Ciò che è bene per la sinistra è male per l’Italia. Ciò che è male per la sinistra è bene per l’Italia.

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Si devono intraprendere le guerre per la sola ragione di vivere senza disturbi in pace (Cicerone)

No alla deriva

No alla deriva
Diciamo NO alla deriva

08 novembre 2007

La Giornata della Libertà

Il 9 novembre, dal 2005 a seguito di una legge fortemente voluta dal Presidente Berlusconi e dal Centro Destra, è la Giornata della Libertà.
Fu scelto il 9 novembre perchè in tale giornata, nel 1989, cadde il muro di Berlino, simbolo materiale del regime più violento, sanguinario e oppressivo che mai ebbe a calpestare il suolo terrestre ed al quale sono attribuibili oltre cento milioni di morti ammazzati.
Naturalmente da quando la sinistra ha occupato le poltrone del potere dopo uno scrutinio che mantiene intatti i suoi dubbi (che in molti di noi sono intime certezze di brogli) il 9 novembre, nonostante una legge ad hoc, non viene celebrato come meriterebbe.
La ragione è molto semplice: gli eredi di quella perversa ideologia sono determinanti per il governo Prodi.
Se mettiamo assieme tutti gli spezzoni comunisti (ex, post, neo, vetero, archeo) constatiamo che ben il 90% della coalizione di sinistra è invasa da tale cancro.
Se scorporiamo, ammessa e non concessa la buona fede della conversione alla democrazia, la quota del pci/pds/ds/pd, allora i comunisti nella coalizione pesano per circa il 30%: comunque determinanti per le sorti di Prodi.
Da qui le concessioni all’impostazione ideologica (e contraria agli interessi della Nazione e dei cittadini) dei comunisti:
- fuga dall’Iraq;
- passeggiate con hetzbollah
- apertura di credito all’Iran
- rimozione di ogni ostacolo all’invasione degli immigrati
- anteporre la spesa all’equilibrio di bilancio
- aumento delle tasse
- penalizzazione dell’iniziativa privata e della proprietà
- disinteresse per la sicurezza e la legalità.
E sono solo alcuni degli aspetti pesantemente influenzati dai comunisti.
Ma loro si dimostrano di essere quel che sono sempre stati e non ci meravigliamo.
La meraviglia viene se si pensa a quel residuale 10% della coalizione di sinistra che, con il suo voto, il suo sostegno quotidiano in parlamento, consente ai comunisti di fare il bello e brutto e tempo, con grave nocumento per la nostra Italia.
L’ultimo esempio è dato dal cosiddetto decreto sicurezza: un accordo nella sinistra, recependo il diktat dei comunisti, che lo rende del tutto inutile e inefficace, lasciando aperto il problema della sicurezza dei cittadini onesti, della legalità, delle nostra strade infestate da una fauna umana che dovrebbe solo essere presa, impacchettata e rispedita a casa sua.
Per tutti questi motivi il Giorno della Libertà merita di essere adeguatamente ricordato e celebrato.
Non ci si dimentichi mai da dove vengono questi signori della sinistra anche perchè sono loro stessi a non volerlo dimenticare, addirittura auspicando la traslazione della mummia di Lenin, il più grande – perchè il primo – tra i criminali comunisti, in Italia da Mosca dove, forse, qualcosa rischia.
Il 9 novembre 1989 il crollo del muro ebbe come risultato il riappropriarsi dei cittadini d’oltre cortina della propria libertà.
Oggi, tocca a noi tutti difendere la nostra Libertà dai comunisti che ancora allignano tra noi.
Il Giorno della Libertà è il giorno dedicato alla memoria delle vittime del comunismo ed utile a ricordarci le ragioni di una battaglia, perchè il comunismo sia per sempre relegato ai libri della peggiore storia dell'Umanità, respingendo i tentativi dei suoi tristi epigoni di rialzare la testa.



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07 novembre 2007

Il fallimento del veltronismo

L’impatto con la realtà è sempre stato traumatico per chi vive in una nuvoletta di utopia e crede alle panzane che gli vengono propinate sulla pace e la fratellanza tra i popoli.
Negli anni settanta furono gli hippies a tentare la strada della fuga dalla realtà, con i loro fiori nei cannoni e con lo sballo totale indotto dalle droghe.
Ma poi qualcuno ha dovuto mettersi le mani in tasca per curarli, dar loro un tetto, una minestra calda e chi non si è adattato è morto di stenti.
I figli di quegli hippies hanno poi orientato le loro attenzioni verso l’ambiente, la pace, le “o.n.g.”, i “medici senza frontiere” e le situazioni di “emergency”.
Ognuna di queste iniziative ha, a modo suo e con sistemi diversi, drenato risorse dalle tasche dei cittadini a quelle delle organizzazioni che, come è naturale, non campano d’aria e non mantengono la loro burocrazia con i ringraziamenti.
La globalizzazione, oltre alla libera circolazione di merci e idee, di denaro e imprese, ha anche portato una libera circolazione di persone.
Purtroppo a senso unico.
Dal mondo sottosviluppato, dal mondo povero a quello ricco, quello Occidentale.
E’ la grande sfida che ora ci troviamo ad affrontare, ma è anche il più grande pericolo assieme ai rigurgiti comunisti e al fondamentalismo musulmano, una bomba umana tremenda, che dobbiamo disinnescare.
Ormai non ci sono “nuove frontiere” intese come nuovi territori disabitati dove queste masse possono defluire, per cui la convivenza tra abitanti e immigrati diventa più difficile che in passato, proprio per la quantità del fenomeno immigratorio.
La sinistra, incosciente come può esserlo chi vuole la distruzione del sistema occidentale, ha fatto del “buonismo” un totem, dell’accoglienza un comandamento, dal lassismo una politica di governo.
Avanguardia di questo atteggiamento il segretario del politburo del partito presunto democratico, Veltroni, che da anni si esercita in funamboliche contorsioni verbali per esaltare la politica delle porte aperte.
Ma le porte aperte non si tengono più neanche in campagna, neanche nei paesini di montagna, perchè non si può sapere chi ci sia “là fuori”.
Un governo, che ha la responsabilità di tutelare la sicurezza di sessanta milioni di cittadini, deve porre dei vincoli all’immigrazione e, se le maglie risultano troppo larghe, restringerle e procedere ad una bonifica nei confronti di chi, nel frattempo, è riuscito ad insinuarsi.
E’ quello che gli Italiani si sarebbero aspettati non oggi, ma da anni.
L’unica risposta che andasse in tal senso è stata la legge Bossi – Fini che, però, è stata, da subito, ideologicamente osteggiata dalla sinistra e azzoppata da una magistratura che sembra esercitare la parodia quella famosa battuta sulla legge che si applica ai nemici e si interpreta per gli amici.
Ciononostante, grazie anche ad altri provvedimenti come gli accordi con i paesi che si affacciano sul mediterraneo e la diffusione dei poliziotti di quartiere, si era registrata una sufficiente vivibilità.
L’arrivo della sinistra al governo, grazie ad uno scrutinio che grida ancora “verificatemi”, ha rimosso anche questo ultimo ostacolo al dilagare dell’illegalità e dell’insicurezza.
Uno dei primi provvedimenti nel 2006 fu quello di superare il decreto flussi emesso dal Governo Berlusconi (e che già autorizzava l’ingresso in Italia di ben 170.000 immigrati) aprendo le porte ad altri 350.000 illegali.
L’insicurezza e l’illegalità che viviamo oggi è diretta conseguenza di questo veltronismo che vede nell’immigrato “una risorsa” e non un corpo estraneo che può integrarsi solo nel tempo e a seguito di precise condizioni politiche e ambientali.
Finchè il veltronismo danneggiava le popolazioni di quelle ricche regioni del Nord (principalmente Veneto e Lombardia) che hanno votato in grande maggioranza per il Centro Destra, nessuno a sinistra se ne è preoccupato, così come il disinteresse regnava sovrano per i problemi che colpiscono le regioni di sbarco degli immigrati clandestini.
La reazione si è avuto quando un unico evento che ha colpito l’immaginazione popolare – lo stupro e la brutale uccisione della signora Reggiani – ha toccato Roma, mostrando che il re (Veltroni) è nudo, perchè nulla ha fatto, e come lui il suo predecessore Rutelli, per la Capitale, preferendo le luci del varietà alla sostanza della buona amministrazione.
La sinistra è corsa ai ripari per difenderne l’immagine, ma già la determinazione a colpire la criminalità si è affievolita con l’aumentare delle richieste della sinistra estrema, che è e resta una sinistra antisistema.
Non possiamo sapere come si modificherà il tanto decantato decreto “espulsioni”, ma le premesse, con la ricerca spasmodica di un compromesso tra Amato e Ferrero, le parole d’ordine lanciate da Ferrero ed altri sinistri contro Fini per le richieste che non uno di Destra, ma semplicemente uno di buon senso avrebbe fatto, inducono a pensare che la solita montagna partorirà il solito topolino.
E se non ci saranno le espulsioni nei confronti di chi sopravvive in Italia senza un lavoro, se non ci saranno i respingimenti di chi vuole arrivare senza avere idea di come sopravvivere, allora la parola torna a chi ha la sovranità su questa terra: al Popolo Italiano.
E visto che ancora non siamo arrivati al famosi 30 mesi necessari ai parlamentari per accedere al diritto di pensione e, quindi, non ci chiameranno alle urne, la sovranità popolare non potrà che manifestarsi con la legittima difesa.
Inutile girarci attorno.
Se vogliamo evitare di essere le vittime sacrificali del veltronismo dobbiamo reagire, con forza, per arrivare là dove questo governo di sinistra non vuole giungere: bonificare le nostre città dalle presenze ingombranti e pericolose.

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05 novembre 2007

Sicurezza e legalità concetti estranei alla sinistra

L’amico Ares si era ieri appellato al Presidente Berlusconi perchè non cadesse nella trappola della sinistra di votare il decreto cosiddetto “sicurezza” e condivido ogni parola del suo post, ivi incluse le condizioni che, se tutte accolte, potrebbero trasformare il “no” in un “sì”.
Appello, a quanto pare, accolto da tutto il Centro Destra.
Credo sia necessaria, da parte di quella vasta area che sono i blog di Centro Destra, una costante e continua mobilitazione (anche dopo le decisioni odierne assunte dalla CdL) per impedire che si lanci una ciambella di salvataggio a Prodi e su un tema, quello della sicurezza e della legalità, cui la sinistra è congenitamente estranea.
La sinistra, sin dalla sua “infanzia” si è caratterizzata come una fazione politica piazzaiola e fondamentalmente violenta.
A causa delle violenze socialiste del dopo guerra (1919-1922) ha preso avvio la reazione che è culminata nel Fascismo.
La piazza è sempre stata coccolata e istigata dalla sinistra, dall’ottocento per arrivare sino al Governo Berlusconi.
E anche quando sono al governo, come in questo periodo, la sinistra estrema mobilita la piazza contro i provvedimenti che il suo stesso governo emana.
Credo che abbiamo ancora tutti negli occhi e nei ricordi il “68” con le violente occupazioni delle scuole e delle università, l’autunno caldo del 1969 con la trimurti “Lama-Storti-Vanni”, i mefitici anni settanta dove le aggressioni a tutti coloro che non appartenevano alla sinistra erano all’ordine del giorno, con numerosi omicidi nei confronti di avversari (o presunti tali) politici, Poliziotti e Carabinieri; le brigate rosse che “non sono mica rosse” per poi essere “compagni che sbagliano”; le manifestazione di piazza contro gli euromissili che dovevano proteggerci dall’unione sovietica ripetute nel 2003 a supporto del dittatore iracheno Saddam Hussein.
Per limitarci infine a citare il G8 di Genova dove una marmaglia violenta ha stuprato una città intera.
Ma non solo.
Quando non agita la piazza, la sinistra si preoccupa di disarmare le Forze dell’Ordine o materialmente (una campagna fortunatamente non riuscita degli anni settanta) o operativamente (divieti, controlli, processi, contestazioni, campagne di stampa).
E quando c’è una legge che può invertire la crescita dell’invasione extracomunitaria, ecco che accorrono a smontarla opinabili interpretazioni togate, limitandone gli effetti, in attesa che un dubbio, minimo margine di voti ribalti il governo e consenta alla sinistra di assumere provvedimenti demagogici rimuovendo gli ostacoli all'invasione.
E solo quando in gioco c’è la credibilità del segretario del politburo, quello sul quale sono appuntate le residue speranze di conservare le poltrone, oltre che di un vicepremier per le responsabilità, gravissime, che questi hanno avuto e hanno come sindaci da 16 anni della Capitale, ecco che si inventano il decreto legge su un provvedimento che appena dieci giorni prima avevano rinviato e che poi avevano presentato sotto forma di disegno di legge.
No, la sinistra non ha le carte in regola, non ha titolo per parlare di sicurezza e di legalità, perchè la sua storia è la negazione della sicurezza e della legalità.
Non vi è quindi alcuna ragione politica che possa consigliare il Centro Destra ad accorrere in aiuto della sinistra, soprattutto sostituendo i propri voti a quelli dell’estrema sinistra.
Perchè il Centro Destra dovrebbe salvare la faccia di Veltroni e Rutelli ?
Per un provvedimento che i futuri atti di una sinistra condizionata dalla sua estrema verrebbe vanificato da nuove immissioni di immigrati ?
No, grazie.
La sinistra vuole governare e si assuma per intero le sue responsabilità di governo e se una parte di essa fa mancare voti determinanti, Prodi se ne vada !
E si torni a votare, perchè la sicurezza e la legalità partono da un governo che abbia titolo per farne la propria bandiera e questo può accadere solo e soltanto con il Centro Destra.
E, aggiungo, nel Centro Destra la si smetta di essere intimoriti dalle parole d’ordine che la sinistra lancia, sempre più istericamente: razzista, xenofobo ...
La si smetta di non aver fiducia nel Popolo, perchè è in queste circostanze che il nostro Popolo sa dare il meglio di se stesso.
Si armino i cittadini (tanto, come si è visto a Guidonia, le leggi proibizioniste non servono a nulla, anzi), si autorizzino le ronde cittadine con poteri equiparati a quelli di polizia per aiutare le Forze dell’Ordine a ripulire le nostre città.
Aggiungo anche: la si smetta di accogliere chiunque, tanto che nelle trasmissioni per gli immigrati ci si compiace (ci si compiace !!!) che è più facile entrare in Italia che altrove: per forza arrivano qui da noi da ogni parte del mondo !
Smettiamola di concedere spazi, denari, permessi per erigere moschee, che diventano immediatamente luoghi di incontri incontrollabili.
Si agisca con determinazione.
La sinistra non lo farebbe mai perchè sicurezza e legalità sono concetti a lei estranei.
Il Centro Destra può farlo: basta volerlo, cominciando a rifiutare inciuci con la sinistra, tanto oggi quanto domani.

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04 novembre 2007

4 Novembre 1918: l’unica Vittoria delle Armi Italiane

89 anni fa “ I resti di quello che fu uno dei più potenti eserciti del mondo risalgono in disordine e senza speranza le valli, che avevano disceso con orgogliosa sicurezza”.
Fu Vittoria per l’Italia, fu Vittoria per il Popolo Italiano che risorse dopo la tragedia di Caporetto, fu anche l’unica Vittoria delle Armi Italiane dopo quelle che potremmo rivendicare come loro eredi diretti, delle Legioni di Roma.
A memoria, di imprese belliche italiane, non ne ricordo.
Abbiamo avuto condottieri di valore come qualche Savoia o Cesare Borgia, ma di imprese d’Armi non ce ne sono, a meno di considerare tale la famosa “disfida di Barletta” dell’inizio del 1500 che però, fu solo una “Giostra” tra un numero limitato di guerrieri Italiani e francesi.
Le stesse Guerre di Indipendenza segnano non la vittoria delle Armi italiane, ma della capacità di tessere alleanze “giuste”.
Napoleone soffocò l’unica Repubblica (quella “Serenissima” di Venezia) che, sotto un certo aspetto, poteva essere considerata interamente “italiana” per poi venderla agli austriaci.
I moti del 1821 e del 1831 furono soffocati senza particolari sforzi dagli austriaci.
La prima guerra di Indipendenza nel 1848 fu una Waterloo per le Armi piemontese (“italiane”).
Nel 1859 e nel 1866 vincemmo grazie all’alleanza con i francesi prima e i prussiani poi.
L’avventura dei “mille fu aiutata dagli Inglesi le cui cannoniere protessero la vulnerabilissima flotta di Garibaldi che, poi, trovò il burro in armi “italiane” dei Borboni.
Roma capitale arrivò quando i francesi ebbero da pensare ad altre grane.
Nelle Guerre Coloniali arrivammo buoni ultimi (e anche con sconfitte cocenti, poi vendicate durante la Conquista dell’Impero, unica altra Vittoria degna di nota delle nostre Armi ma più che per la forza del nemico, per l'aver affermato un principio sul diritto dell'Italia a partecipare alla pari con le altre nazioni alla storia coloniale).
La seconda guerra mondiale fu una sconfitta pesantissima ed a nulla vale la manipolazione comunista che ha messo il cappello su una vittoria che fu solo e soltanto Anglo Americana.
Non ci resta che la Prima Guerra Mondiale, la Grande Guerra.
Una guerra che vide il sacrificio di molti italiani.
Mi ricordo che, negli anni sessanta, venivano trasmessi, per la “TV dei ragazzi” ma non solo, sceneggiati, rievocazioni, della guerra di trincea, per arrivare al 4 novembre, alla Vittoria.
Le caserme erano aperte al pubblico e io, bambino, aspettavo con ansia che mio padre mi accompagnasse a vedere i carri armati (non sapendo che, poi, il servizio di leva mi avrebbe proprio affidato il ruolo di Capo Carro in un Leopard nell’Arma di Cavalleria: nella foto il giorno del Giuramento).
Era e per me rimane la Festa della Vittoria.
Ed è con disgusto che sento parlare di “Festa dell’Unità Nazionale e delle Forze Armate” tralasciando la parte più gloriosa, cioè l’evento bellico, che ci ha visto, per l’unica volta vincitori.
E’ un classico della sinistra, sminuire i fatti che possono spingere a creare sentimento, vero sentimento, non la demagogia parolaia della retorica quirinalizia, nazionale e nazionalista.
Per questi motivi sono lieto che il sondaggio da me proposto nel mese di ottobre, abbia dato la Vittoria, nella scelta di una giornata che sia Festa Nazionale (non possiamo avere troppe feste nazionali, ne basta una, vera) al 4 novembre.
Certo, come rilevato da alcuni commentatori, nell’elenco, necessariamente ridotto a causa del sistema blogspot, mancavano alcune date (21 marzo, 21 aprile) ma ho inserito quelle ricorrenze che potevano caratterizzare la Festa Nazionale.
Naturalmente non può essere Festa Nazionale una ricorrenza che divida: 28 ottobre (giunta seconda), 25 aprile (quarta) e neppure il 2 giugno (quinta) che, ormai, sempre più storici reputano una grandissima truffa elettorale.
Il divario di “voti” tra le varie ricorrenze deriva, essenzialmente, dal “pubblico” del blog: ovvio che il 28 ottobre riscuota più consenso del 25 aprile o del 2 giugno.
Non era affatto ovvio (e non me lo sarei aspettato) il terzo posto e con molti voti (82 il 20%) della Festa del Tricolore.
Una festa recentissima che credevo poco sentita, forse perché, non appartenendo alla mia memoria storica, non la “sento” come Festa, del resto, a differenza delle altre, non è mai stata giornata festiva.
Credo che il 7 gennaio sia una scelta di molti lettori giovani, cresciuti e influenzati dalla pubblicità che è stata creata attorno a quella ricorrenza.
Ed in effetti può essere una festa di tutti.
Ma rimango sempre dell’idea che una Festa Nazionale debba celebrare anche un evento d’Arme, un evento glorioso, una Vittoria.
Cosa può offrire di meglio, la storia d’Italia, se non il 4 novembre 1918, Festa della Vittoria, Festa Nazionale che potrebbe con pieno diritto essere il parallelo italiano del 4 luglio americano ?

SEGNALAZIONE: Mi piace segnalare il post odierno di Ares , che quoto e straquoto.
Non parla del 4 novembre, ma dell’attualità e della sicurezza dei cittadini
.

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02 novembre 2007

Una moratoria che fa piangere

72 nazioni hanno sottoscritto una proposta da mettere ai voti dell’assemblea dell’onu per chiedere una moratoria sulle esecuzioni capitali.
In Italia la notizia è stata accolta con gridolini di giubilo e dal pianto di un ministro di sinistra, la radicale Bonino (dicono per la gioia, ma vorremmo sperare da un rigurgito di coscienza che l’’abbia fatta pensare: ma cosa ho combinato ?).
Ben altri pianti (e il primo che registriamo è quello dei famigliari della signora Giovanna Reggiani, barbaramente aggredita, picchiata, violentata e uccisa da uno straniero a Roma due giorni fa), purtroppo, ha provocato e continuerà a provocare la politica lassista e proiettata unicamente a tutelare Caino adottata dalla sinistra, tanto che la concomitanza tra la presentazione della moratoria all’onu e l’insicurezza e illegalità galoppante in Italia, porta ad accostare i due eventi perchè comunicano al Popolo quale sia il concetto di “sicurezza” e di “legalità” che ha la sinistra.
E la barbarie di Roma non è che uno dei tanti episodi di violenza, omicidio, stupro, che vedono gli stranieri (ma non solo, anche se percentualmente sono in netta maggioranza) violentare la nostra terra e i cittadini onesti.
La violenza di Roma ha frantumato la fragile immagine di una capitale dell’effimero, che illumina il Colosseo per sostenere la moratoria contro la pena di morte (che toglie definitivamente dalla circolazione criminali efferati), che è piena di luminarie per un inutile festival del cinema, monumento alla vacuità veltroniana, ma non è in grado di gestire una stazione del trasporto di superficie e neppure di illuminare una pubblica via.
Solo per tale motivo Prodi ha scritto, sotto evidente dettatura di un Veltroni in grave difficoltà, un decreto che dovrebbe espellere gli stranieri criminali.
Ma bene ha fatto Gianfranco Fini, ricordandosi di quando era di Destra, perchè sicurezza e legalità sono di Destra, a dire che il decreto lo avrebbe votato solo se avesse previsto l’espulsione anche degli stranieri privi di lavoro, come misura preventiva a tutela dei cittadini onesti.
E oggi dobbiamo anche leggere che il capo della comunità Rom dichiara che l’Italia è la “terra promessa” perchè si è ormai sparsa la voce che qui si delinque e non si paga dazio.
In una situazione così compromesso da neanche due anni di governo (?) della sinistra, ecco che brindano ad una iniziativa che mette ancor più a repentaglio la sicurezza dei cittadini, soprattutto in quelle nazioni, come l’Italia, dove un terzo dell’area governativa rifugge da ogni politica che tenda a ripristinare un minimo di legalità e vivibilità.
I proibizionisti, quelli che vorrebbero inibire una giusta punizione nei confronti dei criminali più efferati, contrabbandano la loro vocazione lassista e perdonista (veggasi tutte le leggi che hanno favorito scarcerazioni, riduzioni della pena, sofismi per invalidare prove, persecuzioni contro le Forze dell’Ordine anzichè perseguire i criminali) per un atteggiamento umanitario dal quale, caso strano !, a beneficiarne sono sempre e soltanto i delinquenti, mentre ad esserne danneggiati sono sempre soltanto i cittadini onesti.
Ed è ridicolo che i proibizionisti si vantino di andare contro l’opinione della maggioranza dei cittadini (che vorrebbe pene severe e applicate) di cui conoscono benissimo il favore verso la pena di morte (veggasi anche il sondaggio in corso nel Quotidiano Net ) , magari subito dopo aver contestato alla classe politica la distanza dal sentimento del Popolo.
Perchè la loro pervicace volontà di ammannirci costantemente pistolotti contro la pena di morte, quando sanno che in maggioranza siamo ad essa favorevoli, cos’è se non un’arrogante, elitaria posizione contraria alla volontà del Popolo ?
Almeno avessero il buon senso di distinguere tra la pena capitale comminata da una democrazia, al termine di un processo regolare e con tutte le garanzie di difesa concesse all’imputato, dalle esecuzioni sommarie che i paesi comunisti (Cina, Corea del Nord, Cuba, Birmania) e quelli islamici (Arabia Saudita, Iran) praticano.
Ma no, anzi è ben più facile attaccarsi alle (poche) esecuzioni che avvengono negli Stati Uniti che non alle centinaia che sono eseguite in quei paesi, troppo vicini alla loro ideologia.
Perchè anche la moratoria contro la pena di morte è strumento per indebolire le difese della società civile dell’Occidente che già deve far fronte all’attacco portato alla sua forza morale da nichilisti e oppositori di sempre della democrazia e della libertà.
Allora è giunto il momento che, davanti agli obbrobri come quello di Roma, sia il Popolo, il singolo citatdino a ribellarsi, a dire basta, a respingere l’esiziale “buonismo” ideologico di chi continua a lanciare messaggi di permissivismo nei confronti dei criminali.
Se non siamo più sicuri nelle nostre case, nelle nostre strade, dobbiamo pensare a come difenderci, utilizzando il principio della legittima difesa.
Ne torneremo necessariamente a parlare ma, nel frattempo, è opportuno rilanciare anche il principio delle pene proporzionate ai delitti commessi.
Non si possono reclamare dieci anni di reclusione per una eventuale frode fiscale e poi comminare la stessa pena per un omicidio.
La moratoria contro la pena di morte va contrastata.
Qui noi lo abbiamo iniziato a fare con il blog Non si abbia timore di punire Caino.
Adesso continueremo proponendo un blog roll per l’adesione di tutti coloro che hanno a cuore il nostro futuro, la nostra libertà, la nostra sicurezza.
Non è più il tempo di stare a guardare sperando di non essere colpiti dalla violenza criminale, prima o poi rischiamo di rimanerne vittime (dirette o indirette) anche noi.
Pena certa, ma anche pena proporzionata al crimine commesso: deterrenza, punizione, eliminazione del delinquente efferato per impedire che possa reiterare il crimine.
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01 novembre 2007

Le ultime follie dei politicamente corretti

I proverbi e i detti popolari sono perle di saggezza ed a loro ci si può sempre rivolgere per consolarsi pensando che, se sono ancora attuali, vuol dire che la stupidità è insita in alcuni umani perché se ne ha traccia sin da epoche remote.
Così quando si sente dire che “preferisco un ladro ad uno sciocco perché almeno il primo, ogni tanto, si riposa” ci consoliamo pensando che i nostri Padri avevano già avuto a che fare con i padri di quelli che oggi praticano il “politicamente corretto”.
Esseri (specificare “umani” mi sembra un azzardo) il cui scopo unico sembra quello di distruggere tutto ciò che è stato costruito negli anni, con fatica e sacrificio.
Individui che traducono “Libertà” con “licenza” e “anarchia”.
Follie cui i moderni mezzi di comunicazione forniscono una cassa di risonanza che le propaga in ogni più sperduto angolo del globo, creando unioni di fatto con altri loro simili, tutti protesi a devastare l’Ordine del mondo.
Sciocchezze cosmiche che, proprio per essere tali, sollecitano i bassi istinti della curiosità morbosa e, divenendo strumento di vendita/ascolti dei media, invece di essere cestinate come meritano assurgono a notizie, alimentandole in un circolo vizioso che, prima o poi, sarà necessario recidere con decisione come fece Alessandro Magno con il nodo gordiano.
Così, come se non bastassero gli antiproibizionisti nella droga che diventano proibizionisti quando c’è da punire i criminali; i tentativi di mettere timbri statali su capricci privati come il “matrimonio” degli omosessuali; un pacifintismo ad oltranza utile solo ai dittatori; il proibizionismo nei confronti della libera manifestazione del pensiero, ecco che da una pagina odierna de Il Giornale veniamo a sapere che persino la NASA diventa politicamente corretta e si propone di abolire la datazione tradizionale che divide l’era in “prima” e “dopo” Cristo.
E ciò per “rispettare” chi non è Cristiano, ponendo le basi per una babele di date e favorendo il ribellismo dei musulmani che, vedendo quanto deboli e stupidi siano certi occidentali, pensano di potersi pappare tutti noi in un boccone, visto che loro non rinunciano a nulla della loro ideologia pseudo religiosa.
Come se non bastasse, nella stessa pagina leggiamo che in Gran Bretagna una maestra (?) ha imposto agli alunni di vivere una intera giornata da musulmani.
Un’altra scemenza che nulla ha di didattico e che non favorisce certo la tanto inseguita “integrazione”, visto che offende profondamente la nostra Civiltà cui gli stessi musulmani si rivolgono per vivere meglio, segno inequivocabile della superiorità del nostro modello.
Mi piacerebbe poi sapere se, per par condicio, tale “maestra” abbia poi imposto agli islamici di vivere un giorno da Cristiani, magari mangiando qualche hamburger pieno di carne di maiale, prosciutto, salumi vari.
Se è così che bisogna atteggiarsi per evitare di essere apostrofati come “razzisti, fascisti, xenofobi, omofobi, islamofobi” (e suppongo di aver dimenticato qualcosa, visto che il politicamente corretto è in continua evoluzione e riduce sempre più lo spazio delle libertà individuali) allora sono lieto che quegli esseri mi definiscano con quegli aggettivi: detti da loro sono autentiche medaglie alla Civiltà.
Per fortuna, poi, che nel quotidiano che, ogni mattina, leggo per secondo (dei tre che compro) trovo uno splendido pezzo di Marcello Veneziani che mi riapre alla speranza del futuro.
Veneziani, tra il serio ed il faceto (non potrebbe in altro modo, pena l’oscuramento dei suoi scritti per violazione del politicamente corretto) auspica che, per risolvere i mali dell’Italia, arrivino, per un periodo minimo di 5 anni, meglio se per dieci, Trenta Tiranni, uno per ogni problema irrisolto (Alitalia, treni, pensioni etc.) che abbiano nel loro settore potere illimitato di decidere, fare e disfare, comandati da un SuperTiranno che li coordini.
A mio parere uno dei Trenta Tiranni dovrebbe occuparsi della gestione del politicamente corretto: mi offro nel ruolo.

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30 ottobre 2007

Tu chiamala se vuoi "sicurezza"

Il consiglio dei ministri prodiani avrebbe approvato il pacco sulla sicurezza.
Vediamo l'evento attraverso i lanci dell’Ansa.
Nunzio vobis gaudium magnum:
CdM: via libera pacchetto sicurezza (ore 12,29)
Le grida manzoniane:
Dal Cdm via libera al pacchetto sicurezza (ore 13,19)
Ma necessita subito una precisazione:
Sicurezza: Amato, niente sceriffi (ore 13,32)
Mastella, col cuore in mano, si rivolge al Centro Destra:
Sicurezza: Mastella, appello a CdL (ore 13,41)
La sinistra radicale però puntualizza:
Sicurezza: Ferrero, punti dissenso (ore 14,37)
E così ricomincia la presa in giro degli Italiani.
Annuncio, ridimensionamento, distinguo.
Mentre a Roma discutono, Sagunto è espugnata.
Che Prodi sia inadatto al compito di governare l’Italia lo hanno compreso anche i suoi alleati che, ormai, vanno per la loro strada.
Dini non ingoia più rospi:
Governo, Dini critica impostazione (ore 12,20)
Mentre in consiglio dei ministri si discuteva del pacco sulla sicurezza, in commissione alla Camera la sinistra obbligava ad una votazione per il pacco alle Forze dell’Ordine.
Per fortuna anche qualcuno eletto a sinistra possiede una coscienza, quindi:
G8: bocciato mandato al relatore (ore 14,45)
E mentre Prodi minaccia gli Italiani
Governo: Prodi, resto fino al 2011 (ore 15,27)
C’è chi pensa a come conservare la poltrona anche oltre ogni ragionevole limite
Di Pietro, riorganizzare il governo (ore 16,01)
E il suo acerrimo alleato, Mastella, gioca a tutto campo:
Mastella: G8, nostra posizione nota (ore 17,23).
Troppo facile criticare quella che si sta delineando sempre più come una “incompetentopoli” di proporzioni mai viste.
Una corte dei miracoli che ha, come unico miracolo, quello di restare in sella grazie alla paura di un ritorno alle urne.
Quando cercano di contrabbandare un mestierante della politica come Veltroni che non mi risulta abbia mai svolto altra attività oltre alla politica in cui entrò in fasce, come “l’uomo nuovo” della politica italiana, quale fiducia e credibilità possono sperare di ottenere con le loro sortite estemporanee sulla sicurezza ?
La sinistra è la dimostrazione tangibile che è impossibile trasformarsi da sobillatori della piazza e delle pulsioni più estreme in tutori dell’ordine e della legalità.
Legalità e sicurezza sono parole di Destra, perché appartengono, assieme a Legge, Odine, Gerarchia, Libertà, al dna della Destra.
La sinistra non vi ha nulla a che spartire, per dirla con Di Pietro: la sinistra, con la sicurezza, non c’azzecca.

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29 ottobre 2007

Apologia di comunismo

Pare che l’Udc abbia proposto di introdurre il reato di “apologia di comunismo”, suscitando le ire di Bertinotti che, dimentico che il suo ruolo imporrebbe di ricevere le proposte altrui compostamente e presiedere imparzialmente le sedute, ha respinto (verbalmente non potendolo – ancora – fare in altro modo) la proposta al mittente, evocando anche un comunista del passato.
Non nascondo che l’ipotetica introduzione di tale reato mi induce ad un sottile piacevole pensiero, guardando a quanti agitano stracci rossi, mostrano i pugni chiusi, ostentano magliette con l’effige di criminali sanguinari.
E non nascondo che, per me, il comunismo è una ideologia criminale, la più feroce che l’Umanità abbia conosciuto, che ha provocato oltre cento milioni di morti accertati.
La pericolosità sociale del comunismo è, quindi, un dato di fatto acclarato da tempo, a meno di non avere grosse fette di prosciutto (o di mortadella ….) sugli occhi.
Detto questo e ricordato che se il comunismo è finito, purtroppo esistono ancora i comunisti, da combattere senza esitazione, senza inciuci e senza requie, anche quando, cambiando il nome/pelo si presentano come il lupo della favola con cappuccetto rosso, non posso concordare con la pur sfiziosa proposta Udc.
Forse con grande sorpresa di qualcuno, non sono d’accordo con l’introduzione del reato di apologia del comunismo perché, rendendolo proibito, in un certo qual modo lo nobiliterebbe, esattamente come gli antifascisti in s.p.e. hanno fatto con il Fascismo, dando forza e futuro (come ogni anno dimostrano le migliaia di cittadini che il 28 ottobre rendono omaggio a Predappio alla Tomba del Duce) al movimento che vorrebbero invece seppellire.
Non commettiamo lo stesso errore.
Lasciamo che continuino ad esistere partiti che si fregiano di falce e martello, del nome comunista (rendendosi peraltro alquanto ridicoli), cantano “internazionale” o esibiscono il pugno chiuso senza farne dei martiri: una risata li seppellirà.
Il comunismo deve essere sconfitto sul campo delle idee e in quello del fare bene, non con metodi stalinisti che lo alimenterebbero.
Piuttosto se la proposta dell’Udc voleva essere una provocazione, allora portiamola fino in fondo e ribaltiamo il concetto: dal divieto alla libertà.
Che i comunisti restino alla luce del sole, ma che siano abolite la legge Scelba e quella Mancino, in uno con la fine del divieto posto dalla XII disposizione transitoria e finale della costituzione (nata dalla gloriosa e audace resistenza antifascista ….bla … bla … bla …) perché tutti concorrano alla vita politica italiana, senza limitazioni alla libertà di pensiero e di poterlo esprimere e diffondere.
Una democrazia forte non ha paura delle ideologie forti.
Una democrazia che vieta espressioni e manifestazioni di pensiero non è più una democrazia, ma porta già nel suo dna il virus della tirannia.

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28 ottobre 2007

La legge elettorale non è neutra

Sin dalla notte che efficacemente il Presidente Berlusconi ha definito “di spogli e di brogli” , commentatori e politici hanno puntato l’indice accusatore per l’ingovernabilità emersa dalle urne verso la legge elettorale redatta da Roberto Calderoli.
Accusano Calderoli, ma dovrebbero mettere sul banco degli imputati Ciampi che, impuntandosi e minacciando di non firmarla, ha imposto di eliminare dal testo originario il maggioritario su base nazionale per il senato per ripartirlo regionalmente, creando così i presupposti dell’attuale situazione.
Con il maggioritario applicato su base nazionale, anche ammesso ma non concesso che il voto alla camera sia corretto, avremmo avuto i due rami del parlamento con due maggioranze diverse e, quindi, saremmo presumibilmente già ritornati alle urne.
Siamo invece qui a discutere di quando voteremo e, nel frattempo, Prodi è in balia di ogni refolo di vento, incapace di decidere e di governare, provocando uno stallo dannoso per la nazione.
E’ anche da dire che oltre al “se” sulle scelte di un signore anziano che si è trovato in mano il potere per mettersi di traverso ad una riforma, un altro “se” è responsabile della situazione attuale.
Sempre ammesso ma non concesso che il voto alla camera sia corretto, quelle 25000 schede di maggioranza per la sinistra potevano tranquillamente essere ribaltate … se i media e le associazioni “borghesi” avessero votato per i partiti “borghesi” invece di attuare una fuga in avanti verso la sinistra che, ora, non hanno alcun diritto a criticare.
E mi riferisco in primo ed essenziale luogo a Lcdm, il multipresidente che ieri ha bacchettato a Destra e a manca con un discorso che, oltre ad essere più qualunquista di quelli di un ex comico sceso in politica, evita accuratamente le doverose autocritiche per l’atteggiamento e le scelte confindustriali del 2006, ma, soprattutto, rappresenta l’autocandidatura a sostituirsi alla politica, nel nome dei “poteri forti”.
E che Lcdm sembri essere mandatario di poteri forti non eletti, lo si può ricavare anche dalla sua opposizione, nonostante la spietata critica qualunquista che ha svolto, al voto, oggi e con la presente legge elettorale.
Il retropensiero evidente è che con il tempo necessario a cambiare la legge elettorale arriva a scadenza il suo mandato confindustriale e, nel frattempo, i media e le lobbies dei poteri forti potrebbero spingere ad una legge che favorisca proprio Lcdm.
E la contrarietà a votare con la vigente legge elettorale, sempre ieri l’abbiamo ritrovata in un intervento del Presidente di quello che fu il partito della Destra italiana, Fini (che ingiustamente attribuisce a Calderoli e non a Ciampi la responsabilità della ingovernabilità) e nelle parole del segretario del partito presunto democratico davanti al suo politburo riunito per ratificarne l’insediamento.
Sullo sfondo un referendum che, qualora ottenesse il quorum dei votanti e la maggioranza dei “sì” trasformerebbe radicalmente il quadro generale consegnando al partito di maggioranza relativa la maggioranza assoluta dei seggi.
Ripetutamente ho affrontato l’argomento della legge elettorale (basta una piccola ricerca con il motore inserito nell’header) in ultimo appena una settimana fa quando ho cercato di individuare le caratteristiche di fondo della contrapposizione tra maggioritario e proporzionale.
Perché la legge elettorale non è neutra rispetto allo sviluppo della politica ed ai progetti per il futuro dell’Italia.
I promotori del referendum aspirano ad un maggioritario che conferirebbe al partito di maggioranza relativa il potere di governare senza dover concordare programmi e decisioni con alleati minori portatori di istanze identitarie.
E’ il sistema vigente nei paesi di democrazia antica ed evoluta (Stati Uniti, Gran Bretagna) dove, però, i due partiti che si fronteggiano hanno una base di valori nazionali comuni.
Scimmiottarli, importandone il sistema elettorale senza che vi sia analoga corrispondenza nell’humus della nostra terra, significa costringere l’Italia ad una parte che non corrisponde al sentimento popolare, alla nostra storia, alla nostra cultura.
Ve l’immaginate cosa accadrebbe se Forza Italia ottenesse la maggioranza assoluta dei seggi, magari vincendo le elezioni con un 30% contro il 29 % del partito presunto democratico ?
Pensate che sindacati, confindustria, poteri forti, nani e ballerine consentirebbero a Berlusconi di dispiegare il suo progetto senza frapporvi ostacoli ?
E se il voto desse al PCI/PDS/DS/PD la maggioranza relativa per il 30% contro il 29% ?
Come vi sentireste ad essere governati dall’ibrido composto all’80% da comunisti e al 20% da cattocomunisti che non farebbero altro che penalizzare la proprietà privata e riempirci di tasse, perché solo con le tasse potrebbero sopravvivere essendo funzionari di partito, burocrati di banche centrali e boiardi di stato ?
Ma come potrebbe un partito, isolato, avendo contro – perché gli altri, tutti gli altri, a destra come a sinistra, sarebbero all’opposizione – il 70% della nazione, di una nazione con forti connotazioni al “tifo” anche in politica, governare ?
Non lo fece la Democrazia Cristiana nel 1948 quando ottenne la maggioranza assoluta dei seggi ma, intelligentemente, cercò e trovò l’alleanza di liberali e socialdemocratici.
La legge elettorale non è neutra.
E la legge elettorale deve essere adatta alla nazione nella quale deve essere applicata e non adattare la nazione, costringerne il Popolo, ad una legge elettorale di importazione, basata su altra storia, altra cultura politica, altri percorsi.
Inutile rincorrere modelli e personaggi stranieri, integrati nella loro realtà, ma avulsi dalla nostra.
Noi dobbiamo ragionare su alcuni elementi chiave.
1) Prodi “tira a campà” quindi ogni iniziativa che proponga riforme, significa allungargli la vita, con grave nocumento per la nazione.
2) Non c’è in Italia una base comune, tra Destra e sinistra e sotto certi aspetti neppure all’interno di quelle due parti, tale da consentire di addivenire ad una legge elettorale che possa essere condivisa e nel contempo garantisca lo sviluppo della nazione e la possibilità di assumere vere decisioni progettuali.
3) In Italia siamo “tifosi”. Per una squadra di calcio, per un attore, per un partito. Ma siamo anche una nazione di “commissari unici” e ognuno di noi pensa di essere migliore di chiunque altro e di aver capito più e meglio degli altri e di avere in tasca la ricetta per far funzionare le cose.
4) Quel che precede, soprattutto il punto 3) porta a far sì che non accettiamo di obbedire, mancando ogni cultura della Gerarchia e dell’Ordine che non ci viene più insegnato né in famiglia, né a scuola e, anzi, con gli esempi mediatici viene ad essere sempre più irrisa e demolita.
5) La conseguenza è che il frazionismo, ideologico, progettuale, anche in buona fede, è all’ordine del giorno in ogni campo.
6) Ricondurre tutto questo ad una legge elettorale che faccia perno su un sistema maggioritario, significa attivare una pentola a pressione, nella quale i gruppi esclusi o costretti a “turarsi il naso” porterebbero ad esplosioni che non si concilierebbero con uno svolgimento coerente di un civile progresso nazionale.
7) Poiché il maggioritario presuppone che con un voto in più si prende il piatto, si rischierebbe di assistere ad federazioni ed unificazioni elettorali tra più partiti che, durando lo spazio di una campagna elettorale, riproporrebbero, con l’aggiunta dell’inganno verso gli elettori, la stessa ingovernabilità e divisione che abbiamo ora.
8) Tutto ciò premesso ci porta a sostenere che il sistema elettorale migliore per l’Italia sia quello basato sul proporzionale che imponga alleanze omogenee in forza delle quali scattino premi di maggioranza.
9) E’ la legge Calderoli, la vigente legge elettorale, con la sola, rilevante, modifica del maggioritario su base nazionale anche al senato.

Poi nessuna legge è perfetta e tutto si può migliorare.
Ma se vogliamo staccare la spina, presto, a Prodi per ricominciare un ciclo virtuoso con il ritorno del Presidente Silvio Berlusconi a Palazzo Chigi, non possiamo incartarci su alchimie elettorali anche per dimostrare alla sinistra che noi possiamo governare anche con questa legge e che il difetto è loro non della legge, almeno non del suo impianto.
Perché il premio di maggioranza consente la governabilità, a maggior ragione se sarà su base nazionale anche per il senato, mentre il rispetto per ogni identità ideale darà rappresentanza a tutti, nessuno dei quali sarà costretto a votare “turandosi il naso”, perché anche il suo voto, anche dato al partito più piccolo, contribuirà a far quorum per la sua coalizione e non sarà, mai, un voto sprecato.


A seguire: Si può fare tutto, anche la legge elettorale


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28 ottobre: una pagina di Storia Patria

La Storia non si ripete mai uguale a prima.
Cambiano i protagonisti, cambiano i fattori esterni, cambiano i venti della Fortuna.
Ciò non toglie che sia importante la Memoria di quel che è stato.
Per conoscere da dove veniamo, per cercare di capire meglio dove possiamo andare.
Il 28 ottobre 1922 è una di quelle date che resteranno come una pietra miliare nella Storia Patria.
Nel bene e nel male.
Una volta era Festa Nazionale, oggi non più e personalmente penso che sia giusto che non lo sia esattamente come lo sarebbe per il 25 aprile, ambedue feste di una parte sola degli Italiani, ma resta (restano ...) una ricorrenza importante, da non dimenticare.
Se l'Italia non avesse scelto l'alleanza innaturale con i tedeschi anzichè quella naturale con gli Inglesi, oggi, forse, scriveremmo:
28 ottobre 2007 - LXXXV E.F.
Per il resto, rimando ai miei precedenti post del
28 ottobre 2005
e del
28 ottobre 2006.


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