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No alla deriva

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12 settembre 2011

Berlusconi forever contro gli sfascisti d'assalto

Le borse (tutte !) crollano per le dimissioni di uno sconosciuto signore che sedeva nel consiglio della Bce per conto della Germania.
Il tenore di vita che conosciamo è messo in serio pericolo dalle elargizioni degli anni precedenti, superiori a quel che potevamo permetterci.
Il terrorismo si riaffaccia nelle teste di molti in occasione del decimo anniversario delle stragi di New York e Washington.
A fronte di tutto ciò in Italia dobbiamo ascoltare:
- la sinistra che, come un disco rotto, attribuisce a Berlusconi il potere di sconquassare le borse mondiali e gli chiede di andarsene;
- le menti acute dell'opposizione, più o meno esplicitamente, chiedono a Berlusconi di lasciare volontariamente in cambio della totale cessazione di ogni accanimento e persecuzione giudiziaria, dimostrando con ciò che non vi è nulla di penalmente rilevante nei comportamenti del Premier;
- gli organi di stampa di proprietà dei poteri forti italiani pubblicano intercettazioni telefoniche contro Berlusconi, prive di significato giuridico, solo per sfruttarle e danneggiarne la persona;
- le opposizioni, tutte, temendo che la crisi finisca con Berlusconi Premier, incuranti dei danni che compiono, irridono alle manovre finanziarie del Governo senza saper proporre altro che patrimoniali, inasprimenti fiscali (ancora sabato Bersani ripeteva il mantra della tassa sulle transazioni finanziarie) , limitazioni alla libertà economica (e non solo) dei cittadini, proiettando una immagine negativa e sfiduciata della nazione, quindi in alleanza oggettiva, per interesse proprio, con gli speculatori che stanno affossando la finanza internazionale e italiana;
- un anziano signore ultraottantenne non ci risparmia sermoni e lezioni, dimenticandosi che la sua carriera, unicamente in politica, è stata costellata di fallimenti sia ideali che reali nell'unica occasione in cui, nominato ministro degli interni, dovette concretizzare qualcosa e fu poi accantonato dai suoi stessi compagni per far posto a Rosa Russo Iervolino (mica ad un premio Nobel !!!);
- la presidentessa pro tempore di Confindustria è incapace di sostenere per due giorni di seguito la stessa tesi sulla positività o negatività delle azioni del Governo;
- la cgil … beh, la cgil fa la cgil ... son comunisti ... è detto tutto, mentre altri sindacati, che apparivano timidamente responsabili, si sono presi paura del loro coraggio e si fanno condizionare da chi urla più forte.
Davanti a cotanta insipienza, non si può che affermare: meno male che Silvio c'è !
Meno male che Silvio c'è, nonostante le debolezze che sono emerse nella stesura della manovra e i pesanti condizionamenti subiti dalle varie lobbies anche dei partiti alleati.
Come ho già avuto modo di scrivere, avrei preferito che Berlusconi “morisse” (politicamente si intende) come Custer a Little Big Horne, impugnando il vessillo della Libertà e osteggiando, anche a costo della sfiducia, ogni tassazione.
Così non è stato e, per me, è il sintomo di una debolezza derivata dall'azione di demolizione svolta contro di lui dalla magistratura, dalla stampa, dai poteri forti interni ed internazionali, dalle varie lobbies interessate ad avere, in Italia, un governo debole e suddito, non un Governo con un Premier che, anche caratterialmente, non si sente secondo a nessuno, che sia questi francese, inglese, tedesco o americano.
E' evidente che la crisi passerà e la speculazione finanziaria cesserà quando avrà conseguito gli obiettivi prefissati, con particolare riguardo agli interessanti portafogli azionari di banche e società quotate, oggi offerti a veri prezzi di saldo nonostante una patrimonializzazione e fondamentali eccellenti (e chi avesse della liquidità disponibile potrebbe comprare bene ai prezzi odierni per poi mettersi in attesa e cullarsi nei guadagni quando la crisi finirà).
E' altrettanto evidente, tranne ai trinariciuti che attribuiscono a Berlusconi poteri da superman e possibilità di comando che, purtroppo, non ha, che la crisi non è italiana (la borsa di Francoforte ha perso in un mese quanto e forse più di quella italiana) ma generale e nulla si può fare per uscirne, se non aspettare e, nel frattempo, utilizzarla per sistemare quelle “pendenze” che in Italia pesano come macigni sulla nostra economia.
Pendenze che, essenzialmente, si chiamano debito pubblico e spesa clientelare.
Da abbattere il primo, da estinguere la seconda.
Un'azione dolorosa, perchè più o meno tutti abbiamo beneficiato delle richieste lobbistiche, ma necessaria se vorremo sfruttare al meglio la ripresa.
Berlusconi lo ha nel suo programma, ripetutamente confermato, gli altri neppure in quello.
Resta, quindi, Berlusconi l'unica opportunità per l'Italia, non potendosi prendere neppure in considerazione uno qualsiasi dei nanerottoli, funzionari di partito che neanche sanno cosa voglia dire lavorare e neppure quei nomi fino ad ora emersi (Profumo, Monti, Montezemolo) che rappresenterebbero solo la formalizzazione della sudditanza ad istituzioni finanziarie sovrastatuali.
Certo, come nel 1994 scese in campo Berlusconi, così nel 2013 potrebbe emergere un Mister X, il cui nome ancora non è stato fatto e che neppure saprei individuare, che possa raccoglierne l'eredità originale.
Ma poiché non si vedono Mister X in circolazione, il Centro Destra e gli Italiani tutti non possono che applicare la saggezza popolare: mai lasciare la via vecchia per la nuova, perchè si sa cosa si lascia, ma non cosa si trova.
Anche per questo, respingendo per totale ripugnanza alla sola idea di camminare anche brevemente assieme a loro, chiunque fosse designato a guidarlo, un governo di “larghe intese” con i comunisti (neo, ex, post, vetero che siano) e i loro caudatari (vecchi e nuovi) scelgo di tenermi Berlusconi e di essere ostile (per quanto possa servire) ad ogni ipotesi di sostituirlo con qualcuno già in pista, anche se scelto da lui stesso e nell'ambito di questa stessa coalizione di Centro Destra.

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16 agosto 2011

Rischiano di peggiorare la manovra

A leggere le proposte di modifica della manovra finanziaria c’è solo da rabbrividire.
Si stanno muovendo gli assaltatori della cassa pubblica.
C’è chi vuole tagliare i tagli ai comuni.
C’è chi vorrebbe tassare i già tassati capitali rientrati con lo scudo rendendo inaffidabile ogni futuro impegno dello stato italiano e, conseguentemente, legittimando chi i capitali porta e terrà definitivamente all’estero.
C’è chi si domanda quale aiuto viene dato alle famiglie e chi invece chiede aiuti “per la crescita” cioè contributi alle aziende.
C’è chi comincia ad eccepire sulla soppressione di questa o quella provincia, di questo o quell’ente.
C’è chi vorrebbe alleggerire la stretta sui dipendenti pubblici.
Solo una flebile voce proveniente dai “dissidenti” del Pdl contesta le due nuove aliquote aggiuntive sui redditi,mentre non ho trovato uno straccio di contestazione per l’aumento delle tasse sui depositi amministrati o sui risparmi portati dal 12,5 al 20% (con eccezione – momentanea – dei titoli di stato).
Eppure sono proprio questi tre provvedimenti (aliquote aggiuntive sui redditi, tassazione dei risparmi sotto forma di aumento delle imposte e del costo dei depositi) ad essere l’autentico vulnus della politica del Centro Destra.
Infatti, intervistato da Emilio Fede, Piero Sansonetti, giornalista di sinistra, esprime soddisfazione proprio su tali aspetti che dovrebbero far inorridire e sollevare di indignazione tutto il Centro Destra.
Invece sembra che, passata la “responsabilità”, persa Berlusconi la faccia che ha messo su questa manovra, si torni al punto di partenza: spesa pubblica senza limiti, ascolto delle varie lobbies di spesa, il tutto compensato con una maggiore tassazione.
Insomma invece di risparmiare, di tagliare le spese, di vendere i propri “gioielli” (il Colosseo è stato valutato ben 92 miliardi di euro, la Fontana di Trevi 75 !) come farebbe qualsiasi famiglia, si preferisce sfilare, per carità: legalmente, il che però non vuol dire moralmente legittimo !, i soldi ai cittadini, andando a ravanare nelle tasche dei privati cittadini, nei loro redditi, nei loro risparmi.
Dove sono finiti i buoni propositi di far dimagrire lo stato, di equiparare le pensioni all’europa (perchè dobbiamo solo adeguarci al peggio come, ad esempio, l’equiparazione delle tasse sui risparmi ?) ?
Vogliono il saldo invariato ?
La ragioneria tecnica oggi comunica che le tasse sui risparmi (l'aumento al 20% di trattenute e i “bolli” sul deposito amministrato) faranno incassare 1,8 miliardi.
Suppongo siano per tutta la manovra, quindi in due anni.
L'ex ministro delal giustizia, Alfano, aveva dichiarato in commissione che le intercettazioni ci costano un miliardo l'anno.
Ecco come chiudere a saldi invariati: niente tasse sui risparmi, niente intercettazioni.
Il cittadino ci guadagna due volte.
Quousque tandem abutere patientia nostra ?


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11 agosto 2011

Tasse Male Assoluto per gli Uomini Liberi

Le “parti sociali” che ieri hanno incontrato il Governo sulle misure da assumere per ridurre il debito pubblico, nella conferenza stampa hanno solo saputo dire dei “no”, facendo l’elenco di quello che “non si deve toccare”.
Mettendo assieme tutti quei “no” arriviamo allo stallo, per cui sarà il Governo a dover decidere in solitudine e d’imperio.
I giornali sono pieni di ipotesi e le più gettonate riguardano i “tagli” alla politica (che non credo portino risparmi significativi) e con i ben più consistenti risparmi che deriverebbero da un intervento sulle pensioni e dall’utilizzo malvagio (cioè con nuove tasse o aumento delle esistenti) della leva fiscale.
La difesa delle pensioni ha un senso se si parla di chi è già in pensione che ha un diritto pieno a ricevere una pensione dignitosa e sufficiente.
Non ha senso, invece, se si parla di chi, oggi in attività, andrà in pensione in futuro.
Per i costi che il sistema pensionistico prevede, ogni gradualità significa perdita di tempo e, quindi, di denaro, con un appesantimento della situazione di bilancio dello stato.
La scelta che mi aspetterei da un Governo di Centro Destra, indipendentemente dalle reazioni delle “parti sociali”, è l’aumento immediato dell’età pensionabile a 65 anni per tutti, uomini e donne, pubblico e privato, con abolizione delle pensioni di anzianità e conteggio contributivo per tutti a far data dal 1° gennaio 1996 (entrata in vigore della riforma Dini che segnò lo spartiacque tra retributivo e contributivo).
Mi aspetterei anche che un Governo di Centro Destra intervenisse solo ed esclusivamente sulle spese, azzerando contributi, agevolazioni, elargizioni, senza però MAI mettere le mani nelle tasche degli Italiani, nè con patrimoniale, nè con tasse più o meno una tantum per o contro l’europa, nè con l’aumento delle tasse sui risparmi, nè con una sovrattassa spacciata “di solidarietà” sui cosiddetti redditi medio alti.
Per quanto possa essere ovvio, mi rendo conto che le pressioni, l’azione lobbistica, i condizionamenti che deve subire imporranno a Berlusconi di taglieggiare i nostri risparmi.
Come ho già avuto modo di scrivere, in queste situazioni ci vorrebbe un “Dictator” che agisse d’imperio senza doversi compromettere con una pletora di postulanti, ognuno portatore di interessi particolari e di nicchia.
Purtroppo non è così e aspettiamoci quindi una manovra complessa che scontenterà tutti.
A livello individuale, quindi, non possiamo fare altro che ricordare a chi ci rappresenta le nostre aspettative che loro stessi ci hanno stimolato.
Dobbiamo, abbiamo l’obbligo, ricordare che il Male delle economie occidentali è il debito pubblico, formatosi negli anni della sbornia socialista, in cui tutto veniva accollato “allo stato” senza considerare che essendo noi lo stato, prima o poi quel debito doveva essere pagato: il “prima o poi” è arrivato ed è oggi.
E se il pubblico continuerà ad essere alimentato, il debito non verrà mai tagliato perchè avrà sempre il carburante necessario a mantenersi con un micidiale circolo vizioso.
Aumentare le entrate dello stato, significa aumentare la capacità di spesa dello stato stesso e, quindi, ritardare la soluzione dei problemi, rinviandoli e accollandoli alle future generazioni.
E’ invece necessario tagliare le spese e coniugare tale comportamento con un abbattimento delle tasse per ridurre sensibilmente l’erogazione di carburante alla macchina della spesa pubblica, dando più denaro da spendere ai privati che, in tal modo, potranno avere la capacità economica per pagare i servizi che desiderano e almeno al loro costo effettivo.
Comunque la si guardi, quindi, le tasse rappresentano il Male Assoluto dell’economia e un Governo di Centro Destra, che guarda alla dignità e alla libertà dei cittadini, dovrebbe massimamente evitare di taglieggiare le nostre tasche con tasse, di qualsiasi natura.
Ove così non fosse, ove le resistenze e le pressioni corporative non fossero superabili, Berlusconi farebbe meglio non a dimettersi, ma ad andare in parlamento con la sua proposta.
Sarà il parlamento a decidere, coram populo, se scegliere la via della Libertà o quella della tirannia fiscale.
Ne discenderebbero conseguenze ovvie e legittime in merito al comportamento dei cittadini.
Nel frattempo, visto che anche in ambienti del Centro Destra appaiono cedimenti alla tirannide delle tasse, dovremo pensare ad organizzarci sul modello del Tea Party americano per proteste e azioni a difesa della Libertà individuale e della difesa dei nostri redditi e risparmi.

P.S.: Pare che vogliano imporre una tassa straordinaria sui redditi.
Una porcheria che aveva già praticato Prodi.
Se passerà sarà il primo chiodo sulla bara politica di Berlusconi.
In cambio di cosa alcuni Italiani dovrebbero pagare di più ?
In treno e in aereo, ad esempio, chi paga di più viaggia in prima o business class.
Una corsia preferenziale per i servizi pubblici (ospedali inclusi) ?
La consegna, al momento del voto, di cinque schede anzichè una ?
Pagare di più in cambio di nulla è una pretesa irricevibile.
Il problema è che al momento manca l'alternativa, perchè i comunisti imporrebbero tasse e patrimoniali a livelli ben maggiori, conculcando ancor di più la Libertà di tutti.
Ma a scegliere il male minore non andiamo da nessuna parte, così auspico che la manovra, se conterrà realmente anche una sola lira in più di prelievo oltre a quanto già sottratto da Tremonti a luglio, venga bocciata.
E poi ci si giochi tutto con un nuovo partito/movimento di Centro Destra che faccia della guerra alle tasse e allo statalismo non solo una bandiera ideologica, ma un impegno concreto e nei fatti.


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10 agosto 2011

Sulle tasse Berlusconi gioca la partita della vita

Dopo l’infame manovra socialista di Tremonti che ha tradito gli impegni assunti dal Centro Destra con gli elettori imponendo un aggravio di tasse sui depositi, Berlusconi ha l’opportunità di redimersi con i nuovi provvedimenti allo studio.
Opportunità di redimersi se concentrerà l’azione sul taglio delle spese e sul far pagare almeno al loro costo i servizi “offerti”, ma anche il rischio di sprofondare all’inferno tra le maledizioni degli Italiani.
Troppi quotidiani oggi parlano di patrimoniale e di aumento della tassazione dei risparmi.
Se il Governo dovesse prendere quella strada non solo avrebbe chiuso con la maggior parte dei suoi elettori, ma legittimerebbe anche ogni iniziativa che, da singoli o da gruppi, prendessero per mettere al riparo i propri denari dall’avidità dello stato.
Se, invece, la necessaria riduzione del debito pubblico fosse raggiunta con i tagli alle spese, con la soppressione di agevolazioni, contribuzioni a pioggia, rottamazioni, con l’aumento hic et nunc dell’età pensionabile per tutti non solo si conseguirebbe un obiettivo virtuoso (il pareggio di bilancio) in tempi brevi, ma si porrebbero le basi per non ricominciare con gli sperperi grazie al carburante (le tasse) degli Italiani che, anzi, potrebbero essere ridotte a livelli accettabili per poter essere pagate da tutti.
Berlusconi è così giunto alla sua partita della vita.
O taglia senza tassare risparmi e patrimoni, oppure muore (politicamente).

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09 agosto 2011

Chi fa cadere le borse ?

Così titola Le Monde, prestigioso quotidiano francese.
I suoi giornalisti, però, non hanno dimostrato sufficiente sagacia, infatti non si sarebbero posti tale domanda se ascoltassero le pluriquotidiane liturgie di Bersani e compagni che hanno da tempo individuato il Responsabile, il Male Assoluto: Silvio Berlusconi.
Se la Lehman è fallita, la colpa è di Berlusconi.
Se lo spread con i bund tedeschi schizza oltre i 300 punti, la colpa è di Berlusconi.
Se la borsa di Milano perde il 2,35, mentre New York va sotto del 6%, Francoforte di oltre il 5%, Parigi di quasi il 5% e Londra di oltre il 3%, la colpa di chi mai potrà essere se non di Berlusconi ?
Si mormora che ci fosse Silvio Berlusconi anche dietro al serpente che offrì la mela ad Eva ...
E se i giornalisti di Le Monde avessero ascoltato con il dovuto rispetto le parole di Bersani e compagni, avrebbero saputo che basterebbe un passo indietro del Premier Italiano perchè torni il sereno, i guadagni piovano come da una cornucopia ed una nuova Età dell’Oro si affacci sulla Terra intera.
Però mi viene un dubbio: e se non fosse così facile ?
E se quella di Bersani fosse solo la propaganda disperata di un funzionario di partito atterrito dall’ipotesi che dalla crisi (globale) si esca (perchè ne usciremo !) a breve e con Berlusconi a Palazzo Chigi pronto ad incassare i dividendi dello scampato pericolo ?
Ecco allora il mantra recitato in ogni luogo ed in ogni circostanza per cacciare il Diavolo, prima che il Diavolo cacci lui (come già fece con i suoi otto o nove predecessori che lo sfidarono).
Una tale ossessione mostra però la corda e fa perdere di lucidità.
Tale infatti è la causa della domanda “chi pagherà” che sembra la nuova parola d’ordine della sinistra.
Bersani e compagni “aspettano al varco” Tremonti in commissione, dove comunicherà le modalità dell’anticipo della manovra che ci porterà al pareggio di bilancio nel 2013 e “non lo faranno uscire” se prima non avrà detto “chi paga”.
Ma perchè ci deve sempre essere qualcuno che “paga” ?
Quella domanda è la evidenza di una mentalità distorta che pensa solo a come spremere i cittadini con tasse e patrimoniali, invece di tagliare le spese.
Chi pagherà ?
La domanda deve essere posta meglio: chi dovrà rinunciare ai suoi privilegi ?
Dovranno rinunciarvi tutti quelli che, a carico delle nostre tasse, hanno alimentato il debito pubblico senza corrispondente corrispettivo, quelli che usufruivano di servizi senza pagare adeguato corrispettivo e scaricandone i costi su tutti noi.
Dovranno quindi fare rinunzie
i quattro milioni e mezzo di dipendenti pubblici,
la rai,
gli editori dei quotidiani foraggiati dai contributi statali,
nani e ballerine che approfittano del fus e delle cosiddette “iniziative culturali” degli enti pubblici,
chi pensava di andare in pensione prima dei sessantacinque anni scaricandone sulle future generazioni il costo,
le associazioni che, dietro il paravento degli “aiuti umanitari”, sbarcano il lunario con i contributi pubblici,
i partiti dalle troppe chiacchiere e pochi fatti,
i sindacati della mobilitazione permanente.
Non dovrà pagare nessuno, ma solo chi ha beneficiato per oltre sessanta anni di situazioni di privilegio dovrà rinunciarvi e confrontarsi con la legge del Mercato.
La contropartita sarà un maggiore benessere, meno tasse e maggiore equità per tutti.

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07 agosto 2011

Guadagnare con la crisi

Come sempre accade le notizie negative ottengono ampio spazio sulla stampa che probabilmente vive sul lancio “strillato” di una catastrofe.
L'elemento psicologico è lo stesso di quando andavamo a scuola e il professore chiamava per l'interrogazione il nome di un altro.
Meno male è toccato a lui e tale pensiero ci era di massima soddisfazione.
Oggi vediamo in televisione le disgrazie altrui e pensiamo: povera gente … meno male che non è capitato a me.
Poi abbiamo le vicende che ci riguardano tutti.
La crisi finanziaria dei mercati è una di queste.
Mal comune mezzo gaudio.
Ma chi riesce a scuotersi da un fatalismo bizantino che attende passivamente le disgrazie, può guadagnare anche in tempi di crisi.
Il riflesso pavloviano alla acida campagna di stampa (e non solo) che dura da 18 anni ha portato ad irridere alle affermazioni del Premier sul fatto che anche lui, con tre sue aziende, è in trincea e soprattutto quando ha invitato gli Italiani a comprare i titoli delle sue aziende.
Non val la pena di annotare i commenti meschini che poi dimostrano solo ignoranza, di quei piccoli uomini che appartengono alla sinistra che, così facendo, sprecano una buona occasione.
Non vorrei fare pubblicità ad un titolo piuttosto che ad un altro perchè ognuno deve essere responsabile delle proprie scelte, ma qualsiasi programma di internet banking consente di vericare, prima di un acquisto, una scheda titolo.
Poiché Berlusconi ha invitato a comprare i titoli delle sue aziende, guardiamo solo Mediaset.
A maggio ha staccato un dividendo di €. 0,35.
Venerdì 5 agosto ha chiuso in rialzo di oltre il 3% a 2,638.
Il titolo ha perso oltre il 40% dall'inizio dell'anno e Fininvest, principale azionista, ha già pagato la salatissima condanna inflitta per il c.d. “Lodo Mondadori”, dimostrando una liquidità e una solidità invidiabile (e quei soldi potrebbero anche tornare indietro con la sentenza della cassazione).
Comprare 1000 azioni Mediaset oggi significherebbe spendere appena 2638 euro.
Un dividendo in linea con quello del 2011 significherebbe un incasso di 350 euro e un rendimento lordo di oltre il 13% annuo.
Naturalmente più titoli si comprano, più il dividendo diventa corposo e più si alza il rischio qualora ci si trovasse nella necessità di trasformare l'investimento in liquidità immediata (ma anche di moltiplicare il guadagno ...).
I principali titoli della borsa italiana sono oltre venti.
Scorrerli significa ripassare il Gotha dell'economia nazionale.
Chiunque avesse della liquidità oggi, farebbe bene a “battezzare” qualche titolo, seguirne l'andamento per qualche giorno, leggersi le schede informative e fare acquisti.
Non è un caso che Il Resto del Carlino/Qn, a pagina 5 del fascicolo nazionale di sabato 6 agosto, sotto il titolo “E il manager compra azioni” (veggasi immagine scansionata), riportasse la notizia che amministratori delegati e dirigenti delle principali aziende quotate, comprassero titoli in borsa delle rispettive aziende (e non solo).
Loro sanno quanto valgono, quanto siano solide e approfittano del momento per fare acquisti.
Loro non si sono messi a ridere schiumando bava dalla bocca alle affermazioni del Premier ...

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06 dicembre 2008

Liberiamoci dell'arretrato (e anche del canone rai)

A volte non accade nulla.
Altre volte è sufficiente “assentarsi” per dare priorità ad altri impegni ed ecco che la cronaca offre sin troppe, ghiotte, occasioni di commento.
Al primo fine settimana lungo dicembrino, provvedo quindi a “smaltire” l’arretrato.

Dove eravamo rimasti ?
Già, eravamo rimasti all’aumento dell’Iva imposto da Berlusconi per le televisioni a pagamento.
Ridicola la sinistra che ulula al conflitto di interessi, ma pericolosissimo il principio di aumentare una tassa.
Tanto pericoloso che, colta la palla al balzo, il direttore generale della Rai, Cappon, piange miseria e chiede un aumento persino del canone tv, tassa che vedrei molto bene abrogata come era nei vecchi programmi del Centro Destra (quello vero) e soprattutto della Lega che ne fece un cavallo di battaglia prima del 2001 quando invitava a non pagare il canone “tanto noi lo aboliremo”.
Cappon pare abbia chiesto ben 12 euro di aumento: l’11% in più rispetto al sin troppo esoso canone pagato per il 2008.
C’è poco da disquisire: la rai privatizzatela o lasciatela fallire, ma è ora di smetterla di mantenere quel carrozzone, con trasmissioni faziose propinate in tutte le reti, a spese nostre.
Mi auguro che le polemiche seguite alla vicenda Sky siano un campanello di allarme sufficiente per il governo perché eviti di concedere anche un solo centesimo di aumento del canone rai.

A proposito di Lega.
Il sensibile fiuto dei suoi esponenti ha portato a riprendere un progetto, la moratoria a tempo indeterminato nella costruzione delle moschee, che pareva abbandonato.
La reazione dei politicamente corretti è stata isterica.
Quindi vuol dire che il provvedimento non solo è utile e opportuno, ma necessario.
Anche qui mi auguro che la Lega proceda speditamente e non si limiti agli annunci.

Il Vaticano sembra prendere confidenza con il ruolo di Guida del Mondo Occidentale che, necessariamente, deve assumere vista la deriva di tanti governi, anche quelli apparentemente di destra come quello francese le cui iniziative sembrano uscite dal fronte popolare.
Dopo la protezione concessa ad una terrorista rossa e le parole in libertà della signora Sarkozy contro una simpatica battuta di Berlusconi, ecco la proposta di “depenalizzare” l’omosessualità, con una pesante interferenza negli affari interni di stati sovrani ma, soprattutto, aprendo le porte a sanzioni contro chi non si accoda alle pretese delle lobbies omofile.
Il Vaticano ha prontamente evidenziato questo aspetto, esercitando la sua moral suasion contro la deriva francese (e dei suoi sostenitori).
Non si può che essere dalla parte del Vaticano, almeno in questa circostanza.

La crisi finanziaria non demorde, ma le strade sono piene di gente che mi sembra pensare più al Natale imminente che alle obbligazioni Lehman.
Ha ragione Berlusconi, occorre più ottimismo e non aiutano i giornali che sanno solo gridare le previsioni negative di quegli stessi “esperti” che hanno mancato clamorosamente l’appuntamento con la previsione della crisi attuale.
E’ comunque difficile essere ottimisti quando in televisione appaiono le facce cupe dei maggiorenti del pci/pds/ds/pd.
Ricordiamoci però che quelle signore e quei signori di sinistra sono sempre così tristi e negativi perché non stanno al governo, quindi la loro cupezza deve essere, per noi, motivo di soddisfazione e di ottimismo.

Magistrati contro.
Le procure di Salerno e di Catanzaro si affrontano a colpi di sequestri e indagini reciproche.
Naturalmente tutto questo porta in secondo piano l’attività giudiziaria, visto che la guerra delle toghe tiene occupati magistrati e carabinieri (7 magistrati e 100 carabinieri sono stati impiegati per le perquisizioni a Catanzaro in procura e nelle abitazioni di alcuni magistrati locali).
Se qualcuno aveva ancora delle resistenze nel considerare la credibilità della magistratura in Italia ad un livello superiore a quello della temperatura esistente sulla superficie di Plutone, è servito.
Occorre non una riforma, ma una rivoluzione nell’ordine giudiziario.
E l’unica rivoluzione che mi viene in mente è non solo separare le carriere e i ruoli, ma l’elezione popolare – con mandato a tempo – dei procuratori e la nomina dei giudici, come avviene negli Stati Uniti, tra avvocati e giuristi di esperienza e chiara fama e non per un semplice concorso pubblico.

Infine una notizia pubblicata oggi.
Secondo l’Istat il pil pro capite (€. 29.445) delle regioni del Centro Nord Italia è superiore a quello della Gran Bretagna (29.140), della Germania (28.068), della Francia (27.593) e della Spagna (26.519).
Il pil nazionale, comprensivo delle regioni del Centro Sud, scende a 17.046.
Credo superfluo ogni commento.

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13 ottobre 2008

La crisi sancisce la supremazia della politica sulla finanza

Le borse mondiali hanno subito, in una sola settimana, perdite di valore superiore al 20%.
Le banche hanno mostrato una inaspettata debolezza.
Le aziende anche quelle che, come dice Berlusconi, macinano utili, hanno perso capitalizzazione.
In Italia anche se le banche si sono mostrate più solide delle consorelle straniere, la fiducia popolare è stata incrinata, alimentata da media che soffiano sul fuoco con le loro trasmissioni e articoli apocalittici e da associazioni di consumatori pronte ad approfittare per inaugurare una nuova stagione di cause dalle quali guadagnano solo loro e gli avvocati.
I risparmiatori italiani si sono rivolti a vecchi Bot che, infatti, a fronte di domanda triplicata, hanno avuto la perdita di oltre un terzo dei rendimenti.
In tutto questo non si è colto ancora l’aspetto a mio parere, più rilevante: i “grandi” manager si sono presentati con il piattino in mano davanti ai politici, in passato trattati con sufficienza.
Finanzieri, raiders, “imprenditori”, manager, tutti negli anni passati hanno bacchettato governi e politici, ritenuti inadatti, arretrati, mettendo in piedi un gigantesco castello di carta che sta crollando sotto i loro piedi.
Adesso che le operazioni di ingegneria contabile non riescono a mascherare la inconsistenza dell’economica virtuale che avevano costruito sul nulla, ricorrono, per salvare più se stessi che la loro azienda, alla politica.
E la politica, come la sventurata Gertrude, la monaca di Monza, rispose.
Ma è da pensare che non sarà una risposta “gratis et amore Dei”, ma bensì un rimpossessarsi della supremazia a lungo, troppo a lungo, lasciata all’economia.
E’ un rimpossessarsi di tale supremazia attraverso la strada sbagliata, quella degli aiuti di stato che, poi, paghiamo noi, non certo i politici e che porterà all’emergere di nuovi raiders finanziari sotto forma di manager pubblici, come ai tempi dell’Iri democristiano.
Ma è sicuramente uno scossone salutare ad una casta, quella dei manager “imprenditori”, che ha fatto il suo tempo, con le inaccettabili remunerazioni incassate anche quando si porta al fallimento l’azienda che si amministra.
Il globalismo imperante ha consentito ai governi di concordare i primi, in assoluto, interventi coordinati nella storia e questo ridurrà sensibilmente i danni che saranno apportati dalla attuale crisi che non sono il crollo del castello di carta costruito dai finanzieri o la loro perdita di appeal nei confronti dei politici, ma le perdite che possono subire i cittadini.
E non sto parlando di chi ha investito in fondi o prodotti che contenevano i titoli avariati: in fondo ogni investitore è maggiorenne e deve comprendere che ad un elevato rendimento corrisponde un rischio elevato (e nessuno si è mai lamentato presso gli sportelli bancari dei rendimenti conseguiti negli anni scorsi).
Sto parlando del classico risparmiatore che compra casa, con un mutuo, che ha qualche risparmio per le spese necessarie e il necessario superfluo che rende la vita più gradevole, del pensionato che ha il diritto assoluto, dopo una vita di lavoro, ad anni di serenità decorosa e di assistenza piena.
Sono questi quelli che devono essere tutelati dall’intervento dello stato, del pubblico, non per assistenzialismo, ma nel nome di quella solidarietà che è fondamentale nel concetto di stato, dove più persone si uniscono per vivere meglio, tutti.
Credo che, in tale senso, i provvedimenti che garantiscono i depositi in banca, quelli che contengono il costo del denaro interbancario (a base dei prestiti e dei mutui) siano idonei ad osservare il principio di solidarietà.
Mentre l’intervento nel capitale delle banche, anche solo con un pacchetto (consistente, suppongo) di privilegiate ci porterebbe ad un passato che non deve ritornare.
Così come non devono ritornare i tempi dell’intervento dello stato nell’economia, perchè chi non produce, chi non sa produrre, chi non coglie le esigenze dei cittadini non deve essere salvato, ma deve essere destinato – ed è giusto che così sia – a fallire per lasciare il posto a nuovi imprenditori, più solidi, più produttivi.
Non è pertanto accettabile l’appello della Confindustria che, continuando sulla linea della privatizzazione degli utili e socializzazione delle perdite, auspica l’intervento dello stato a puntellare le traballanti posizioni degli “imprenditori”.
Mentre è auspicabile, questo sì, una revisione delle norme societarie che chiamino a rispondere, economicamente, i manager del loro operato.
Una volta l’imprenditore rischiava di suo.
Se l’azienda andava bene, guadagnava.
Se andava male, tornava anche lui a fare l’operaio o il contadino.
Oggi i manager, che l’azienda vada bene o male, guadagnano lo stesso.
Ecco, dobbiamo tornare all’etica del lavoro di una volta, alla produzione di cose solide, concrete, tangibili, non di teorie finanziarie che ciclicamente si dimostrano solo castelli di carta e dobbiamo tornare al classico “chi sbaglia paga”.
Gli imprenditori che non erano in grado di rinnovarsi, perivano (imprenditorialmente, si intende).
I manager il cui bluff è stato ora scoperto, periscano (sempre metaforicamente).

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