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30 marzo 2010

Premiata Ditta Berlusconi & Bossi

Il Centro Destra ha vinto.
Contro ogni pronostico.
Contro il partito delle toghe rosse.
Contro gli scandali architettati.
Contro i talebani dei continui “no”.
Contro persino lo scippo della lista a Roma.
Contro le quinte colonne interne.
Contro i laicisti anticlericali.
Contro nani e ballerine che, con i soldi di tutti, mettono in piedi trasmissioni faziose che fomentano solo l'odio.
Se un mese fa, prima dello scippo della lista pdl a Roma, mi avessero proposto l'odierno risultato, sarei stato insoddisfatto per l'elezione della Polverini.
Dopo la vicenda della lista romana, invece, riesco a provare piacere persino nel vedere la Polverini presidente del Lazio, anche perchè credo che lei stessa debba riconoscere che la sua elezioni è merito di Berlusconi (a un po' anche di Bossi) che l'ha sostenuta, mettendo in campo tutto il suo peso, mentre il suo originario mentore, Fini, al primo scoglio, si faceva di nebbia pronto a calare sulle ipotizzate spoglie di Berlusconi.
In Piemonte, invece, è stato Bossi a crederci sin dall'inizio, mettendo in campo uno degli uomini migliori della Lega.
In Veneto più di un elettore su tre vota Lega.
Lega che anche in Emilia supera il 10%, sfiorando il 14%.
Da non nascondere la vittoria del Centro Destra alle provinciali di L'Aquila a dimostrazione del buon lavoro svolto nel dopo terremoto: una smentita secca dei tentativi di infangare Bertolaso e, con lui, Berlusconi.
Berlusconi ha avuto ancora una volta ragione nell'impostare la campagna elettorale come un referendum sulla sua persona e sull'operato del governo.
Il Popolo Sovrano lo ha, per l'ennesima volta, assolto dalle accuse che, come ad ogni elezione, gli sono piovute addosso.
Grandi sconfitte le procure rosse, la sinistra viola (oggi di rabbia), i laicisti anticlericali e le loro quinte colonne all'interno del Centro Destra che hanno sposato la tesi dell'incapacità nella vicenda della lista scippata a Roma belando nel gregge, invece di combattere la buona battaglia per il diritto al voto.
E che questo aiuti anche a individuare quelli sui cui Berlusconi potrà fare affidamento, da chi, nascondendosi dietro forme leziose di inutile intellettualismo fine a se stesso, ha mostrato la sua "affidabilità" nei commenti sulla vicenda della lista romana del Pdl, sposando da subito e in toto la tesi della sinistra sulla "incapacità" dei dirigenti del Centro Destra.
Sconfitti anche tutti coloro che pensavano di partire da importanti regioni come Lazio e Piemonte per lanciare l'ennesimo attacco contro la Famiglia e la Vita.
Se guardiamo alle venti regioni italiane, adesso dieci sono amministrate dal Centro Destra: Veneto, Lombardia, Piemonte, Friuli Venezia Giulia, Lazio, Abruzzo, Molise, Campania, Calabria, Sardegna.
Sette amministrate dalla sinistra: Liguria, Emilia Romagna, Toscana, Marche, Umbria, Puglia, Basilicata.
Una (Sicilia), vinta dal Centro Destra che ha da anni una solida maggioranza, dipende dall'umore di Lombardo.
Due (Valle d'Aosta e Trentino Alto Adige) sono particolari per la presenza di liste autonome come la Unione Valdotaine e la Svp.
Ma già da questo panorama, considerando popolazione, dimensione delle regioni e loro reddito, si può capire come il Centro Destra consolidi la sua maggioranza e la sua capacità di rappresentare il sentimento della maggioranza degli Italiani.
Berlusconi è ben lungi da quel tramonto, da quel declino che, ad ogni elezione, sognano i suoi vari oppositori: da Ochetto a Bersani.
Oppositori che questo 28 marzo 2010, come 16 anni fa nel 1994, hanno fatto la stessa figura dei pifferi di montagna: vennero per suonare e furono suonati.
Adesso Berlusconi, d'accordo con Bossi, deve dare attuazione ai programmi:
meno tasse,
blocco dell'immigrazione,
no alle derive morali,
riforma della giustizia,
basta con i programmi televisivi pagati da tutti ma faziosi fin nel midollo.
L'amore vince sempre sull'odio.

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28 marzo 2010

Il voto e poi continuare la buona battaglia

Meno di 24 ore e sapremo se la campagna d'odio contro Berlusconi e il Centro Destra ha avuto effetti anche politici e non solo nelle menti malate di chi spedisce buste esplosive o con proiettili o polverine strane, oppure se gli Italiani avranno opposto alla violenza lo scudo del voto e della rinnovata fiducia a Berlusconi.
In ogni caso, da domani sera il Governo avrà tre anni di tempo per sbaraccare tante incrostazioni che ingessano la nostra società.
Potrà essere facile o difficile a seconda del risultato che uscirà dalle urne, ma dovrà comunque essere fatto o, meglio, iniziato, perchè il tempo per costruire una Italia migliore sarà molto lungo.
Ogni elenco è sempre indicativo e mai esaustivo, perchè le priorità dipendono dalla sensibilità e dalla esperienza di ciascuno e anche dalle circostanze esterne.
Provo comunque a stilare un elenco di cinque temi che anteporrei agli altri.

Giustizia
Una rivoluzione totale nelle leggi, nei regolamenti della magistratura, nel reclutamento dei magistrati, nei rapporti tra potere politico e magistratura che riequilibri a favore del primo perchè trova la sua legittimazione non in un concorso, ma nella Sovranità Popolare.

Immigrazione
Valorizzazione delle nostre Radici e della Identità Nazionale, quindi allungamento dei tempi per la concessione della cittadinanza a chi non può conseguirla per ius sanguinis.
Ugualmente nessun elettorato attivo per chi non ha la cittadinanza e nessun elettorato passivo per chi non ha la nazionalità italiana.
Proseguimento della politica dei respingimenti e accertamenti a tappeto sugli immigrati già presenti in Italia.

Tasse
Abolizione completa dell'Ici, del canone rai, del bollo auto.
Riduzione delle aliquote Irpef per tendere ad una flat tax non superiore al 10%.
Risparmi ottenuti con l'abolizione delle elargizioni a categorie, giornali, nani e ballerine e con il far pagare i servizi di cui si usufruisce (spostare cioè la tassazione dall'individuo ai consumi).

Sicurezza
Certezza della pena e della sua durata fino al completo esaurimento della condanna.
Libertà per i cittadini di nazionalità italiana che siano incensurati di portare armi per difesa personale.
Allargamento delle previsioni della legittima difesa.

Moralità
Restaurazione dei principi che hanno informato la nostra società e la nostra civiltà fino agli anni sessanta del novecento.
La Vita come bene indisponibile dal concepimento alla morte.
La Famiglia, l'unica che possa essere tale con la unione di un Uomo e una Donna, come nucleo fondamentale e di base della società.

Sono le mie idee che non corrispondono completamente a quelle dei partiti in campo, ma ve ne sono alcuni che, più di altri, vi si avvicinano.
Per questo ho votato per il Centro Destra, scegliendo Lega.

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26 marzo 2010

Una scelta di civiltà

Domenica si vota.
Il sottoscritto ha già dichiarato come voterà: Lega come lista e Anna Maria Bernini (pdl) come presidente della regione Emilia Romagna.
E' il voto che reputo migliore e più vicino alle mie idee nel panorama delle liste e dei candidati esistenti.
Inutile dire “se ci fosse” … non c'è e la scelta è questa volta sin troppo ristretta, appena due partiti: pdl e Lega come lista, e inesistente per la presidenza non essendoci altri candidati votabili.
Certo io ribadisco che il mio partito “ideale” sarebbe quello con le radici di An, con le idee che professa la Lega e con Berlusconi Leader … ma non si può avere tutto dalla … politica.
Piuttosto è opportuno ricordare il perchè di una scelta di campo, anche alle regionali, come se fossero politiche.
Innanzitutto perchè in Italia anche la minima chiamata alle urne trova chiosatori in chiave macropolitica, così un calo del Centro Destra verrebbe interpretato come un indebolimento del Governo e i nemici della stabilità, i nemici del Popolo, i “poteri forti”, eserciterebbero nuove pressioni su elementi infidi, che allignano anche all'interno del Centro Destra, per spingere ad un ribaltone.
Poi perchè Berlusconi si è impegnato in prima persona, è stato, come al solito, azzannato dalle procure e votare per il Centro Destra significa dargli più forza per combattere la buona battaglia per la rivoluzione della giustizia in Italia.
Quindi perchè gli altri sono di gran lunga peggio e li abbiamo già sperimentati e, nonostante tutto, Bersani ha la faccia tosta di accusare questo governo di aver aumentato le tasse !
Un governo che, viceversa, non ha messo le mani nelle nostre tasche e, anzi, ha cominciato ad abolire l'Ici sulle prime case.
E, poi, chi lo dice ?
Uno come Bersani che ha fatto parte dei governi maggiormente gabellieri che abbiamo avuto, quelli presideduti da Prodi, che hanno fatto del vampirismo e della delazione fiscale un marchio di fabbrica (la loro).
E qui veniamo ad un ennensimo “perchè votare Centro Destra”.
La sinistra ha ormai sposato le cause più assurde, a cominciare da quella del “politicamente corretto” che vorrebbe imporre a forza di leggi, decreti, imposizioni.
Quindi votare per il Centro Destra significa mantenere accesa la fiaccola della Libertà:
di parola,
di associazione,
di stampa,
di propaganda,
di pensarla e comportarsi diversamente dalla massa grigia ed opprimente
che, lobotomizzata di suo, vorrebbe estendere a tutti tale caratteristica perchè tutti si adeguino a criteri uguali (a quelli imposti da consorterie elitarie e snob).
Quindi, diversamente dal “pensiero debole” di cui sopra il voto al Centro Destra è un voto per la Libertà e per il futuro della nostra Civiltà.
Perchè solo se verranno respinti i disvalori che vorrebbero propinarci i tedofori della sinistra, potremo avere un futuro degno del nostro passato.
E l'esempio più eclatante lo abbiamo in questi giorni con il penoso rinvio di ogni decisione da parte della corte costituzionale sulle eccezioni relativi agli articoli del codice civile che prevedono (e vorrei vedere il contrario !) che il matrimonio esista solo tra un Uomo e una Donna.
Una Nazione sana, un Popolo forte, avrebbero espresso una corte che non avrebbe dovuto impiegare più di un minuto per respingere le pretese delle associazioni omosessuali, difendendo il Valore della Famiglia, l'unica che esista e l'unica ad essere il nucleo fondante di ogni società e di ogni civiltà.
Ecco il voto al Centro Destra, anche in questa occasione, non può che essere utile a spingere sulla retta via la nostra società, perchè non disperda quei Valori (Vita, Famiglia, Giustizia, Identità, Radici, Libertà) che hanno fatto grande la nostra Civiltà.
Il voto al Centro Destra è, alla fine dei conti, una scelta di civiltà.


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10 marzo 2010

Meno male che Silvio c'è

Quando è aggredito, Berlusconi sfodera il meglio di se stesso, così oggi in conferenza stampa non le ha certo mandate a dire all’opposizione, ai magistrati e, per chi ha orecchie per sentire, anche a quegli ambienti finioti interni al Pdl che continuano a manovrare per eliminare l’unico statista che abbia l’Italia e l’unica personalità in grado di fare muro contro la deriva rappresentata dalle opposizioni (dall’Udc all’estrema sinistra extraparlamentare, passando per Di Pietro e il pci/pds/ds/pd).
Berlusconi ha detto chiaro e tondo che non crede alla favola del panino e, invece, accredita la versione dei dirigenti del Pdl circa l’impedimento fisico ad entrare per depositare la lista.
Da manuale Cancelli invece Bersani, che propone al Pdl di cessare i ricorsi promettendo di far cessare quelli in Lombardia dove la situazione è del tutto chiara.
In pratica Bersani propone uno scambio: tu lasciaci il Lazio e noi vi lasciamo la Lombardia.
Peccato che in Lombardia Formigoni abbia un tale vantaggio da non aver bisogno di favori, mentre in Lazio la Bonino, nonostante tutto, non può essere sicura di vincere.
Tanto più che anche io – che non ho in simpatia la Polverini e prima di questa vicenda delle liste sarei stato contento di una sua sconfitta – adesso, se fossi in Lazio, la voterei.
Così come voterò la Bernini in Emilia, per dare un sostegno a Berlusconi nella speranza che questa ennesima lezione gli serva per abbandonare la linea dettata dalle colombe e abbracci quella dei falchi.
Sì, perché il Pdl deve scegliere dove stare, a cominciare dai temi fondamentali della morale e dell’etica.
Un vero uomo di Destra non può lasciarsi infinocchiare da quanti, facendo leva sulla dissolutezza dei costumi, spingono la nostra Patria verso una esiziale deriva morale.
E poi restituire ai singoli sempre maggiore libertà in campo economico, politico, sociale, riportando l’intervento dello stato ai minimi termini, esattamente il contrario della società che vagheggia la sinistra, piena di tasse, di leggi, di burocrazia, di regolamenti.
Infine si chiede a Berlusconi di intervenire, non più a parole ma con i fatti, per restituire ai cittadini fiducia nella giustizia e nella sua amministrazione, rivedendo radicalmente il sistema di reclutamento dei magistrati inquirenti e giudicanti,
Berlusconi, come nel 2006 dal palco degli industriali di Vicenza, come nel 2007 in piazza a Milano, con l’odierna conferenza stampa potrebbe aver dato una svolta alla campagna elettorale.
Ma perché possa realmente incidere sul nostro futuro, questa svolta deve proseguire anche dopo il 28 e 29 marzo, quando davanti a lui si apriranno due anni e mezzo senza elezioni di rilievo, utili per cambiare profondamente l’Italia.


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09 marzo 2010

In Italia il problema vero è la magistratura

E così i magistrati del TAR del Lazio hanno ignorato il decreto governativo ed hanno respinto il ricorso del Pdl, mantenendo l’esclusione della lista: un assurdo (eufemismo), in democrazia, l’eliminazione per via burocratica del partito di maggioranza relativa.
Oggi ne Il Giornale sono stati pubblicati i documenti fotografici che comprovano come, con le stesse problematiche (abbreviazioni, timbri tondi invece che quadrati, mancanza di sottoscrizione) in Lombardia fossero state annullate le firme per Formigoni, ma non quelle per il candidato della sinistra.
Sempre oggi, sempre Il Giornale pubblica una fotografia che indica come rappresenti l’ufficio del magistrato che ha deciso l’esclusione iniziale di Formigoni, dove si nota chiaramente una immagine incorniciata del terrorista comunista Ernesto Guevara.
Magistrati si dimettono pur di candidarsi alle elezioni (politiche, regionali, europee) naturalmente in liste di sinistra.
L’Anm e il Csm non perdono occasione per accusare di “lesa maestà” (la loro …) il Premier Berlusconi.
E poi qualcuno pensa che esageriamo noi di Centro Destra se non ci sentiamo garantiti da questa magistratura ?
La funzione giudicante dovrebbe essere terza rispetto a tutte le passioni e le pulsioni che animano una società, perché solo così può garantire le regole del gioco e le parti in conflitto, applicando le leggi, ma anche usando quel buon senso che stempera anche i momenti di scontro più acceso.
Quello stesso buon senso che persino un comunista come Napolitano ha mostrato al suo terzo anno di Quirinale, firmando il decreto interpretativo del Governo.
Ma, purtroppo, come il coraggio per Don Abbondio, così è per il buon senso: se uno non ce l’ha non se lo può inventare.
Così in una Italia in cui siamo divisi in modo forse irreversibile, perché mancano Valori condivisi e mancano, quindi, le fondamenta comuni per una società unita negli aspetti portanti del vivere assieme, manca anche un giudice che sia riconosciuto terzo, affidabile e credibile da entrambe le parti.
E se qualcuno volesse contestare questa mia interpretazione, provi a riflettere come si sentirebbero, cosa penserebbero, come reagirebbero a sinistra se un’altra delle Istituzioni della Nazione, le Forze Armate, assumesse gli stessi atteggiamenti della magistratura.
Quale sarebbe il sentimento a sinistra se generali e ammiragli si mettessero in aspettativa per candidarsi con Berlusconi ?
Quale sarebbe il sentimento a sinistra se il Cocer e gli Stati Maggiori inondassero le redazioni dei giornali di comunicati contro Bersani e Di Pietro ?
Quale sarebbe il sentimento a sinistra se il Comandante della Piazza di Milano tenesse nel suo ufficio una fotografia gigante del Generale Pinochet ?

Ho motivo di credere che, visto che andranno persino in piazza per protestare contro la possibilità che il maggior partito italiano partecipi alle elezioni, la loro reazione sarebbe molto più emotiva e sanguigna di quella che noi abbiamo finora messo in campo.
Il problema è ristabilire in Italia un giudice che sia terzo e riconosciuto credibile e affidabile da entrambi i contendenti.
Finchè ciò non avverrà resteremo sull’orlo del baratro politico e istituzionale, dal quale ci separa soltanto il benessere di cui continuiamo a godere.
Ma in queste condizioni: fino a quando ?


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08 marzo 2010

Opposizioni in piazza per impedirci di votare

Credo che l’atteggiamento vergognoso delle opposizione meriti un secondo post consecutivo.
Dopo la vicenda delle liste, gran parte della stampa (la solita, schierata contro Berlusconi) ha accreditato e propagandato la sola tesi di chi imputa errori al Pdl e neppure cavilli avallati dai magistrati, bensì errori ai dirigenti del Pdl.
Così per la vicenda della mancata presentazione della lista Pdl a Roma si è sposata la tesi del panino e non si è preso in considerazione quanto asserito dai rappresentanti del Pdl circa gli ostacoli frapposti fisicamente dai rappresentanti di altre liste.
Le due tesi, fino a prova contraria, sono degne della medesima considerazione.
In Lombardia ancora peggio.
Si sono subite accreditate le tesi degli errori formali per giustificare l’estromissione di Formigoni che equivaleva alla estromissione del Pdl, della Lega e di tutte le liste minori collegate, vale a dire partiti che rappresentano il 60% dell’elettorato lombardo.
Eppure Formigoni ha denunciato con precisione delle irregolarità, quali il possesso delle liste Pdl da parte dei radicali per una decina di ore e Il Giornale ha evidenziato casi clamorosi di esclusione:
Manca l’ indicazione della frazione di un paese (se Superiore o Inferiore) ?
Firma irregolare, annullata.
Il nome viene completato con il soprannome di uso comune ?
Firma irregolare, annullata.
Il termine “Comense” viene abbreviato in “C.se” ?
Firma irregolare, annullata.

Se poi vediamo che viene ammessa in Piemonte una fantomatica “lista Cota” tendende, con ogni evidenza, a creare confusione ed a sottrarre voti al candidato alla presidenza del Centro Destra Roberto Cota, possono sorgere in tutti noi, quanto meno, dei dubbi anche sulla imparzialità di chi deve decidere sulle ammissioni e, quindi, sulle regolarità delle liste.
Dovremmo quindi essere contenti se il Governo, senza rinviare il voto e senza cambiare la legge, proprio prendendo spunto da simili cavilli (che poi cavilli non sono, ma semplicemente mancanza di buon senso se non di buona fede) ha emanato un decreto che consente alla maggioranza degli elettori (che si riconosce nel Centro Destra) di esprimere il proprio voto.
Invece, no.
Come talebani della più rigida interpretazione formale le opposizioni, che speravano di conquistare immeritatamente seggi che con il voto non riuscirebbero mai ad ottenere, hanno gettato la maschera e con la chiamata in piazza dei loro elettori (minoranza in Italia) vorrebbero esercitare pressioni per impedire agli elettori del Centro Destra (maggioranza in Italia) di votare.
Non solo.
Il pci/pds/ds/pd ha anche annunciato ostruzionismo su tutti i provvedimenti.
In pratica il pci/pds/ds/pd, visto che viene garantito il voto a tutti gli Italiani, cercherà di bloccare qualsiasi provvedimento che il Governo vorrà assumere in favore dell’Italia e degli Italiani.
Poco male, aumenteranno i decreti legge e richieste di fiducia sui provvedimenti e il pci/pds/ds/pd dovrà solo piangere se stesso, essendo causa dal suo male.
Quanto alla piazza di sabato prossimo, se sarà confermata, è bene dire che lo spirito di Libertà e di Democrazia appartiene a chi vuole garantire il voto a tutti e non a chi "cavilla" per impedire che il pronosticato vincente partito avverso sia cancellato dalle schede elettorali.


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07 marzo 2010

Vince la politica (e la democrazia)

Con l’emanazione del decreto interpretativo non potranno che essere riammesse le liste cui tortuose vicende avevano negato la legittimità, escludendole dalla possibilità di concorrere alle elezioni.
E’ la vittoria della politica sulle caste, è la affermazione del principio democratico sul principio del cavillo: era ora !
Ad essere troppo furbi, poi si resta con un nulla in mano.
A forzare il gioco delle “interpretazioni” le opposizioni sono anche riuscite a dimostrare che nel Centro Destra i dirigenti non sono degli imbecilli, anzi …
Così, ad essere troppo furbi, alzando il “prezzo” per un accordo politico che avrebbe potuto portare anche Bologna al voto (come appariva dai proclami verbali del pci/pds/ds/pd …) si è ottenuto che Bologna resta commissariata, la legge non cambia, non vengono rinviate le elezioni e, contemporaneamente, Formigoni tornerà ad essere il Governatore della Lombardia e persino la Polverini potrebbe essere eletta.
Eh sì, perché con quello che è accaduto, pur non avendo alcuna fiducia nella Polverini espressione di quella parte del pdl vicina a Fini che io non stimo, anche io voterei per la Polverini: perché l’altra si è dimostrata espressione di una parte politica di gran lunga peggiore (oltre ad essere l’alfiere di idee che mi ripugnano profondamente).
E così, se il sentimento che mi anima rappresenta anche quello che muove altri elettori di Centro Destra, il risultato sarà un ricompattamento anche su quei candidati che erano (e restano) di dubbia affidabilità politica.
Naturalmente là dove sarà possibile si potrà rafforzare quella parte del Centro Destra che rappresenta al meglio la “pancia profonda” dell’elettorato e mi riferisco essenzialmente alla Lega.
Così in Emilia Romagna se, anche per oggettiva mancanza di alternative , già avevo deciso di votare la lista della Lega, aggiungerò anche il voto al candidato presidente del Centro Destra, Anna Maria Bernini che dovrà essere interpretato come un voto a Berlusconi.
Non resta che commentare le reazioni scomposte delle opposizioni che probabilmente avevano già fatto la bocca alla elezione di numerosi consiglieri ed alla “conquista”, pur essendo netta minoranza, della Lombardia.
La loro rabbia, espressa nei modi più coloriti e sfociata nella chiamata alla piazza o, addirittura, alle “armi”, li rende sempre più simili a quei lupi che perdono il pelo, ma non il vizio.
Mentre il Centro Destra ha chiamato i propri elettori in piazza per ottenere il diritto di voto, le opposizioni chiamano i loro elettori in piazza per impedire che gli elettori del Centro Destra possano votare i loro candidati e le loro liste.
Chi si avvicina di più alla mentalità rappresentata dalle manifestazioni organizzate in Iran a sostegno di Ahmadinejad e degli ayatollah ?


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05 marzo 2010

Le liste negate come cartina di tornasole

Mentre aspettiamo che il Tar confermi le sue precedenti sentenze e riammetta la lista di Formigoni e, per altro verso, anche quella del Pdl in Lazio, è interessante annotare come la presente vicenda possa essere utilizzata come una cartina di tornasole che ci dice o, meglio, dice a Berlusconi, chi sono le persone affidabili e quali quelle di cui diffidare.
In sostanza a seconda di come ci si è posti davanti alla questione delle liste negate, possiamo individuare chi rema contro il Centro Destra.
Naturalmente non possiamo valutare Casini e, tanto meno, Bersani e i suoi, perché sono all’opposizione e la loro unica speranza di tornare nel “giro” che conta è vedere eliminato Berlusconi dal gioco.
Fini è dunque il primo indiziato e se, in un primo momento, ha rincarato la dose facendo sposare il rifiuto della lista Pdl in Lazio con una dichiarazione “esplosiva” sul fatto che il Pdl non gli piace, in seguito si è messo stranamente zitto.
Credo che, con la riammissione del listino Polverini, torneremo a sentirlo tuonare contro il suo partito …
I partiti “minori” del Centro Destra e quelle componenti derivanti dai partiti “minori” e che sono confluiti nel Pdl hanno dimostrato di saper tenere saldi i nervi, tranne una dichiarazione fuori dalle righe di Rotondi, rilasciata prima ancora che fossero approfonditi i temi della questione.
Inquietante invece il silenzio della componente finiota del Pdl più preoccupata di trovare il modo di salvare la “sua” Polverini che di fare gioco di squadra.
Bene la Lega che ha capito, nel momento in cui è stata ammessa una lista di disturbo contro Roberto Cota in Piemonte, il disegno strategico globale finalizzato a far perdere il Centro Destra con una battaglia fondata sui cavilli e gli sgambetti.
Male molti bloggers “liberali” che si ritrovano in Tocqueville e che sono apparsi stranamente simili ai talebani dei cavilli e, quindi, si dimostrano compagni di strada non affidabili per il Centro Destra.
Ma la vera, autentica rivelazione positiva è stato il Governatore della Lombardia, Roberto Formigoni.
Un aplomb tutto britannico, ma, alla reiterata bocciatura da parte dei magistrati della corte di appello di Milano, una indomita presentazione del ricorso al Tar.
Formigoni ha denunciato gravi fatti emersi:
- la lista della sinistra sarebbe ugualmente sotto il limite di firme necessarie;
- le liste del Centro Destra sarebbero state lasciate nelle mani dei radicali senza controllo per una decina di ore;
- il ricorso dei radicali non poteva essere accolto per illegittimità della richiesta
.
Se, poi, come è scritto oggi ne Il Giornale sono state invalidate anche firme in un foglio in cui si riportava l’indicazione di un paese senza specificare se “Inferiore” o “Superiore”, allora abbiamo la misura (colma) della cavillosità talebana che ha portato all’esclusione della lista di un Formigoni che con le sue dichiarazioni di ieri dimostra di saper esercitare la leadership e, forse, di meritare non solo la rielezione a Governatore della Lombardia, ma anche una candidatura a “delfino” di Berlusconi.
Chiudo con quella che potrebbe essere l’ennesima dimostrazione di come l’eccesso di cavillosità uccida la giustizia e ridicolizzi la legge e chi la dovrebbe amministrare.
Nel sito di Forza Nuova c’è la denuncia del perché sarebbe stata esclusa, per ora, la lista di Roberto Fiore.
Nel “listino” in Lazio c’è obbligo di “parita” tra i sessi.
Fiore ha candidato nel listino quattro uomini e quattro donne.
C’è parità, direte voi.
No, c’è discriminazione nei confronti degli uomini perché il candidato presidente non “conterebbe” e quindi sarebbero tre uomini e quattro donne.
Naturalmente non sfugge che se Fiore avesse candidato quattro uomini più se stesso e quattro donne, gli stessi giudici avrebbero eliminato la sua lista dicendo che c’era una evidente disparita a danno delle donne …
Così si uccide anche la democrazia.


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04 marzo 2010

Buone notizie dall'Olanda e non solo

Mentre in Italia aspettiamo di sapere se potremo evitare, in un soprassalto di buon senso, di allinearci allo Zimbabwe di Mugabe e alla Turchia dei militari dove si eliminano con dei cavilli candidati e liste vincenti, premiando candidati e liste eternamente perdenti, in Olanda il partito cosiddetto “razzista e xenofobo” di Gert Wilders ottiene una buona affermazione alle comunali, viatico per le politiche di giugno.
L’affermazione di Wilders fa il paio con la vittoria dei “no” ai minareti in Svizzera, alla crescita del British National Party (che sta erodendo voti ai Conservatori che l’attuale leader sta spostando su posizioni troppo liberali) ed alla avanzata in Italia – sia pure con numeri differenti – della Lega e di Forza Nuova.
Ciliegina sulla torta la “preoccupazione” di Napolitano che rappresenta ai miei occhi la conferma di un trend estremamente positivo che non può che “preoccupare” gli alfieri della sinistra.
Se a questo aggiungiamo la crisi forse irreversibile di Zapatero in Spagna e il forte calo nei consensi negli Stati Uniti di quello “giovane, bello (?) e abbronzato”, gli auspici per il futuro appaiono di un seducente colore rosa per chi ritiene indispensabile un colpo di reni che eviti la fine della nostra Civiltà, con la perdizione nei meandri del vizio, del lassismo dei costumi, della rinuncia alla propria Identità e alle proprie Radici.



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02 marzo 2010

A pensare male si fa peccato, ma ...

Il caso politico in primo piano è il caos nelle liste del Pdl in Lazio e Lombardia.
Personalmente sono convinto che il fatto “grosso” e presumibilmente non sanabile (la mancata presentazione della lista provinciale a Roma) abbia la “manina” di qualcuno che non voleva favorire l’elezione della Polverini.
Nel Lazio il Centro Destra aveva (ed ha) una netta maggioranza a favore che ha gettato al vento con l’intempestiva candidatura imposta da Fini.
Non a caso l’ultimo sondaggio dava la Polverini con un vantaggio di appena lo 0,1% sulla Bonino, mentre Roberto Fiore era accreditato dell’1,8% a fronte di uno 0,7% di Forza Nuova.
Non che farei salti di gioia se vincesse la Bonino, espressione di idee che mi ripugnano totalmente, ma, come ho sempre scritto, preferisco un presidente che sia nemico dichiarato di uno della cui “amicizia” debba dubitare e da cui debba guardarmi le spalle.
E se la Bonino con le sue idee approdasse alla presidenza del Lazio, magari sarebbe anche una salutare lezione per la Chiesa Cattolica che troppo spesso, a cominciare dalla questione immigrazione, straparla con la bocca di alcuni suoi logorroici esponenti, contro il sentimento della maggioranza di coloro che amerebbero seguirne gli insegnamenti morali.
Differente è, invece, la situazione in Lombardia dove è presumibile, visti i precedenti, che Formigoni non corra alcun rischio, ma solo l’astiosa insistenza dei radicali ha creato un motivo di pubblicità negativa, oltre a spese evitabili per le esauste casse pubbliche.
Del resto i radicali non sono nuovi a far spendere soldi di tutti, basti pensare all’orgia di inutili referendum (falliti) che ci hanno imposto nel corso degli anni.
Ma la valutazione politica (il “pensare male”) mi porta a elencare:
- il presunto scandalo delle tangenti e l’indagine contro Bertolaso, puntualmente apparso alla vigilia delle elezioni;
- il processo contro Berlusconi con udienza fissata alla vigilia del voto (26 marzo);
- la presunzione di chi ha negato il legittimo impedimento per una riunione del consiglio dei ministri, ritenendo più importante un processo destinato alla solita conclusione del nulla di fatto;
- il rifiuto di sospendere il processo Mills contro Berlusconi per attendere il deposito della sentenza della Cassazione che ha dichiarato prescritto il reato;
- adesso l’offensiva contro le liste del Pdl;
- la costante (ed apparentemente incomprensibile) dissociazione di Fini
.
E’ tanto un peccato pensare che sia in corso l’ultimo assalto contro Berlusconi per cercare di sottrarre a lui (e alla volontà Popolare) il Governo della Nazione ?
Mi auguro, ancora una volta, che Berlusconi sappia resistere e, dopo tante parole, passi finalmente ai fatti contro i suoi (e nostri) nemici che stanno ostacolando il processo riformatore dell’Italia.


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23 febbraio 2010

Una gonna non fa un Governatore *

Berlusconi ha recentemente presentato in pompa magna le quattro candidate governatrici del Centro Destra.
Tre di loro non hanno alcuna possibilità di essere elette: Emilia Romagna, Toscana, Umbria sono saldamente nelle mani del pci/pds/ds/pd, come sempre, sin dall’inizio delle esperienze regionali quando queste tre regioni furono le sole amministrate dal pci con la prima tornata elettorale del 1970.
Il voto al Centro Destra in quelle regioni diventa quindi solo una testimonianza di sostegno al Premier, tranne in Emilia Romagna dove la candidata Anna Maria Bernini sembra essere troppo sbilanciata verso Fini e, quindi, si rischierebbe non di rafforzare il Premier, bensì il presidente della camera che gli sta remando contro.
La quarta candidata è la più fortunata.
Si presenta in una regione, il Lazio, scossa dallo scandaloso (e per me ripugnante) comportamento privato del precedente governatore, il dimissionario Marrazzo, in cui il Centro Destra miete consensi che aspettano solo di essere colti.
Un qualsiasi candidato di prestigio del Centro Destra non avrebbe alcuna difficoltà ad essere eletto.
Purtroppo Fini ha imposto la sua candidata.
Un personaggio politicamente equivoco che sembra più a suo agio nel criticare la sua parte politica che il nemico rosso.
Della Polverini si ricordano gli scioperi generali contro i Governi Berlusconi negli anni 2001-2006 cui entusiasticamente ha aderito; affermazioni mai smentite come quella secondo la quale lei sarebbe di Destra come Cicciolina sarebbe vergine e, in tempi recenti, la scelta di un simbolo in cui il colore rosso è prevalente e la presa di distanza da un candidato nella sua lista “colpevole” di distribuire calendari con immagini del Duce.
C’è da fidarsi di questo personaggio ?
Io dico di no, purtroppo la regione Lazio la può perdere solo lei, visto il vantaggio di cui gode il Centro Destra.
Se votassi in Lazio voterei per Roberto Fiore (Forza Nuova) , ma, sostengono i finioti sostenitori della Polverini, quel voto potrebbe consentire alla Bonino di diventare governatore.
E’ evidente che io non apprezzo neanche un po’ la Bonino, i radicali e le loro idee che, dal mio punto di vista, rappresentano la traduzione politica della deriva morale (che non ha nulla a che vedere con corruzione, tangenti e sprechi, ma riguarda le fondamenta stesse sulle quali deve poggiare un modello di società e quindi qualsiasi progetto sul suo sviluppo) cui possa andare incontro la nostra Nazione.
Ma che gusto ci sarebbe ad eleggere un governatore che, poi, alla prova dei fatti, si schiererebbe sulla stessa linea in cui si schiera la Bonino ?
Abbiamo già visto in precedenza il lapsus sulle coppie di fatto.
Abbiamo visto il comportamento tenuto da Polverini negli anni del “potere” sindacale.
Sappiamo con chi stia all’interno del Centro Destra.
Non ne sappiamo abbastanza per dire di “no” alla sua candidatura ?
Non è meglio avere un governatore che sia nemico dichiarato delle nostre idee, invece di votarne uno sulla cui affidabilità politica abbiamo molti dubbi ?
Meglio un governatore in meno, che un supporter di Fini in più.

* Post scritto il 17 febbraio

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10 febbraio 2010

Dai nemici mi guardo io ...

Se non sbaglio sarà il 16 febbraio il giorno ultimo in cui saranno presentati i candidati presidenti nelle 13 regioni a statuto ordinario in cui si voterà il 28 e 29 marzo.
In quella data sarò “impegnato” nella mia “settimana bianca” (che con la neve che scende si prospetta a pieno regime) e quindi non avrò modo di commentare il Big Ben che dice “stop”, per cui anticipo una valutazione.
Nel sito de Il Resto del Carlino trova spazio un grafico relativo ad un sondaggio che attribuisce al Centro Destra due regioni sicure (Veneto e Lombardia), alla sinistra 4 (Emilia Romagna, Umbria, Toscana e Basilicata) , 1 (Marche) molto probabile alla sinistra, 4 incerte (Piemonte, Liguria, Lazio e Puglia) e 2 probabili al Centro Destra (Campania e Calabria).
Nei giorni scorsi le probabili al Centro Destra erano tre in quanto vi figurava anche il Lazio.
Mi sento di condividere tali ipotesi e non posso sottolineare come regioni importanti come Piemonte, Liguria e Puglia siano tra le incerti probabilmente a causa delle scelte dell’Udc che potrebbero non essere le stesse degli elettori Udc.
Sarei molto stupito, infatti, se elettori Udc votassero per la Bresso in Piemonte o Burlando in Liguria, mentre in Puglia Casini ha offerto un assist al pur sconfitto D'alema con la "candidata per ripicca" Poli Bortone che consentirebbe a Vendola di rimanere altri cinque anni.
Il Lazio è un caso a parte.
l’Udc appoggia il candidato del Pdl, ma è un candidato talmente sbagliato che a faticare a votarlo sono proprio gli elettori di Destra e questo in una regione dove il Centro Destra, con una scelta più oculata e meno finiota, avrebbe vinto a mani basse dopo lo scandalo Marrazzo e contro qualunque avversario.
Campania e Calabria sono due regioni in cui la sinistra ha mostrato il peggio del suo “amministrare” e credo che, anche con candidati probabilmente di caratura locale, il Centro Destra possa farcela, impresa impossibile in Emilia, Toscana e Umbria.
Sulle Marche qualche speranza continuo ad averla, mentre non conosco il perchè in Basilicata continuino a votare a sinistra (sarà la presenza del vecchio Emilio Colombo ?).
Da rimarcare come Veneto e Lombardia, date per sicure, siano anche le regioni amministrate ormai da 15 anni dal Centro Destra e il largo margine di Zaia e Formigoni dipende anche dal buon governo di Pdl e Lega in quelle regioni.
A questo punto si impone una quantificazione.
Quante regioni deve vincere uno schieramento per proclamarsi “vincitore” ?
Beh, è evidente che se si vota in 13 regioni, vince chi ne conquista 7.
Ma è altrettanto evidente che è anche importante il conteggio dei “più” e dei “meno” e la sinistra è oggettivamente svantaggiata, non solo perché ha governato male, ma perché sono in gioco 11 regioni da lei amministrate contro due del Centro Destra ed è plausibile che il Centro Destra raddoppi le regioni amministrate, portando così a 8 (con Friuli Venezia Giulia, Abruzzo, Molise, Sardegna) le regioni sulle quali piantare la propria bandierina (la Sicilia la ritengo comunque di Centro Destra, anche se l’ondivago Lombardo si è prestato, pur di restare in sella, anche all’appoggio del pci/pds/ds/pd).
La sinistra con le 9 che potrebbe continuare a governare arriverà sostanzialmente a 11, anche se Trentino Alto Adige e Valle d’Aosta hanno situazioni molto particolari e simili a quelle della Sicilia.
Perché questo delirio di ipotesi numeriche ?
Perché non vorrei che, nella foga di piantare le proprie bandierine, poi, ad elezioni terminate, si esulti per una vittoria apparente, con governatori che, passata la festa elettorale, si scoprano di tutt’altro orientamento.
Come è accaduto per Lombardo.
Come temo possa accadere se verranno eletti governatori vicini a Fini, tipo la Polverini in Lazio.
Allora non mi stanco di ripetere che più che il numero dei governatori conquistati, sarà importante la loro fedeltà al Premier Silvio Berlusconi.
E che è molto meglio un governatore che sia nemico dichiarato, di un amico da cui ci si debba continuamente guardare alle spalle.


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03 febbraio 2010

Emilia Romagna al voto

Anche se l’evento mediatico che ha avuto risonanza nazionale è stato il crollo del sindaco “Delbono il breve” dopo appena sette mesi di regno, l’unica certezza per il 28 marzo è che si voterà per il presidente e il consiglio regionale.
Per il sindaco ne riparleremo al momento opportuno, quando sapremo con certezza la data delle elezioni.
Sin dalla inaugurazione del voto amministrativo (1970) nelle regioni a statuto ordinario, l’Emilia Romagna (come la Toscana e l’Umbria) è stata rossa.
Otto volte al voto, otto volte presidenti comunisti, dall’ex sindaco di Bologna Fanti all’attuale Errani, che si ripresenta anche in questa occasione.
La DC prima e Forza Italia con Alleanza Nazionale, ora Pdl, poi hanno cercato di conseguire il necessario ricambio, ma la regione dove imperversano le coop rosse sembra inattaccabile.
Se, infatti, le province di Piacenza e Parma sono più disponibili all’alternanza e se Bologna, almeno una volta, è riuscita ad avere un sindaco non comunista, Reggio, Modena e Ferrara appaiono inossidabilmente rosse, ma lo zoccolo duro è dato dalla Romagna dove il profondo rosso si sposa con un laicismo dogmatico.
Così anche in questa occasione, nonostante le ovvie parole di speranza, temo che la regione possa restare rossa.
La Lega Nord, in occasione delle ultime amministrative del 2009, è riuscita a scalzare alcuni feudi in località di provincia, ma il percorso sembra ancora lungo prima di riuscire ad avere una estensione adeguata sull’intera regione per puntare alla conquista della regione.
A questo si aggiunga la politica “dei due forni” di Casini che pur non alleandosi direttamente con i comunisti, li avvantaggia presentando il suo fido Galletti (e per le regionali non esiste ballottaggio: chi prende più voti vince) e le incertezze del pdl che, invece di puntare su un “cavallo di razza” della Lega ha preferito prima candidare l’ex direttore del Carlino Giancarlo Mazzucca, per poi dirottarlo nella ipotetica gara al comune di Bologna e rimpiazzarlo in corsa con la sconosciuta Anna Maria Bernini della quale sappiamo solo ciò che raccontano i giornali e, di tutto, mi sono annotato che fu scelta da Fini ed è vicina alla fondazione Fare Futuro: quindi è una candidatura che, dal mio punto di vista, non è condivisibile.
C’è ancora qualche giorno di tempo, ma sembra che le candidature saranno quelle indicate.
Così, anche in Emilia, come nel Lazio, non sembra esserci altra scelta per un elettore di Destra che utilizzare il proprio voto per lanciare un forte messaggio ai partiti del Centro Destra, scegliendo una alternativa di nicchia come Forza Nuova che spero possa riuscire a presentare una propria candidatura autonoma.


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02 febbraio 2010

Renata Polverini e le cosiddette "unioni civili"

Renata Polverini, la sindacalista scelta da Fini e sostenuta da Casini per diventare presidente del Lazio come candidata di un imprudente pdl, non ci ha messo molto per manifestare quanto sia distante dal Centro Destra.
Prima un simbolo rosso fiammante con la chiosa per cui destra e sinistra sono due concetti superati, giustificazione classica di chi vuole mantenere le mani libere per ogni scelta futura e non essere condizionata da chi lo ha votato e quindi l’apertura alle cosiddette “unioni civili”.
Ma se il post di ieri del suo blog è servito ad alimentare le tesi di coloro che invitano i cittadini del Lazio a non votarla, offre anche lo spunto per chiarire sull’equivoco delle cosiddette “unioni civili”.
La Polverini scrive che è “nettamente contraria a qualsiasi forma di unione che sia definibile o possa apparire come un’altra forma di matrimonio o come un surrogato della famiglia tradizionale”.
Subito dopo, in perfetto stile veltroniano, scrive però che “che chi compie scelte personali differenti debba poter trovare delle forme di tutela per diritti fondamentali, che sono del resto già previste dalla Costituzione e dal Codice civile”.
Ora, se le norme sono già previste dalla costituzione e dal codice civile, non è necessario alcun provvedimento legislativo o amministrativo.
Se, invece, tali norme non esistono o, più probabilmente, non vengono ritenute sufficienti, creare un corpus legislativo o disporre un atto amministrativo (ad esempio un apposito registro) significherebbe creare un matrimonio in sedicesimo.
Sempre la Polverini scrive che “chi sceglie di non contrarre matrimonio, religioso o civile che sia, oggi è costretto a seguire strade tortuose per vedere concretizzati diritti e doveri reciproci” con ciò manifestando che il suo stato confusionale in materia aumenta (in realtà è un patetico tentativo per far quadrare il cerchio).
Perché proprio nel suo incipit “chi sceglie…” c’è già la risposta: la scelta libera e consapevole.
Ora, eliminando da subito la questione degli omosessuali la cui pretesa matrimoniale non ha alcun pregio civile, economico, sociale, politico, in Italia il matrimonio è un istituto civile e laico, per tutti i cittadini e presuppone regole certe di convivenza e per i rapporti tra i coniugi.
Tutti, scegliendo, possono accedervi.
Certo chi è sposato deve prima affrontare la trafila della separazione e del divorzio (pessimo esempio per i giovani … ma questo è un altro argomento) ma nulla gli vieta di sposarsi di nuovo dopo almeno tre anni.
Il non sposarsi, quindi, è una scelta, libera e consapevole, che comporta rinunce da un lato e maggiori libertà dall’altro.
Non è accettabile che per andare incontro alle esigenze di qualcuno si istituiscano forme semplificate di matrimonio.
E quante, poi, dovrebbero essere ?
Sì, perché se cominciamo con il riconoscere, ad esempio, la reversibilità, perché non anche il diritto ad ereditare i beni di famiglia ?
E se concediamo il diritto di visita al convivente infermo, perché non anche il diritto, eventualmente, a disporre la sospensione delle cure o dell’alimentazione forzata che lo tenesse in vita ?
E, a questo punto, uno dovrebbe chiedersi: perché due o più leggi che regolano la stessa materia ?
Solo perché in un caso uno (o entrambi) vogliono mantenersi le “mani libere” ?
Solo onori e nessun onere ?
Un simile principio mi sembrerebbe altamente diseducativo, figlio di una società decadente, se già non scaduta.
Quindi l’apertura della Polverini, oltre a non appartenere al dna della Destra (quella vera, non quella di Fini !) manifesta anche una carenza non indifferente su quale società si vuole costruire.
Da un candidato di Destra o di Centro Destra mi aspetterei di sentire, sul tema delle cosiddette “unioni civili”, solo una risposta: la legge c’è già e trova il suo fondamento nel titolo VI del primo libro del codice civile e nell’art. 38 della costituzione.


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31 gennaio 2010

Lazio: Roberto Fiore Presidente

Da molte parti ho letto di elettori del Centro Destra scontenti della scelta di Renata Polverini come candidato alla presidenza.
Non piace perché sindacalista.
Non piace perché è sostenuta da Casini.
Non piace soprattutto perché è considerata sodale di Fini
, di cui non ci si fida più e che in molti pensano starebbe meglio con il pci/pds/ds/pd che con il pdl considerate le “nuove” idee di cui si è fatto portavoce.
Non a caso la sinistra ha spianato la strada all’elezione della Polverini candidando una radicale di lungo corso come Emma Bonino, invotabile per qualsiasi elettore di Centro Destra.
Allora l’elettore di Centro Destra del Lazio deve ribellarsi a questo ricatto ed ha due strade: l’astensione o il voto alternativo.
La Polverini si sente così forte da proporre un simbolo che ha, come colore egemone il rosso ?
Ed io, che sono allergico al rosso in ogni sua manifestazione, mi rivolgo, tanto per usare una espressione cara ad un suo supporter, ad un altro forno.
No, se fossi cittadino del Lazio non mi asterrei, ma voterei Roberto Fiore, il segretario di Forza Nuova, candidatosi alla presidenza della regione della capitale.
Ricordo che Forza Nuova è un partito che, pur nella discutibilità di alcune posizioni soprattutto nei confronti degli Stati Uniti e di Israele, quindi in politica estera, ha assunto una posizione netta e condivisibilissima su questioni rilevanti per la nostra sicurezza e benessere come l’immigrazione e il trattato di Lisbona.
Roberto Fiore, allora eurodeputato, fu, se non sbaglio, l’unico italiano a votare contro il disegno che ha istituito la nuova unione sovietica europea.
Forza Nuova da anni si batte per non lasciare la piazza ai centri sociali e, assieme – purtroppo non in modo organico – alla Fiamma Tricolore ed a Casapound è arrivata là dove si erano fermate le organizzazioni giovanili del Centro Destra “istituzionale”.
Dite che è un “voto perso” ?
Se tutti ragionassimo così, avrebbero ragione i maggiorenti dei partiti a propinarci vecchi politici (la Bonino me la ricordo eletta deputata la prima volta nel 1976: 34 anni fa !!!) o sindacalisti in carriera.
E’ una opportunità per tutti noi mandare un segnale forte per evitare che anche in elezioni più importanti siano candidate persone non in sintonia con il sentimento degli elettori.
Bonino o Polverini per me pari sono.
Roberto Fiore può essere una scelta simbolica e un messaggio forte per ogni elettore di Centro Destra del Lazio, consapevole del rischio che il suo voto venga speso su altre sponde, se piegasse la testa davanti al solipsismo dei vertici partitocratrici.


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28 gennaio 2010

Grave errore corteggiare Casini

I “pontieri” come Gianni Letta infliggono gravi danni al Centro Destra, al pari di Fini e dei suoi seguaci.
L’ondivago atteggiamento su dialogo e riforme e alleanze, fa apparire il Pdl come un partito inaffidabile e non può che indurre l’elettore ad una maggiore attenzione verso la Lega.
L’ultimo esempio di ciò viene dalle candidature per la presidenza regionale.
Berlusconi ascolta le “colombe” del Pdl e tende una mano a Casini che gli risponde “marameo” decidendo di appoggiare il candidato pci/pds/ds/pd in Liguria e Piemonte (regioni in bilico) e di confermare la candidatura di Adriana Poli Bortone (com’è finita in basso la Signora Ministro dell’Agricoltura del primo, mitico, Governo Berlusconi !) in Puglia, concedendo così il lasciapassare al secondo mandato di Vendola.
Ogni accordo con Casini sarebbe dovuto passare attraverso la rinuncia alla politica dei “due forni”.
Nel momento in cui Casini si offre di votare senza una precisa scelta di campo, doveva essere il Pdl a rifiutare in toto ogni abboccamento.
Il corteggiamento verso Casini, indotto da chissà quali elucubrazioni delle “colombe”, sembra quindi essersi risolto in una autentica Caporetto per il Pdl che, adesso, dovrà riacquistare credibilità verso i suoi stessi elettori.
Guarda caso gli unici candidati sostenuti da Casini, sono quelli in odor di finiotismo, Scopelliti in Calabria e, soprattutto, Polverini in Lazio che godrà anche della candidatura suicida del pci/pds/ds/pd che si è appiattito sulla perdente radicale Emma Bonino (impossibile da votare per ogni persona di Centro Destra che, per quanto ostile alla finiota Polverini, si asterrà ma non voterà per una candidata radicale).
Cosa farà il Pdl ?
Beh, intanto deve ripartire da una campagna elettorale energica a sostegno dei candidati presidente di Lombardia, Veneto, Piemonte, Liguria ed Emilia Romagna.
Tutte e cinque regioni in cui la candidatura espressa non è di un personaggio vicino a Fini (anche se nella mia Emilia, Mazzucca si presentò alla coop per ascoltare la presentazione del libro di Fini ...) e che non vede l’appoggio dell’Udc.
Cercare di recuperare credibilità in tutte le altre regioni, escludendo accordi preventivi con l’Udc e candidando persone che abbiano un passato politico solidamente anticomunista e alternativo all’inciucio.
Persone che sappiano essere solidali con Berlusconi e con il governo nelle prossime importanti battaglie su giustizia e immigrazione e non diano alcun motivo per sospettare possibili transumanze al seguito di Fini dopo le elezioni.
In Lazio e Calabria, dove purtroppo l’Udc ha già concluso l’appoggio al candidato del Pdl, Polverini e Scopelliti, dovranno pensarci gli elettori del Centro Destra a bocciare il corteggiamento verso Casini, astenendosi o votando candidati alternativi delle liste minori di Destra.


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10 gennaio 2010

Regionali:ammucchiata contro Berlusconi

Credo sarebbe fare un torto a Berlusconi pensare che non si sia accorto di quel che stanno cucinandogli i suoi nemici di sempre assieme ai suoi ex delfini Casini e Fini.
Gli articoli de Il Giornale sono illuminanti su quello che gli antiberlusconiani stanno preparando e, quindi, è ragionevole pensare che il Premier stia adottando le opportune contromisure: diamogli fiducia.
Ciò non ci esime, però, dal fornire il nostro contributo perché se riusciremo ad evitare che anche un solo elettore “sbagli” voto, grazie all’impegno dei vari blogger di Centro Destra, allora avremo comunque raggiunto lo scopo.
E lo “sbaglio” è facilissimo in questa situazione confusa con i complotti antiberlusconiani sotto traccia.
Così, ad esempio, in Lazio un elettore ingenuo di Centro Destra vota Polverini pensando di votare Berlusconi e, nel giro di pochi mesi, rischia di vedere che il suo voto è stato concesso ad una finiota pronta ad abbandonare il Premier per aggregarsi ad una ipotetica ammucchiata con il pci/pds/ds/pd, con Casini, con Di Pietro e persino con la Bonino, con la quale sta già scambiandosi sviolinate e attestati di stima.
Le scelte di Casini sono in questo senso le più indicative di quello che cercano di fare per ottenere, per via traversa, quel che non riescono a conseguire per via diretta: l’eliminazione (solo politica, si spera) di Berlusconi.
Così vediamo l’Udc sostenere il candidato del pci/pds/ds/pd in Puglia e in Piemonte, dove l’esito è incerto, la Polverini e Scopelliti (candidati vicini a Fini) in Lazio e Calabria, ma mai sostenere un candidato che sia espressione di un sicuro ancoraggio al Centro Destra.
Casini dovrebbe spiegare quale differenza ci sia tra la Bonino (Lazio) e la Bresso (Piemonte) se non nel candidato del Centro Destra.
In Lazio c’è un candidato (Polverini) che nei suoi sei o sette scioperi generali contro il governo Berlusconi negli anni 2001-2006 ha dimostrato di essere predisposta a creare imbarazzi nel Premier, in Piemonte, invece, c’è la solida e coerente candidatura del capogruppo leghista Roberto Cota.
Quale panorama potrebbe uscire da queste elezioni ?
Il Centro Destra potrebbe vincere alcune importanti regioni, ma mentre in Veneto e Lombardia ci sarebbe la certezza di una guida stabile e sicura, ancorata al Centro Destra e pienamente rispettosa dei sentimenti degli elettori su vari temi a cominciare da quello dell’immigrazione, in altre (Lazio, Calabria) ci sarebbe un presidente che, appena Fini lo decidesse, porterebbe la sua carica al di fuori del Centro Destra, lasciando con un palmo di naso gli elettori che lo avevano votato pensando di votare Berlusconi e non Fini (o Casini o Bersani).
Nel 2005 il Centro Destra vinse solo in Lombardia e Veneto: ciononostante è ancora al governo.
Non vedrei nulla di male se nel 2010, fermo restando il voto a Formigoni e Zaia nelle due regioni più importanti, per non rischiare di vedersi ribaltare il voto, in altre regioni, come Lazio e Calabria, si optasse per la eventuale candidatura della Destra Radicale (Fiamma Tricolore o Forza Nuova) o per una sana astensione.
Anche così si può aiutare Berlusconi a sconfiggere i suoi nemici esterni ed interni al Centro Destra.


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