Ciò che è bene per la sinistra è male per l’Italia. Ciò che è male per la sinistra è bene per l’Italia.

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Si devono intraprendere le guerre per la sola ragione di vivere senza disturbi in pace (Cicerone)

No alla deriva

No alla deriva
Diciamo NO alla deriva

31 maggio 2010

I servizi vanno pagati da chi ne usufruisce

Il senso di responsabilità della sinistra è così alto, che in risposta alla manovra di Tremonti, Bersani non sa fare altro che compulsare il dizionario per cercare i sinonimi più offensivi e truculenti.
Oltre a recitare la solita liturgia sui limiti costituzionali, è persino arrivato a definire “inverecondo” il comportamento del Governo.
I giornalisti sono di un gradino superiori dei politici che supportano e, allora, cercano di ammantare le loro critiche con concetti che si sforzano di far apparire nobili ma che, in realtà, nascondono la volontà di continuare a far spendere e spandere il pubblico per destinare i nostri soldi alle varie lobbies di pressione.
Così ho potuto ascoltare una trasmissione su radio 24, in cui la conduttrice trasmetteva gli anatemi di Bob Geldof e Kofi Annan contro l’Italia e Berlusconi perchè non abbiamo ancora versato i soldi promessi per il terzo mondo.
La conduttrice ha più volte ripetuto che gli Italiani dovrebbero obbligare Berlusconi a pagare, ma si è ben guardata dal dire che, con la crisi incombente, per versare ad altri delle risorse, Berlusconi le dovrebbe togliere a noi, cioè appiopparci una nuova tassa.
Beh, in ogni famiglia anche la beneficenza viene sospesa in momenti di crisi, non ho mai visto un padre togliere il pane dalla bocca dei suoi figli per nutrire degli estranei e Berlusconi, sospendendo i pagamenti a fondo perduto, non fa altro che comportarsi come un buon padre di famiglia.
O c’è chi preferirebbe che si aumentassero le tasse, per sperperare in nuove spese ?
La sinistra vorrebbe proprio così e, infatti parla di tassare le “grandi” rendite e i patrimoni che altro non sono che i risparmi di una vita.
Abbiamo visto infatti, negli infausti anni di Prodi e del suo fido gabelliere Visco, come applicavano tale concetto, considerando “grandi” praticamente tutti (qualcuno si è dimenticato delle nuove aliquote del 2006, predisposte in odio alla riduzione delle tasse operata da Berlusconi nel 2005, che ci hanno provocato un aumento generalizzato delle tasse riconosciuto – a denti stretti ma senza scioperi – persino dalla triplice sindacale ?).
Ma l’interpretazione più esilarante è quella degli enti locali che spendono e spandono per le kermesse ludiche estive e poi piangono miseria, denunciando che i tagli operati “ridurranno i servizi” a meno di aumentare le tasse locali e da qui, con una “discesa ardita” che sarebbe piaciuta a Lucio Battisti, concludono che Berlusconi mentirebbe quando dice che non ha messo le mani nelle tasche degli Italiani.
Ma pensano che siamo tutti pronti a berci le loro fantasiose interpretazioni ?
Il Governo ha disposto tagli ai trasferimenti agli enti locali che, poi, dovranno decidere se eliminare le spese di rappresentanza (ad esempio gli uffici a Bruxelles piuttosto che a Parigi) , gli aiuti ideologici (come quelli della regione Emilia Romagna a Cuba) , i costi della burocrazia (ieri ne Il Resto del Carlino era scritto che il gabinetto del presidente della regione Emilia Romagna costa ben 10 milioni di euro) , gli spettacoli e i finanziamenti a nani e ballerine (magari in cambio di qualche celere firma su manifesti antiberlusconiani) oppure i “servizi” che, comunque, in quanto tali dovrebbero essere pagati essenzialmente da chi ne usufruisce, eventualmente con un intervento sussidiario del pubblico, mirato e controllato, nei confronti di chi realmente non è in grado di sopportarne il costo.
La manovra, che continuo a ritenere una opportunità persa perchè si poteva veramente realizzare una drastica cura dimagrante allo stato, allontanando ancor di più, dalle nostre tasche, le sue avide e adunche mani, ha comunque, per la prima volta, evitato di ricorrere alla leva fiscale.
E’ una manovra in questo senso innovativa, anche se alcune scorie del passato (come la riduzione del limite per i pagamenti in contanti e per gli assegni liberi che va sotto il nome di “tracciabilità” ma che, chissà perchè …, mi ricorda lo “spionaggio fiscale”) gravano negativamente su di essa.
Speriamo non sia stravolta dagli interessi lobbistici e non si torni alla più facile (per governo e parlamento) via del prelievo forzoso sui cittadini (che è poi l’alternativa caldeggiata da tutti i soloni che contestano l’operato di Tremonti).


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30 maggio 2010

Troppe chiacchiere

Torno su un tema appena accennato in un precedente post: il troppo tempo che si perde per decidere di fare una qualsiasi cosa.
Non solo sulle intercettazioniio scriverei solo due articoli: 1) le intercettazioni sono vietate; 2) chi le esegue, chi le utilizza, chi le diffonde è punito con la reclusione in direttissima, per 5 anni senza condoni, permessi, sconti – che da due anni rimbalzano da una camera all’altra, ma anche per le pensioni, per la riduzione delle tasse, per il federalismo, per tutto quello che serve a ben governare una Nazione.
Ha ragione Berlusconi quando lamenta di non avere sufficiente potere per fare e cita il Duce che disse più o meno le stesse cose.
Con la non trascurabile differenzache i cattivi maestri che spargono odio contro Berlusconi, chiamandolo tiranno, dittatore, Nerone e imputandogli continui "colpi" di stato, ignorano in una orgia di ipocrisia– che almeno il Duce non doveva anche sopportare le continue critiche di media ostili e le persecuzioni giudiziarie.
Proviamo ad immaginare come finirebbe una azienda se solo dovesse agire sul mercato con gli stessi criteri di una democrazia – che a me sembra molto più una oclocrazia – contemporanea.
Probabilmente porterebbe i libri in tribunale nel giro di poco tempo.
E il paragone tra uno stato e una società è calzante: quello ha gli elettori, questa gli azionisti.
Quello ha un parlamento, questa un consiglio di amministrazione.
Quello ha un governo,questa una pluralità di dirigenti esecutivi.
Quello un presidente (del consiglio o della repubblica) , questa un amministratore (unico o delegato).
Il governo e il suo presidente non sono altro che la espressione di una maggioranza di elettori, come i dirigenti esecutivi e l’amministratore delegato non sono altro che l’espressione della maggioranza degli azionisti.
Quando si deve prendere una decisione, il consiglio di amministrazione vota sulla proposta dell’amministratore delegato e in una sola seduta si decide e poi si attuano le decisioni.
Se la società guadagna, i dirigenti sono riconfermati dagli azionisti, in caso contrario vengono sostituiti.
Purtroppo questi ultimi due aspetti non trovano corrispettivo nella politica.
Il governo deve scendere a continui compromessi, i suoi provvedimenti vengono modificati in corso d’opera e spesso risultano stravolti rispetto alla iniziale stesura.
Se poi passano, c’è sempre qualcuno che brandisce o, meglio, interpreta, qualche comma, qualche articolo, qualche legge per renderli inefficaci e far ricominciare tutto da capo.
Se, poi, il governo cerca di accelerare i tempi emanando un decreto, ecco che si levano al cielo anatemi solenni contro “l’abuso di potere” che verrebbe commesso.
Eppure il governo non fa altro che quello per il quale è stato eletto: rispettare la volontà di chi lo ha eletto.
Ci vorrebbe, anche nella gestione dei principi democratici, una sana cultura aziendale.
I provvedimenti che il governo presentasse, dovrebbero essere approvati o respinti, senza alcuna possibilità di modifica.
Al termine del mandato, gli azionisti dello stato, cioè i cittadini elettori, prima di votare dovrebbero guardare nelle proprie tasche (non in quelle del vicino) e riflettere se hanno avuto un miglioramento nella loro vita o meno.
Se lo hanno avuto, confermeranno la fiducia al governo, in caso contrario voteranno per chi propone un progetto ai loro occhi migliore.
Ma smettiamola con tutte le liturgie e le chiacchiere che fanno solo perdere tempo e competitività.


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28 maggio 2010

Attacco agli Italiani

Dopo la caduta dell’Impero Romano, l’Italia è sempre stata terreno di conquista per le orde barbariche straniere.
La nascita degli stati nazionali in Francia, Spagna, Inghilterra, Austria, prima che in Italia, ha reso i piccoli feudi italiani vassalli degli stranieri con l’ unica eccezione della Serenissima Repubblica di Venezia la cui proiezione, però, non era peninsulare ma adriatica (Istria, Dalmazia, isole) e più commerciale che politica.
Per non sbagliare, comunque, austriaci e francesi ne decretarono la fine con l’infame trattato di Campoformido, 1797, che schiacciò l’unico stato italiano autonomo e indipendente.
In Italia avevamo anche altri stati territorialmente più consistenti del pulviscolo in cui era stata divisa, ma il Regno delle Due Sicilie era asservito alternativamente, come un pendolo, tra Francia e Spagna e non aveva mentalità, struttura e proiezione nazionale.
Lo Stato Pontificio avrebbe potuto – e Papa Borgia ci aveva provato – a realizzare in Italia lo stato unitario sotto la sua egida, ma la palese ostilità delle già costituite nazioni europee avevano strangolato (o avvelenato ?) il tentativo, come si può anche rilevare dalla pessima fama che, immeritatamente, circonda tale Papa, peraltro sicuramente più Uomo di Stato che di Chiesa.
Infine il Regno di Sardegna che, 150 anni fa, comunque tardi e male, realizzò l’unità, troppo debole per imporsi sugli altri e troppo legato alla Francia.
Anche se la Storia è molto più complessa delle quattro righe con cui l’ho “liquidata”, è comunque importante rilevare come l’Italia sia sempre stata mal sopportata nel consesso delle grandi Nazioni, forse per un complesso di inferiorità nei confronti di chi è l’unica, legittima erede di Roma che portò civiltà e progresso in tutta europa, dando leggi, giustizia, ordine, cultura a chi, invece, aveva solo violenza e superstizioni.
La scelta dei francesi di nascondersi la verità inventandosi un personaggio da fumetti come Asterix che “vendica” l’onore dei galli schiacciati dalle Legioni Romane, è in tal senso emblematico.
Ma il complesso di inferiorità degli stranieri si traduce con un tentativo di imporci scelte a tutto loro vantaggio e dannose per la nostra Nazione e per gli Italiani tutti.
Purtroppo la sconfitta nella seconda guerra mondiale ha portato una serie di governi imbelli e proni al volere straniero che, finchè era quello di una Washington tradizionale, poteva anche essere accettabile considerata l’utilità della penisola come base militare, ma anche come contrappeso alle ambizioni di Francia, Inghilterra e Germania.
Con l’europa unita, però, la scelta di rinunciare alla nostra Sovranità sta diventando esiziale e rischia di rimandarci indietro di 150 anni, asservendoci ai voleri stranieri.
Ecco, così, che una associazione privata, ma molto “politicamente corretta”, come Amnesty International, si permette di criticare la politica dell’immigrazione del Governo Berlusconi che, con grande sforzo, nonostante l’ostilità della chiesa, della sinistra, dell’onu, è riuscito a ridurre del 90% l’invasione degli illegali e sta cercando di ripristinare un ordine nella ammissione di stranieri.
La scelta di questi soggetti internazionali è evidente: trasformare l’Italia in un gigantesco meticciatificio, dove scaricare tutti gli arrivi che non vogliono nelle loro rispettive nazioni e soffocando con ciò anche ogni spirito nazionalista degli Italiani.
E’ un autentico attacco portato a noi Italiani (Nazione e Popolo) purtroppo agevolato anche da organismi e associazioni interne come la corte costituzionale che vorrebbe metterci le mani nelle tasche (cosa che il Governo ha finora rispettosamente evitato) per pagare pensioni e contributi a immigrati “anche sporadicamente” presenti sul nostro territorio.
O come le associazioni del volontariato del “terzo settore” che prima si appuntano la medaglia del volontariato, poi richiedono – sbandierando una “sussidiarietà”, che nessuno ha chiesto loro, da loro svolta verso lo stato per l’assistenza agli immigrati – il contributo dello stato, ovviamente prelevato direttamente dalle nostre tasche.
E’ bene che gli Italiani si sveglino e respingano con forza l’attacco che viene loro portato per interessi stranieri e contro i nostri stessi interessi nazionali e individuali.
L’Italia è terra nostra.
E’nostro diritto respingere, anche con la forza, chi non ha chiesto preventivamente il diritto di ingresso e sbattere fuori dai nostri confini chi vi è entrato illegalmente.
E’ nostro diritto e dovere limitare gli ingressi solo a chi lo merita, chi vuole integrarsi e chi può trovare posto in una Nazione già ampiamente affollata.
Non è diritto di nessuno prelevare soldi dagli Italiani per pagare gli immigrati.
Non è diritto di nessuno, associazione, stato o ente sovranazionale che sia, imporre all’Italia e agli Italiani una politica immigratoria fondata sulla accoglienza indiscriminata.
Così soffiano solo sul fuoco e, si sa, chi semina vento prima o poi raccoglierà solo tempesta.


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26 maggio 2010

Opportunità mancata

Ho attentamente letto i resoconti della “manovra” che ha varato ieri il Governo e la considero una opportunità mancata.
Sgombriamo, però, subito il campo dagli equivoci: la mia critica arriva da una prospettiva diametralmente opposta a quella della sinistra.
Se ci fossero stati loro al governo con Prodi e il suo fido gabelliere Visco, pur di mantenere i privilegi alle clientele di regime, ci avrebbero sepolti di tasse come già hanno fatto nel 1996-2001 e 2006-2008:
- rivalutazione catastale
- tassa sulla salute
- tassa sull’europa
- nuove aliquote fiscali (peggiorative per tutti).

E’ anche vero che tutti i provvedimenti, ad eccezione di tre: limite al contante, abolizione dei libretti bancari di deposito, azzeramento irap solo per il sud, sono ampiamente condivisibili, consentono di risparmiare spese caricandole essenzialmente su chi usa i servizi e non facendo pagare a chi non li usa i benefici per altri.
Ma la presenza di una congiuntura internazionale, dove i compagni spagnoli, greci e portoghesi dei criticoni in s.p.e. (Bersani ed Epifani in primis) hanno assunto sembianze draconiane e punitive verso i loro cittadini, avrebbe consentito al governo di intervenire con ulteriori provvedimenti di ben altro impatto economico e politico.
Mi riferisco, innanzitutto, alla rai.
Assistiamo, ancora una volta, ad un indegno balletto tra un cda debole ed inetto e un conduttore di sinistra furbo e arrogante.
La privatizzazione della rai avrebbe consentito di risolvere
- il problema di gente come Santoro pagata anche dai contribuenti del Centro Destra;
- il trasferimento di fondi pubblici alla rai in aggiunta al canone per mantenere nani e ballerine
.
In più avrebbe consentito:
- di procedere alla abolizione del canone con un risparmio di oltre 100 euro a famiglia;
- di fare cassa (e ben consistente) per finanziare investimenti produttivi e la riduzione delle tasse
.
I tagli al pubblico sono irrisori e la banalità della “lotta all’evasione” si attua con gli strumenti dei gabellieri e dello stato di polizia fiscale (divieti e limitazioni) anzichè la strada maestra della riduzione delle odiose ed eccessive imposizioni fiscali e loro semplificazioni.
Le province andrebbero soppresse tutte e qui la responsabilità della Lega è grande, anche perchè fornisce ai finioti l'argomento per ergersi a "moralizzatori" unendo a ciò un motivo di attrito strumentale con la Lega stessa.
Il primo taglio ai costi della politica non dovrebbe essere per le remunerazioni, ma per i tempi lunghi delle decisioni.
Ha ragione il Premier a reclamare più poteri: troppe chiacchiere, troppi passaggi nelle camere, troppe discussioni inutili e da perditempo.
Ecco il costo della politica verrebbe drasticamente tagliato se venisse istituita una norma per cui i provvedimenti del governo non possono essere emendabili: approvarli o respingerli.
Non vengono poi toccate le spese clientelari per giornali, fondo dello spettacolo e tutti gli altri ammennicoli che, sommati, pesano sul bilancio dello stato e sulle tasche di tutti noi.
Poteva essere finalmente introdotto in termini generali, il principio per cui i servizi si pagano almeno al loro costo e li paga chi ne usufruisce.
Il Governo ha, invece, scelto una via di mezzo tra la tradizionale manovra di stampo sinistro e la doverosa e condivisibile scelta politica di Centro Destra di non mettere le mani nelle tasche dei cittadini.
Peccato, l’occasione era ghiotta per cambiare radicalmente registro.


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24 maggio 2010

La berlusconizzazione del pci/pds/ds/pd

I comunisti cercano affannosamente di berlusconizzarsi e questo è l’indice più significativo del successo del “modello Berlusconi” nella politica (e non solo).
All’inizio fu la leadership personale.
Peccato che i tanti funzionari e burocrati che allignano nel pci/pds/ds/pd , non valgano tutti assieme l’originale.
Hanno cercato di farci credere che Ochetto, poi Prodi, quindi D’alema, poi Amato, Rutelli, Fassino, Veltroni, Franceschini e, ora, Bersani (sulla pista di lancio sono convinto ci sia anche Fini ...) , fossero in grado di competere con il Premier.
Ma la copia risulta sempre molto più sbiadita dell’originale.
Ci stanno ora provando con il linguaggio rude da leghisti al bar.
Se per Berlusconi chi vota contro il proprio interesse è un coglione (e come dargli torto ?), ecco che D’alema non riesce a trovare di meglio che mandare “ a farsi fottere” in diretta televisiva (e in una trasmissione “amica”) un giornalista che gli fa domande sgradite.
E se Berlusconi riprende una verità sgarbiana sulla Bindi, ecco che, da vero trinariciuto, Bersani afferma che la Gelmini (per inciso: il miglior ministro dell’Istruzione che, dopo Gentile, abbia avuto l’Italia unita) “rompe i coglioni” ai professori cui, evidentemente, preferisce continuare ad appaltare la gestione della scuola con i brillanti risultati che abbiamo sotto agli occhi appena sentiamo parlare un adolescente.
Anche in questo caso la differenza tra l’originale e le copie, come diceva una pubblicità, “si vede, si sente, si tocca”.
I comunisti non hanno ancora capito che anche per usare termini ed espressioni “forti" dando loro una dignità politica, è necessario esserne capaci.
Loro, invece, grigi e perennemente incazzati come sono, quando pronunciano quelle espressioni fanno chiaramente capire che “dietro” non c’è altro che arroganza e volgarità.
Un consiglio ai signori Bersani e D'alema: vadano, almeno, a lezione dal loro sindaco di Arenzano che è riuscito ad emergere con una battuta simpaticamente politicamente scorretta e che rappresenta il pensiero di tutti i maschi italiani con più di trenta anni.

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23 maggio 2010

Leggi bavaglio

La casta dei giornalisti, alleata con quella dei magistrati, sta manifestando e aizzando i lettori con retorici articoli e servizi contro la legge che - da ben due anni !!! - sta facendo il ping pong tra camera e senato.
E' la legge che dovrebbe porre fine allo spionaggio dal buco della serratura, con la illegittima pubblicazione di atti relativi ad inchieste in corso e di fatti privati - che nulla hanno a che vedere con le inchieste - di persone che hanno il sacrosanto diritto alla riservatezza.
In Italia le intercettazioni sono 100 volte di più rispetto agli Stati Uniti che hanno una popolazione di cinque volte superiore: non c'è paragone.
Il costo delle registrazioni ammonta a miliardi di lire, decine di milioni di euro, mentre i magistrati piangono miseria.
Sono utili ?
Alla condanna dei delinquenti non lo so, sicuramente lo sono per infangare le persone e partecipare a equivoci giochi politici al massacro mediatico, quando - e sembra che accada spesso, troppo spesso - vengono misteriosamente acquisite dai giornalisti.
Ma i giornalisti strepitano alla "legge bavaglio".
Poco credibili, almeno finchè non faranno una vera battaglia contro due autentiche leggi bavaglio.
Due leggi che inibiscono libertà molto più utili, importanti e qualificanti: la libertà di opinione e la libertà di manifestarla e diffonderla.
Egregi giornalisti che strillate al bavaglio perchè vogliono punirvi ed inibirvi la "libertà" di spiare e diffondere intercettazioni delle telefonate e dei colloqui altrui, sareste molto più credibili nella armatura da Cavalieri della Tavola Rotonda che vi siete autoconferiti, se cominciaste una battaglia per restituire agli Italiani la piena libertà di opinione, di manifestarla e di diffonderla, chiedendo, con la stessa insistenza e dispendio di mezzi che usate oggi contro la legge a tutela della riservatezza delle persone, l'abolizione delle leggi Scelba e Mancino (e magari che transiti e definitivamente sia archiviata anche la XII disposizione "transitoria e finale" della costituzione ... oppure dopo 65 anni la repubblica nata dalla resistenza antifascista ha fallito ed è così fragile da averne ancora bisogno ?).


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21 maggio 2010

Berlusconi mi preoccupa

Non vorrei che la vittoria alle regionali di marzo sia stato il canto del cigno per Berlusconi.
Mi sembra irriconoscibile, in disarmo, privo di nerbo.
Dove sono finiti i suoi interventi che facevano schiumare di rabbia i sinistri, i magistrati, i giornalisti di regime ?
Dove sono le sue iniziative tese a rivoltare l’Italia come un guanto, per spazzare via le incrostazioni del passato, i parrucconi (togati o no), le resistenze al cambiamento ?
Dove ha riposto le battute simpaticamente “politicamente scorrette” ora usurpate da un sindaco di paese del pci/pds/ds/pd che si rende così simpatico, anche perchè subisce la reprimenda di una vestale del proto femminismo (a dispetto dell’età anagrafica) come la deputata europea del suo partito Debora Serracchiani ?

E poi, già nel post precedente, avevo citato i casi di sbandamento (e offuscamento) delle ministre Carfagna e Brambilla, la debolezza dell’azione di governo e, oggi, leggiamo che persino un provvedimento giusto come la galera per i giornalisti che violassero il segreto istruttorio o anche solo il diritto alla riservatezza delle persone pubblicando o trasmettendo intercettazioni, viene mutata nella inutile e inefficace forma dell’ammenda pecuniaria.
La ciliegina sulla torta che mi fa preoccupare è il tentativo di ristabilire un dialogo con Fini che, forse comprendendo la debolezza dell’interlocutore, insiste nell’organizzare il suo partitino, restando però al riparo del pdl.
Uno così il vero Berlusconi, quello di una volta, lo avrebbe già cacciato fuori.
Cosa sta succedendo al Premier ?
Non parla più di riduzione delle tasse, per tagliare i costi del pubblico rispolvera le fallimentari ricette della sinistra (lotta all’evasione, riduzione della spesa della politica) che non producono effetti, rinunciando alle più efficaci operazioni per sopprimere i contributi a nani e ballerine, nonchè ad una miriade di enti e associazioni.
Non si toccano i dipendenti pubblici, non si toccano i magistrati da 157mila euro all’anno di media, non si tocca la rai che, anzi, elargisce milioni fitti (i nostri !) a Santoro.
Non riconosco questo Berlusconi e non è il Berlusconi per il quale ho votato alle europee del 2009.
Per favore, svegliatelo e restituiteci il Berlusconi che conosciamo da 16 anni e che porta gli esponenti della sinistra a schiumare di rabbia, lividi in volto, ad ogni sua esternazione.

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19 maggio 2010

Berlusconi: sveglia !

Una influenza maligna, una laringite fulminante o chissà cosa, che sta tenendo Berlusconi lontano dalla scena pubblica, salvo l’invio di messaggi solo scritti, dimostra come il Governo, il Pdl, il Centro Destra tutto sia Silvio-dipendente.
Della sinistra non ne parliamo nemmeno:
senza idee,
senza ideali,
senza valori,
senza progetti,
senza leaders
,
costretta a guardare a Fini come deus ex machina e con l'incubo del voto al punto che Franceschini, in spregio ad ogni concetto di democrazia (comunque loro estraneo) pur di non dare la parola al Popolo Sovrano, formerebbe un governo con chiunque.
Ma l’assenza di Silvio si vede nella estemporaneità dei provvedimenti e delle dichiarazioni.
Nessuno pone la fiducia sulle intercettazioni e Gasparri si limita a chiederne il passaggio in aula, salvo risultare stoppato in mancanza di unanimità dei capigruppo.
La rai chiude con Santoro salvo elargire (con i nostri soldi !) una buonuscita milionaria e un contratto di collaborazione.
Bondi è attaccato un giorno sì e l’altro pure e si arroccato senza più reagire.
La Carfagna è (metaforicamente) partita per chissà dove tessendo l’elogio degli omosessuali.
Tremonti rispolvera le vecchie (e inutili) parole d’ordine della sinistra sulla lotta alla evasione per recuperare denaro, quando l’unica strada sarebbe tagliare i costi del pubblico.
La Brambilla mette i cacciatori sul piede di guerra con il suo fondamentalismo animalista.
A Bolzano litigano e perdono con un distacco inusuale.
Fini continua a imperversare impunemente, senza pagar dazio.
Sembrano mantenere la rotta solo la Gelmini, Frattini e Fazio che giustamente propone un ticket sulle prestazioni sanitarie.
Voglio vedere come la metteranno con gli illegali dopo che i medici hanno ottenuto il privilegio di curarli (a spese nostre) ma di non denunciarne la clandestinità.
O dovremo tutti pagare il ticket tranne gli illegali ?
Speriamo che Silvio torni presto, perchè così si disperde il grande patrimonio di fiducia e credibilità confermato in tre elezioni tenute in tre anni consecutivi.
Berlusconi: sveglia !!!


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17 maggio 2010

Crisi dell’euro: una opportunità da cogliere

Da un paio di anni siamo in “crisi”.
Crisi finanziaria e di fiducia, in parte indotta dal catastrofismo dei media interessati a vendere il loro prodotto e, quindi, ad accentuare la drammaticità degli eventi, ma tutto ciò comporta conseguenze per le ricchezze contabili (cioè quelle cartacee) sensibilissime ad ogni stormir di fronda.
Ma non è della crisi e delle sue origini che voglio parlare, bensì del futuro.
Come in ogni crisi, anche in questa ci sarà qualcuno che ne trarrà guadagno.
Come per ogni crisi, anche questa formerà la base per un nuovo balzo in avanti.
Come dopo ogni crisi, ci sarà la ripresa.
Come ogni crisi, anche questa offre, quindi, delle opportunità.
E non sto parlando di quel grande, positivo evento che sarebbe la fine dell’euro (ci spero, ma sono ancora al potere coloro che lo vollero, quindi dobbiamo rinviare ad altra occasione i festeggiamenti per le ritrovate monete nazionali), bensì della opportunità di sbaraccare o, quanto meno, di tagliare drasticamente il peso delle spese stataliste e assistenzialiste che affondano i bilanci pubblici.
L’Italia, grazie alla oculatezza dei suoi cittadini e alla politica di Tremonti, ha risentito meno di altre nazioni dal crollo del castello di carte finanziarie, ma ciò non toglie che per salire sul treno della ripresa debba cogliere l’occasione per liberarsi dal pesante fardello del debito pubblico.
Tremonti lo ha capito ed ha iniziato a preparare una manovra da 25-30 miliardi di euro (50-60mila miliardi di lire) senza mettere le mani in tasca ai cittadini.
E qui sta la profonda differenza con la sinistra ora fortunatamente all’opposizione e che già, assieme alla trimurti sindacale, inizia a fare le barricate, senza neppure conoscere i capitoli della manovra.
Se avessimo avuto la disgrazia di essere ancora governati da Prodi e Visco, costoro avrebbero già assunto provvedimenti: aumento delle tasse e invenzione di nuovi balzelli (a cominciare dalla reintroduzione dell’ici sulle prime case).
Quindi un generale impoverimento dei cittadini e della nazione.
Il tutto per mantenere categorie di privilegiati che pesano sulle tasche di tutti e anche per dare corso ad iniziative demagogiche ed ideologiche (immigrazione, cosiddetti “diritti civili”, finanziamenti ad organismi privati privi di produttività e a nani e ballerine).
Berlusconi e Tremonti, invece, oltre a confermare che non aumenteranno le tasse, stanno pensando di mettere mano ai costi pubblici con una salutare sforbiciate alle spese.
Benissimo la riduzione delle retribuzioni dei parlamentari, anche se, come sempre, “si può dare di più” (moooolto di più ...).
Ottima la scelta, se tale sarà, di congelare le retribuzioni e l’integrativo di quell’autentico esercito che sono i dipendenti pubblici.
I dipendenti pubblici hanno un grande vantaggio su quelli privati: la garanzia del posto di lavoro.
Mi sembra che, considerata l’efficienza che mettono in campo, un sacrificio come quello proposto sia il minimo ...
Se, poi, è vero, come scrive Stefano Livadiotti nel suo "Magistrati l'ultra casta" , che i magistrati percepiscono in media 157mila euro all’anno, considerati i risultati che presentano della loro attività, non credo farebbe male una bella sforbiciata del 50%: sfido chiunque a dire che con 80mila euro all’anno non si viva molto più che dignitosamente e in piena agiatezza !
Ma non di soli tagli può essere composta la manovra.
Allora mi permetto di ricordare che lo stato possiede tre reti televisive che, lungi dal portare guadagni, sono un costo per i cittadini e nei rapporti politici.
Vendere, anche “a spezzatino” la Rai, poichè ciò accadrebbe senza esservi costretti da impellenti necessità economiche, consentirebbe allo stato di ricavare il massimo, abbattendo il debito pubblico e, nel contempo, risparmiando ingenti finanziamenti al carrozzone rai.
Aspetto da non tralasciare: i cittadini sarebbero subito beneficiati dall’abolizione del canone (110 euro all’anno che resterebbero nelle nostre tasche).
Poi il Governo potrà sopprimere le spese derivanti da una infinità di rivoli di finanziamenti praticamente a fondo perduto come il cosiddetto FUS (Fondo Unico per lo spettacolo) utile solo a gratificare nani e ballerine, ma totalmente privo di finalità culturali o imprenditoriali, visto che la cultura non la si può imporre e ciò che piace (e, quindi, merita) è mantenuto dagli spettatori che scelgono e che sono il miglior giudice in un mercato che, per essere libero, non può essere drogato da interventi pubblici.
In sostanza l’opportunità che si presenta al Governo con la crisi dell’euro è di passare da un sistema di tassazione generalizzata e indiscriminata, quindi costosa, ad una sui consumi effettivi di un cittadino pagati solo da chi ne usufruisce.
Se io uso, pago, se non uso non pago.
Questo consentirebbe non solo di ridurre il debito pubblico, ma anche di procedere con la riduzione delle tasse.
Sapranno Berlusconi e Tremonti liberarsi dai condizionamenti delle consorterie dei privilegiati per incamminare la Nazione sulla strada virtuosa della riduzione delle tasse coniugata con la riduzione delle spese ?


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16 maggio 2010

Dalla parte dei vinti


Quando entriamo in una libreria veniamo accolti da centinaia di titoli bene esposti.
Potrebbe sembrare strano in una nazione in cui solo il 10% della popolazione dichiara di leggere più di 12 libri all'anno, ma è bene anche sapere che la maggior parte di quei titoli non vendono che poche decine di copie e la loro stampa è permessa solo grazie agli introiti di quei pochi titoli che diventano best sellers.
Se questo è vero per la categoria dei romanzi, in quella dei saggi la situazione è, se possibile, anche peggiore.
Per scelta ideologica non compro nulla da Feltrinelli o dalle librerie coop (non ho alcuna intenzione di finanzarle) e quindi mi reco settimanalmente da Mondadori.
Alla faccia di chi considera il Premier un “eversore”, un “tiranno”, un nuovo Hitler o Nerone, la casa editrice di Berlusconi offre una ampia scelta di saggi e, in gran parte, sono scritti dai nemici di Berlusconi.
In bella mostra ci sono persino i libri con la fotografia a tutta copertina di quel signor Roberto Saviano che ha fatto fortuna scrivendo sulla camorra e, per tale solo fatto che non mi sembra particolarmente meritorio, è assurto al rango di guru nazionale.
Così vediamo che il “dittatore” Berlusconi pubblica e vende i libri dei suoi giurati nemici (che applicano il vecchio detto “pecunia non olet”) mentre i democraticissimi sinistri pretendono di censurare la prefazione di Berlusconi in un libro destinato alla beneficenza .
Ma in libreria, ogni tanto, capita di trovare saggi “politicamente scorretti” ed allora ci si riconcilia con il mondo della editoria.
Soprattutto se sono scritti da un sopraffino Uomo di Cultura (da non confondersi con gli “intellettuali” di sinistrorsa appartenenza) come è il professor Piero Buscaroli.
Ecco allora le cinquecento pagine di "Dalla parte dei vinti – Memorie e verità del mio Novecento”, edito da Mondadori, euro 24,00.
Buscaroli, con l'arguzia, il sarcasmo, la competenza che gli è propria narra di quel periodo storico d'Italia che accompagna la sua esistenza con il fulcro negli anni che vanno dal 1943 al 1945, numerose digressioni familiari e personali in anni antecedenti e successivi e un intreccio di vita politica e personale.
Racconta da par suo quello che alcuni di noi avevano già udito dai propri genitori e che anche un giornalista di sinistra come Giampaolo Pansa ha cercato in questi anni di far conoscere, ribaltando la retorica comunista e la manipolazione che è stata fatta di quel periodo.
La sola lettura dei titoli dei vari capitoli consente di comprendere come questo saggio non possa che diventare una preziosa guida per chi vuole conoscere la storia di quegli anni, depurata dalle manipolazioni ideologiche e, anzi, revisionata, perchè la storia non può che essere revisionista.
In ogni capitolo si trovano riferimenti documentali e bibliografici e sottolineerei l'impatto emotivo dei capitoli sui crimini dei vincitori e l'olocausto dall'aria, dove si argomenta in maniera assolutamente solida come quelle stesse accuse che portarono ai tribunali di guerra e alla condanna dei tedeschi sconfitti, avrebbero potuto essere rivolte contro i gestori della guerra in Inghilterra e Stati Uniti e, soprattutto, Unione Sovietica.
Ma, come in tutte le guerre, prevale il principio del vae victis, guai ai vinti !
Vinti ieri, ma che domani potranno sedere sulle poltrone dei vincitori, perchè la Storia non si ripete mai uguale ed è un continuo divenire che accompagna il cammino della Umanità.
Il saggio di Buscaroli è scritto con la mente e con il cuore, per i posteri, per coloro che, nati e vissuti senza aver conosciuto i fatti, ma solo letto di come sono stati interpretati dai vincitori o dai loro caudatari che da soli non avrebbero e non hanno vinto nulla, ma si sono arrogati la vittoria altrui, vogliono realmente conoscere le nostre radici, da dove veniamo, per meglio comprendere chi siamo e dove possiamo andare.
E' un saggio dove noi, nati ugualmente dopo la sconfitta del 25 aprile 1945, possiamo ritrovare considerazioni, valutazioni, racconti di una Italia che abbiamo conosciuto attraverso i racconti dei nostri genitori.
Il saggio di Buscaroli, di diritto, trova posto tra quei libri che non possono mancare nella biblioteca privata di chi vuole sapere.


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14 maggio 2010

Più berlusconiano di Berlusconi

Oggi sarò lungo.
La lettura dei quotidiani mi ha ispirato alcuni temi che non voglio rinviare e, pertanto, il post odierno sarà suddiviso in più capitoli.


Lista Anemone ? Me ne frego
Nell’ambito delle aggressioni mediatico-giudiziarie che da 16 anni accompagnano l’attività politica del Premier, ecco che viene diffusa una lista di circa 400 persone che sarebbero clienti del costruttore Anemone.
E allora ?
Sarà consentito anche ai cosiddetti “vip” di ristrutturare, di comprare casa, di incaricare qualche ditta per i propri lavori ?
Oppure devono provvedere con il bricolage ?
E poi ancora.
Cos’è questa mania di trafugare (perchè se c’è una inchiesta e in tale ambito hanno ricavato da un computer una lista di clienti, quella non può essere pubblica, ma riservata e se viene pubblicata vuol dire che è stata trafugata e questo è sicuramente un reato !) liste e poi sbatterle in prima pagina ?
Ma vado oltre e senza ripetere la solita formuletta per cui non ho fiducia nell’operato e nelle sentenze dei magistrati, vengo all’inchiesta.
Quanti magistrati sono impegnati in questa inchiesta ?
E’ proprio così necessaria ?
Sì, perchè mentre uomini e risorse sono impiegati per cercare il pelo nell’uovo dei politici, soprattutto – che casualità ! – quelli vicini al Premier, rapinatori, scippatori, clandestini se la ridono.
E sono proprio questi reati certi e che disturbano profondamente il regolare svolgimento della vita quotidiana di noi cittadini.
E ancora.
Scajola non è neppure indagato, eppure i soliti centri sociali manifestano sotto casa sua: e se fosse tutto regolare, come deve essere considerato almeno fino a sentenza passata in giudicato ?
Chi ripagherà Scajola (e tutti gli altri) del danno subito ?
I magistrati ?
I giornalisti ?
I politici di opposizione ?

E poi.
Invece di giudicare i politici dalle aggressioni mediatiche-giudiziarie, dovremmo giudicarli da quello che fanno nel loro ruolo ministeriale.
E se fanno bene è lecito perdonare loro qualche eventuale (peraltro ancora per nulla provata !) debolezza umana.
Del resto chi, anche tra i normali cittadini, non si presterebbe a pagare di meno un lavoro in casa, anche se solo parzialmente dichiarato ?
E infine.
Si fa un gran parlare (giustamente) del diritto degli arrestati ad essere trattati nel rispetto della loro dignità, libertà e presunzione di innocenza ?
Perchè a sinistra sono così garantisti verso, ad esempio, chi è imputato di droga e le stesse garanzie non sono riconosciute ai ministri e politici del Centro Destra ?
Mi sembra quindi logico e coerente affermare che della lista Anemone me ne frego e quel che mi interessa sono gli interventi che evitino il degrado morale della Nazione, la sudditanza verso organismi stranieri, l’aumento delle imposizioni fiscali.

Brambilla e la caccia
Altro giro, altri voti persi.
Se la Ministro Brambilla si occupasse di svolgere il suo ruolo (e mi sembra che abbia ben operato sino ad ora) eviterebbe di abboccare alla mela avvelenata che un oppositore del governo come il Prof. Veronesi le offre e lei ha addentato con inconsapevole avventatezza.
Le sue parole contro la caccia sono uno schiaffo nei confronti di migliaia di elettori del Centro Destra.
La caccia è una attività connaturata con l’Uomo, appartiene alla storia della Umanità ed è un simbolo di Libertà.
Come il diritto a possedere e portare armi.
E non creda, la Ministro Brambilla, che i cacciatori siano solo 750mila e, quindi, una minoranza ininfluente al voto.
Perchè con una legge maggioritaria, anche un solo voto potrebbe fare la differenza, ma anche perchè i cacciatori non sono solo i 750mila che si sono prestati a compiere il percorso di guerra ed a passare sotto le Forche Caudine della burocrazia e dei permessi che si devono richiedere per poter cacciare, ma comprendono anche altri milioni di Italiani che vi hanno rinunciato, per quieto vivere, ma che sono cacciatori nello spirito e gradirebbero non il divieto di caccia, ma la possibilità di praticarla con più facilità.
Berlusconi rifletta sulle esternazioni estemporanee, di ministri troppo talebani nelle loro passioni private.

Censura rossa
Vedi in Svulazen

I supporters di Fini
Libero news online ha pubblicato la lista dei parlamentari che (salvo smentite) sostengono Fini.
In attesa di farne un banner o qualcosa di simile, ecco (salvo smentite che registrerei con piacere) i nomi:
I fedelissimi- Ne fanno parte i deputati
Giuseppe Angeli,
Luca Barbareschi,
Claudio Barbaro,
Luca Bellotti,
Italo Bocchino,
Carmelo Briguglio,
Antonio Buonfiglio,
Benedetto Della Vedova,
Aldo Di Biagio,
Francesco Divella,
Fabio Granata,
Antonino Lo Presti,
Roberto Menia,
Silvano Moffa,
Angela Napoli,
Gianfranco Paglia,
Carmine Patarino,
Flavia Perina,
Catia Polidori,
Francesco Proietti Cosimi,
Enzo Raisi,
Giuseppe Scalia,
Maria Grazia Siliquini,
Mirko Tremaglia e
Adolfo Urso.
Fanno inoltre parte di Generazione Italia anche i senatori
Candido De Angelis,
Egidio Digilio,
Maria Ida Germontani,
Giuseppe Menardi,
Maurizio Saia e
Giuseppe Valditara e gli europarlamentari
Cristiana Muscardini,
Enzo Rivellini,
Potito Salatto e
Salvatore Tatarella.
LIBERI LORO DI SOSTENERE CON FINI LA CITTADINANZA E VOTO AGLI IMMIGRATI, LE UNIONI OMOSESSUALI, UNA LEGGE PERMISSIVA SUL FINE VITA, L'ASSISTENZIALISMO STATALISTA E CENTRALISTA.
LIBERI NOI DI NON VOTARLI MAI PIU’.


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13 maggio 2010

La priorità è cacciare Fini

Se Berlusconi non agisce, presto, cacciando Fini dal Pdl e quindi dal Centro Destra, perderà le prossime elezioni.
L’accerchiamento giudiziale di cui ho già avuto modo di scrivere continua e adesso si sussurra il nome di Schifani, altro fedelissimo.
Fini continua a logorarlo ed a infliggere ferite alla credibilità del Governo e del Pdl
rifiutando di incontrarsi con Verdini,
tentando di imitare Di Pietro pontificando sulla “corruzione”,
scatenando la guerriglia dei finioti sul “fine vita”,
ricevendo con tutti gli onori Roberto Saviano e
tornando a proporre cittadinanza e voto agli immigrati
, arrivando al punto di rinnegare millenni di storia chiedendo l’introduzione del barbaro ius soli rispetto al civilissimo ius sanguinis del Diritto Romano.
Se un soggetto così continuerà a restare nel Pdl oltre a giocare di sponda con i nemici dichiarati del Centro Destra, non potrà che alienare la fiducia dell’elettorato, trasformando milioni di voti in astensioni (“tanto sono tutti uguali”) oppure in consensi per la Lega o i partiti minori del Centro Destra, non sufficienti però a compensare quanti si rifugeranno nell’astensionismo.
E poichè vediamo che a sinistra non hanno uno straccio di idea positiva e si ritrovano unicamente, e con la bava alla bocca, purchè si dia contro a tutto ciò che rappresenta Berlusconi (persino la beneficenza non accettano se c'è anche il Premier !), la permanenza di un novello Grandi come Fini nel Centro Destra porterebbe alla conseguenza della conquista del potere da parte di soggetti che hanno già mostrato come, per loro, governare significhi tassare e produrre leggi disgregatrici della Nazione a livello morale, civile, sociale ed economico.
Berlusconi ha ancora in mano il gioco per poter ribaltare il tavolo e liquidare l’ostacolo rappresentato da Fini.
Ma più tarda a decidere, più Fini farà danni.


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12 maggio 2010

Penosa l’Unità d’Italia celebrata da un comunista

Con tutte le questioni che devono essere affrontate per costruire l’Italia di domani, sembra che certe persone siano prese da un torcicollo che le porta a guardare al passato.
E nel modo peggiore.
Nazionalista “dalla nascita”, ricordo con piacere e commozione la storiografia risorgimentale.
Mi ricordo le pagine del libro “Cuore” , la piccola vedetta lombarda, lo spirito unitario, realmente unitario, coronato dalla Quarta Guerra di Indipendenza, la Grande Guerra, conclusasi il 4 novembre 1918 con l’unica vera vittoria delle Armi Italiane.
Proprio per tali motivi provo un forte senso di distacco da celebrazioni officiate, come sommo sacerdote, da un comunista e mi domando se l’Unità d’Italia che viene istituzionalmente e retoricamente propagandata sia la stessa Unità d’Italia che mi ha appassionato e commosso e che considero “mia”.
E mi rispondo di no.
Non posso condividere le celebrazioni di oggi che rappresentano una distorsione di quello spirito nazionalista che ha permeato l’avventura unitaria, perchè i comunisti sono figli di quei socialisti che si opposero all’entrata in guerra dell’Italia, la prima guerra mondiale, che consentì di restituire all’Italia Trento, Trieste e poi anche Fiume e l’Istria, terre italiane come la Dalmazia.
Non posso condividere delle celebrazioni officiate da chi chiamava “compagni” i comunisti titini (ed applaudiva all’invasione sovietica dell’Ungheria) che massacrarono gli italiani e si produssero in una infame pulizia etnica contro i nostri Connazionali di Istria e Dalmazia, terre italiane ieri, oggi e domani.
Non posso condividere le celebrazioni di chi rappresenta quella parte d’Italia che accolse malamente, con fischi e insulti, gli esuli istriani e dalmati.
Perchè l’Unità d’Italia fu Libertà, fu Indipendenza e Sovranità, fu Identità.
Mentre il comunismo e la sinistra sono la negazione di tali Valori con la loro volontà di vessare i cittadini con le tasse, ma anche di regolare e di legiferare su tutto, imbrigliando la naturale propensione alla libertà dell’Uomo, fino a voler imporre linguaggio e pensiero “politicamente corretto" che è anche l’anticamera della disgregazione morale della Nazione.
Il comunismo e la sinistra rappresentano la rinuncia alla Sovranità ed all’Indipendenza della Nazione per affogarla in un artificio burocratico che si chiama europa e ciò confermando il loro orientamento internazionalista che è la negazione del Nazionalismo.
Il comunismo e la sinistra sono gli alfieri del meticciato che, aprendo le porte all’immigrazione, alla cittadinanza e al voto per gli stranieri, annacquano non solo le nostre Tradizioni (a volte con la pretesa di non rispettarle per evitare che questi immigrati si sentano “esclusi”) ma ci fanno perdere quella identità Nazionale che fu il motore e il fondamento della Unità d’Italia.
Per tali motivo non mi ritrovo nelle celebrazioni officiate dai notabili di oggi, provenienti da una parte politica che è sempre stata ostile al Nazionalismo o che ha abiurato gli Antichi Ideali.
Per tali motivi più Napolitano interviene come sommo officiante delle celebrazioni, più mi domando se i Valori dell’Unità d’Italia non sarebbero meglio onorati con un accentuato Federalismo che salvaguardi la nostra società dalla immissione massiccia di stranieri, dall’interventismo statale e dai diktat sovranazionali europei.
Ed io, Nazionalista convinto, mi domando se veramente queste sono celebrazioni per il 150° dell’Unità d’Italia o non il de profundis per la nostra Libertà, Identità, Sovranità e Indipendenza, cioè per tutti quei Valori per i quali combatterono e gloriosamente si sacrificarono i nostri Avi per giungere al Risorgimento Nazionale.

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11 maggio 2010

Una demagogica captatio benevolentiae non salverà la Cei

Nel pieno degli attacchi che, essenzialmente dagli ambienti di sinistra e radicali, laicisti ed atei, partono quotidianamente contro la Chiesa e le sue Gerarchie, la Cei sembra piegarsi al vento e tentare una demagogica captatio benevolentiae verso quegli stessi ambienti ostili.
Facendo ciò, però, irrita e rende diffidenti nei suoi confronti tutti coloro che, fino ad oggi non hanno ritenuto di unire la propria voce al coro di critiche, che spesso arrivano all’insulto, contro la Chiesa.
Non posso sapere cosa muova i dirigenti della Cei ad avventurarsi fuori dal proprio “core business” che è la religione e la morale ad essa collegata, certo è che, senza acquisire consensi tra la popolazione ostile, così facendo ne perde tra quella potenzialmente alleata.
Mi riferisco alle ultime esternazioni della Cei (o di singoli prelati) che hanno posto l’accento su due aspetti ai quali sono molto sensibile (e come me credo anche molti Italiani veri): le tasse e l’immigrazione.
La Cei, dopo un lungo sproloquio sulla sussidiarietà e sulla necessità di non abbandonare gli Italiani in difficoltà, farcito di critiche curiali (o al curaro ?) contro il federalismo fiscale, si sono lanciati nella più comunista delle proposte di politica economica: la tassazione delle rendite finanziarie.
Esattamente come il segretario di Rifondazione Comunista e tutta la sinistra estrema ed extraparlamentare, la Cei vorrebbe una tassa contro quelle che loro chiamano “rendite” ma che, in realtà sono sudati risparmi, salvati a fatica dalla rapacità statale e dalle centinaia di gabelle che uno stato fiscalmente oppressore già scarica sul cittadino per poi fornire servizi scadenti e un mero assistenzialismo fine a se stesso, senza progettualità e senza prospettive, come la vicenda della Grecia insegna.
Non contenti i preti della Cei si sono accodati ad un altro esponente che, negli ultimi sette anni, ha ripetutamente deluso se non tradito le aspettative e il voto degli Italiani veri: Gianfranco Fini.
Quasi in una sorta di soccorso rosso (porpora) all’ “alta carica istituzionale” ricoperta per grazia e volontà di Berlusconi, la Cei chiede cittadinanza e, quindi, voto, per i figli degli immigrati.
Una proposta che provoca ripulsa totale in me e, sono convinto, in gran parte se non tutto l’elettorato di Centro Destra che, oltre ad essere maggioritario in Italia, è anche quello, fino ad ora, meglio disposto verso la Chiesa e probabilmente anche quello all’interno del quale la Chiesa ottiene la firma per il suo 8 per mille.
Allora bisogna essere chiari.
Sono convinto che le posizioni della Cei hanno nella base dei cattolici lo stesso seguito che ha Fini nel Centro Destra: a livello della temperatura sulla superficie di Plutone.
Ma per rendere evidente che la dirigenza Cei è isolata dalla sua base, tutti i prelati che non ne condividono le esternazioni devono prendere una chiara posizione e informarci sui reali indirizzi della Chiesa.
Diversamente, neppure un grande Pontefice come Benedetto XVI potrà salvare la Chiesa da abbandoni sempre maggiori e da un isolamento dal quale, presumibilmente, non potrebbe riprendersi mai più, lasciando spazio ad altre forme religiose, più funzionali e rispettose dei sentimenti del Popolo e della Civiltà Tradizionale.


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10 maggio 2010

Avanti il prossimo !

Facile profeta, nel post Scajola ha sbagliato … a dimettersi mi ero posto la domanda: chi sarà il prossimo ?
Il prossimo, naturalmente, ad entrare nel tritacarne della magistratura.
Oggi lo sappiamo, già le voci circolano al punto da costringerlo ad una sdegnata (inutile) smentita.
Il prossimo è già “nominato”, Sandro Bondi, l’ottimo Ministro della Cultura che sta tagliando (dovrebbe azzerarli ...) i contributi statali (pagati, cioè, con le nostre tasse) per “nani e ballerine” e che ha declinato l’invito a Cannes protestando per la scelta di proiettare l’ultima infamia contro il Governo a firma di tal Sabina Guzzanti.
Dalle “intercettazioni” sembrerebbe che il nome di Bondi sia emerso in una conversazione tra indagati, uno dei quali avrebbe affermato che ci stava anche Bondi.
Basta, dunque, che si intercetti una frase ambigua, magari con un tizio che, per farsi bello, nomina un “pezzo grosso” per inguaiare mediaticamente questo e tutti sappiamo come le smentite, anche ufficiali, non abbiano nè la stessa portata, nè siano percepite con la stessa forza di una accusa, ancorchè sepolta da condizionali e punti interrogativi.
Come insegna anche la vicenda di Scajola, dimessosi senza essere stato imputato di alcunchè e neppure indagato.
Non può sfuggire ad un osservatore anche mediocre della politica italiana come, falliti tutti i tentativi di affondare Berlusconi colpendo direttamente il “bersaglio grosso”, ora sia cambiata la strategia e si punti ad isolare il Premier aggredendo i suoi più fedeli interpreti (da Confalonieri ai figli e poi Bertolaso, Scajola e adesso Bondi).
Il tutto mentre un certo Fini, che dovrebbe solo baciare la terra su cui posa il piede Berlusconi, promuove direttamente o per interposto finiota, una guerriglia con l’unico scopo di dare scossoni all’albero.
Mi ricordo che nel 1976 a scuotere l’albero furono i socialisti di De Martino che, dopo le elezioni, ebbe l’onestà intellettuale di riconoscere che il psi aveva scosso l’albero, ma i frutti erano stati raccolti dal pci.
Oggi si ripropone la stessa situazione e per fortuna che il panorama interno del pci/pds/ds/pd, con l’ingresso dei guastatori della sinistra democristiana, è molto simile a quello del pdl, anche se il loro Fini (Rutelli) ha avuto, a differenza del suo simile, il buon gusto e il coraggio di andarsene per fondare l’ennesimo partito con percentuale da prefisso telefonico.
Che l’offensiva e l’accerchiamento contro Berlusconi prosegua in una rinnovata strategia che, incurante della necessità di governare l’Italia, punti esclusivamente ad impedirgli di realizzare il programma di governo, lo vediamo anche dalla sparata televisiva di Casini che, forse in crisi di astinenza da poltrone, ha proposto un “governo di salute pubblica”.
Neanche ci fossero state elezioni conclusesi con una situazione di stallo come quella inglese !
Casini è stato sepolto dai “no”, per una volta unanimi e bipartisan.
Il Governo c’è ed ha una maggioranza.
Se questa maggioranza dovesse venir meno per il salto della quaglia di qualche parlamentare poco affidabile che intendesse fare lo sgambetto al governo voluto dal Popolo, non ci sarebbe spazio per inciuci, compromessi e, in ultima analisi, galleggiamenti inutili alla Nazione, si dovrebbe tornare alle urne perchè sia il Popolo, unico detentore della Sovranità, ad esprimersi su quale strada debba percorrere l’Italia.
Nessuna condivisione può esserci tra chi ha Valori fondamentali profondamente differenti e spesso opposti e tra loro in insanabile conflitto.
O vincono gli uni o vincono gli altri, ma non esiste una terza strada.
Prima, quindi, si farà chiarezza su Fini e i suoi, prima il Governo riprenderà la strada delle riforme a cominciare da quella della giustizia per porre fine anche all’accerchiamento giudiziale cui il Premier è sottoposto dopo che sono stati vani i tentativi rivolti contro di lui personalmente.


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09 maggio 2010

Silvio cacci Fini prima che sia troppo tardi

Avevo scritto che, pur avendo dato ottima prova come Presidente del Consiglio sicuramente la migliore tra tutti i Capi di Governo che si sono succeduti in Italia dall'8 settembre 1943, per Silvio Berlusconi gli esami non finiscono mai.
Così, per riparare all'errore commesso nel gennaio 2008 quando si fidò di Fini imbarcandolo nel Pdl (da costui definita “comica finale” solo un mese prima) e accettando la sua imposizione di escludere La Destra di Storace e Santanchè, adesso Berlusconi doveva usare il bisturi ed estromettere i finioti dal Centro Destra.
Purtroppo sembra che stia avvenendo il contario.
Probabilmente influenzato dalle solite “colombe” alla Letta (mi piacerebbe chiedergli da che parte sta !), Berlusconi sta allontanandosi sempre più dal momento propizio per la cacciata di Fini (che sarebbe stato al termine della direzione di due settimane fa) nella ricerca di una “ricucitura”.
Fini, dal canto suo, insiste nell'attaccare in vario modo la stabilità di governo, cavalcando, come un Di Pietro qualunque, la questione “morale”, rilanciando la sua posizione sulla cittadinanza e voto agli immigrati e schierandosi con D'alema – nonostante la figura barbina da costui esibita a Ballarò – contro Il Giornale, cioè uno dei pochi quotidiani favorevoli al Centro Destra.
Più Berlusconi perde tempo, più si rinfrancano le (scarne) truppe finiote che, in assenza di reazione, possono pensare di poter fare ilbello e brutto tempo, pretendendo così anche di fare da contraltare in televisione ai loro colleghi di partito e realizzando il ridicolo di isolare il rappresentante del Pdl che si trova sistematicamente ad affrontare tre avversari, due della opposizione dichiarata e uno della opposizione finiota.
Intanto ci sono quelli che scrivono “perchè sto con Fini” (io una risposta l'avrei …) con post che sembrano la panna montata che leggiamo da anni nei giornaletti della sinistra.
Più Berlusconi perde tempo, più Fini riuscirà a tessere la sua tela, mentre lui, il Premier, è occupato a governare l'Italia ed a partecipare ai vertici internazionali.
Insomma, mentre Berlusconi agisce per l'interesse dell'Italia, Fini trama nell'interesse proprio.
Il tempo, di solito, è galatuomo, ma in questo caso Berlusconi compirà 74 anni a settembre, Fini ne ha compiuti 58 o 59 (non ricordo bene se è del 1951 o 1952) a gennaio.
Berlusconi vuole forse lasciare il Pdl nelle mani di Fini ?
Ma quanti crede che voterebbero per uno che sulle questioni caratterizzanti come i “temi etici”, i cosiddetti e autorefenziali (perchè per me tali non sono ma li chiamo così solo per chiarezza generale: per me sono solo capricci di una minoranza) “diritti civili”, l'immigrazione sostiene idee che nulla hanno a che spartire con il Centro Destra ?
Lo stesso Cameron, tardivamente, per recuperare voti ha dovuto rispolverare su quelle questioni le vecchie idee conservatrici, abbandonando le fughe in avanti che fanno tanto “radicalchic” ma non trovano (giustamente !) humus tra il nostro elettorato.
Oppure Berlusconi pensa, consegnando a Fini il Pdl, di far traghettare tutti i voti autenticamente del Centro Destra verso la Lega ?
Con le elezioni regionali del 2010 io ho già iniziato, ma sono prontissimo a fare marcia indietro se da Berlusconi arriverà un segnale positivo che non può essere altro che l'estromissione di Fini dal Centro Destra.


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07 maggio 2010

Il male continentale sbarca a Londra

I Britannici hanno votato.
Non sappiamo quale governo abbiano scelto.
Come gli osservatori preconizzavano da tempo, il parlamento inglese risulta così bloccato dalla mancanza di una qualsivoglia maggioranza coesa, obbligando alla scelta tra una rissosa coalizione e nuove elezioni.
Solo per inciso annoto come il risultato inglese esalti la bontà della legge elettorale italiana che, con il premio di maggioranza affidata alla coalizione di governo, non solo è perfettamente in linea con lo spirito degli italiani, ma garantisce anche una stabilità governativa.
Tornando alla Gran Bretagna, da antico anglofilo non può che dispiacermi la situazione in cui si trova Londra, anche se alcuni segnali positivi vanno evidenziati.
Anche l’ultima grande nazione europea boccia e rimuove la sinistra di governo (fra poco toccherà a quelle medie come la Spagna) e dopo Italia, Francia e Germania, i socialisti (sia pur sui generis come quelli inglesi) dovranno abbandonare il governo.
E questo è un fatto indubbiamente positivo.
Così come è positiva la maggioranza relativa dei Conservatori, conquistata grazie all’abbandono delle idee folli e di sinistra sui temi etici e dei cosiddetti e autoreferenziali “diritti civili” e il flop degli europeisti libdem.
Non sapendo cosa decideranno per la formazione del governo e dubitando che i Conservatori possano trovare alleati nei libdem che pretendono il passaggio al proporzionale, mentre i laburisti, che cambierebbero la legge in proporzionale, non riuscirebbero a fare governo con i libdem, mi limito ad osservare.
L’unico governo plausibile, che non sia costretto a mettere assieme una coalizione con più di due partiti, vede i Conservatori al governo.
L’unica alternativa, non può prescindere dai libdem che imporrebbero il proporzionale, la qual cosa libererebbe le energie rappresentate dal British National Party e dallo United Kingdom Indipendent Party.
Se il BNP è paragonabile alla nostra Forza Nuova: condivisibile in politica interna ed europea, non in quella economica e lo Ukip più o meno potrebbe essere paragonato alla Lega, anche se la connotazione antieuropeista è più caratterizzata, i Conservatori sono paragonabili al Pdl.
Ogni tanto ondeggiano ma, alla fine, rappresentano il meno peggio tra i grandi partiti, anche se Cameron deve ancora dimostrare la sua statura, a differenza di Berlusconi che ha ampiamente meritato i voti che gli abbiamo negli anni concesso (ed ora è chiamato ad una conferma estirpando l’erba finiota dal Centro Destra).
Certo è che questo risultato che non chiarisce denuncia la decadenza della Gran Bretagna, una crisi causata essenzialmente dalla massiccia immissione di persone estranee al tessuto culturale, sociale ed economico della società inglese.
La trasformazione della Gran Bretagna in una società multirazziale e multiculturale ha aperto gli spazi della disomogeneità e della frantumazione degli interessi e delle scelte.
E’ un insegnamento che dovrebbe ammonirci e indurci a non commettere lo stesso errore (ed orrore) di concedere frettolosamente cittadinanza e voto a degli estranei, maggiormente se in numero tale da sovvertire i tradizionali rapporti di equilibrio.
E adesso cosa accadrà a Londra ?
Poichè mi piace azzardare, io azzardo: nuove elezioni entro l’anno in Gran Bretagna (e perchè non anche in Italia così si fa chiarezza con Fini ?).


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06 maggio 2010

Quando il gatto manca i topi ballano

Come già accadde nella legislatura 2001-2006, i sabotatori sono all’opera per impedire a Berlusconi di rinnovare la legislazione e il modo di fare politica.
Ora come allora il Governo compie le proverbiali fatiche di Ercole per ottenere il minimo risultato con il massimo sforzo.
Nonostante tutto ciò qualche risultato arriva.
Se guardiamo alle riforme impostate dai governi Berlusconi notiamo come lo sforzo titanico abbia comunque conseguito
una prima riforma fiscale,
due leggi contro l’immigrazione (meglio la seconda che ha quasi azzerato gli sbarchi dei clandestini) ,
la riforma costituzionale (poi purtroppo respinta al referendum del 2006),
la riforma elettorale,
l’abolizione quasi integrale dell’Ici sulle prime case,
la riforma della scuola,
quella della pubblica amministrazione,
la ripartenza dei progetti per costruire le centrali nucleari

e l’elenco potrebbe continuare.
A fronte di tutto ciò la sinistra nei suoi (nefasti) 8 anni con i governi Dini, Prodi, D’alema, Amato, Prodi, ci ha regalato l’euro e solo una infinità di tasse ed è da sottolineare come l’ultimo cadeau (la revisione delle aliquote effettuata nel 2006 in odio alla precedente riforma targata Berlusconi) la stiamo ancora pagando, perchè è facile aumentare le imposte e spendere i soldi (altrui, cioè nostri di cittadini) ma è difficile poi tagliare, con tutte le difese corporative che insorgono (come possiamo vedere nel “mondo” dello spettacolo) .
Eppure mentre Berlusconi ha dovuto combattere
contro l’11 settembre,
contro la crisi della finanza internazionale,
contro la crisi greca,
contro i “poteri forti”,
contro la stampa,
contro la magistratura,
contro sistematicamente ostili inquilini del Quirinale
,
i presidenti del consiglio di sinistra che si sono succeduti hanno potuto contare sulla compiacenza di tutti costoro e l'assenza di eventi internazionali (alcuni dei quali hanno peraltro aiutato a verificarsi con le loro scelte politiche ed economiche).
Berlusconi può contare solo sul Popolo.
Cosa possiamo dedurre da tutto ciò ?
In assenza di una guida politica forte, come è quella di Berlusconi, le varie consorterie possono consolidare e meglio tutelare i loro interessi, che non sono quelli della gran parte dei cittadini.
E’ quindi naturale che siano coalizzati, unicamente per conservare i loro privilegi, tutti coloro che da una presenza di un Governo degno di tal nome subirebbero la perdita (parziale, per carità) di posizioni di privilegio.
Capita così per quegli industriali con il perenne “aiutino” dello stato necessario ad applicare il principio “socializzare le perdite e privatizzare i profitti”, per i dipendenti pubblici, per i “nani e ballerine” dello spettacolo, per tutti coloro che usano lo stato come una vacca da mungere per interessi particolari e non generali.
Naturalmente questo interesse si sposa con quello di una sinistra senza progetti, senza ideali, senza valori, ormai legata ad una deriva nella morale (veggasi “temi etici”, presunti “diritti civili”, immigrazione) e nella politica (statalismo, assemblearismo, assistenzialismo e meridionalismo) che porterebbe la nazione alla rovina.
Berlusconi ha ragione nel denunciare il pericolo (che è già una realtà) dell’accerchiamento e dell’aggressione da parte di tutti coloro che hanno privilegi da difendere a scapito della maggioranza del Popolo.
E’ confortante sapere che Berlusconi abbia perfettamente compreso dove sia il pericolo, meno vedere che aspetta troppo tempo per prendere le uniche decisioni che possono ribaltare il tavolo e spingere la nazione verso una rinnovata spinta riformatrice: cacciare Fini dal Pdl e rivolgersi direttamente al Popolo scavalcando tutti i sinedri e gli alambicchi che legano l’azione del Governo.
Dice un proverbio della saggezza popolare: quando il gatto manca, i topi ballano.
L'aggressione che subisce Berlusconi, l'unico “gatto” che in questa repubblica abbia la possibilità di mettere in riga i topi, dimostra che, ancora una volta il Popolo ha ragione.
I “topi” cercano di allontanare il “gatto” Berlusconi dal Governo perchè è l'unico ostacolo alla loro frenesia di acquisire, a spese di tutti, sempre maggiori privilegi.

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05 maggio 2010

Carthago delenda est

Da oggi inizio una mia personalissima versione aggiornata del “tormentone” con il quale Marco Porcio Catone, nel secondo secolo avanti Cristo, fece una sorta di “lavaggio del cervello” ai senatori di Roma sulla necessità di infliggere il colpo di grazia a Cartagine, distruggendola e rimuovendo per sempre il pericolo da essa rappresentato.
Così, infatti, accadde, nel 146 a.Ch. n. (anno 607 a. U. c.).
In questo caso il bersaglio non è una città o uno stato da distruggere, bensì una fastidiosa presenza estranea al Centro Destra da allontanare: Gianfranco Fini e i suoi adepti.
Anche ieri, come ogni giorno, Fini ha parlato, parlato, parlato ... come mai nessuna “carica istituzionale” ha fatto.
Non gli stanno bene i sondaggi, come del resto non gli stava bene il rispetto del programma di governo votato dagli elettori.
Non gli stanno bene i giornali ... ma solo quando criticano lui, i suoi amici e il parentado “allargato” che lo circonda.
Ovviamente fanno solo il loro dovere quando riportano ogni battuta ed ogni teorema sul Premier ed i suoi amici.
Non gli sta bene il ruolo all’interno del pdl e, nella peggior tradizione democristiana, apre dei “circoli” che altro non sono che correnti vere e proprie, organizzate come nel periodo terminale della Dc.
Non gli sta bene la ben nota posizione della Lega sull'Unità d'Italia.
Non gli sta bene uno dei pochi quotidiani non di sinistra come Il Giornale.
Non gli stanno bene le critiche alla magistratura.
Non gli sta bene nulla del Centro Destra.
Allora che se ne vada.
Faccia il suo partito.
Dimentichi l’elettorato di Centro Destra
che non lo voterebbe mai e poi mai e si bei dei consensi che riceve dalla intellighenzia legata al pci/pds/ds/pd.
Devo anche aggiungere che comincerò a dubitare dell’intelligenza, della sagacia e della capacità da leader di Berlusconi se tollerasse, ancora a lungo, Fini nel suo partito.
Così, naturalmente invitando tutti quelli che condividono la mia opinione ad essere altrettanto insistenti nel modo che riterranno più opportuno, da oggi correderò tutti i post, anche quelli che tratteranno altri argomenti, tranne in eventi particolari (ad esempio se l’Italia dovesse rivincere il Campionato del Mondo ... ) con l’immagine che appare in alto a sinistra.
E’ il mio “Carthago delenda est”:
SALVIAMO IL CENTRO DESTRA, ESTIRPIAMO L'ERBA FINIOTA.

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04 maggio 2010

Scajola ha sbagliato ... a dimettersi

Dopo le centinaia di inchieste e teoremi contro Berlusconi, dopo i “massaggi di reatodi Bertolaso, ecco che tocca a Claudio Scajola, ministro e fedelissimo del Premier, ad essere inseguito dalle voci e dalle indiscrezioni giudiziarie.
Non avendo sotto mano il fascicolo (se c’è un fascicolo ...) contro il Ministro, non posso sapere cosa eventualmente gli viene imputato.
Non ho fiducia nella magistratura.
Non ho fiducia nei pentiti.
Non ho fiducia nelle sbisciate giornalistiche
.
Ma se anche tutto quello che è pubblicato sui giornali fosse vero, cioè ci fossero delle dichiarazioni contro di lui, il suo unico – a questo momento – errore è stato dimettersi.
Non doveva dimettersi perchè in Italia vige e deve essere rigorosamente applicato, il principio della presunzione di innocenza.
Cioè nessuno, fino a sentenza di condanna passata in giudicato, deve essere limitato nei suoi diritti e facoltà da un procedimento in corso.
Questo è fondamentale maggiormente oggi, quando chiunque, svegliandosi con la luna storta, potrebbe presentarsi in Questura e presentare una denuncia contro chicchessia, anche senza alcun fondamento.
E allora quello denunciato che fa ?
Dovrebbe prestarsi alla gogna e rinunciare alle sue ambizioni, alla sua vita, alla sua professione ?
E per quanto tempo ?
Inoltre sappiamo benissimo che di tutte queste manfrine giudiziarie, pochissime arrivano alla conclusione con una sentenza di condanna definitiva, emblematica la c.d. “tangentopoli” che ha avuto più assolti che condannati.
Ancor più lampante il caso di Giulio Andreotti che per una dozzina di anni è stato inchiodato, con grave danno per la sua carriera politica che non ha potuto coronarsi con il Quirinale proprio a causa delle accuse portate contro di lui, addirittura dalla imputazione (e processo) per essere nientepopodimenoche ... il mandante di un omicidio !!!
Ma soprattutto, Scajola non doveva dimettersi perchè, facendolo, ha riconosciuto ai magistrati una sorte di “giudizio di Dio” su qualunque ministro, parlamentare, personaggio pubblico.
E adesso sarà ancor più difficile contrastare l’invasione di campo di una magistratura schierata e che vorrebbe avere l’ultima parola, indifferentemente (e spesso contrariamente) alla volontà espressa dal Popolo Sovrano che ha democraticamente votato.
La percezione di colpevolezza, contraria ad ogni principio liberale, consentirà quindi di riprovarci contro tutti coloro che fossero in contrasto con una certa visione ideologica.
No !
Non possiamo accettare che la nostra politica torni ad essere subordinata alle inchieste dei magistrati, quindi Scajola doveva fare un sacrificio e prestarsi a continuare a fare il Ministro e, nello stesso tempo, ad essere crocefisso mediaticamente.
Adesso non ci resta che chiederci: chi sarà il prossimo ad essere “nominato” ?
Sì, perchè l'obiettivo è quello di sempre: impedire a Berlusconi di governare (bene, come saprebbe fare) , ora tentando di fargli terra bruciata intorno.


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03 maggio 2010

Meno celebrazioni, più riforme

Il Ministro Calderoli ha espresso una legittima posizione: non sa se parteciperà alla inaugurazione della kermesse celebrativa per i 150 anni dell’Unità Nazionale.
Sono insorti i neofiti del Nazionalismo, che poi sono gli stessi che vorrebbero imbarbarire l’Italia distribuendo a piene mani accessi, agevolazioni, cittadinanza e diritto di voto agli immigrati.
Naturalmente la reazione più giusta è stata quella del Ministro La Russa che, pur potendo vantare una Storia ed una Tradizione ben superiore a quella del pci/pds/ds/pd e dell’Udc in materia di Nazionalismo, ha semplicemente auspicato la presenza di tutti.
Ma il problema non è la, nota e in parte condivisibile, orticaria della Lega alla vulgata dell’Unità Nazionale, bensì la imposizione di continue celebrazioni, grondanti retorica fine a se stessa, per ogni anniversario di un qualche evento storico, reale o manipolato che sia.
E si può immaginare quanti di simili “eventi” possa avere una Nazione come l’Italia, di antico e nobile lignaggio, tanto quanto di lunghissima storia civile.
Ogni anno siamo ammorbati con una, sempre meno attinente al vero, storia della sconfitta nella seconda guerra mondiale, per non parlare del 1° maggio trasformato in manifestazione canora e dell’antagonismo sociale.
E poi il 2 giugno, il 4 novembre dove non si ricorda più la Vittoria, l’unica, vera ottenuta dalle Forze Armate dell’Italia moderna, ma la si collega arbitrariamente con le vicende della seconda guerra mondiale che, evidentemente, hanno bisogno di essere nobilitate con una robusta mano di realtà storica, ancorchè recuperata da un evento di 30 anni precedente.
Adesso, per oltre un anno, ascolteremo la retorica dell’Unità in chiave moderna e che non vale un millesimo di quelle stupende vicende che abbiamo tutti (almeno noi, della mia generazione) letto grazie al De Amicis e alle superbe e indimenticabili pagine di “Cuore”.
E poi le “giornate di ... o del ...” che ormai riempiono metà anno, cui aggiungere domeniche, feste religiose che, per “par condicio”, non si limitano alla sola religione Cristiana e chi più ne ha più ne metta.
Non è quindi peregrina la, moderata, moderatissima, esternazione del Ministro Calderoli che mette un punto interrogativo sulla sua partecipazione alle celebrazioni, preferendo il lavoro per realizzare quel federalismo che, probabilmente, arriverà con 150 anni di ritardo.

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02 maggio 2010

Intermezzo Inglese

Giovedì prossimo i Britannici andranno alle urne e già nella serata sapremo se saranno stati aggrediti dal virus continentale dell'ingovernabilità o se, invece, ancora una volta si saranno salvati grazie alla nebbia con la quale … “il continente è isolato”.
Diversamente da altre scadenze elettorali, pur essendo notoriamente filoinglese, questa volta non sto seguendo con la solita passione lo scontro tra laburisti e conservatori, con l'ingresso dei liberaldemocratici e la scontata, quanto arrogante, esclusione del British National Party.
O continuavano in un dialogo a due tra conservatori e laburisti, oppure avrebbero dovuto ammettere anche il partito che ha ottenuto lo scorso anno una significativa affermazione alle elezioni europee, dimostrando che anche in Gran Bretagna c'è un vento di rivolta contro il “politicamente corretto”.
Se fossi un Inglese non saprei per chi votare.
I laburisti, soprattutto con Blair, non hanno demeritato:
- non hanno ricostruito una economia socialista,
- sono stati fedeli alleati di George W. Bush,
- non hanno aderito all'euro
.
L'onda lunga della Thatcher ha coinvolto anche Blair e Brown è così incolore da non essere in grado di cambiare rotta.
Ma la crisi economica e la naturale stanchezza dopo 13 anni di governo impongono un cambiamento, anche per dare una spinta allo spirito britannico.
Nel primo dibattito si era accesa la stella del leader liberaldemocratico Nick Clegg, poi offuscata quando i giornalisti e i dibattiti televisivi lo hanno costretto ad approfondire e non a limitarsi al bell'aspetto ed agli slogan accattivanti.
I libdem sono eredi della tradizione liberale da 80 anni esclusa dal gioco politico e che ha rappresentato storicamente la sinistra inglese, prima dell'emergere dei laburisti, in contrapposizione ai conservatori.
In più (e naturalmente in peggio) i libdem sono i più europeisti tra i partiti britannici e se volessi male all'Inghilterra, dovrei sperare in un loro successo, ma se fossi un Inglese non li voterei di sicuro.
Quindi rimangono i Conservatori.
Fedele al principio per cui il peggiore dei nostri è comunque migliore del migliore dei loro, potrei turarmi il naso e votare David Cameron che sembra si stia riprendendo nei sondaggi grazie ad un elegante recupero dei temi cari alla Destra Conservatrice, abbandonando quelle fughe in avanti (che in realtà sono passi indietro) che lo avevano contraddistinto sia con il possibilismo europeista che sui soliti temi etici impropriamente definiti “diritti civili” (ma quali diritti e quale civiltà ?).
Ma c'è da fidarsi ?
O, piuttosto, non si rischierebbe di votare un secondo Sarkozy o, peggio che mai, un clone di Fini ?
Se ingovernabilità dovrà essere, almeno, di buono, ci sarebbe che per formare un governo gli uni e gli altri dovranno andare a patti coi libdem che imporrebbero sicuramente una revisione in senso proporzionale della legge elettorale, cosicchè, la prossima volta, gli Inglesi potranno votare senza remore per il British National Party.

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