Ciò che è bene per la sinistra è male per l’Italia. Ciò che è male per la sinistra è bene per l’Italia.

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Si devono intraprendere le guerre per la sola ragione di vivere senza disturbi in pace (Cicerone)

No alla deriva

No alla deriva
Diciamo NO alla deriva

12 settembre 2007

L'inverno del generale scontento

Fulvio Conti, amministratore delegato dell’Enel, ha dichiarato che il prossimo rischia di essere un inverno da passare al freddo e al buio e ha anche individuato come concausa di tale possibilità, una errata interpretazione sugli stoccaggi da parte del ministero dell’ambiente.
Errata interpretazione o interpretazione ideologica ?
Già, perché quel ministero è occupato (temporaneamente) da tale signor Alfonso Pecoraro Scanio, ecoambientalista, capo dei Verdi, principali responsabili della sciagurata scelta di abbandonare la virtuosa strada delle centrali nucleari.
Sull’onda emotiva di Chernobyll, nel 1987 fu promosso un referendum che, nella pratica, costrinse a chiudere le centrali nucleari già esistenti (Corso e Montalto di Castro) e rinunciare all’uso di tale pulita energia.
I verdi promossero il referendum, ma furono praticamente sostenuti da tutta la sinistra (e la rinuncia vile a contrastarli dei partiti allora di governo) e il Popolo Italiano si lasciò convincere.
Adesso ne paghiamo il conto.
Due volte.
Lo paghiamo a chi, avendo costruito quelle centrali (come Francia e Svizzera) possono venderci il loro surplus di energia al prezzo che fa il mercato e lo paghiamo nell’arretratezza del nostro sistema di approvvigionamento energetico che fa sì che ad ogni stormir di fronda in quell’ambito i primi ad esserne danneggiati, perché gravemente in ritardo, siamo noi.
Vorrei qui ricordare le panzane catastrofiste che, anche all’inizio di questa estate, avevano suonato le campane a morto parlando di siccità e dando spazio a pittoreschi signori – di cui non faccio il nome sia per evitare loro pubblicità, sia per evitare che i loro parenti se ne debbano ulteriormente vergognare – che proponevano di ridurre l’igiene personale, l’uso dello sciacquone, in pratica suggerivano di trasformare l’Italia in una cloaca e le persone in barbari primitivi.
Ebbene, questi signori che non vogliono il benessere dei cittadini, non vogliono che si usino condizionatori d’estate e riscaldamento d’inverno, hanno piazzato un loro uomo al ministero dell’ambiente, da dove può demolire ogni iniziativa (persino le pale eoliche non vanno bene agli ecoambientalisti !!!) tesa a racimolare un po’ di energia.
Così la “errata interpretazione” è ragionevole pensare che sia figlia di una impostazione ideologica che preferisce riportarci all’epoca delle caverne e non proiettarci in pieno terzo millennio.
E ci stanno riuscendo.
Infatti al richiamo preoccupato dell’amministratore dell’enel, rispondono blaterando di “risparmi”, non di come poter incrementare la produzione di energia, ma di risparmi, cioè di sacrifici, di penalizzazione, di miseria.
E l’immagine dell’inverno al freddo e al buio evocata dall’amministratore delegato dell’enel è rappresentativa dell’Italia sotto la sinistra.
Un’Italia stanca, sfiduciata, scontenta.
Vessata di balzelli e di gabellieri che tolgono anche quel poco che si ha e, in aggiunta, con ministri dalla vocazione penitenziale (per gli altri !) che all’annuncio di possibili carenze di energia, chiedono ulteriori sacrifici.
Se il prossimo sarà l’inverno del generale scontento, l’auspicio non può che essere in una primavera di rivincita che possa spazzar via una sinistra che sembra godere nello spingere verso la miseria e la povertà gli Italiani e non ha altre parole d’ordine se non: tasse e sacrifici.

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11 settembre 2007

11 settembre 2001 - 11 settembre 2007

L’11 settembre è ormai diventata la data che può indicare l’inizio della guerra mossaci dall’insorgenza musulmana.
A sette anni di distanza dall’assassinio di 3.000 civili a Washington, New York e sui cieli Americani c’è ancora chi si ingegna a inventarsi trame oscure da parte delle stesse vittime.
E’ una ottusa manifestazione di odio antiamericano, ideologia preconcetta e, soprattutto, incosciente leggerezza nel considerare la minaccia islamica.
L’11 settembre poteva essere la data simbolo in cui un Occidente unito avrebbe sradicato il fanatismo islamico.
Poteva essere, ma non è stata per la miopia di alcuni governanti occidentali (in primis Chirac e Schroeder) seguiti dalla pusillanimità di chi sembra abbia perso la voglia di combattere per Valori e Ideali di alto profilo.
La liberazione dell’Iraq, che seguiva quella dell’Afghanistan, la cattura e la giusta esecuzione di Saddam, sono state tutte occasioni mancate, perché da ognuna di esse un Occidente unito avrebbe potuto domare gli spiriti ribelli e pacificare, nell’interesse comune, una intera area geopolitica.
Le divisioni ci hanno invece portato al sacrificio di migliaia di vite dei “nostri” soldati, mandati allo scoperto per cercare di svolgere operazioni “pulite” nella bonifica dei territori liberati e, quindi, con una minore efficacia accompagnata a costi di gran lunga maggiori rispetto ad azioni meno precise ma più penetranti.
Siamo così, a sei anni di distanza, ad interrogarci sull’islamizzazione dell’europa che trova la sua punta dell’iceberg con il divieto a manifestare a Bruxelles imposto da un sindaco socialista.
A sei anni di distanza il pericolo del terrorismo islamico è diminuito esclusivamente grazie al sacrificio degli Americani, degli Australiani e degli Inglesi ed alla perseverante determinazione del Presidente George W. Bush, del Premier Howard e del Premier Blair, autentici leaders del Mondo Libero Occidentale.
Ma per colpa degli Chirac, degli Schroeder, degli Zapatero, dei Prodi, il terrorismo islamico non è ancora sradicato come avrebbe potuto essere.
La speranza che mi sento di esprimere in questo anniversario è che il prossimo presidente degli Stati Uniti prosegua la politica del Presidente Bush e possa agire con più efficacia (cioè usando tutta la forza di cui dispone l’Occidente e nell’unità dello stesso) contro l’insorgenza islamica, prima che questa rialzi la testa e riporti l’attacco nel nostro giardino di casa.
Solo così i Morti dell’11 settembre 2001 saranno onorati e troveranno pace.

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10 settembre 2007

W la sQuola

10 settembre.
In alcune regioni inizia la scuola e da oggi al 18 (ultima la Sicilia) la ripresa sarà generalizzata.
Ai miei tempi la data era unica per tutti: 1° ottobre.
Poi magari le classi venivano “sgranate” in due o tre giorni, ma il 1° ottobre era la data certa.
Il primo ottobre era già autunno, qualche piovosità, l’aria decisamente più fresca.
Non so a chi sia venuto in mente di anticipare alla metà di settembre, ma nel clima di sana reazione che si respira, non guasterebbe riproporre anche la vecchia data, cara alla mia generazione.
Ma la scuola oggi riapre i battenti sull’onda di una novità: la sinistra, con un triplo carpiato, ribalta completamente i suoi presupposti di sempre e, dimostrando che arriva sistematicamente in ritardo, accentua il carattere selettivo dell’istruzione già insito nella Riforma Moratti.
Così, dopo aver distrutto la scuola pubblica, adesso, con i buoi già fuggiti, cerca di correre ai ripari riproponendo l’insegnamento delle tabelline, della storia e della grammatica.
Ma l’anima ideologica della sinistra, anche quando cerca di ravvedersi dai propri errori, emerge sempre e così, ripropone lo studio, scartando le tre “i” della Riforma Moratti che cercava di restituire dignità allo studio ed alla funzione sociale della scuola pubblica.
La sinistra non ha mezze misure e il cattocomunista ministro temporaneo per l’istruzione non fa eccezione.
Invece di proseguire nel recupero degli studi vecchia maniera senza eliminare le buone novità introdotte dall’unica riforma attuata dopo la Gentile del 1923, la sinistra opera come già agirono, con i risultati che abbiamo sotto gli occhi, i ministri della lunga lista che inizia con Fiorentino Sullo (“riformatore fasullo” si rimava allora) e prosegue con i vari Misasi, Gui, Malfatti (nomen omen), Falcucci.
Innestare in un quadro compiuto elementi a se stanti, senza un progetto generale, dimenticandosi che la scuola non può essere svilita in laboratorio o in bacheca per le ambizioni personali di ministri transitori, ma deve essere trattata con la cautela e la prudenza che si devono riservare a chi deve formare le future generazioni, significa danneggiare quel che si è riusciti a realizzare con una faticosa riforma, la prima, vera riforma della scuola, dopo 80 anni.
Per questo la Riforma Moratti, organica, completa, non andava parzialmente ritoccata ma, se non piaceva, integralmente sostituita da un progetto compiuto (che comunque tenesse conto che viviamo nel terzo millennio) ma che, evidentemente, la sinistra non possiede.
E non lo possiede perché naviga a vista, accorgendosi dopo 30 anni dei propri errori, cercando di rimediarvi ma, come dice il noto proverbio veneto: è peggio la toppa del buco.
Infatti a chi la sinistra affida il ripristino degli studi severi ?
A professori usciti dalla bolgia del ’68, dei “sei” e dei “diciotto” “politici”.
Ad una classe insegnante svilita e mal pagata, quindi un rifugio per aspiranti lavoratori a “part time” come si evidenzia dall’incremento abnorme del personale femminile.
Una scuola alla quale vengono persino caricati compiti non suoi, come il rilascio del “patentino”, l’insegnamento della “legalità” (?) o l’integrazione obbligatoria in classi miste, dei figli degli extracomunitari che, nella loro ignoranza della nostra lingua, rendono ancor più lento e arduo il cammino dei nostri figli verso una reale istruzione di base.
E non manca, nelle “novità” del cattocomunista Fioroni, il ripristino del “tempo pieno”, utile solo a creare una fittizia occupazione e mantenere in piedi il carrozzone dell’istruzione, con le sue graduatorie burocratiche, supplenze, amarezze.
Dove potrà portare questa scuola se non ad un malinteso senso dell’istruzione che induce solo a rifiutare lavori manuali, per pretendere una scrivania ?
La selezione – necessaria nella vita e nella scuola – era utile per indirizzare i ragazzi verso l’attività che meglio poteva valorizzare le loro capacità.
E non c’era nulla di male a terminare gli studi senza un diploma o una laurea.
Non siamo tutti uguali e non possiamo diventarlo per un tratto di penna di un ministro della pubblica istruzione.
Questo era lo spirito che ho conosciuto nella scuola (almeno elementari e medie) che ho frequentato io e che ritengo debba essere ripreso sviluppando i temi della Riforma Moratti, non innestando elementi che ne annullano le novità senza neppure averle testate sul campo e ripetendo gli errori compiuti dal 1968 fino al 2001.
E leggendo le cronache della scuola (e dalla scuola) non posso che rivolgere un grato pensiero a Chi mi ha concesso di formarmi in una scuola che, ancora, conosceva e praticava i metodi “antichi”.

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09 settembre 2007

Una Destra dai colori forti e dai confini netti

I giornali, soprattutto Libero , sono pieni di articoli che illustrano con dovizia di particolari, i presunti retroscena del nuovo Centro Destra, i pensieri del Presidente Silvio Berlusconi, i timori dei peones alimentati da quegli stessi articoli, le invidie, l’arme, gli amori e le secrete cure …
Poiché la mia opinione è che nel Centro Destra, come in Casa Savoia, si comandi uno alla volta e il Capo è Silvio Berlusconi, lascio a lui le cure e le scelte per trovare la formula e i cavalli migliori per abbattere Prodi e ricominciare da dove avevamo lasciato – erroneamente senza combattere – la notte del 10 aprile 2006.
Per quanto mi riguarda mi diletterò, quando ne avrò voglia, tempo, ispirazione e non sarò allettato da notizie di attualità, a delineare la Destra che sogno.
Una Destra che sia, come ho scritto nel titolo, dai colori forti e dai confini netti, perché l’identità di un progetto deve emergere senza preventive autocensure o compromessi, ma che, al tempo stesso, sia aperta ai contributi esterni e a percorsi – brevi o lunghi – comuni con chi, propriamente di Destra non è.
Non c’è nulla di male se per un tema, per una serie di proposte, ci si ritrova assieme a centristi, democristiani, sinistra democratica (che nulla ha a che vedere con il partito presunto democratico o con gli scissionisti di Mussi), l’importante è sapere che il nostro progetto si basa su Valori e Ideali che vanno oltre il contigente.
Così, tanto per dare un primo colore forte, la Destra deve essere Tradizione, Conservazione – là dove c’è da conservare – di una Storia, di un Passato, di Radici che per noi Italiani non possono che essere Romane e Cristiane.
Non è ammissibile una Destra che faccia acquiescenza all’oblio, alla riscrittura, alla demonizzazione di una Storia di cui andare orgogliosi per l’humus di Civiltà che grazie alle Legioni di Roma abbiamo sparso in gran parte d’europa e sono arrivate fino nei nuovi continenti attraverso l’espansione dell’Impero Britannico.
Non è accettabile una Destra che abbia paura di riaffermare le radici Cristiane che hanno assorbito, elaborato, tramandato, salvato le conquiste di Roma, dando a quegli stessi territori che ebbero il vantaggio della legge civile romana, un nuovo motivo di unità.
Per noi le religioni non possono essere tutte uguali, perché dopo il Paganesimo da noi fu il Cristianesimo a rappresentare il trascendente.
E questo deve trovare pratica applicazione, nel rispetto delle altre concezioni religiose – purchè tali rigorosamente siano – rappresentate dalle altre fedi (non solo monoteiste, non solo dell’area mediterranea o medio orientale).
Colori forti, confini netti.
Come i confini che delimitano la ricerca scientifica dagli esperimenti genetici alla Frankenstein, con le c.d. “chimere” disgustosi ibridi tra uomo e animale (e a nulla vale dire che è “solo” uno o,5% di animale …).
Come ha giustamente detto il Pontefice Benedetto XVI “la scienza senza Dio distrugge l’uomo”.
E sempre il Papa – un Grande Papa, questo – che commentando e interpretando nell’oggi i Dieci Comandamenti, dice sì al rispetto della persona e alla proprietà altrui.
E qui si innesta un nuovo confine per chi è di Destra: la Proprietà.
Essere proprietari significa essere liberi e a differenza di quanto predica la sinistra, l’Uomo di Destra cerca di incentivare la proprietà privata per accrescere sempre più la libertà del singolo.
Quindi una Libertà che trova il suo fondamento nel frutto del proprio lavoro che non deve essere espropriato da tasse ingiuste che alimentano spese inutili e clientelari.
Ed ecco un altro confine, un altro “must” dell’Uomo di Destra: la sussidiarietà dello Stato.
Un grosso passo indietro dell’interventismo statale, per sostituirlo con le iniziative dei privati nel quadro di un sistema di garanzia che trovi nello stato un autentico terzo imparziale e che sancisca le violazioni delle regole e la tutela dei più deboli.
Come si può ben vedere, temi e posizioni che possono essere in parte o singolarmente condivise anche da chi non è di Destra e a tali persone che ci si può rivolgere per costruire, ragionevolmente, una nazione forte e che abbia e dia prospettive per il futuro e non sia, invece, rivolta al passato, rinchiusa in se stessa o fideisticamente succube di una scienza senza anima.

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07 settembre 2007

Fred Thompson: alea iacta est

La politica estera mi ha sempre affascinato, forse perché per politica estera intendo principalmente la lotta politica negli Stati Uniti, dove si confrontano due visioni, due progetti incarnati in due uomini.
Se devo essere sincero la mia passione politica nacque nel 1964, ma non so se arrivò grazie alle vicende della presidenza della repubblica italiana, la malattia e le dimissioni di Antonio Segni con la successiva elezione “in bianco e nero” e oltre venti votazioni, con l’allora presidente della camera Brunello Bucciarelli Ducci che apriva il bigliettino e pronunciava il nome “De Marsanich”… “Longo” … “Leone” … “Nenni” …. “Saragat” (poi risultato eletto), oppure se deriva dalla campagna americana dello stesso anno, dove si confrontavano Lindon B. Johnson – successore di Kennedy e responsabile della politica delle quote e dei c.d. “diritti sociali” nonché dell’incapacità di chiudere la guerra in Vietnam utilizzando tutta la forza militare di cui disponevano gli Stati Uniti – opposto al candidato di bandiera, senza speranze vista l’emozione causata dalla morte di Kennedy, dei Repubblicani Barry Goldwater.
Così, oggi, alterno alle vicende della nostra politica interna (per la quale basterebbe una battuta: “Domenici e il suo collega di Bologna – peraltro estraneo alla città - chiedono poteri di polizia per i sindaci. D’accordo, se tutti i sindaci fossero come Gentilini … “) per chiosare brevemente la discesa in campo di Fred Thompson quale aspirante candidato alla Casa Bianca tra i Repubblicani (notoriamente oggetto del mio interesse, visto che mai e poi mai potrei immaginarmi votare per un candidato Democratico).
Finalmente i Repubblicani hanno quel candidato, che avrebbe potuto essere ma non è stato John McCain, solidamente conservatore, senza i ghiribizzi omofili di Giuliani e che può rappresentare l’America profonda.
L’America che dato due vittorie a George W. Bush e che è ancorata a Valori e Ideali che le fanno anche sacrificare i propri figli nel nome di un obiettivo più alto del semplice “tiriamo a campà”.
Così nel sito degli amici di Fred Thompson leggiamo le tre parole che probabilmente caratterizzeranno la sua campagna elettorale: “security – unity – prosperity” che possiamo tradurre in “Sicurezza, Coesione, Benessere”.
Tutti principi che possiamo tranquillamente fare nostri.
Sicurezza per garantire ai cittadini, Occidentali, la possibilità di vivere e lavorare in pace, senza disturbi da parte di chi propugna la violenza, la guerra e la morte.
Coesione perché solo con l’unità di tutti e di tutte le nazioni Occidentali è possibile “tenere a bada” i rigurgiti imperialisti e totalitari che rappresentano il dna del comunismo, del terzomondismo e dell’islamismo.
Benessere perché con la sicurezza, garantita dall’unità degli Occidentali, riusciamo a far marciare a pieno ritmo quel sistema, quel modello di sviluppo che è il migliore mai sperimentato sulla terra e che ha dato benessere a un numero sempre maggiore di persone.
Ovvio – e lo dico preventivamente per stoppare i critici – che mentre Thompson dice tutto ciò con gli occhi rivolti al suo Grande Paese, io l’ho declinato in senso globale.
Ed ha un senso perché una volta che un candidato viene eletto Presidente degli Stati Uniti, indossa, secondo la nota teoria di Henry Kissinger, quattro cappelli:
capo del partito Repubblicano Americano,
capo delle Forze Armate Americane.
capo degli Stati Uniti d’America
,
ma anche, da almeno 60 anni,
capo del Mondo Libero Occidentale.
L’elezione del Presidente degli Stati Uniti, quindi, molto più che qualunque altra elezione in altre nazioni, ci riguarda da vicino e può influire sul nostro futuro.
Che si candidi un Fred Thompson, vero conservatore, non può che aumentare la nostra fiducia nel futuro degli Stati Uniti e di tutti noi.

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05 settembre 2007

Contro l'islamizzazione dell'europa

Fino ad oggi, in questo blog e in Svulazen , Non si abbia timore di punire Caino, Secondo Natura , chi si collegava, vedeva il link ad una petizione per lo svolgimento di una manifestazione, simbolicamente fissata per l’11 settembre a Bruxelles, che il sindaco socialista di quella città aveva vietato, con la scusa del timore di reazioni da parte dei musulmani.
Ad oggi risultano oltre diecimila firme, raccolte tutte nel pieno delle vacanze estive.
La manifestazione non si farà.
Anche la corte suprema (le minuscole sono scelte) di quel paese che non brilla certo in questa (come in altre) vicende, ha respinto il ricorso presentato dagli organizzatori.
Tutta la storia è perfettamente spiegata nel suo sviluppo in Lisistrata e gli ultimi aggiornamenti li trovate qui .
Di tutto questo, che è gravissimo ho letto poco o nulla.
Viene impedita una manifestazione che rivendica le radici occidentali per non turbare gli immigrati musulmani.
Se, adesso che siamo ancora netta maggioranza, abbiamo dei politici che ci impediscono di manifestare le nostre idee, cosa potrebbe accadere fra 20 anni quando, con questo ritmo, la presenza islamica in europa sarà vicina al 50% ?
Esseri come il sindaco di Bruxelles sono inqualificabili per il danno che provocano alla comunità occidentale.
La politica dell’accoglienza indiscriminata sta dando i suoi frutti avvelenati, senza che quelle che dovrebbero essere le “autorità” politiche e istituzionali provvedano a difendere la società civile, anzi, confidando sulla mancata reazione per eccesso di tolleranza e spirito democratico, preferiscono ergersi a censori delle iniziative che rivendicano le nostre radici Romane e Cristiane invece di porre dei paletti all’invasione musulmana, con una selezione dell’immigrazione.
E questo non accade solo a Bruxelles, ma ovunque ci sia una giunta, un governo, una amministrazione di sinistra.
In Italia, ad esempio, abbiamo visto come, in ossequio ad una ideologia distruttiva della civiltà e della società, uno dei primi atti della sinistra dopo le elezioni vinte (?) nel 2006, fu di rendere legale la presenza in Italia di 350.000 clandestini, aumentando del 200% gli ingressi autorizzati dal Governo Berlusconi che già assommavano alla bellezza di 170.000 unità.
E la stessa sinistra sta manovrando per modificare la Bossi Fini, consentendo ricongiungimenti e facilitazioni per l’acquisizione della cittadinanza italiana.
E che non sia solo questione di accoglienza lo dimostra la solita sinistra catto-comunista che a Bologna ha concesso una permuta di terreni – secondo alcune valutazioni in perdita secca per la comunità locale – ad una organizzazione islamica, per consentirle di costruire una moschea , la più grande di europa, che diventerebbe anche centro culturale e di chissà quali altri traffici e iniziative.
A fronte di simili collusioni tra islam e sinistra noi ci troviamo inibita da un provvedimento di un sindaco socialista la possibilità di manifestare contro l’islamizzazione dell’europa.
Una situazione che fa rimpiangere il Medio Evo, quando era il Principe a difendere la “sua” terra e con essa anche chi vi abitava, dalle mire espansioniste dei musulmani.
Oggi, con una democrazia che, polibianamente , riterrei più una oclocrazia, si aprono le porte di casa a chi entra per imporci i suoi usi, i suoi costumi, la sua religione, la sua mentalità.
Nel confronto, con buona pace di Churchill, l’oclocrazia di oggi perde davanti all’Aristocrazia di ieri.
Speriamo che la storia dia ragione a Polibio .

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04 settembre 2007

L'insostenibile leggerezza delle buste paga

Se la perversa politica dei balzelli, attuata dai gabellieri catto-comunisti, ha provocato, come abbiamo già visto , come unico risultato, una riduzione reale del nostro stipendio, cosa dobbiamo dire dell’ultimo dato sfornato dall’Istat ?
In un anno, le retribuzioni sono aumentate dell’1,8% … al lordo delle tasse.
Questo significa che a fronte di una inflazione statistica di circa il 2% il reale aumento delle retribuzioni è stato inferiore all’1% (e anche meno se consideriamo i balzelli vari che esulano dal computo di quel 43% che è il peso fiscale della sinistra, che è riuscita ad aumentarlo di ben 3 punti rispetto al 40% - ancora alto – cui era peraltro riuscito a ridurlo il Governo Berlusconi di Centro Destra).
Poi si dice che non si arriva a fine mese ?
Per forza.
Da un lato Prodi e i suoi sodali si appropriano di quei pochi aumenti che si riescono a spuntare, dall’altra il peso fiscale fa sì che quegli aumenti non riescano neppure a coprire una inflazione peraltro bassa.
Sarebbe poi facilissimo fare demagogia ricordando che gli aumenti disposti dalla banca centrale europea hanno incrementato di circa il 25% in un anno gli oneri derivanti da prestiti e mutui a tasso variabile, quindi ben oltre l’inflazione e anche di più rispetto all’incremento (lordo) delle retribuzioni, contribuendo quindi all’indebitamento e all’impoverimento delle famiglie italiane.
E’ evidente che il giochino dei gabellieri non può durare (anzi,meraviglia che di “fucili” ne abbia solo parlato Bossi !) come non può continuare il costante inganno della sinistra che, cercando di confondere le menti semplici, parla a più voci, con alcuni che persino sgomitano per apparire i paladini di una riduzione delle tasse che avrebbero potuto evitare … semplicemente non aumentandole con la finanziaria 2007.
Non sono credibili Veltroni e Rutelli e D’alema e Mastella e Di Pietro, quando chiedono riduzioni delle tasse e, poi, difendono il loro orticello (che possono essere i fondi per Roma capitale, per la cultura o per il ministero di cui sono temporaneamente a capo).
Non sono credibili perché la possibilità per evitare di giungere a questo punto l’avevano avuta e l’hanno ignorata.
E’ la sinistra che, anche quando fa la Destra, non è affidabile, perché sconta un peccato originale derivante dalle sue radici ideologiche marxiste.
Perché, poi, dobbiamo dar credito ad un clone (mal riuscito) quando possiamo rivolgerci all’originale, la Casa delle Libertà ?
Le nostre buste paga piangono, perché molti lavoratori dipendenti il 9 e 10 aprile 2006 hanno sconsideratamente votato a sinistra.
Mi auguro che, almeno, siano proprio loro a piangere più di tutti.

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03 settembre 2007

Tregua fiscale ?

Il temporaneo ministro dell’economia della sinistra, Tommaso Padoa Schioppa, ha annunciato la “tregua fiscale”.
Prodi, asserisce che la prossima finanziaria sarà “di pace”.
Veltroni chiede la riduzione delle tasse sin dalla prossima finanziaria.
Nonostante le ironie e i predicozzi quando Bossi ha evocato i fucili, è stata sufficiente la minaccia di sciopero fiscale per far venire a più miti consigli, almeno a parole, i responsabili del dissesto delle finanze pubbliche e private.
Naturalmente la sinistra estrema “non ci sta” e vorrebbe mungere ancora la vacca Italia, avendo clientele affamate da soddisfare.
Ma quel che conta è che la “paura fa novanta” anche a sinistra, soprattutto al futuro segretario del partito presunto democratico, che, smesso di sognare, si rende conto che andare al voto quando in Italia le tasse si pappano oltre il 50% del nostro reddito, significherebbe sconfitta sicura e, allora, nulla lo salverebbe dall’esilio nella sua Africa (costringendolo a mantenere, per una volta, la parola data).
Ma se parlano di “tregua”, di “pace”, vuol dire che hanno fatto la guerra e, tremebondi davanti ai musulmani, l’hanno fatta agli Italiani che producono e lavorano, sottraendo loro oltre la metà di quel che guadagnano.
Preoccupante, poi, il termine “tregua”, che presuppone la possibilità – non tanto remota – di una ripresa delle ostilità, ancora una volta contro il Popolo che, se vuole costringere alla resa i gabellieri, non deve abbassare la guardia, neanche davanti alle promesse di riduzione delle tasse.
Anche perché è tutto da vedere dove troveranno i soldi per accontentare le loro clientele elettorali e, nel contempo, ridurre le tasse.
E non vorrei che assistessimo al gioco delle tre carte, dove, ad esempio, da una parte, riducono l’Ici e dall’altra aumentano gli estimi in base ai quali viene calcolata l’Ici stessa (strada già percorsa da Prodi nel 1997).
La sinistra è esperta nel raccontare frottole (basti pensare a tutto quello che hanno scritto nel Quinquennio del Governo Berlusconi), quindi anche la promessa di riduzione delle tasse deve essere “stimolata” continuando a preparare la “guerra”.
Del resto anche i nostri Antichi lo affermavano:
si vis pacem (fiscale) para bellum (sciopero fiscale).

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02 settembre 2007

La cultura del lavoro

Giovedì 30 agosto, su Libero , Marcello Veneziani ci ha proposto uno dei suoi articoli migliori , sul lavoro.
Riassunto in parole povere, gli italiani non sanno più cosa significhi lavorare.
“Lavorare stanca. Ora che tornano dalle vacanze al lavoro, sembrano dire: questa è la mia controfigura servile, il mio vero io è quello che ho lasciato al mare, in vacanza”.
Lo spunto è stato dato a Veneziani da un intervento di Montezemolo che su un quotidiano di regime proponeva “di rilanciare il lavoro, lo spirito di sacrificio, il merito”.
Detto da Montezemolo, che per mestiere fa il presidente, la frase sembra una battuta, una presa in giro uguale a quella famosa di Alberto Sordi ( “lavoratoriiiiii …”) che, almeno, la proponeva in un film comico.
Ma LCDM si prende ed è preso sul serio, allora facciamo finta che a pronunciare quella frase sia stata una persona che con il lavoro – e non con i consigli di amministrazione – ci abbia a che fare.
Pensare che il lavoro sia sacrificio, induce inevitabilmente a cercare di scansarlo.
Più sensato invece il richiamo al merito, “calpesto e deriso” in una Italia dove al potere oggi ci finiscono funzionari di partito, boiardi di stato o burocrati delle banche centrali.
E sono proprio questi che danno un pessimo esempio, la dimostrazione di come, senza possedere alcuna professionalità, alcuna dote specifica, alcuna competenza, si possa crapulare alle spalle di chi lavora e impartendo ordini come una maionese impazzita.
Troppo facile è imputare genericamente “al sistema” la responsabilità della perdita di ogni cultura del lavoro.
Ma a questo come ci si è arrivati ?
L’Italia di oggi, quanto poco somiglia a quella che, dopo la sconfitta nella seconda guerra mondiale, uscita anche da una guerra fratricida, è riuscita, con il poderoso aiuto degli Stati Uniti, a risollevarsi fino a far gridare al “miracolo” economico !
Una data spartiacque c’è e non è, come alcuni potrebbero pensare, il 1968, ma il 1962, quando il democristiano (già appartenente ai "professorini") Amintore Fanfani (foto ... per i più giovani) mosse i primi passi che avrebbero portato al centrosinistra, ai socialisti imbarcati al governo con la conseguenza di una perdita totale della prospettiva di bilancio, per inseguire l’incubo collettivista che portò lo stato ad entrare in economia, senza averne le capacità gestionali, alle nazionalizzazioni, ad un incremento della spesa pubblica.
Noi, oggi, ci portiamo dietro il fardello del primo centrosinistra (e subiamo il peso della sinistra di oggi) che non seppe contrastare, come ad esempio fece De Gaulle in Francia, le spinte sovversive del 1968 che, a loro volta, alimentarono l’opinione che lo stato fosse una vacca da mungere.
L’attuale mancanza di cultura del lavoro è figlia di quegli anni, quando bruciammo tutto ciò che, con fatica, era stato costruito dopo il 1945.
Il sei “politico”, il “tutto e subito”, le “comuni” dove circolava la prima droga e finivano di stordirsi con musica assordante.
Ma, soprattutto, la mancanza di ogni selezione alla base, sull’onda di un egualitarismo folle.
Una scuola che non seleziona produce cittadini incapaci di poter scegliere la loro strada lavorativa, perché illusi di poter ambire a ruoli che non si addicono loro.
Allora ha ben ragione Veneziani quando auspica che, eliminato da noi lo spettro della miseria e della fame, sia il carattere a farci recuperare la cultura del lavoro: “Se non hai lo spettro della miseria, la fame, il freddo, il caldo, i bisogni, non getti il sangue. Allora non si tratta di gettare il sangue ma di metterci l'anima nelle cose. Amare quel che si fa, lasciarsi prendere da una sacrosanta ambizione, voler lasciare un segno, non lasciarsi risucchiare dal vuoto e dal finto, dare un senso alla propria vita. Un disegno intelligente. Ieri la molla era l'orrore della miseria, oggi può essere l'orrore del vuoto e della noia. Ieri era la Necessità, oggi dev'essere la Dignità, la voglia di spendersi bene la propria libertà e la propria vita. L'autostima e la stima di chi ami e apprezzi” .
Veneziani interpreta, ancora una volta, nel modo migliore il ruolo che deve avere un Uomo di Cultura: ci indica la strada.
Se non recuperiamo, collettivamente: non bastano singoli casi isolati, la cultura del lavoro, la nostra Italia sarà destinata sempre più alla decadenza, a riempirsi di centri sociali, a importare mano d'opera incontrallata e incontrollabile, a cullarsi nel sogno della “pace” senza combattere, a rinunciare alla propria libertà e indipendenza a favori di popoli più “affamati”.
In ultima analisi, perderemo il nostro benessere.

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01 settembre 2007

Sondaggio:Berlusconi e Mussolini i più grandi

Come potete osservare dal sondaggio chiuso – con una piccola sfasatura dovuta alla mancata valutazione del fuso orario – ieri, Silvio Berlusconi e Benito Mussolini sono designati i più grandi statisti dall’Unità d’Italia ad oggi, da chi è passato da questo blog.
I sondaggi, novità di blogspot, non sono attendibili, ma solo un gioco.
Sia perché è possibile votare più volte, sia perché rappresentano solo una tendenza di chi legge lo specifico blog ed è evidente che la maggior parte di chi passa da qui è D-Destra.
Il “testa a testa” tra Berlusconi e Mussolini era prevedibile.
Un po’ meno il fatto che, alla fine, un solo punto divida i due che, anche nel mio personale giudizio, meritano i primi due posti.
Terzo De Gasperi, poi Cavour e Giolitti.
E’ un gioco, ma che mi induce a due considerazioni.
La prima è che nella percezione comune, due forti personalità si dividono le simpatie del Centro Destra.
Poche storie: chi decide, chi si assume responsabilità, chi agisce, merita il riconoscimento dei cittadini.
La seconda è che liberali e democristiani si equivalgono e rappresentano una minoranza, significativa e importante nell’economia del Centro Destra, ma pur sempre minoranza.
E adesso avanti con il sondaggio di settembre: come vorreste le tasse ?
Ricordo che sono ancora attivi i sondaggi:
sulla pena di morte in Non si abbia timore di punire Caino,
sull’omosessualità in Secondo Natura
e sul prossimo sindaco di Bologna in Svulazen .

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