Ciò che è bene per la sinistra è male per l’Italia. Ciò che è male per la sinistra è bene per l’Italia.

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Si devono intraprendere le guerre per la sola ragione di vivere senza disturbi in pace (Cicerone)

No alla deriva

No alla deriva
Diciamo NO alla deriva

12 novembre 2008

5 anni fa, Nassirya

Il 12 novembre 2003, al culmine della guerra contro il terrorismo, 17 militari e due civili furono assassinati a Nassirya da terroristi suicidi.
Sono passati cinque anni da allora e tante cose sono cambiate.
Anche se i pacifinti non lo ammetteranno ma, il mondo, oggi, è più sicuro e lo è grazie all’impegno voluto dal Presidente George W. Bush contro i terroristi assassini.
Un grande Presidente che con grande determinazione, nonostante la defezione di alleati anche importanti come la Spagna di Zapatero e l’Italia di Prodi, è riuscito prima a portare la guerra a casa del nemico, poi a costringere il nemico stesso ad una quotidiana fuga e lotta per la sopravvivenza, distogliendolo dalla programmazione di nuovi attentati a casa nostra, quindi ad estirpare l’erba cattiva, poco alla volta.
E l’elenco dei capi terroristi abbattuti o catturati si arricchisce ogni giorno di nuovi nomi.
In questo quadro anche l’Italia di Berlusconi e del Centro Destra ha fatto la sua onorevole parte e il sacrificio dei nostri Connazionali a Nassirya testimonia che la vittoria che si sta conseguendo sul terrorismo porta anche, un po’, la firma dell’Italia di Berlusconi, del Centro Destra e di tutti noi che NON partecipammo all’avanspettacolo delle lenzuola multicolore alle finestre ed alle marcette “della pace”.
Noi – e solo noi - che oggi possiamo ricordare a testa alta i nostri Caduti, il cui sacrificio non fu vano, ringraziandoli per quanto hanno fatto e promettendo solennemente di continuare in quello stesso impegno d’Onore, d’Amore e Ideale per il quale hanno donato il bene più prezioso: la Vita.


11 novembre 2008

Io e La Destra

A Roma si è svolto il primo Congresso Nazionale de La Destra, il movimento politico fondato da Francesco Storace.
Il resoconto puntuale lo si può leggere sul blog del mio amico Starsandbars che si iscrisse al partito già lo scorso anno ed era presente a Roma come delegato.
Io ho, invece, sostenuto e votato La Destra alle elezioni ma non mi sono mai iscritto, anche se ci sono andato vicino, perché è sempre accaduto un qualche fatto che mi ha bloccato in tale scelta.
Oggi non credo proprio che neppure voterei il movimento di Storace dopo che il 2 novembre ha scritto un post sul suo blog di simpatia per Obama, segno, dal mio punto di vista, che Storace è ormai prigioniero dell’ala estremista, nemici storici dell’America e, come tutti i nemici dell’America, ha sostenuto il candidato democratico.
Ma le ragioni essenziali della mia distanza da La Destra sono altre e ovviamente con riferimenti alla politica interna.
Nella mia idea, La Destra avrebbe dovuto essere un movimento di raccolta di tutti gli Italiani di Destra e Conservatori.
Italiani divisi tra vari movimenti sorti dall’azzeramento del vecchio MSI che, nella Destra, avrebbero dovuto trovare la loro casa comune.
Una Destra, quindi, di Valori, di Identità, di Radici, ma una Destra ancorata all’Occidente ed Atlantica.
Una Destra che sui temi etici (diritto alla vita, “unioni” omosessuali, droga) rappresentasse in sostanza la versione tricolore della analoga destra che esiste negli Stati Uniti e che, ugualmente, fosse una Destra proiettata verso il libero mercato nel rispetto dei principi della sussidiarietà e solidarietà (che non è assistenzialismo).
La mia Destra è una Destra “legge e ordine”, “disciplina e gerarchia”, “libertà e benessere”, se vogliamo parlare per slogan, quindi una Destra che ponga l’interesse degli Italiani innanzi a tutto in un quadro di stabili alleanza atlantiche.
Era il programma de La Destra/Fiamma Tricolore alle elezioni, dove ritrovavo anche un cavallo di battaglia liberale (la flat tax) e che avrei gradito fosse riproposto al Congresso.
Daniela Santanchè ci aveva provato a delineare questa Destra, naturalmente alleata del pdl, la creatura che Berlusconi aveva fatto nascere e per la quale aveva effettuato un ignobile voltafaccia dopo la caduta di Prodi, rifiutando l’apparentamento con la Destra e con l’ultimatum, opportunamente rifiutato, di confluirvi senza simbolo.
Le elezioni sono andate bene, con il conseguimento di novecentomila voti a pochi mesi dalla costituzione, ma hanno mancato il traguardo del quorum.
E lì sono cominciati i guai.
Ha rialzato la testa una piccola area estrema che, poco alla volta, con una campagna aggressiva ha monopolizzato il partito.
Probabilmente ci saranno state anche delle incomprensioni tra Storace e Santanchè, finchè, separandosi, ognuno dei due ha preso un indirizzo che, quando stavano assieme, riuscivano a coniugare con una risultante accettabile.
Così, invece, non è accettabile Storace circondato da pretoriani obamisti, anti Gelmini, anti berlusconiani e disponibili a preferire la sinistra – nostro nemico eterno – al pdl.
E non è accettabile Santanchè pronta a confluire nel “partito di centro, moderato e liberale”.
Il Congresso, ancorché Storace abbia ripreso l’idea della “casa comune” della Destra, non mi ha convinto.
L’esito conclusivo è stato alquanto deludente, romanocentrico, meridionalista, assistenzialista, incerto nella scelta di campo.
Non mi è piaciuto l’anteporre una esigenza di tecnica elettorale (la legge sulle europee) ad un processo di semplificazione del quadro politico.
Non mi è piaciuto per il socialismo accentuato di proposte che non tengono conto del fatto che qualcuno deve pagare per l’assistenzialismo che viene proposto e che la demagogia delle proposte non toglie voti alla sinistra e non ne fa acquisire alla Destra.
E’ evidente che la mia area politica di riferimento è quella de La Destra, della Fiamma Tricolore, di Forza Nuova, perché ritengo più rilevanti le questioni Ideali e dei Valori di una società, di quelle economiche, ma non rinuncio al mio essere atlantista, anche se con Obama non potremo più avere gli Stati Uniti come stella polare e, quindi, ci dovremo inventare un modo per proseguire nelle battaglie di Reagan e di Bush, che sono anche le battaglie per il nostro interesse, contro il terzomondismo e i rigurgiti di statalismo di cui l’unione europea è il principale tedoforo.
Di tutto questo non ho trovato traccia nel Congresso, anche se resta la dichiarazione di principio per cui in Italia è l’Italiano a dover essere anteposto a qualsiasi extracomunitario.
Ma la Lega lo dice meglio, con più efficacia, anche se poi razzola male (approvazione del trattato di Lisbona, accantonamento del progetto di introdurre il reato di ingresso clandestino, accantonamento del progetto di legge per fermare la costruzione di moschee …).
Mi auguro che Storace riesca ad unire i vari tronconi della Destra post missina e, contemporaneamente, ad isolare le frange estreme, che hanno la testa rivolta al passato – esattamente come gli antifascisti in servizio permanente effettivo – per poter costruire una Destra che sappia rappresentare quel mondo conservatore e, perché no ?, reazionario che intende restaurare una nazione forte, sicura, rigorosa, ordinata.
Nel frattempo io continuo a fare il battitore libero (che, poi, è anche il ruolo che preferivo quando giocavo a calcio e che ben poche volte ho avuto la soddisfazione di ricoprire).

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10 novembre 2008

Alitalia: paura confederale di contarsi

Lo avevamo scritto: la vicenda Alitalia è tutt’altro che chiusa.
Hanno provato a farcelo credere con l’accordo che ha visto ricompattarsi tutta la casta di potere: maggioranza di governo, opposizione di sinistra, imprenditori pronti a socializzare le perdite e privatizzare gli utili e sindacati confederali.
Tutti assieme appassionatamente per l’affare del secolo, una compagnia aerea di prestigio, dalla quale venivano rimossi i debiti e i settori in perdita (accollati ai cittadini e contribuenti italiani sotto forma di “bad company”) e dalla quale una nuova società, costata una cicca, incamerava solo la polpa.
Un affarone che presupponeva il complice silenzio delle organizzazioni sindacali.
Hanno fatto male i loro conti.
Se i confederali si sono prontamente prestati al gioco (persino la cgil – che pure in questi giorni è scesa in trincea e calzato l’elmetto – a dimostrazione di quanto grandi siano gli interessi in ballo) i sindacati autonomi di categoria e le associazioni professionali si sono opposti, fedeli al loro ruolo di vero sindacato non inquinato dalle collusioni partitiche, ottenendo un successo che va ben oltre le loro aspettative, tanto da essere obbligati a fare da pompieri nei confronti di una categoria arrabbiata e già attiva nel porre in essere forme di contestazione contro la non ancora esercitante Cai.
Con una sicumera degna di miglior causa (ma, soprattutto, di una causa giusta e non sbagliata come quella che sostengono) l’amministratore delegato di Cai Rocco Sabelli e l’inadeguatissimo ministro Altero Matteoli, hanno respinto ogni ipotesi di aprire un dialogo, una vera trattativa, con chi sta dimostrando di essere rappresentativo della categoria: i sindacati autonomi e le associazioni professionali.
La trimurti confederale, per l’occasione puntellata dall’Ugl, aspetta e spera.
Spera che non si vada ad una “conta” che dimostrerebbe che non sono in grado di far volare Alitalia senza la partecipazione determinante dei sindacati, quelli autonomi, veramente rappresentativi.

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09 novembre 2008

9 novembre 1989: non dimenticare la barbarie comunista

Nella notte tra il 9 e il 10 novembre 1989 il mondo divenne migliore.
Il muro di Berlino, l’odioso simbolo della divisione tra il Mondo Libero e quello comunista veniva sgretolato da una folla che, non più trattenuta dai vopos, si ricongiungeva con i fratelli separati (e più fortunati) di Occidente.
La data, l’evento sono un simbolo e rappresentano la ritrovata Libertà non solo di un Popolo, quello tedesco, ma anche la fine di un incubo globale, di una barbarie, del più feroce e sanguinario sistema politico che mai abbia insudiciato la nostra terra: il comunismo.
E’ vero, restano ancora – purtroppo – alcune nazioni rette da regimi comunisti (Cina, Cuba, Corea del Nord su tutte) che, però, sono state costrette ad accettare sistemi e correttivi occidentali che le porteranno ad abbattere, violentemente o meno non siamo in grado di prevederlo, il regime.
Forse ci sarà bisogno di “una spintarella” perché ciò accada, ma che accada è nelle carte della Storia.
La caduta del muro non riguardò solo la Germania, ma fece da volano per tutta una serie di ritrovate libertà nell’est europa, fino alla Grande Madre Russia, ora pienamente riconquistata al ciclo virtuoso del progresso globale, con l’importante apporto della sua rinnovata e ritrovata Tradizione che sarà sicuramente utile nel momento in cui la nazione fino ad oggi guida dell’Occidente mostra segni di decadenza, prima di tutto morale e diviene una pericolosa ed inquietante incognita politica.
Il 9 novembre fu, dal Governo Berlusconi nel 2005, proclamato Giornata della Libertà.
Non è un caso che quando tutte le “giornate” e le ricorrenze (e sono tante !) fissate nel mondo vengono celebrate con rulli di tamburi e solenni quanto retorici discorsi, proprio questa, che per noi contemporanei, per noi che abbiamo vissuto il “prima”, il “durante” e il “dopo” caduta del muro rappresenta una svolta epocale, sia trascurata e i giornali radio, stampa e telegiornali non ne diano alcun conto.
Spiace anche rilevare come, salvo errore, neppure chi questa ricorrenza ha fortemente voluto, Silvio Berlusconi, se ne sia ricordato (forse è preoccupato di mostrarsi poco “di centro, moderato e liberale” ?).
Ebbene questo post, unitamente al collegamento agli analoghi interventi di questo blog svolti nel 2005, 2006 e 2007, vuole essere un filo conduttore di una memoria che non dovremo mai tradire.
Non dobbiamo dimenticare, perché una barbarie come il comunismo si estingua ovunque, al più presto e mai più calpesti la nostra Terra.

9 novembre 2005
9 novembre 2006
9 novembre 2007


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07 novembre 2008

Le abituali sciocchezze dei "politicamente corretti"

Silvio Berlusconi è un noto “battutista”.
E’ uno dei suoi pregi e, per tale motivo, è un cruccio per i grigi burocrati della sinistra, dalla faccia perennemente triste e vagamente iettatoria.
L’ultima battuta Berlusconi l’ha fatta in Russia commentando il fatto che le due grandi potenze mondiali, Russia e Usa, hanno ora un presidente giovane ed ha definito il democratico eletto in America “giovane, bello e abbronzato”.
Apriti cielo !
Una cascata di critiche inviperite, per la “mancanza di rispetto” che avrebbe danneggiato l’Italia.
Perché lo ha definito “giovane” ?
No, visto che un quarantenne è oggettivamente tale.
Perché lo ha definito “bello” ?
Ecco, io lo criticherei per questo perché, pur non essendo esperto della bellezza maschile, non riuscirei certo a definirlo tale (come non posso definire né bella, né elegante la moglie e qui il mio giudizio è di gran lunga più attendibile, ancorchè fortemente soggettivo e influenzato dai miei criteri di bellezza femminile).
Le critiche a Berlusconi sono piovute perché lo ha definito “abbronzato”.
Una simpatica battuta con la quale ha cercato di esorcizzare la prima volta di un negro in quel ruolo.
Una battuta che, evidentemente, ha toccato un nervo scoperto e chi non si è curato di offendere George W Bush senza curarsi di danneggiare gli interessi dell’Italia, chi non si è minimamente curato di offendere il Papa Benedetto XVI (con ciò offendendo milioni di fedeli), pretende di mettere in una teca quell’Obama che, solo e soltanto per il colore della sua pelle, deve essere, secondo una evidente concezione unilaterale e alquanto singolare della satira, esente da critiche, da ironie, da satira.
Vorrei dire ai sacerdoti del “politicamente corretto” di rassegnarsi.
A chi è all’opposizione (ed io sono all’opposizione rispetto alla “nuova” America) resta il diritto inalienabile alla satira, alla battuta, all’ironia.
E se voi l’avete usata e la usate contro Bush e il Papa, contro Berlusconi e Sarkozy e Putin, altri possono bene usarla nei confronti del vostro nuovo eroe.
La battuta di Berlusconi, poi, non faceva altro che evidenziare un dato di fatto oggettivo che neppure attraverso le vostre lenti distorte è possibile negare: Obama è abbronzato, moooolto abbronzato, anche se magari preferisce la montagna al mare …

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06 novembre 2008

Da che parte sta Fini ?

Leggo una notizia di agenzia.
Fini, quello del pdl “comica finale” e dal pdl eletto presidente della camera dei deputati, si lamenta perché la commissione bilancio ha passato la finanziaria senza esame di emendamenti (in un’altra versione ho letto senza approvare emendamenti) e,quindi, senza alterare il testo proposto dal governo.
A me sembra una bella notizia e sarebbe ancor più bella se, per la prima volta, si evitasse il cosiddetto “assalto alla diligenza” e si approvasse, finalmente, una finanziaria nella integrale versione del governo che, in tal modo, si assume l’intera responsabilità della conduzione economica e non potrà trovare la scusa delle modifiche parlamentari, che immancabilmente stravolgono, con i relativi danni, l’impianto studiato.
Non solo, ma se la finanziaria dovesse essere per la prima volta approvata senza modifiche, potremo vederne effetti (che si sperano positivi) derivanti dall’aver evitato compromessi ed improbabili ricorsi a “coperture” fittizie e inventate all’ultimo momento.
Se questo accadesse, anche a seguito di un voto di fiducia, il governo avrebbe messo un primo tassello, nei fatti, ad una riforma di questa farraginosa, ottocentesca liturgia che è l’approvazione del bilancio dello stato, con benefici sia per l’attività parlamentare che per la coerenza delle norme redatte.
E’ ovvio che l’opposizione si lamenti, perché il non riuscire a mettere i bastoni fra le ruote del governo la impaurisce: non sia mai che Berlusconi riesca a far funzionare la macchina dello stato !
Molto meno ovvio che a cercare di mettere i bastoni fra le ruote del governo sia uno dei maggiori beneficiati dalla maggioranza parlamentare esistente.
La domanda del titolo, quindi, è pertinente: da che parte sta Fini ?
Mi sono da tempo convinto che Fini stia solo dalla parte di Fini e pensi solo alla carriera di Fini ed al futuro di Fini.
Non so se ambisca alla poltrona di Berlusconi o a quella di Napolitano, ma è certo che il suo atteggiamento spalleggiatore della sinistra è alquanto sospetto.
Forse cerca di accaparrarsi i voti per il Quirinale, forse cerca di impedire, solo per invidia, che Berlusconi riesca nel suo titanico sforzo di mettere in ordine le questioni dello stato.
Resta il fatto che Fini, con questa sua uscita estemporanea, è entrato a gamba tesa contro il governo e la sua stessa maggioranza, in pratica evocando i vecchi “franchi tiratori” o, comunque, un atteggiamento ribellistico da parte dei parlamentari della maggioranza, con la riedizione dell’assalto alla diligenza (cioè al denaro di tutti noi), paralisi istituzionale, norme raffazzonate e prive di coerenza logica.
Mi auguro che Fini non venga ascoltato.
Mi auguro anche che Berlusconi si sia pentito – viste le continue punture di spillo che il suo colonnello gli infligge – dall’avergli dato retta escludendo la Destra dalla coalizione.

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05 novembre 2008

America addio. Forza Putin

Il suicidio è compiuto.
Grazie ad una scelta inaspettatamente masochista, inquinata dal “politicamente corretto” di una canea mediatica tutta schierata a senso unico, gli Stati Uniti abdicano alla leadership dell’Occidente che fino ad oggi (e fino alle ore 12 di Washington del 20 gennaio 2009) detenevano (deterranno) in modo indiscusso.
Gli americani hanno eletto il loro Odoacre e “ucciso” il loro Oreste decretando la fine del loro imperium.
Il risultato di queste elezioni impedisce ora di volgersi a Washington per avere risposte, in linea con i Valori della nostra Tradizione, alle sfide che vengono lanciate alla nostra Civiltà.
L’elezione di un elemento le cui radici sono ben lontane da quella Civiltà e quella Cultura che ha nella Romanità e nella Cristianità le sue fonti e nell’Europa la sua culla, mi inducono a rivolgere altrove la mia attenzione per continuare una battaglia che rispetti una Tradizione, rigettata dal voto americano.
Il pericolo davanti al quale siamo ora posti è che da Washington arrivino input distruttivi per la nostra Civiltà, visto che il nuovo presidente discende da un padre africano e da una madre ultra liberal che abbandonò persino il suo paese di cui ne disconosceva, con la politica, l’intima essenza e c’è da domandarsi con preoccupazione quanto i suoi genitori saranno presenti – inquietanti ombre – nelle sue scelte.
Ugualmente della moglie si conoscono, prima di essere candidata a diventare first lady, giudizi fortemente negativi verso gli Stati Uniti, disprezzando quindi quella nazione – ma soprattutto le sue radici e origini - di cui suo marito sarà purtroppo presidente.
Lo stesso neo eletto ha manifestato tendenze inequivocabilmente socialiste, con frequentazioni ambigue quando non pericolose e sospetti di simpatie musulmane.
Ci sono tutti gli ingredienti per fare una miscela esplosiva che potrebbe distruggere l’Occidente e il benessere di tutti noi, soprattutto con un presidente ambizioso, inesperto, obbligato a dimostrare di essere e di esserci, più di qualsiasi altro suo predecessore e, nel contempo, rappresentante di una tradizione che non è quella che ha fatto grandi gli Stati Uniti.
Tutti coloro che hanno a cuore le sorti di quella Civiltà che si è snodata da Roma a Washington, passando per il glorioso periodo imperiale Britannico e la stagione del Colonialismo europeo (quando l’europa era l’Europa) devono ora guardare oltre questa sconfitta, facendo quadrato attorno all’ultimo baluardo di una Civiltà affine, quella Russa, che, anche se solo di recente, ha riscoperto il valore della Tradizione.
Gli Americani hanno preferito scegliere il candidato amato dai loro nemici e rifiutare quello che avrebbe rinnovato la fiducia dei loro amici e meritano di non avere più amici, perché quelli di sempre guarderanno altrove e, come sempre avviene, i vecchi nemici resteranno tali, pronti a bruciare la loro bandiera.
Putin non è la scelta migliore e non sarebbe la prima scelta.
Per ora è l’unica scelta che ci è rimasta.

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04 novembre 2008

4 novembre 1918-2008:la Vittoria ha 90 anni

Il 4 novembre 1918 i comandanti “di quello che fu uno dei più potenti eserciti del mondo” furono costretti a firmare l’armistizio, la resa al Regio Esercito Italiano che, dopo oltre tre anni di guerra (dal 24 maggio 1915) vinse, meritando all’Italia il ricongiungimento con Trento, Trieste e poi anche Fiume e l’Istria.
Fu la prima, più grande Vittoria della nostra Patria, la cui storia unitaria è relativamente recente che non ci consente di registrare molte vittorie militari ( a memoria, oltre alla Grande Guerra, direi la Conquista dell’Impero nel 1936, considerando che le altre nostre Colonie furono conquistate, a fatica, ma senza guerre particolarmente importanti, mentre la Seconda e la Terza Guerra di Indipendenza furono vinte soprattutto grazie alle alleanze con Francia e Prussia).
Il 4 novembre dovrebbe quindi essere una data ricordata e celebrata più di ogni altra, perché definisce una nazione che sa anche vincere, da sola, una guerra, reagendo a rovesci che avrebbero potuto metterci in ginocchio.
Purtroppo i nipotini di chi, nel 1915, si oppose all’entrata in guerra (la solita sinistra antinazionale) sono riusciti nel loro intento di relegare il 4 novembre ad una Festa di serie “b”, addirittura dirottando il giorno festivo tra le “ex” festività, preferendo celebrare una sconfitta come quella patita al termine della seconda guerra mondiale.
Eppure il 4 novembre, quando ero bambino soprattutto, ma anche per tutti gli anni del liceo, era celebrato nel modo giusto: giornata festiva a tutti gli effetti, film e sceneggiati in tema, nelle scuole i bambini imparavano a cantare i Canti della Patria (la Bandiera Tricolore, il Piave, l’Inno di Mameli …), le caserme si aprivano per le visite dei civili.
Mi ricordo che in televisione, nello sfuocato bianco e nero dell’epoca, per anni veniva riproposto un film che raccontava la vita di una famiglia residente vicino al fronte, da Caporetto a Vittorio Veneto.
E il 4 novembre era un appuntamento fisso andare con mio padre alla vicina caserma, rimanere entusiasta di tutte quelle armi vere, ma, soprattutto, pazientare in fila per poter salire sul carro armato, ignaro del fatto che il servizio militare lo avrei poi realmente svolto in Cavalleria, con un Leopard sempre sotto il sedere (nella foto sono sul carro in dotazione e con il mio equipaggio).
Era bello e anche educativo per noi bambini, ricordare quanti sconosciuti, hanno rischiato e perso la vita per la nostra Patria.
Essere istruiti ad amare questa terra che è nostra e che non dobbiamo svendere nel nome di una malintesa multiculturalità.
Allora c’erano pochi “obiettori” e credo che anche adesso, terminato l’obbligo di leva, il servizio civile muoia con il servizio di leva obbligatoria.
La sinistra, sotto questo profilo, ha vinto la sua battaglia distruttiva, lacerando un tessuto unitario faticosamente costruito, demolendo gli antichi studi e sostituendo mitologie inventate a tavolino, alle reali imprese eroiche che andrebbero ricordate per sempre.
E’ un altro motivo per essere ostili ad una sinistra che, oggi, si propone di aprire la nostra terra agli stranieri, dopo che centinaia di migliaia di Italiani sono morti perché “non passa lo straniero”.
Ed auspicando il pieno ripristino del 4 novembre come Festa Nazionale effettiva (e potrebbe anche essere “LA” Festa Nazionale) , la Memoria e il significato di quella Vittoria possono essere onorati solo continuandone l’ideale che può essere sintetizzato in un “l’Italia agli Italiani”.


4 novembre 2005
4 novembre 2006
4 novembre 2007


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03 novembre 2008

L’assist di Berlusconi alla triplice confederale

Alitalia non è una partita chiusa.
I sindacati autonomi di categoria e le Associazioni Professionali, trovatisi davanti ad una proposta di contratto inaccettabile, soprattutto per le interpretazioni di parte dell’accordo in precedenza sottoscritto (come spesso fanno i datori di lavoro), hanno negato il loro consenso.
Abbiamo quindi assistito ad un continuo succedersi di “bastone e carota” nei loro confronti, minacce e lusinghe, appelli e ultimatum.
Al momento in cui scrivo non so cosa porterà l’assemblea di oggi a Fiumicino, ma si possono già trarre alcune lezioni dalla vicenda.
Berlusconi, pur di legare il suo nome al “salvataggio” di Alitalia non ha esitato ad accollare allo stato italiano, cioè a noi contribuenti, gli oneri della “bad company”, violando quello che è uno dei principi fondamentali di una sana amministrazione statale.
Berlusconi, pur di mandare avanti il progetto Cai, ha riconosciuto alla trimurti confederale (cui si è aggiunta ormai da tempo una irriconoscibile e indifendibile Ugl) di una rappresentatività che in molte categorie non ha, che però ha sempre preteso, con un assist straordinario a Epifani & Co.
Poteva essere l’occasione per riportare i confederali a più miti consigli e invece …
La resistenza dei sindacati autonomi di categoria ha svelato il bluff di Cai che aveva messo come clausola sine qua non, la firma del contratto da parte dei sindacati.
Invece i sindacati più rappresentativi non hanno (finora) firmato e Cai ha presentato ugualmente l’offerta.
Segno inequivocabile che l’affare c’è, eccome.
Solo che è indirizzato a pochi, mentre tutti noi pagheremo il loro guadagno.
Non si tratta di “capitani coraggiosi” perché il loro rischio è limitato all’investimento iniziale che sarà presto ben ricompensato dalla parte succosa e produttiva di Alitalia, visto che i debiti ce li siamo accollati noi cittadini e contribuenti.
Non mi dispiacerebbe se i sindacati di categoria e le Associazioni Professionali andassero a “vedere” le carte di Colaninno & Co., proclamando uno sciopero per il 1° dicembre, primo giorno di attività di Cai.
Come volerebbero gli aerei ?
Sospinti dall’aria mossa dalle chiacchiere dei confederali ?


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02 novembre 2008

Troppa informazione, troppo contraddittoria, troppo ansiogena

In attesa di conoscere se gli Stati Uniti saranno ancora d’America o diventeranno d’Africa, fermiamoci un attimo a riflettere sul bombardamento di notizie, dati, cronache, commenti, discussioni che da qualche anno stanno piovendo in modo convulso sulla nostra testa.
Per ogni refolo di vento si aprono discussioni interminabili, in cui ognuno dice la sua e non si sposta di un millimetro dalle posizioni iniziali.
Si discute, si sfornano dati e quando la parola passa all’interlocutore, ecco che piovono altri dati totalmente contraddittori con quelli precedentemente forniti.
Quanti sono i telegiornali ?
Dieci ? Venti ? Cento ?
Se contiamo le televisioni nazionali ne abbiamo almeno 8.
Ma ogni emittente, anche locale, ha il suo.
E quanti i quotidiani ?
Cento ? Mille ?
Se leggete le prime pagine dei giornali, le notizie sono sempre quelle, i commenti pure.
Non riscontro grande differenza tra Repubblica, il Corsera, la Stampa da una parte, il Giornale e Libero dall’altra.
Se Berlusconi e Veltroni hanno fatto la campagna elettorale sulla base del “due (partiti) è meglio” perché altrettanto non potrebbe essere per quotidiani e telegiornali ?
Uno di Destra ed uno di sinistra.
E le associazioni dei consumatori ?
Io ne ho contate 21, ma potrei sbagliarmi … per difetto.
Ed ognuna che sgomita per avere spazi al grido “i meglio der bigonzo siamo noi”.
Dei sindacati inutile dire, le loro azioni si commentano da sole (e non in modo positivo, soprattutto quando, come la cgil, calzano l’elmetto e scendono in trincea appena al governo arriva Berlusconi).
Ma tutti questi (stampa, televisione, associazioni) ci stanno bombardando con notizie, dati e fanno notizia quelle più rivoltanti (vermi nei formaggi, topi nelle bevande) o quelle più catastrofiche (nessuno, sul catastrofismo, però riesce a superare gli ecoambientalisti ormai specialisti nel profetizzare sciagure immani).
Se esce una proposta intelligente, non dicono “bene”, ma subito fanno a gara a chi rilancia di più, come a poker, solo che giocano con i nostri soldi.
Come il prestito che Berlusconi ha proposto a chi ha figli.
A me sembra una proposta sensata ed educativa (purchè, ovviamente, sia indirizzata solo agli italiani !).
Sensata perché consente alle famiglie giovani di affrontare le spese derivanti dall’aumento dei componenti e da tutto quel che ne consegue, avendo alle spalle lo stato che le sostiene.
Educativa perché evita di proiettare l’idea che tutto sia dovuto, senza doverlo restituire e, così, il concetto del prestito da restituire rende più responsabile l’uso di quei denari (che sono di tutti noi).
E’ un concetto che potrebbe essere ripreso per favorire gli studenti “capaci e meritevoli”, esattamente come accade negli Stati Uniti (ancora d’America) dove vengono erogati prestiti finalizzati allo studio che saranno poi restituiti con i primi guadagni.
Si incentiva lo studio, si consente a chi ne ha le capacità e la voglia di proseguire negli studi e lo stato non perde nulla.
Eppure la proposta di Berlusconi è stata criticata e i soliti statalisti assistenzialisti hanno rilanciato perché l’erogazione deve essere a fondo perduto, e tanti saluti all’utilizzo oculato e parsimonioso dei denari di tutti.
C’è una interessante trasmissione su Sky alle 18,35 che tratta di economia.
Ma, porca miseria, possibile che gli “esperti” che ci propinano la loro scienza non siano mai tra loro d’accordo ?
Per forza che qualcuno – ora Tizio, ora Caio - ci prende in ogni circostanza, diventando il “guru” del momento !
E possibile che non riescano ad individuare dati oggettivi, ma, a seconda di quel che vogliono dimostrare, citano questa statistica, piuttosto che quella ?
Mi sembra di vedere, in ogni settore, tanti piccoli veltroncini con i loro “ma anche”.
Anche nella sanità.
Possibile che il medico di base ci faccia fare un esame, poi un altro ancora, poi ancora e non dica mai : è così !, come faceva il medico condotto di una volta, che ricordo da bambino, quasi con una semplice occhiata ?
Ed è possibile che le nostre città siano sempre più inquinate quando ormai lo “smog” è un lontano ricordo di tempi in cui molti ecoambientalisti, che si stracciano le vesti per il loro presunto inquinamento, neanche erano nati ?
O non è piuttosto che con le moderne tecnologie, sempre più perfezionate e potenti, si trova sempre qualcosa ?
Come nell’esempio che porta Lomborg nel suo saggio “L’ambientalista scettico”, quando scrive che se ci guardiamo le mani dopo essercele lavate ci sembrano pulite.
Ma se le guardiamo con il microscopio vediamo dei germi, allora le laviamo meglio.
Usando però un microscopio più potente vediamo altri germi e così all’infinito.
Allora non sarebbe il caso di ridurre il bombardamento mediatico, che provoca, con le notizie “gridate” per “fare ascolti”, un crescente stato d’ansia ?
Non è difficile.
Basta con i contributi alla stampa: scommettiamo che molti quotidiani chiuderebbero ?
Basta con le trasmissioni di “approfondimento” tanto inutili quanto ansiogene e seminatrici di odio tra le parti.
L’informazione solo nei telegiornali, magari, come quando c’è uno sciopero dei giornalisti, la sola notizia, senza commenti.
Se uno vuole i commenti li legga sui giornali, con la possibilità di rileggere e meditarci sopra, senza subire una sorta stress informativo con tutte le comunicazioni che, a mitraglia, vengono canalizzate dalla televisione.
Scommettiamo che vivremmo tutti meglio, più felici ?
In fondo a cosa servono le elezioni se non ad eleggere quelli che devono occuparsi degli affari pubblici ?
Se dobbiamo continuare a preoccuparcene ancora noi, dopo aver votato, a cosa serve eleggere un parlamento che esprime un governo ?
Non credo che quella che stiamo vivendo sia proprio “democrazia”.
Polibio la chiamerebbe “oclocrazia”, più prosaicamente io la chiamo “anarchia”.
Alla quale è da porsi fine se vogliamo avere un futuro come nazione.

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