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19 marzo 2022

Il vertice dei PIGS


Ricordate, dopo la crisi del 2008, l'irrispettosa definizione di PIIGS per raccogliere in un acronimo gli stati spendaccioni, quelli che tiravano a fondo le economie di tutto il continente ?

Dalle iniziali degli stati (Portogallo, Irlanda, Italia, Grecia, Spagna) ecco l'acronimo che ci definì quindici anni fa,

Oggi una "I" è saltata, purtroppo non è quella dell'Italia dei Monti, dei Letta, dei Renzi, dei Gentiloni, dei Conte, dei Draghi e dei Mattarella, ma quella dell'Irlanda.

Rimangono i PIGS, con una ancora più marcata identificazione con il nobile animale evocato dall'acronimo.

Mi stupisco, pertanto, che nessun quotidiano, neppure La Verità, nel dar conto del vertice di ieri tra Draghi ed i suoi omologhi di Portogallo, Grecia e Spagna, abbia riesumato l'acronimo che, oggi, sarebbe ancora più significativo.

Il "vertice" di ieri è stato un inutile spreco di denaro e di parole, perchè è un po' come la finale per il terzo e quarto posto ai Campionati del Mondo di calcio (o di qualsiasi altra disciplina).

Un incontro tra chi non decide e non sarà mai ricordato, ad uso esclusivo delle veline di regime, dando la misura della pochezza intrinseca dei quattro primi ministri che si sono probabilmente consolati a vicenda per essere alloggiati negli appartamenti della servitù.

Draghi ieri ha stancamente affermato che i quattro governi hanno deciso di fare fronte comune al prossimo consiglio dell'Unione del Male.

Probabilmente si sono esercitati a dire all'unisono "obbedisco" alle direttive che escono dai vertici che contano, quelli tra Stati Uniti, Regno Unito, Francia e Germania.

L'Italia, in un periodo di turbolenze come è l'attuale, avrebbe potuto avere un ruolo di primo piano se avesse saputo agire in autonomia e puntando a conseguire il massimo beneficio nazionale dalle situazioni create da altri.

Come già dopo l'esplosione della Jugoslavia, con le guerre tra gli stati sorti da tale frammentazione, non abbiamo una classe dirigente all'altezza neppure di garantirci il benessere raggiunto, posto in grande pericolo da razionamenti, penurie di materie prime e sanzioni che colpiscono più noi che la Russia.

E mentre stati anche più piccoli, come la Danimarca, si rendono autonomi grazie alla consegna di una nave per il coordinamento dell'estrazione del gas nel mare del Nord, costruita nei cantieri di Ravenna, noi restiamo a guardare Croati e Sloveni che succhiano il nostro gas dai fondali del Mare Adriatico.

E Draghi si riunisce per la finalina dei delusi o, meglio, di chi non conta nulla.

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