Ciò che è bene per la sinistra è male per l’Italia. Ciò che è male per la sinistra è bene per l’Italia.

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Si devono intraprendere le guerre per la sola ragione di vivere senza disturbi in pace (Cicerone)

No alla deriva

No alla deriva
Diciamo NO alla deriva

13 aprile 2007

Sinistra inaffidabile, senza dignità nè pudore

Il temporaneo ministro degli esteri, il già sfiduciato D’alema che però non molla la poltrona, ha proposto la sua relazione sulla vicenda del giornalista di Repubblica, alla camera.
Possiamo capire perché non solo gli Stati Uniti, ma anche gli alleati europei considerino oggi l’Italia alla pari di una nazione inaffidabile.
Hanno pienamente ragione anche se non fanno la distinzione che vorrei qui sottolineare: inaffidabile è il governo espressione della sinistra e di chi l’ ha votata, non la nazione italiana che, come dimostrano i sondaggi che danno il Centro Destra in netto vantaggio, è sana.
Dalla relazione di D’alema emerge una difesa abborracciata senza dignità né pudore.
Cosa significa, infatti, che l’interprete, poi sgozzato, fosse stato liberato assieme a Mastrogiacomo e poi ripreso dai terroristi, se non che è stata fatta (dai terroristi stessi) una scelta politica su chi liberare ?
Con quale faccia (immaginate la sostanza …) D’alema può dire che la via delle trattative "é un criterio consolidato", non stabilito dal governo Prodi ma "costantemente seguito negli anni dai diversi governi italiani e regolarmente sostenuto" ?
Berlusconi non ha mai provveduto ad esercitare pressioni sui governi alleati (e debitori come quello afgano) per liberare pericolosi tagliagole (che magari hanno partecipato allo sgozzamento dell’interprete …) perché se la trattativa è una prassi "seguita da molti altri governi occidentali, sebbene con modalità che variano di caso in caso" sono proprio le “modalità che variano di caso in caso” che, nella differenza, dimostrano la qualità o meno di una guida politica.
Infatti nelle precedenti insorgenze gestite dal Governo Berlusconi gli Alleati non hanno mai avuto nulla da ridire, se non nel caso della giornalista comunista del Manifesto e solo perché è stato provocato un incidente a causa delle scarse informazioni fornite all’alleato.
Mai, sotto Berlusconi, ci siamo visti recapitare una lettera di biasimo, mai siamo stati messi sotto osservazione da alleati che ci considerano inaffidabili.
Mai abbiamo rinunciato al ruolo guida della nostra intelligence a favore di un soggetto terzo e certamente non amico.
D’alema ha poi comunicato che ci sarebbe stata la possibilità di un blitz militare (come quello che liberò i compagni d’avventura di Fabrizio Quattrocchi) ma che la sinistra preferì mettersi nelle mani di Gino Strada (non ha detto proprio così, ma il risultato è quello).
Bravi !
Hanno preferito liberare dei terroristi assassini invece di dare la possibilità alle Forze di Sicurezza di mettere a segno un colpo che sarebbe anche stato psicologicamente importante contro i tagliagole e se ne vantano pure ?
Infine da rimarcare l’aspirazione di D’alema perché "il Paese dovrebbe mostrarsi unito e solidale" in frangenti come quello del rapimento del giornalista di Repubblica e ha confessato "una certa invidia" per quei Paesi dove in passaggi analoghi "non c'é nessuna polemica, nessuna protesta: sono Paesi che dimostrano un certo nerbo, infatti sono Paesi rispettati".
Un capolavoro di ipocrisia congiunto a voluta disinformazione.
Dov’era D’alema quando orde di pacifinti ostacolavano l’azione del Governo Berlusconi pur di puntellare Saddam ?
Ma, soprattutto, D’alema fa finta di dimenticare che nelle altre nazioni c’è una base di Valori comuni, riconosciuti, che fanno sì che non ci sia alcuna “discontinuità” tra le azioni di un governo e quelle del successivo anche se di diverso colore, nella gestione della politica estera, basti vedere come si comporta il socialista Blair.
Da noi come possiamo pensare di avere qualcosa in comune con i Gino Strada, i no global, i pacifinti, l’estrema sinistra che chiedono a gran voce “discontinuità” con le azioni del Governo Berlusconi ?
Quale rispetto può avere un governo che si propone di distruggere tutto quello fatto dal Governo Berlusconi ?
Quale coesione si può avere con un governo che ha nel suo organico dei comunisti anche non pentiti e dichiaratamente tali nel terzo millennio ?
Con i comunisti non c’è alcuna possibilità di unità e solidarietà: perché i Valori divergono in modo inconciliabile anche quando loro fanno pelose (e ritardatarie) autocritiche, anche quando a parole dicono di adeguarsi ai principi democratici e liberali.
Non ci può essere coesione con questa sinistra nella quale i comunisti rappresentano l’azionista di maggioranza assoluta.
E spiace vedere che anche Berlusconi si lascia cullare dal messaggio buonista e rinuncia ad attaccare la sinistra, rinunciando a metterne a nudo le contraddizioni, gli errori, la mancanza di dignità, di pudore e l’inaffidabilità che, oggi, l’Italia sconta con gli Alleati.
L’interesse prioritario dell’Italia è mandare a casa Prodi e i suoi, non coprirne le incompetenze.

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12 aprile 2007

Risarcimento coloniale

Quando ho letto che il temporaneo ministro degli esteri era andato a passare la Pasqua con Gheddafi e che avevano parlato di risarcimento per l’epoca coloniale in Libia, ho pensato due cose.
La prima che il proverbio popolare (“dimmi con chi vai e ti dirò chi sei”) è azzeccatissimo e sempre attuale: con tutto il tempo a disposizione per le visite obbligate, proprio a Pasqua D’alema doveva incontrarsi con Gheddafi … a meno che non ci sia una particolare affinità tra i due …).
La seconda è che, nonostante tutto, aveva ottenuto qualcosa di buono: il riconoscimento, tradotto in risarcimento, delle opere che noi Italiani realizzammo durante la nostra Amministrazione in Libia.
Purtroppo è stato sufficiente proseguire nella lettura dell’articolo, per capire che secondo quel genio, dovremmo essere NOI a risarcire la Libia !!!
Ma di cosa ?
Di aver portato la fiammella della Civiltà in un deserto ?
Di aver portato banchi di scuola e costruito case e strade (tanto da farci sfottere dagli Inglesi che dicevano “gli Italiani sbarcano banchi di scuola e cannoni, resteranno solo i banchi di scuola” ?).
Di aver iniziato le rilevazioni, scoprendo i giacimenti di petrolio che arricchirebbero la Libia se non fossero considerati proprietà del rais ?
Di aver portato ordine e senso dell’unità nazionale ?
Di non aver reagito quando, dopo il colpo di stato del 1969, Gheddafi confiscò tutti i beni degli Italiani ?
Due anni fa scrissi un post “Elogio del Colonialismo” che ritengo tuttora validissimo.
Ma, qualcuno potrebbe obiettare, anche Berlusconi andò in Libia e anche Berlusconi promise di realizzare opere pubbliche.
Vero ma, come per le vicende dei rapiti dai terroristi, l’approccio è stato sostanzialmente diverso.
Nel terrorismo, le trattative (alle quali ero e resto contrario !) con i terroristi furono gestite dai nostri Servizi Segreti e non appaltate ad un soggetto estraneo e se fu pagato un riscatto (vergogna !!!) non si arrivò mai a ricattare un governo amico perché liberasse anche dei criminali assassini (vergogna all’ennesima potenza !!!).
Quello di Berlusconi a Gheddafi, quindi, era un invito alla cooperazione, dove noi mettevamo know how e capitale e loro capitale e lavoro in un interscambio paritario dal quale ambedue le parti avrebbero guadagnato, senza che da parte del nostro Governo si parlasse di “risarcimento” per il bene (perché tale è stato e il bene non richiede risarcimenti) che l’Italia ha fatto in Libia.
D’alema, invece, sembra abbia prospettato che tutti gli oneri fossero a carico dell’Italia, proprio in funzione risarcitoria, con un costo che vanificherebbe i sacrifici ingiustamente imposti dalla sinistra con la finanziaria 2007.
E per cosa, poi ?
Per “riconoscere” un risarcimento che, se mai dovesse esserci, dovrebbe spettare a noi per tutto quel che di buono abbiamo fatto in Libia e per la confisca dei beni dei nostri connazionali nel 1969 ?
Ma che razza di ministri (temporanei) mandiamo in giro per il mondo ?
Per forza,alora, che tutti ci prendono per il c***, in politica come nello sport e nello spettacolo !

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11 aprile 2007

Perversione mediatica

La trasmissione di Emanuela Falcetti, cui abbiamo già accennato, si intitola “Istruzioni per l’uso”.
Ma di istruzioni a volte, sempre più spesso, non se ne hanno proprio.
Venerdì 6 era il momento della “indignazione” per la morte suicida di un ragazzo sedicenne di Torino.
Della vicenda ne ha già scritto in modo assolutamente condivisibile, Stars&Stripesforever .
Qui voglio affrontare un altro aspetto del problema che si può ascrivere alla “perversione” del sistema mediatico.
Un sistema che ha, da subito, fatto da cassa di risonanza per la propaganda omofila, dando per scontato che:
- il ragazzo si sia ucciso per l’accusa di essere “gay” che gli veniva appioppata dai compagni di scuola
- il ragazzo fosse effettivamente omos
essuale.
Assunti che non hanno ancora trovato alcuna prova certa.
Non che fosse omosessuale, non che fosse l’unica presa in giro che lo mortificasse.
Del resto se uno si sente a tal punto offeso dalla qualifica di “gay” è molto probabile che tale non sia.
La mattiniera Falcetti ha comunque preso in mano la situazione e imbastito la trasmissione di venerdì 6 su tale questione.
Naturalmente le trombe del giudizio hanno suonato a senso unico.
Era presente un parlamentare dichiaratamente omosessuale, comunista, presentato come presidente onorario dell’Arci gay, ma non c’era alcun ospite chiamato a rappresentare una controparte: quella vasta opinione pubblica – alla quale mi onoro e vanto di appartenere - che non ritiene normale l’omosessualità.
E già qui vediamo la prima violazione di una par condicio che, su simili temi, dovrebbe essere esercitata con la massima attenzione, altrimenti si scade nella propaganda di parte e, nello specifico, nel mero sfruttamento di una disgrazia per finalità estranee alla vicenda.
Ma, soprattutto, tutta la trasmissione è stata articolata sulla questione omosessuale come se i suicidi, tentati o anche riusciti, perché “grassi”, “brutti” o per gli insuccessi scolastici, non fossero degni di analisi.
Come ha scritto Stars&Stripes : chi di noi non è mai stato oggetto di scherzi, anche pesanti, a scuola, all’università, durante il servizio militare (i famosi “gavettoni”: il cucù e la rivista cingoli, tra gli esempi meno “pesanti” e più goliardici) o anche al lavoro ?
E’ la risposta che ognuno di noi fornisce a tali episodi che dobbiamo esaminare, non il tipo di scherzo o presa in giro che viene portata.
Ed è compito della famiglia, prima ancora che della società, insegnare ai più giovani a difendersi e rispondere a tali comportamenti, in modo tale da acquisire il rispetto del prossimo.
Giustamente Stars&Stripes punta l’indice contro una società che ha elevato al rango di totem la "cultura" della resa e questo senza che le famiglie riuscissero a contrastarla.
Il messaggio che viene inviato e quindi percepito, dalle giovani generazioni è un messaggio di debolezza intrinseca, a fronte del quale l’unica legge è quella del “branco”.
Come si può vedere nulla di tutto ciò ha a che vedere con l’accusa di omosessualità che, prendendo per oro colato le prime informazioni, è diventata il centro di ogni dibattito, con i sostenitori di leggi per la elevazione a diritto dei capricci omosessuali, che, non fermandosi neppure davanti alla morte, hanno sfruttato il momento.
E’ la classica figura di quanti, davanti ad un problema complesso, si fermano, individuandone anche un tornaconto personale, a guardare il dito di chi cerca di indicare il problema generale.
E il problema generale è l’educazione delle giovani generazioni.
Un’educazione che deve trovare nella famiglia, naturale, al cui vertice devono esserci un uomo e una donna, il suo nucleo di base per insegnare al rispetto della gerarchia, del prossimo, del più debole, ma anche a saper reagire alle avversità con forza e carattere, per acquisire il rispetto degli altri e soprattutto per avere rispetto di se stessi.

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10 aprile 2007

Un anno dopo restano tutti i dubbi

Il 10 aprile 2006, in una notte “buia e tempestosa”, vennero resi noti i presunti risultati delle elezioni politiche svoltesi il 9 e il 10.
Al senato il Centro Destra fu accreditato di 400000 voti in più.
Alla camera la sinistra di 25000 voti in più.
Da subito ci furono segnalazioni circa “stranezze” (ad esempio l’abbattimento delle bianche e nulle rispetto alle precedenti consultazioni e addirittura rispetto al senato dove gli elettori erano in numero inferiore).
La richiesta di un immediato riconteggio non fu presa in considerazione sulla base di formalismi e sofismi giuridici, da Azzeccagarbugli.
La patata fu rimandata alle giunte per le elezioni che stanno procedendo con esasperante lentezza, sembra quasi per dare il tempo alla sinistra di devastare l’assetto legislativo, economico e sociale della nazione, prima che venga fuori che è tutto illegittimo (magari accompagnato da una sanatoria totale per decreto legge).
Sì, perché se alla fine sarà acclarato che la maggioranza non era alla sinistra, ma al Centro Destra, non potranno che essere nulli tutti gli atti di un parlamento così costituito, a cominciare dai primi: l’elezione delle cariche istituzionali.
Ma soprattutto la lentezza nel riconteggio (peraltro deciso in modo parziale e non totale su tutte le schede) rende legittimi i dubbi, le ombre ed i sospetti anche per i voti delle circoscrizioni estere.
Se consideriamo quanto sia stata adulterata la campagna elettorale del 2006 con la diffusione di sondaggi eterodiretti e che trovano la loro conferma (al contrario) da quelli odierni (in periodo ben lontano da una elezione nazionale) che danno la Casa delle Libertà nettamente in vantaggio sulla sinistra, abbiamo la fotografia di una nazione la cui democrazia ha subito e continua a subire un grave vulnus, al punto da mettere in gioco la legittimità degli atti di governo.
Con tutte le nefandezze compiute: dall'aumento delle tasse, alla sanatoria per 350000 extracomunitari.
Dalle pesanti ombre derivanti dalla liberazione di un giornalista di Repubblica in cambio di 5 (e forse più) terroristi talebani ai ddl che vorrebbero imporre il bavahlio alle idee o la creazioni di unioni omosessuali.
E’ opportuno ricordare tutto questo, per evitare in futuro gli errori commessi nella frettolosa accettazione di un presunto responso delle urne, quando i dirigenti dei partiti alleati, ancora una volta lasciorono Silvio Berlusconi solo ad informare i cittadini sui dubbi rilevati dagli scrutini elettorali.
Siamo una nazione divisa, anzi non siamo più - e da tempo - una nazione, ma almeno due.
Prendiamone atto.

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07 aprile 2007

Qualcuno spera:meno proprietari, più inquilini !?!?!

Al mattino poco dopo il gr1 delle 6, ogni giorno, va in onda una trasmissione condotta da tale Emanuela Falcetti che, in modo ansiogeno concitato, intima a tutti gli ascoltatori di “non mollare”, ben sapendo che gli argomenti che cerca di trattare in poco più di 40 minuti, sono fortemente indigesti appena svegliati e non tanto per il loro contenuto, quanto per il modo in cui sono presentati.
E’ quindi sconsigliabile a chi ha la pressione bassa, mentre offre interessanti spunti per chi riesce a bersi un caffè con un simile sottofondo.
L’altro ieri si trattava del problema degli affitti, sempre più onerosi.
E la cosa che mi ha lasciato allibito è stata l’invocazione perchè aumentino gli inquilini a scapito dei proprietari.
In Italia i proprietari di case (quindi di coloro che abitano nella casa loro a tutti gli effetti) sono in aumento e superano l’81%.
Il lamento che, stupito, ho udito è che “sono troppi”.
Ogni mattina è presente anche un rappresentante di una delle tante associazioni dei consumatori che, questa volta, è rimasto spiazzato anche lui quando ha suggerito ci comprare casa (cioè di diventare proprietario) perché il costo di un mutuo è sostanzialmente simile a quello di un affitto.
E’ stato duramente redarguito di un signore di cui non avevo udito la presentazione.
Successivamente la Falcetti, che ripete almeno una cinquantina di volte la presentazione dei suoi interlocutori, lo ha citato come il presidente del sindacato inquilini.
Allora ho capito.
A spingere quel signore a lamentarsi del fatto che in Italia ci sono troppi proprietari di case è un retropensiero (per lui) inquietante: se tutti diventassero proprietari, che fine farebbe il sindacato inquilini ?
Ma credo che in sottofondo ci sia, ancora, il verminaio delle concezioni marxiste per cui la proprietà sarebbe un furto e, quindi, chiunque sia proprietario di qualcosa è malvisto.
Allora preferiscono costruire una impalcatura di leggi, burocrazia e assistenzialismi statali, invece di seguire la strada più naturale: continuare ad ampliare la base dei proprietari.
Evidentemente i comunisti amano talmente i poveri, che, come dice il mio amico Starsandbars , vogliono farci diventare tutti poveri (e con la finanziaria 2007 ci stanno anche riuscendo).
Buona Pasqua.

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06 aprile 2007

Legge elettorale: il gioco sinistro delle parti

La sinistra ha svolto una riunione per decidere quale proposta di legge elettorale formulare a fronte di quella della Casa delle Libertà decisa nel vertice di Arcore.
E’ uscita la bozza Chiti, che sostanzialmente riproduce la legge elettorale regionale e non si discosta molto da quella della CdL che, a sua volta, non stravolge la legge esistente.
Con queste premesse sarebbe logico aspettarsi una rapida conclusione della liturgia riformista per poi andare alle urne in primavera 2008 con la legge elettorale nuova di zecca.
Questo accadrebbe in una nazione normale, dove la legge elettorale è solo un sistema per garantire governabilità e rappresentatività delle istanze identitarie.
In Italia, no.
La manfrina sulla legge elettorale serve solo a prendere e perdere tempo.
E lo dimostra il fatto che il ministro più interessato alla materia, quello dell’interno, si è subito dissociato dalla proposta della sua stessa coalizione che aveva optato per la bozza Chiti, con sofismi e distinguo che ci fanno capire perché, in Italia, si discuta sempre e si concluda poco.
Naturalmente un altro ministro, titolare di un dicastero ugualmente di spessore, ha espresso la sua contrarietà alle proposte di Amato.
Ognuno tirando l’acqua al proprio mulino, in base al proprio “particulare”, incurante di quello che dovrebbe essere l’interesse generale e ambedue con un occhio alla durata di una coalizione tanto instabile politicamente e numericamente, quanto immobile.
E non vorrei fosse un gioco sinistro delle parti quello di bloccare, con discussioni infinite, la politica italiana su una questione marginale come una nuova legge elettorale, mentre squali rossi cercano prede da divorare, a mala pena contenuti da squali stranieri (più grossi) ma limitati dalla mancanza di una sponda politica.
La Casa delle Libertà ha formulato la sua proposta.
La sinistra a sua volta ha proposto la bozza Chiti.
Non ci si deve far menare per il naso e si vada subito in parlamento a votare, senza indugi, rinvii o ritardi.
Si faccia questa legge elettorale che garantisca la stabilità di governo e le necessarie decisioni che devono essere assunte senza assemblearismi nè confusioni di ruolo e che, nel contempo, dia spazio a tutte le istanze identitarie che si presentano nel nostro variegato panorama.
A ben guardare la legge esistente assolve a tutte queste necessità, abbisognando solo di un ritocco: il premio di maggioranza nazionale anche per il senato.
Governabilità e rappresentanza.
Esattamente quel che cercano di evitare, con le loro manfrine, gli uomini del passato come Amato e Mastella, guarda caso importanti ministri della sinistra che ha tutto da guadagnare nell’inchiodare la politica in una discussione futile e senza fine.

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05 aprile 2007

Dall'Alfa Romeo alla Telecom

Nel 1986 Prodi era presidente dell’Iri e stava procedendo alla vendita del patrimonio dell’istituto voluto dal Duce e snaturato negli anni del centrosinistra e dell’assistenzialismo di stato.
Il 1986 segna la data in cui l’Iri cedette il 100% dell’Alfa Romeo alla Fiat degli Agnelli accettando un’offerta di 1025 miliardi da pagare nel 1993.
La Fiat aveva formulato tale offerta dopo che l’Iri aveva ricevuto una offerta dalla Ford per una cifra che si dice si aggirasse intorno ai 3300 miliardi.
E’ una premessa obbligata per guardare con attenzione a quel che sta accadendo oggi sulla Telecom.
Lo spazio di manovra di Prodi si è fortunatamente ristretto.
La Telecom non è di proprietà statale e favoritismi nei confronti di offerte amiche non possono ignorare la valutazione e la disponibilità di American Movil e di AT&T.
La pressione politica (sinistra) è però molto forte (dichiarazioni ripetute di ministri che smentiscono l’ufficiale non intromissione di Prodi) e sono sicuramente delle alterazioni del mercato.
E questo è dimostrato dalle informali trattative che le due compagnie americane si dice abbiano aperto con governo e i maggiori partiti della sinistra, per cercare di ottenere un ammorbidimento dell’opposizione all’acquisizione.
L’offerta di AT&T e American Movil deve aver colto di sorpresa la sinistra (che mostra di essere totalmente a digiuno dei principi ispiratori il libero mercato) al punto da renderla così disperata da guardare alla Mediaset di Silvio Berlusconi come possibile “cavaliere bianco” che arrivi in soccorso delle affannate truppe bancarie.
Mi auguro che ciò non accada.
Me lo auguro perché è sin troppo evidente il retropensiero della sinistra: se Berlusconi compra Telecom è più facile per noi fare una leggina che gli scippi tutto, piuttosto che intervenire per stoppare colossi multinazionali che possono avere alle spalle governi importanti come quello statunitense e messicano e, soprattutto, in palese violazione delel leggi che regolano il mercato.
Me lo auguro anche perché credo che ognuno debba fare il suo lavoro, nel suo ambito di competenza.
Le banche facciano le banche: custodiscano e prestino soldi, non si mettano a fare gli imprenditori delle comunicazioni (o del trasporto aereo).
L’anomalia italiana deriva da un concetto tanto capzioso, quanto pericoloso che il presidente di Intesa Sanpaolo Giovanni Bazoli, ha recentemente espresso: le banche devono fare l’interesse generale.
Già, ma chi decide qual è l’interesse generale ?
Ho l’impressione che Bazoli, nella sua concezione “alta” del ruolo di un manager, pensasse a se stesso come interprete di tale interesse generale.
Pur non essendo contrario, in linea di principio, ad un governo dei migliori, ritengo che questi migliori debbano sempre sottoporsi al giudizio popolare, elettorale, e non autoproclamarsi tali.
I banchieri facciano dunque i banchieri, prestando i soldi necessari alle attività imprenditoriali a chi lo merita e lasciando fallire chi non è in grado di produrre.
Il mercato è la soluzione vincente.
Quando un’azienda è in vendita, la compra il miglior offerente.
Ogni soluzione che rispolveri il vecchio statalismo ben presente nella sinistra, anche per interposta persona, è una alterazione del mercato, con buona pace dei Bersani, Bertinotti, Di Pietro e compagnia strepitando contro l'offerta degli yankees.
Vigilare perché la questione Telecom non scompaia dalle prime pagine dei giornali è importante per evitare un bis della vicenda Alfa Romeo.

La vignetta di Forattini è stata pubblicata ne Il Giornale del 3 aprile 2007.

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04 aprile 2007

Il Vescovo non deve parlare

Con un nesso di causalità che solo uno sciocco potrebbe negare, dopo le giuste esternazioni di monsignor Bagnasco sulla deriva morale che discenderebbe dall’approvazione delle unioni omosessuali, a Genova, città di cui il prelato è vescovo, sono apparse scritte minacciose nei suoi confronti, al punto da richiedere una riflessione su una protezione da accordargli da parte della prefettura.
Una riflessione che ci informa quanto siano prese sul serio, e quale grado di pericolosità abbiano, quelle scritte che, evidentemente, non sono opera di un singolo mentecatto, mentalmente disturbato.
Abbiamo già avuto modo di concordare con le parole del neo Presidente della Cei per la concretezza con la quale ha affrontato il problema che deriva dalla fuga in avanti (verso l’abisso) di chi propone le unioni omosessuali.
Ma è opportuno adesso vedere quali reazioni suscita la semplice proposizione di idee non collimanti con gli esagitati sostenitori di siffatta proposta.
Le minacce che colpiscono il vescovo di Genova rappresentano una grave intimidazione, pari a quelle promosse dai fondamentalisti islamici contro chi ha ironizzato su Maometto o chi scrive per informare sui loro costumi e religione (ricordo qui la Santanchè per un libro sul velo o in passato la fatwa contro Salman Rushdie per i suoi versetti satanici).
Al punto che c’è da temere che qualche squilibrato trasformi in atto concreto la campagna d’odio scatenata contro chi “si permette” di contrapporre alla deriva il richiamo ad una visione morale della società.
E non mancano esempi (il regista Van Gogh, Don Santoro) e non dimentichiamoci di quanto la Chiesa ha pagato per il solo fatto di esprimere delle idee, nell’America Latina (tanto da regimi militari, quanto da quelli comunisti), negli anni dell’occupazione comunista nell’est europeo, nella Cina comunista, nella penisola indocinese.
Vediamo oggi come si propaghi, là dove la sinistra è al potere, una legislazione repressiva della libertà di opinione.
In Italia il ddl Mastella che vorrebbe sopprimere la libertà di sostenere idee non conformi a quella del “grande fratello” politicamente corretto.
In Brasile dove è legge la proibizione di criticare gli omosessuali.
In sostanza, noi dobbiamo sopportare la pubblicità insistente di chi sostiene la normalità dell’omosessualità (un autentico ossimoro), ma costoro non accettano che noi si possa sostenere il contrario.
Ci sono locali per omosessuali, ma è vietato che ci siano locali per gli eterosessuali (se ce ne fosse uno, il gestore verrebbe sicuramente processato in base a qualche menata su un presunto “razzismo”).
Mi viene in mente la famosa barzelletta dei tre vecchietti al parco.
Il primo, osservando i costumi di oggi, che ricorda: “una volta gli omosessuali erano perseguitati”.
Il secondo, che prosegue: “poi furono tollerati”.
Il terzo, con un sospiro: “adesso sono elogiati”.
Tutti e tre, all’unisono: “scappiamo, prima che lo rendano obbligatorio” !
Ecco, non vorrei che, a forza di tentare impedire la libera espressione di chi si oppone alle unioni omosessuali, si arrivi, con minacce e repressioni, se non a rendere l’omosessualità obbligatoria, almeno a richiedere un “giuramento” di “correttezza politica”.
Anche per questo scenario futuribile, dobbiamo scendere con sempre più convinzione e decisione in campo, a fianco della Cei, per impedire l’approvazione di leggi diseducative e che spalancano la porta ad ogni tipo di devianza.

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03 aprile 2007

Gratta il “liberalizzatore” ed emerge lo statalista

Alcuni giorni fa, commentando un post di Monica , avevo risposto ad un altro commentatore che esprimeva fiducia nelle intenzioni di Bersani, ricordandogli che è da ingenui concedere la buona fede ad un comunista.
Detto, fatto.
Appena si esce dalle presunte “liberalizzazioni”, le lenzuolate che punendo le categorie produttive, favoriscono le Coop rosse, ecco che la sottile patina liberale viene spazzata via dal più consono, per un comunista, truce volto statalista.
E’ sufficiente che non solo non ci sia nulla da guadagnare per le coop, ma che sia a rischio anche l’operazione dei protetti di Prodi, per scatenare il più bieco e obsoleto dei protezionismi statalisti.
Parliamo, lo avrete capito, di Telecom.
La “gara” per accaparrarsi le spoglie della società di Tronchetti Provera sembrava destinata a concludersi con una acquisizione – al ribasso – da parte del gruppo bancario di Intesa Sanpaolo, la cui dirigenza è notoriamente vicina a Prodi, a cominciare dal suo presidente Bazoli, tornato sulle prime pagine dei giornali con le liturgie celebratorie per il decesso di Beniamino Andreatta.
Sembrava, ma evidentemente i nuovi raiders dell’economia nazionale non avevano fatto i conti con un Tronchetti Provera probabilmente incattivito dal trattamento riservatogli, quando ha pagato per aver scoperto il gioco di Rovati.
Così all’orizzonte è apparsa una offerta nettamente migliorativa da parte di due compagnie americane, una statunitense, la celeberrima AT&T e la messicana American Movil.
In presenza di tale proposta, gli scenari sono due: o la Telecom è persa per Intesa Sanpaolo, oppure questi devono allentare i cordoni della borsa e affrontare una gara al rialzo.
Terza soluzione: l’intervento statalista.
Ed è su questa strada che si sta incamminando la sinistra, pronube il “grande liberalizzatore” Bersani che esprime “sconcerto per l’ipotesi che si sta delineando per il piano industriale”.
Tradotto: tutto bene se Telecom finiva agli amici, ma visto che così non è interviene il governo.
E questo mi fa tornare alla memoria la vicenda Alfa Romeo.
Quando Prodi, pur in presenza di una offerta migliore da parte di Ford, cedette, ad un prezzo inferiore, l’Alfa Romeo alla Fiat, rinunciando (rinuncia per le casse dello stato, s'intende ...) ad un bel pacchetto di miliardi.
Il lupo perde il pelo ma non vizio e un comunista resta sempre un comunista, per quanti nomi possa cambiare al suo partito.

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02 aprile 2007

Con la CEI contro perversioni e degrado

Da agnostico dico: era ora !
Era ora che la Chiesa si svegliasse e usasse anche immagini forti per scuotere il torpore della società italiana e indicare con chiarezza il pericolo di percorrere un piano inclinato che porterebbe alla dissoluzione della nostra civiltà.
E’ assurdo che a sinistra stiano zitti contro le intimazioni a dirigere la politica estera da parte di uno Strada qualunque e si straccino le vesti per le opinioni – legittime e ampiamente rappresentative dell’opinione pubblica – espresse dalla CEI.
Mentre Strada cerca di imporre diktat a Prodi e D’alema, la CEI non cerca di imporre un bel nulla, ma esprime solo una posizione culturale.
Liberi gli italiani di seguirne le indicazioni o di precipitarsi nel baratro delle pratiche “particolari” e dei capricci sessuali.
Ma libera la Chiesa di indicare la strada virtuosa per la salvezza di tutti, credenti e non credenti.
E, da agnostico, non parlo di salvezza dell’anima (questo è un problema che riguarda i praticanti o chi tale si ritiene anche se magari, pur di occupare una poltrona, sta assieme a chi propone iniziative disgreganti), ma di salvezza della Civiltà.
Una Civiltà che non può che fondarsi sulla capacità di elargire il più ai più, ma anche difendersi dagli attacchi di chi questa Civiltà vorrebbe distruggere per sostituirla con la propria concezione di società, fondata sull’oppressione e la mancanza di libertà.
Quello che abbiamo – e che è tantissimo rispetto a quello che hanno avuto i nostri Padri – non è un regalo piovuto dal cielo, ma è frutto di una conquista, giorno dopo giorno, che è costata fatiche, dolori e sofferenze.
Abbiamo un dovere morale nel salvaguardare e incrementare quel che abbiamo.
E non ci salviamo di sicuro se pensiamo di elevare al rango di legge capricci come le unioni tra omosessuali.
Bene ha poi fatto mons. Bagnasco a ricordare come i provvedimenti che vengono proposti sulle unioni omosessuali possano essere la chiave per aprire la porta del baratro morale.
Credo che a volte occorra guardarsi indietro e vedere come si sono svolte le cose alcuni anni fa.
Nel 1970 viene approvata la legge italiana sul divorzio.
Nel 1974 si svolge il referendum abrogativo e mentre i sostenitori dell’abrogazione sostenevano che il divorzio sarebbe stato il primo passo verso aborto ed altro, i difensori della legge sul divorzio negavano che ciò sarebbe accaduto.
Quattro anni dopo fu introdotta la legislazione sull’aborto e oggi si parla di unioni omosessuali ed eutanasia.
Siamo tutti liberi di scegliere, ma le organizzazioni sociali, come la Chiesa, hanno non solo il diritto ma il dovere di esprimere il loro indirizzo e i loro suggerimenti.
Una Chiesa battagliera sulle questioni morali è un aiuto per tutti, ma soprattutto per la nostra società, per la sopravvivenza e il rafforzamento della Civiltà contro perversioni e degrado.

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