno nel 2023 in tutta Europa.

Da ciò, nonostante il miserabile tentativo della stampa cattocomunista di indurre al pessimismo, una maggiore fiducia di consumatori e aziende sul loro futuro personale e su quello della Nazione.

Poco contano i liturgici anatemi dei cattocomunisti e dei loro sottopancia grillini che sbavano di rabbia per i risultati del Governo di Centro Destra, la sensazione che ognuno di noi ha, è di stare meglio rispetto ai precedenti undici anni di governi, da Monti a Draghi, a guida cattocomunista.

Il debito pubblico, cresciuto mostruosamente negli undici anni di governi, da Monti a Draghi, a guida cattomunista (da meno di 1800 miliardi a oltre 2800 miliardi) con provvedimenti suicidi come il superbonus, i monopattini, i banchi a rotelle, l'acquisto compulsivo di gas ai prezzi massimi, è la nostra palla al piede.

La sfida che attende il Governo sarà proprio quella di non ridurre i benefici acquisiti, anzi aumentare la capacità di spesa e di guadagno degli Italiani, contenendo prima e cominciando poi a ridurre il debito pubblico.

E c'è una sola strada: ridurre le spese.

Da quelle meramente assistenzialiste a quelle per coprire debiti e incapacità gestionali.

Per ridurre le spese, lo stato deve allontanarsi dalla vita degli Italiani, tornando ad essere solo terzo garante e regolatore, ma non parte.

E il privato, come la Borsa ha dimostrato, non potrà che dare all'Italia una nuova spinta verso un maggiore Benessere.

31 ottobre 2023

Una manovra accettabile

Il Governo Meloni ha presentato la sua prima, vera, manovra economica (quella dell'anno scorso era condizionata dal ristretto tempo disponibile e costretta nei limiti indicati dal governo Draghi).

E' ovvio che si è scatenata la canea cattocomunista e la minaccia di scioperi generali e di manifestazioni peraltro già convocate prima del deposito del testo e, quindi, manifestamente preconcette.

Il mio punto di vista parte invece da un'altra prospettiva: questa manovra è conforme alle promesse elettorali ?

Bisogna riconoscere che la Meloni, Salvini e Tajani sono riusciti a fare le nozze con i fichi secchi e se ancora non siamo al punto di trasformare l'acqua in vino, comunque si stanno attrezzando per la bisogna.

La Meloni, forse memore di quello che fecero contro Berlusconi le consorterie affaristico finanziarie che muovono le agenzie di rating e la commissione europea, ha cercato prima di agganciarsi al treno di comando, sostenendo l'Ucraina e Israele, quindi ha usato mano lieve negli scostamenti dalle politiche economiche dell'unione per poter meglio difendere quelle piccole rettifiche concesse da una disponibilità scarsa a causa degli sperperi degli undici anni precedenti, da Monti a Draghi.

Così i venti euro di riduzione del canone rai (il 22% di taglio, in percentuale !), l'accorpamento delle prime due aliquote Irpef, la conferma del taglio del cuneo fiscale per i redditi più bassi, la conferma di quota 103 con adeguamenti graduali, la revisione dei coefficienti per i contributi ante 1996 di alcune categorie pubbliche, le rivalutazioni delle pensioni in modo inversamente proporzionale alla loro entità (quindi alla capacità dei singoli percettori), sono tutti (e non i soli) provvedimenti che vanno nel senso di una graduale svolta nella gestione delle finanze pubbliche.

La stessa formulazione per l'aumento della cedolare secca (solo sulla seconda casa che viene data in affitto: quanto saranno quelli che, oltre alla casa in cui abitano, hanno più di un appartamento da dare in affitto a terzi ?) dimostra l'attenzione alla tenuta dei conti pubblici come imposto dalla commissione, assieme alla volontà di indirizzare l'Italia verso quella nuova società prospettata dal programma di governo del Centro Destra.

La quota 103, ad esempio, è la dimostrazione che l'obiettivo di legislatura resta la quota 41 (anni di servizio) per andare in pensione.

Certo è che senza gli sperperi dei governi precedenti (110%, banchi a rotelle, reddito di cittadinanza, contributi alle associazioni che assistono i clandestini, monopattini elettrici, bonus e detrazioni a pioggia, etc.), senza le conseguenze delle sanzioni contro la Russia, senza l'accettazione delle imposizioni per la politica di transizione ecologica, insomma se l'Italia potesse governare in piena Sovranità se stessa senza dover rendere conto ad una commissione di burocrati pagati per limitare la Libertà e l'Indipendenza dei Popoli e delle Nazioni, allora avremmo avuto maggiori possibilità di manovra.

E questo sarà il nodo che permarrà nel futuro.

Se le condizioni internazionali ci imporranno di restare nell'Unione del Male, allora ogni nostra possibilità di azione sarà limitata a pochi colpi di timone verso la direzione giusta, dovremo accontentarci di aver messo in naftalina Zan e il suo ddl, lo ius soli e suoi derivati, la patrimoniale sulla casa, i sadici e crudeli eccessi della legge Fornero, la politica delle detrazioni e agevolazioni a pioggia.

E in una situazione in cui sono in corso due guerre nelle quali siamo comunque coinvolti per le conseguenze che producono, è difficile pensare di tagliare i ponti con la commissione, soprattutto perchè, come si è visto anche dalle dichiarazioni della Schlein, di Conte e compagni falce, croce e martello dopo la giusta astensione dell'Italia all'Onu sulla risoluzione giordana che non condannava l'azione terrorista di Hamas, abbiamo sempre purtroppo da fronteggiare le quinte colonne interne, pronte a tradire l'Italia e gli Italiani per asservirsi e asservirci agli stranieri.

Se fossimo uniti almeno nel fronte esterno, potremmo riprenderci subito la nostra Sovranità.

Ma le consorterie affaristico finanziarie, la commissione europea, gli stati stranieri ostili anche se formalmente alleati (come Francia e Germania) possono contare, come già fecero contro Berlusconi, sui loro burattini interni e allora dobbiamo dare tempo alla Meloni, a Salvini ed a Tajani di sviluppare una politica che consenta a questa Italia di stringere accordi, patti ed alleanze che ci rendano più forti anche in caso di necessità di decisioni forti e laceranti.

27 ottobre 2023

Dicano almeno dove trovare i soldi necessari

Da quando sono in pensione ho la possibilità di ascoltare molta radio, con i vari programmi che, pur essendo ancora troppo orientati a sinistra nonostante qualche encomiabile sforzo di riequilibrio, in mezzo a tanta paccottiglia propagandistica, riescono a fornire qualche notizia, probabilmente ad insaputa e contro la volontà dei vari conduttori.

Uno degli aspetti più interessanti è dato dalle continue interviste a questo o quel piccolo imprenditore di settore, artigiano, agricoltore, sindacalista, economista, medico, ingegnere, magistrato, attore, cantante, ognuno dei quali espone, con voce impostata, la stessa che usano i preti quando, dal pulpito, vogliono darsi un'aria ispirata, le criticità del suo ambito lavorativo e, immancabilmente, afferma che è produttivo ma che per dare dinamicità ed espansione occorre ... che lo stato ci metta tanti soldi.

Tutti, nessuno escluso, battono cassa e cercano di mungere la vacca stato arguendo che il loro settore è di primaria importanza.

Una delle trasmissioni in questo senso più istruttiva è Sportello Italia, dal lunedì al venerdì alle 12,30 a cura della redazione economica del gr1.


Ogni giorno un ospite fisso che parla di pensioni, bollette, condominio, ogni giorno, immancabile, la lamentela (ad onor del vero l'unico che si astiene da tale comportamento è al lunedì l'esperto di pensioni che parla solo di fatti, di leggi esistenti e non di bozze, ipotesi o vaneggiamenti vari) perchè lo stato non ci mette i soldi (che non ha, che non abbiamo, visto che lo stato siamo noi e siamo noi a finanziarlo).

Ridicola la settimanale querimonia sul 110%.

Probabilmente anche gli esperti hanno creduto a Conte quando, come Pulcinella, gridava ai quattro venti: ristrutturazioni, tutto gratis, cessioni del credito così neanche dovete anticipare.

Poi i nodi sono venuti al pettine, un debito per lo stato enorme (120 miliardi) ed ogni anno 20 miliardi che venono sottratti alle disponibilità delle manovre finanziarie  per pagare i debiti contratti dal "tutto gratis" di Conte.

E poi la questione della cessione del credito che, persino nella formulazione scritta da Conte, era una possibilità, non un obbligo e nel momento in cui una società ha il portafoglio pieno, ovviamente non compra più crediti, quindi chi svolge i lavori deve adattarsi a metterli nella sua dichiarazione dei redditi ed aspettare l'annuale rimborso rateale, non pretendere che lo stato metta altri soldi per comprare i crediti, magari tramite la CDP !

Facile fare gli amministratori dei condomini quando tutto viene risolto da una immissione di denaro pubblico.

E quando si chiede a costoro dove prendere i soldi, ecco che arriva il sindacalista della trimurti che, immancabilmente, tira fuori l'evasione.

Cento miliardi che dovrebbero coprire esigenze dieci volte superiori e che in undici anni di governo, da Monti a Draghi, i loro compagnuzzi di falce e martello non sono neppure riusciti a scalfire, tanto che continuano a tirar fuori quei cento miliardi a dimostrazione che loro stessi non sono stati capaci di incidere sulla presunta evasione.

Che forse, a questo punto, mi verrebbe da dire che non esiste.

Quando si contesta la politica prudente del Governo Meloni, chiedendo "di più", più riduzione delle tasse, più facilità per andare in pensione, più soldi alla sanità, si dovrebbe almeno indicare dove reperire i fondi necessari.

E le fonti sono solamente due: più tasse per i cittadini e più debito pubblico che poi deve essere rimborsato.

Sono due strade inaccettabili.

Quindi non resta che più tagli alla spesa pubblica, con noi cittadini che dobbiamo imparare a pagare per i beni e i servizi che ci vengono offerti e non a pensare che lo stato debba pagare per noi.

Cominciare una stagione di tagli alla spesa pubblica, magari cominciando ad azzerare contributi al cinema, alle associazioni che si occupano dei clandestini, ai comuni che sperperano per la cartellonistica dei trenta all'ora o delle piste ciclabili disegnate riducendo la carreggiata della via, potrebbe essere la svolta per una economia e una società più sana.

03 agosto 2023

Non sprecate i nostri soldi

Mi piace sottolineare che tutte le "battaglie" dei cattocomunisti e dei loro caudatari grillini, significano spesa pubblica, cioè utilizzo dei soldi che ci vengono sottratti con le tasse, per accontentare questa o quella clientela.

Il reddito di cittadinanza è solo la punta dell'iceberg, pagare anche chi potrebbe lavorare e, nel contempo, accogliere immigrati con la scusa che ne abbiamo bisogno.

Un doppio spreco perchè se ci sono dei lavori disponibili, non importa il reddito di cittadinanza perchè chi può deve lavorare e i posti ci sono e non occorrono neppure le "risorse" di boldriniana memoria, perchè finchè non avremo la piena occupazione degli Italiani, non avremo bisogno di loro.

Il salario minimo con integrazione da un fondo statale (che integra il salario direttamente o indirittemante tramite sgravi per le aziende) è un altro spreco perchè, come è stato per il 110%, quando si sa che non si paga nulla, si è portati a scialare, tanto paga Pantalone.

I comuni che si lamentano della cancellazione di progetti del pnrr di loro interesse che, quando si va a vedere quali sono, sono le solite chiacchiere su resilienza, studi, promozioni, cioè soldi spesi in modo improduttivo.

Ma questi sono solo alcuni esempi, tra le questioni oggi nelle prime pagine dei giornali, che confermano come il pd sia il partito non della spesa, ma dello spreco.

Del resto nei loro undici anni di governo, hanno portato il debito pubblico da 1900 miliardi a 2900, anche durante il periodo del genio Draghi che lo ha aumentato di 150 miliardi.

Poi arriva Fassino (pd, ex segretario del partito) che con una busta paga da parlamentare di 4000 euro netti, piange miseria.

Invece di aumentare le spese che comporta un aumento del debito o delle tasse (o di entrambi), sarebbe ora di cominciare a ridurre le spese, come è stato fatto per il pnrr, per il reddito di cittadinanza, per il 110%.

Nulla viene tolto ai cittadini, perchè le opere essenziali (che non sono certo le mille mila del pnrr Conte Draghi, inserite solo per mettere le mani su tutti i miliardi disponibili) verranno eseguite, i deboli, quelli che veramente hanno necessità, verranno aiutati e chi vuole ristrutturare ha molte altre opportunità, con la responsabilizzazione del controllo che, davanti al rimborso totale, verrebbe meno.

E se dovessimo avere dei margini (perchè il pil sale, o vi sono cali delle materie prime) invece di affrettarsi a spendere, mettiamo tutto a decurtazione del mostruoso debito pubblico che ci opprime.

E anche i dipendenti pubblici facciano la loro parte, come in passato è stato fatto persino dalle banche dove, con contratti di solidarietà che hanno coinvolto i dipendenti, si sono aggiustati molti conti traballanti, senza licenziare nessuno.

Senza pretendere che la Meloni e Giorgetti si trasformino in un Quintino Sella redivivo, mi piacerebbe però che questo governo marchi la propria differenza con i precedenti, avendo cura di trattare le finanze pubbliche come qualsiasi capo famiglia gestisce, oculatamente, le finanze private della propria famiglia, cercando di evitare di spendere più di quello che ricava dal proprio lavoro.

10 giugno 2023

Come liberarsi dal ricatto unionista

Il Btp Valore, lanciato dal Governo Meloni, ha raccolto 18,2 miliardi di risparmi dei piccoli investitori Italiani: un successo superiore ad ogni precedente.

Tale successo deriva da due aspetti concomitanti.

Il primo è l'interessante costruzione degli interessi (3,25 per i primi due anni e 4 per gli ultimi due) che rappresentano una copertura (compensativa nel biennio) dell'investimento dal rischio inflazione prevista, con una durata limitata a quattro anni.

Il secondo è che è stato indirizzato unicamente ai piccoli risparmiatori, con una iniziale garanzia dalla speculazione sul valore del titoli che i grandi investitori (legittimamente) perseguono con l'immissione o la raccolta sul Mercato di ingenti quantità di titoli, a seconda delle circostanze esterne.

Noi Italiani deteniamo un risparmio liquido di circa 1700 miliardi.

L'Unione del Male, con il suo ricattatorio Nex Generation Ue, ha concesso all'Italia di Conte2 e Draghi, che ne sono responsabili per aver richiesto tutta la cifra, circa 200 miliardi di cui quasi 90 a prestito condizionato, da restituire con gli interessi e gli altri "a fondo perduto" che equivalgono ai contributi 2022-2026 che l'Italia dovrà versare alle casse unioniste (in pratica ci restituisce i nostri stessi soldi e, bontà sua, non ci chiede di pagare interessi sui nostri soldi).

A Bruxelles stanno cincischiando sulla erogazione della terza tranche da 19 miliardi, ebbene con una sola emissione, l'Italia ha dimostrato di poter raccogliere da sola quanto le necessita.

E considerando il risparmio diffuso, una serie di emissioni ben organizzata nei tempi e nella costruzione del titolo, potrebbe liberarci dalla necessità di indebitarci con l'unione e, quindi, di dover sottostare ai suoi ricatti.

Come sarebbe logico, potremmo così rinunciare ai circa 90 miliardi a prestito, per riprenderci solo i residui miliardi di soldi nostri " a fondo perduto".

E ci sarebbe ancora un amplissimo margine per ogni eventuale esigenza futura, ad esempio una emissione di Btp ricostruzione per finanziare gli interventi dopo disastri naturali come terremoti e alluvioni.

Ovviamente evitando le imposizioni ideologiche verdi e di altro genere (l'economia circolare o finanziare l'industria cinematografica) come abbiamo già visto.

E verrebbero meno anche le ambigue ed imbarazzanti (per lui) espressioni che individui come Gentiloni si permettono di pronunciare, sul fatto che l'Italia non avrà trattative più agevoli se rifiuta il Mes.

1700 miliardi di risparmi privati che aspettano solo una collocazione interessante e sicura, a fronte di 200 miliardi complessivi di "elargizioni" unioniste (inclusa la restituzione dei nostri soldi).

Il Btp Valore ha aperto la strada per riconquistare la nostra Indipendenza.

13 dicembre 2022

Le multe in base al reddito sono una emerita idiozia

Questa volta Salvini ha sbagliato.

Capisco la necessità di conquistarsi un titolo, ma bastava il ritiro definitivo della patente con la subordinata della sospensione per dieci anni.

Invece ha voluto strafare, probabilmente cercando una captatio benevolentiae verso i soliti demagoghi che parlano di "poveri" come se fossero San Francesco ed ha sparato l'idea delle multe progressive in base al reddito.

Così il reato o la contravvenzione assumono una rilevanza differente a seconda se uno ha più o meno di un certo reddito.

Si duplica così l'infame sistema della sanità pubblica con il ticket basato sul reddito, dove chi più ha pagato in contributi, deve ulteriormente pagare di più per un servizio o un farmaco.

E che diciamo dei bonus che vengono erogati in base al reddito ed all'isee ?

E qui, purtroppo, c'è cascata anche la Meloni che, invece di tenere duro sull'abolizione tout court della spesa presunta per la cultura (ma risulta che siano utilizzati anche per andare a vedere i Manneskin, quei NOSTRI soldi ! E quella non è certo cultura !)  ha detto che vuole rivedere le norme per dare tale importo solo a chi ha redditi bassi.

Certamente il figlio di un milionario o di un parlamentare (come ha detto la Meloni nella sua seconda puntata degli "Appunti di Giorgia") ha abbondantemente denaro a disposizione che è uno schiaffo pensare di incrementarlo con altri cinquecento euro, ma, allora, meglio investire quei soldi in borse di studio, non in una cifra che può essere spesa come vogliono (e, infatti, a difesa dell'erogazione si sono schierate librerie, case editrici, discografiche, associazioni di cantanti, cinematografari e teatranti).

Insomma, sembra quasi che si voglia punire chi ha avuto la capacità di procurarsi un reddito che gli consente di vivere bene, come se vivere bene fosse una colpa.

Infatti non vi è alcun aspetto delle normative vigenti o prospettiche per cui, chi paga di più, possa ricevere almeno qualche agevolazione come riconoscimento e parziale rimborso del suo maggior contributo.

Il bello (o il brutto della vicenda) è che a proporre le multe parametrate al reddito sia Salvini, cioè chi, meritoriamente, sta cercando di passare dalla tassazione per aliquote alla tassa piatta, che è il contrario delle divisioni in base al censo.

Mi auguro che le multe in base al reddito sia solo una voce dal sen fuggita e resti solo un titolo per una paio di giorni nei giornali, senza essere mai tradotto in legge.


10 dicembre 2022

L'accumulo del debito

I cattocomunisti ululano come cani ai quali si è pestata la coda (una volta, prima del "politicamente corretto" si sarebbe potuto scrivere "come checche isteriche", ma oggi non si può più ...)  su ogni aspetto della prima manovra di Destra del Governo Meloni.

Il loro animo inquisitorio e stalinista, che vorrebbe controllare anche i movimenti di uno spillo per limitare la Libertà dei cittadini, li ha portati a stracciarsi le vesti per l'aumento del tetto all'uso del contante fino a cinquemila euro, salvo poi dover prendere atto che la loro amata Unione del Male ha fissato il tetto a diecimila euro, il doppio.

Poi si sono scagliati contro la revoca delle sanzioni agli esercenti che, fino alla irrisoria cifra di sessanta euro, non accettano il pagamento con carte private, giocando sulla "Libertà" di pagamento, concesso ai consumatori, ma sottratto agli esercenti.

Non parliamo del reddito di cittadinanza che, nonostante tutti i casi emersi di truffa e di erogazione a terroristi e criminali comuni, sembra essere diventato, anche per i cattocomunisti oltre che per i grillini, una preziosa reliquia per cui diventa blasfemo anche solo il pensiero di toccarla.

Adesso è il turno dell'ennesimo bonus, quello che fu erogato da Renzi e chiamato "bonus cultura per i giovani", cioè un importo che i giovani potevano spendere per l'acquisto di libri, ma anche per il cinema, musica etc.

Addirittura Renzi minaccia ostruzionismo e sarebbe ora che la Meloni decidesse di tagliare la testa al toro e non voler essere troppo generosa concedendo i tempi di discussione in parlamento, ma agisse come hanno fatto i suoi predecessori cattocomunisti fino a Draghi compreso che ne ha anche abusato, di chiudere ogni discussione ponendo la fiducia.

Ma quel che vorrei oggi evidenziare è come si accumula il debito pubblico.

Negli ultimi undici anni, i cattocomunisti, che avrebbero dovuto mettere in ordine i conti dello stato, hanno portato invece il debito pubblico dai 1800 miliardi del governo Berlusconi del 2011, agli attuali 2800 miliardi.

Il tutto perchè, lungi dal tagliare le spese come farebbe ogni famiglia le cui uscite fossero superiori alle entrate, ha aumentato le spese per accontentare o comunque per lisciare per il verso giusto questa o quella clientela (i "giovani" nel caso specifico, ma anche nani e ballerine, stampa di regime, elettori con una gran voglia di passare direttamente dal reddito di cittadinanza alla pensione, dipendenti pubblici ...).

Ad ognuno un bonus, un aumento anche se la produttività, in qualsiasi azienda privata, avrebbe portato non ad aumenti delle retribuzioni ma a contratti di solidarietà o licenziamenti, il tutto "coperto" da fantasiose voci di copertura per recupero dell'evasione (mai realizzata anche se hanno vessato i cittadini con i limiti per contanti e obbligo di spendere in commissioni per l'uso di carte private) e aumento di tasse e imposte.

La Meloni, con la sua manovra che tocca il reddito di cittadinanza, ma anche voci come il bonus Renzi asseritamente destinato ai giovani, ci sta dimostrando quanto sia facile farsi belli con i soli altrui, elargendo a destra e a manca (più a manca, per la verità), ma quante resistenze ci siano quando si vuol razionalizzare e contenere la spesa pubblica, togliendo qualcosa, una frazione di quello che si ha, a qualcuno.

E' comprensibile che quando si vuole togliere qualcosa a qualcuno, quel qualcuno se ne abbia a male, ma questa non è responsabilità di chi toglie, ma di chi ha dato senza criterio.

Che senso ha, nel 2022, che si finanzino quotidiani, film, teatri, spettacoli musicali ?

Se un prodotto (cartaceo, televisivo, musicale, teatrale) fosse valido verrebbe acquistato o visto, a pagamento, dal pubblico, guadagnando, se invece quel prodotto è un bidone utile solo a compiacere pochi, beh allora o quei pochi lo pagano di tasca loro oppure chiuda, ma perchè dobbiamo pagarlo tutti noi ?

E la cultura ai giovani non viene già fornita dalla scuola e dall'università ?

E il tutto si aggiunga all'esosità di tutto un circolo richiedenti contributi che da un lato pronunciano discorsi strappalacrime evidenziando la loro immensa bontà nel dare rifugio o salvare dal mare i clandestini, poi battono cassa per avere un tot per clandestino assistito o scaricano quel che raccolgono in uno dei nostri porti (anche con la complicità del Governo e mi auguro che ci sia una strategia dietro l'accesso di ieri di ben tre navi ong che, invece, avrei sperato fossero tenute ben al di fuori dalle nostre acque territoriali).

E allora, basta con i bonus, le rottamazioni, le erogazioni a fondo perduto, i contributi alle cooperative cosiddette sociali (se uno vuole fare beneficenza per diventare "santo subito", spenda del suo, non del mio !).

A fronte di un taglio della spesa pubblica, però, deve essere lasciato più denaro nelle tasche degli Italiani, perchè ognuno di noi possa spendere come e dove vuole.

Se uno vuole spendere del suo in volontariato a favore dei clandestini, lo faccia, ma senza il mio contributo.

E per avere più denaro in tasca per spenderlo mirato alle nostre specifiche esigenze, l'unica strada è una riduzione sensibile delle tasse e delle imposte.

Basta tasse sui risparmi, che sono cioè gli investimenti che si fanno con il poco denaro che ci rimane dopo il taglieggiamento del nostro reddito operato dal fisco.

Basta tasse sulla casa, che sia la prima, la seconda o la centesima, perchè la casa è un costo se uno la tiene a disposizione per se stesso e la famiglia e la tassazione, eventualmente, dovrebbe colpire, come già comunque colpisce, unicamente il reddito da eventuale locazione.

Basta bonus a pioggia.

Invece di fare la guerra degli invidiosi per ostacolare la flat tax agli autonomi, si faccia la battaglia per estenderla a tutti.

Non l'abolizione, ma la revisione del reddito di cittadinanza e il diverso uso del bonu Renzi cosiddetto per i giovani, sono solo due, pallidi tentativi per cercare di raddrizzare la barca del debito pubblico italiano, appesantito da undici anni di elargizioni, rottamazioni e bonus, tutti da rivedere.

22 novembre 2022

Una manovra buona e realista dopo il fallimento di Draghi

Ieri il Governo Meloni ha approvato la manovra finanziaria e, fermo restando che mai, nessuna manovra, è arrivata all'approvazione senza cambiamenti, si sono subito schierati i pro e i contro.

I cattocomunisti con la loro opposizione preconcetta e pregiudiziale, hanno mandato avanti quelli che devono ricrearsi una verginità, come la Carfagna e la Gelmini, ormai dimentiche del loro passato e quindi le più stolidamente accanite nella critica, ma appaiono anche quelli come Cottarelli che, gettata la maschera della finta imparzialità, si dimostrano allo stesso livello dei Letta, dei Renzi e dei Conte.

La Meloni ha realizzato una manovra con il poco che aveva, il poco o nulla che Draghi le aveva lasciato a disposizione dopo il sonoro fallimento della sua azione di governo che ci ha regalato perle come l'inflazione al 10% e oltre, le sanzioni alla Russia che si portano dietro la crisi energetica e il rincaro delle bollette, i debiti contratti con l'Unione del Male, la designazione di Di Maio a grande commissario per il Golfo Persico, le esternazioni sui vaccini, green pass, condizionatori e pace totalmente smentite dai fatti e, soprattutto, un debito pubblico mai così alto, con un incremento che ci ha portato a oltre 2700 miliardi di debiti.

Ma non sono le sole passività della eredità di Draghi, perchè abbiamo anche questioni di più antica data, mai risolte, che chiamano in causa i predecessori, gli undici anni di governi cattocomunisti, da Monti a Draghi, come la questione della Compagnia di Bandiera e l'Ilva di Taranto prepotentemente tornate alla ribalta e per le quali si richiede l'intervento dello stato, cioè l'immissione di altri soldi che lo stato non ha.

Personalmente la vedo molto dura riuscire a risanare l'Italia con manovre che tengano conto delle esigenze di tutti, che intervengano sempre a tamponare emergenze come il caro bollette o le crisi aziendali.

Personalmente credo che sia di gran lunga meglio una dolorosissima, ma breve nel tempo, azione di tagli draconiani che allontanino lo stato dalle nostre vite e dalle nostre tasche, obbligando tutti a contare sulle proprie forze e non sull'assistenzialismo di stato, perchè la produttività segue il lavoro, non l'assistenzialismo.

Ma temo che se un governo agisse in tal modo, consegnerebbe l'Italia all'opposizione, soprattutto perchè la situazione è marcita, anno dopo anno, per undici lunghi anni, al punto tale che non è possibile confidare in soli cinque anni di legislatura per risanare i danni provocati dai governi di Monti, Letta, Renzi, Gentiloni, Conte e Draghi.

La Meloni, quindi, ha redatto una finanziaria possibile, realista e, tutto sommato, accettabile, considerato il contesto in cui è obbligata a muoversi.

Ha introdotto, su tutte le questioni più rilevanti, la prima pietra sulla quale costruire le future manovre, dal superamento definitivo dell'infame legge Fornero sulle pensioni, all'estensione della tassa piatta, dall'abolizione del reddito di cittadinanza fino a piccoli ma molto rappresentativi e significativi provvedimenti come la cancellazione delle cartelle sotto i mille euro e l'innalzamento del tetto per l'uso libero dei contanti.

Intendiamoci, sono solo pannicelli caldi, ma almeno ci sono.

Con Draghi e i suoi predecessori saremmo andati esattamente nella direzione opposta, aumentando il debito pubblico unicamente per spese clientelari, fini a se stesse, senza una prospettiva nè l'appartenenza ad una visione di società.

Ed è proprio questo che è il grande merito di una finanziaria realista e possibile, ridotta ai minimi termini dagli obblighi contratti da Draghi e dai suoi predecessori: si vede un disegno complessivo di società, che non è quella cattocomunista.

Si intravvede una società ideale, in cui sia il lavoro, la produttività, il merito a prevalere sull'assistenzialismo e l'automatismo di carriera.

Una società dove ci sia più Individuo e meno stato. 

20 gennaio 2022

Basta ristori sempre con i nostri soldi

Nonostante da un anno a palazzo Chigi ci sia quel fenomeno mondiale, genio assoluto, come viene descritto Draghi, al posto del ruspante leguleio pugliese, siamo di nuovo alle prese con una totale incapacità di far decollare la ripresa dell'Italia.

Peggio ancora, Draghi ha saputo solo spendere quello che non abbiamo, indebitandoci ancora di più e lasciando che l'Unione del Male ci mettesse al collo un cappio, sempre più stretto, nel pieno rispetto della tradizione dei cravattari, concedendo prestiti cui le altre nazioni non sono ricorse perchè, più intelligentemente, hanno solo richiesto l'uso dei finanziamenti a fondo perduto che altro non sono che il ristorno di quanto ogni stato verso alle casse dell'unione.

Come se non bastasse, per inseguire le paturnie delle varie Grete, si è impostata una politica ecologista sull'energia che ci sta portando al raddoppio (o peggio) del costo della luce e del gas, con conseguenze a cascata su tutti i beni e servizi, nessuno dei quali può prescindere da un uso continuato di energia.

Ciliegina sulla torta, il riaccendersi di una inflazione che è già intorno al 4% e che si mangia i risparmi.

In questo quadro il fenomeno di palazzo Chigi ha imposto una serie di divieti e sanzioni che dividono gli Italiani e ci fanno, tutti, sentire in pericolo.

E quando ci sentiamo in pericolo, tendiamo a chiuderci nel nostro cerchio famigliare e di amicizie, spendendo di meno e, quindi, provocando una crisi degli esercizi commerciali, turistici e industriali, in un circolo vizioso che fu ben descritto in un racconto che, per spiegare come poteva nascere una crisi economica, partiva dal mancato acquisto di un semplice bottone da camicia.

Per calmare un po' le acque il fenomeno e i suoi adepti si riempiono la bocca con la parola, inventata dal leguleio pugliese, "ristori".

Uno, due, tre (forse più) decreti di ristoro, peraltro arrivati zoppicanti, che hanno incrementato debiti e debito e che, alla fine, senza risolvere nulla, hanno solo interpretato lo spirito del reddito di cittadinanza: uno sperpero assistenzialista, fatto con i soldi di tutti.

Sì, perchè è bene sottolineare e ricordare che i "ristori" non vengono erogati con soldi che graziosamente il fenomeno e i suoi compagni di sventura mettono a disposizione, prelevandoli dai loro conti personali.

E non sono neppure frutto di una straordinaria attività di stampa banconote della Banca d'Italia, come si faceva una volta alimentando peraltro l'inflazione, semplicemente perchè l'Italia ha stoltamente rinunciato alla sovranità monetaria, castrandosi anche questa opportunità.

No, sono soldi che vengono sottratti a tutte le attività dello stato che paghiamo con le nostre tasse.

Sono soldi nostri !

E' uno dei tanti modi per "fare i froci con il culo altrui" come si diceva una volta, prima che arrivassero gli abatini del politicamente corretto.

Basta ristori, quindi, che sono solo un costo, sopportabile, come il reddito di cittadinanza e qualunque sussidio assistenzialista, solo per un periodo limitato di tempo.

Si riapra tutto.

Si restituiscano le libertà naturali agli Individui e si ripristini il normale gioco che vede il Mercato come arbitro imparziale.

Chi produce bene, vende e si arricchisce.

Chi non sa produrre, non vende e chiude.